Legalita' e' umanita'. 62



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LEGALITA' E' UMANITA'
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 62 dell'8 ottobre 2009

In questo numero:
1. Modello di esposto recante la notitia criminis concernente varie
fattispecie di reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio
2009, n. 94
2. Modello di esposto recante la notitia criminis concernente il
favoreggiamento dello squadrismo
3. Cosa fare
4. Luca Kocci: L'esperienza di Casa Rut a Caserta
5. Arianna Di Genova: "Di lei". Una mostra alla Casa internazionale delle
donne

1. UNA SOLA UMANITA'. MODELLO DI ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS
CONCERNENTE VARIE FATTISPECIE DI REATO CONFIGURATE DA MISURE CONTENUTE NELLA
LEGGE 15 LUGLIO 2009, N. 94

Alla Procura della Repubblica di ...
Al Presidente del Tribunale di ...
Al Presidente della Corte d'Appello di ...
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di ...
Al Presidente della Provincia di ...
Al Presidente della Regione ...
Al Questore di ...
Al Prefetto di ...
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente varie fattispecie
di reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio 2009, n. 94
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di
attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa
obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis
concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante
"Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come
"pacchetto sicurezza", sono contenute varie misure, particolarmente all'art.
1 e passim, che configurano varie fattispecie di reato con specifico
riferimento a:
a) violazioni dei diritti umani e delle garanzie di essi sancite dalla
Costituzione della Repubblica Italiana;
b) violazione dei diritti dei bambini;
c) persecuzione di persone non per condotte illecite, ma per mera condizione
esistenziale;
d) violazione dell'obbligo di soccorso ed accoglienza delle persone di cui
all'art. 10 Cost.;
e) violazione del principio dell'eguaglianza dinanzi alla legge.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare
che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei
confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che
riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da
parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Firma della persona e/o dell'associazione esponente
indirizzo
luogo e data

2. UNA SOLA UMANITA'. MODELLO DI ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS
CONCERNENTE IL FAVOREGGIAMENTO DELLO SQUADRISMO

Alla Procura della Repubblica di ...
Al Presidente del Tribunale di ...
Al Presidente della Corte d'Appello di ...
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di ...
Al Presidente della Provincia di ...
Al Presidente della Regione ...
Al Questore di ...
Al Prefetto di ...
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente il favoreggiamento
dello squadrismo
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di
attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa
obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis
concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante
"Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come
"pacchetto sicurezza", e' contenuta una misura, quella di cui all'art. 3,
commi 40-44, istitutiva delle cosiddette "ronde", che palesemente configura
il favoreggiamento dello squadrismo (attivita' che integra varie fattispecie
di reato), anche alla luce di pregresse inquietanti esternazioni ed
iniziative di dirigenti rappresentativi del partito politico cui appartiene
il Ministro dell'Interno e di altri soggetti che non hanno fatto mistero ed
anzi hanno dato prova di voler far uso di tale istituto a fini di violenza
privata, intimidazione e persecuzione, con palese violazione della legalita'
e finanche intento di sovvertimento di caratteri e guarentigie fondamentali
dell'ordinamento giuridico vigente.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare
che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei
confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che
riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da
parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Firma della persona e/o dell'associazione esponente
indirizzo
luogo e data

3. UNA SOLA UMANITA'. COSA FARE

Un esposto all'autorita' giudiziaria piu' essere presentato recandosi presso
gli uffici giudiziari o presso un commissariato di polizia o una stazione
dei carabinieri.
Puo' essere anche inviato per posta.
Deve essere firmato da una persona fisica, precisamente identificata, e deve
recare un indirizzo per ogni comunicazione.
*
Noi proponiamo alle persone che vogliono partecipare all'iniziativa di
presentare e/o inviare i due esposti che abbiamo preparato alla Procura
competente per il territorio in cui il firmatario (o i firmatari - gli
esposti possono essere anche sottoscritti da piu' persone) risiede, e ad
altre magistrature di grado superiore (la Corte d'appello e' nel capoluogo
di Regione, la Corte di Cassazione e' a Roma; sempre a Roma sono le altre
istituzioni statali centrali).
Proponiamo anche di inviare l'esposto al sindaco del Comune in cui si
risiede (idem per il presidente della Provincia, idem per il presidente
della Regione; ed analogamente per questore e prefetto che hanno sede nel
capoluogo di provincia).
Ovviamente i modelli di esposto da noi preparati possono essere resi piu'
dettagliati se lo si ritiene opportuno. Ed altrettanto ovviamente gli
esposti possono essere inviati anche ad ulteriori istituzioni.
*
Indirizzi cui inviare gli esposti:
Naturalmente gli indirizzi delle istituzioni territoriali variano da Comune
a Comune, da Provincia a Provincia e da Regione a Regione.
Comunque solitamente:
- l'indirizzo e-mail delle Procure e' composto secondo il seguente criterio:
procura.citta'sede at giustizia.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail della
Procura della Repubblica ad Agrigento e' procura.agrigento at giustizia.it
(analogamente per le altre province).
- L'indirizzo e-mail dei Tribunali e' composto secondo il seguente criterio:
tribunale.citta'sede at giustizia.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail del
Tribunale ad Agrigento e' tribunale.agrigento at giustizia.it (analogamente per
le altre province).
- L'indirizzo e-mail delle Prefetture e' composto secondo il seguente
criterio: prefettura.citta'sede at interno.it, quindi ad esempio l'indirizzo
e-mail della Prefettura di Agrigento e' prefettura.agrigento at interno.it
(analogamente per le altre province).
- Sempre per le prefetture e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche
all'indirizzo dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico (in sigla: urp),
composto secondo il seguente criterio: urp.pref_citta'sede at interno.it,
quindi ad esempio l'indirizzo e-mail dell'Urp della Prefettura di Agrigento
e' urp.pref_agrigento at interno.it (analogamente per le altre province).
- L'indirizzo e-mail delle Questure e' composto secondo il seguente
criterio: uffgab.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it, quindi ad
esempio l'indirizzo e-mail della Questura di Agrigento e'
uffgab.ag at poliziadistato.it (analogamente per le altre province).
- Sempre per le questure e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche
all'indirizzo dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico (in sigla: urp),
composto secondo il seguente criterio:
urp.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it, quindi ad esempio
l'indirizzo e-mail dell'Urp della Prefettura di Agrigento e'
urp.ag at poliziadistato.it (analogamente per le altre province).
- E ancora per le questure e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche
all'indirizzo dell'Ufficio per gli immigrati, composto secondo il seguente
criterio: immigrazione.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it,
quindi ad esempio l'indirizzo e-mail dell'Ufficio per gli immigrati della
Prefettura di Agrigento e' immigrazione.ag at poliziadistato.it (analogamente
per le altre province).
Quanto alle istituzioni nazionali:
- Presidente della Corte di Cassazione: Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour,
00193 Roma; e-mail: cassazione at giustizia.it; sito: www.cortedicassazione.it
- Presidente della Corte Costituzionale: Piazza del Quirinale 41, 00187
Roma; tel. 0646981; fax: 064698916; e-mail: ccost at cortecostituzionale.it;
sito: www.cortecostituzionale.it
- Presidente del Consiglio dei Ministri: Palazzo Chigi, Piazza Colonna 370,
00187 Roma; tel. 0667791; sito: www.governo.it
- Presidente della Camera dei Deputati: Palazzo Montecitorio, Piazza
Montecitorio, 00186 Roma; tel. 0667601; e-mail: fini_g at camera.it; sito:
www.camera.it
- Presidente del Senato della Repubblica: Piazza Madama, 00186 Roma; tel.
0667061; e-mail: schifani_r at posta.senato.it; sito: www.senato.it
- Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura: Piazza
dell'Indipendenza 6, 00185 Roma; tel. 06444911; e-mail: segvpres at cosmag.it;
sito: www.csm.it
- Presidente della Repubblica Italiana: piazza del Quirinale, 00187 Roma;
fax: 0646993125; e-mail: presidenza.repubblica at quirinale.it; sito:
www.quirinale.it
Quanto alle istituzioni sovranazionali:
- Presidente del Parlamento Europeo: rue Wiertz 60 - Wiertzstraat 60, B-1047
Bruxelles - B-1047 Brussel (Belgium); tel. +32(0)22842005 - +32(0)22307555;
sito: www.europarl.europa.eu
Al Presidente della Commissione Europea: 1049 Brussels (Belgium); sito:
http://ec.europa.eu/index_it.htm
- Presidente del Consiglio d'Europa: Avenue de l'Europe, 67075 Strasbourg
(France); tel. +33(0)388412000; e-mail: cm at coe.int; sito:
www.coe.int/DefaultIT.asp
- Segretario generale delle Nazioni Unite: United Nations Headquarters,
Between 42nd and 48th streets, First Avenue and the East River, New York
(Usa); sito: www.un.org
*
Gli invii per fax o per posta elettronica o attraverso gli spazi ad hoc nei
siti istituzionali possono non essere ritenuti dai destinatari equipollenti
all'invio postale dell'esposto: si suggerisce quindi, almeno per quanto
riguarda le Procure, di inviare comunque anche copia cartacea degli esposti
per posta ordinaria (preferenzialmente per raccomandata).
Ma poiche' ormai crediamo di aver gia' raggiunto con almeno un invio gran
parte delle Procure, chi non avesse tempo ed agio di procedere agli invii
cartacei per posta ordinaria puo' limitarsi all'invio per e-mail, che
costituira' comunque un sostegno visibile e rilevante all'iniziativa.
*
Ovviamente e' opportuno che gli esposti siano inviati anche a mezzi
d'informazione, movimenti democratici, persone interessate: una delle
funzioni dell'iniziativa e' anche quella di ampliare la mobilitazione contro
il colpo di stato razzista informandone l'opinione pubblica e coinvolgendo
piu' persone, piu' associazioni e piu' istituzioni che sia possibile
nell'impegno in difesa della legalita', della Costituzione della Repubblica
Italiana, dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
*
Infine preghiamo tutte le persone che presenteranno esposti di comunicarcelo
per e-mail all'indirizzo: nbawac at tin.it
Grazie a tutte e tutti, e buon lavoro.

4. UNA SOLA UMANITA'. LUCA KOCCI: L'ESPERIENZA DI CASA RUT A CASERTA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 7 ottobre 2009 col titolo "Ri-esistere
col taglia e cuci" e il sommario "Altra Italia. Tovaglie e borse per
liberarsi dalla schiavitu'. L'esperienza di Casa Rut a Caserta. Fondata da
due suore orsoline che sono partite da Vicenza con una macchina scassata per
iniziare un rapporto con le donne migranti che si prostituivano in strada.
Ne e' nato un centro in cui sono passate centinaia di ragazze. E una
sartoria per lavorare"]

Martina e' romena, Mary e Sophia nigeriane, hanno una dura storia di
violenza e sfruttamento alle spalle, da qualche anno lavorano nella sartoria
etnica neWhope, a Caserta, cooperativa sociale nata all'interno di Casa Rut,
spazio di accoglienza ma soprattutto esperienza di punta nella lotta alla
tratta degli esseri umani e nel contrasto alla prostituzione forzata che,
secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, in
Italia riduce in schiavitu' almeno 30.000 donne. Insieme ad altre sei
ragazze, producono abiti, borse, tovaglie, utilizzando solo stoffe
africane - luogo di provenienza di molte di loro - e tessendo pazientemente
i loro percorsi di liberazione dalla paura, dalla violenza e dal sopruso,
per riconquistare e ricostruire una dignita' che e' stata umiliata e
calpestata quotidianamente da uomini, bianchi, talvolta padri di famiglia,
spesso cristiani.
NeWhope compie cinque anni, cinque anni di R-esistenza, come hanno deciso di
intitolare le iniziative di questa settimana per festeggiare il lustro di
attivita' e rilanciare la denuncia contro la tratta e lo sfruttamento
sessuale delle donne: ieri si e' aperta la mostra fotografica "Mai piu'
schiave" all'interno del Dipartimento di matematica dell'Universita', domani
la scrittrice Dacia Maraini incontra gli studenti, sabato mattina ci sara'
una tavola rotonda con Giuliana Martirani e suor Eugenia Bonetti,
responsabile del settore "tratta" per l'Unione delle superiore maggiori
d'Italia (Usmi), sabato pomeriggio, infine, don Luigi Ciotti "per continuare
a ri-esistere".
La sartoria etnica e' un piccolo strumento di "economia solidale dove i
percorsi di integrazione si sono rivelati vincenti rispetto a quelli
repressivi", spiegano operatori e volontari di neWhope. "Viviamo in una fase
storica caratterizzata da una grave crisi dell'economia di mercato e da una
ancor piu' grave crisi che ha aperto varchi paurosi al non-riconoscimento
dell'altro, anzi alla diabolica costruzione dell'altro come 'nemico'
portando ad elaborare leggi disumane nei confronti degli immigrati, redatte
in aperto contrasto con il rispetto della dignita' delle persone, del
principio di eguaglianza e dei diritti fondamentali. Crediamo che la
neWhope, nata attraverso un processo di autorganizzazione dal basso di
comunita' religiose, donne migranti e laici, sia un piccolo segno di
resistenza contro questa deriva".
Se NeWhope nasce nel 2004 - e dallo scorso anno occupa una nuova sede, di
proprieta' della diocesi ma concessa in comodato gratuito dall'ex vescovo
Raffaele Nogaro, grande sponsor del progetto, andato "in pensione"
all'inizio di questa estate - Casa Rut apre le porte nel 1997, l'8 marzo,
una data scelta non casualmente dalle quattro suore orsoline partite dal
profondo e ricco nord-est alla volta di Caserta due anni prima. E non
casuale e' anche il nome scelto, Rut, la donna moabita che, secondo il
racconto biblico, rimasta vedova, sceglie di seguire in terra straniera la
suocera, Noemi, vedova anche lei. "Come donne pure noi abbiamo scelto di
incontrare altre donne", spiega Rita Giaretta, guida della piccola comunita'
religiosa, originaria di Quinto Vicentino, un Comune alle porte di Vicenza
che fra l'altro si e' opposto con successo alla costruzione nel suo
territorio del villaggio che avrebbe dovuto ospitare centinaia di militari
statunitensi (con le loro famiglie) destinati alla nuova base Dal Molin.
Cinquatatreenne, infermiera, militante del sindacato, poi la scelta
religiosa e l'impegno per la liberazione delle donne: dopo un anno di lavoro
nel carcere femminile, poi chiuso e trasferito fuori citta', la scoperta,
girando per le strade del casertano, di numerose giovani donne straniere, in
maggioranza africane e dell'Europa dell'est, costrette con la violenza a
prostituirsi. E cosi', racconta suor Rita Giaretta, "l'8 marzo del 1997
siamo scese per la prima volta in strada, con la nostra macchina scassata,
per incontrare queste donne, con paura e circondate da persone che ci
scoraggiavano, che ci mettevano in guardia dai pericoli, dal racket".
Incontri sconvolgenti, storie di violenza fisica e psicologica - soprattutto
nei confronti delle donne africane soggiogate dai riti woodoo -, di
umiliazioni quotidiane da parte di maschi in crisi di identita', incapaci di
relazioni autentiche e malati di manie di superiorita' e onnipotenza,
perche' quando l'uomo tira fuori il denaro per pagare la prestazione intende
esprimere questo potere: io ti acquisto, tu sei mia, io posso esercitare
fino in fondo il mio dominio. E richieste di aiuto, da cui nasce Casa Rut,
un "luogo di accoglienza e una possibilita' concreta di riscatto per coloro
che ci chiedevano di aiutarle a lasciare la strada". Tre appartamenti al
piano terra di un condominio nella centralissima corso Trieste, in cui si
possa vivere insieme ma in totale autonomia. Una scelta che "offriva sia a
noi sia alle ragazze - spiega Giaretta - maggiore protezione e possibilita'
di relazione con la citta', ma che aveva anche un forte significato
simbolico: dare la possibilita' e riconoscere il diritto a queste giovani
donne, relegate ai margini delle strade e delle periferie, di abitare la
citta' e provocarla a farsi spazio di accoglienza". Non come favore, ma come
diritto, a cominciare dai servizi, come la sanita' e la scuola, e il lavoro.
"Avremmo potuto creare una struttura dove fare assistenza, accogliere tante
persone, dare da mangiare, da dormire, ma abbiamo scelto di fare altro -
prosegue -, percorsi di integrazione e di liberazione personalizzati che
coinvolgano un numero limitato di persone che il territorio sia in grado di
sostenere, perche' crediamo che sia il territorio a dover dare le risposte.
Il medico non deve lavorare dentro Casa Rut dal momento che c'e' l'Asl a
doversi occupare della salute delle persone, non vogliamo la scuola privata
in casa, visto che esiste una scuola statale e pubblica".
Casa di accoglienza quindi - dove in dodici anni sono passate trecento
donne -, cooperativa sociale di lavoro che cerca di stare sul mercato, e
azione politica di denuncia, senza il timore di essere strumentalizzate e
magari chiamate "suore rosse", nella consapevolezza che un percorso di
liberazione integrale non puo' farne a meno. E allora, qualche anno fa, la
presa di posizione pubblica contro le questure che, in palese violazione
della legge, non rilasciavano piu' il permesso di soggiorno speciale alle
donne immigrate che scappavano da situazioni di violenza e di sfruttamento.
Piu' recentemente le forti critiche - insieme ad altre associazioni che
lavorano contro lo sfruttamento sessuale - alla legge anti-prostitute voluta
dalla ministra per le Pari Opportunita', a cui suor Giaretta scrive per
ricordarle che "la donna costretta a vendere il proprio corpo e che continua
a subire violenza" da parte degli uomini "e' una vittima" che "va aiutata e
tutelata nei suoi diritti, non condannata". E oggi la lotta, anche nelle
piazze, accanto agli immigrati contro le leggi razziste del pacchetto
sicurezza. Senza risparmiare, nella fedelta' al messaggio di fraternita' del
Vangelo, anche qualche critica ai silenzi della Chiesa, sia sulla questione
prostituzione - "la Chiesa potrebbe fare molto per educare ed informare, ma
mi sembra che il tema sia lasciato ai margini", lamenta Rita Giaretta - sia
sull'immigrazione: "la Conferenza episcopale italiana inviti alla
disobbedienza civile a queste nuove leggi razziste".
*
Postilla. La bottega. Dal libro ai prodotti della sartoria
La storia e il lavoro di Casa Rut sono raccontate anche nel
libro-testimonianza di Rita Giaretta, Non piu' schiave (Marlin, 2007, pp.
160, euro 12). "Le parole delle donne moldave, polacche, albanesi,
nigeriane, marocchine, raccolte in queste pagine - scrive Dacia Maraini
nell'introduzione - sono altrettanti indici puntati contro l'ipocrisia di
una societa', la nostra, che tratta il fenomeno della prostituzione come un
problema di ordine pubblico, e contro un mondo in cui la violenza
patriarcale sulle donne continua a essere ovunque all'ordine del giorno".
Se invece volete acquistare i prodotti della cooperativa neWhope, potete
visitare il sito coop-newhope.it. Ce n'e' per tutti i gusti: borse,
portacellulari, trousse e tovaglie da cucina davvero molto belle. Ottime per
un regalo, per se' o per gli altri. Ma non solo: ne-Whope fabbrica anche
bomboniere.

5. UNA SOLA UMANITA'. ARIANNA DI GENOVA: "DI LEI". UNA MOSTRA ALLA CASA
INTERNAZIONALE DELLE DONNE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 7 ottobre 2009 col titolo "Mostre. 'Di
lei', lavoratrici straniere e reporter. Badanti, quelle inviate speciali
nelle case italiane"]

Negli ultimi giorni, di loro, se n'e' parlato soltanto in numeri:
regolarizzazioni, danze delle cifre, politiche dell'immigrazione. Eppure le
"badanti" non sono una categoria, ma delle persone, giovani e meno giovani,
che convivono con le famiglie italiane in diverse citta'. Hanno voce,
sorrisi, sogni, rimpianti e, a volte, un ottimo occhio da fotografe. E'
accaduto cosi' che nella mostra presentata presso la Casa internazionale
delle donne (via san Francesco di Sales, fino al 9 ottobre, a cura di Simona
Filippini dell'associazione Camera 21) abbiano raccontato, in soggettiva, la
loro vita quotidiana, quella lavorativa e anche affettiva. Perche' puo'
capitare che nelle case dove svolgono le piu' disparate attivita'
(accudimento di bambini e anziani, nutrimento, pulizie e supervisione
educativa) alcune di queste donne straniere trovino qualcosa di piu' di uno
stipendio. E sappiano restituire una realta' fatta di sguardi incrociati.
"Di Lei" e' il titolo della rassegna che fugge da ogni retorica grazie al
fatto che gli scatti proposti narrano un vissuto in prima persona dove,
quando non e' un lusso, la complicita' emotiva con le famiglie diviene
intimita'. Hanno culture e provenienze diverse le "fotografe": chi ha radici
in Ecuador chi in Brasile o nelle Filippine, tutte pero' dispiegano un mondo
nascosto, quello che introiettano passando lunghe ore in case altrui, con
bambini altrui, nonne e nonni altrui a cui "badare". Nessuna e' partita per
scelta, tutte per necessita' e pagando il prezzo alto e sacrificale dello
sradicamento e della lontananza dai propri cari. A raccontare le emozioni,
oltre la patina della carta stampata, c'e' un documentario di dodici minuti.
E' un doppio specchio: da una parte, le fotografie che Graciela, Isabelita,
Arcelie hanno scattato per mettere insieme il puzzle della loro nuova
identita', dall'altra le voci, nessuna mediazione o sguardo distaccato, solo
la verita' profonda che ognuna custodisce in se'. Irene, nata nel 1955,
maestra elementare, racconta di essere fuggita dalle Filippine alla vigilia
del matrimonio. Le volevano imporre un marito e cosi', con l'aiuto di sua
sorella, ha pianificato il suo "esilio", tenendo per sette mesi la valigia
sotto il letto. "Non ho rimpianti - dice -, la liberta' non ha prezzo". Di
nostalgia invece ne ha molta Narciza (Ecuador): "Mi piacerebbe tornare, mi
manca l'atmosfera rilassata di Quito, ma so gia' che il futuro dei miei
figli e' qui...". Maria (Brasile) e' infermiera; nel 2001 divorzia e vola
prima a Lisbona, poi in Italia. Il suo e' un ritorno perche' sua nonna
veniva da qui: "Le portero' una manciata di terra italiana sulla tomba, nel
vecchio cimitero di san Paolo", confessa con la voce che s'incrina. Sandra
viene dal Peru', laggiu' studiava per diventare infermiera ma il suo
desiderio era fare il medico. Pero', dice, "ogni lavoro ha la sua dignita'".
Qualcuna va con il ricordo ai momenti terribili del viaggio di sola andata,
dei soprusi vissuti da "clandestina", qualcun'altra della solitudine dei
primi tempi e del telegiornale come maestro unico per imparare l'italiano.
Isabelita (Manila) e' piu' fortunata di altre: i suoi figli stanno con lei e
crescono insieme ai ragazzi della sua datrice di lavoro: vivono tutti nello
stesso palazzo dove il marito di Isabelita e' portiere. "Ho sognato tante
cose nella mia vita, ma non si sono avverate...".
Il collage di immagini che queste speciali reporter hanno collezionato
evidenzia l'altro lato della medaglia, frammenti della nuova esistenza. Le
fotografie testimoniano soprattutto la "banalita'" del quotidiano, la tavola
con gli spaghetti al pesto, i piatti sporchi nel lavello, il frigorifero
rimpinzato di molte cose inutili nella fretta della spesa settimanale, ma
anche gli abbracci con i piu' piccoli, il momento serale della stanchezza,
il rientro dal lavoro dei genitori, le medicine per la signora anziana che
vediamo truccarsi in un atto di rispetto per se stessa. E l'idea che quel
gesto sia stato immortalato dalla sua badante dice molto di piu' di tanti
manuali di psicologia.

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LEGALITA' E' UMANITA'
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 62 dell'8 ottobre 2009
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
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