[Nonviolenza] Telegrammi. 1941



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1941 del 31 marzo 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Pace, disarmo, smilitarizzazione

2. Pasquale Pugliese: Se vuoi la pace difendi la pace. Le ragioni della Campagna "Un'altra Difesa e' possibile"

3. Sergio Bassoli: Per cambiare il corso della storia, le alternative nonviolente esistono

4. Francesco Vignarca: Proposte concrete per attuare la (vera) difesa della patria

5. Martina Pignatti Morano: Corpi di pace per una difesa civile

6. Grazia Naletto: Le armi non ci difendono

7. Enrico Maria Borrelli: Un'altra difesa e' possibile, se davvero la vogliamo

8. Licio Palazzini: Il Servizio Civile universale alla base di una nuova difesa

9. Segnalazioni librarie

10. La "Carta" del Movimento Nonviolento

11. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PACE, DISARMO, SMILITARIZZAZIONE

 

Sosteniamo tutte le iniziative che vanno nella direzione della pace, del disarmo, della smilitarizzazione.

Sosteniamo tutte le iniziative che vanno nella direzione della nonviolenza.

Sosteniamo tutte le iniziative che salvano le vite.

*

Sosteniamo quindi anche la campagna "Un'altra Difesa e' possibile" di raccolta di firme per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare "Istituzione e modalita' di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta".

Non ci sfuggono i limiti di questa iniziativa (ampiamente documentati dagli interventi sovente discutibili che di seguito pubblichiamo estraendoli da un assai utile fascicolo monografico di "Azione nonviolenta"). Riteniamo che essa vada comunque sostenuta.

 

2. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: SE VUOI LA PACE DIFENDI LA PACE. LE RAGIONI DELLA CAMPAGNA "UN'ALTRA DIFESA E' POSSIBILE"

[Da "Azione nonviolenta" n. 605, settembre-ottobre 2014. per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009803 da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19, e-mail: an at nonviolenti.org, siti: www.nonviolenti.org, www.azionenonviolenta.it

Per contattare la segreteria nazionale della campagna "Un'altra Difesa e' possibile": c/o Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009804, e-mail: info at difesacivilenonviolenta.org, sito: www.difesacivilenonviolenta.org

Pasquale Pugliese e' segretario del Movimento Nonviolento]

 

La Campagna "Un'altra difesa e' possibile" per l'istituzione e le modalita' di finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta e' una proposta di legge di iniziativa popolare - uno dei due strumenti di democrazia diretta previsti dal nostro ordinamento (l'altro e' il referendum) - che rappresenta un salto di qualita' per il movimento per la pace. Fino a non molto tempo fa, di fronte alle diverse esplosioni belliche, "i pacifisti" si limitavano a fare appelli o mobilitazioni estemporanee che servivano forse piu' a sentirsi a posto con la coscienza, a dare sfogo alla giusta indignazione, che a fermare realmente le guerre. Neanche l'enorme mobilitazione internazionale di piazza del 2003, contro la seconda guerra nel Golfo, e' riuscita a bloccare o a rimandare la partenza di un solo bombardiere. Oggi - insieme alla Campagna "Taglia le ali alle armi" contro gli F35 che incalza i governi con dati incontrovertibili obbligando i parlamenti a pronunciarsi sui tagli - il movimento per la pace italiano ha avviato un nuovo percorso condiviso, con lo scopo di mettere al centro della propria azione gli unici strumenti davvero efficaci per una lungimirante politica di pace: il disarmo e la costruzione delle alternative alla guerra. Agendo contemporaneamente sul piano organizzativo, politico e culturale.

Sul piano organizzativo si è costituita una nuova alleanza tra il mondo del disarmo, della nonviolenza, del servizio civile nazionale: sei Reti - Rete Italiana Disarmo, Rete della Pace, Tavolo Interventi Civili di Pace, Sbilanciamoci!, Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Servizio Civile - che raggruppano al loro interno gran parte del mondo associativo, sindacale, solidaristico della societa' civile italiana. E' il segno, in particolare, del nuovo incontro, dopo l'epoca dell'obiezione di coscienza, tra l'impegno per la pace e quello per il servizio civile. Se il primo ha avuto come obiettivo, per un periodo importante della nostra Storia, proprio la conquista del diritto al servizio civile, entrambi hanno oggi l'obiettivo di fare un passo avanti per la conquista del diritto alla difesa civile.

Sul piano politico la legge di iniziativa popolare afferma un principio, ribadendolo: nella Costituzione italiana non e' prevista una sola forma di difesa, quella armata, ma i Costituenti, la Corte Costituzionale e una legge dello Stato (la L. 64/2001 istitutiva del Servizio Civile Nazionale) ne sanciscono almeno altre due: a) la difesa dei diritti fondamentali costitutivi della vera "sicurezza", a partire dal diritto al lavoro (non è possibile che l'Italia abbia dieci milioni di poveri, una delle percentuali piu' alte d'Europa, sia tra gli ultimi Paesi come spesa per il welfare, mentre e' tra le prime dieci al mondo per spesa pubblica militare); b) la difesa della pace, attraverso la capacita' di intervento nei conflitti con strumenti differenti dalla guerra, mezzo costituzionalmente ripudiato. Eppure dal 1948 ad oggi e' la Costituzione ad essere stata davvero ripudiata, con la progressiva negazione di queste altre difese, anziche' della guerra che ha visto invece il costante lievitare delle spese militari. Oggi la Campagna "Un'altra difesa e' possibile" vuole rendere effettivo questo principio fornendo direttamente ai cittadini la possibilita' di finanziare lo strumento che puo' renderlo operativo: il Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta.

Sul piano culturale, la Campagna e' in continuita' con l'evento simbolicamente straordinario avvenuto lo scorso 25 aprile all'Arena di Verona - l'Arena di pace e disarmo - da cui e' stata lanciata, insieme al messaggio di convocazione: "oggi la Liberazione si chiama disarmo e la Resistenza si chiama nonviolenza". Cio' ha significato voler raccogliere l'eredita' dei padri Costituenti che, proprio perche' avevano vissuto in prima persona la tragedia della guerra, ne avevano posto la rinuncia con sdegno - il ripudio, appunto - unilaterale e definitivo come mezzo e come strumento, a fondamento del Patto repubblicano. Chiedendo, in questo modo, alle generazioni successive di trovare altri mezzi ed altri strumenti per affrontare e gestire le controversie internazionali. Per dare finalmente sostanza al "ripudio" della guerra, attraverso il depotenziamento dei mezzi che la rendono possibile - le armi - e il potenziamento degli strumenti alternativi di intervento nei conflitti, i mezzi nonviolenti.

La Campagna "Un'altra difesa e' possibile" inoltre e' l'occasione per riflettere collettivamente sul senso della difesa, oggi: da quali minacce la sicurezza del nostro Paese dev'essere difesa? Dalla precarieta', dall'ignoranza, dalle mafie, dal dissesto idrogeologico, dai terremoti... o da pericoli di aggressione bellica internazionale? Per difenderci da queste minacce, reali e costanti, siamo sicuri che le armi piu' efficaci siano quelle che sparano e uccidono, prodotte e commercializzate dalle industrie belliche nazionali e multinazionali, alle quali il bilancio dello Stato versa ingenti somme sottratte alle altre difese?

La legge, composta da quattro articoli, prevede la costituzione del Dipartimento per la difesa civile, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, al quale afferiscono i Corpi civili di pace (di cui una prima sperimentazione e' inserita nella legge di stabilita' del 2013) e l'Istituto di ricerca sulla pace e il disarmo (da istituirsi con apposita legge successiva). Il Dipartimento ha tra i propri compiti piu' importanti la predisposizione di piani per la difesa civile, non armata e nonviolenta, la loro sperimentazione e attuazione; lo svolgimento di attivita' di ricerca per la pace e il disarmo per la graduale sostituzione della difesa armata con quella civile nonviolenta; il favorire la prevenzione dei conflitti armati, la mediazione, la riconciliazione, la promozione dei diritti umani, la solidarieta' internazionale, l'educazione alla pace. Questi sono, di fatto, la declinazione del primo compito indicato dall'articolo 4: "difendere la Costituzione, affermando i diritti civili e sociali in essa enunciati, la Repubblica e l'indipendenza e liberta' delle istituzioni democratiche del Paese".  La realizzazione di questi compiti, specifica l'art. 1, avviene in stretta collaborazione con il Dipartimento per la protezione civile, il Dipartimento dei vigili del fuoco, il Dipartimento della gioventu' e del Servizio civile nazionale.

Le attivita' del Dipartimento saranno inizialmente finanziate attraverso un apposito "Fondo nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta" (art.2) di 100 milioni annui (dei quali solo il 10% utilizzabile per le spese interne di funzionamento), recuperati dalla riduzione delle spese per i sistemi d'arma del Ministero della Difesa (per esempio i caccia F35), ai quali si aggiungeranno man mano le quote derivanti dai cittadini contribuenti, che vorranno versare il 6 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche: una vera e propria "opzione fiscale" a beneficio della difesa civile (art.3). Il budget recuperato direttamente dai cittadini verra' integrato da corrispondenti risparmi nella spesa pubblica sul capitolo "Difesa e sicurezza del territorio", ossia con la dismissione delle caserme (art.4).

La Campagna e', dunque, una grande prova organizzativa, politica e culturale del movimento per la pace. A cento anni dalla "grande guerra", che ha segnato il passaggio moderno e definitivo alla guerra tecnologica, e' giunto ormai il tempo di passare dalla retorica della pace, che prepara sempre nuove guerre, alla politica per la pace che ne prepara e costruisce la difesa. Che essendo "civile, non armata e nonviolenta" ha bisogno della partecipazione di tutti, a cominciare dall'impegno di ciascuno nella raccolta delle firme necessarie.

 

3. RIFLESSIONE. SERGIO BASSOLI: PER CAMBIARE IL CORSO DELLA STORIA, LE ALTERNATIVE NONVIOLENTE ESISTONO

[Da "Azione nonviolenta" n. 605, settembre-ottobre 2014. per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009803 da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19, e-mail: an at nonviolenti.org, siti: www.nonviolenti.org, www.azionenonviolenta.it

Per contattare la segreteria nazionale della campagna "Un'altra Difesa e' possibile": c/o Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009804, e-mail: info at difesacivilenonviolenta.org, sito: www.difesacivilenonviolenta.org

Sergio Bassoli e' impegnato nella Rete della Pace]

 

Stiamo vivendo una fase storica nella quale molti nodi stanno arrivando al pettine: il modello di sviluppo non regge piu', le poverta' e le diseguaglianze anziche' scomparire si rafforzano e si diffondono anche nei paesi industrializzati, le guerre aumentano e fioriscono il mercato delle armi, la corruzione, l'illegalita' e la speculazione finanziaria, i diritti sembrano essere diventati ostacoli e privilegi. Uno scenario quasi apocalittico che va in onda nel nostro pianeta prenotandosi la scena e il tutto esaurito per le prossime stagioni. Sara' la nostra generazione, salvo sorprese, a lasciare in Europa per la prima volta dell'epoca moderna, peggiori condizioni di vita alle future generazioni.

Appunto, salvo sorprese che noi vorremmo far accadere, per cambiare il corso della storia fin qui descritta e trasmessaci come pensiero unico ed assoluto.

Per quei cittadini e cittadine che si riconoscono nell'azione comune, nell'agire dei corpi intermedi propri dell'associazionismo impegnato, democratico e rappresentativo, e' quindi il momento di pensare, proporre e mobilitarsi. Da circa un anno abbiamo intrapreso un nuovo cammino, riunendo tante diverse culture ed esperienze della nostra societa', con un comune obiettivo: costruire una politica di pace, di giustizia sociale, di disarmo, di accoglienza. Riproporre alla politica un orizzonte lungo e proposte concrete, alternative e nuove visioni. Per far cio' il dialogo, il confronto, l'ascolto dell'altro sono approcci, pratiche ed esperienze fondamentali, superando divisioni e protagonismi, come si usa dire oggi "alzando l'asticella" per obiettivi che ogni singola associazione, da sola, non puo' raggiungere ma che uniti, forse, si puo'.

La proposta di legge popolare per una difesa civile e nonviolenta si colloca dentro questo percorso di convergenza e di costruzione di una alternativa politica per il nostro paese.  Rappresenta il passaggio dalla critica all'attuale modello di difesa, militarizzato e orientato ad un nemico che non e' piu' quello del risorgimento o delle grandi guerre del secolo scorso, ad una nuova concezione della difesa come sicurezza dentro un sistema europeo e di convivenza globale. Dove, sempre per rimanere al linguaggio corrente, non si rottama ma si converte, si riqualifica e si valorizza il patrimonio di competenze e di professionalita' al servizio del bene pubblico, della pace e della sicurezza del territorio e dei cittadini. Non e' credibile, per il presente e per le future generazioni, che si continui a proiettare in crescita la spesa militare a livello nazionale ed internazionale, comprimendo la spesa sociale e riducendo al nulla l'investimento nella cooperazione, nella protezione civile ed nell'impiego di corpi civili nella prevenzione e nella ricomposizione delle comunita' vittime delle guerre. L'orizzonte del sistema di difesa deve puntare alla costruzione del sistema multipolare di difesa delle Nazioni Unite, con delega di sovranita' da parte degli stati-nazione, dotando cosi' il sistema del diritto internazionale del suo legittimo strumento di polizia internazionale, affinche' gli stati riducano il proprio investimento e la propria struttura militare, a favore di maggiori investimenti nella cooperazione internazionale, nella protezione civile, nella difesa del territorio e dei beni comuni.

Un orizzonte lungo e irto di ostacoli viste le tendenze e le prove muscolari che gli stati continuano a voler sostenere senza alcuna lettura ed analisi critica dei danni prodotti e delle risorse buttate. Basti solo pensare a quanto speso dal governo Usa e dai suoi alleati per la guerra in Afghanistan e dai risultati raggiunti: i morti, le distruzioni, ed una societa' che non trova pace.  Mentre, invece, una politica diversa, impostata sulla societa' civile, sul ruolo e sulle reti delle comunita' e le leadership locali, con l'impiego di forze d'interposizione nei luoghi e nei momenti opportuni, sempre sotto un mandato Onu, avrebbe certamente prodotto molti meno morti, meno distruzioni ed un nuovo patto tra le diverse comunita' afghane in grado di ricondurre il paese alla riconciliazione ed alla vita democratica. E tanti altri casi noti e d'attualita', come l'Iraq, la Siria, la Libia, per non parlare dello storico conflitto tra Israele e la Palestina, che ciclicamente produce migliaia di morti ammazzati dall'inedia del sistema politico internazionale e dalla cultura della guerra, dovrebbero essere sufficienti per insinuare dubbi e porre riflessioni alle nostre istituzioni, prender atto che quelle ricette e quelle scelte ci stanno distruggendo.

Ed allora noi dobbiamo sorprenderli con una "sorpresa", con proposte concrete, dimostrando che le alternative esistono e che non e' piu' il tempo della paura e della disinformazione, del ricorso alle guerre giuste o alle alleanze dei volonterosi contro il male. La proposta di dar vita ad un nuovo sistema di difesa deve rientrare nelle riforme del nostro paese dentro il quadro di ridefinizione del nostro modello di sviluppo e di relazioni internazionali. Un percorso complesso ma indispensabile ed urgente.

 

4. RIFLESSIONE. FRANCESCO VIGNARCA: PROPOSTE CONCRETE PER ATTUARE LA (VERA) DIFESA DELLA PATRIA

[Da "Azione nonviolenta" n. 605, settembre-ottobre 2014. per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009803 da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19, e-mail: an at nonviolenti.org, siti: www.nonviolenti.org, www.azionenonviolenta.it

Per contattare la segreteria nazionale della campagna "Un'altra Difesa e' possibile": c/o Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009804, e-mail: info at difesacivilenonviolenta.org, sito: www.difesacivilenonviolenta.org

Francesco Vignarca e' coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo]

 

Eccoci, ci siamo. Dopo una lunga gestazione ed un percorso approfondito prende finalmente il via la Campagna della societa' civile per dotare di strutture e risorse la "Difesa civile, non armata e nonviolenta". Una iniziativa voluta dalle principali reti pacifiste, disarmiste e del servizio civile del nostro Paese. Una proposta da festeggiare e da salutare davvero molto positivamente, soprattutto perche' si pone in termini propositivi e di costruzione di alternativa.

Dal mio punto di vista sono soprattutto due gli aspetti da sottolineare in maniera forte. Per prima cosa il fatto che il testo e le dinamiche di Campagna siano state elaborate con un lavoro congiunto e partecipato. Non e' facile in generale realizzare un percorso realmente di questo tipo, e lo e' ancora di meno su questioni delicate e ancora poco esplorate come quelle che l'iniziativa in questione affronta. Dal testo definitivo si evince invece la forza e le esperienze concrete dei molti mondi che si interrogano da tempo sulla possibilita' di una difesa alternativa a quella militare. La sintesi di proposta uscita, davvero condivisa, potra' proprio per questo essere ancora piu' efficace e comunicabile: in essa si riverberano sia le ipotesi di difesa civile gia' presenti, come il Servizio Civile, sia i sogni di una struttura nonviolenta e non armata degli interventi statali nei conflitti: i corpi civili di Pace. Il tutto nella cornice di una Legge di Iniziativa Popolare, scelta appositamente come strumento per favorire la partecipazione di persone ed organizzazioni a questo cammino, oltre che come mezzo per una forte azione di maturazione culturale su disarmo e nonviolenza.

Il secondo aspetto da tenere presente riguarda la tempistica di questa proposta. Secondo le Reti promotrici la Campagna "Un'altra Difesa e' possibile" arriva al momento giusto nella dinamica di attenzione che l'opinione pubblica ha sviluppato negli ultimi anni su temi come la spesa militare, il concetto di difesa, l'efficacia dello strumento militare (in varie declinazioni). Il successo di diverse mobilitazioni disarmiste e dell'azione concreta e approfondita dei gruppi pacifisti ha portato ad una sensibilita' molto alta, negli ultimi tempi. Ed e' quindi importante poterla subito intercettare con una proposta che renda concrete le richieste di Pace da tempo rilanciate dai nostri gruppi ed associazioni, anche se in maniera evocativa e generale. In questo senso l'elemento di un primo grezzo meccanismo di opzione fiscale, che permetta al singolo cittadino di destinare una porzione delle proprie tasse alla Difesa civile e non armata, e' davvero rilevante. Proprio perche' fornisce a ciascuno di noi uno strumento concreto e pratico con cui muoversi, una possibilita' efficace e semplice di sostenere una visione diversa di quel dovere costituzionale alla Difesa sancito dall'articolo 52 della nostra Carta fondamentale.

 

5. RIFLESSIONE. MARTINA PIGNATTI MORANO: CORPI DI PACE PER UNA DIFESA CIVILE

[Da "Azione nonviolenta" n. 605, settembre-ottobre 2014. per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009803 da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19, e-mail: an at nonviolenti.org, siti: www.nonviolenti.org, www.azionenonviolenta.it

Per contattare la segreteria nazionale della campagna "Un'altra Difesa e' possibile": c/o Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009804, e-mail: info at difesacivilenonviolenta.org, sito: www.difesacivilenonviolenta.org

Martina Pignatti Morano fa parte del Tavolo Interventi Civili di Pace]

 

L'associazionismo, le comunita' locali, le chiese e i movimenti sociali italiani si muovono da decenni per costruire ponti di pace e solidarieta' con popolazioni in zone di conflitto, ma queste pratiche non sono finora state riconosciute dalle istituzioni se non in rare occasioni. Non se ne accorge la Farnesina, ma sono molti gli attivisti nonviolenti e operatori di pace in Palestina, Congo, Mozambico, Sri Lanka, nei Balcani e in molte zone calde del pianeta a conoscere il potenziale italiano di trasformazione nonviolenta dei conflitti, a sentirsi protetti e rafforzati dalla presenza sul campo di volontari e professionisti italiani, anche se spesso agiscono per conto di organizzazioni internazionali (Nonviolent Peaceforce, Peace Brigades International, ma anche gli UN Volunteers). Era urgente e necessario che una Campagna nazionale unisse le forze della societa' civile italiana per gridare che un'altra difesa e' possibile e gia' ne esistono, in nuce, gli strumenti. Sono corpi civili di pace, i costruttori di quella pace positiva che intendiamo come cessazione della violenza ma anche come affermazione di diritti umani e giustizia sociale.

Le loro associazioni si coordinano nel Tavolo Interventi Civili di Pace, che promuove l'azione civile, non armata e nonviolenta di operatori che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti, in Italia e all'estero. L'emendamento introdotto a fine 2013 nella Legge di Stabilita', che autorizza la spesa di 9 milioni di euro in tre anni per l'istituzione di un contingente di Corpi Civili di Pace (Ccp), ci fornira' spazio istituzionale per sperimentare questo tipo di interventi tramite il sistema del servizio civile, che gia' ha mandato istituzionale ad attuare la difesa della patria con modalita' non armate. Ma la realta' dell'ultimo decennio ha evidenziato come il Servizio Civile Italiano possa essere solo palestra di pace per giovani volontari, non l'istituzione atta a coordinare gli operatori di un sistema di difesa civile. E' necessario per questo un Dipartimento apposito, che associ il "braccio" dei Corpi Civili di Pace al "cervello" di un Istituto di studi e ricerche sulla costruzione della pace con mezzi civili, e sulle strategie di disarmo.

Solo un'architettura istituzionale di questo tipo, capace di raccordarsi con l'intero sistema gia' esistente di protezione e servizio civile, puo' consentirci di avviare un vero percorso di transarmo, in cui gli strumenti militari vengono gradualmente sostituiti e superati da interventi civili. In quindici anni nel mondo il numero dei formatori, degli operatori e dei corsi universitari di Peacebuilding civile e' cresciuto esponenzialmente, oggi il Segretario Generale delle Nazioni Unite si fa aiutare da un Peacebuilding Support Office (Pbso), il Servizio per l'Azione Esterna dell'Unione Europea e' dotato di un'apposita Conflict prevention, Peace building and Mediation Instruments Division, che offre sostegno ai servizi geografici, alle delegazioni, ai rappresentanti speciali dell'Ue e agli alti dirigenti del Seae nel prendere decisioni in materia di pacificazione, mediazione e prevenzione dei conflitti. E' sufficiente quindi guardare a questi esempi per comprendere che anche l'Italia puo' dotarsi di personale e mezzi di costruzione della pace. L'associazionismo italiano vuole essere protagonista di questa trasformazione, e per questo il Tavolo Interventi Civili di Pace sostiene con forza la campagna "Un'altra difesa e' possibile".

 

6. RIFLESSIONE. GRAZIA NALETTO: LE ARMI NON CI DIFENDONO

[Da "Azione nonviolenta" n. 605, settembre-ottobre 2014. per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009803 da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19, e-mail: an at nonviolenti.org, siti: www.nonviolenti.org, www.azionenonviolenta.it

Per contattare la segreteria nazionale della campagna "Un'altra Difesa e' possibile": c/o Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009804, e-mail: info at difesacivilenonviolenta.org, sito: www.difesacivilenonviolenta.org

Grazia Naletto e' portavoce della Campagna Sbilanciamoci]

 

Agli inizi di ottobre la ministra Pinotti E' tornata a pronunciarsi sul programma di acquisto degli F35 annunciando l'acquisto entro fine anno di altri due velivoli definendolo "indispensabile". Cio' e' accaduto a pochi giorni di distanza dal voto alla Camera di una mozione che impegna il governo a dimezzare il budget destinato al finanziamento del programma.

Le inefficienze tecniche, le pressioni della societa' civile, le migliaia di firme raccolte dalla campagna "Taglia le ali alle armi", le innumerevoli dichiarazioni di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, persino le affannose ipotesi governative di spending review non sembrano sufficienti a indurre il Governo a revocare una scelta che non rispetta la nostra Costituzione e distoglie risorse preziose che potrebbero essere usate molto piu' utilmente in modo diverso.

Ecco una ragione in piu' per partecipare alla campagna "Un'altra difesa e' possibile" che attraverso la proposta di una legge di iniziativa popolare per la "Istituzione e modalita' di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta" intende promuovere un'altra idea di difesa, che vuole fare a meno delle armi.

La proposta intende dare attuazione all'art.11 della nostra Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, rivendicando il diritto dei cittadini a svolgere un ruolo attivo nella difesa del paese attraverso la promozione di interventi civili e non violenti di pace.

Non si tratta solo di raccogliere 50.000 firme per depositare in Parlamento una proposta di legge che prevede l'istituzione di un dipartimento che coordini questo tipo di interventi e introduce la possibilita' che i cittadini contribuiscano al suo finanziamento attraverso lo strumento dell'opzione fiscale del 6 per mille sulla dichiarazione dei redditi.

"Un'altra difesa e' possibile" e' un'occasione per rilanciare nel paese una campagna culturale diffusa e capillare a sostegno delle politiche di pace, alternative a quei venti di guerra che proprio negli ultimi mesi hanno ripreso a soffiare violentemente fornendo ancora una volta una risposta sbagliata alla proliferazione delle crisi e dei conflitti internazionali.

Guerre e conflitti civili non si possono fermare con le armi. Non sara' l'invio di fucili e di cacciabombardieri in Iraq a fermare l'Isis; ne' il commercio e le esportazioni di armi in Israele aiutano certo a fermare le ingiustizie, le sopraffazioni e le stragi ai danni della popolazione palestinese che vive a Gaza e nei territori occupati.

La storia recente parla da sola. La guerra "infinita" e quella "umanitaria" non hanno portato pace ma alimentato i conflitti interni in Afghanistan, in Iraq come in Libia e, semmai, hanno dato ossigeno a quei fondamentalismi che, cavalcando e alimentando lo scontro con l'occidente, sperano di estendere il proprio controllo su quei territori.

Non e' dunque di aerei di attacco, capaci di trasportare bombe nucleari, ne' di sommergibili o portaerei che il mondo ha bisogno. Piuttosto occorre aumentare il numero delle persone disposte a costruire la pace dal basso intervenendo nelle zone di conflitto con azioni nonviolente di interposizione, interventi umanitari a supporto delle popolazioni civili, attivita' di monitoraggio della garanzia dei diritti umani, iniziative di mediazione che favoriscano il dialogo tra le diverse parti in conflitto.

E' sostenendo le popolazioni civili con interventi culturali, sociali, di promozione del dialogo culturale e interreligioso, di garanzia dei diritti umani fondamentali come quelli alla salute, all'istruzione, al lavoro che il nostro paese puo' contribuire effettivamente a promuovere e a costruire la pace. Senza armi, in modo pacifico e nonviolento. Sono la partecipazione ai corpi civili di pace, la realizzazione di attivita' di solidarieta' e cooperazione internazionale finalizzate a ridurre le diseguaglianze tra i Nord e i Sud e i centri e le periferie del mondo, la lotta paziente contro i nazionalismi e le molteplici forme di razzismo. Sono quegli interventi che possono contribuire a decostruire l'ideologia dello "scontro di civilta'", tornata egemone nelle relazioni internazionali, che tanti danni ha fatto nell'ultimo quindicennio.

La raccolta di firme sara' anche l'occasione per promuovere un confronto e una riflessione con l'opinione pubblica sulle reali priorita' del nostro paese e su un'idea di "sicurezza" condivisa i cui elementi costituivi risiedano nella garanzia dei diritti sociali, del lavoro e della giustizia sociale anziche' sull'acquisto, la produzione, il commercio e l'esportazione di strumenti di morte.

"Un'altra difesa e' possibile" sara' dunque un modo per ricordare che la politica estera, di difesa, agli affari interni e le politiche economiche e sociali sono strettamente interrelate e parti di un modello geopolitico, economico e sociale che va cambiato. Le armi non ci mettono al sicuro, ne' possono tutelare le popolazioni che si trovano coinvolte direttamente in guerre e conflitti nei loro paesi.

Per questo e' indispensabile immaginare e costruire insieme e dal basso l'altra difesa possibile: quella pacifica, nonviolenta, di impegno, di partecipazione e di dialogo civile.

 

7. RIFLESSIONE. ENRICO MARIA BORRELLI: UN'ALTRA DIFESA E' POSSIBILE, SE DAVVERO LA VOGLIAMO

[Da "Azione nonviolenta" n. 605, settembre-ottobre 2014. per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009803 da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19, e-mail: an at nonviolenti.org, siti: www.nonviolenti.org, www.azionenonviolenta.it

Per contattare la segreteria nazionale della campagna "Un'altra Difesa e' possibile": c/o Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009804, e-mail: info at difesacivilenonviolenta.org, sito: www.difesacivilenonviolenta.org

Enrico Maria Borrelli e' presidente del Forum Nazionale Servizio Civile]

 

Un piu' moderno concetto di difesa della Patria, affermatosi nelle teorie socio-giuridiche e ribadito sempre piu' spesso dalle sentenze dei tribunali, ha riconosciuto l'importanza dell'impegno solidaristico di tutti cittadini per favorire quella infrastruttura immateriale di servizi tesi a lenire le differenze sociali, le disuguaglianze, la promozione della cultura, la tutela del territorio e del patrimonio ambientale, per ricostruire e garantire la coesione sociale, l'educazione dei giovani alle diverse forme cittadinanza partecipata e l'integrazione delle diversita'.  In poche parole, la difesa della Patria. Un sistema, questo, che non trova ancora piena cittadinanza nelle leggi e nell'organizzazione del nostro Paese. Eppure la solidita' politica ed economica di un Paese, la sicurezza di un popolo, la garanzia di un futuro migliore per le nuove generazioni non possono che passare per riforme innovative, lungimiranti e quindi di lungo periodo, che rimettano al centro il benessere e la qualita' dei vita dei singoli e della comunita'.

A questi obiettivi, cosi' stringenti per i cittadini quanto chiari alla classe politica, deve puntare non soltanto lo Stato, nelle sue diverse forme ed organizzazioni pubbliche, ma anche la societa' civile tutta che dello Stato rappresenta la base, l'ossatura e la vera forza. Senza i cittadini non esisterebbero gli Stati, i confini, le leggi, non esisterebbe societa' alcuna. In un'epoca di gelida distanza tra le istituzioni ed i cittadini, che affligge l'Italia almeno quanto affligge gli altri Paesi, di qualsiasi culto o cultura, e' giunto il momento di impegnarsi per riformare l'organizzazione sociale sulla quale costruire le basi di uno Stato piu' maturo, attento ai problemi e ai bisogni dei suoi cittadini, che sappia coinvolgere in questo processo di riforma, ambizioso ma realizzabile, l'intera comunita' di uomini, donne e soprattutto giovani.

Ecco che la difesa della Patria, cosi' ampiamente intesa, diventa nuovamente tema di interesse per tutti i cittadini, non piu' chiamati alle armi ma all'impegno.

Per questo motivo il Forum Nazionale Servizio Civile ha deciso di battersi al fianco di altre organizzazioni affinche' si istituisca nel Paese un sistema di "Difesa civile" ispirato ai valori della Costituzione e al dovere di ogni cittadino di contribuire alla difesa della Patria. Per fare questo ci rivolgeremo prima di tutto ai cittadini chiedendogli di sostenere una proposta di legge di iniziativa popolare che approdi, dalla porta principale, nelle aule del Parlamento. Profonderemo ogni sforzo e solleciteremo tutti i parlamentari perche' ascoltino la voce del popolo, quello che sono chiamati a rappresentare.

Finito il tempo delle deleghe, attendiamo ora che si apra la stagione del protagonismo. Quello dei cittadini.

 

8. RIFLESSIONE. LICIO PALAZZINI: IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE ALLA BASE DI UNA NUOVA DIFESA

[Da "Azione nonviolenta" n. 605, settembre-ottobre 2014. per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009803 da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19, e-mail: an at nonviolenti.org, siti: www.nonviolenti.org, www.azionenonviolenta.it

Per contattare la segreteria nazionale della campagna "Un'altra Difesa e' possibile": c/o Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009804, e-mail: info at difesacivilenonviolenta.org, sito: www.difesacivilenonviolenta.org

Licio Palazzini e' presidente della Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile]

 

Il lancio della campagna per la raccolta di firme per l'istituzione del Dipartimento per la difesa non armata e nonviolenta coincide, per il mondo del servizio civile italiano, con una situazione di inedita attenzione delle istituzioni politiche e degli organi giurisdizionali.

Infatti il Governo Renzi ha depositato in Parlamento il disegno di legge delega per l'istituzione del Servizio Civile Universale, aperto a tutti i giovani che chiederanno di farlo, alcuni Ministeri hanno manifestato interesse a bandi specifici e la Corte di Cassazione come il Consiglio di Stato si sono pronunciati sull'apertura del servizio civile nazionale ai cittadini stranieri. Per questi organi la partecipazione di cittadini stranieri si colloca dentro una visione della difesa articolata per finalita' e modalita', che trova nella componente civile e non armata l'altra modalita' rispetto a quella militare e armata.

Una campagna che espliciti il futuro delle radici nonviolente del servizio civile e' quindi quanto mai necessaria, visti i continui tentativi di piegare questa bella storia italiana a esigenze contingenti. Una volta tappare i buchi del welfare, un'altra farne una cortina fumogena della disoccupazione giovanile e nel mezzo concepirlo come strumento di clientele.

Gia' questi sono motivi che spiegano perche' la Cnesc, Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile e' fra i promotori della campagna.

Ma ce ne sono due di ordine ancora piu' generale.

Uno politico culturale. L'intossicazione bellicista e' proceduta di pari passo a quella individualista e consumista. L'aggressione ai valori della pace, della solidarieta', della giustizia sociale e' cosi' profonda che serve una reazione che arrivi ai singoli cittadini, che li scuota dal torpore della delega e del privato, ancora di piu' quando la spoliazione dei diritti e delle risorse (a cominciare dal lavoro) e' oramai di massa.

Uno politico istituzionale. Dopo 40 anni dal riconoscimento (parziale) dell'obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio con l'istituzione del servizio civile, dopo l'istituzione nel 2001 del Servizio Civile Nazionale questa forma di difesa non armata e nonviolenta continua a essere ai bordi dell'organizzazione statale, esperienza di nicchia ove il coinvolgimento delle organizzazioni sociali e delle autonomie locali e' concepito come delega.

La stessa marginalita' istituzionale la subisce in generale il tema della difesa civile, nonostante le ripetute sentenze della Corte Costituzionale e il segno di speranza dei Corpi Civili di Pace ha bisogno di "accasarsi" subito dentro lo Stato.

Non per burocratizzarsi ma per segnare le scelte in materia di politiche internazionali, di relazioni con altri popoli, di politiche di sostegno allo sviluppo di altre societa' nazionali, per avere un'Italia soggetto promotore di interventi nonviolenti nei conflitti fra i popoli.

La Cnesc, attraverso le proprie organizzazioni socie, si impegna a sensibilizzare i giovani che stanno svolgendo il Servizio Civile Nazionale durante i mesi per la raccolta delle firme.

 

9. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Fabio Iraldo, Michela Melis, Green marketing, Il sole 24 ore, Milano 2015, pp. 288, euro 10,90.

*

Strumenti di lavoro

- Susanna Granello (et alii), Agenda della scuola. Terzo trimestre a. s. 2014/2015, "Esperienze amministrative", anno XXXI, n. 2/2015, Tecnodid, Napoli 2015, pp. 192, euro 40.

 

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

11. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1941 del 31 marzo 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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