Telegrammi. 1262



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1262 del 2 maggio 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: Per Augusto Boal

2. In memoria di Paulo Freire un incontro a Viterbo

3. Alcuni testi del mese di febbraio 2001 (parte terza)

4. L'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace (parte seconda)

5. La "Carta" del Movimento Nonviolento

6. Per saperne di piu'

 

1. MEMORIA. PEPPE SINI: PER AUGUSTO BOAL

 

Il 2 maggio del 2009 a Rio de Janeiro, dove era nato nel 1931, e' deceduto Augusto Boal.

Tutte le persone amiche della nonviolenza, e tutte le persone in lotta per la dignita' e la liberazione, gli sono immensamente grate per la sua azione di intellettuale ed attivista per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la sua vasta e preziosa opera teatrale, artistica, educativa, ed in particolare per la geniale pratica del "teatro dell'oppresso", uno strumento formativo ed operativo di enorme utilita' per tutti coloro che lottano contro la menzogna e la violenza.

Nel quarto anniversario della scomparsa lo ricordiamo come un maestro e un compagno.

 

2. INCONTRI. IN MEMORIA DI PAULO FREIRE UN INCONTRO A VITERBO

 

Ricorre il 2 maggio 2013 il sedicesimo anniversario della scomparsa di Paulo Freire, il grande educatore della pedagogia degli oppressi, dell'educazione come pratica della liberta'; una delle figure piu' vive della lotta per la liberazione dell'umanita' e per i diritti umani di tutti gli esseri umani, una delle voci piu' alte della dignita' umana e della nonviolenza in cammino.

Giovedi' 2 maggio 2013 a Viterbo il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" lo ricordera' con un incontro di commemorazione, nel corso del quale saranno letti e commentati alcuni suoi scritti.

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Paulo Freire e' nato a Recife (Brasile) nel 1921; nel 1961 ha fondato il Movimento di cultura popolare, cominciando ad elaborare ed applicare il metodo di alfabetizzazione legato al suo nome; nel 1964 dopo il colpo di stato militare e' imprigionato; successivamente e' costretto all'esilio; tra i massimi esperti di problematiche educative (con particolar riferimento al Sud del mondo), ha continuato la ricerca e l'attivita' di alfabetizzazione in varie parti del pianeta; e' deceduto nel 1997. Tra le opere di Paulo Freire: La pedagogia degli oppressi, Mondadori, Milano 1980; L'educazione come pratica della liberta', Mondadori, Milano 1977; Pedagogia in cammino, Mondadori, Milano 1979. Cfr. anche il libro-intervista a cura di Edson Passetti, Conversazioni con Paulo Freire, Eleuthera, Milano 1996. Tra le opere su Paulo Freire: Moacir Gadotti, Leggendo Paulo Freire, Sei, Torino 1995; Leandro Rossi, Paulo Freire profeta di liberazione, Edizioni Qualevita, Torre dei Nolfi 1998. Per un rapido avvio alla conoscenza cfr. anche Stefano Del Grande (a cura di), Memorabilia: Paulo Freire, fascicolo monografico del "Notiziario Cdp" n. 161, gennaio-febbraio 1999, Centro di documentazione di Pistoia.

 

3. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI FEBBRAIO 2001 (PARTE TERZA)

 

Riproponiamo qui un testo apparso sul nostro foglio nel mese di febbraio 2001.

 

4. L'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA DELLE MONGOLFIERE PER LA PACE (PARTE SECONDA)

[Riproduciamo qui la seconda parte (la prima abbiamo riprodotto nel notiziario di ieri) della "Documentazione sull'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace con cui bloccare i decolli dei bombardieri (che vale anche come esortazione alla nonviolenza e come piccola guida pratica per agire se si dovesse nuovamente presentare la necessita' di fermare stragi in corso e di difendere la legalita' costituzionale)" gia' diffusa a suo tempo nella rete telematica]

 

9. La nonviolenza come imperativo morale (27 aprile 1999)

La nonviolenza: un imperativo morale e quindi politico per tutti coloro che vogliono impegnarsi contro la guerra, per aiutare le vittime, per difendere i diritti umani, per promuovere la democrazia e la convivenza, per la vigenza del diritto e della legalita', per dare un futuro all'umanita' sul finire del secolo di Auschwitz e di Hiroshima.

Solo con la nonviolenza ci si puo' opporre coerentemente ed efficacemente alla guerra; solo con la nonviolenza si possono efficacemente e coerentemente difendere i diritti umani.

Il movimento impegnato per la pace e per i diritti umani, tutte le persone di volonta' buona che si vogliono impegnare contro i bombardamenti e contro la pulizia etnica, contro i massacri e contro le deportazioni, contro il terrorismo di stato e di bande, devono scegliere la nonviolenza come unico metodo di lotta lecito e coerente.

Tutti i movimenti pacifisti e umanitari e tutte le persone che solidarizzano con le vittime, con i profughi, con l'umanita' innocente e sofferente; tutte le persone che hanno orrore delle devastazioni e delle catastrofi ecologiche che la guerra sta provocando nel cuore dell'Europa; tutte le istituzioni fedeli al diritto internazionale ed alla civilta' giuridica, alla democrazia ed al mandato fondativo del patto sociale su cui si reggono, che e' quello di garantire la vita delle persone; tutti devono scegliere la nonviolenza.

Gandhi lo disse lapidariamente dopo l'esplosione della bomba atomica su Hiroshima: solo con la nonviolenza l'umanita' avra' un futuro.

Tutti coloro che vogliono difendere i diritti umani, il diritto internazionale, la carta delle Nazioni Unite, i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, devono scegliere la nonviolenza.

Solo con la nonviolenza si puo' fermare la guerra e la barbarie.

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10. Solo la nonviolenza (3 maggio 1999)

Solo la nonviolenza puo' fermare la guerra.

Solo l'azione diretta nonviolenta e' in grado di far cessare le stragi.

Solo la scelta nonviolenta difende i diritti umani e consente la convivenza.

La nonviolenza e' forte: puo' opporsi efficacemente alla forza delle armi; puo' sfidare coerentemente i piu' grandi poteri del mondo.

La nonviolenza e' umile: non richiede attitudini eccezionali, pose monumentali, proclami retorici; non richiede ingenti risorse fisiche o finanziarie; richiede limpidezza di condotta ed assunzione di responsabilita'.

La nonviolenza e' concreta: interviene realmente nel conflitto; porta la pace e la giustizia nel suo stesso porsi; si oppone ugualmente alla vigliaccheria ed alla violenza; educa alla dignita' umana.

La nonviolenza e' coerente: e' l'unico modo coerente di lottare contro la violenza; e' l'unico modo coerente di affermare la dignita' di ogni essere umano; e' l'unico modo coerente per ridurre l'ingiustizia e il dolore nel mondo.

La nonviolenza e' il potere di tutti: poiche' tutti possono lottare con la nonviolenza, poiche' la nonviolenza fa appello a tutti, poiche' la nonviolenza rispetta la dignita' di tutti e di ciascuno.

La nonviolenza e' adesione alla verita', e' forza della verita': da Gandhi a Capitini gli amici della nonviolenza sanno che essa e' incompatibile con la menzogna, con i sotterfugi, con gli intrighi e le doppiezze: la nonviolenza e' l'amore per la verita' che irrompe nell'agire politico e sociale, e' il principio responsabilita' (il rispondere al volto dell'altro che muto e sofferente ti interroga - Levinas -, il farsi carico del mondo e dell'umanita' - Jonas -) che si rende operare autentico; e' la critica della ragion pratica che si fa movimento di solidarieta' e di liberazione.

La nonviolenza e' lotta come amore: lotta integrale contro l'ingiustizia e la menzogna, lotta integrale per la comunicazione e la dignita', lotta integrale contro la violenza; lotta integrale per i diritti umani, lotta integrale per un'umanita' di eguali, liberi e fraterni.

La nonviolenza e' utopia concreta, principio speranza, ortopedia del camminare eretti: abbiamo usato queste tre formule del filosofo Ernst Bloch per significare che la nonviolenza e' concreta azione e concreto progetto politico e sociale di dignita' umana e difesa della biosfera; che la nonviolenza e' inveramento della speranza in una lotta coerente e che nel suo stesso farsi e' liberante; che la nonviolenza e' affermazione ed istituzione del diritto e dei diritti, legalita' e democrazia in cammino.

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11. La nonviolenza contro la guerra: istruzioni per l'uso (10 aprile 1999)

11.1. Parte prima

* E' possibile difendere i diritti umani scatenando una guerra?

Noi diciamo di no, poiche' la guerra e' essa stessa la piu' tragica violazione dei diritti umani.

La vicenda della guerra attuale ci dimostra che proprio l'inizio dei bombardamenti ha scatenato orrori indicibili.

I diritti umani si difendono solo con la pace, la solidarieta', la democrazia, la condivisione, la lotta nonviolenta.

* E' possibile opporsi alla guerra con la nonviolenza?

Noi diciamo di si', poiche' la nonviolenza e' un metodo di lotta coerente ed efficace, ed e' anzi l'unico metodo di lotta che contrasta l'ingiustizia e la violenza fino alla radice, rifiutandosi di compiere a sua volta ingiustizie e violenze.

* Contro la violenza: sette argomenti piu' uno

Elenchiamo alcune ragioni essenziali per cui occorre essere rigidamente contro la violenza.

Citiamo da Giuliano Pontara, voce Nonviolenza, in AA.VV., Dizionario di politica, Tea, Torino 1992:

I. il primo argomento "mette in risalto il processo di escalation storica della violenza. Secondo questo argomento, l'uso della violenza (...) ha sempre portato a nuove e piu' vaste forme di violenza in una spirale che ha condotto alle due ultime guerre mondiali e che rischia oggi di finire nella distruzione dell'intero genere umano";

II. il secondo argomento "mette in risalto le tendenze disumanizzanti e brutalizzanti connesse con la violenza" per cui chi ne fa uso diventa progressivamente sempre piu' insensibile alle sofferenze ed al sacrificio di vite che provoca;

III. il terzo argomento "concerne il depauperamento del fine cui l'impiego di essa puo' condurre (...). I mezzi violenti corrompono il fine, anche quello piu' buono";

IV. il quarto argomento "sottolinea come la violenza organizzata favorisca l'emergere e l'insediamento in posti sempre piu' importanti della societa', di individui e gruppi autoritari (...). L'impiego della violenza organizzata conduce prima o poi sempre al militarismo";

V. il quinto argomento "mette in evidenza il processo per cui le istituzioni necessariamente chiuse, gerarchiche, autoritarie, connesse con l'uso organizzato della violenza, tendono a diventare componenti stabili e integrali del movimento o della societa' che ricorre ad essa (...). "La scienza della guerra porta alla dittatura" (Gandhi)".

A questi argomenti da parte nostra ne vorremmo aggiungere altri due:

VI. un argomento, per cosi' dire, di tipo epistemologico: siamo contro la violenza perche' siamo fallibili, possiamo sbagliarci nei nostri giudizi e nelle nostre decisioni, e quindi e' preferibile non esercitare violenza per imporre fini che potremmo successivamente scoprire essere sbagliati;

VII. soprattutto siamo contro la violenza perche' il male fatto e' irreversibile (al riguardo Primo Levi ha scritto pagine indimenticabili soprattutto nel suo ultimo libro I sommersi e i salvati).

Agli argomenti contro la violenza Pontara aggiunge opportunamente un ultimo decisivo ragionamento:

"I fautori della dottrina nonviolenta sono coscienti che ogni condanna della violenza come strumento di lotta politica rischia di diventare un esercizio di sterile moralismo se non e' accompagnata da una seria proposta di istituzioni e mezzi di lotta alternativi. Di qui la loro proposta dell'alternativa satyagraha o della lotta nonviolenta positiva, in base alla duplice tesi a) della sua praticabilita' anche a livello di massa e in situazioni conflittuali acute, e b) della sua efficacia come strumento di lotta" per la realizzazione di una societa' fondata sulla dignita' della persona, il benessere di tutti, la salvaguardia dell'ambiente.

11.2. Parte seconda

La nonviolenza non e' un corpus dogmatico, ma e' una teoria-pratica sperimentale che si sviluppa creativamente nel corso della lotta contro la violenza.

Un bel libro per una prima conoscenza e' la raccolta ragionata (a cura di Giuliano Pontara) di alcuni scritti di Mohandas Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino.

* Una definizione classica: la carta ideologico-programmatica del Movimento Nonviolento

Una definizione breve e precisa degli obiettivi e dei metodi di chi si batte per la nonviolenza e' nella carta ideologico-programmatica del Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini:

"Il movimento nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

I. l'opposizione integrale alla guerra;

II. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

III. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

IV. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli".

* Alcuni aspetti della nonviolenza

- Nonviolenza come teoria-prassi etico-politica per la dignita' umana e la difesa della biosfera

I. coerenza tra mezzi e fini

II. il principio responsabilita'

III. l'umanizzazione della lotta

IV. la compresenza dell'altro

V. il rispetto per la vita

VI. per un'umanita' di eguali

- Nonviolenza come metodologia di lotta e di gestione dei rapporti e dei conflitti

I. le tecniche della nonviolenza

II. processi decisionali e modelli organizzativi

III. comunicazione ed interazione

IV. l'azione diretta nonviolenta

- Nonviolenza come strategia

I. negare il consenso all'ingiustizia

II. un approccio processuale (dinamico, trasformativo) e relazionale

III. il programma costruttivo ed i fini sovraordinati

IV. la partecipazione di tutti e la condivisione

V. realizzazione degli obiettivi ed inveramento dei principi nel corso stesso della lotta

- Nonviolenza come progetto politico, economico, sociale

I. nonviolenza e politica, la politica della nonviolenza

II. la proposta economica della nonviolenza

III. il progetto di una societa' nonviolenta

* La nonviolenza e' lotta

I. E' lotta. E' lotta contro la violenza, contro l'ingiustizia, contro la menzogna. E' lotta perche' ogni essere umano sia riconosciuto nella sua dignita'; e' lotta contro ogni forma di sopraffazione; e' lotta di liberazione per l'uguaglianza di tutti nel rispetto e nella valorizzazione della diversita' di ognuno.

II. E' la forma di lotta piu' profonda, quella che va piu' alla radice delle questioni che affronta. E' lotta contro il potere violento, cui si oppone nel modo piu' completo, rifiutando la sua violenza e rifiutando di riprodurre violenza.

III. Afferma la coerenza tra i mezzi ed i fini, tra i metodi e gli obiettivi. Tra la lotta e il suo risultato c'e' lo stesso rapporto che c'e' tra il seme e la pianta. Chi lotta per la liberazione di tutti, deve usare metodi coerenti. Chi lotta per l'uguaglianza deve usare metodi che tutti possano usare. Chi lotta per la verita' e la giustizia deve lottare nel rispetto della verita' e della giustizia.

IV. E' lotta contro il male, non contro le persone. E' lotta per difendere e liberare, per salvare e per convincere, e non per umiliare o annientare altre persone.

V. E' lotta fatta da esseri umani che non dimenticano di essere tali. Che non si abbrutiscono, che non vogliono fare del male, bensi' contrastare il male. E' lotta per l'umanita'.

VI. La nonviolenza e' il contrario della vilta'. E' il rifiuto di subire l'ingiustizia; e' il rifiuto di ogni ingiustizia, sia di quella contro di me, sia di quelle contro altri. La nonviolenza e' lotta. E' lotta per la verita', e' lotta per la giustizia, e' lotta di liberazione e di solidarieta', e' lotta contro ogni oppressione.

11.3. Parte terza

* L'azione diretta nonviolenta: una sintesi in nove punti

Per una prima informazione una utile sintesi e' offerta dal fondamentale lavoro di Gene Sharp, Politica dell'azione nonviolenta, vol. I, alle pp. 132-133, che qui riassumiamo: "E' opinione comune che l'azione nonviolenta possa portare alla vittoria solo in tempi molto lunghi, piu' lunghi di quelli necessari alla lotta violenta. Cio' puo' essere vero in alcuni casi, ma non e' necessariamente sempre cosi' (...). Esaminando e correggendo i pregiudizi nei confronti dell'azione nonviolenta siamo spesso in grado di farne risaltare con piu' evidenza le caratteristiche positive:

I. (...) questo metodo non ha niente a che vedere con la passivita', la sottomissione e la codardia; queste devono essere prima rifiutate e vinte, proprio come in un'azione violenta.

II. L'azione nonviolenta non deve essere messa sullo stesso piano della persuasione verbale o puramente psicologica (...); e' una sanzione e un metodo di lotta che comporta l'uso del potere sociale, economico e politico e il confronto delle forze in conflitto.

III. L'azione nonviolenta non si basa sul presupposto che l'uomo sia fondamentalmente "buono", ma riconosce le potenzialita' umane sia al "bene" che al "male" (...).

IV. Coloro che praticano l'azione nonviolenta non sono necessariamente pacifisti o santi; l'azione nonviolenta e' stata praticata il piu' delle volte e con successo da gente "qualsiasi".

V. Il successo di un'azione nonviolenta non richiede necessariamente (sebbene possa esserne facilitato) basi e principi comuni o un alto grado di comunanza di interessi e di vicinanza psicologica tra i gruppi in lotta (...).

VI. L'azione nonviolenta e' un fenomeno occidentale almeno quanto orientale (...).

VII. L'azione nonviolenta non si basa sul presupposto che l'avversario si astenga dall'uso della violenza contro i nonviolenti, ma prevede di dover operare, se necessario, contro la violenza.

VIII. Non c'e' nulla nell'azione nonviolenta per prevenire che venga usata tanto per cause "buone" quanto per cause "cattive", sebbene le conseguenze sociali in quest'ultimo caso siano molto diverse da quelle provocate dalla violenza impiegata per lo stesso scopo.

IX. L'azione nonviolenta non serve solo nei conflitti interni a sistemi democratici, ma e' stata largamente praticata contro regimi dittatoriali, occupazioni straniere e anche contro sistemi totalitari".

* Le tecniche della nonviolenza

Il piu' ampio repertorio di tecniche della nonviolenza e' costituito dal secondo volume della fondamentale opera di Gene Sharp, Politica dell'azione nonviolenta: 2. le tecniche, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986. Sharp descrive 198 tecniche di azione nonviolenta.

L'elenco proposto da Sharp e' organizzato nel modo seguente: 1. tecniche di protesta e persuasione nonviolenta, comprendenti dichiarazioni formali, forme di comunicazione rivolte a un pubblico piu' vasto, rimostranze di gruppo, azioni pubbliche simboliche, pressioni su singoli individui, spettacoli e musica, cortei, onoranze ai morti, riunioni pubbliche, abbandoni e rinunce. 2. Tecniche di noncollaborazione sociale, comprendenti ostracismo nei confronti delle persone, noncollaborazione con eventi, consuetudini ed istituzioni sociali, ritiro dal sistema sociale. 3. Tecniche di noncollaborazione economica, comprendenti a) i boicottaggi economici: azioni da parte dei consumatori, azioni da parte di lavoratori e produttori, azioni da parte di mediatori, azioni da parte di proprietari e negozianti, azioni di natura finanziaria, azioni da parte di governi; b) gli scioperi, tra cui gli scioperi simbolici, scioperi dell'agricoltura, scioperi di gruppi particolari, scioperi normali dell'industria, scioperi limitati, scioperi di piu' industrie, combinazioni di scioperi e blocchi economici (tra cui l'hartal, ed il blocco economico). 4. Tecniche di noncollaborazione politica, comprendenti rifiuto dell'autorita', noncollaborazione di cittadini col governo, alternative dei cittadini all'obbedienza, azioni da parte di personale governativo, azioni governative interne, azioni governative internazionali. 5. Tecniche di intervento nonviolento, comprendenti intervento psicologico, intervento fisico, intervento sociale, intervento economico, intervento politico.

Un bel libro sulle tecniche della nonviolenza e' ancora quello classico di Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza, di recente ristampato da Linea d'Ombra Edizioni, Milano.

* L'addestramento alla nonviolenza

Citiamo da Aldo Capitini (Le tecniche della nonviolenza, p. 127): "Una parte del metodo nonviolento, tra la teoria e la pratica, spetta all'addestramento alla nonviolenza. Le ragioni principali per cui e' necessaria questa parte sono queste:

I. l'attuazione della nonviolenza non e' di una macchina, ma di un individuo, che e' un insieme fisico, psichico e spirituale;

II. la lotta nonviolenta e' senza armi, quindi c'e' maggior rilievo per i modi usati, per le qualita' del carattere che si mostra;

III. una campagna nonviolenta e' di solito lunga, e percio' e' utile un addestramento a reggerla, a non cedere nemmeno per un istante;

IV. la lotta nonviolenta porta spesso sofferenze e sacrifici: bisogna gia' sapere che cosa sono, bisogna che il subconscio non se li trovi addosso improvvisamente con tutto il loro peso;

V. le campagne nonviolente sono spesso condotte da pochi, pochissimi, talora da una persona soltanto; bisogna che uno si sia addestrato a sentirsi in minoranza, e talora addirittura solo, e perfino staccato dalla famiglia".

* Alcune schede da L'Abate (a cura di), Addestramento alla nonviolenza

Sull'addestramento alla nonviolenza in italiano c'e' un buon manuale, a cura di Alberto L'Abate, Addestramento alla nonviolenza, Satyagraha Editrice, Torino 1985; il libro ha per sottotitolo "introduzione teorico-pratica ai metodi", ed in effetti affianca ad alcuni saggi analitici anche una serie di esercizi pratici e due utili appendici, una sul teatro politico di strada, ed una di brevi schede su vari aspetti della nonviolenza.

Riportiamo qui in sintesi alcune schede dal libro curato da L'Abate.

* I quattro principi fondamentali dell'azione diretta nonviolenta: 1. definite i vostri obiettivi; 2. comportatevi con onesta' ed ascoltate bene; 3. amate i vostri avversari; 4. date agli avversari una via d'uscita.

* Sei mosse strategiche dell'azione nonviolenta: indagate; negoziate; educate; manifestate; resistete; siate pazienti.

* Quattro suggerimenti pratici: siate creativi; preparate i vostri partecipanti; comunicate; controllate gli eventi.

* Presupposti validi della nonviolenza: 1. i mezzi devono essere adeguati ai fini; 2. rispettare tutte le forme di vita; 3. trasformare le opposizioni piuttosto che annientarle; 4. ricorrere a creativita', spirito, amore; 5. mirare a cambiamenti incisivi.

* Risposta nonviolenta alla violenza personale: 1. formulate con chiarezza i vostri obiettivi; 2. non lasciatevi intimorire; 3. non intimorite; 4. non abbiate timore di affermare cio' che e' ovvio; 5. non comportatevi da vittime; 6. cercate di tirar fuori la parte migliore della personalita' del vostro avversario; 7. non bloccatevi al cospetto della violenza fisica; 8. continuate a parlare e ad ascoltare. La comunicazione e' il fulcro della nonviolenza.

* Indicazioni procedurali per la discussione e l'azione nonviolenta: 1. nella discussione praticate il giro degli interventi; 2. condividete le abilita' e praticate la rotazione delle responsabilita'; 3. valorizzate i sentimenti; 4. lavorate insieme in modo cooperativo; 5. incontratevi anche separatamente; 6. incontratevi in piccoli gruppi; 7. usate il metodo del consenso nel prendere le decisioni.

* Piano di lavoro per una campagna di lotta nonviolenta

Preliminarmente:

- chi vuole partecipare ad una campagna di lotta nonviolenta deve essere disposto a condividere rigorosamente gli obiettivi, i metodi e la disciplina collettiva, che devono quindi essere preliminarmente discussi fin nei minimi dettagli affinche' sia chiaro a tutti per cosa ci si impegna e come: una lotta nonviolenta ha delle regole rigorose e richiede ai partecipanti un impegno serio, una adeguata preparazione, convinzione e condivisione, coerenza e disciplina, capacita' critica e creativa, rispetto per gli altri.

I. conoscere:

- informarsi

- raccogliere documentazione

- studiare

II. definire gli obiettivi:

- obiettivi finali ed intermedi

- tempi dell'iniziativa

- risorse finanziarie ed umane

- organizzazione e compiti

- interlocutori da coinvolgere

- strumenti di verifica periodica e di eventuale ridefinizione degli obiettivi

III. iniziative e loro gradualita':

- rendere note le proprie richieste/proposte

- notificarle agli interlocutori specifici

- diffondere l'informazione alla societa' in generale

- protestare contro l'ingiustizia

- agire contro l'ingiustizia

- mantenere sempre aperta la comunicazione.

* Il Manuale per l'azione diretta nonviolenta di Walker

Uno strumento di lavoro a nostro avviso insuperato e' il breve testo di Charles C. Walker, Manuale per l'azione diretta nonviolenta, Edizioni del Movimento Nonviolento, Perugia 1982. Ne riportiamo il sommario: 1. Preparazione. 2. Lancio di un programma costruttivo. 3. Aspetti generali del metodo. 4. L'addestramento. 5. Il piano dell'azione. 6. I preparativi dell'azione. 7. Studio della situazione legale. 8. Messa a punto di una disciplina collettiva. 9. Sviluppo di una campagna di propaganda. 10. Raduno dei partecipanti. 11. Inizio dell'azione. 12. Come fronteggiare le rappresaglie. 13. Mantenere la vitalita' del movimento. 14. I dirigenti. 15. Quando la lotta si prolunga.

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12. Possibili conseguenze penali per chi promuove e per chi partecipa all'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" (5 maggio 1999)

I. Chi promuove, propaganda, sostiene ed invita a realizzare l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" puo' essere incriminato per Istigazione a delinquere, reato previsto e punito dall'art. 414 del Codice Penale.

La pena prevista e' da uno a cinque anni di reclusione; l'arresto e' facoltativo in flagranza (vale a dire che si puo' essere effettivamente arrestati); sono consentite le misure cautelari personali (compresa la carcerazione preventiva); la procedibilita' e' d'ufficio.

II. Chi esegue o tenta di eseguire l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" puo' essere incriminato per Attentato alla sicurezza dei trasporti, reato previsto e punito dall'art. 432 del Codice Penale.

Anche per questa fattispecie di reato la pena prevista e' da uno a cinque anni di reclusione; l'arresto e' facoltativo in flagranza (vale a dire che si puo' essere effettivamente arrestati); sono consentite le misure cautelari personali (compresa la carcerazione preventiva); la procedibilita' e' d'ufficio.

*

13. Modello di istanza di dissequestro di mongolfiere eventualmente sequestrate dalle forze dell'ordine (4 maggio 1999)

Alla Cancelleria del Tribunale di ...

al Presidente del Tribunale di ...

al Procuratore Capo della Procura di ...

e per opportuna conoscenza:

al Questore di ...

al Dirigente della Digos di ...

al Prefetto di ...

Oggetto: richiesta di dissequestro del materiale sequestratomi in data ... nel luogo di ..., relativo all'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace".

Egregi signori,

con la presente il sottoscritto ..., nato a ... il ... e residente in ...,

presenta istanza di dissequestro

del materiale sequestratogli il ... ad ..., relativo all'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace".

Senso e fini dell'iniziativa nonviolenta delle mongolfiere per la pace

Non sara' inutile richiamare qui senso e fini dell'iniziativa nonviolenta delle mongolfiere per la pace: con essa si intende invadere lo spazio aereo circostante le basi Nato impedendo il decollo dei bombardieri che recano devastazioni e morte in Jugoslavia; tale iniziativa nonviolenta non e' di alcuna pericolosita' per alcuno.

Peraltro

- tutti i soggetti istituzionali variamente interessati erano stati direttamente e dettagliatamente preavvisati da giorni;

- vi sarebbe stato un costante assoluto controllo delle mongolfiere ancorandole ad un filo rendendole quindi quel che in gergo tecnico si suol definire "palloni frenati";

- a tutte le autorita' era stato comunicato senso e fine dell'iniziativa, quale materiale si sarebbe portato all'uopo, orario e luogo di incontro e di esecuzione, e per giorni vi e' stato altresi' un costante, reiterato, limpido e cordiale contatto in merito tra il sottoscritto ed i funzionari della Questura di ..., il Comune di ..., la stazione Carabinieri di ...).

Va rilevato altresi' che l'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace ha la caratteristica di essere rigorosamente nonviolenta, e che i partecipanti ad essa avevano tutti preventivamente accettato di attenersi ad un codice di regole di condotta nonviolenta obbligatorie, codice a tutti da giorni distribuito (ed altresi' alle autorita' ed ai mass-media, unitamente a tutta l'ulteriore documentazione relativa all'iniziativa).

Infine va ricordato che con tale iniziativa nonviolenta si intende perseguire come scopi:

a) la cessazione della guerra ed il ripristino della pace e del dialogo diplomatico;

b) la restaurazione ed il rispetto della legalita' costituzionale italiana (con particolar riferimento all'art. 11 ed all'art. 78 della Costituzione della Repubblica Italiana), della Carta delle Nazioni Unite (e dello stesso Statuto della Nato) nonche' del diritto internazionale, sciaguratamente violati dal fedifrago ed anomico governo italiano;

c) di salvare le vite degli esseri umani bersaglio dei bombardamenti;

d) di fermare una catastrofe ecologica europea di dimensioni incommensurabili.

Intendo altresi' dire con assoluta chiarezza che continuo a ritenere doverosa, necessaria ed urgente l'iniziativa che ho ideato e promosso, e che il primo maggio ho cercato di eseguire.

Si', ho istigato a salvare delle vite umane, ho istigato a rispettare la Costituzione Italiana ed il diritto internazionale, ho istigato alla legalita' costituzionale ed alla dignita' umana; ebbene, continuero' a farlo finche' ne avro' la possibilita'.

Si', ho tentato di fermare il decollo dei bombardieri stragisti usando la nonviolenza come unico strumento di lotta; ebbene, continuero' a tentare di farlo finche' ne avro' la possibilita'.

Tre sottolineature

Mi preme inoltre sottolineare particolarmente l'assoluta correttezza nei rapporti con le istituzioni e particolarmente con le autorita' di pubblica sicurezza presenti a ...

Mi preme altresi' sottolineare come da parte mia e degli altri amici della nonviolenza presenti il giorno ... a ... vi sia stato un costante atteggiamento rigorosamente nonviolento: prima, durante e dopo il sequestro delle mongolfiere, dei palloncini, degli aquiloni e dell'attrezzatura relativa.

Mi preme infine sottolineare come tutto cio' possa essere confermato dalla testimonianza degli autorevole osservatori che erano presenti proprio per essere elemento di garanzia e serenita' per tutti, osservatori che in quanto tali non partecipavano all'intento ne' all'esecuzione del lancio delle mongolfiere ma avevano l'unica funzione di osservare il regolato, civile, nonviolento svolgimento degli eventi; osservatori che peraltro recavano ben visibile sulle giacche un cartellino di riconoscimento con il loro nome  e la loro qualifica appunto di osservatori.

Un'evidenza

Tutto cio' premesso e' evidente che dal punto di vista probatorio in un eventuale procedimento giudiziario ai miei danni, e' sufficiente il verbale di sequestro adeguatamente analitico da me sottoscritto, cosicche' non vi e' di alcuna utilita' sotto questo riguardo la conservazione presso i vostri magazzini del materiale sequestratomi, e pertanto sono con la presente a richiederne dissequestro e restituzione.

Per amor di verita' e dovere di lealta'

Amor di verita' mi impone tuttavia di dirvi altresi' che qualora mi restituiste il materiale sequestrato e la guerra perdurasse, io cercherei di nuovamente farne uso con una nuova azione diretta nonviolenta per cercar di fermare le stragi, vale a dire che nuovamente cercherei di organizzare una nuova azione diretta nonviolenta di lancio di mongolfiere per la pace per contrastare questa orribile guerra (che e' una guerra palesemente illegale e criminale secondo la nostra Costituzione ed il diritto internazionale), azione diretta nonviolenta che ovviamente nuovamente preventivamente annuncerei alle autorita' competenti, con la medesima procedura rigorosamente limpida e nonviolenta, come gia' fatto in occasione del primo maggio e precedentemente ancora.

Restando in attesa di un sollecito pronunciamento in merito alla presente richiesta, e restando altresi' a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e comunicazione, presso la mia abitazione in ..., o anche piu' tempestivamente al mio numero di telefono e fax ...,

con i migliori auguri di buon lavoro, distinti saluti,

Firma

*

14. Modello di cartellino di riconoscimento da indossare durante l'azione diretta nonviolenta

Premessa: e' indispensabile che tutti coloro che sono presenti all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace indossino sugli abiti (attaccandolo con lo scotch in posizione visibile sul petto) un cartellino di riconoscimento: esso costituisce un elemento di responsabilizzazione personale e collettiva, ed un elemento di rassicurazione per tutti (quindi anche per i mass-media, le forze dell'ordine, gli interlocutori, gli eventuali oppositori dell'iniziativa) poiche' tutti sanno perfettamente chi hanno di fronte.

Noi proponiamo due possibili qualifiche sul cartellino: "partecipante", ovvero persona che concretamente partecipa al lancio delle mongolfiere e quindi si assume anche il rischio della denuncia, del fermo e dell'arresto; ed "osservatore", ovvero persona che non partecipa al lancio delle mongolfiere, ed il cui ruolo e' unicamente quello di osservare lo svolgimento degli eventi, di essere imparziale testimone, di contribuire con la sua sola presenza osservante a rasserenare tutti ed a garantire la denuncia di tutte le violenze ed i soprusi che dovessero eventualmente verificarsi (ed a tal fine e' utile che gli osservatori abbiano anche macchine fotografiche, videocamere, registratori).

Proponiamo il seguente modello di cartellino di riconoscimento:

Luogo e data

Azione diretta nonviolenta per la pace e la legalita' costituzionale

Nome e cognome:

Qualifica:

Firma del movimento promotore dell'iniziativa

*

15. Sulla necessita' dei training nonviolenti

Sottolineiamo che e' indispensabile che chi vuole partecipare all'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace abbia precedentemente partecipato ad almeno un ciclo di incontri di addestramento alla nonviolenza.

*

16. "Ma abbiamo il dovere di farlo" (5 maggio 1999)

Cercar di salvare delle vite umane e di difendere la legalita' costituzionale attraverso l'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere che bloccano i bombardieri puo' costare dieci anni di reclusione. Ma abbiamo il dovere di farlo.

Sabato primo maggio ad Aviano sono stato denunciato per istigazione a delinquere (art. 414 C.P., che prevede da uno a cinque anni di reclusione) e per attentato alla sicurezza dei trasporti (art. 432 C.P., che prevede anch'esso da uno a cinque anni di reclusione).

Il motivo: aver proposto ed aver cercato di fermare il decollo dei bombardieri Nato che dalle basi italiane portano devastazione e morte alle popolazioni della Jugoslavia.

Ed aver proposto ed aver cercato di farlo con l'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace, ovvero invadendo lo spazio aereo circostante e sovrastante le basi Nato con mongolfiere di carta, palloncini gonfiati ad elio, aquiloni.

Ed averlo proposto, ed aver cercato di farlo, per cercar di salvare qualche vita umana, per oppormi a una guerra illegale e criminale, per difendere il diritto internazionale e la Costituzione della Repubblica Italiana che il governo ha sciaguratamente violato.

Ebbene, continuo ad essere convinto che sia dovere di ogni cittadino italiano difendere la legalita' costituzionale ed opporsi ad una guerra fuorilegge; continuo ad essere convinto che sia dovere di ogni essere umano cercar di salvare altre vite umane; continuo ad essere convinto che impedire con un'azione diretta nonviolenta il decollo dei bombardieri stragisti sia azione legittima e giusta.

E quindi continuero' a proporre di farlo a tutte le persone di volonta' buona; e quindi continuero' a cercare di farlo. Con la nonviolenza, senza fare del male a nessuno, con le mongolfiere per la pace.

*

17. Una vittoria giudiziaria del pacifismo nonviolento (26 gennaio 2000)

Archiviato il procedimento penale contro Peppe Sini per l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" per bloccare i decolli dei bombardieri ad Aviano durante la guerra dei Balcani del 1999.

Durante la tremenda guerra dei Balcani vi furono in Italia pacifisti nonviolenti che cercarono di opporsi concretamente, e non solo simbolicamente, alla realizzazione della guerra.

Una delle azioni di questi pacifisti consistette nel tentativo di impedire i decolli dei bombardieri che seminavano strage; tentativo che fu condotto con una impostazione rigorosamente nonviolenta, accuratamente preparato, pubblicamente annunciato e limpido nell'esecuzione.

Precisamente in due occasioni ad Aviano il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo in collaborazione con il movimento ecclesiale nonviolento "Beati i costruttori di pace" tento' di fermare i decolli dei bombardieri con l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace", cioe' cercando di ostruire lo spazio aereo circostante e sovrastante l'area di decollo dei bombardieri della base dell'aviazione militare Usa-Nato di Aviano invadendo quello spazio aereo con mongolfiere di carta e palloni ad elio recanti leggeri fogli metallici di disturbo sia della visibilita' sia dei congegni elettronici degli strumenti militari.

L'11 aprile 1999 l'iniziativa fu realizzata con risultato positivo per alcune ore, poi sfortunatamente sopravvenne un'altra ed incompatibile manifestazione che non aveva caratteristiche nonviolente, cosa che sopraffece e di fatto vanifico' (e conseguentemente cancello' dai mass-media, e quindi dall'attenzione dell'opinione pubblica) l'azione nonviolenta che stava ottenendo un clamoroso risultato positivo.

Il primo maggio nuovamente si tento' l'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace, ma i pacifisti nonviolenti viterbesi furono fermati dalle forze dell'ordine che su disposizione della magistratura territorialmente competente esegui' il sequestro delle mongolfiere e dell'attrezzatura atta al loro lancio controllato, e procedette all'azione giudiziaria contro il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, Peppe Sini, che dell'azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace era l'ideatore e l'organizzatore. Va notato che durante le operazioni di sequestro delle mongolfiere, i bombardieri non decollarono.

Come e' noto i promotori dell'azione nonviolenta delle mongolfiere per la pace sostenevano che occorreva fermare la guerra, che occorreva far cessare le stragi e che l'unico modo per farlo concretamente senza mettere in pericolo nessuno era impedire il decollo dei bombardieri invadendo lo spazio aereo circostante e sovrastante le piste di decollo con oggetti volanti come appunto le mongolfiere di carta cui erano appesi leggeri fogli di metallo, cosi' da disturbare sensibilmente le operazioni di partenza degli aerei-killer, la visibilità aerea e la strumentazione elettronica dei bombardieri e della base.

I promotori dell'iniziativa nonviolenta qualificarono la propria azione come atto dovuto in rispetto e applicazione della Costituzione della Repubblica Italiana e denunciavano l'illegalita' della guerra ai sensi sia della Costituzione italiana, sia della Carta delle Nazioni Unite, sia dello stesso Statuto della Nato.

Per aver promosso l'iniziativa Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, venne denunciato per i reati previsti e puniti dagli articoli 432 (attentato alla sicurezza dei trasporti) e 414 (istigazione a delinquere) del Codice Penale, col rischio di pene che potevano arrivare a piu' anni di detenzione.

Ora e' stato emesso il decreto di archiviazione da parte della magistratura di Pordenone.

Il significato a nostro avviso ricavabile da questo pronunciamento della magistratura ci sembra chiaro ed incoraggiante: i pacifisti nonviolenti che l'11 aprile (prima che altri scatenassero insensati scontri) hanno bloccato per alcune ore i decolli dei bombardieri, e che il primo maggio hanno nuovamente tentato di bloccarli, non sono pericolosi criminali, ma cittadini italiani che prendono sul serio la Costituzione (che all'art. 11 "ripudia la guerra"), persone che dinanzi a reiterati massacri si adoperano per far cessare la strage; e per la loro azione nonviolenta non devono essere puniti col carcere. E' nostro parere che in condizioni di non nuocere dovrebbero essere messi invece tutti coloro che la guerra e le stragi hanno scatenato e realizzato.

*

18. Dichiarazione del responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, Peppe Sini, dopo l'archiviazione del procedimento giudiziario nei suoi confronti per aver cercato di impedire con l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" il decollo dei bombardieri dalla base di Aviano durante la guerra dei Balcani del 1999 (27 gennaio 2000)

Potevamo riuscire a fermare la guerra con la forza della nonviolenza.

* Dolore e vergogna

Provo dolore e vergogna per quella guerra illegale e criminale, per le stragi commesse da poteri in conflitto contro popolazioni innocenti; provo dolore e vergogna per la violazione della Costituzione italiana e del diritto internazionale; provo dolore e vergogna per non essere stati capaci di impedire quella carneficina.

* Sollievo

Ma provo anche sollievo per la decisione della magistratura di archiviare il procedimento penale contro di me per l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace", con cui cercammo di impedire il decollo dei bombardieri che recavano strage ai popoli dei Balcani.

Quando pensai e promossi l'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace" sapevo che si trattava di rischiare una denuncia per due reati non lievi come l'"attentato alla sicurezza dei trasporti" (art. 432 C.P.) e l'"istigazione a delinquere" (art. 414 C.P.), e che era realistica la prospettiva di una condanna.

Non so quali valutazioni abbia fatto la magistratura di Pordenone, ma trovo che la sua decisione di archiviazione del procedimento sia saggia nella sostanza. Sarebbe stato ben degno di meditazione che mentre chi ha ordinato le stragi siede al governo, chi ha cercato (e in modo assolutamente nonviolento) di impedire le stragi finisse in galera.

Quindi per quanto riguarda la mia sorte personale tiro un sospiro di sollievo (come gia' all'epoca della guerra del Golfo, quando per aver cercato di promuovere l'opposizione ad essa, fui tratto in tribunale ed il processo ebbe esito a me favorevole).

Alle altre persone che stanno subendo procedimenti giudiziari per essersi opposti alla guerra esprimo la mia solidarieta', la solidarieta' di una persona che ritiene che alla guerra e alla violenza occorre opporsi nel modo più limpido e intransigente: con la nonviolenza.

* La nonviolenza e' piu' forte

Questa vicenda mi conforta ancor piu' nella convinzione che e' possibile opporsi con efficacia e concretamente al potere militare con la forza della nonviolenza; credo sinceramente che se il movimento pacifista italiano avesse scelto la via della nonviolenza concreta e attiva avremmo potuto contrastare efficacemente la macchina bellica: poiche' la nonviolenza e' piu' forte. Non lo dico come articolo di fede, ma come constatazione empirica: se fossimo riusciti a invadere gli spazi aerei delle basi di decollo dei bombardieri non solo per poche ore ad Aviano, ma per giorni ed ovunque, potevamo davvero fermare la guerra.

* Grazie di cuore

A tutti gli amici che hanno in vario modo sostenuto o preso parte all'azione diretta nonviolenta delle "mongolfiere per la pace", a tutti coloro che hanno espresso solidarieta' dopo la denuncia, ed anche naturalmente ai funzionari e gli agenti di pubblica sicurezza, di esemplare correttezza, con cui ad Aviano ci siamo guardati negli occhi riconoscendoci umani tra umani, tutti dalla guerra umiliati e feriti, e particolarmente a coloro che si sono adoperati come noi affinche' nessuno dei presenti si facesse del male, un grazie di cuore.

* Congedo

Chiedo invece perdono alle genti balcaniche: di fermare la strage su loro scatenata col concorso del nostro paese non siamo stati capaci. Non siamo stati capaci di fermare la guerra con la forza dell'umanita', della ragione, della legalita'. Potevamo riuscirci, e non ci siamo riusciti. Mi ci sveglio ancora in affanno la notte, ne provo un rimorso che non mi da' pace.

 

5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

6. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1262 del 2 maggio 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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