[Nonviolenza] Voci e volti della nonviolenza. 979



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIX)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Numero 979 del primo ottobre 2018

In questo numero:
1. "Verita' e dignita' umana nella ricerca filosofica e nella testimonianza morale e civile di Enzo Paci". Un incontro di riflessione a Viterbo
2. Emilio Renzi: Enzo Paci
3. Alcuni testi del mese di luglio 2018 (parte quarta)
4. Una segnalazione alla Presidente del Senato
5. Dieci evidenze. Un appello per la verita' e la legalita' che salva le vite
6. Non chiudere gli occhi dinanzi a una strage

1. INCONTRI. "VERITA' E DIGNITA' UMANA NELLA RICERCA FILOSOFICA E NELLA TESTIMONIANZA MORALE E CIVILE DI ENZO PACI". UN INCONTRO DI RIFLESSIONE A VITERBO

Si e' svolto la mattina di lunedi' primo ottobre 2018 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di riflessione in memoria di Enzo Paci (1911-1976).
Nel corso dell'incontro e' stata rievocata la figura dell'illustre filosofo e sono state lette e commentate alcune pagine dalle sue opere maggiori.
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Nel ricordo di Enzo Paci le persone partecipanti all'incontro hanno riaffermato il loro impegno contro il razzismo e contro tutte le violenze e le oppressioni.
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Le persone partecipanti all'incontro hanno condiviso la lettera al Presidente della Repubblica del 29 settembre scorso (il cui testo di seguito si riproduce) affinche' non ratifichi l'incostituzionale decreto razzista approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 settembre 2018 che intende introdurre in Italia un criminale ed infame regime di apartheid.
"Al Presidente della Repubblica
Oggetto: segnalazione di profili di flagrante incostituzionalita' di norme contenute nello schema di decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 settembre 2018 recante "Misure urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, etc." (cosiddetto "decreto sicurezza")
Egregio Presidente della Repubblica,
lo schema di decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 settembre 2018 recante "Misure urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, etc." (cosiddetto "decreto sicurezza"), attualmente sottoposto al suo esame, presenta evidenti profili di incostituzionalita' come segnalato da numerosi giuristi, operatori umanitari, rappresentanti delle istituzioni, autorevoli personalita' della vita civile e della riflessione morale.
Esso intende introdurre nell'ordinamento flagranti violazioni di fondamentali diritti, misure prefiguratrici di un regime di apartheid, palesi elementi di discriminazione e persecuzione razzista: tutto cio' e' semplicemente criminale e totalmente incompatibile con la Costituzione della Repubblica italiana, con lo stato di diritto, con la democrazia, con il rispetto dei diritti umani.
Siamo pertanto ad aggiungere la nostra voce a quella di tante altre persone nel chiederle di rigettare le parti palesemente incostituzionali, criminali, persecutorie e razziste di quello sciagurato provvedimento di un governo barbaro e folle che fin dal suo insediamento sta attuando una scellerata politica eversiva di flagrante violenza razzista".
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Le persone partecipanti all'incontro hanno altresi' condiviso l'appello "Denunciamo i ministri criminali" il cui testo di seguito si riproduce ancora una volta.
"Chiediamo ancora una volta a tutte le persone di volonta' buona ed a tutte le associazioni democratiche di denunciare i ministri responsabili di gravissimi crimini.
Chiediamo di scrivere a tutte le Procure della Repubblica, a tutti i Presidenti dei Tribunali, a tutti i Questori ed a tutti i Prefetti, a tutti i Sindaci ed a tutti i Presidenti delle Province e delle Regioni, come ai Presidenti delle Camere ed al Presidente della Repubblica, affinche' i pubblici ufficiali che ne hanno il dovere d'ufficio, avendo ricevuto la "notitia criminis" relativa ai gravissimi reati commessi dai ministri criminali, promuovano la necessaria e obbligatoria azione penale nei loro confronti.
Infatti alcuni ministri del governo in carica da mesi stanno commettendo gravissimi reati:
- impediscono che siano accolti e soccorsi nei porti italiani i superstiti di naufragi, cosi' commettendo il reato di omissione di soccorso;
- diffamano, aggrediscono e sabotano soccorritori volontari che salvano vite umane nel Mediterraneo, cosi' ostacolando quei salvataggi ovvero favoreggiando de facto l'abbandono di naufraghi alla morte;
- operano al fine di impedire che le vittime superstiti dei lager libici possano trovare salvezza in Europa, adoperandosi affinche' esse non riescano a lasciare la Libia e siano riconsegnate di fatto ai loro aguzzini;
- propagandano stereotipi razzisti ed istigano al disprezzo e all'odio razzista e religioso;
- minacciano schedature razziste in palese violazione della Costituzione;
- fanno l'apologia di azioni ed espressioni razziste, cosi' favoreggiandole e di fatto istigando al razzismo;
- sminuiscono la gravita' di gravissimi fatti di violenza razzista, negando che di razzismo si tratti.
Questi ministri stanno commettendo reati gravissimi, e li stanno commettendo abusando delle loro pubbliche funzioni e violando la Costituzione della Repubblica italiana cui pure hanno giurato fedelta'.
E' dovere e diritto di ogni cittadino segnalare alle competenti magistrature questi reati chiedendo che si avvii la necessaria e doverosa azione penale che quei reati faccia cessare e condanni i ministri che li hanno commessi.
Ci verra' chiesto conto del nostro atteggiamento di fronte alla violenza razzista oggi dispiegata; ebbene, che ognuno di noi possa dire: non fui complice delle persecuzioni razziste, non fui complice dell'omissione di soccorso che condannava a morte innumerevoli innocenti, non fui complice del regime di segregazione e schiavismo che criminali poteri pretesero imporre nel nostro paese; non fui complice, mi opposi, mi adoperai in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, in difesa della Costituzione della Repubblica italiana, in difesa della democrazia, in difesa dello stato di diritto, in difesa della civilta', in difesa dell'umanita'.
Ad ogni persona rispettosa e sollecita della dignita' umana propria ed altrui chiediamo di impegnarsi per le dimissioni del governo delle persecuzioni razziste e dell'omissione di soccorso; chiediamo di impegnarsi a segnalare alle competenti magistrature la "notitia criminis" dei reati commessi dai ministri del governo della disumanita' affinche' essi siano processati e condannati secondo le leggi vigenti.
L'Italia e' una repubblica democratica, uno stato di diritto, un paese civile.
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.
L'omissione di soccorso e' il piu' infame dei delitti.
Salvare le vite e' il primo dovere".

2. PROFILI. EMILIO RENZI: ENZO PACI
[Dal Dizionario biografico degli italiani, volume 80 (2014), nel sito www.treccani.it, riprendiamo il seguente profilo]

Enzo Paci nacque a Monterado (Ancona) il 18 settembre 1911, da Corrado, veterinario, e da Maria Sbriscia, ambedue di Senigallia.
Frequento' il liceo a Cuneo, dove il padre si era trasferito per lavoro, e si iscrisse alla facolta' di lettere e filosofia dell'Università di Pavia. In quella sede segui' soprattutto le lezioni dello studioso di filosofia greca Adolfo Levi. Dopo due anni passo' all'Universita' di Milano, attratto dal filosofo Antonio Banfi, con cui si laureo' nel 1934 discutendo una tesi destinata a diventare la sua prima opera a stampa: Il significato del Parmenide nella filosofia di Platone (Messina-Milano 1938).
I corsi di Banfi vertevano su Edmund Husserl, Georg Simmel, Friedrich Nietzsche e Georg Wilhelm Friedrich Hegel, all'insegna di un razionalismo critico che rifiutava l'idealismo di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile, cui contrapponeva una visione della ragione come problematicismo umanistico. Dal maestro Paci apprese la fenomenologia husserliana e assorbi' un'idea e una pratica non settoriali della cultura. Ne derivo' la propensione a una fenomenologia delle espressioni culturali che non negava anzi rafforzava la speculazione teoretica.
Dell'esistenzialismo che veniva affermandosi in Francia e in Germania, Paci offri' una lettura in cui Soeren Kierkegaard, Karl Jaspers e Jean Wahl prevalevano su Martin Heidegger: l'esistenza e' colta come possibilita', quindi e' liberta' in opposizione a ogni determinismo e nichilismo. Lungo questa interpretazione Paci incontro' Nicola Abbagnano, diventando con lui il capofila dell''esistenzialismo positivo'. Insieme, nel 1943, condussero per la rivista "Primato, lettere e arti d'Italia", di Giuseppe Bottai, l'inchiesta sull'esistenzialismo, destinata a restare un riferimento nella storia della filosofia italiana del Novecento.
Nel 1940, diventato nel frattempo docente nei licei (Parma, Padova), si sposo' con Elena Fagiolo, docente di materie scientifiche.
Nello stesso anno raccolse i saggi del periodo in Pensiero, esistenza e valore (Messina-Milano), dove 'valore' e' cifra della trascendenza, mediazione tra l'assoluto del pensiero e la finitezza dell'esistenza. E' il senso della fondazione che nel Paci maturo sarebbe diventata tensione alla verita'; quando l'esistenza si fa valore l'individuo assurge a dignita' di persona.
Alla politica complessiva di un Bottai mediatore tra le diverse anime del fascismo puo' essere ricondotta in ultima analisi l'attivita' pubblicistica di Paci nelle riviste dette giovanili degli anni Trenta. La riflessione banfiana sulla crisi dello spirito europeo come contrasto tra teoresi filosofica e totalita' statuali si trasformo' in lui in un interesse per il rapporto tra impegno politico e societa' che, in forme anche molto diverse, resto' una costante di tutto il suo itinerario. Negli inediti quaderni di appunti, studiati da Amedeo Vigorelli, un ventenne Paci aveva cercato in Croce e in Gentile e soprattutto in Piero Gobetti una chiave di spiegazione della crisi della societa' italiana nel primo dopoguerra. Il fallimento della 'rivoluzione liberale' di Gobetti e prima ancora della democrazia parlamentare lo porto' a condividere una visione della civilta' italica quale fondamento e centro della civilta' europea e quindi del 'nuovo ordine' da costruire, esprimendosi con toni vitalistici.
Il momento della verita' giunse quando, richiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale, catturato dopo l'8 settembre in Grecia e deportato negli Oflag (campi di prigionia per ufficiali) di Beniaminowo in Polonia e poi di Wieztendorf presso Amburgo, Paci rifiuto' di aderire alla Repubblica sociale italiana (RSI), il che gli avrebbe permesso di rientrare in Italia. Testimonianze indipendenti (Antonio Rossi, Alessandro Natta) attestano che si adopero' sul piano morale per i commilitoni e fu apprezzato docente nei corsi organizzati nelle baracche.
Le lezioni su Thomas Mann, Thomas Stearns Eliot, Rainer Maria Rilke, Paul Valery, Marcel Proust furono raccolte in Esistenza e immagine (Milano 1947). Del resto lo stesso Ingens sylva. Saggio sulla filosofia di G. B. Vico (ibid. 1949) puo' esser letto come una metafora della prigionia nella 'barbarie', e non solo perche' l'occasione esterna fu il casuale possesso di un esemplare della biografia di Fausto Nicolini sul giovane Vico.
A Wieztendorf Paci entro' in contatto con un ufficiale francese prigioniero dal 1940, il filosofo Paul Ricoeur, che stava traducendo il primo libro delle Ideen di Husserl e strinse con lui un'amicizia duratura. Dopo il rientro in Italia, il 20 agosto 1945, pote' abbracciare la figlia Francesca Romana, nata due anni prima, e rivide Banfi.
Nel diario, conservato nell'Archivio Enzo Paci, a Banfi che gli comunicava la sua adesione al Partito comunista italiano (PCI) parlando di 'richiamo alla vita', Paci oppose: "Un giorno lo sentii anch'io. Ma proprio perche' non sapevo vivere e la vita mi mancava [...] anch'io disprezzavo il puro uomo di cultura - una posizione che la mia anima ha duramente scontato [...] in quei due anni di ascesi di fronte all'assoluto e alla morte [...] Vivere nell'immanenza portando in se' il senso della trascendenza".
La saturazione della problematica esistenzialistica e la ripresa del confronto con lo storicismo italiano furono sviluppate in Il nulla e il problema dell'uomo (Torino 1950) e in Esistenzialismo e storicismo (Milano 1950).
Nel secondo si coagulo' un dialogo iniziato dieci anni prima con Croce, cui Paci obiettava che la categoria del vitale o utile o economico precede le altre forme dello spirito, le quali dunque da essa nascono. Percio' esistenza e conflitto ossia esistenzialismo e storicismo non erano necessariamente antitetici. Il nulla e il problema dell'uomo e' un'argomentazione a favore di un umanesimo che si avvale del neokantismo di Ernst Cassirer non meno che del Mondo magico di Ernesto de Martino: un etnologo inquieto cui Paci dedico' sempre una ricambiata attenzione.
Nel 1951 Paci fondo' "aut aut. Rivista di filosofia e di cultura". L'ascendenza kierkegaardiana del titolo va integrata con una dichiarazione nell'editoriale Civilta' o barbarie (1, pp. 3-5), che rimandava alla battaglia laica per la 'liberta' della cultura', cui attendevano Norberto Bobbio e Umberto Campagnolo. Coadiuvato da Gillo Dorfles, da Luigi Rognoni e negli anni da piu' giovani collaboratori, "aut aut" si ritaglio' presto un risalto anche internazionale dovuto alla varieta' e modernita' degli scritti ospitati, che andavano dall'architettura alla musica, dalla pittura alla poesia. Paci ebbe rapporti stretti con gli architetti razionalisti milanesi (Ernesto Rogers, Lodovico Belgiojoso) e fu nella redazione di "Casabella-Continuita'". L'apertura culturale fu parte integrante e significativa dell'approdo filosofico cui giunse all'inizio degli anni Cinquanta e che chiamo' 'relazionismo'.
Nello stesso 1951 vinse la cattedra di filosofia teoretica a Pavia dove insegno' fino al 1958.
Dall'esistenzialismo al relazionismo (Messina-Firenze 1957) ricolloco' sin dal titolo il piu' focalizzato Tempo e relazione (Torino 1954 [Milano 1965]), nei termini della ricerca di un fondamento piu' proprio. Il relazionismo e' una 'filosofia del tempo', della sua 'irreversibilita'' e dei processi delle situazioni esistenziali e degli sviluppi delle scienze e delle tecniche. E' evidente il debito nei confronti dell'organicismo di Alfred North Whitehead. In questo sviluppo l'uomo dell'esistenzialismo sfugge a una possibile estenuazione, perche' il soggetto e' in una "visione 'relazionata' della cultura, dell'arte, della vita" (p. 11) e si apre alla storicita' concreta, di contro insomma alle assolutizzazioni disincarnate dell'idealismo e dello scientismo. Nella relazionalita' del finito Paci innesto', oltre a una rilettura dello 'schematismo trascendentale' di Kant in quanto sintesi tra l'empirico e il concettuale, i fondamenti della fenomenologia: il rigore della 'riduzione', la messa tra parentesi dei 'pre-giudizi', l''andare alle cose stesse'.
Cosi' il successivo e pieno 'ritorno a Husserl' fu anche una reinterpretazione del primo Husserl dell'apprendistato banfiano e si inseri' nella Husserl-Renaissance che andava manifestandosi in Europa grazie alla pubblicazione degli inediti a cura di Hermann Leo Van Breda: una strategia di traduzioni e studi il cui acme fu la cura dell'Omaggio a Husserl (Milano 1960).
Il passaggio nel 1958 da Pavia all'Universita' di Milano fu il consolidamento di un ruolo di magistero non dalla sola cattedra, in quanto esercitato anche mediante le case editrici e le conferenze. Nacquero infatti come trasmissioni del Terzo programma della Radio italiana la Storia del pensiero presocratico (Torino 1957) e La filosofia contemporanea (Milano 1957; nuova ed. accresciuta, ibid. 1974), nonche' L'opera di Dostoevskij (Torino 1956).
I saggi e i corsi su Husserl tra la fine dei Cinquanta e i pieni Sessanta furono pubblicati in due opere tra le sue maggiori: Tempo e verita' nella fenomenologia di Husserl (Bari 1961) e Funzione delle scienze e significato dell'uomo (Milano 1963). La fenomenologia nell'interpretazione paciana e' teleologia, ossia orizzonte di un rapporto intenzionale e intersoggettivo in cui la prima persona, o persona come presenza 'in carne e ossa', eros e bisogno a un tempo, riacquistava un senso pratico-storico anche attraverso la epoche' come esercizio di ascesi.
In mezzo, il Diario fenomenologico (Milano 1961) mostro' la continuita' e l'importanza in Paci della 'scrittura' come cifra dello stretto nesso tra 'Io autobiografico' e 'Io filosofante' (Papi, 1990, pp. 215 s.), mentre la conferenza tenuta a Praga nel 1962 sul Significato dell'uomo in Marx e Husserl mise in chiaro che Paci intendeva raccordare il tema della originarieta' del vissuto con le espressioni contemporanee del rifiuto delle feticizzazioni dell'uomo, della tecnica fine a se stessa e del lavoro alienato, vale a dire, l'ideologismo e l'oggettivazione. La critica dell'economia politica di Marx unitamente al marxismo italiano (Antonio Labriola, Rodolfo Mondolfo, Antonio Gramsci) cerco' riconoscimento (e contraccambio) nel 'precategoriale' husserliano e nelle tesi antimaterialistiche della Critica della ragione dialettica (1960) di Jean-Paul Sartre.
Nei movimenti studenteschi internazionali del Sessantotto Paci scorse il punto di inveramento della sua nuova stagione di rapporto tra impegno e societa' in mutazione e da mutare. Tenne conferenze ai seminari estivi di Korcula in Jugoslavia e in Universita' statunitensi e canadesi. Una riconsiderazione del 'negativo' e un riordinamento del suo intero lavoro filosofico con un rimando finale all'utopia come rinascita di Ernst Bloch, in Idee per una enciclopedia fenomenologica (Milano 1973), chiusero la sua vita sempre attiva.
Mori' a Milano il 21 luglio 1976.
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Opere: Oltre a quelle citate: Principi di una filosofa dell'essere, Modena 1939; Introduzione e scelta a F. Nietzsche, Antologia, Milano 1940; Relazioni e significati I (Filosofia e fenomenologia della cultura), ibid. 1965; Relazioni e significati II (Kierkegaard e Th. Mann), ibid. 1965; Relazioni e significati III (Critica e dialettica), ibid. 1966; Prefazione alla III edizione italiana di E. Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, ibid. 1968; Colloqui con Banfi, in "aut aut", 1986, 214-215, pp. 72-77; Il senso delle parole (1963-1974), a cura di P. A. Rovatti, Milano 1987 (contiene Sulla fenomenologia del negativo, 1974).
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Fonti e bibliografia: Le carte personali e la biblioteca sono conservate presso l'Archivio Enzo Paci a Milano. G. Semerari, L'opera e il pensiero di E. P., in "Rivista critica di storia della filosofia", XXXII (1977), pp. 78-94; Bibliografia degli scritti di E. P., a cura di A. Civita, Firenze 1983, da integrare con Strumenti bibliografici, a cura di A. Sardi, in Omaggio a P., I, Testimonianze; II, Incontri, a cura di E. Renzi - G. Scaramuzza; Attraverso la fenomenologia. L'esperienza filosofica di E. P., in "aut aut", 1986, 214-215; G. D. Neri, 1945: Un confronto teologico-politico fra Banfi e Paci, ibid., pp. 57-71; A. Vigorelli, L'esistenzialismo positivo di E. P. Una biografia intellettuale (1929-1950), Milano 1987; F. Papi, Vita e filosofia. La scuola di Milano: Banfi, Cantoni, P., Preti, Milano 1990, pp. 215-234; Vita e verita'. Interpretazione del pensiero di E. P., a cura di S. Zecchi, Milano 1991; L'esistenzialismo in Italia: i testi integrali dell'inchiesta su "Primato" nel 1943 e la discussione sulla filosofia dell'esistenza fino ai nostri giorni, a cura di B. Maiorca, Milano 1993; A. Natta, L'altra Resistenza. I militari italiani internati in Germania, Torino 1997, p. 65; S. Mancini, L'orizzonte del senso. Verita' e mondo in Bloch, Merleau-Ponty, P., Milano 2005; A. Rossi, Deportato n. 5500. 8 settembre 1943 - 6 settembre 1945, Fasano 2005; In ricordo di un maestro. E. P. a trent'anni dalla morte, a cura di G. Cacciatore - A. Di Miele, Napoli 2009; E. Renzi, E. P. e Paul Ricoeur. In un dialogo e dodici saggi, Milano 2010; Il coraggio della filosofia. "aut aut", 1951-2011, a cura di P. A. Rovatti, Milano 2011; A. Di Miele, Antonio Banfi E. P.: Crisi, eros, prassi, Milano 2012.

3. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI LUGLIO 2018 (PARTE QUARTA)

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di luglio 2018.

4. UNA SEGNALAZIONE ALLA PRESIDENTE DEL SENATO

Alla Presidente del Senato della Repubblica
e per opportuna conoscenza:
al Presidente della Repubblica
al Presidente della Camera dei Deputati
Oggetto: segnalazione relativa alla condotta di un senatore attualmente anche ministro che ha commesso e annunciato l'intenzione di commettere atti immorali e illegali con cio' violando altresi' l'art. 54 della Costituzione; e conseguente richiesta di un suo tempestivo e adeguato intervento in merito.
Egregia Presidente del Senato della Repubblica,
fa parte dell'organo legislativo da lei presieduto un senatore che ha altresi' l'incarico di ministro dell'Interno e vicepresidente del Consiglio dei ministri, e che da anni e' massimo dirigente e principale portavoce di una forza politica che istiga al disprezzo, alla discriminazione e all'odio razziale e religioso.
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Egregia Presidente del Senato della Repubblica,
le segnaliamo i seguenti fatti che peraltro sono gia' tutti di pubblico dominio:
a) il citato senatore e ministro da anni conduce una campagna di propaganda di vera e propria istigazione all'odio razziale e religioso;
b) il medesimo senatore e ministro ha reiteratamente annunciato l'intenzione di procedere a una schedatura etnica delle persone di origine rom (atto palesemente incostituzionale);
c) il medesimo senatore e ministro, imponendo de facto la chiusura dei porti italiani a navi di soccorritori che recavano superstiti di naufragi, non solo sta rendendo piu' difficili le operazioni di soccorso dei naufraghi, ma rende l'Italia responsabile, con il mancato accoglimento dei superstiti, della violazione di fondamentali norme italiane ed internazionali e - flagrantemente - del reato di omissione di soccorso;
d) il medesimo senatore e ministro sta conducendo una campagna di diffamazione, di minaccia, di aggressione e di sabotaggio nei confronti dei soccorritori volontari che stanno salvando le vite dei naufraghi nel Mediterraneo; questa forsennata campagna ha costretto i soccorritori a diminuire i loro interventi di salvataggio, con le ovvie drammatiche conseguenze;
e) il medesimo senatore e ministro sta conducendo un'iniziativa politica tesa di fatto a impedire ai fuggiaschi dai lager libici di giungere in salvo in Europa;
f) il medesimo senatore e ministro, in quanto segretario nazionale del suo partito ha assunto la responsabilita' di una propaganda e di un programma politico in cui sono previsti atti palesemente configurabili come persecuzioni razziste e religiose.
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Egregia Presidente del Senato della Repubblica,
con gli atti sopra citati quel senatore e ministro ha violato altresi' l'art. 54 della Costituzione che stabilisce che "tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge".
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Egregia Presidente del Senato della Repubblica,
questa segnalazione ha tre finalita':
I. rivolgendoci a lei in quanto pubblico ufficiale (e seconda carica dello Stato) le chiediamo di valutare se quanto in essa riportato configuri a carico del senatore e ministro citato una "notitia criminis" tale per cui - nelle forme e nei modi previsti dall'ordinamento - le incomba l'obbligo di procedere a promuovere ope legis un'azione giudiziaria nei suoi confronti;
II. rivolgendoci a lei specificamente in quanto Presidente del Senato di cui il citato ministro e' membro le chiediamo di valutare se quanto in essa riportato configuri a carico del senatore e ministro citato condotte non conformi al dovere di adempiere le funzioni pubbliche allo stesso affidate "con disciplina ed onore" tali per cui - nelle forme e nei modi previsti dall'ordinamento - le incomba il dovere di procedere a promuovere un'iniziativa di carattere amministrativo, regolamentare e/o disciplinare ai sensi delle sue funzioni di Presidente del Senato;
III. e soprattutto le chiediamo di valutare se quanto in essa riportato configuri a carico del senatore e ministro citato violazioni della Costituzione cui pure all'atto di assumere l'incarico ministeriale lo stesso aveva giurato fedelta'; non puo' sfuggirle la particolare, estrema gravita' di quest'ultima circostanza.
Ci sembra evidente che si imponga la necessita' delle dimissioni dei parlamentari ovvero dei ministri riconosciuti responsabili di violazioni della Costituzione; come ci sembra evidente che sia ineludibile dovere di ogni pubblico ufficiale promuovere la necessaria azione giudiziaria nei loro confronti.
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Egregia Presidente del Senato della Repubblica,
poiche' gia' lo scorso mese le abbiamo inviato per conoscenza due esposti indirizzati a varie figure istituzionali e una lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica, puo' forse essere non inutile riprodurli in calce per rammemorarli.
*
Egregia Presidente del Senato della Repubblica,
ringraziandola fin d'ora per l'attenzione e confidando nel suo impegno a verificare quanto segnalato e ad assumere tutti gli eventuali conseguenti provvedimenti di sua competenza, cogliamo l'occasione di questa lettera per ricordare ancora una volta che salvare le vite e' il primo dovere, che l'Italia e' una repubblica democratica, uno stato di diritto e un paese civile, che l'omissione di soccorso e' un reato, che il razzismo e' un crimine contro l'umanita', che un governo che viola la Costituzione si pone ipso facto fuori della legge.
Augurandole ogni bene,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo
Viterbo, 21 luglio 2018
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Allegato primo. "Sicut lex obligat". Una seconda lettera aperta ad alcuni pubblici ufficiali che segnala gravi reati
Al Prefetto di Viterbo
al Questore di Viterbo
al Presidente del Tribunale di Viterbo
e per conoscenza:
al Presidente della Repubblica
alla Presidente del Senato della Repubblica
al Presidente della Camera dei Deputati
Oggetto: una seconda lettera aperta al Prefetto, al Questore ed al Presidente del Tribunale di Viterbo recante la segnalazione di gravi reati commessi e annunciati da personaggi che hanno responsabilita' di governo
Egregio Prefetto,
egregio Questore,
egregio Presidente del Tribunale,
vi scrivo nuovamente, facendo seguito alla mia precedente lettera aperta a voi medesimi indirizzata il 21 giugno 2018, che ad ogni buon fine allego in calce alla presente.
E vi scrivo per segnalarvi quanto segue:
I. che il ministro dell'Interno persiste tuttora, come da anni, in dichiarazioni che si configurano come una propaganda che istiga all'odio razziale, reato previsto e punito dalle leggi vigenti;
II. che lo stesso ministro dell'Interno persiste nel dichiarare la volonta' di procedere ad azioni contro i beni e i diritti delle persone rom, e finanche ad una loro schedatura etnica nonostante che autorevolissime personalita' istituzionali lo abbiano reso edotto che tale misura e' palesemente incostituzionale;
III. che il governo in almeno due specifiche circostanze ha rifiutato di accogliere nei porti italiani imbarcazioni che ospitavano naufraghi soccorsi in mare, con tale rifiuto violando fondamentali norme morali e giuridiche universalmente riconosciute;
IV. che il governo ha condotto nei giorni scorsi una vera e propria campagna di diffamazione, minaccia e aggressione nei confronti di organizzazioni non governative che stanno salvando vite umane in mare: con questa immorale e brutale campagna ostacolando la loro attivita' di salvataggio, e quindi mettendo ancor piu' in pericolo le vite di numerosi innocenti a rischio di naufragio nel Mediterraneo che le organizzazioni non governative si sforzano di trarre in salvo;
V. che non solo nella propaganda delle forze politiche che lo compongono, ma finanche nel suo dichiarato programma di governo, l'attuale esecutivo annuncia e prevede iniziative che si configurano come vere e proprie violazioni dei diritti umani, atti di omissione di soccorso, atti di persecuzione razzista, atti di persecuzione religiosa, flagranti violazioni di norme di legge vigenti e finanche della Costituzione della Repubblica italiana.
Egregio Prefetto,
egregio Questore,
egregio Presidente del Tribunale,
con la presente lettera aperta vi si segnala tutto quanto precede, e che palesemente costituisce "notitia criminis", affinche' in quanto pubblici ufficiali procediate (sicut lex obligat) a promuovere la necessaria azione giudiziaria per far cessare la commissione di reati e punirne ai sensi di legge i responsabili.
L'Italia e' una repubblica democratica, uno stato di diritto, un paese civile: salvare le vite e' il primo dovere.
Augurandovi ogni bene,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo
Viterbo, 29 giugno 2018
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Allegato: testo della lettera del 21 giugno 2018
Al Prefetto di Viterbo
al Questore di Viterbo
al Presidente del Tribunale di Viterbo
e per conoscenza:
al Presidente della Repubblica
alla Presidente del Senato della Repubblica
al Presidente della Camera dei Deputati
Oggetto: una lettera aperta al Prefetto, al Questore ed al Presidente del Tribunale di Viterbo recante la segnalazione di gravi reati commessi e annunciati dal ministro dell'Interno che oggi sara' a Viterbo, reati tali per cui lo stesso dovrebbe dimettersi immediatamente dal suo incarico e nei suoi confronti dovrebbe essere avviata un'azione giudiziaria ai sensi delle leggi vigenti.
Egregio Prefetto,
egregio Questore,
egregio Presidente del Tribunale,
i mezzi d'informazione annunciano che oggi il ministro dell'Interno pro tempore sara' a Viterbo per un'iniziativa di propaganda elettorale.
Segnalo a voi, autorevoli pubblici ufficiali, la seguente notitia criminis.
Il ministro dell'Interno ha commesso gravi reati ed altri ha annunciato di volerne commettere; essi sono:
1. istigazione all'odio razziale attraverso una pluriennale campagna di propaganda razzista;
2. omissione di soccorso avendo proibito l'approdo nei porti italiani di una nave che recava naufraghi raccolti in mare in operazioni coordinate dalla Guardia costiera italiana;
3. intenzione di effettuare una schedatura etnica dei rom e sinti presenti in Italia, misura la cui flagrante incostituzionalita' e' stata dichiarata dallo stesso presidente del Consiglio dei ministri di cui il ministro dell'Interno e' magna pars ed effettuale dominus;
4. enunciazione della volonta' di effettuare atti di umiliazione, vessazione e persecuzione razzista e religiosa, come esplicitato in reiterate dichiarazioni e nello stesso programma di governo.
Egregio Prefetto,
egregio Questore,
egregio Presidente del Tribunale,
poiche' il nostro e' un paese civile, uno stato di diritto, un ordinamento giuridico democratico, il ministro dell'Interno che cosi' caratterizza la sua azione di governo, in palese conflitto con i valori e i principi della Costituzione della Repubblica italiana, in palese conflitto con le norme di legge in Italia vigenti, ha il dovere di dimettersi immediatamente; e tutti i pubblici ufficiali cui giunge la notitia criminis contenuta in questa lettera aperta hanno il dovere di promuovere un'azione giudiziaria nei suoi confronti.
Augurandovi ogni bene,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo
Viterbo, 21 giugno 2018
* * *
Allegato secondo. Al Presidente della Repubblica: una segnalazione e un quesito
Al Presidente della Repubblica italiana
Oggetto: una segnalazione e un quesito
Egregio Presidente della Repubblica,
credo che lei come ogni persona ragionevole sia indignato e crucciato per quanto sta accadendo in questi giorni: un ministro che annuncia una schedatura razzista palesemente incostituzionale; il governo italiano che rifiuta di accogliere i superstiti di naufragi e scatena una campagna di aggressione contro i soccorritori; ministri della Repubblica diuturnamente impegnati in una ripugnante, criminale, ossessiva propaganda di menzogne, di diffamazioni e di odio razzista.
Come tante altre persone (la reale maggioranza del popolo italiano, poiche' il governo dell'estrema destra razzista ha si' a suo sostegno la maggioranza effettiva dei seggi in Parlamento, ma non ha affatto la maggioranza reale dei voti di chi vive in Italia) anch'io la prego di intervenire, nelle forme e nei modi previsti dall'ordinamento, in difesa di tante vite innocenti in grave pericolo, in difesa della legalita' e della democrazia, in difesa della Costituzione della Repubblica di cui e' supremo garante.
Egregio Presidente della Repubblica,
mi permetta inoltre di porle il seguente quesito.
Tra i ministri che alcune settimane fa hanno giurato nelle sue mani fedelta' alla Costituzione della Repubblica ve ne sono alcuni che nella loro propaganda e nel loro programma avevano gia' precedentemente esplicitamente annunciato la volonta' di realizzare persecuzioni razziste e religiose in evidente, flagrante violazione della Costituzione.
Questi stessi ministri, una volta ottenuta la fiducia del Parlamento, hanno subito iniziato a mettere in pratica quanto avevano precedentemente pubblicamente e reiteratamente annunciato dando evidente esecuzione al dichiarato disegno criminoso.
Questi stessi ministri in queste poche settimane hanno gia' commesso flagranti reati ed hanno ripetutamente annunciato l'intenzione di commetterne degli altri in esplicita violazione della Costituzione.
Il quesito che le pongo e' il seguente: poiche' all'atto di giurare fedelta' alla Costituzione questi signori avevano gia' manifestato l'intenzione di violarla, cio' non e' motivo di invalidita' del giuramento reso?
E non implica quindi che il governo attuale, perlomeno nelle persone di alcuni suoi ministri (che peraltro di esso effettualmente sono, ancor piu' che magna pars, maestri e donni), sia in carica illegittimamente?
E non e' necessario che ai ministri rivelatisi ab origine palesemente spergiuri, mendaci, fraudolenti e quindi traditori dell'impegno giurato nelle sue mani siano imposte immediate dimissioni e nei loro confronti si avvii un procedimento giudiziario ai sensi delle leggi vigenti?
Le pongo questo quesito in tutta la sua gravita', con vivissima preoccupazione per l'operato delittuoso e fin disumano del governo e segnatamente di alcuni ministri che non fanno mistero di essere gli effettuali padroni dell'esecutivo nonche' i caporioni dell'estrema destra razzista.
Ringraziandola per l'attenzione ed augurandole ogni bene,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo
Viterbo, 30 giugno 2018

5. DIECI EVIDENZE. UN APPELLO PER LA VERITA' E LA LEGALITA' CHE SALVA LE VITE

1. Nel Mediterraneo da anni tanti esseri umani che cercano di giungere in Europa muoiono annegati; e chi non li soccorre e non li accoglie, ed anzi ostacola i soccorritori, favoreggia la loro morte.
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2. In Libia i migranti subiscono violenze mostruose; e chi si adopera per impedire che lascino la Libia e trovino salvezza in Europa, favoreggia il perpetuarsi di quelle mostruose violenze.
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3. Se i governi europei consentissero di giungere in Europa in modo legale e sicuro a chi ne ha pieno diritto fuggendo da guerre e fame (guerre e fame di cui i governi europei sono spesso storicamente ed attualmente corresponsabili), sarebbe di colpo annientata la mafia dei trafficanti schiavisti e il suo lucrosissimo e ferocissimo ed infamissimo sanguinario mercato.
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4. Negli scorsi anni l'Italia, pur essendo i suoi governi corresponsabili come gli altri governi europei nell'aver creato quel mercato mafioso e schiavista e nell'aver contribuito a creare e perpetuare le storiche ed attuali strutturali tragiche ingiustizie che sono causa prima delle migrazioni, tuttavia si adoperava a vari livelli e in varie forme per salvare le vite nel Mediterraneo, per soccorrere, accogliere ed assistere i naufraghi, come vogliono la legge italiana, il diritto internazionale, il cuore di ogni persona e il comune sentire delle genti.
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5. Il governo attuale invece ha come perno della sua politica la volonta' di non accogliere i naufraghi, di non accogliere i fuggitivi dai lager libici, di non accogliere chi fugge dalle guerre e dalla fame.
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6. Questa politica scellerata del governo italiano attuale si concretizza nei seguenti atti:
a) negare l'approdo in Italia ai naufraghi;
b) diffamare e ostacolare i soccorritori;
c) adoperarsi per impedire che lascino la Libia - cioe' gli orrendi lager libici - gli innocenti che cercano di giungere in salvo in Europa.
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7. Questa politica del governo italiano e' razzista, e' criminale, e' incostituzionale; configura un'omissione di soccorso e costituisce un crimine contro l'umanita'.
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8. Il governo italiano che sta commettendo reati cosi' mostruosi dovrebbe essere costretto alle immediate dimissioni.
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9. I ministri responsabili di reati cosi' mostruosi dovrebbero essere processati e condannati a sensi delle leggi vigenti.
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10. E' dovere di ogni pubblico ufficiale e dell'intero popolo italiano impegnarsi per far cessare questo orrore: impegnarsi per salvare gli esseri umani in pericolo, impegnarsi per difendere ed attuare la legalita' che salva le vite, impegnarsi per far dimettere il governo responsabile di cosi' mostruosi crimini, impegnarsi affinche' siano processati e condannati i ministri responsabili di cosi' mostruosi crimini.

6. NON CHIUDERE GLI OCCHI DINANZI A UNA STRAGE

C'e' che ci scrive che gli sembriamo monomaniacali nel nostro insistere a denunciare l'orrore dell'ecatombe nel Mediterraneo e la scellerata politica razzista del governo italiano che quell'ecatombe favoreggia.
Ma quell'ecatombe e' una realta', e quella politica razzista e' un crimine contro l'umanita'.
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Vi e' una cognizione condivisa dall'intera umanita' fin dalla notte dei tempi: il dovere di soccorrere, accogliere e assistere i naufraghi. Contro l'intera umanita' il governo italiano sta attuando una politica mostruosa - e' il termine esatto: mostruosa, cioe' disumana - di chiusura dei porti ai superstiti, e addirittura di barbara aggressione ai soccorritori.
Un governo che si macchia del crimine di omissione di soccorso, un governo che non fa mistero del suo programma di persecuzioni razziste, un governo alla merce' dei caporioni dell'estrema destra razzista e golpista che irride il bene (chiamandolo "buonismo") e acquisisce consenso incitando all'odio e al disprezzo delle persone piu' fragili, piu' oppresse, piu' bisognose di aiuto, non e' neppure un governo, ma un'associazione a delinquere.
Un governo che agisce come agisce l'attuale governo italiano nei confronti dei superstiti di naufragi e nei confronti dei soccorritori che salvano vite umane innocenti, precipita il nostro paese nella barbarie.
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L'Italia essendo una repubblica democratica, uno stato di diritto, un paese civile, non puo' essere governata da un barbaro regime razzista che viola leggi fondamentali e agisce in modo disumano.
E' dovere di ogni cittadino italiano insorgere, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, in difesa della legalita' che salva le vite, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
E' dovere di ogni cittadino italiano insorgere, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, in difesa della legalita' che salva le vite, affinche' il governo della disumanita' si dimetta immediatamente.
E' dovere di ogni cittadino italiano insorgere, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, in difesa della legalita' che salva le vite, affinche' i ministri responsabili di omissione di soccorso e di crimini contro l'umanita' siano processati e condannati ai sensi delle leggi vigenti.
E' dovere di ogni cittadino italiano insorgere, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, in difesa della legalita' che salva le vite, in difesa della civilta', in difesa dell'umanita'.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIX)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Numero 979 del primo ottobre 2018
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