[Nonviolenza] Telegrammi. 2135



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2135 del 13 ottobre 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Il punto fermo

2. In memoria di Erich Auerbach

3. Hic et nunc, quid agendum

4. Pasquale Pugliese: Da Kunduz ad Ankara, il varco attuale della storia e' nonviolenza o barbarie

5. Daniele Taurino: L'aggiunta nonviolenta e' antimilitarista

6. Mao Valpiana: Ecco dove sono i pacifisti. Chi li cerca li trova

7. Movimento Nonviolento, Peacelink e Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo: Un appello per il 4 novembre: "Ogni vittima ha il volto di Abele"

8. Verso la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne" del 25 novembre

9. Segnalazioni librarie

10. La "Carta" del Movimento Nonviolento

11. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. IL PUNTO FERMO

 

Il punto fermo e' opporsi alle uccisioni. A tutte le uccisioni.

E quindi a tutte le guerre. A Tutte le stragi. A tutti gli omicidi.

A tutti le armi, che sempre e solo servono a uccidere.

A tutti gli eserciti, a tutti gli armati.

Il punto fermo e' opporsi alle uccisioni. A tutte le uccisioni.

*

Salvare le vite e' il primo dovere.

Non essere uccisi e' il primo diritto.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. ANNIVERSARI. IN MEMORIA DI ERICH AUERBACH

 

Ricorre oggi, 13 ottobre, l'anniversario della scomparsa di Erich Auerbach (Berlino, 9 novembre 1892 - Wallingford, 13 ottobre 1957).

*

Anche nel ricordo e alla scuola di Erich Auerbach proseguiamo nell'azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' e la biosfera.

 

3. REPETITA IUVANT. HIC ET NUNC, QUID AGENDUM

[Riproponiamo ancora una volta]

 

Occorre soccorrere, accogliere, assistere tutti gli esseri umani in fuga dalla fame e dalle guerre.

Occorre riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in modo legale e sicuro nel nostro paese.

Occorre andare a soccorrere e prelevare con mezzi di trasporto pubblici e gratuiti tutti i migranti lungo gli itinerari della fuga, sottraendoli agli artigli dei trafficanti.

Occorre un immediato ponte aereo di soccorso internazionale che prelevi i profughi direttamente nei loro paesi d'origine e nei campi collocati nei paesi limitrofi e li porti in salvo qui in Europa.

Occorre cessare di fare, fomentare, favoreggiare, finanziare le guerre che sempre e solo consistono nell'uccisione di esseri umani.

Occorre proibire la produzione e il commercio delle armi.

Occorre promuovere la pace con mezzi di pace.

Occorre cessare di rapinare interi popoli, interi continenti.

In Italia occorre abolire i campi di concentramento, le deportazioni, e le altre misure e pratiche razziste e schiaviste, criminali e criminogene, che flagrantemente confliggono con la Costituzione, con lo stato di diritto, con la democrazia, con la civilta'.

In Italia occorre riconoscere immediatamente il diritto di voto nelle elezioni amministrative a tutte le persone residenti.

In Italia occorre contrastare i poteri criminali, razzisti, schiavisti e assassini.

L'Italia realizzi una politica della pace e dei diritti umani, del disarmo e della smilitarizzazione, della legalita' che salva le vite, della democrazia che salva le vite, della civilta' che salva le vite.

L'Italia avvii una politica nonviolenta: contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' e la biosfera.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Salvare le vite e' il primo dovere.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

4. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: DA KUNDUZ AD ANKARA, IL VARCO ATTUALE DELLA STORIA E' NONVIOLENZA O BARBARIE

[Dal sito www.azionenonviolenta.it riprendiamo il seguente intervento.

Su Pasquale Pugliese riportiamo la seguente breve nota autobiografica: "dopo gli studi filosofici, durante i quali ho approfondito in particolare il pensiero di Aldo Capitini, per diversi anni ho svolto l'educatore nei servizi educativi del Comune di Reggio Emilia. Oggi mi occupo di progettazione e supervisione educativa e di politiche giovanili. Inoltre, curo percorsi e laboratori di approfondimento e formazione sui temi della cultura di pace, della convivenza interculturale e dell'educazione alla nonviolenza, oltre a svolgere la formazione generale per i volontari in Servizio Civile Nazionale, in particolare sulle questioni legate alla storia dell'obiezione di coscienza ed alla "difesa civile" della Patria. Sono impegnato da molti anni nel Movimento Nonviolento, oggi nella segreteria nazionale, e faccio parte della redazione di 'Azione nonviolenta', rivista fondata nel 1964 da Aldo Capitini (www.nonviolenti.org). A Reggio Emilia, dove ho scelto di vivere, dopo aver partecipato negli anni a reti, coordinamenti e campagne, ho contribuito a fondare e ad animare la Scuola di Pace (www.sdp-re.it)"]

 

Aldo Capitini, durante la sua militanza antifascista clandestina che formo' una generazione di resistenti, nel 1937 riusciva a dare alle stampe alcune dense note in un libro il cui titolo - Elementi di un'esperienza religiosa - consentira' di aggirare la censura fascista. "Tanto dilagheranno violenza e materialismo, che ne verra' stanchezza e disgusto - scriveva nelle prime pagine - e dalle gocce di sangue che colano dai ceppi della decapitazione salira' l'ansia appassionata di sottrarre l'anima ad ogni collaborazione con quell'errore, e di instaurare subito, a partire dal proprio animo (che e' il primo progresso), un nuovo modo di sentire la vita: il sentimento che il mondo ci e' estraneo se ci si deve stare senza amore, senza un'apertura infinita dell'uno verso l'altro, senza una unione di sopra a tanto soffrire. Questo e' il varco attuale della storia". Non aver attraversato quel varco fara' si' che, di li' a qualche anno, ancora una volta - per dirla con Karl Kraus - "personaggi da operetta" avrebbero recitato la tragedia dell'umanita'. E la recitano ancora.

Oggi - a settanta anni dalla conclusione della seconda guerra mondiale e a venticinque dall'abbattimento del muro di Berlino - ci troviamo incredibilmente immersi nella "terza guerra mondiale diffusa" (come ha definito efficacemente la situazione attuale papa Francesco) alimentata da una furiosa corsa agli armamenti che non provoca piu' la guerra e la violenza solo come "continuazione della politica con altri mezzi" (von Clausewitz), ma la promuove come unico mezzo di politica internazionale a disposizione dei governi e dei gruppi di potere per affrontare o, sempre piu' spesso, creare i conflitti armati. Una guerra generalizzata di tutti contro tutti, che produce terrore e terrorismi, alimenta esodi biblici di popoli in fuga, alza muri, fili spinati e cavalli di frisia tra i confini, anche in quella stessa Europa che pare non abbia appreso nulla da un secolo di guerre mondiali. In questo scenario - nel quale sembra non esserci alcuna alternativa alla follia delle guerre ed al potenziamento internazionale dello strumento militare - il varco della storia e' piu' che mai quello indicato dal Capitini: obiettare alla retorica bellicista ed al mestiere delle armi, non arruolare le menti alla logica del nemico, promuovere il disarmo culturale e militare, costruire le alternative nonviolente di intervento nei conflitti. Insomma aprire altri varco di possibilita' che passano necessariamente per la diserzione di quelle che sempre Karl Kraus ha chiamato "le sacre nozze tra stupidita' e potenza", che ancora oggi continuano ad essere tragicamente celebrate ad ogni latitudine del pianeta. Ed alle quali anche il nostro Paese, spesso e volentieri, si auto-invita.

Probabilmente il tentativo di praticare questa diserzione e' stata la vera colpa dei pacifisti turchi che sabato scorso sono stati massacrati a centinaia - tra morti e feriti - da due esplosioni all'avvio della marcia per la pace di Ankara. Giovani e meno giovani che marciavano per la democrazia e la pace, contro la ripresa della campagna militare dell'esercito turco nelle regioni abitate dal popolo kurdo, gia' sotto l'attacco del fondamentalismo islamico. Il governo turco - che da mesi ricorre a violenze contro tutte le opposizioni interne - non sembra privo di responsabilita' rispetto a questa azione terrorista, a conferma che guerra e terrorismo sono sempre facce della stessa medaglia. Del resto la Turchia e' uno dei componenti strategici della Nato, di cui i cacciabombardieri statunitensi lo scorso 3 ottobre hanno colpito l'ospedale di "Medici senza frontiere" a Kunduz in Afghanistan, facendo 22 vittime tra medici, infermieri e pazienti. Seminando il terrore per combattere il terrorismo.

Le stragi di Ankara e di Kunduz dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, che l'impegno per la pace e' temuto da tutti i poteri di guerra. Eppure, questo mese si era aperto con la Giornata internazionale della Nonviolenza. Quando nel 2007 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite istitui' questa Giornata - il 2 ottobre compleanno di Gandhi - le spese militari mondiali ammontavano a circa 1.400 miliardi di dollari e si contavano 29 guerre in corso. Oggi, nel 2015, a fronte di 33 conflitti armati, la spesa militare mondiale e' di circa 1.800 miliardi di dollari: e' come se ogni due anni si aggiungesse una nuova guerra a quelle gia' in corso - che intanto non si risolvono - che richiede nuove armi, e quindi nuovi costi, provoca ulteriori vittime, genera nuovo terrorismo, produce altri profughi in un esodo ormai incontenibile. Ormai non ci sono piu' alibi, come ha scritto in occasione del 2 Ottobre il Movimento Nonviolento - fondato proprio da Aldo Capitini - "il varco attuale della storia" e' piu' che mai questo: "nonviolenza o barbarie".

 

5. RIFLESSIONE. DANIELE TAURINO: L'AGGIUNTA NONVIOLENTA E' ANTIMILITARISTA

[Dal sito www.azionenonviolenta.it riprendiamo il seguente intervento.

Daniele Taurino si e' laureato in filosofia alla "Sapienza" di Roma con una tesi su Carlo Michelstaedter, fa parte del Movimento Nonviolento, e' tra i fondatori e responsabile del Centro territoriale del Litorale Romano ed e' il coordinatore del gruppo "giovani" del Movimento Nonviolento]

 

"Aprite i giornali in qualunque periodo, e, in ogni momento, vi troverete il punto nero causa di una guerra possibile [...] la rapacita' non ha mai tregua, e continuamente si guerreggia, ora qua ora la', come sulle frontiere e sugli avamposti; e la guerra vera, cioe' una gran guerra, puo' scoppiare da un momento all'altro". Queste le parole, pubblicate in Italia da "Vita internazionale" il 20 gennaio del 1899, del profeta disarmato Tolstoj. La Grande Guerra, di cui tra poco partiranno in Italia le "celebrazioni" per il Centenario, sarebbe scoppiata di li' a 15 anni, mentre pochi giorni prima di quel Natale sarebbe nato il nostro Aldo Capitini.

Il meccanismo della violenza che l'aggiunta nonviolenta vuole scardinare e' lo stesso meccanismo della natura umana, ci dice ancora Tolstoj facendoci balenare la verita' dinanzi agli occhi: "Se l'americano desidera la strapotenza e la prosperita' dell'America, come anche la desidera l'inglese, l'olandese, l'abissino, l'armeno, il polacco, il boemo; e tutti quanti hanno la convinzione che non si deve ne' nascondere, ne' sopprimere questi desideri, bensi' andarne superbi e svilupparli in se' e in altri; e se la potenza e la prosperita' di un paese o di una nazione non puo' essere acquistata se non a danno di un paese o di un'altra nazione e talvolta di parecchi paesi e di parecchie nazioni, come mai sarebbe possibile evitare la guerra?".

Per un controcanto di speranza nei riguardi della "trasmutabilita'" dell'umana natura puo' valere una frase di Aldo Capitini: "Se e' vero che gli uomini siano diversamente appassionati e interessati, puo' anche darsi che nel loro cuore ci sia un senso universale di gratitudine e poi anche di partecipazione per chi agisce nel modo piu' puro e piu' nonviolento superando qualsiasi schieramento, in attuazione e al servizio del bene primario della pace".

In ogni caso, come e' possibile evitare la guerra: questa la questione annosa a cui siamo chiamati di volta in volta a rispondere sia teoricamente sia praticamente, anzi cercando di non scindere questi due piani strettamente connessi. Di nuovo possiamo farci aiutare da Tolstoj per impostare la questione con chiarezza e profondita' illuminante: "Ma io dico: perche' la guerra non si faccia, non bisogna fare dei sermoni e pregare Dio per la pace, ne' esortare "english-speaking nations" a stare d'accordo fra di loro per dominare le altre nazioni; ne' formare duplici o triplici alleanze, l'una contro l'altra: ne' concludere matrimoni fra principi e principesse di diverse nazioni, ma bisogna abolire cio' che fa nascere la guerra".

Quando andiamo a dire in giro che la guerra e' brutta con un sorriso ci viene risposto: "e chi non lo sa?"; e' solo quando ci concentriamo sulle cause della guerra, sui movimenti politici e finanziari e culturali della sua preparazione, che compiamo un'attivita' degna da persuasi della nonviolenza.

E la proposta politica del Movimento Nonviolento, al di la' delle contingenze e delle campagne parziali che di volta in volta adottiamo col massimo dell'impegno, e' e deve rimanere chiara, un orizzonte che da' apertura alle nostre piu' svariate iniziative, ma anche un orizzonte aperto che dobbiamo avere il coraggio di portare innanzi agli occhi e la capacita' di condividere con il maggior numero di persone possibili. Non dobbiamo consentire che l'allargamento delle prospettive ad altre questioni urgenti e al compromesso, che e' la sola reale concretizzazione di progetti politici collettivi, ci faccia obliare il perno dell'aggiunta nonviolenta: l'antimilitarismo.

Ricordiamoci le parole di Pietro Pinna: "Cio' su cui non consento e' che questo orientamento porti a sottacere - come avviene da parte degli stessi nonviolenti - la richiesta nell'immediato del disarmo completo unilaterale, che e' quanto e il solo da noi stessi ritenuto valido a scongiurare l'evento bellico. Proponendo altro di mediato, in cui il corpo sociale si adagi soddisfatto e tranquillo, senza chiedere nulla di meglio finche' non venga l'ennesima tragica smentita, ci facciamo proprio noi responsabili del peccato di non farvi sgorgare o lasciar addormentare la consapevolezza dell'immediata esigenza di un completo disarmo. Per cui, chi ne e' persuaso ha il dovere eminente e primario di adoperarsi - in ogni momento, in ogni sede, in ogni circostanza - per disporre gli animi e le cose a questa persuasione, sapendo che il mondo tutto ha un assoluto bisogno, e' in disperata attesa di questa novita' pura, quale varco vitale di questa nostra storia gravida di morte". Con la difficolta' di declinare il disarmo unilaterale come un'attivita' che compete a ognuno di noi - partendo dal proprio io armato - nella e per la quale c'e' sempre da fare qualcosa che e' in nostro immediato potere.

Resta il fatto che l'impegno teorico e pratico per il disarmo unilaterale rimane l'aggiunta politica rivoluzionaria dell'amico della nonviolenza, il terreno preparatorio per eccellenza di una societa' veramente nuova, cosi' inedita e inaudita che non puo' e non deve essere esente da rischi e critiche. E' mai pensabile, infatti, che lasciando la realta' cosi' com'e', senza coltivare un fertile terreno preparatorio, la nonviolenza possa affermarsi di colpo e diventare forza tale da vincere da un giorno all'altro in conflitti tenacemente radicati nel circuito sociale ed economico del mondo globalizzato? Per noi tale assunto e' assolutamente illusorio finche' restiamo, come siamo, in una fase embrionale di costituzione della nonviolenza organizzata - ma e' proprio da questa assenza di  coscienza della propria impreparazione che viene la cronica deriva dei vari movimenti pacifisti, che senz'aver prima posto il rifiuto integrale della guerra alla base del proprio operare, senza nulla cioe' aver fatto in anticipo per costruire un fronte desto e lottante a delegittimare e scalzare lo strumento militare, si ritrovano poi investiti dal torrente della guerra sempre a mani vuote, ridotti semplicemente a condannarla, esecrarla o vanamente contrastarla con gesti d'assoluta irrilevanza, o addirittura a caldeggiarla prendendo la parte dell'uno o dell'opposto belligerante per motivi umanitari, di giustizia e via dicendo.

Dunque l'antimilitarismo, l'abolizione di qualsivoglia esercito, si impone come l'esigenza primaria dappertutto nel mondo, fondamentale per togliere finalmente dalle mani di chiunque lo strumento chiave dello sterminio.

"Questo e' tutto quanto posso dire - concludiamo con la voce severa e affettuosa di Pietro -. Non pretendo e neppure presumo che la scelta del disarmo unilaterale sia la soluzione di questa infernale storia umana bellicosa. Solo un filo di speranza, al livello politico; e al livello individuale, l'unica a cui possa darmi. Quello pero' di cui sono completamente certo, e' che ogni altra scelta che non escluda armi belliche di qualunque genere, sara' un precipitare di voragine in voragine". Ne siamo ancora persuasi.

 

6. RIFLESSIONE. MAO VALPIANA: ECCO DOVE SONO I PACIFISTI. CHI LI CERCA LI TROVA

[Dal sito www.azionenonviolenta.it riprendiamo il seguente intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"); attualmente e' presidente del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa per la nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del comitato scientifico e di garanzia della Fondazione Alexander Langer Stiftung; fa parte del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta istituito presso L'Ufficio nazionale del servizio civile; e' socio onorario del Premio nazionale "Cultura della pace e della nonviolenza" della Citta' di Sansepolcro; ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". E' stato fondamentale ideatore, animatore e portavoce dell'"Arena di pace e disarmo" del 25 aprile 2014 e coordina la campagna "Un'altra Difesa e' possibile". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Notizie minime della nonviolenza in cammino" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010]

 

Ci mancava Beppe Grillo ad intrupparsi nella schiera di coloro che ad ogni rumor di cannoni iniziano a recitare la giaculatoria "ma dove sono i pacifisti?", salvo poi chiudere le orecchie per non ascoltare la risposta, perche', a costoro, dei pacifisti come delle vittime dei conflitti, non interessa proprio nulla, presi come sono dalla vis polemica che gli serve solo per affermare se stessi.

Per chi invece fosse davvero interessato alla risposta, ecco alcune tracce per scoprire dove sono i pacifisti, i disarmisti, i nonviolenti, e soprattutto cosa stanno facendo.

Intanto c'e' da dire che chi non li trova, li cerca nel posto sbagliato. Alimentato dalla cosiddetta grande stampa, e' ancora forte lo stereotipo del pacifista come di colui che se ne sta zitto e buono a casa, e poi, quando scoppia un conflitto armato, corre in piazza con la bandiera arcobaleno a protestare ed invocare la pace. Un pacifismo inane, ottocentesco, gia' superato storicamente, ad inizio novecento, da Tolstoj e da Gandhi, che voltarono pagina passando dal pacifismo imbelle alla nonviolenza attiva. Parafrasando Lenin con Gandhi si puo' dire che "il pacifismo codardo e' la malattia infantile della nonviolenza coraggiosa". Sara' bene, quindi, che i critici del movimento pacifista odierno si aggiornino, poiche' sono rimasti indietro di oltre un secolo.

Oggi il movimento pacifista e nonviolento maturo non si fa dettare l'agenda politica dai titoli di giornale, dagli spot governativi, dalle dichiarazioni estemporanee di qualche Ministro della Difesa; segue una propria strategia, conduce le proprie campagne, costruisce e allarga reti di relazioni, agisce dentro i conflitti reali. Non lo si trova nelle piazza a sbraitare o a fare marce autoreferenziali. Lo si trova a lavorare sul campo, dentro ai movimenti che vogliono cambiare la realta' in meglio.

Prima traccia. Basterebbe seguire l'intensa attivita' della Rete Italiana Disarmo per rendersi conto della capacita' di studio, elaborazione ed analisi che i pacifisti possono mettere in campo: dal controllo dell'export di armi, alle denunce sulle falle del progetto F35. La Rete ha scoperchiato il caso della fornitura di armi italiane all'Arabia Saudita, coinvolta nel conflitto nello Yemen che sta provocando una vera e propria catastrofe umanitaria: la legge sull'export di materiale militare (185/90) vieta espressamente forniture verso paesi in guerra, e su questo si e' aperto un confronto tra pacifisti e governo.

Seconda traccia. E' finalmente in dirittura d'arrivo l'avvio del progetto sperimentale dei Corpi Civili di Pace (sul quale i nonviolenti hanno lavorato per dieci anni), che prevede l'impiego di 1500 giovani del servizio civile per tre anni, per attivita' di pacificazione in aree di conflitto o a rischio; un decreto governativo finanzia questa realta' che concretizza l'idea di vere missioni di pace, civili e non militari.

Terza traccia. La Campagna per la Difesa civile non armata e nonviolenta ha visto la parte migliore del pacifismo italiano coinvolta per la raccolta di firme a sostegno della Legge di iniziativa popolare per istituire un Dipartimento che possa organizzare e finanziare tutte quelle forme di difesa della patria alternative alla difesa armata. Ora quella proposta di legge e' all'attenzione del Parlamento, che ha finalmente la possibilita' di dare piena attuazione all'articolo 52 della Costituzione.

Quarta traccia. Con il Tavolo interventi civili di pace, il pacifismo italiano attua anche una politica di relazioni e solidarieta' internazionale. Volontari italiani partecipano a progetti di riconciliazione e soluzione nonviolenta dei conflitti in luoghi difficili come Baghdad; dal primo al 3 ottobre 500 attivisti si sono ritrovati nei giardini Abu Nawas, sulle sponde del Tigri a Baghdad, nel Forum Sociale Iracheno sulla Pace e la Coesistenza. E' un modo per aiutare la nascita e lo sviluppo dei movimenti nonviolenti anche in contesti di guerra.

Quinta traccia. Organizzazioni come la Conferenza nazionale degli degli Enti di servizio civile e il Forum nazionale Servizio civile, sono fortemente impegnate in un confronto con il governo per la riforma del Terzo settore, nella quale trovi spazio un servizio civile per tutti coloro che chiedono di parteciparvi, costruito con il coinvolgimento delle formazioni sociali e dei livelli istituzionali della Repubblica, in modo tale che i giovani del servizio civile siano protagonisti nell'attuare il dovere costituzionale della difesa della Patria, che non e' solo difesa militare.

Sono solo cinque esempi. Molti altri se ne potrebbero fare. Chi vuole documentarsi seriamente puo' farlo anche consultando le riviste del movimento, come "Azione nonviolenta" e "Mosaico di pace".

Ma non voglio eludere il punto decisivo del dibattito sul pacifismo: "come si fa, con la nonviolenza, a contrastare il terrorismo dello Stato Islamico?". La domanda e' seria, e necessita di una risposta seria. Non si e' mai investito responsabilmente, dunque anche finanziariamente a livello istituzionale, per costruire strutture capaci di agire sul piano internazionale per superare positivamente i conflitti. Anzi, si e' agito e finanziato esclusivamente un tipo di intervento, quello militare, insistendo soprattutto sui bombardamenti aerei. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: guerre diffuse in espansione, aumento del terrorismo che avanza. Allo stato attuale non abbiamo dunque nessuna consistente forza nonviolenta da mettere in campo, mentre l'unica risposta possibile, perche' l'unica preparata, e' quella militare, dei bombardamenti. A questo punto la domanda potrebbe essere rovesciata: "come si fa, con le bombe, a contrastare il terrorismo dello Stato Islamico?", visto che dal 2001 ad oggi gli interventi militari hanno clamorosamente fallito l'obiettivo di debellare il terrorismo. Siamo dentro una tragica spirale: guerra, terrorismo, guerra, terrorismo. Per spezzarla la strada maestra e' quella di prendere finalmente sul serio la nonviolenza e cominciare a praticarla anche sul piano della politica estera. Se non le guerre in corso, forse si riuscira' ad evitare le guerre del futuro.

 

7. REPETITA IUVANT. MOVIMENTO NONVIOLENTO, PEACELINK E CENTRO DI RICERCA PER LA PACE E I DIRITTI UMANI DI VITERBO: UN APPELLO PER IL 4 NOVEMBRE: "OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE"

[Riproponiamo l'appello promosso gia' negli scorsi anni da Movimento Nonviolento, Peacelink e Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo per il 4 novembre: "Ogni vittima ha il volto di Abele"]

 

Intendiamo proporre per il 4 novembre l'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele".

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta' d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.

Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.

Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.

Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.

Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.

Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.

Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.

Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

Movimento Nonviolento, per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Peacelink, per contatti: e-mail: info at peacelink.it, sito: www.peacelink.it

Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo, per contatti: e-mail: nbawac at tin.it e centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

8. REPETITA IUVANT. VERSO LA "GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE" DEL 25 NOVEMBRE

 

Si svolge il 25 novembre la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne".

Ovunque si realizzino iniziative.

Ovunque si contrasti la violenza maschilista e patriarcale.

Ovunque si sostengano i centri antiviolenza delle donne.

Ovunque si educhi e si lotti per sconfiggere la violenza maschilista e patriarcale, prima radice di tutte le altre violenze.

 

9. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Milan Kundera, I testamenti traditi, Adelphi, Milano 1994, 2002, pp. 272.

*

Riedizioni

- Gianni Rodari, Favole al telefono, Einaudi, Torino 1962, Rcs, Milano 2015, pp. 176, euro 7,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

 

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

11. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2135 del 13 ottobre 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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