Archivi. 103



 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

Numero 103 dell'8 febbraio 2013

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di ottobre 2005 (parte prima)

2. Gaza, e il fascismo europeo

3. Forum comunitario di lotta alla violenza: Dimmi di si' il 23 di ottobre. Un appello per il si' al referendum

4. Tre proposte

5. Sull'utilita' e sul danno dei sondaggi. E ancora un si' con tutti i sentimenti

6. Osvaldo Ercoli e Peppe Sini: Si', dal Brasile al mondo

7. Week-end a Lampedusa

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI OTTOBRE 2005 (PARTE PRIMA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di ottobre 2005.

 

2. GAZA, E IL FASCISMO EUROPEO

 

Lo smantellamento delle colonie nella striscia di Gaza deciso e realizzato dal governo di Israele negli scorsi mesi ha costituito un gesto di pace e un atto politico di straordinario valore, in assoluta controtendenza sia rispetto a precedenti scelte del medesimo governo, sia rispetto alla corrente politica di quasi tutti i governi del mondo. E' stato un fatto di immenso valore, concreto e simbolico, un passo fondamentale nella direzione giusta.

E' sintomatico di atteggiamenti scellerati e ignobili presenti anche in ampi settori dei movimenti pacifisti europei il fatto di non aver sinceramente apprezzato, persuasamente valorizzato e adeguatamente sostenuto quell'iniziativa, ed anzi averla provocatoriamente disprezzata e insensatamente sminuita nel suo significato. Catastrofico errore che la consapevole societa' civile e le legittime istituzioni democratiche palestinesi non hanno commesso.

Di questo atteggiamento europeo, e segnatamente anche di aree non irrilevanti del pacifismo europeo, occorrera' pur ragionare ancora; ed occorrera' pur contrastarlo con chiarezza ed energia. Poiche' questo atteggiamento nella sua effettuale radice ha un nome e una storia nella vicenda europea: antisemitismo.

*

La pretesa degli europei, e particolarmente dei cristiani europei, di sprezzantemente pontificare su Israele e sul popolo di Israele, ha qualcosa di ripugnante: gli eredi degli autori della Shoah che pretendono di dettar ancora legge alle vittime e ai figli delle vittime della Shoah.

Ad esempio l'indifferenza (cosi' turpemente cinica e complice, apertamente esibita, e finanche irridente) rispetto alla devastazione sacrilega delle sinagoghe avvenuta nella striscia di Gaza dopo lo smantellamento delle colonie, e' anch'essa un sintomo inquietante. In Europa siamo ancora al 1938.

E ancora, l'incapacita' di vedere come non solo la popolazione palestinese sia una popolazione terribilmente oppressa e traumatizzata, ma anche la popolazione israeliana sia una popolazione traumatizzata da vicende storiche passate e attuali terribili, ed oppressa dalla minaccia sempre incombente e sempre rinnovata di un nuovo genocidio: la tuttora dichiarata volonta' non solo di movimenti criminali da tutti riconosciuti come terroristici, ma anche di partiti politici e organizzazioni sociali e religiose pienamente legali in vari paesi, e finanche di governi dell'area mediorientale, di "cancellare l'entita' sionista",  significando e costituendo un progetto genocidario a tutti gli effetti, come esplicita presecuzione e compimento del programma hitleriano.

*

Se non si parte dal riconoscimento pieno dei diritti a una patria, a uno stato, e alla garanzia anche giuridica del rispetto della propria vita e dignita' umana individuale e collettiva, sia per il popolo palestinese che per il popolo israeliano, non si dara' alcun utile contributo alla pace, al dialogo, alla convivenza.

Che nei movimenti per la pace europei si tollerino ancora le complicita' con l'antisemitismo e con il terrorismo, e' la prova provata che un pacifismo ambiguo e torbido non e' pacifismo, non e' nulla: e' solo resa pusillanime, subalternita' al male, complicita' con le guerre e il terrore.

L'unica azione per la pace, di pace, con mezzi di pace, e' quella che sia limpida ed intransigente nel rispetto del fondamentale principio "non uccidere".

Solo la scelta della nonviolenza costruisce la pace. Non si da' possibilita' di concreta e coerente azione di pace se non si fa la scelta della nonviolenza.

*

Non vi e' dubbio che l'occupazione dei territori palestinesi, i "territori occupati" per antonomasia, deve cessare.

Non vi e' dubbio che uno stato palestinese deve sorgere li', ed avere piena sovranita' e continuita' territoriale.

Non vi e' dubbio che vanno ripristinati tutti i diritti negati da troppi anni.

Non vi e' dubbio che sia responsabilita' degli occupanti aver fatto crescere dolore e rabbia nei territori occupati fino a conseguenze onnicide.

Non vi e' dubbio che l'attuale governo di Israele ha commesso molte ingiustizie e molti crimini, e quindi deve modificare profondamente la sua politica, nella direzione indicata appunto dalla demolizione delle colonie a Gaza: proseguendo con lo smantellamento delle colonie in Cisgiordania, restituendo i territori ai palestinesi, cessando di ostacolare la necessaria e urgente nascita dello stato di Palestina, affinche' due popoli e  due stati possano convivere in pace e sicurezza in quel peraltro esiguo lembo di terra.

*

Ed insieme non vi e' dubbio che ad ogni persona e a ogni popolo va riconosciuto il diritto alla legittima difesa, alla liberta', alla sicurezza.

Non vi e' dubbio che non attraverso i muri ma attraverso i ponti si costruisce il reciproco riconoscimento e la civile convivenza tra i popoli come tra le persone.

Non vi e' dubbio che relazioni fondate sulla negazione della dignita' umana altrui offendono ed annichiliscono l'umanita' di tutti.

*

Ma non vi e' dubbio neppure che la comunita' internazionale e l'opinione pubblica mondiale devono offrire solide e convincenti garanzie anche allo stato e al popolo di Israele.

Quando ong italiane chiamano martiri gli assassini onnicidi, non condannano esplicitamente il terrorismo, usano di linguaggi e argomenti antisemiti; quando si fa finta di niente sul programma apertamente proclamato e mai smentito di forze politiche e addirittura di governi di interi stati di annientare la popolazione ebraica; quando in nome della solidarieta' con le vittime di una parte si nega ogni solidarieta' alle vittime dell'altra parte; ebbene, quando accade tutto cio', quale credibilita' resta? Perche' si dovrebbe avere fiducia di noi?

Siamo ancora l'Europa che ha scatenato due guerre mondiali; siamo ancora l'Europa di secoli e millenni di colonialismo stragista; siamo ancora l'Europa di duemila anni di razzismo e di antisemitismo; siamo ancora l'Europa culla del fascismo, ed "il ventre di quella bestia e' ancora fecondo".

Possibile che tante e tanti europei che pure sinceramente si sentono impegnati per la pace non si accorgano che il loro linguaggio, la loro ideologia, li smaschera per totalitari? Possibile che non si accorgano del fatto che agli occhi di persone come chi firma questo articolo i loro atteggiamenti ricordano il brodo di coltura in cui fermenta il nazismo?

*

Ancora una volta ocorre piu' luce, piu' coscienza, piu' umanita'.

Le varie proposte che da piu' parti sono state formulate per promuovere un processo di pace e di riconoscimento dei diritti dei palestinesi e degli israeliani insieme, gestito dai palestinesi e dagli israeliani, con il sostegno delle due diaspore - sia quella ebraica che quella palestinese -, e necessariamente con un aiuto internazionale che raggiunga e sostenga entrambi i popoli, queste varie proposte certo presentano tutte degli elementi di difficolta'. Poiche' e' obiettivamente difficile il percorso della pace. Ma per quanto difficile sia il percorso della pace, esso e' necessario, e urgente, e non vi sono alternative. O la pace e il dialogo, o la barbarie e la catastrofe.

Anche l'iniziativa nonviolenta promossa dagli amici francesi del Man ha i suoi limiti, lo sappiamo; come anche la proposta formulata tempo addietro a Ginevra da rilevanti personalita' della societa' civile palestinese e di quella israeliana; per non dire di proposte elaborate ad esempio da illustri docenti universitari che anch'esse hanno limiti evidenti.

E tuttavia la strada e' quella: la strada del dialogo, del riconoscimento reciproco, della lotta comune contro le armi e la morte. Della lotta di tutti per la vita e la dignita' di tutti.

*

Sono le grandi idee su cui hanno aperto strade e costruito ponti esperienze come quelle delle Donne in nero, di Parent's circle; sono le grandi idee su cui hanno riflettuto e lavorato personalita' illustri della cultura e del'limpegno civile palestinese come della cultura e dell'impegno civile israeliano.

L'intera umanita' dovrebbe por mano a sostenere le costruttrici ed i costruttori di pace sia palestinesi che israeliani, sapendo che occorre aiutare ambedue le parti, sapendo che la pace verra' solo nell'incontro.

Dall'Europa molto puo' essere fatto per aiutare i due popoli e i due stati: ma perche' questo aiuto sia accetto e quindi efficace occorre innanzitutto riconoscere le nostre responsabilita', assumere un atteggiamento di ascolto e di rispetto, di solidarieta' sincera, vera.

*

Qui e adesso non basta dire "due popoli e due stati, una sola umanita'", occorre anche praticare coerentemente questa proposta, ovvero riconoscere e contribuire a garantire il diritto all'esistenza di entrambi i popoli e di entrambi gli stati. E ciascuno faccia la sua parte nell'intrapresa comune.

 

3. FORUM COMUNITARIO DI LOTTA ALLA VIOLENZA: DIMMI DI SI' IL 23 DI OTTOBRE. UN APPELLO PER IL SI' AL REFERENDUM

[Ringraziamo Maria Eunice Kalil per averci inviato questo appello per il si' al referendum del 23 ottobre per la proibizione del commercio delle armi diffuso dal "Forum comunitario di lotta alla violenza" di Bahia. Maria Eunice Kalil e' responsabile del "Forum comunitario di lotta alla violenza" di Bahia, Brasile (per contatti: fccv at ufba.br). La traduzione italiana, non del tutto letterale, e' di Benito D'Ippolito]

 

Dimmi di si' il 23 di ottobre

- non basta, lo so anch'io, ma intanto dillo.

 

Dimmi di si', che sia un segno di pace:

si' alla salute, si' al lavoro, e ancora

si' alla scuola, si' alla casa, e anche

si' alla giustizia, si' alla sicurezza.

Si' al diritto a vivere di ognuno.

 

Si' a tutto cio' che un'arma non puo' darti

che una pallottola non puo' raggiungere.

 

Un si' e' ancora poco, certamente:

continuiamo dunque questa lotta

per la vita di tutti e che altri si'

fioriscano il 23 di ottobre:

falla sbocciare questa primavera.

*

In Brasile - e in tutto il mondo - sono gli uomini quelli che piu' uccidono e  piu' muoiono uccisi da armi da fuoco. Ma anche le donne sono ugualmente colpite, in modo diretto e indiretto, da questo tipo di violenza.

Nelle principali citta' brasiliane il 44,4% delle donne vittime di omicidio sono state uccise con armi da fuoco (Fonte: Iser 2005, dati Datasus, 2002).

Nel 2004 2.130 donne nella sola Rio de Janeiro sono state ricoverate in ospedale per ferite da arma da fuoco  (Fonte: Iser 2005, dati Datasus).

Sono soprattutto le donne a doversi far carico di assistere le persone ferite e rese invalide dalle armi da fuoco; sono soprattutto le donne che si fanno carico del sostegno psicologico e dell'assistenza economica e materiale alle famiglie e alle comunita' devastate dalla violenza.

*

Per saperne di piu' visita il sito www.referendosim.com.br

*

Il 23 ottobre vota si'.

 

4. TRE PROPOSTE

 

Il referendum che si svolgera' il 23 ottobre in Brasile riguarda l'intera umanita'.

Se in un paese del mondo il'intera popolazione o almeno una grande maggioranza di essa si mette in cammino sulla via del ripudio delle armi, allora in tutto il mondo quella via potra' essere percorsa. E noi sappiamo che la via del disarmo e' la scelta necessaria ed urgente perche' l'umanita' possa avere un futuro degno di essere vissuto.

Ma l'esito del referendum non e' scontato. E' vero, la domanda posta e' cosi' semplice e chiara che d'istinto si pensa che anche la risposta sara' semplice, chiara, possente: Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile? Si'.

Si', per tutte le vittime uccise dalle armi da fuoco.

Si', per tutte le vittime uccise da quando Caino chiamo' Abele ad andare nel campo.

Si', per salvare innumerevoli vite, oggi e domani.

Si', per porre fine a questo scandalo degli scandali: l'umanita' che azzanna ed annienta se stessa, l'essere umano che l'essere umano sbrana e divora.

Si', per porre fine a questo scandalo degli scandali costituito da tutte le guerre, tutte le stragi, tutti i fascismi, tutte le mafie, tutte le oppressioni.

Non sara' impresa di un giorno. E quindi a maggior ragione occorre metterci di buon'ora in cammino.

*

L'esito del referendum non e' scontato.

Leggendo l'ignobile e subdola - ma astuta, ma adescante - propaganda dei mercanti d'armi, e ricordando anche l'esito di quel referendum sul porto d'armi che ci fu in Italia nel 1981, io penso che ogni sforzo debba essere fatto per sostenere le nostre sorelle ed i nostri fratelli che in Brasile stanno lottando per difendere anche il nostro diritto alla vita, che si stanno battendo affinche' il 23 ottobre vinca il si' al disarmo.

I signori della guerra, i gangster di ogni banda, i fascisti di ogni risma, i trafficanti di armi e di droga, e i produttori di armi - le armi che servono sempre ad uccidere, le armi che sono sempre nemiche della vita umana -, ed i loro complici nelle istituzioni e nella societa', metteranno tutto il loro impegno affinche' la produzione e il traffico delle armi possano continuare, affinche' continuino ad essere assassinati decine di migliaia di brasiliani ogni anno, affinche' il loro sanguinari business possa proseguire, affinche' la morte altrui rechi loro altri immensi profitti. Quale orrore. Ma questo orrore e' la realta' di ogni giorno.

E dunque occorre che l'umanita' intera si stringa oggi solidale intorno alle sorelle e ai fratelli che in Brasile cercano di contrastare l'internazionale della morte; occorre che sorga un'internazionale della vita umana, della solidarieta', della liberazione, che sostenga questa decisiva lotta che e' in corso in Brasile per affermare il diritto a vivere, il diritto alla legalita', il diritto alla prima liberta': la liberta' di esistere, la liberta' di una vita dignitosa, la liberta' dall'oppresssione e dalla paura: la liberta' di non essere uccisi.

"Vittoria al mondo" abbiamo scritto nella testata di questo supplemento, riprendendo il motto delle grandi lotte nonviolente guidate da Vinoba Bhave, "il primo satyagrahi" come lo chiamo' il suo maestro e compagno Mohandas Gandhi.

E "Si' all'umanita'" vi abbiamo scritto, afinche' chiara fosse la posta in gioco nel referendum del 23 ottobre, e cosa vuol dire la vittoria del si', e quale catastrofe sarebbe la vittoria del no.

Il 23 ottobre in Brasile si svolge uno scontro decisivo tra la vita e la morte.

Che e' anche uno scontro tra il passato e il futuro, tra la preistoria dell'umanita' e la possibilita' dell'rruzione del nuovo, quel nuovo che a seconda del linguaggio che ciascuna e ciascuno preferisce e' il regno della liberta', il regno dei fini, il regno del bene. Quel "novum", quella "renovatio" che il si' costruisce.

"Dove era il no, faremo il si'", recita una indimenticabile poesia del nostro indimenticabile maestro Franco Fortini.

*

Dobbiamo aiutare le sorelle e i fratelli brasiliani che stanno cercando di raggiungere tutte e tutti per tutti e tutte persuadere che si', l'umanita' puo' vincere; si', le armi possono essere bandite; si', il disarmo non e' un'utopia, ma una realta', qui e adesso: basta un voto il 23 ottobre e la storia dell'umanita' fa un salto di qualita', infinite vite umane possono essere salvate, e sei tu che puoi salvarle.

Come possiamo aiutarle e aiutarli le sorelle e i fratelli in Brasile?

In molti modo, e ciascuna e ciascuno di noi sapra' pensarne e praticarne di altri, di propri, di originali. Qui ne proponiamo semplicemente tre.

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Una prima proposta.

Facciamo in modo che cresca l'attenzione in tutto il mondo sul referendum brasiliano: se questo accadra', in primo luogo l'attenzione si riverberera' anche sul Brasile, favorira' la circolazione dell'informazione anche li'; in secondo luogo suscitera' altre energie ovunque, ovunque sorgeranno altre persone di volonta' buona che vorranno dare una mano, ovunque si riflettera' sul fatto che cio' che accade oggi in Brasile tutto il mondo riguarda, e quindi da tutto il mondo oggi un aiuto va dato, perche' vincere il 23 ottobre in Brasile apre la via alla vittoria del disarmo anche altrove, ovunque.

Come possiamo ottenere questo?

Ognuna delle persone che leggono questo foglio puo' parlare ad altre persone, scrivere ad amici e conoscenti: ma anche a istituzioni, associazioni, movimenti; e anche a mezzi d'informazione.

E dunque scriviamo: a persone, movimenti, istituzioni, giornali, radio, televisioni, siti... Scriviamo a tutti che sta accadendo questa cosa grande e magnifica: che il 23 ottobre in Brasile si vota il referendum per proibire il commercio delle armi assassine, e che occorre che vinca il si' al disarmo, il si' alla vita, il si' all'umanita'; e che occorre che ciascuna e ciascuno faccia qualcosa per aiutare le sorelle e i fratelli brasiliani a vincere il referendum per l'umanita' intera.

Ed a tutti scriviamo che informarsi e' possibile ed e' necessario, e che ad esempio chi ha accesso ad internet puo' visitare il sito www.referendosim.com.br e leggervi tutte le notizie che occorrono.

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Una seconda proposta.

Chiunque di noi ha amici e conoscenti in Brasile li informi, chieda loro di impegnarsi per salvare subito innumerevoli vite umane votando si' al referendum del 23 ottobre, chieda loro di impegnarsi a far circolare l'informazione tra parenti, vicini, colleghi; chieda loro di scrivere a istituzioni e mass-media; chieda loro di mettersi in contatto con quanti gia' sono impegnati per il si', e dare una mano alla campagna di coscientizzazione perche' il 23 ottobre vinca la vita, vinca l'umanita'.

E scriviamo tutti anche a quanti in Brasile sono gia' impegnati da tempo nella campagna per il disarmo ed hanno promosso la mobilitazione per il si' al referendum: di seguito segnaliamo ancora alcuni indirizzi e-mail di persone e strutture brasiliane gia' impegnate nell'iniziativa per il si'; facciamo sentire a tutti loro il nostro affetto e il nostro sostegno.

Scriviamo la nostra solidarieta' a questi indirizzi: ...

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Una terza proposta.

Una campagna di informazione e coscientizzazione che voglia raggiungere l'intera popolazione brasiliana, oltre 184 milioni di persone, e' certo costosa.

I signori della guerra, i trafficanti di armi, gli industriali armieri e i loro complici dispongono di ingentissime risorse finanziarie: frutto anche proprio dell'uccisione di tanti esseri umani. Queste risorse finanziarie costoro hanno gia' gettato e getteranno nella lotta per vincere il referendum e continuare ad ucciderci e farci uccidere tutti.

Ma se ogni persona di volonta' buona inviasse anche un solo soldino alle sorelle e ai fratelli che in Brasile si battono per il si' alla vita e all'umanita', oh, allora si' che anche le nostre sorelle e i nostri fratelli potrebbero far sentire la loro voce ovunque.

E dunque anche questa e' una cosa da fare: sostenere anche finanziariamente quei movimenti della societa' civile che in Brasile si battono per il si': dare loro una mano per poter fare manifesti, volantini, opuscoli, trasmissioni radio e televisive, organizzare incontri pubblici, andare di citta' in citta', di paese in paese, quartiere per quartiere, villaggio per villaggio, piazza per piazza, casa per casa, e dire a tutte e tutti questa parola grande, e ferma, e luminosa: fermiamo le uccisioni, si' al disarmo.

Di seguito segnaliamo alcuni siti brasiliani di esperienze e movimenti impegnati per il si', li' chiunque puo' trovare tutti i riferimenti utili per inviare un aiuto economico, per quanto piccolo comunque benedetto...

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Ed ovviamente ovunque sia possibile organizziamo anche incontri di informazione e discussione; proponiamo l'approvazione di documenti di solidarieta' da parte di istituzioni democratiche (una proposta di ordine del giorno utilizzabile a tal fine riproduciamo ancora una volta in questo stesso foglio); valorizziamo questa occasione per uscire dal generico e  dall'astratto e per porre a tutte e tutti la necessita' di una scelta urgente e ineludibile: o l'umanita' o le armi, o la vita o la morte, o la solidarieta' o la barbarie, o il disarmo o la catastrofe.

Per contatti per promuovere iniziative in Italia segnaliamo particolarmente i seguenti riferimenti:

- padre Ermanno Allegri, e-mail: ermanno at adital.com.br

- dottor Francesco Comina, e-mail: f.comina at ladige.it

- Centro per la pace del Comune di Bolzano, e-mail: welapax at hotmail.com

- Rete italiana per il disarmo, e-mail: segreteria at disarmo.org

- Centro di ricerca per la pace di Viterbo, e-mail: nbawac at tin.it

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Ancora una volta, infine, invitiamo chi ci legge a inviarci messaggi di sostegno al referendum per il disarmo, scrivendo alla nostra redazione (e-mail: nbawac at tin.it).

Tutti gli interventi a sostegno del si' al referendum brasiliano per proibire il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni ospitati su questo foglio compaiono anche in una apposita serie di pagine web del sito di Peacelink (www.peacelink.it), curate da Giacomo Alessandroni, raggiungibili cliccando su:

http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_12631.html

Nel sito di Peacelink e' anche possibile consultare tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" a partire dal dicembre 2004 alla pagina web:

http://lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html

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Si' all'umanita', che vinca la vita.

 

5. SULL'UTILITA' E SUL DANNO DEI SONDAGGI. E ANCORA UN SI' CON TUTTI I SENTIMENTI

 

Tutti i sondaggi che provengono dagli istituti demoscopici brasiliani ci dicono che il 23 ottobre vincera' il si' al disarmo, e questo l'alma di magno gaudio ci colma.

Ma sono sondaggi fatti su campioni assai ridotti, mi par di capire perlopiu' di aree urbane fornite di servizi, immagino di persone contattate perlopiu' telefonicamente, disposte a parlare con l'intervistatore, che non hanno remore a dire la loro opinione. Non e' questa la condizione di molti, la condizione dei piu'.

E quindi se i sondaggi servono a dare ai pessimisti l'impulso che occorre loro per crederci in questo ben concreto miracolo, che il disarmo sia possibile e che l'umanita' possa vincere qui e adesso contro i signori della morte, contro il mercato della morte, contro le armi assassine, e possa vincere con un si' alla vita e alla dignita' umana, ebbene, allora ben vengano i sondaggi.

Ma se questi sondaggi cosi' favorevoli avessero l'effetto di persuaderci che il piu' e' stato fatto, e si tratta ormai solo di attendere sotto il pero che le frutta ci cadano mature in bocca, allora sciagura a noi.

*

Perche' la lotta entra solo ora nel vivo, e questa manciata di giorni che ci separa dal 23 ottobre sara' decisiva per per informare, coscientizzare, convincere piu' persone possibile di quell'immenso paese ad andare a votare, con piena cognizione di causa, secondo scienza e coscienza: affinche' corale e dirompente emerga dalle urne un si' all'umanita' che tutti ci salvi dalla tremenda distretta in cui il mondo intero si trova.

E dunque a ciascuna e a ciascuno di noi il compito di fare qualcosa: molti hanno ricordato in questi giorni il motto di Carlo Rosselli, si': oggi in Brasile, domani in tutto il mondo, abolire il traffico delle armi, salvare ogni vita umana. Sostenere la causa del si' nel referendum brasiliano e' sostenere la causa dell'umanita' ovunque.

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Rievocavamo con alcuni cari amici giorni fa in quel di Narni quella sublime immagine di Giacomo Leopardi, dell'intera umanita' che si tiene per mano come stretta in una sola catena, e solo cosi' ogni singolo individuo puo' resistere al male e alla morte, al vento del nulla, perche' a tenerlo in piedi, a tenerlo in vita, e' i'umanita' intera, fraterna e sororale. Un'immagine analoga, ricordera' chi legge, e' anche in Cesar Vallejo, in cui addirittura la solidarieta' universale ("Entonces todos los hombres de la tierra...") riporta in vita anche chi era stato ucciso.

Cosi' oggi dobbiamo tutte e tutti sostenere le sorelle e i fratelli che in Brasile stanno cercando di raggiungere ogni quartiere ed ogni villaggio, ogni casa e ogni baracca, per portare questo messaggio grande, questa parola buona: tu non uccidere, tu salva le vite.

Si', si puo' vincere, ma questo e' il momento dello sforzo piu' nitido e piu' appassionato da parte di tutte e tutti.

*

Chiunque puo', informi parenti, amici, colleghi, associazioni, movimenti, istituzioni, mass-media, e a tutte e tutti chieda un ascolto, un impegno, un gesto.

Chiunque puo', interpelli i suoi interlocutori in Brasile par chiedere loro un impegno per salvare anche le nostre vite.

Chiunque puo', aiuti anche materialmente le sorelle e i fratelli che in Brasile hanno innalzato la bandiera dell'umanita' contro le armi assassine, e stanno chiamando a questa grande lotta nonviolenta: che possa il 23 ottobre essere il primo giorno di festa per un'umanita' dolente di infinite guerre, stragi, uccisioni. Possa essere il giorno in cui in un grande paese un popolo dalla lunga tormentata storia possa far compiere all'umanita' intera un passo avanti lungo il cammino della nonviolenza, che e' il cammino dell'amore, della pace, della dignita'.

Solo nel disarmo e' la salvezza comune.

E si' all'umanita'.

 

6. OSVALDO ERCOLI E PEPPE SINI: SI', DAL BRASILE AL MONDO

[Osvaldo Ercoli, gia' professore amatissimo da generazioni di allievi, gia' consigliere comunale e provinciale, impegnato nel volontariato, nella difesa dell'ambiente, per la pace e i diritti di tutti, e' per unanime consenso nel viterbese una delle piu' prestigiose autorita' morali. Il suo rigore etico e la sua limpida generosita' a Viterbo sono proverbiali.

Peppe Sini e' il sarto che cuce ogni giorno questo foglio]

 

Ci e' apparso subito chiaro che il referendum brasiliano per proibire il commercio delle armi da fuoco non e' un fatto fra tanti, ma la cosa piu' importante di questo anno 2005.

Poiche' e' l'evento storico piu' carico di futuro, di speranza, di umanita', tra quanti fin qui avvenuti quest'anno, e forse da molti anni a questa parte.

Perche' e' l'atto piu' concreto tra quanti oggi vengono compiuti (assai pochi, invero) affinche' l'umanita' un futuro abbia.

Perche' la vittoria dei si' nel referendum brasiliano schiude una via di pace e di civile convivenza all'umanita' intera.

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I termini della questione sono cosi' nitidi che si prova un sentimento di pudore a riassumerli ancora una volta.

Con una domanda semplice e chiara si chiede al popolo brasiliano: "Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile?". Si' o no.

Nel dibattito in corso in Brasile molto si ragiona di statistiche, di ricerche scientifiche, di studi condotti da prestigiosissime istituzioni culturali nazionali e internazionali. E indubbiamente i dati numerici della strage infinita provocata ogni anno dall'enorme disponibilita' di armi da fuoco in quel paese e altrove sono tremendi, raccapriccianti.

Ma a noi pare che, al di la' dei dati statistici che descrivono una situazione orribile, il nocciolo della questione sia assai semplice, e ineludibile: se con il si' al referendum si salvasse anche una sola vita umana, e non decine di migliaia ogni anno, occorerebbe dire comunque si' al disarmo.

Poiche' ogni vita umana e' un valore infinito, poiche' ogni essere umano ha diritto a vivere.

Per questo il referendum brasiliano non riguarda solo il Brasile ma interpella e convoca l'umanita' intera: cio' su cui il popolo brasiliano e' chiamato alle urne il 23 ottobre e' il diritto a vivere di ogni essere umano, il diritto di ogni essere umano a non essere ucciso.

*

Molte cose di questo mondo sono complicate e non hanno soluzioni semplici. Lo sappiamo; non siamo ingenui, non possiamo permettercelo.

Ma sappiamo anche che quando le cose sono semplici complicarle serve solo a fare confusione e a creare le condizioni favorevoli all'inganno.

E qui le cose sono semplici come non mai. La vita contro la morte, il diritto contro la barbarie, il salvare le vite contro il sopprimere le vite. Il vivo, palpitante, luminoso corpo umano da preservare come la gemma piu' preziosa del creato, contro le gelide armi assassine.

Il referendum brasiliano propone questa scelta: salvare le vite degli esseri umani oppure no.

Noi diciamo si' a salvare le vite degli esseri umani.

Noi chiediamo che l'intera umanita' dica si' al diritto a vivere di ogni essere umano, e che ogni singolo essere umano dica si' al diritto a vivere dell'umanita' intera.

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Noi siamo di quelli che non accettano l'ignobile ipocrisia dei discorsi astratti, del compromesso subdolo, del fine che giustifica i mezzi, del sotterfugio che rende complici degli assassini.

Noi siamo di quelli che amano che il proprio dire sia "si' si', no no".

Al diritto a vivere di ogni essere umano diciamo si', alla pace diciamo si', al disarmo diciamo si'.

A tutte le guerre, le stragi, le uccisioni ci opponiano; a tutte le imprese che recano morte e devastazione ci opponiamo; ci opponiamo a tutti i profitti realizzati gettando nello strazio e nel nulla della morte i corpi e le vite degli esseri umani.

*

In questi giorni in un paese africano si svolgono importanti elezioni, un candidato sta facendo la sua campagna elettorale dicendo una cosa semplice e chiara: che non ha mai fatto morire nessuno.

Felice il giorno in cui tutti i candidati alle elezioni in tutti i paesi del mondo si presenteranno potendo dir questa semplice frase: di non aver mai fatto morire nessuno, di non aver giammai stretto patti con gli assassini.

Se l'umanita' avra' un futuro, questo sara' il criterio decisivo della politica nuova e vera: tu non uccidere.

E questo verra' chiesto a chi vorra' adoperarsi per il bene comune: che quel bene sia davvero comune, ovvero tutti raggiunga. Ovvero, che nessuno sia privato del bene piu' grande senza del quale nessun bene si da': che nessuno sia ucciso.

Chiamiamo nonviolenza la scelta di lottare contro tutte le uccisioni; la scelta di volere la vita, la dignita', il bene per ogni essere umano. La scelta di sentirci parte di una sola umanita'. La scelta di fare quanto e' in nostro potere contro ogni menzogna, ogni ingiustizia, ogni violenza, ogni uccisione.

*

Noi che firmiamo questo appello siamo due vecchi amici persuasi della necessita' del disarmo.

Il piu' anziano di noi ha personale ricordo della seconda guerra mondiale che provoco' cinquanta milioni di morti e devasto' anche il nostro paese. La guerra, che e' il terrorismo piu' grande ed orribile. La guerra, che si fa perche' vi sono le armi per farla.

In anni recenti, ma che oggi sembrano lontani, insieme siamo stati pubblici amministratori solleciti del bene comune, insieme abbiamo condotto e preso parte a molte lotte per difendere l'ambiente da scelte sciagurate, per contrastare il regime della corruzione e i poteri criminali, per dare solidarieta' a chi soffre dolore e subisce ingiustizia, per affermare concretamente la dignita' umana di tutti gli esseri umani.

Abbiamo una visione della vita che riconosce ad ogni persona il diritto a pensare le sue idee e non quelle imposte da altri; che riconosce ad ogni persona tutti i diritti umani, diritti che a tutti gli esseri umani devono essere riconosciuti, poiche' escludere da essi qualcuno significa negarli del tutto.

Insieme eravamo nel 1999 ad Aviano a cercar di fermare con l'azione diretta nonviolenta almeno per qualche ora i decolli dei bombardieri che straziavano e massacravano la popolazione civile dell'altro lato dell'Adriatico.

Siamo vecchi amici, possiamo guardarci negli occhi, possiamo parlare a voce alta, la nostra parola ha un valore.

*

E se la nostra parola ha un valore, e nessun altro valore pretendiamo che abbia se non quello che deve essere dato alla parola di ogni essere umano che parli ed agisca secondo scienza e coscienza, la nostra parola oggi e' dunque: si' al referendum brasiliano per proibire il mercato degli strumenti di morte.

Si' al disarmo.

Si al diritto di tutti gli esseri umani a vivere, e a vivere una vita serena e dignitosa, sobria e solidale, onesta e felice.

Si' all'umanita', che possa la sua avventura proseguire nella storia in forme sempre piu' civili, piu' fraterne e sororali, piu' limpide e piu' rigorose, piu' armoniose e rispettose di ogni persona e della natura tutta, la casa comune in cui tutti abitiamo e di cui siamo parte.

Si' alla verita', si' alla giustizia, si' alla pace.

Si' al referendum brasiliano del 23 ottobre per proibire le armi assassine.

Il 23 ottobre vinca l'umanita' in Brasile, e da li' si propaghi il disarmo in tutto il mondo.

 

7. WEEK-END A LAMPEDUSA

 

Vi accade quello che tutti gia' sappiamo

vi accade quello che accade in ogni campo.

Tu ti commuovi solo quando tocca

a uno della nostra nazionale

a uno che frequenta il bar del vicolo

a uno che si e' visto alla tivu'.

 

Ma li' ogni giorno l'orco trita vite

una vi langue sterminata umanita'

se tu non abolisci i campi, i campi

aboliranno l'umanita' intera.

 

*

 

"E adesso un poco di pubblicita'"

gracchia lo schermo, e la rivista alterna

al bieco orrore le pagine ammiccanti

di donne denudate esposte merce.

Sottile rutilante patinato

specchio traslucido di molte infamie.

Plurimo orrore, nell'indifferenza

che quell'orrore stabilizza e duplica,

che quell'orrore origina e propaga.

 

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ARCHIVI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIV)

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Numero 103 dell'8 febbraio 2013

 

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