Telegrammi. 674



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 674 del 10 settembre 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Francesco de Notaris: Bilancio: non solo ridurre, ma eliminare le spese per gli armamenti

2. Sette domande a Giovanni Francola

3. Sei domande a Pietro Lazagna

4. Sette domande a Miriam Marino

5. Sette domande a Roberta Perego

6. Sette domande a Stefano Vaccari

7. Giulio Vittorangeli: Il riconoscimento dello Stato palestinese

8. Segnalazioni librarie

9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

10. Per saperne di piu'

 

1. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. FRANCESCO DE NOTARIS: BILANCIO: NON SOLO RIDURRE, MA ELIMINARE LE SPESE PER GLI ARMAMENTI

[Ringraziamo Francesco de Notaris (per contatti: francesco.denotaris at virgilio.it) per questo intervento.

Francesco de Notaris, gia' senatore della Repubblica, giornalista e saggista, protagonista di molte iniziative di pace, di solidarieta', per i diritti umani, contro i poteri criminali e la violenza. In Senato presentatore della mozione contro le mine e della richiesta di salvare la vita a Mumia Abu Jamal; autore del disegno di legge n. 360 XII Leg. su "Nuove norme in materia di obiezione di coscienza" poi divenuto legge; componente della commissione parlamentare recatasi in Iraq in missione di pace prima della seconda guerra; parlamentare per la pace. Tra le opere di Francesco de Notaris: Realizzare la speranza. Voci della citta', Edizioni Dehoniane; Messaggi per la pace, La scuola di Pitagora. Si veda anche l'ampia intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 301]

 

Quando si discute di bilancio dello Stato e' sempre opportuno che l'uomo di pace intervenga sulle spese per gli armamenti. E le proposte perche' vengano limitate sono ben comprensibili. Ma, io credo che non si possa discutere di tagli alle spese militari con la stessa logica con la quale si ipotizzano tagli in altri settori.

Qui il tema e' di fondo. Se si parla da uomini di pace e se si considera la guerra un tabu' bisogna eliminare le spese per le armi. Occorre porsi l'obiettivo di non fare la guerra. Di conseguenza si deve andare alle eliminazione degli eserciti e delle armi, riconvertendo i lavoratori e le industrie belliche. Capisco che questa posizione appare utopica ma e' l'unica ipotizzabile.

La sola riduzione degli armamenti non garantisce che la guerra non ci sia, ne' che sia meno terribile. La sola riduzione degli armamenti resta all'interno della logica offensiva e della guerra...

I tagli alle spese militari non possono essere fini a se stessi ma potrebbero essere presi in considerazione se all'interno di un progetto che realizzi l'articolo 11 della nostra Costituzione. Aggiungo che se si fa la guerra (e le cosiddette "missioni di pace" sono fatte con le armi, cioe' con strumenti proprio offensivi, strumenti di guerra) operare tagli e' contraddittorio perche' indebolisce il combattente... Quindi e' giusto non fare la guerra! I conflitti non si risolvono attraverso l'uso delle armi.

E poi e' necessario riflettere seriamente su una distinzione ipocrita che porta a giustificare l'uso delle armi verso i militari che di fatto sono obiettivi mentre ci si giustifica dichiarando di non volere fare vittime civili. Tale distinzione e' fuorviante. In molti Paesi i giovani vengono obbligatoriamente avviati alle armi per lunghi anni. Se muoiono in guerra sono cittadini che muoiono e i genitori, i fratelli, le famiglie soffrono. E la guerra porta inquinamento complessivo, ambientale, delle acque, del terreno, con ricaduta sulla salute, e via dicendo. Come distinguere tra vittime civili e militari?

Non uccidere e' un imperativo assoluto.

Dobbiamo educare alla pace con progetti da realizzare nelle scuole, da parte delle istituzioni con uomini di pace. Sara' importante l'opera educativa delle mamme e delle maestre e dei maestri che sono educatori e che non devono favorire aggressivita' ma suscitare la forza della ragionevolezza dei bambini utilizzando anche i momenti in cui i ragazzi giocano, distogliendoli anche dall'uso delle armi-giocattolo che, per consuetudine, si regalano ai maschietti.

In occasione della marcia Perugia-Assisi, se si riprendesse il tema della pace in modo piu' complessivo perche' la pace e' aspirazione dell'uomo e condizione per lo sviluppo vero, faremmo fare un grande salto di qualita' alla politica.

E, se vogliamo ricordare San Francesco d'Assisi non dimentichiamo che si reco' disarmato in Oriente e non con una spada... al posto di due.

 

2. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A GIOVANNI FRANCOLA

[Ringraziamo Giovanni Francola (per contatti: giotergg at libero.it) per questa intervista.

Giovanni Francola e' consigliere provinciale di Viterbo. "Dal 2000 si occupa di tematiche ambientali, nel 2005 coordina un gruppo di ricerca per realizzare un veicolo solare denominato Sunny, protagonista di una spedizione al Polo Nord e presente in varie trasmissioni televisive, dopo pochi mesi pubblica il suo primo libro dal titolo "Sunny un pieno di sole", Ennepilibri, dove si racconta la storia di questo innovativo veicolo ecologico. In questi anni continua a interessarsi di mobilita' e intermodalita' sostenibile, realizzando altri prototipi di veicoli piu' sostenibili e soprattutto meno inquinanti, convinto che le multinazionali del petrolio hanno gia' inferto dure ferite al nostro habitat. Dal 2006 collabora con il mensile "Campo de fiori" curando la rubrica "Ambiente". Nel 2008 pubblica il suo secondo libro "Il profitto e la virtu'" edito da Ennepilibri, dove denuncia una serie di ingiustizie sociali, dal lavoro minorile ai bambini-soldato, per concludere elencando i piu' grandi disastri ambientali avvenuti nel corso della storia. Nel 2010 viene eletto consigliere provinciale, iniziando cosi' un'intensa attivita' politica"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Giovanni Francola: Che da una marcia puo' nascere una coscienza collettiva.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Giovanni Francola: Se la marcia e' al suo cinquantesimo anniversario, significa che l'umanita' riconosce che la pace e' l'unica strada maestra.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Giovanni Francola: Non conosco bene tutto cio' che ruota intorno alla nonviolenza, forse occorre piu' informazione.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Giovanni Francola: Di portavoce, per amplificare il messaggio di pace, muoversi insieme per mettere fine ad ogni inutile guerra.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Giovanni Francola: Su questo punto condivido l'opinione di Alex Zanotelli sull'esempio dei giovani tunisini.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Giovanni Francola: Sulla reciproca cooperazione tra i popoli, per comprendere meglio le diversita', trasformandole in opportunita'.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Giovanni Francola: Un linguaggio universale che appartiene a tutti gli uomini, una forza naturale.

 

3. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SEI DOMANDE A PIETRO LAZAGNA

[Ringraziamo Pietro Lazagna (per contatti: pietro.lazagna at alice.it) per questa intervista.

"Nato a Genova nel 1936 in una famiglia che mi ha trasmesso valori del rispetto e della dignita' oltre le etichette e le appartenenze. La formazione scout e poi l'incontro con esperienze del cattolicesimo democratico genovese e italiano mi hanno fatto conoscere protagonisti nonviolenti da Jean Goss a Danilo Dolci a don Sirio Politi a Rene' Voillaume a padre Vivarelli.La tesi di filosofia su Emmanuel Mounier mi ha messo a contatto con la cultura francese che ho approfondito per diversi anni. Ho lavorato per molti anni sulla formazione con bambini, adolescenti, operai, carcerati, adulti. Ho partecipato alla nascita del Centro di documentazione contro la guerra a Genova e alla Spezia e alla Ldu. Ho militato nei Verdi  dalla  fondazione nel 1983. Ho collaborato a iniziative editoriali e di lavoro nelle Acli e collaborato saltuariamente a riviste educative. In quest'ottica ho scritto sul Terzo Mondo (Sei, Torino), su Pasolini, "Ultimo traguardo" (Fullservice, Udine) e sulle culture di guerra ( Edizioni Gruppo Abele, Torino e Nuova Italia Scientifica, Roma). Di recente ho collaborato a testi collettivi: "Per Angelo Marchese" (Le citta' del silenzio, Novi Ligure); "Mediterranei" (Diabasis, Reggio Emilia); "Saperi e meraviglie", la biblioteca di Demetrio Canevari (Sagep, Genova); "La donazione Gallo" (Galleria Spinola - Fondazione Canevari, Genova)". Cfr. anche l'intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 346]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Pietro Lazagna: Per l'eterogenesi dei fini, come in tutte le manifestazioni, processioni e cortei anche la Perugia-Assisi cui ho spesso partecipato e' un mix ricco e multicolore: una bella occasione di camminare insieme e di riflettere ritrovando tanti amici e tanti compagni di strada; e anche una ghiotta occasione colla complicita' interessata dei media di fare vetrina per noti figuri in  cerca perenne di visibilita' (vedi alla voce "Casta").

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Pietro Lazagna: Oggi va riproposta con forza la nostra opposizione a guerre e culture armate a tutti i livelli: dal livello delle coscienze a quello delle culture e delle fedi, da quello delle istituzioni e delle norme internazionali, a quello degli affari e di progettazioni, commerci e produzioni armiere. Nessuna tappa deve essere trascurata e il lavoro e' immane.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Pietro Lazagna: La coscienza e' di molto cresciuta: mancano proposte politiche praticabili.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Pietro Lazagna: Fare la propria parte nella sequela dei maestri.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza? E su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Pietro Lazagna: Per noi oggi tra carestie, razzismi e massacri c'e' solo l'imbarazzo della scelta che spesso e' dettata dalle nostre personali collocazioni hic et nunc. Credo che sia importante incalzare le istituzioni repubblicane almeno finche' esistono e costituire un riferimento permanente al livello del proprio territorio. La storia del Sud Africa di Mandela e dei suoi compagni e' fra le piu' importanti di questi anni, ma anche il crollo del regime iraniano di Reza Pahlevi apparve un miracolo nonviolento cui segui' una feroce teocrazia. I gemelli Kaczynski non erano proprio cio' che sognavamo sostenendo le lotte di Solidarnosc.Ogni azione e movimento nato e cresciuto all'insegna di dialogo e nonviolenza e' esposto alla furbesca pirateria di violenti e feroci. Nel felice volumetto (edito da Claudiana) di dialogo con Norberto Bobbio Enrico Peyretti mette a fuoco questa maledizione che rode come un cancro le esperienze piu' interessanti. Nella Resistenza la questione fu drammaticamente presente anche se non sempre affiorata come sarebbe stato necessario. Le vulgate amano semplificare e si danno in pasto al popolo polpette avvelenate da omissioni e silenzi che consentono epiche trionfali al posto di storiografia critica. Tra le esperienze recenti importanti trovo il lavoro di ricerca che singoli o gruppi di "anawim" compiono per favorire l'incontro fra persone dal settore interreligioso a quello ecumenico al dialogo interculturale, e di cui il lavoro milanese e gerosolimitano del cardinal Martini e' un buon esempio.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Pietro Lazagna: Una infinita storia di scempio di uomini e di natura cui si oppone la schiera dei non rassegnati che a tutti i livelli tentano di fermare l'eccidio: da Socrate a Gesu', da Francesco a Bonhoeffer, da Gandhi a Martin Luther King, da Galtung a Pontara a Freire a Bruno Hussar a padre Balducci a don Milani... e per fortuna la sequela e' lunga e ancora ben viva e vivace. Per me essere nonviolento significa cercare la giustizia e praticarla attraverso un percorso di dialogo mai rassegnato e mai rinunciatario camminando con altri uomini e donne che si incontrano sul nostro cammino.

 

4. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A MIRIAM MARINO

[Ringraziamo Miriam Marino (per contatti: miryammarino at libero.it) per questa intervista.

"Miriam Marino scrittrice, artista e attivista per i diritti umani, e' impegnata in tre associazioni: "Ebrei contro l'occupazione" (Eco) dal 2002, "Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese" da circa cinque anni (e' un'associazione di appoggio alla Mezzaluna Rossa palestinese e si occupa delle adozioni a distanza di bambini palestinesi orfani o feriti e della promozione e diffusione della cultura palestinese), e infine "Stelle Cadenti - Artisti per la pace" che si occupa di arte contemporanea con organizzazioni di mostre a carattere internazionale e di editoria, con una piccola casa editrice ed un forte impegno sociale. Ha militato fin dagli anni '70 nella sinistra extraparlamentare, gli ultimi libri pubblicati sono Handala, 2008, una raccolta di articoli sulla Palestina e Medio Oriente; Gabbie, 2009, una raccolta di racconti sulla Palestina, l'Irak, i migranti e altro, e Diario di viaggio in Palestina, 2010"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Miriam Marino: La marcia e' stato un evento che, crescendo nel tempo, dall'iniziativa di pochi coraggiosi e' diventata un appuntamento importante per sempre piu' larghe fasce della societa' civile che si richiamano alla nonviolenza e che chiedono rispetto per i diritti umani e la risoluzione dei conflitti con modi nonviolenti. E' stata una cassa di risonanza per far sentire la voce dei tanti che ripudiano la guerra e la violenza che destabilizzando i paesi e il pianeta portano poverta' diffusa e distruzione, e ha permesso una riflessione sulle politiche economiche ingiuste che sono alla base dei conflitti delle guerre e delle aggressioni. A mio avviso ora la marcia deve fare un salto di qualita' e farsi portavoce di posizioni piu' radicali e concrete specialmente rispetto all'occupazione israeliana dei territori palestinesi: Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme, e accogliere e far sua la lotta nonviolenta del Bds. Inoltre deve promuovere un'opposizione forte alle spese militari e alla partecipazione dell'Italia ai bombardamenti in Libia.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Miriam Marino: Gli argomenti importanti non sono pochi: sul fronte interno c'e' l'iniqua manovra finanziaria e la guerra in Libia. Le due cose sono correlate perche' sottraendo denaro alle spese militari si risolverebbero molti problemi economici, invece di partecipare alla distruzione di un paese - che proprio l'Italia ha colonizzato nemmeno tanti anni fa - con la scusa ipocrita di salvare i civili che con i bombardamenti Nato sono morti a migliaia e migliaia. Importanti sono anche le lotte portate avanti dalla societa' civile come la No-Tav; e in ultimo, ma non per importanza, c'e' la Palestina ancora e molto ferocemente occupata. Le lotte della Tunisia e dell'Egitto sono figlie delle Intifade e delle lotte dei villaggi palestinesi e a loro volta hanno avuto ripercussioni sui palestinesi. Lo abbiamo visto soprattutto durante le grandiose manifestazioni per la commemorazione della Nakba di quest'anno dove decine e decine di giovani e pacifici manifestanti sono stati uccisi. I giovani palestinesi di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme hanno dato vita al movimento del 25 aprile e chiedono con forza democrazia e rispetto dei diritti umani. A settembre l'Anp chiedera' il riconoscimento dello stato palestinese, questo e' un evento da tenere molto presente e a cui porre molta attenzione per conseguenze e sviluppi che ci potrebbero essere. In questo momento non bisogna assolutamente abbandonare la Palestina che ha bisogno di tutto il nostro sostegno.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Miriam Marino: La societa' civile e' in movimento e si fa sentire, ma il divario con la politica attuale del governo e' immenso. La vittoria dei referendum ha mostrato qual e' la volonta' popolare, ma ora bisogna avere la forza di far rispettare questa volonta'. Purtroppo mentre la politica del governo e' sempre piu' ingiusta, cinica e violenta colpendo in particolare i piu' deboli - i precari, gli operai, le fascie piu' povere, i migranti, i rom ecc. -, i contrasti e le divisioni all'interno del movimento pacifista e di sinistra sono troppi e non giovano.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Miriam Marino: Un grande ruolo per l'enormita' delle sfide che ha davanti, ma ci vuole piu' interazione e piu' decisione: non bisogna aver paura della radicalita' e non bisogna restare su posizioni tiepide che non portano a nulla.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Miriam Marino: A livello internazionale le rivolte nonviolente per la democrazia, la liberta' e la dignita' della Tunisia, Egitto, Barhein, Yemen, Giordania, Irak ecc. e le lotte dei giovani palestinesi che hanno preteso e ottenuto l'unita' interna e chiedono una dirigenza piu' democratica per lottare contro l'occupazione e per i diritti umani. Fatti importanti sono stati anche le tendopoli degli indignati in Grecia e in Spagna, per quanto riguarda gli indignati in Israele e' presto per capire da che parte tira il vento, tuttavia e' un inizio positivo. A livello interno i fatti piu' significativi sono stati la vittoria dei referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento, e la lotta del movimento No-Tav.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Miriam Marino: Su iniziative contro il liberismo che rovina l'Italia e il mondo, inoltre bisogna consolidare le lotte dal basso e far rispettare i referendum, contrastare le spese per gli armamenti, e organizzare iniziative di sostegno ai popoli che lottano per la liberta' e la democrazia, in primo luogo il popolo palestinese, e soprattutto iniziative forti contro l'assedio di Gaza.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Miriam Marino: Direi che e' il modo piu' efficace per ottenere risultati concreti nelle lotte contro l'ingiustizia, la spartizione ineguale delle risorse del pianeta, le guerre, le occupazioni di altrui territorio, come e' stato dimostrato dalla lotta di liberazione dell'India sotto la guida di Gandhi e dalle lotte dei villaggi palestinesi come Budrus, Bil'in, Nil'in, Nabi Saleh, ecc. anche se in quest'ultimo villaggio i militari israeliani hanno sparato sui bambini che manifestavano con palloncini colorati. La visione dei video relativi puo' solo provocare simpatia per i bambini palestinesi con i palloncini e qualche bandiera e disgusto per la brutale violenza dell'esercito israeliano. Inoltre la nonviolenza e' uno stato mentale che richiede empatia e amore per i popoli, ed e' indispensabile per capire che apparteniamo ad un'unica famiglia umana e abbiamo tutti gli stessi diritti e gli stessi bisogni, quindi abbiamo una lotta comune da portare avanti per il bene di tutti.

 

5. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A ROBERTA PEREGO

[Ringraziamo Roberta Perego (per contatti: roberta.perego79 at gmail.com) per questa intervista.

Roberta Perego e' consigliera provinciale di Milano. "Nata a Sesto San Giovanni il 18 dicembre 1979, dove attualmente vivo e lavoro. Mi sono laureata presso l'Universita' Statale di Milano in Lettere Classiche e sono insegnante al liceo scientifico delle Opere Sociali Don Bosco di Sesto San Giovanni. Ho lavorato anche come mediatrice culturale per il Pontificio Istituto Missioni Estere, proponendo percorsi di educazione alla mondialita' e di conoscenza del commercio equo e solidale. Sposata da due anni con Andrea, mamma di Elena dal 2010. Prima della nascita del Partito Democratico non sono mai stata un'attivista politica, ma il desiderio di rinnovamento e il connubio di carismi che esso rappresenta mi hanno affascinato e ho deciso di occuparmi di politica per mettere la mia persona e le mie capacita' al servizio della collettivita'. Il Pd mi sembra il luogo ideale per far vivere e operare il riformismo cattolico in cui mi ritrovo, nel mantenimento di un valore fondamentale quale la laicita' dello Stato. Ne 2008 sono entrata a far parte della segreteria cittadina del Pd di Sesto San Giovanni e nel 2009 sono stata eletta consigliere alla Provincia di Milano. Dal 2011 ho creato il mio blog personale http://robertaperego.blogspot.com/ in cui riporto la mia attivita' e desidero confrontarmi per essere davvero voce dei cittadini nell'Istituzione Provincia"]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Roberta Perego: Credo un duplice significato di denuncia e di testimonianza. Di denuncia di situazioni, logiche e politiche che allontanano sempre di piu' dalla pace, obiettivo che nel 2011 dovrebbe invece essere ormai prioritario per qualsiasi societa'. Di testimonianza perche' la marcia Perugia-Assisi dimostra che ci sono invece tanti individui e tante realta', spesso anche molto diverse tra loro, che non rinunciano a chiedere pace e ad impegnarsi, anche nel proprio piccolo, per realizzarla. Questi "costruttori di pace" ci fanno capire che la pace non puo' continuare ad essere considerata appannaggio esclusivamente dei "pacifisti", ma deve essere una priorita' per tutti.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Roberta Perego: Sicuramente e' significativo il fatto che il cinquantenario della marcia cada nel centocinquantesimo anniversario dell'Unita' d'Italia. Questo non puo' non aprire una riflessione sulle politiche perseguite dal nostro Paese per rafforzare (o gettare?) le fondamenta della pace. E' una sorta di tappa, in cui guardare il cammino percorso dal nostro Paese in questi anni e quello, ancora lungo, da percorrere per promuovere una nuova cultura della pace.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Roberta Perego: Credo che vadano distinti due piani. Da una parte c'e' la societa' civile, dove, nonostante il clamore che si agita attorno a casi eclatanti di violenza a diversi livelli, io trovo tuttavia un impegno e un interesse notevoli per un cammino verso una nuova cultura della pace. E la cosa incoraggiante e' che trovo questa sensibilita' anche e soprattutto nelle nuove generazioni, e lo dico da insegnante, che con i giovani ha a che fare praticamente sempre. Purtroppo pero' c'e' un altro piano, che e' invece quello della politica. Le scelte fatte in questi anni dimostrano che non c'e' larga diffusione della cultura della pace: questo lo dimostrano le scelte di politica estera, ma anche il modello di Welfare che l'Italia si sta dando.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Roberta Perego: Quello di guidarci nel cammino verso la pace, ma soprattutto quello di insegnarci che essa non e' solo l'assenza di conflitti o in generale l'opposizione alla guerra, bensi' il venir meno di tutte le discriminazioni (di sesso, di razza, di religione, politiche, etc.) e la realizzazione di una societa' dove non esistano persone con piu' diritti di altri, e dove realmente ci si faccia carico dei propri "fratelli d'umanita'" piu' fragili.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Roberta Perego: A mio parere una delle vittorie piu' belle in questo senso e' stato il successo del referendum dello scorso giugno, contro il nucleare e la privatizzazione dell'acqua, che avrebbe seriamente messo in pericolo un diritto (e ci tengo a chiamarlo cosi', non semplicmente bisogno, come fanno molti) che deve spettare a tutti e su cui non si puo' tollerare alcun interesse economico. Dal punto di vista internazionale dobbiamo invece ringraziare la Norvegia per l'insegnamento che ci ha dato con la sua reazione alle stragi di Oslo e Utoya, cioe' "piu' democrazia, piu' apertura e piu' umanita'", e insieme le parole del sindaco conservatore di Oslo :"Non penso che la sicurezza possa risolvere i problemi. Dobbiamo insegnare di piu' il rispetto".

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Roberta Perego: Iniziamo con la marcia Perugia-Assisi, per ripartire. Vorrei che la nostra priorita', ora, fossero le poltiche sociali, perche' vedo ancora tanta, troppa discriminazione nel nostro Paese, verso gli stranieri, verso le donne, e nessuna tutela dei ceti medio-bassi, che stanno subendo gli effetti devastanti della crsi economica.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Roberta Perego: La nonviolenza e' prima di tutto rispetto. Rispetto degli altri uomini, vicini e lontani, uguali o diversi da me. Ma e' anche prendersi cura dell'altro, e lottare perche' i suoi dirittti siano importanti e rispettati tanto quanto i miei. Se capiamo questo e lo mettiamo in pratica abbiamo gia' fatto un grande passo avanti.

 

6. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A STEFANO VACCARI

[Ringraziamo Stefano Vaccari (per contatti: vaccari.s at provincia.modena.it) per questa intervista.

Stefano Vaccari inizia il suo percorso politico dapprima come assessore poi come sindaco del comune di Nonantola dal 1995 al 2004. Successivamente viene eletto e nominato assessore provinciale a Bilancio, Risorse umane, Telematica e Sport. Attualmente e' riconfermato assessore della Provincia di Modena con deleghe all'Ambiente, Mobilita', Protezione Civile e Sport. Inoltre e' presidente della Fondazione Villa Emma di Nonantola, presidente del Consorzio Parco Regionale Sassi di Roccamalatina e della Riserva Naturale orientata del Secchia, presidente dell'Agenzia per l'Energia e di Modena. Per maggiori informazioni: www.stefanovaccari.net]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Stefano Vaccari: Il messaggio piu' importante che la marcia Perugia-Assisi ha espresso e' che persone di diversa provenienza, estrazione culturale, politica e di fedi differenti, sono state capaci, insieme, di iniziare e portare a termine un progetto importante: aumentare la conoscenza e la consapevolezza nelle persone che nella risoluzione dei conflitti la violenza dell'uomo sull'uomo non era l'unico mezzo possibile. Il cammino intrapreso a partire dall'esperienza di uomini come Capitini, La Pira, padre Balducci, non e' altro che un simbolo per dimostrare al mondo quanta forza puo' esprimere il diffondersi della nonviolenza nelle relazioni tra le persone, come gli Stati. Il cammino e' condivisione, contaminazione e creazione di punti di vista alternativi. Questo e' stato una buona pratica per la formazione per molti politici ed amministratori pubblici come me, che hanno provato dopo le varie esperienze con la Marcia a rapportarsi in modo diverso con le persone per raccoglierne il punto di vista, le necessita', i bisogni e le volonta'. Spesso la condivisione, come il camminare insieme verso una meta, rimane solo un ideale che viene sostituito con l'individualismo piu' sfrenato, una corsa individuale verso mete ogni volta piu' lontane. La marcia in questi cinquanta anni ha incarnato il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Stefano Vaccari: La mercificazione dell'uomo ha fatto si' che anche il crimine piu' becero potesse essere giustificato in nome del progresso, del mercato o del presunto bene comune. L'uomo deve riappropriarsi di una centralita' fondamentale e per la quale i popoli di tutto il mondo si sono battuti. Viviamo una congiuntura storica ed economica assai convulsa. Dopo il crollo delle Torri Gemelle, dieci anni fa, e' ripartita una spirale di odio nei confronti dello straniero che ci porteremo appresso per molto tempo. Purtroppo dal colonialismo in poi, quando arbitrariamente abbiamo diviso il mondo in due, popoli civili e popoli incivili, come occidentali ci siamo arrogati il diritto di cancellare la parola "umano" dividendo popoli, etnie, risorse, ecc. e dando inizio a guerre internazionali, guerre civili, tribali, religiose. La marcia che si terra' il 25 settembre invita a creare una nuova cultura "essendo" parte della soluzione. Il messaggio potrebbe essere sintetizzato con la formula "l'uomo per rispettare l'uomo".

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Stefano Vaccari: Se pensiamo al tenore di alcune discussioni tra i banchi del nostro Parlamento, viene spontaneo pensare che qualcosa sta cambiando nei valori e nelle modalita' relazionali della nostra societa'. Quando poi leggiamo notizie di cronaca raccapriccianti, comprendiamo come il rispetto per la vita o per le scelte degli individui siano questioni inconsistenti e relative. L'Italia ha una tradizione culturale troppo importante per lasciare che venga cancellata dal qualunquismo degli ultimi anni. Lo sforzo che ognuno di noi deve mettere in atto e' superiore a prima per riaffermare anche attraverso una nuova stagione dei diritti e della giustizia sociale, quello che scontato non e' piu', e cioe' la centralita' nei rapporti tra le persone  del rispetto e della tolleranza al di la' dal genere, dal colore della pelle, del credo religioso, dall'orientamento sessuale, ecc.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Stefano Vaccari: Il Movimento Nonviolento e' stato ed e' un veicolo culturale potente che puo' portare evidenze di un atteggiamento che mette al centro il rispetto per l'uomo. Ma forse non basta piu' una visione residuale ed elitaria di queste idee forti e rivoluzionarie in se'. Le associazioni sono uno strumento di sensibilizzazione a quei valori che senza l'impegno di tanti volontari verrebbero dimenticati, ma forse uno strumento che ha bisogno di essere rinnovato, collegato ad altri soggetti, in una logica di rete che deve uscire dagli spazi ristretti dei "consapevoli ed illuminati" e provare ad affrontare il mare aperto della devastazione culturale operata dal berlusconismo in questi venti anni, anche in forme, modi e linguaggi differenti.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Stefano Vaccari: Continuo a pensare che nel mondo uno dei movimenti piu' significativi e coerenti da oltre trenta anni sia il Fronte Polisario per l'autodeterminazione del popolo Saharawi, in esilio nel deserto e dimenticato da gran parte della comunita' e dalle istituzioni internazionali. Un movimento ed un popolo quello saharawi che ho conosciuto da vicino e per il quale continuero' ad impegnarmi fino a quando non otterra' la possibilita' di decidere sul proprio futuro e su quello della propria terra con un referendum, come capito' a Timor Est pochi anni fa. In Italia credo che il fatto piu' significativo che sia capitato sia rappresentato dal movimento delle donne "Se non ora quando" che nel febbraio 2011 ha riempito centinaia di piazze italiane per riaffermare diritti e dignita' delle donne calpestate in questo Paese e che sta continuando una battaglia in forme innovative e nonviolente ancora oggi.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Stefano Vaccari: Le tensioni sociali dovute alla crisi economica rischiano di sfociare, come e' gia' successo anche in altri Paesi europei, in moti e proteste di piazza spesso rabbiose e violente. Per evitarle serve una cultura politica che faccia del dialogo, del confronto, del rispetto dentro e fuori il Parlamento, che non vedo affatto presente in misura sufficente. Servono tuttavia ora risposte concrete sulle quale concentrare l'impegno delle istituzioni, dal Parlamento ai Comuni. Risposte per contrastare l'aumento della disoccupazione giovanile, per assicurare condizioni di vita dignitose per tutti, prelevare risorse da chi ne ha di piu' per investire sul fare impresa, su nuova occupazione e su chi ha meno, per dare sostegno alle famiglie e ai meno abbienti.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Stefano Vaccari: La nonviolenza e' una "buona pratica" di vita, che vede nell'uomo e nell'ambiente che abbiamo preso a prestito per viverci, le risorse piu' preziose da salvaguardare mantenendole in equilibrio. Per avvicinarsi ad essa bisogna, appunto, fare pratica, mettersi alla prova quotidianamente e pur essendo un "esercizio" difficile e' molto importante e gratificante, soprattutto per se stessi, perche' consente, accanto ad altri elementi, di dare un senso alla propria vita.

 

7. RIFLESSIONE. GIULIO VITTORANGELI: IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE

[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per questo intervento.

Giulio Vittorangeli, nato a Tuscania (VT) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta' concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre 1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara, la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo, Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996; Donne in America latina, Celleno, luglio 1997; Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria, una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno, luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio 2001; La cultura del nuovo impero: l'uomo a dimensione di merce, Celleno, luglio 2002; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003; America Latina: l'alternativa al neoliberismo, Viterbo, aprile 2004; Mulukuku: un progetto di salute mentale in Nicaragua, Viterbo, novembre 2010. Ha coordinando il Gruppo di approfondimento "Vivere nel nord  impegnati nel sud", all'interno del Convegno "Vivere e amare attraverso le contraddizioni", promosso dall'Associazione Ore Undici, e svolto a Trevi nell'Umbria (Pg), 25-30 agosto 2001. Ha partecipato alla trasmissione di "Rai Utile", del 24 gennaio 2006, dal titolo "America Latina e' sviluppo". Ha contribuito alla realizzazione, stesura, pubblicazione e presentazione di tre libri: Que linda Nicaragua!, Associazione Italia Nicaragua, Fratelli Frilli editori, Genova 2005; Nicaraguita, la utopia de la ternura, Terra Nuova, Managua, Nicaragua, 2007; Nicaragua. Noi donne le invisibili, Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo, Davide Ghaleb editore, Vetralla 2009. Per anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha cessato le pubblicazioni nel 1997). Attualmente cura il notiziario "Quelli che solidarieta'"]

 

Il prossimo 20 settembre e' in agenda la richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell'Assemblea generale dell'Onu. Un'iniziativa che l'Autorita' Nazionale Palestinese ritiene "inevitabile" a causa dello stallo nei negoziati con Israele. I palestinesi confidano di avere tra i 130 e 140 voti favorevoli nell'Assemblea generale del Palazzo di Vetro.

Pieno sostegno al riconoscimento internazionale di uno Stato palestinese, sulla base dei confini del 1967 e con Gerusalemme capitale, e' stato espresso dal Movimento dei non allineati al termine di un vertice che ha riunito i rappresentanti dei 118 paesi dell'alleanza. Inoltre Brasile, Argentina, Bolivia, Cile, Guyana, Ecuador, dal dicembre 2010, hanno riconosciuto lo Stato palestinese "all'interno dei confini del 1967", andando cosi' a raggiungere Costa Rica, Cuba, Nicaragua e Venezuela, che si erano gia' schierate alla sua proclamazione nel 1988.

Ufficialmente, solo alcuni governi - Stati Uniti, Germania, Repubblica ceca, Olanda e Italia -, espressione di quella che e' considerata la democrazia occidentale, hanno esplicitamente detto che voteranno contro.

Il riconoscimento dello Stato palestinese avrebbe comunque un valore esclusivamente simbolico, perche' al Consiglio di sicurezza dell'Onu il governo di Israele puo' contare sul diritto di veto degli alleati statunitensi.

Intanto cresce la tensione. Le forze di sicurezza israeliane stanno addestrando i coloni (i cui insediamenti oltre la Linea Verde del 1967 sono illegali in base al diritto internazionale) in previsione di possibili "disordini" all'indomani della richiesta palestinese. Lo riferisce il quotidiano israeliano "Haaretz" pubblicando un documento riservato del ministero della Difesa sull'operazione "Semi d'estate" che oltre a un addestramento prevede la distribuzione di granate e gas lacrimogeni ai coloni. In caso di attacco o disordini gravi i soldati saranno autorizzati a sparare "ai piedi" dei manifestanti.

L'altro versante dello scontro e' quello diplomatico, con il grande lavorio dei governi degli Stati Uniti e di Israele nel tentativo di sovvertire il consenso, ormai maggioritario e consolidato, sull'opportunita' di una soluzione pacifica del conflitto palestinese.

Certo molte cose sono cambiate, e non in meglio, da quando abbiamo iniziato a sostenere la causa palestinese, basta pensare alla separazione fra Gaza e Cisgiordania. Chris Gunnes, portavoce dell'Unrwa, la principale agenzia umanitaria dell'Onu che si occupa di Gaza, ha descritto una situazione disperata: "Il 95 per cento dell'acqua non e' potabile e il 40 per cento di tutte le malattie e' portato dall'acqua. Il 45,2 per cento delle persone in eta' lavorativa e' disoccupato, l'80 per cento degli abitanti e' interamente dipendente dagli aiuti umanitari e i poveri in assoluto sono triplicati dall'inizio del blocco israeliano".

"Siamo in Palestina, Dove e' in scena la negazione piu' radicale dei sentimenti di vita elementari: si ruba l'acqua, si devasta il territorio, si costruiscono percorsi impercorribili e recinzioni manicomiali, si spara quotidianamente addosso ai bambini, si impedisce alle donne di partorire in maniera umana, si saccheggiano e si distruggono le case con la ruspa, si sradicano gli alberi, si espropriano i prodotti del lavoro rivendendoli come propri, si compiono riti di umiliazione denudando uomini anziani ai posti di blocco, e tutto questo nella piu' perfetta impunita' e nella piu' perfetta continuita', in una sorta di perversione dell'intelligenza, affermando cioe' che cosi' si risolvono i problemi della convivenza: non risolvendoli mai. E imponendo di parlare d'altro. Dell'antisemitismo, per esempio. La vicenda palestinese produce molte macerie tra noi: va in macerie la percezione esatta del presente, il giudizio su di esso, elementare, radicalmente umano. Va in macerie il senso stesso della razionalita' politica elementare quando non e' guerra: quella secondo cui politico e' organizzare la convivenza e la sussistenza delle comunita' umane. Cioe' si alimenta tenacemente quella contropolitica dei nostri tempi che e' il terrorismo. Non solo, il bon ton del parlare d'altro, di parlare dell'antisemitismo, inquina e sgretola la memoria. Nel momento in cui la memoria della Shoah richiede, a causa dell'estinguersi dei testimoni, il lavoro della sua codificazione, del suo consolidamento in cultura, il suo uso come mito fondatore, di tipo etnico, dello stato di Israele la trasforma in strumento buono per tutti gli usi, e la depaupera del suo messaggio di allarme permanente circa il tarlo di barbarie contenuto nella civilta' occidentale avanzata. L'Europa, in particolare, fa una penitenza banale e gratuita sulla pelle di altri e si autoassolve per sempre: soprattutto si autoassolve la destra ex fascista" (dall'intervento "Le macerie tra noi" pronunciato da Lidia Campagnano l'11 marzo 2003 all'Universita' di Bari).

 

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Minimum fax, Roma 2005, pp. 468.

- Virginia Woolf, Le tre ghinee, La Tartaruga, Milano 1975, Feltrinelli, Milano 1987, pp. 256.

- Virginia Woolf, Gita al faro, Garzanti, Milano 1934, 1974, pp. XVI + 232.

- Virginia Woolf, Momenti di essere e altri racconti, Rizzoli-Rcs, Milano 1995, pp. 200.

- Virginia Woolf, Ritratti di scrittori, Pratiche, Parma 1995, pp. 332.

- Virginia Woolf, Romanzi, Mondadori, Milano 1998, 2005, pp. XCVI + 1448.

- Virginia Woolf, Saggi, prose, racconti, Mondadori, Milano 1998, 2004, pp. LXXVIII + 1482.

- Virginia Woolf, Tutti i racconti, Newton Compton, Roma 1995, 1997, pp. 256.

- Virginia Woolf, Tutti i romanzi, Newton Compton, Roma , 2 voll. per pp. 928 + 832.

- Virginia Woolf, Una stanza tutta per se', Newton Compton, Roma 1993, pp. 98.

 

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

10. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 674 del 10 settembre 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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