[Nonviolenza] Telegrammi. 4146



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 4146 del 25 giugno 2021
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
1. Per la liberazione di Leonard Peltier un incontro oggi a Viterbo e una proposta d'iniziativa
2. Maria Malatesta: Bianca Guidetti Serra
3. Segnalazioni librarie
4. La "Carta" del Movimento Nonviolento
5. Per saperne di piu'

1. INIZIATIVE. PER LA LIBERAZIONE DI LEONARD PELTIER UN INCONTRO OGGI A VITERBO E UNA PROPOSTA D'INIZIATIVA

La mattina di giovedi' 24 giugno 2021 a Viterbo, presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", si e' tenuto un incontro di studio e di riflessione sulla vicenda di Leonard Peltier e sulla necessita' di un rinnovato impegno per la sua liberazione.
*
Una minima notizia su Leonard Peltier
Leonard Peltier e' nato a Grand Forks, nel North Dakota, il 12 settembre 1944; attivista dell'American Indian Movement che si batte per i diritti umani dei nativi americani, nel 1977 fu condannato a due ergastoli in un processo-farsa sulla base di presunte prove e presunte testimonianze successivamente dimostratesi artefatte, inattendibili, revocate e ritrattate dagli stessi ostensori. Da allora e' ancora detenuto, sebbene la sua innocenza sia ormai palesemente riconosciuta. Di seguito riportiamo una breve nota di presentazione di un suo libro edito in Italia nel 2005: "Accusato ingiustamente dal governo americano – ricorrendo a strumenti legali, paralegali e illegali – dell'omicidio di due agenti dell'FBI nel 1975 (un breve resoconto tecnico della farsa giudiziaria e' affidato all'ex ministro della giustizia degli Stati Uniti Ramsley Clark, autore della prefazione), Peltier, al tempo uno dei leader di spicco dell'American Indian Movement (AIM), marcisce in condizioni disumane in una prigione di massima sicurezza da quasi trent'anni. Nonostante la sua innocenza sia ormai unanimemente sostenuta dall'opinione pubblica mondiale, nonostante una campagna internazionale in suo favore che ha coinvolto il Dalai Lama, Nelson Mandela, il subcomandante Marcos, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Robert Redford (che sulla vicenda di Peltier ha prodotto il documentario Incident at Oglala), Oliver Stone, Howard Zinn, Peter Matthiessen, il Parlamento europeo e Amnesty International, per il governo americano il caso del prigioniero 89637-132 e' chiuso. Non sorprende dunque che Peltier sia divenuto un simbolo dell'oppressione di tutti i popoli indigeni del mondo e che la sua vicenda abbia ispirato libri (Nello spirito di Cavallo Pazzo di Peter Matthiessen), film (Cuore di tuono di Michael Apted, per esempio) e canzoni (i Rage Against the Machine hanno dedicato a lui la canzone Freedom). In parte lucidissimo manifesto politico, in parte toccante memoir, questa e' la straordinaria storia della sua vita, raccontata per la prima volta da Peltier in persona. Una meravigliosa testimonianza spirituale e filosofica che rivela un modo di concepire la vita, ma soprattutto la politica, che trascende la dialettica tradizionale occidentale e i suoi schemi (amico-nemico, destra-sinistra e cosi' via): i nativi la chiamano la danza del sole" (dalla scheda di presentazione del libro di Leonard Peltier, La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005, nel sito della casa editrice: fazieditore.it).
Opere di Leonard Peltier: La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005.
Opere su Leonard Peltier: Peter Matthiessen, Nello spirito di Cavallo Pazzo, Frassinelli, 1994; Edda Scozza, Il coraggio d'essere indiano, Erre Emme, 1996.
Il sito dell'"International Leonard Peltier Defense Committee": www.whoisleonardpeltier.info
Alcuni altri libri utili per approfondire: Alce Nero, La sacra pipa, Rusconi, Milano 1986, 1993; Bruno Bouchet (a cura di), Wovoka. Il messaggio rivoluzionario dei nativi americani, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1982; Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Mondadori, Milano 1972, 1977; Vine Deloria jr., Custer e' morto per i vostri peccati, Jaca Book, Milano 1972, 1977; Raymond J. DeMaille (a cura di), Il sesto antenato. I testi originali egli insegnamenti di Alce Nero, Xenia, Milano 1996; Charles Hamilton (a cura di), Sul sentiero di guerra. Scritti e testimonianza degli indiani d'America, Feltrinelli, Milano 1956, 1960; Diana Hansen (a cura di), Indiani d'America. Identita' e memoria collettiva nei documenti della nuova resistenza indiana, Savelli, Roma 1977; Philippe Jacquin, Storia degli indiani d'America, Mondadori, Milano 1977; Franco Meli (a cura di), Parole nel sangue. Poesia indiana americana contemporanea, Mondadori, Milano 1991; Messaggio degli Irochesi al mondo occidentale. Per un risveglio della coscienza, la Fiaccola, Ragusa 1986, 1989; Nando Minnella, Pascoli d'asfalto. Poesia & cultura degli indiani d'America, Rossi e Spera Editori, Roma 1987; Nando Minnella, Michele Morieri, Indiani oggi. La Resistenza indiana oggi: documenti e testimonianze, Gammalibri, Milano 1981; John G. Neihardt, Alce Nero parla, Adelphi, Milano 1968, Mondadori, Milano 1973, 1977; William W. Newcomb jr., Gli indiani del Nord-America, Il Bagatto, Roma 1985; Scritti e racconti degli indiani americani, raccolti da Shirley Hill Witt e Stan Steiner, Jaca Book, Milano 1974, 1992; Stan Steiner, Uomo bianco scomparirai, Jaca Book, Milano 1977, 1994.
*
Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati alcuni testi di e su Leonard Peltier e sulla resistenza dei nativi americani alle politiche genocide ed etnocide di cui sono stati e sono tuttora vittima.
Nel corso dell'incontro sono state anche presentate e commentate le riproduzioni di alcune opere pittoriche di Leonard Peltier.
*
Sostegno alla lettera aperta del 22 giugno 2021
Le persone partecipanti all'incontro hanno espresso il loro sostegno alla lettera aperta indirizzata due giorni fa dalla struttura nonviolenta viterbese al Presidente del Parlamento Europeo, lettera che di seguito si riproduce:
"Al Presidente del Parlamento Europeo
e-mail: president at ep.europa.eu
Egregio Presidente del Parlamento Europeo,
non sarebbe l'ora di sanzionare gli Stati Uniti d'America per la detenzione di Leonard Peltier?
Non sarebbe l'ora di una mobilitazione internazionale delle istituzioni democratiche per la liberazione di Leonard Peltier?
Non sarebbe l'ora di riconoscere che Leonard Peltier e' un difensore dei diritti umani e dei popoli e che la sua detenzione e' un crimine contro l'umanita'?
Non sarebbe l'ora di riconoscere che Leonard Peltier non ha affatto commesso i due omicidi a lui artatamente attribuiti e che la sua detenzione e' frutto di una scandalosa montatura giudiziaria ed una effettuale persecuzione politica?
Cosa intende fare il Parlamento Europeo per Leonard Peltier?
Glielo chiedo da persona amica della nonviolenza; glielo chiedo da sostenitore delle leggi quando sono - come sempre e soltanto dovrebbero essere - la difesa del debole dall'abuso del forte; glielo chiedo da essere umano ad essere umano, consapevole che nulla di cio' che accade a un essere umano ci e' estraneo, poiche' siamo una sola umanita' che tutti gli esseri umani comprende, e pertanto la violenza inferta ad una persona tutte e tutti ugualmente ci colpisce e ci convoca ad agire affinche' quella violenza cessi.
Egregio Presidente del Parlamento Europeo,
cosa intende fare il Parlamento Europeo per rendere giustizia a Leonard Peltier?
Cosa intende fare il Parlamento Europeo per la liberazione di Leonard Peltier?
E non sarebbe l'ora di sanzionare gli Stati Uniti d'America per la detenzione di Leonard Peltier?
Augurandole ogni bene e confidando in un suo interessamento, mi permetto di segnalarle due vecchi libri che forse anche lei gia' conosce: Peter Matthiessen, Nello spirito di Cavallo Pazzo, Frassinelli, 1994; ed Edda Scozza, Il coraggio d'essere indiano, Erre Emme, 1996. Di Leonard Peltier si puo' leggere in italiano: La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005.
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 22 giugno 2021"
*
Sostegno all'appello alle persone ed associazioni impegnate per i diritti umani di tutti gli esseri umani del 23 giugno 2021
Le persone partecipanti all'incontro hanno espresso il loro sostegno all'"appello alle persone ed associazioni impegnate per i diritti umani di tutti gli esseri umani" diffuso ieri dalla struttura nonviolenta viterbese, appello che di seguito si riproduce:
"Carissime e carissimi,
vorremmo pregarvi di scrivere al Presidente del Parlamento Europeo per sollecitare un'iniziativa dell'istituzione da lui presieduta per la liberazione di Leonard Peltier, attivista per i diritti umani dei nativi americani, perseguitato politico, dal 1977 detenuto nelle carceri statunitensi dopo un processo-farsa che lo ha condannato per crimini che non ha commesso.
Gli indirizzi di posta elettronica cui inviare le lettere sono i seguenti:
a) indirizzo diretto del Presidente del Parlamento Europeo: president at ep.europa.eu;
b) alcuni indirizzi della segreteria del Presidente del Parlamento Europeo: lorenzo.mannelli at ep.europa.eu; armelle.douaud at ep.europa.eu; barbara.assi at ep.europa.eu; helene.aubeneau at ep.europa.eu; marco.canaparo at ep.europa.eu; fabrizia.panzetti at ep.europa.eu; michael.weiss at ep.europa.eu; luca.nitiffi at ep.europa.eu; matea.juretic at ep.europa.eu; francesco.miatto at ep.europa.eu; barbara.hostens at ep.europa.eu; monica.rawlinson at ep.europa.eu; beate.rambow at ep.europa.eu; laetitia.paquet at ep.europa.eu; nicola.censini at ep.europa.eu; arnaud.rehm at europarl.europa.eu; julien.rohaert at europarl.europa.eu; jose.roza at ep.europa.eu; roberto.cuillo at ep.europa.eu; silvia.cagnazzo at ep.europa.eu; eulalia.martinezdealosmoner at ep.europa.eu; iva.palmieri at europarl.europa.eu; tim.allan at ep.europa.eu; andrea.maceirascastro at ep.europa.eu; angelika.pentsi at ep.europa.eu;
Naturalmente sarebbe opportuno inviare copia della lettera anche ai mezzi d'informazione e alle altre persone, associazioni ed istituzioni che riterrete utile informare o invitare a prender parte all'iniziativa.
Ovviamente e' bene che le lettere siano brevi e cortesi.
Un minimo canovaccio potrebbe essere il seguente:
"Egregio Presidente del Parlamento Europeo,
vorremmo sollecitare Lei, e tramite Lei il Parlamento Europeo e con esso l'intera Unione Europea, ad una iniziativa umanitaria per la liberazione di Leonard Peltier, l'illustre attivista per i diritti umani dei nativi americani, vittima di una spietata persecuzione politica, dal 1977 ingiustamente detenuto dopo un processo-farsa in cui gli sono stati attribuiti delitti che non ha commesso.
Confidando in un sollecito riscontro, distinti saluti,
firma, luogo e data, indirizzo del mittente"
Non c'e' bisogno di aggiungere che ogni altra iniziativa nonviolenta per la liberazione di Leonard Peltier (come di ogni altra persona ingiustamente detenuta) e' opportuna e meritoria...
Carissime e carissimi,
scusandoci se questa lettera non fosse gradita, e ringraziandovi fin d'ora per quanto vorrete eventualmente fare, a tutte e tutti un cordiale saluto dal
"Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 23 giugno 2021"
*
Per un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per salvare tutte le vite
Al termine dell'incontro e' stato evidenziato come la lotta per la liberazione di Leonard Peltier e per i diritti umani dei nativi americani sia ovviamente pienamente collegata alla lotta per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per i diritti e la liberazione di tutti i popoli, per la difesa della biosfera.
Ancora una volta e' stato altresi' reiterato l'appello hic et nunc a un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
*
Un commosso ricordo di Bianca Guidetti Serra
L'incontro si e' concluso con un commosso ricordo di Bianca Guidetti Serra (Torino, 19 agosto 1919 - 24 giugno 2014), di cui ricorre oggi l'anniversario della scomparsa; una delle figure piu' vive dell'impegno morale e civile nell'Italia del Novecento; una delle nostre maggiori maestre e compagne di lotte. Sempre si oppose al fascismo, sempre si oppose al razzismo. Contrasto' tutte le oppressioni, le persecuzioni, le emarginazioni. Sempre lotto' per la liberazione dell'umanita' intera. Sempre reco' aiuto a chi di aiuto avesse bisogno. Impegnata nella Resistenza, avvocata, parlamentare, e' stata una delle figure piu' autorevoli della vita democratica italiana. Nata a Torino il 19 agosto 1919, e' deceduta a Torino il 24 giugno 2014. Dal sito della casa editrice Einaudi riprendiamo il seguente breve profilo: "Bianca Guidetti Serra ha svolto l'attivita' di avvocato penalista dal 1947 al 2001 (oltre all'impegno, a fianco del sindacato, in molteplici cause di lavoro, come nel campo del diritto di famiglia e della tutela dei piu' deboli, minori e carcerati). E' stata parlamentare nella decima legislatura (1987-91) e per vari anni consigliere comunale a Torino". Tra le opere di Bianca Guidetti Serra: Felicita' nell'adozione, Ferro, Milano 1968; con Francesco Santanera, Il paese dei Celestini, Einaudi, Torino 1973; Compagne, Einaudi, Torino 1977; Le schedature Fiat, Rosenberg & Sellier, Torino 1984; Storie di giustizia, ingiustizia e galera, Linea d'ombra, Milano 1994; Bianca la rossa, Einaudi, Torino 2009; Contro l'ergastolo. Il processo alla banda Cavallero, Edizioni dell'Asino, Roma 2010. Fu scritto di lei all'indomani della scomparsa nel giugno 2014: "E' deceduta Bianca Guidetti Serra. La nonviolenza, l'antifascismo, il movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanita', perdono una compagna e una maestra. Resta la sua luminosa testimonianza, resta l'opera sua alacre e generosa, resta la sua lezione di fedelta' al vero e al bene, resta il suo amore per l'umanita'. La lotta che e' stata anche sua, la lotta per la giustizia, la liberta', la solidarieta', la lotta per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani, la lotta per la protezione dell'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera, questa lotta continua. Bianca Guidetti Serra e' deceduta, ma non muore il valore della sua persona. Tutto travolge il tempo, ma la memoria dell'esistenza delle persone buone resta per sempre con l'umanita' in cammino, per sempre recando conforto e speranza, vivente esempio ed appello costante all'agire morale, alla civile virtu', all'aiuto reciproco, al bene comune".
*
Ogni persona di volonta' buona, ogni associazione ed ogni istituzione democratica, si impegnino per l'immediata liberazione di Leonard Peltier, per i diritti dei nativi americani, per i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Pace e dignita', giustizia e liberta', solidarieta' e condivisione.
Chi salva una vita salva il mondo.
*
Invitiamo a contattare e sostenere l'"International Leonard Peltier Defense Committee": www.whoisleonardpeltier.info

2. MAESTRE. MARIA MALATESTA: BIANCA GUIDETTI SERRA
[Riproponiamo dal Dizionario biografico degli italiani (2018), nel sito www.treccani.it]

Bianca Guidetti Serra nacque a Torino il 19 agosto 1919, primogenita di Carlo, avvocato e di Clotilde Toretta.
*
La famiglia e gli anni della formazione
Le origini della famiglia erano modeste. Il nonno materno era un falegname torinese; quello paterno un piccolo proprietario terriero dell'Alessandrino emigrato in Argentina; la madre faceva la sarta. A far ascendere la famiglia al livello della media borghesia fu il padre che al ritorno da Buenos Aires si laureò in Giurisprudenza e si mise ad esercitare la professione di avvocato. Nei pochi accenni che Guidetti Serra dedicò alla figura paterna nella sua autobiografia è messo in evidenza l'influsso culturale che ebbe su di lei e su Carla, la sorella più piccola che scelse di compiere studi artistici, diplomandosi all'Accademia di belle arti dove fu allieva del pittore Felice Casorati. A lei invece trasmise il capitale culturale rappresentato dalla professione di avvocato. Rimasta orfana del padre nel 1938 all'età di diciannove anni, in quello stesso anno conseguì la maturità classica e si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, compiendo una scelta inconsueta per il tempo. Nel 1936 le iscritte a Giurisprudenza erano il 3,1% del complesso degli iscritti, mentre il censimento generale della popolazione del 1931 registrava lo 0,6% di donne che svolgevano la professione di avvocato e di procuratori su un totale di 27.951 esercenti. La liberalizzazione dell'accesso delle donne all'avvocatura decretata nel 1919 era stata seguita durante il fascismo da una nuova chiusura. Le poche donne che imboccavano gli studi giuridici e le pochissime che si avventuravano nell'esercizio della professione legale avevano alle spalle reti familiari composte da padri, fratelli o mariti che garantivano poi la possibilità di lavorare all'interno di studi legali. Per Bianca il sostegno paterno non poté andare oltre il condizionamento del suo immaginario. La perdita del capofamiglia, che era un avvocato conosciuto ma non ricco, cambiò la vita delle tre donne. Le loro entrate si ridussero drasticamente, tanto che la madre si rimise a fare la sarta e Bianca trovò impiego come assistente sociale presso le industrie del Torinese per conto dell'Unione industriale. Il contatto con la realtà di fabbrica e i problemi sociali che a essa erano collegati suscitò in lei un interesse nei confronti dell'universo operaio che non venne mai meno e che esercitò un forte influsso sulle sue scelte politiche e sulla futura professione.
Nonostante le difficoltà conseguì la laurea nel 1943, con una tesi dedicata al senso morale dei minori, preparata intervistando quaranta detenuti dell'istituto di correzione Ferrante Aporti e, per costruire un confronto, altrettanti studenti del famoso liceo classico D'Azeglio.
*
La Resistenza e l'adesione al Partito comunista
Guidetti Serra appartenne a quella generazione di avvocati militanti europei che gravitavano nell'area della sinistra e che formarono la loro  coscienza politica durante la seconda guerra mondiale. La lotta contro il nazifascismo fu decisiva nei confronti del loro orientamento politico e condizionò le modalità di esercizio della professione forense dopo la guerra.
Aderì al Partito comunista (allora PCd'I) prima di entrare nella Resistenza e non viceversa, come invece accadde ad altri avvocati militanti italiani e non. L'incontro con un aderente al PCd'I e la scelta di aderire all'organizzazione, infatti, avvenne davanti ai cancelli della FIAT nel marzo 1943, nel corso dei grandi scioperi operai che diedero una spallata decisiva alla crisi finale del regime. Alla caduta del fascismo lavorò alla formazione dei Gruppi di difesa della donna e per l'assistenza ai combattenti della libertà, nei quali la lotta per la riconquista collettiva della libertà si univa alla rivendicazione dei diritti delle donne, esperienza destinata anch'essa a influenzarla lungamente.
Dotata di una personalità spiccatamente indipendente, già in questi anni fu capace di grandi gesti di autonomia.
Nel 1938 aveva conosciuto Alberto Salmoni, divenuto suo marito nel maggio 1945, che la introdusse nel milieu intellettuale ebraico, dove intrecciò amicizie di lunga data come quella con Primo Levi. Al pari di molti altri ebrei torinesi, Salmoni era vicino al gruppo di Giustizia e Libertà, nelle cui fila compì la sua esperienza resistenziale. Non poteva condividire, dunque, la scelta di Bianca di aderire al PCd'I, ma lei non si fece influenzare e restò una militante comunista fino a quando maturò le ragioni per allontanarsi dal partito.
*
Dalla parte delle donne e l'inizio della professione di avvocata
La Resistenza e i Gruppi di difesa costituirono una scelta di campo politica, dalla parte delle donne e in difesa dei loro diritti. Un femminismo concreto, quello di Guidetti Serra, non ideologico, basato su battaglie puntuali, su esperienze di vita vissuta, a cui restò sempre fedele. Donne, operaie, compagne: soggetti deboli perché provviste di meno diritti ma forti nella solidarietà e nelle lotte, a cui tributò gli onori raccogliendone le memorie della lotta partigiana. Compagne, due volumi di interviste (Torino 1977) che raccontano in modo diretto o indiretto le storia di quarantanove donne in gran parte operaie, militanti e antifasciste che parteciparono alla lotta di liberazione anche al prezzo della loro vita, sono un documento eloquente del segno lasciato sull'avvocata da un'esperienza resistenziale vissuta al femminile. È significativo che ad essa ritornasse negli anni Settanta per cercare nel ricordo di quella Resistenza l'aiuto per comprendere il presente e per superarne le difficoltà, ma anche per il bisogno di riannodare la memoria delle donne della generazione precedente al nuovo femminismo.
Alla fine della guerra proseguì il suo impegno nell'Unione donne italiane (UDI), in cui confluirono i Gruppi di difesa degli anni della Resistenza. Lavorò anche presso la Camera del lavoro di Torino, dove fu responsabile della commissione femminile, si occupò del sindacato dei tessili ed era impiegata presso l'Ufficio legale.
Il ruolo di funzionaria del sindacato le andava stretto e dopo aver superato nel 1947 l'esame da procuratore legale (che all'epoca era il primo scoglio da affrontare per diventare, dopo sei anni di esercizio professionale, avvocato), iniziò a far pratica presso lo studio di un legale comunista. Nel 1951 si mise in proprio, ricevendo i clienti in casa seduta alla scrivania che era stata di suo padre. Decise che si sarebbe dedicata al diritto penale. Si trattava di un'altra scelta ardimentosa fatta in un'epoca nella quale le avvocate continuavano a essere delle mosche bianche (nel 1951 erano l'1,2% su 29.924 esercenti), costrette ad affrontare i pregiudizi dei colleghi e dei giudici, che negli anni Cinquanta costituivano una casta chiusa e totalmente maschile (l'ingresso delle donne nella magistratura fu autorizzato nel 1963). Le poche donne che esercitavano l'avvocatura si occupavano prevalentemente di diritto di famiglia, ritenuto più confacente per il 'sesso debole'. Anche Bianca Guidetti Serra si cimentò in questa specializzazione spendendosi in difesa delle donne e dei minori, ma il suo campo privilegiato fu il diritto penale. Come avvocato penalista predilesse le cause che le consentivano di difendere i diritti dei soggetti che per la loro collocazione sociale ne erano privi o ne venivano facilmente espropriati: i diritti degli operai in fabbrica, i diritti delle donne e dei minori, i diritti dei carcerati a una reclusione umana, i diritti di coloro che protestavano contro le ingiustizie del sistema, infine, il diritto fondamentale in un ordinamento democratico ad avere una difesa e un giusto processo.
*
Diritto alla difesa per tutti: i minori maltrattati
Dagli anni Sessanta, quando stava affermandosi come avvocata, il suo nome fu legato a casi giudiziari che rappresentarono dei punti di svolta nella storia italiana del Novecento. I processi che ne scaturirono cambiarono, indipendentemente dall'esito, l'opinione pubblica. Si impegnò a fondo prima o dopo la loro celebrazione perché diventassero degli affaires attorno ai quali costruire delle arene di discussione collettiva capaci di denunciare le ingiustizie e sollecitare l'emanazione di provvedimenti legislativi in grado di porvi rimedio.
Dei bambini si era occupata dai tempi in cui faceva parte della Commissione provinciale di assistenza del Partito comunista torinese che la mise a contatto con l'infanzia abbandonata. Nel 1962 fondò assieme a Francesco Santanera l'ANFAA (Associazione nazionale famiglie adottive e affilianti), in difesa dei diritti del bambino e per l'equiparazione tra famiglie adottive e famiglie naturali. All'epoca, infatti, l'adozione non recideva il legame con i genitori biologici che, nonostante li avessero abbandonati, potevano sempre rivendicare un diritto sui figli adottati mettendo a rischio la loro stabilità. L'ANFAA elaborò un progetto di legge che si affiancò ad altre iniziative parlamentari; si creò un fronte comune che nel 1967 riuscì ad ottenere la legge che dichiarava lo stato di adottabilità con la conseguente rottura con i genitori biologici nei casi di conclamato abbandono e consentiva l'adozione, con eguali diritti, anche in presenza di figli naturali della coppia. La lotta a sostegno dei minori abbandonati mise l'ANFAA a contatto con gli istituti di assistenza che li custodivano, un universo che nascondeva inauditi maltrattamenti e soprusi. Guidetti Serra patrocinò la nascita di una nuova associazione, l'Unione contro l'emarginazione sociale (UCES), volta a infrangere il muro di silenzio che copriva gli abusi. Grazie all'UCES potè costituirsi nei processi come parte civile in rappresentanza dei familiari dei bambini maltrattati. L'Istituto Maria Assunta in Cielo di Prato, retta dai padri celestini, fu l'emblema di un sistema nel quale la corruzione e lo sfruttamento degli assistiti si univano a forme di sadismo tali da arrivare all'omicidio. Un 'paese', non un caso isolato, che l'avvocata raccontò in un libro in cui è raccolta la documentazione più significativa dei processi a cui partecipò (Il paese dei celestini. Istituti di assistenza sotto processo, a cura di B. Guidetti Serra - F. Santanera, Torino 1973).
*
Per il diritto all'aborto
Come altre avvocate militanti europee, anche Guidetti Serra fu coinvolta in uno dei temi più scottanti che contrassegnarono negli anni Sessanta e Settanta il percorso di emancipazione delle donne, ossia il diritto di porre fine a una gravidanza indesiderata. In Francia il processo istruito nel 1972 contro Marie-Claire Chevalier vide schierate famosissime avvocate femministe come Gisèle Halimi e ancor più famose intellettuali come Simone de Beauvoir e si trasformò in un atto d'accusa contro la criminalizzazione dell'aborto. In Italia il procedimento giudiziario istruito nei confronti di Gigliola Pierobon fu celebrato a Padova nel 1973 in un contesto ostile e chiuso al riconoscimento dei diritti della donna sul suo corpo. A differenza di quanto accadde in Francia, esso non divenne un vero affaire malgrado la presenza di gruppi femministi dentro e fuori dal tribunale; fu comunque l'inizio della campagna a favore della legalizzazione dell'aborto conclusasi con l'emanazione della legge del 1978. Guidetti Serra accettò di difendere, assieme all'avvocato Vincenzo Todesco, Gigliola Pierobon imputata, quando era già sposata e con figli, di essersi procurata da minorenne un aborto clandestino. I due avvocati tentarono una linea di difesa innovativa, ispirata a quanto stava accadendo in Francia. Essi chiesero nella sostanza ai giudici di accettare l'esistenza di una nuova maturità che si era fatta strada in seno alla società. Nonostante gli sforzi della difesa Pierobon, a differenza della Chevalier, fu condannata. Ma si trattò di una condanna simbolica, successivamente annullata dal perdono giudiziale.
*
Contro l'ergastolo
Nel processo alla banda Cavallero iniziato nel 1967, Guidetti Serra difese Adriano Rovoletto, uno dei quattro banditi che avevano seminato il terrore nella Milano degli anni Sessanta. I capi d'accusa che gravavano sugli imputati erano tali per cui l'esito era scontato. Ma fu proprio l'ergastolo con cui si concluse il processo a prefigurare una nuova forma di impegno militante per l'avvocata torinese che aveva sfidato l'opinione pubblica benpensante difendendo un bandito e che aveva cercato di comprendere le motivazioni ideologiche di chi si richiamava al mito della Resistenza traducendolo in atti di banditismo contro una società in cui non si riconosceva. Rimasta in contatto con gli ex membri della banda che erano in carcere, decise assieme a loro di coinvolgere altri ergastolani dopo il fallimento del referendum del 1981 sull'abrogazione della pena carceraria a vita, la voce dei quali non si era fatta sentire durante la campagna referendaria. Per due anni raccolse storie e testimonianze dei condannati; il materiale le fu rubato e alla perdita supplirono due lunghe interviste fatte a Sante Nortarnicola e Pietro Cavallero pubblicate, assieme a stralci del carteggio tra l'avvocata e gli ex membri della banda, in un saggio del 1994 (La banda Cavallero all'ergastolo, in Storie di giustizia, ingiustizia, galera, a cura di B. Guidetti Serra, Milano 1994, pp. 41-81).
*
Contro la fabbrica spia e la fabbrica morte
Allargatasi nel frattempo la famiglia con l'arrivo del figlio Fabrizio, nel 1960, Bianca Guidetti Serra si occupò negli anni successivi molto di operai e alcuni dei processi che la videro in prima fila rappresentarono dei punti di svolta nella storia di Torino e dell'intero Paese. Il primo fu il processo per i fatti di piazza Statuto. Il 2 luglio 1962 gli operai della FIAT infransero il silenzio in cui il clima repressivo degli anni Cinquanta li aveva costretti, per protestare contro l'accordo contrattuale separato firmato dalla UIL e dal 'sindacato giallo' SIDA (Sindacato italiano dell'automobile). Nei disordini che ne scaturirono vi era tutta la rabbia degli operai, molti dei quali meridionali, contro le condizioni lavorative e ambientali che li opprimevano. L'arena rappresentata dal tribunale e l'azione indefessa svolta dai difensori consentirono che le loro ragioni divenissero di pubblico dominio.
Nel processo per le schedature FIAT svolse un ruolo di primo piano sia nella costruzione di un'opinione pubblica informata sui gravissimi fatti, sia nella decisione dei sindacati che rappresentavano i lavoratori della fabbrica torinese di costituirsi come parte civile in difesa dei loro diritti di libertà (politica sindacale, religiosa e della sfera privata) che erano stati violati in modo inaudito. Lo scandalo scoppiò nel 1970, quando un dipendente licenziato intentò causa alla FIAT e rivelò al pretore che il vero compito che aveva svolto dal 1953 era consistito nel raccogliere informazioni sui dipendenti dell'azienda e su coloro che ambivano a diventarlo, con l'aiuto di poliziotti, carabinieri, preti e spie interne. Assieme alla sentenza emessa nel 1971, il pretore emise un'ordinanza di sequestro dei documenti custoditi nell'archivio dell'azienda. La scoperta fu sconvolgente: migliaia di schede, piene di dati sensibili erano state compilate dagli anni Cinquanta ai primi anni Settanta, nonostante lo Statuto dei lavoratori, appena emanato, vietasse la raccolta di informazioni di natura politica, sindacale e religiosa. L'azione penale, avviata dopo il rinvenimento del materiale incriminato, incontrò subito degli ostacoli: i vertici della magistratura decisero infatti che le condizioni ambientali non permettevano al processo di essere celebrato a Torino e ne decisero il trasferimento a Napoli. Una cortina di silenzio calò sul procedimento giudiziario e Guidetti Serra si adoperò per ottenere il maggior numero di informazioni. Quando seppe che la prima udienza era stata fissata a Napoli per il 19 gennaio 1976, convinse i sindacati a costituirsi come parte civile. Per un anno e mezzo fece la spola tra Napoli e Torino, sperimentando sulla propria pelle cosa significasse per un avvocato il trasferimento di un processo ad altra sede per legittima suspicione, metodo usato in altri famosi casi giudiziari come la strage di piazza Fontana o il disastro del Vajont. Il processo per le schedature FIAT si chiuse con trentasette condanne, cancellate in appello perché sopraggiunta la prescrizione. Ma era uno di quei processi che meritavano di essere celebrati al di là del risultato perché rappresentavano dei «momenti di verità» (Le schedature FIAT. Cronache di un processo e altre cronache, Torino 1984, p. 3), attraverso cui l'opinione pubblica aveva scoperto il sistema di controllo sociale che la FIAT aveva applicato alle sue fabbriche ed esteso alla stessa città di Torino. È significativo che Einaudi, l'editore di Guidetti Serra, si fosse opposto alla sua decisione di intitolare Le schedature Fiat il volume in cui raccontava la vicenda corredandola dei documenti più significativi relativi all'affaire. Il libro fu poi pubblicato con il titolo incriminato da un altro editore.
La fabbrica spia e la fabbrica della morte furono due aspetti di una medesima realtà che l'avvocata ebbe modo di indagare a fondo in tutta la sua tragicità, svolgendo anche nel campo della tutela della salute sul lavoro il ruolo di pioniera. Il nuovo clima di consapevolezza dei diritti diffusosi negli anni Settanta aiutò a infrangere il muro di silenzio che aveva occultato fino ad allora le morti dei lavoratori, dei loro familiari e degli abitanti dei luoghi dove venivano riversati i rifiuti industriali. Le prime denunce arrivarono nel 1972, quando fu evidente che anche i corsi d'acqua dell'area di Ciriè, vicino a Torino, erano stati contaminati dagli scarichi dell'IPCA (Industria Piemontese dei Colori di Anilina). Anche in questo caso persuase il sindacato a costituirsi come parte civile accanto alle parti lese. Il processo all'IPCA, iniziato nel 1977, rappresentò un evento epocale perché si concluse con la condanna di quattro dirigenti e di un medico di fabbrica, ai quali fu riconosciuta per la prima volta la responsabilità di aver provocato le malattie che avevano colpito i lavoratori. Sempre in veste di rappresentante di parte civile per conto del sindacato, partecipò anche alle prime fasi del processo contro la fabbrica Eternit di Casale Monferrato, tristemente famosa per aver causato centinaia di morti tra i lavoratori, i loro familiari e la cittadinanza con la sua produzione di amianto, i cui effetti cancerogeni erano noti da tempo ai vertici dell'azienda ma che - come accadde in casi simili - erano stati tenuti nascosti. Fu anche promotrice, come prima firmataria in Parlamento, della legge di messa al bando dell'amianto tuttora in vigore.
*
Diritto alla difesa per tutti: processi alle bande armate
La partecipazione ai processi contro i crimini connessi all'ambiente e alla salute fecero di Bianca Guidetti Serra un'avvocata à part entière. Ma il terreno più difficile e rischioso, che mise più duramente alla prova la sua di vocazione militante, fu quello dei processi istruiti negli anni Settanta e Ottanta contro gli aderenti alle organizzazioni armate di estrema sinistra. Appartenne a quel ristretto gruppo di avvocati riuniti nei collettivi politici giuridici che si fecero carico della difesa di tutti coloro che furono denunciati per aver partecipato alle lotte che dal 1967 al 1971-72 interessarono la società in nome di un mutamento radicale del sistema di potere dominante. Spendendosi in un'attività frenetica svolta nei tribunali di tutta l'Italia, l'avvocata fu testimone dei fermenti e delle istanze di cambiamento di quegli anni. Difese esponenti del movimento studentesco, operai in lotta nelle fabbriche, detenuti che si ribellavano contro la disumanità del regime carcerario, braccianti e contadini calabresi che avevano occupato terre incolte, obiettori di coscienza che rifiutavano la leva obbligatoria, militanti di Lotta continua, Potere operaio e altri gruppi della sinistra extraparlamentare, accusati di cospirazione politica e associazione a delinquere. Molte delle istanze portate avanti da quei giovani erano parte della cultura e sensibilità dell'avvocata torinese, che intravide in loro gli eredi della stagione politica a cui essa aveva partecipato. Ma questa solidarietà con le istanze di protesta e di cambiamento che animarono i 'Sessantottini' venne meno quando il conflitto sociale si radicalizzò e alcuni gruppi spostarono il livello dello scontro sul piano della lotta armata.
Ricostruendo la memoria di quegli anni dichiarò di aver colto in ritardo i segni del mutamento in atto che pure erano sotto i sui occhi. Difensore di un imputato di omicidio nel processo contro il gruppo genovese XXII ottobre, celebrato nel 1972, non capì di trovarsi di fronte a un primo tentativo di organizzazione militare. Quando vennero istruiti i primi processi contro i gruppi armati di estrema sinistra, l'avvocata torinese continuò a essere cercata come difensore grazie alla fama che si era conquistata durante il Sessantotto negli ambienti della sinistra extraparlamentare. In una delle pagine più coinvolgenti della sua autobiografia si soffermò sul dilemma dell'avvocato, chiamato a difendere in un processo politico imputati di fatti in «profondo e radicale dissenso» (Bianca la rossa, Torino 2009, p. 198) con l'etica e le convinzioni politiche che gli appartengono. E raccontò di averlo risolto decidendo di non sottrarsi al suo compito di difensore schierandosi, in quel drammatico contesto, a tutela del diritto alla difesa, che la Costituzione (art. 24) riconosce a ogni tipo di imputato. Fu una scelta difficile e per nulla scontata. Molti avvocati che avevano difeso i militanti del Sessantotto si defilarono e il gruppo di coloro che a livello nazionale accettarono di rappresentare in giudizio imputati di reati connessi al terrorismo si ridusse drasticamente. Guidetti Serra partecipò a numerosi processi attenendosi a una linea di condotta rigorosa che si era data e che si basava su alcuni punti fermi: scegliere caso per caso; fare una difesa tecnica e non politica; non lasciarsi imporre dall'assistito la linea di difesa, che in questi casi era generalmente quella dell'organizzazione di appartenenza, pena lo scioglimento del mandato. La sua fermezza la mise al di sopra di ogni sospetto e la preservò dalla sorte che toccò ad altri avvocati, denunciati dai pentiti e divenuti a loro volta imputati perché ritenuti colpevoli di connivenza con i brigatisti quando non addirittura di partecipazione a banda armata.
Anche in questa fase drammatica della storia d'Italia e della sua professione non venne meno alla sua vocazione di storica. Si deva a lei la prima e insuperata ricostruzione del processo ai capi storici delle Brigate Rosse (Il ruolo dell'avvocato attraverso la cronaca di un processo, I-II, in Quaderni piacentini, XVII (1978), nn. 67-68, pp. 49-74; ivi, n. 79, pp. 49-68), iniziato nel 1976 e interrotto più volte a causa degli omicidi commessi dagli esponenti delle Brigate rosse rimaste a piede libero, tra cui quello di Fulvio Croce, presidente dell'Ordine degli avvocati di Torino che in tale funzione, per consentire lo svolgimento del processo di fronte al rifiuto della difesa da parte degli imputati, aveva accettato la nomina a capo della formale difesa d'ufficio. Del nuovo collegio di difesa che si costituì senza esitazioni dopo il suo assassinio faceva parte anche Guidetti Serra. In quel processo furono rovesciate tutte le regole procedurali. I capi storici delle Brigate rosse, ispiratisi alle teorie del Fronte di liberazione nazionale algerino, intesero usare il processo come uno strumento di guerra. Ricusarono i loro avvocati e pretesero di difendersi da soli per ribaltare il loro ruolo di accusati in quello di accusatori dello Stato. La questione dell'autodifesa, non prevista dall'ordinamento giuridico, aveva risvolti costituzionali complessi. Fu risolta nella pratica dando la parola agli imputati e concedendo loro anche la possibilità di fare domande ai testimoni. I difensori d'ufficio restarono in aula a vigilare sul regolare svolgimento del processo restando impassibili davanti alle provocazioni degli imputati. Al termine del dibattimento non pronunciarono alcuna arringa, ma stilarono una memoria che ripercorreva le posizioni da loro assunte durante il suo svolgimento. Il testo fu letto ad alta voce dal presidente dell'Ordine degli avvocati torinesi, Gian Vittorio Gabri, che aveva preso il posto di Croce. Alla fine egli lesse i nomi dei firmatari e ad uno ad uno i venti difensori d'ufficio si alzarono in piedi a simboleggiare con quel gesto solenne il fatto di restare, ancorché ricusati, i rappresentanti dei diritti degli imputati.
*
In politica
Gli avvocati militanti hanno intessuto una pluralità di rapporti con la politica, a seconda dei paesi e dei periodi storici in cui operavano. Dove vi era un forte Partito comunista, molti furono organici ad esso, seguendone le direttive quando si trattava di svolgere il ruolo di difensore in processi di tipo politico. Fino a che restò iscritta, Bianca Guidetti Serra ebbe con il PCI una relazione improntata a un criticismo crescente mano a mano che l'apparato si centralizzava e verticalizzava a discapito della democrazia interna. L'invasione dell'Ungheria da parte dell'URSS fu la goccia che fece traboccare un vaso già colmo. Non rinnovò più la tessera e divenne una 'militante senza partito'. La rottura con il PCI fu dolorosissima perché significò tagliare i ponti con una parte importante della sua storia politica e personale, ma non comportò da parte sua un abbandono definitivo della politica istituzionalizzata, a cui tornò alla soglia della vecchiaia. Nel 1985 entrò nel consiglio comunale di Torino eletta come indipendente nelle liste di Democrazia proletaria; due anni dopo si dimise perché fu eletta nella stessa lista come deputato. Restò alla Camera dei deputati dal 1987 al 1990: insofferente del clima di Montecitorio e dello spreco di tempo e di energie che la carica comportava commisurato agli scarsi risultati concreti che si ottenevano. Tornò nel 1990 in consiglio comunale a Torino come indipendente del Partito democratico della sinistra e vi restò fino al 1999, prima all'opposizione (fino al 1993), poi a sostegno della giunta guidata da Valentino Castellani. La relazione inquieta che ebbe con i partiti politici è per molti versi la conferma che il modo di fare politica a lei più confacente fu l'esercizio della professione forense, nel qual profuse impegno e passione dentro e fuori i tribunali.
*
Un'avvocata à part entière
Bianca Guidetti Serra è un perfetto esempio di 'intellettuale specifico', definizione coniata nel 1971 da Michel Foucault per indicare quell'intellettuale che esplica il suo impegno nel sociale ed esprime la sua politicizzazione mettendo al servizio delle lotte per il cambiamento della società la competenza professionale di cui è depositario in quanto medico, avvocato, insegnante, architetto ecc.
L'attività processuale che la impegnò per più di cinquant'anni definisce in modo esemplare il profilo dell'avvocato militante e della sua evoluzione mano a mano che mutavano le urgenze, le ingiustizie, le discriminazioni all'interno della società italiana e si aprivano nuovi fronti di lotta.
Fu in una parola un avvocato militante che privilegiò di svolgere le funzioni di rappresentazione e di difesa all'interno di processi politici. Questa definizione non è presente nei codici e tuttavia, come affermò Guidetti Serra, essa «indica con chiarezza tutte quelle cause in cui sono in gioco motivazioni ideologiche, civili e sociali» (B. Guidetti Serra con S. Mobiglia, Bianca la rossa, Torino 2009, p.198). Come altri avvocati europei e statunitensi che nella seconda metà del Novecento scelsero questa via, lottò in prima persona perché si realizzasse quel mutamento sociale, culturale e legislativo che avrebbe consentito l'ampliamento della sfera dei diritti e la loro estensione a categorie sempre più numerose di cittadini. Grazie alla sua professione essa ricoprì il duplice ruolo di attore e di testimone delle trasformazioni avvenute nell'Italia repubblicana.
Il valore aggiunto che la contraddistinse rispetto al modello più diffuso di avvocato militante sta nel fatto di essere stata un'intellettuale che ha intrecciato l'attività forense a quella culturale.
Fondatrice e animatrice di istituzioni culturali quali il Centro studi Piero Gobetti di Torino (a cui ha lasciato in deposito il suo archivio), compì attraverso la scrittura un'opera straordinaria di conservazione della memoria dei soggetti che difese come avvocato e delle battaglie che combatté nei tribunali e nella società perché a tutti fosse riconosciuto, per usare un'espressione di Stefano Rodotà, «il diritto di avere diritti» (Rodotà, 2015). Vi è però una differenza fondamentale tra l'avvocata torinese e i giuristi che, come Rodotà, furono ugualmente impegnati su questo fronte. Costoro usarono come arma il saggio, non solamente quello di stampo accademico rivolto agli specialisti, ma anche in versione semplificata e più comunicativa perché destinata al grande pubblico. Guidetti Serra privilegiò invece come forma di testimonianza e di lotta la storia degli individui incontrati nel corso della sua vita professionale e delle sue esperienze politiche e che attraverso la narrazione riscattò dall'oblio. La sua vocazione di avvocata militante trovò così l'espressione più compiuta nel racconto di casi giudiziari, di imputati, di battaglie condotte per denunciare ingiustizie e soprusi, pubblicando fonti giudiziarie prima che venissero sepolte negli archivi, interviste, carteggi e altri materiali di grande interesse per gli storici.
Bianca Guidetti Serra continuò ad esercitare l'avvocatura fino al 2001.
Morì il 24 giugno 2014 all'età di novantacinque anni.
*
Fonti e bibliografia
G. Manzini, B. G. S. L'avvocato, in La mia professione, a cura di C. Stajano, Roma-Bari 1986, pp. 101-125; A. Cammelli - A. di Francia, Studenti, università, professioni:1861-1993, in Storia d'Italia, Annali 10, I professionisti, a cura di M. Malatesta, Torino 1996, pp. 7-77; F. Tacchi, Eva togata. Donne e professioni giuridiche in Italia dall'Unità a oggi, Torino 2009, ad indic.; M. Malatesta, Défenses militantes. Avocats et violence politique dans l'Italie des années 1970 et 1980, in Le Mouvement social, 2012, n. 240, pp. 85-103; L. Perini, Il corpo del reato. Parigi 1972-Padova 1973: storia di due processi per aborto, Bologna 2014; S. Rodotà, Il diritto di avere diritti, Roma- Bari 2015; M. Malatesta, Avvocati militanti. Francia e Italia nel XX secolo, in Contemporanea, 2016, n. 4, pp. 565-597.

3. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Letture
- Elena Pulcini, "Specchio, specchio delle mie brame...". Bellezza e invidia, Orthotes, Napoli-Salerno 2017, pp. 112, euro 10.
*
Riedizioni
- Niccolo' Ammaniti, Il momento e' delicato, Einaudi, Torino 2012, 2015, Gedi, Roma 2021, pp. 366, euro 9,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").

4. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

5. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 4146 del 25 giugno 2021
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
*
Nuova informativa sulla privacy
Alla luce delle nuove normative europee in materia di trattamento di elaborazione dei  dati personali e' nostro desiderio informare tutti i lettori del notiziario "La nonviolenza e' in cammino" che e' possibile consultare la nuova informativa sulla privacy: https://www.peacelink.it/peacelink/informativa-privacy-nonviolenza
Per non ricevere piu' il notiziario e' sufficiente recarsi in questa pagina: https://lists.peacelink.it/sympa/signoff/nonviolenza
Per iscriversi al notiziario, invece, l'indirizzo e' https://lists.peacelink.it/sympa/subscribe/nonviolenza
*
L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la redazione e' centropacevt at gmail.com