[Nonviolenza] La nonviolenza contro il razzismo. 129



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LA NONVIOLENZA CONTRO IL RAZZISMO
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XX)
Numero 129 del 26 gennaio 2019

In questo numero:
1. Nel ricordo delle vittime del nazismo, facciamo del 27 gennaio, Giorno della Memoria, una giornata di impegno nonviolento contro il razzismo e il nazismo che torna
2. Memoria
3. Piccolo epitaffio per Primo Levi (2010)
4. Il giorno della memoria della Shoah (2011)
5. Memoria, barbarie, antibarbarie (2011)
6. Nel giorno della memoria della Shoah (2012)
7. Per il Giorno della memoria (2013)
8. Celebrato il Giorno della memoria a Viterbo (2013)
9. Nel Giorno della Memoria ricordato a Viterbo Vittorio Emanuele Giuntella. Un appello affinche' cessi la criminale persecuzione dei migranti (2014)
10. Nel Giorno della Memoria, cessi la criminale persecuzione dei migranti (2014)
11. Per il giorno della memoria (2015)
12. A Viterbo un pellegrinaggio silenzioso nel giorno della memoria (2015)
13. Nella Giornata della memoria (2016)
14. Nel Giorno della memoria a Viterbo commemorati Vittorio Emanuele Giuntella e Primo Levi (2016)
15. "All'ascolto di Primo Levi". Un incontro a Viterbo (2017)
16. Alcuni pensieri pensati dinanzi alle pietre d'inciampo a Viterbo (2018)
17. Nel giorno della memoria della Shoah (2018)

1. REPETITA IUVANT. NEL RICORDO DELLE VITTIME DEL NAZISMO, FACCIAMO DEL 27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA, UNA GIORNATA DI IMPEGNO NONVIOLENTO CONTRO IL RAZZISMO E IL NAZISMO CHE TORNA

"E' avvenuto, quindi puo' accadere di nuovo"
(Primo Levi)

Nel ricordo delle vittime del nazismo, facciamo del 27 gennaio, Giorno della Memoria, una giornata di impegno nonviolento contro il razzismo e il nazismo che torna.
In tutta Italia facciamo sentire la nostra voce:
- in difesa del diritto alla vita di tutti gli esseri umani;
- in difesa della legalita' che salva le vite.
*
In tutta Italia manifestiamo per chiedere:
- che cessi il mostruoso crimine dell'omissione di soccorso dei naufraghi;
- che cessi il mostruoso crimine del respingimento nei lager libici dei superstiti sopravvissuti all'orrore;
- che cessi ll mostruoso crimine delle persecuzioni razziste in Italia;
- che l'Italia torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana e della Dichiarazione universale dei diritti umani.
*
E quindi manifestiamo per chiedere:
- che siano soccorse, accolte e assistite tutte le persone bisognose di aiuto;
- che sia riconosciuto a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro;
- che siano riconosciuti tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani che si trovano in Italia, a cominciare dal diritto di voto;
- che siano immediatamente revocate tutte le abominevoli misure razziste imposte dal governo della disumanita';
- che si dimetta immediatamente il governo della disumanita';
- che siano processati e condannati per i crimini razzisti commessi i ministri del governo della disumanita'.
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Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.
L'Italia e' una repubblica democratica, uno stato di diritto, un paese civile.
Salvare le vite e' il primo dovere.

2. MATERIALI. MEMORIA

Riproponiamo alcuni dei testi apparsi negli scorsi anni sul nostro notiziario per il Giorno della Memoria.

3. PICCOLO EPITAFFIO PER PRIMO LEVI (2010)

Quest'uomo difese l'umanita' intera.
Quest'uomo ha sconfitto il fascismo.

E per tutti i secoli dei secoli che verranno
finche' vi sara' un'umanita' nel mondo
ogni volta che tornera' il fascismo
a menar strage dell'umanita'
dai quattro angoli della terra
milioni, miliardi di donne e di uomini insorgeranno
e nuovamente lo sconfiggeranno
nel nome di Primo Levi.

4. IL GIORNO DELLA MEMORIA DELLA SHOAH (2011)

Il Giorno della Memoria della Shoah ci richiama al dovere di contrastare tutte le persecuzioni, tutte le uccisioni, tutte le violenze.
Il Giorno della Memoria della Shoah ci richiama al dovere di recare aiuto a tutti gli esseri umani umiliati e offesi, oppressi e perseguitati, bisognosi e sofferenti.
Il Giorno della Memoria della Shoah ci richiama alla consapevolezza che vi e' una sola umanita', di cui tutti siamo parte.
Il Giorno della Memoria della Shoah ci richiama al dovere di opporci al razzismo, di opporci alla guerra, di opporci ai poteri criminali; ci richiama al dovere di difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani, la pace, la democrazia; ci richiama al dovere di praticare la solidarieta'.

5. MEMORIA, BARBARIE, ANTIBARBARIE (2011)

Nel giorno della memoria della Shoah e' necessario che ovunque possibile si organizzino iniziative di ricordo e di impegno, di rinnovato lutto e di tenace lotta contro la disumanita', le disumanita', di ieri e di oggi.
Tanti maestri che abbiamo avuto non sono piu' vivi: sta a noi che da loro lo ricevemmo recarne ai piu' giovani il messaggio.
I testimoni superstiti anno dopo anno vanno estinguendosi, sta a noi che ne ricevemmo le parole comunicarle ai piu' giovani.
La lotta che e' stata di Vittorio Emanuele Giuntella, di Primo Levi, di Lello Perugia, di innumerevoli altre donne ed altri uomini che si opposero all'inumano resistendo fin nell'inferno dei lager, quella lotta per la dignita' umana, per i diritti umani, per la verita' umana e' ancora la nostra.
La memoria delle vittime dell'orrore assoluto del XX secolo, e l'impegno che ne deriva a impedire nuove persecuzioni, nuovi massacri e nuovi genocidi, e' dovere fondamentale di ogni persona di volonta' buona.
*
Come ha chiarito una volta per sempre Giuliano Pontara ne L'antibarbarie (il suo recente fondamentale libro in cui riprende e sviluppa le tesi dell'introduzione all'indimenticabile antologia gandhiana "Teoria e pratica della nonviolenza" da lui curata quarant'anni fa) due modelli opposti si fronteggiano e si combattono in questo tornante della storia: il nazismo e la nonviolenza; se prevarra' il primo sara' il trionfo della barbarie e l'umanita' s'inabissera' nella catastrofe, solo se prevarra' la seconda la civilta' umana potra' proseguire.

6. NEL GIORNO DELLA MEMORIA DELLA SHOAH (2012)

Il 27 gennaio - anniversario dell'abbattimento delle recinzioni e della liberazione dei superstiti del campo di sterminio di Auschwitz nel 1945 - ricorre il giorno della memoria della Shoah.
Nel giorno della memoria quattro impegni s'impongono ad ogni persona che voglia sentirsi decente e fedele all'umanita'.
Opporsi alla guerra che sempre consiste dell'uccisione di esseri umani.
Opporsi al razzismo che sempre consiste della persecuzione di esseri umani.
Opporsi alla devastazione della biosfera, casa comune e bene comune dell'umanita' intera.
Riconoscere a tutti gli esseri umani tutti i diritti umani, recare soccorso a chiunque ne abbia bisogno, ed approntare e difendere e valorizzare gli strumenti adeguati ad inverare quei diritti comuni e inalienabili, a tutti recando la solidarieta' che e' costitutiva della civilta', della convivenza, del riconoscimento di umana dignita'.
*
Nel giorno della memoria della Shoah opponiamoci ancora a tutte le guerre, agli eserciti e alle armi.
Nel giorno della memoria della Shoah opponiamoci ancora alle misure, alle strutture e alle pratiche razziste che in Italia ancor oggi negano i fondamentali diritti umani a tanti esseri umani nel nostro paese giunti in fuga da guerre, dittature e fame, esseri umani cui la Costituzione della Repubblica Italiana - legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico - riconosce il pieno diritto all'accoglienza e all'assistenza nel nostro paese.
Nel giorno della memoria della Shoah opponiamoci ancora alle opere speculative che distruggono l'ambiente e con cio' mettono a rischio la salute, la qualita' della vita individuale e associata, la dignita' ed infine l'esistenza stessa delle persone.
Nel giorno della memoria della Shoah affermiamo ancora la solidarieta' che tutti gli esseri umani congiunge, sosteniamo quanti si trovano nella sofferenza e nel bisogno, aiutiamo le lotte in difesa del diritto di tutti all'accoglienza, all'assistenza, alla salute, alla solidarieta', ad esempio a Viterbo sostenendo la lotta generosa e luminosa dell'associazione dei sofferenti psichici e dei loro familiari e sostenitori.
Vi e' una sola umanita'. Nel ricordo delle vittime della Shoah ogni persona di retto sentire, ogni esperienza collettiva intesa alla civile convivenza, ogni istituzione democratica si impegni per il rispetto e la promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani. E che questo impegno continui per tutti i giorni avvenire.

7. PER IL GIORNO DELLA MEMORIA (2013)

Il giorno della memoria della Shoa' convoca l'umanita' intera, e quindi ogni essere umano, ad un esame di coscienza.
Cosa e quanto abbiamo fatto e stiamo facendo per contrastare l'orrore assoluto dei campi di sterminio?
Cosa e quanto abbiamo fatto e stiamo facendo per difendere e promuovere tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani?
Cosa e quanto abbiamo fatto e stiamo facendo per inverare quella solidarieta' che tutti gli esseri umani riconosce ed unisce in un unico patto di reciproco rispetto e di mutuo soccorso?
Il giorno della memoria della Shoa' ci chiama a rendere conto del nostro quotidiano agire, ed a rinnovare ogni giorno quell'impegno che e' stato di Primo Levi, testimone e maestro di umana dignita'.

8. CELEBRATO IL GIORNO DELLA MEMORIA A VITERBO (2013)

E' stato celebrato domenica 27 gennaio 2013 a Viterbo per iniziativa del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" il Giorno della memoria della Shoah.
Il responsabile della struttura nonviolenta viterbese ha ricordato in particolare le figure di Vittorio Emanuele Giuntella e di Primo Levi, ed ha concluso la commemorazione con l'esortazione a proseguire l'impegno contro tutte le uccisioni e le persecuzioni, contro la guerra e il razzismo.
Il messaggio della Resistenza contro il nazifascismo si invera nella lotta nonviolenta in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.
Dalla memoria dell'orrore della Shoah scaturisce l'impegno ad opporsi qui e adesso a tutte le violenze e le menzogne.
Nel nome e nel ricordo delle vittime dei Lager deve proseguire la lotta per la liberazione di tutta l'umanita', per la difesa nitida e intransigente dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Opporsi al fascismo che torna, opporsi alla guerra assassina, opporsi al razzismo e ad ogni ideologia e prassi che nega la piena umanita' di tutte le persone, opporsi ai poteri criminali e alla violenza totalitaria: e' il primo dovere di ogni persona decente.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Il significato del Giorno della memoria illumini per tutti i giorni dell'anno l'agire di ogni persona di retto sentire e di volonta' buona.
Solo la pace salva le vite. Solo la solidarieta' si oppone alla barbarie. Solo la nonviolenza realizza la giustizia.

9. NEL GIORNO DELLA MEMORIA RICORDATO A VITERBO VITTORIO EMANUELE GIUNTELLA. UN APPELLO AFFINCHE' CESSI LA CRIMINALE PERSECUZIONE DEI MIGRANTI (2014)

La mattina di lunedi' 27 gennaio 2014 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" si e' svolto un incontro di testimonianza e di riflessione nella ricorrenza del Giorno della Memoria della Shoah, il giorno in cui si ricordano le vittime della barbarie nazifascista e coloro che a quell'orrore si opposero.
Nel corso dell'incontro e' stata rievocata in particolare la luminosa figura di Vittorio Emanuele Giuntella, ufficiale degli alpini che dopo l'8 settembre fu un internato militare italiano in lager e che ha dedicato l'intera sua esistenza all'impegno in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.
Nel corso dell'incontro sono anche state lette e commentate alcune pagine della fondamentale opera di Vittorio Emanuele Giuntella su Il nazismo e i Lager (Edizioni Studium, Roma 1979).
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Vittorio Emanuele Giuntella (Soriano nel Cimino, 8 luglio 1913 - Roma, 27 novembre 1996) e' uno dei grandi maestri di vita e testimoni della dignita' umana del Novecento. Ufficiale degli alpini, dopo l'8 settembre rifiuto' di porsi al servizio dei nazisti e fu internato in lager. Docente di storia dell'eta' dell'Illuminismo all'Universita' di Roma, ha formato generazioni di studenti all'amore per il sapere e per l'umanita', al rigore intellettuale e morale, all'impegno culturale e civile. Fondatore dell'Opera Nomadi ed impegnato in numerose iniziative di solidarieta', ha sempre difeso i diritti umani di tutti gli esseri umani. Ha scritto saggi e libri di incomparabile profondita', la cui lettura rende migliori. E' stato un uomo coraggioso e generoso, un luminoso esempio di amore per la verita', un autentico maestro di nonviolenza.
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Concludendo l'incontro il responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, che ha rievocato con profonda commozione i suoi personali incontri sia con l'indimenticabile maestro sia con altri testimoni della Shoah ormai da anni deceduti ed alla cui memoria si sente legato da un dovere di fedelta' che si concretizza nel proseguirne la lotta contro la violenza, ha ancora una volta rivolto un appello al Parlamento italiano affinche' cessi la criminale persecuzione dei migranti e siano immediatamente abrogate le scellerate misure razziste che ancor oggi provocano sofferenze indicibili e finanche la morte a tante persone innocenti.
La memoria della Shoah, la memoria delle vittime dei campi di sterminio, la memoria dei Giusti che lottarono per salvare le vite, la memoria della Resistenza che al nazifascismo si oppose, ci illumini e ci guidi: questa memoria ci convoca a lottare qui ed ora contro tutte le uccisioni e contro tutte le persecuzioni, contro il razzismo e il totalitarismo, contro la guerra e la miseria, contro tutte le iniquita', contro tutte le violenze. Vi e' una sola umanita', e tutti gli esseri umani ne fanno parte. Tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

10. NEL GIORNO DELLA MEMORIA, CESSI LA CRIMINALE PERSECUZIONE DEI MIGRANTI (2014)

Nel Giorno della Memoria, cessi la criminale persecuzione dei migranti.
Nel Giorno della Memoria, l'Italia torni al rispetto della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.
Nel Giorno della Memoria, siano abrogate tutte le infami e scellerate misure razziste e assassine imposte nel nostro paese da governi barbari e golpisti.
Nel Giorno della Memoria, l'Italia torni al rispetto della Costituzione della Repubblica democratica ed antifascista che "riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" (art. 2) e stabilisce che "lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica" (art. 10).
Vi e' una sola umanita'.
Tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

11. PER  IL GIORNO DELLA MEMORIA (2015)

Il dolore per le vittime dei campi di sterminio nazisti deve accompagnarci come un ammonimento perenne ai nostri doveri di esseri umani, ed il primo dovere di ogni essere umano e' quello di opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le persecuzioni, a tutte le oppressioni; il primo dovere di ogni essere umano e' difendere la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.
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Il ricordo delle vittime dei campi di sterminio nazisti deve ispirarci ad agire per impedire nuovi orrori. Ci convoca ad opporci a tutte le guerre, a  tutte le stragi, a tutti i terrorismi e i poteri corrotti e criminali, a tutte le concrezioni di potere assassine, schiaviste, distruttrici, disumanizzanti. Ci convoca ad opporci alle dittature e alle mafie, agli armigeri e alle armi, al razzismo e al maschilismo.
Ogni essere umano ha diritto alla liberta', all'eguaglianza, alla fraternita'; perche' questo diritto possa valere occorre che ogni essere umano senta il dovere della responsabilita', dell'empatia, della condivisione, della solidarieta'. Vi e' una sola umanita' e tutte e tutti ne facciamo parte. Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.
E poiche' ogni essere umano ha il medesimo diritto alla vita, alla dignita' e alla solidarieta', la violenza maschilista che nega eguaglianza di valore e di diritti a meta' del genere umano e' la prima radice di ogni altra violenza. Per opporsi al razzismo e a tutte le persecuzioni, cosi' come per opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni, cosi' come per opporsi a tutte le oppressioni, e' necessario, e' indispensabile, e' fondamentale opporsi al maschilismo.
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La fedelta' alle vittime dei campi di sterminio nazisti deve tradursi in comportamenti coerenti, nella scelta del bene, nella decisione di opporsi a tutte le violenze, in amore operoso per l'umanita' e per l'intero mondo vivente che dell'intera umanita' e' la casa comune. Deve tradursi in autentica resistenza all'inumano. Deve tradursi nell'azione nonviolenta.
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Alle vittime dei campi di sterminio nazisti, a tutte le vittime di tutti gli orrori, il nostro ricordo, il nostro pianto e la nostra promessa di fare tutto quanto e' in nostro potere per far cessare le stragi, per recare aiuto a chi e' nella paura, nel dolore, nel bisogno.
Vi e' una sola umanita'.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

12. A VITERBO UN PELLEGRINAGGIO SILENZIOSO NEL GIORNO DELLA MEMORIA (2015)

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" ha celebrato il Giorno della memoria della Shoah con un pellegrinaggio silenzioso in alcuni luoghi della citta' di Viterbo ove sono poste alcune delle lapidi incise che ricordano le vittime della violenza nazifascista.
Dapprima si e' sostato dinanzi alla lapide che nell'attuale piazza Gramsci ricorda tre persone li' assassinate dai nazisti.
Poi si e' sostato dinanzi alla lapide che in piazza del Sacrario ricorda i partigiani viterbesi morti nel corso della Resistenza.
Successivamente si e' sostato dinanzi alla lapide posta all'ingresso del liceo che ricorda Mariano Buratti, resistente torturato ed assassinato dai nazifascisti.
Infine si e' sostato in va della Verita' dinanzi alla casa della famiglia di ebrei viterbesi deportati e uccisi nei campi di sterminio, casa su cui e' collocata una lapide e dinanzi a cui sono collocate tre "pietre d'inciampo" con i nomi delle vittime.
Dinanzi ad ognuna di quelle lapidi si e' meditato in silenzio, e si e' rinnovata la promessa di non dimenticare il tenebroso orrore del nazifascismo e la luminosa testimonianza della Resistenza; la promessa di continuare la lotta in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.
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Al termine del silenzioso periplo, il responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, ha letto alcuni testi di Primo Levi.
E conclusa la lettura ha aggiunto, quale espressione di un comune sentire e di un impegno comune, alcune parole, qui di seguito riassunte.
La memoria delle vittime della Shoah non e' soltanto un mesto atto di umanita', un pio gesto di fraternita', l'adempimento di un dovere di solidarieta' rivolto al passato: e' anche un impegno esistenziale, morale e civile per il presente e per il futuro.
E' l'assunzione del dovere di resistere dinanzi all'inumano; e' la rivendicazione della dignita' umana dinanzi all'orrore; e' la manifestazione della volonta' di proseguire la lotta di quanti alla violenza nazifascista si opposero anche col solo consistere della propria identita' di esseri umani; e' la proclamazione della morale certezza che il male radicale del nazismo, e la banalita' del male del nazismo, la furia cieca e la minuziosa burocratica ferocia assassina del nazismo non prevarranno finche' vi sara' un'umanita' cosciente dei suoi doveri, della sua responsabilita'.
E' l'affermazione della consapevolezza che la Resistenza oggi si chiama nonviolenza: impegno concreto e coerente in difesa dell'umanita' intera e di ognuna delle persone che la compongono; impegno cosciente che uccidere e' sempre un male, e che quindi a tutte le uccisioni occorre opporsi; impegno cosciente che tra i mezzi e i fini vi e' lo stesso rapporto che vi e' tra il seme e la pianta, e che quindi il male puo' essere contrastato solo col bene; impegno cosciente che la regola aurea di tutte le relazioni umane e' quella che dice "tratta le altre persone come vorresti essere trattato tu; riconosci le altre persone come vorresti essere riconosciuto tu; agisci come vorresti che agissero le altre persone verso di te".
La memoria delle vittime della Shoah ci convoca al retto sentire e all'agire buono, si presenta in forma di illuminazione ed esortazione dialogica, di comandamento morale, di imperativo categorico: tu non uccidere; tu salva le vite; tu soccorri ogni altro essere umano che sia nella paura, nella sofferenza, nel bisogno.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Nel ricordo delle vittime della Shoah riaffermiamo una volta ancora il nostro impegno ad opporci alla guerra ed a tutte le uccisioni, ad opporci al razzismo ed a tutte le persecuzioni, ad opporci al maschilismo ed a tutte le oppressioni.
Vi e' una sola umanita'.
Chi salva una vita, salva il mondo.

13. NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA (2016)

Nella Giornata della memoria noi ricordiamo le vittime della Shoah, e questo doloroso ricordo ci convoca ancora ed ancora a un impegno di umana solidarieta': contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e  tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.
Il nazismo non ha vinto finche' tu resisti.
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Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Il primo dovere di ogni persona decente e di ogni civile istituto e' salvare le vite.

14. NEL GIORNO DELLA MEMORIA A VITERBO COMMEMORATI VITTORIO EMANUELE GIUNTELLA E PRIMO LEVI (2016)

Nel pomeriggio del 27 gennaio 2016, nella ricorrenza del Giorno della memoria, si e' svolto a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di commemorazione di Vittorio Emanuele Giuntella e di Primo Levi.
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Il responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, ha ricordato con viva commozione i due indimenticabili testimoni della dignita' umana che seppero opporsi alla barbarie nazista e resistere fin nell'inferno del Lager, due indimenticabili maestri di Resistenza a tutte le violenze e a tutte le menzogne, due luminose figure della nonviolenza in cammino.
Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati alcuni brevi estratti dai testi dei due grandi testimoni, ed e' stata tratteggiata la figura, il pensiero e l'opera di entrambi.
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Vittorio Emanuele Giuntella (Soriano nel Cimino, 8 luglio 1913 - Roma, 27 novembre 1996) e' uno dei grandi maestri di vita e testimoni della dignita' umana del Novecento. Ufficiale degli alpini, dopo l'8 settembre rifiuto' di porsi al servizio dei nazisti e fu internato in lager. Docente di storia dell'eta' dell'Illuminismo all'Universita' di Roma, ha formato generazioni di studenti all'amore per il sapere e per l'umanita', al rigore intellettuale e morale, all'impegno culturale e civile. Fondatore dell'Opera Nomadi ed impegnato in numerose iniziative di solidarieta', ha sempre difeso i diritti umani di tutti gli esseri umani. Ha scritto saggi e libri di incomparabile profondita', la cui lettura rende migliori. E' stato un uomo coraggioso e generoso, un luminoso esempio di amore per la verita', un autentico maestro di nonviolenza.
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Primo Levi e' nato a Torino il 31 luglio 1919, e qui e' tragicamente deceduto l'11 aprile 1987. Chimico, partigiano, deportato nel lager di Auschwitz, sopravvissuto, fu per il resto della sua vita uno dei piu' grandi testimoni della dignita' umana ed un costante ammonitore a non dimenticare l'orrore dei campi di sterminio. Le sue opere e la sua lezione costituiscono uno dei punti piu' alti dell'impegno civile in difesa dell'umanita'. Libri come Se questo e' un uomo e I sommersi e i salvati costituiscono non solo strumenti di conoscenza imprescindibili, ma sono anche una preziosa risorsa, un immenso bene per la mente ed il cuore - l'animo, l'anima - di chiunque li legga (ma tutte le opere di Primo Levi andrebbero lette, non vi e' una sola parola superflua, tutto in esse e' verita' e sollecitudine per l'umanita', azione nonviolenta che reca conforto ed aiuto, impegno di pace e di liberazione).
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Concludendo l'incontro e' stato rinnovato ancora una volta l'appello al governo italiano affinche' receda dalla decisione di inviare centinaia di soldati alla diga di Mosul in Iraq, una decisione insensata, immorale e illegale che puo' dar luogo a tragiche conseguenze.
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Nel ricordo della Shoah prosegua l'impegno dell'umanita' contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni; prosegua l'impegno in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani; prosegua l'impegno in difesa dell'unico mondo vivente casa comune dell'intera famiglia umana.
Vi e' una sola umanita'.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.

15. "ALL'ASCOLTO DI PRIMO LEVI". UN INCONTRO A VITERBO (2017)

Giovedi' 26 gennaio 2017 a Viterbo, presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani", si e' svolto un incontro di lettura e commento di alcuni testi di Primo Levi, in preparazione della Giornata della Memoria.
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Al termine dell'incontro le persone partecipanti hanno espresso ancora una volta il loro sostegno all'"Appello all'Italia civile: una persona, un voto" affinche' nella prossima legge elettorale sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone residenti in Italia.
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Opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni.
Opporsi al razzismo e a tutte le persecuzioni.
Opporsi al maschilismo e a tutte le oppressioni.
Salvare le vite: il primo dovere.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Vi e' una sola umanita', in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
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Alcuni testi di Primo Levi

Primo Levi: Shema'
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre Se questo e' un uomo), ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 525]

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo e' un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si' o per un no.
Considerate se questa e' una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piu' forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.

Meditate che questo e' stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

10 gennaio 1946

*

Primo Levi: Alzarsi
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre La tregua), ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 526]

Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finche' suonava breve sommesso
Il comando dell'alba:
"Wstawac":
E si spezzava in petto il cuore.

Ora abbiamo ritrovato la casa,
Il nostro ventre e' sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
E' tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
"Wstawac".

11 gennaio 1946

*

Primo Levi: Si immagini ora un uomo...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 21]

Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sara' un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignita' e discernimento, poiche' accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potra' a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinita' umana; nel caso piu' fortunato, in base ad un puro giudizio di utilita'. Si comprendera' allora il duplice significato del termine "Campo di annientamento"...

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Primo Levi: Che appunto perche'...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 35]

Che appunto perche' il Lager e' una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si puo' sopravvivere, e percio' si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere e' importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l'impalcatura, la forma della civilta'. Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facolta' ci e' rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perche' e' l'ultima: la facolta' di negare il nostro consenso.

*

Primo Levi: Verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945
[Da Primo Levi, La tregua, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 205-206]

La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla (...).
Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi (...).
Non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi, oltre che da pieta', da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volonta' buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.

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Primo Levi: Hurbinek
[Da Primo Levi, La tregua, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 216]

Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto un albero; Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino all'ultimo respiro, per conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito; Hurbinek, il senzanome, il cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek mori' ai primi giorni del marzo 1945, libero ma non redento. Nulla resta di lui: egli testimonia attraverso queste mie parole.

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Primo Levi: Approdo
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 542]

Felice l'uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro se' mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati;
E siede e beve all'osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l'uomo come una fiamma spenta,
Felice l'uomo come sabbia d'estuario,
Che ha deposto il carico e si e' tersa la fronte
E riposa al margine del cammino.
Non teme ne' spera ne' aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.

10 settembre 1964

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Primo Levi: La bambina di Pompei
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 549]

Poiche' l'angoscia di ciascuno e' la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre
Quasi volessi ripenetrare in lei
Quando al meriggio il cielo si e' fatto nero.
Invano, perche' l'aria volta in veleno
E' filtrata a cercarti per le finestre serrate
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
Lieta gia' del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si e' pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Cosi' tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza
Di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
Della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
La sua cenere muta e' stata dispersa dal vento,
La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
Vittima sacrificata sull'altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
Tristi custodi segreti del tuono definitivo,
Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

20 novembre 1978

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Primo Levi: Non ci sono demoni...
[Da Primo Levi, La ricerca delle radici, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 1519]

Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell'ossequio e del consenso, che e' senza ritorno.

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Primo Levi: Partigia
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 561]

Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
Molti dormono in tombe decorose,
Quelli che restano hanno i capelli bianchi
E raccontano ai figli dei figli
Come, al tempo remoto delle certezze,
Hanno rotto l'assedio dei tedeschi
La' dove adesso sale la seggiovia.
Alcuni comprano e vendono terreni,
Altri rosicchiano la pensione dell'Inps
O si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c'e' congedo.
Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
Lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
Con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sara' duro,
Ci sara' duro il giaciglio, duro il pane.
Ci guarderemo senza riconoscerci,
Diffidenti l'uno dell'altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
Perche' nell'alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno e' nemico di ognuno,
Spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
La mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e' mai finita.

23 luglio 1981

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Primo Levi: Il superstite
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 576]

a B. V.

Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
A notte menano le mascelle
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c'e'.
"Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno e' morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non e' mia colpa se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni".

4 febbraio 1984

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Primo Levi: Contro il dolore
[Da Primo Levi, L'altrui mestiere, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 675]

E' difficile compito di ogni uomo diminuire per quanto puo' la tremenda mole di questa "sostanza" che inquina ogni vita, il dolore in tutte le sue forme; ed e' strano, ma bello, che a questo imperativo si giunga anche a partire da presupposti radicalmente diversi.

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Primo Levi: Canto dei morti invano
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 615]

Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purche' trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L'esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl'innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perche' siamo i vinti.
Invulnerabili perche' gia' spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finche' la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.

14 gennaio 1985

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Primo Levi: Agli amici
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 623]

Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purche' fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.

Dico per voi, compagni d'un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L'anima, l'animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo
Prima che s'indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l'impronta
Dell'amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.

Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l'augurio sommesso
Che l'autunno sia lungo e mite.

16 dicembre 1985

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Primo Levi: La vergogna del mondo
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1157-1158]

E c'e' un'altra vergogna piu' vasta, la vergogna del mondo. E' stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che "nessun uomo e' un'isola", e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c'e' chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, cosi' da non vederla e non sentirsene toccato: cosi' hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell'illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di complicita' o di connivenza. Ma a noi lo schermo dell'ignoranza voluta, il "partial shelter" di T. S. Eliot, e' stato negato: non abbiamo potuto non vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello e' salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli occhi o volgergli le spalle, perche' era tutto intorno, in ogni direzione fino all'orizzonte. Non ci era possibile, ne' abbiamo voluto, essere isole; i giusti fra noi, non piu' ne' meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perche' sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in loro, era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai piu'; avrebbe dimostrato che l'uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore e' la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare.

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Primo Levi: Il nocciolo di quanto abbiamo da dire
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1149-1150]

L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti e' estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre piu' estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni (...).
Per noi, parlare con i giovani e' sempre piu' difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perche' inaspettato, non previsto da nessuno. E' avvenuto contro ogni previsione; e' avvenuto in Europa; incredibilmente, e' avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler e' stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. E' avvenuto, quindi puo' accadere di nuovo: questo e' il nocciolo di quanto abbiamo da dire.

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Primo Levi: Al visitatore
[Da Primo Levi, testo pubblicato per l'inaugurazione del Memorial in onore degli italiani caduti nei campi di sterminio nazisti, ora in Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 1335-1336]

La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non puo' essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere del Lavoro nell'Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. E' vecchia sapienza, e gia' cosi' aveva ammonito Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza e' un seme che non si estingue.
E' triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia e' nato in Italia. E' il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della "vittoria mutilata", ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estendera', il culto dell'uomo provvidenziale, l'entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all'arbitrio di un solo.
Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, e' nato in Italia, prima che altrove, l'antifascismo. Insieme con noi testimoniano tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall'invasore nazionalsocialista.
E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi troppo tardi dell'inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime inconsapevoli.
Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani; combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal pensiero della liberazione cosi' vicina.
La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le citta' italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell'Italia fascista, costretta all'antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalita' del popolo italiano. Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati.
C'erano bambini fra noi, molti, e c'erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, e' stata la stessa per tutti. Non era mai successo, neppure nei secoli piu' oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli di cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che e' stato civile, e che civile e' ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo.
In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si e' toccato il fondo delle barbarie. Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell'odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, ne' domani ne' mai.

16. ALCUNI PENSIERI PENSATI DINANZI ALLE PIETRE D'INCIAMPO A VITERBO (2018)

La mattina del 26 gennaio 2018 a Viterbo una delegazione del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" ha reso omaggio alle vittime della Shoah sostando e meditando in silenzio dinanzi alle "pietre d'inciampo" che in via della Verita' ne fanno memoria.
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La memoria delle vittime suscita la coscienza del dovere di adoperarsi per impedire nuove vittime.
Il ricordo delle persecuzioni e delle stragi del passato chiama all'azione per far cessare qui ed ora tutte le persecuzioni e tutte le stragi.
Le vittime della Shoah sono il nostro specchio e la nostra voce: la loro muta testimonianza ci convoca alla lotta nonviolenta contro tutte le uccisioni, contro tutte le violenze, contro tutte le menzogne.
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Eredita' malefica del disprezzo assoluto dell'umanita' che fu la prima caratteristica del nazismo sono le armi atomiche che l'intera civilta' umana possono estinguere per sempre. Abolire le armi atomiche e' il primo dovere dell'umanita'. Bene ha fatto l'Onu il 7 luglio 2017 a deliberare finalmente la proibizione delle armi nucleari: l'Italia aderisca e ratifichi il trattato. E si prosegua poi sulla via del disarmo: le armi in se stesse sono nemiche dell'umanita' poiche' sempre e solo servono a uccidere gli esseri umani. Solo il disarmo salva le vite.
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Fulcro dell'ideologia nazista che realizzo' i campi di sterminio e' il razzismo, che nega alla radice la dignita' di tutti gli esseri umani, che nega l'umanita' dell'umanita', che fa della sopraffazione, della schiavitu' e del genocidio la sua politica, una politica sanguinaria e onnicida.
E' una prosecuzione del nazismo la violenza oggi fatta nel mondo a miliardi di esseri umani; e' il trionfo del nazismo il gigantesco massacro dei migranti in fuga dalle guerre e dalla fame, dalle dittature e dalle catastrofi ambientali. Un gigantesco massacro che si fa genocidio, un gigantesco massacro che e' innanzitutto compito dell'Europa e dell'Italia far cessare: ed affinche' cessi occorre riconoscere ad ogni essere umano in fuga dalla morte il diritto di giungere in modo legale e sicuro nei luoghi in cui la sua vita sia in salvo e trovarvi accoglienza: e' il diritto d'asilo sancito dalla Costituzione della Repubblica italiana.
Ed e' ancora una prosecuzione del nazismo la riduzione in schiavitu' e il regime di apartheid che anche in Europa e in Italia viene tuttora imposto a milioni di esseri umani innocenti: ed anche questo orrore occorre far cessare, ed affinche' cessi occorre riconoscere a tutte le persone che vivono nel nostro paese il primo diritto democratico, il diritto di voto: "una persona, un voto".
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Ponendoci all'ascolto delle vittime della Shoah, noi rivendichiamo per ogni essere umano il diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'; noi rivendichiamo la nostra comune umanita', e quindi il dovere di opporci ad ogni potere che nega il valore infinito e l'eguaglianza di diritti di ogni persona; il dovere di opporci ad ogni potere rapinatore; il dovere di opporci ad ogni potere violatore della regola aurea che fonda l'umana convivenza: agisci nei confronti delle altre persone come vorresti che le altre persone agissero verso di te.
La memoria delle vittime della Shoah ci convoca a sentire piu' intensamente che siamo un'unica umana famiglia; ci convoca alla lotta per salvare le vite e difendere la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani; ci convoca quindi all'antifascismo, ci convoca alla nonviolenza: alla lotta concreta e coerente, nitida e intransigente, contro tutte le menzogne e le violenze.
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Il nazismo non ha vinto finche' tu non dimentichi le sue vittime; il nazismo non ha vinto finche' tu rechi soccorso qui ed ora a chi qui ed ora di soccorso ha bisogno; il nazismo non ha vinto finche' tu prosegui nell'impegno in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di ogni essere umano, nella lotta nonviolenta per la liberazione dell'umanita', per la condivisione dei beni, affinche' ogni persona doni secondo le sue capacita' e riceva secondo i suoi bisogni.
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Il ricordo delle vittime della Shoah illumina il nostro discernimento; il ricordo delle vittime della Shoah ci convoca a contrastare il male facendo il bene; nel ricordo delle vittime della Shoah lottiamo ogni giorno contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni, contro tutte le oppressioni, e contro ogni vile egoismo, contro ogni stolida indifferenza.
Pace, disarmo, smilitarizzazione: il primo diritto di ogni essere umano e' il diritto di non essere ucciso, il diritto alla vita.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Siamo una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

17. NEL GIORNO DELLA MEMORIA DELLA SHOAH (2018)

Risorgano i volti di tutte le vittime.
Di tutte le vittime risuoni la voce.
Ogni essere umano senta e adempia di tutte le vittime l'appello.
E quell'appello chiaro e forte dice: tu opponiti a tutte le uccisioni, tu opponiti a tutte le persecuzioni, tu opponiti a tutte le oppressioni, tu opponiti a tutte le violenze.
Riconosci l'umanita' di ogni essere umano.
Ad ogni essere umano nel bisogno reca il tuo aiuto senza esitazioni.
Non permettere che il fascismo vinca.
Sii tu la resistenza all'inumano.
Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.

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LA NONVIOLENZA CONTRO IL RAZZISMO
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XX)
Numero 129 del 26 gennaio 2019
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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