Legalita' e' umanita'. 59



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LEGALITA' E' UMANITA'
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 59 del 5 ottobre 2009

In questo numero:
1. Modello di esposto recante la notitia criminis concernente varie
fattispecie di reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio
2009, n. 94
2. Modello di esposto recante la notitia criminis concernente il
favoreggiamento dello squadrismo
3. Cosa fare
4. "Fortress Europe": Storie
5. Elisabetta Zamparutti: Ponte Galeria

1. UNA SOLA UMANITA'. MODELLO DI ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS
CONCERNENTE VARIE FATTISPECIE DI REATO CONFIGURATE DA MISURE CONTENUTE NELLA
LEGGE 15 LUGLIO 2009, N. 94

Alla Procura della Repubblica di ...
Al Presidente del Tribunale di ...
Al Presidente della Corte d'Appello di ...
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di ...
Al Presidente della Provincia di ...
Al Presidente della Regione ...
Al Questore di ...
Al Prefetto di ...
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente varie fattispecie
di reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio 2009, n. 94
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di
attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa
obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis
concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante
"Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come
"pacchetto sicurezza", sono contenute varie misure, particolarmente all'art.
1 e passim, che configurano varie fattispecie di reato con specifico
riferimento a:
a) violazioni dei diritti umani e delle garanzie di essi sancite dalla
Costituzione della Repubblica Italiana;
b) violazione dei diritti dei bambini;
c) persecuzione di persone non per condotte illecite, ma per mera condizione
esistenziale;
d) violazione dell'obbligo di soccorso ed accoglienza delle persone di cui
all'art. 10 Cost.;
e) violazione del principio dell'eguaglianza dinanzi alla legge.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare
che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei
confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che
riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da
parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Firma della persona e/o dell'associazione esponente
indirizzo
luogo e data

2. UNA SOLA UMANITA'. MODELLO DI ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS
CONCERNENTE IL FAVOREGGIAMENTO DELLO SQUADRISMO

Alla Procura della Repubblica di ...
Al Presidente del Tribunale di ...
Al Presidente della Corte d'Appello di ...
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di ...
Al Presidente della Provincia di ...
Al Presidente della Regione ...
Al Questore di ...
Al Prefetto di ...
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente il favoreggiamento
dello squadrismo
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di
attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa
obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis
concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante
"Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come
"pacchetto sicurezza", e' contenuta una misura, quella di cui all'art. 3,
commi 40-44, istitutiva delle cosiddette "ronde", che palesemente configura
il favoreggiamento dello squadrismo (attivita' che integra varie fattispecie
di reato), anche alla luce di pregresse inquietanti esternazioni ed
iniziative di dirigenti rappresentativi del partito politico cui appartiene
il Ministro dell'Interno e di altri soggetti che non hanno fatto mistero ed
anzi hanno dato prova di voler far uso di tale istituto a fini di violenza
privata, intimidazione e persecuzione, con palese violazione della legalita'
e finanche intento di sovvertimento di caratteri e guarentigie fondamentali
dell'ordinamento giuridico vigente.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare
che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei
confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che
riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da
parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Firma della persona e/o dell'associazione esponente
indirizzo
luogo e data

3. UNA SOLA UMANITA'. COSA FARE

Un esposto all'autorita' giudiziaria piu' essere presentato recandosi presso
gli uffici giudiziari o presso un commissariato di polizia o una stazione
dei carabinieri.
Puo' essere anche inviato per posta.
Deve essere firmato da una persona fisica, precisamente identificata, e deve
recare un indirizzo per ogni comunicazione.
*
Noi proponiamo alle persone che vogliono partecipare all'iniziativa di
presentare e/o inviare i due esposti che abbiamo preparato alla Procura
competente per il territorio in cui il firmatario (o i firmatari - gli
esposti possono essere anche sottoscritti da piu' persone) risiede, e ad
altre magistrature di grado superiore (la Corte d'appello e' nel capoluogo
di Regione, la Corte di Cassazione e' a Roma; sempre a Roma sono le altre
istituzioni statali centrali).
Proponiamo anche di inviare l'esposto al sindaco del Comune in cui si
risiede (idem per il presidente della Provincia, idem per il presidente
della Regione; ed analogamente per questore e prefetto che hanno sede nel
capoluogo di provincia).
Ovviamente i modelli di esposto da noi preparati possono essere resi piu'
dettagliati se lo si ritiene opportuno. Ed altrettanto ovviamente gli
esposti possono essere inviati anche ad ulteriori istituzioni.
*
Indirizzi cui inviare gli esposti:
Naturalmente gli indirizzi delle istituzioni territoriali variano da Comune
a Comune, da Provincia a Provincia e da Regione a Regione.
Comunque solitamente:
- l'indirizzo e-mail delle Procure e' composto secondo il seguente criterio:
procura.citta'sede at giustizia.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail della
Procura della Repubblica ad Agrigento e' procura.agrigento at giustizia.it
(analogamente per le altre province).
- L'indirizzo e-mail dei Tribunali e' composto secondo il seguente criterio:
tribunale.citta'sede at giustizia.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail del
Tribunale ad Agrigento e' tribunale.agrigento at giustizia.it (analogamente per
le altre province).
- L'indirizzo e-mail delle Prefetture e' composto secondo il seguente
criterio: prefettura.citta'sede at interno.it, quindi ad esempio l'indirizzo
e-mail della Prefettura di Agrigento e' prefettura.agrigento at interno.it
(analogamente per le altre province).
- Sempre per le prefetture e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche
all'indirizzo dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico (in sigla: urp),
composto secondo il seguente criterio: urp.pref_citta'sede at interno.it,
quindi ad esempio l'indirizzo e-mail dell'Urp della Prefettura di Agrigento
e' urp.pref_agrigento at interno.it (analogamente per le altre province).
- L'indirizzo e-mail delle Questure e' composto secondo il seguente
criterio: uffgab.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it, quindi ad
esempio l'indirizzo e-mail della Questura di Agrigento e'
uffgab.ag at poliziadistato.it (analogamente per le altre province).
- Sempre per le questure e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche
all'indirizzo dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico (in sigla: urp),
composto secondo il seguente criterio:
urp.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it, quindi ad esempio
l'indirizzo e-mail dell'Urp della Prefettura di Agrigento e'
urp.ag at poliziadistato.it (analogamente per le altre province).
- E ancora per le questure e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche
all'indirizzo dell'Ufficio per gli immigrati, composto secondo il seguente
criterio: immigrazione.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it,
quindi ad esempio l'indirizzo e-mail dell'Ufficio per gli immigrati della
Prefettura di Agrigento e' immigrazione.ag at poliziadistato.it (analogamente
per le altre province).
Quanto alle istituzioni nazionali:
- Presidente della Corte di Cassazione: Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour,
00193 Roma; e-mail: cassazione at giustizia.it; sito: www.cortedicassazione.it
- Presidente della Corte Costituzionale: Piazza del Quirinale 41, 00187
Roma; tel. 0646981; fax: 064698916; e-mail: ccost at cortecostituzionale.it;
sito: www.cortecostituzionale.it
- Presidente del Consiglio dei Ministri: Palazzo Chigi, Piazza Colonna 370,
00187 Roma; tel. 0667791; sito: www.governo.it
- Presidente della Camera dei Deputati: Palazzo Montecitorio, Piazza
Montecitorio, 00186 Roma; tel. 0667601; e-mail: fini_g at camera.it; sito:
www.camera.it
- Presidente del Senato della Repubblica: Piazza Madama, 00186 Roma; tel.
0667061; e-mail: schifani_r at posta.senato.it; sito: www.senato.it
- Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura: Piazza
dell'Indipendenza 6, 00185 Roma; tel. 06444911; e-mail: segvpres at cosmag.it;
sito: www.csm.it
- Presidente della Repubblica Italiana: piazza del Quirinale, 00187 Roma;
fax: 0646993125; e-mail: presidenza.repubblica at quirinale.it; sito:
www.quirinale.it
Quanto alle istituzioni sovranazionali:
- Presidente del Parlamento Europeo: rue Wiertz 60 - Wiertzstraat 60, B-1047
Bruxelles - B-1047 Brussel (Belgium); tel. +32(0)22842005 - +32(0)22307555;
sito: www.europarl.europa.eu
Al Presidente della Commissione Europea: 1049 Brussels (Belgium); sito:
http://ec.europa.eu/index_it.htm
- Presidente del Consiglio d'Europa: Avenue de l'Europe, 67075 Strasbourg
(France); tel. +33(0)388412000; e-mail: cm at coe.int; sito:
www.coe.int/DefaultIT.asp
- Segretario generale delle Nazioni Unite: United Nations Headquarters,
Between 42nd and 48th streets, First Avenue and the East River, New York
(Usa); sito: www.un.org
*
Gli invii per fax o per posta elettronica o attraverso gli spazi ad hoc nei
siti istituzionali possono non essere ritenuti dai destinatari equipollenti
all'invio postale dell'esposto: si suggerisce quindi, almeno per quanto
riguarda le Procure, di inviare comunque anche copia cartacea degli esposti
per posta ordinaria (preferenzialmente per raccomandata).
Ma poiche' ormai crediamo di aver gia' raggiunto con almeno un invio gran
parte delle Procure, chi non avesse tempo ed agio di procedere agli invii
cartacei per posta ordinaria puo' limitarsi all'invio per e-mail, che
costituira' comunque un sostegno visibile e rilevante all'iniziativa.
*
Ovviamente e' opportuno che gli esposti siano inviati anche a mezzi
d'informazione, movimenti democratici, persone interessate: una delle
funzioni dell'iniziativa e' anche quella di ampliare la mobilitazione contro
il colpo di stato razzista informandone l'opinione pubblica e coinvolgendo
piu' persone, piu' associazioni e piu' istituzioni che sia possibile
nell'impegno in difesa della legalita', della Costituzione della Repubblica
Italiana, dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
*
Infine preghiamo tutte le persone che presenteranno esposti di comunicarcelo
per e-mail all'indirizzo: nbawac at tin.it
Grazie a tutte e tutti, e buon lavoro.

4. UNA SOLA UMANITA'. "FORTRESS EUROPE": STORIE
[Dal sito "Fortress Europe. Osservatorio sulle vittime dell'emigrazione"
(http://fortresseurope.blogspot.com) riprendiamo i seguenti testi]

"Italiani" nei Cie. Fuori hanno moglie e figli. L'Italia li rimpatria
C'erano una volta gli sbarchi. E chi non faceva domanda d'asilo veniva
smistato nei centri di identificazione e espulsione (Cie) d'Italia in attesa
del rimpatrio o del rilascio con un ordine di allontanamento. Ma adesso che
gli sbarchi sono diminuiti del 90% negli ultimi cinque mesi (dati del
Viminale), chi e' che finisce dentro i Cie? Per scoprirlo stiamo girando i
Cie di tutta Italia. Cominciando da quello di Roma, a Ponte Galeria. Li'
abbiamo scoperto che, oltre a un terzo circa di ex detenuti trasferiti
direttamente dal carcere, le vittime del giro di vite sulla clandestinita'
sono soprattutto "italiani". Italiani tra virgolette, perche' non hanno la
cittadinanza, ma in Italia vivono da quindici, venti o trent'anni. Gente che
ha avuto il permesso di soggiorno con le sanatorie del '93 e del '95, e che
il permesso se l'e' visto ritirare per scadenza termini, essendosi trovato
senza datore di lavoro al momento del rinnovo. In vent'anni pero' in Italia
uno si costruisce una vita. E allora c'e' chi fuori ha moglie e bambini
piccoli. Ci sono famiglie che rischiano di essere spezzate in due. In nome
della sicurezza degli italiani senza virgolette. Drammi che hanno portato
alcuni a tentare il suicidio, bevendo la candeggina o tagliandosi i polsi.
Oppure a imbottirsi di psicofarmaci per non impazzire. Fortress Europe ha
raccolto per voi le loro storie...
*
Dalle ville dei ricchi al Cie di Roma. Era in Italia da 19 anni, oggi
espulso
E' partito senza bagagli. La polizia lo ha svegliato alle sei del mattino e
gli ha comunicato che oggi sarebbe stato rimpatriato. Non ha avuto nemmeno
il tempo di farsi una doccia. Dopo diciannove anni in Italia, impiegato come
domestico presso le piu' facoltose famiglie romane, l'unico ricordo che
Miguel porta con se' di questo paese e' una pila. La porta nello stomaco.
L'aveva ingoiata insieme a della candeggina un mese fa, quando gli
comunicarono che sarebbe rimasto al centro di identificazione e espulsione
(Cie) di Roma per sei mesi anziche' due. L'avevo conosciuto durante la mia
visita al Cie di Ponte Galeria mercoledi' scorso. Era una delle anime dello
sciopero della fame della sezione maschile, giunto oggi al terzo giorno.
Questa e' la sua storia.
Qualcuno di voi si ricorda la sanatoria Dini? Era il 1995 e circa 250.000
immigrati ottennero un permesso di soggiorno, dimostrando che possedevano un
lavoro. Miguel era uno di loro. Quando lascio' il Peru' nel 1990 sognava di
mettere da parte abbastanza soldi, al massimo in un paio d'anni, e di
tornare in America Latina per iscriversi alla facolta' di sociologia. Da
allora pero' non ha piu' lasciato l'Italia. E si e' ritrovato dietro le
sbarre del Cie di Ponte Galeria, dopo 20 anni di lavoro come domestico e
giardiniere presso facoltose famiglie della Roma bene. Prima sei anni nella
villa di Anna Fendi, poi la famiglia Cavalli, due anni presso il generale
dei carabinieri Paolo Bruno di Noia e infine il servizio all'ambasciata del
Libano presso la Santa Sede. Il permesso di soggiorno? Lo perse nel 2003. In
quel periodo era impiegato in nero, e senza un contratto di lavoro non pote'
rinnovare il suo documento. "Probabilmente io mi sono illuso tanto con
l'ideale dell'Unione europea - mi aveva detto sconsolato -. Si dice che
l'Unione europea al centro di se' ha l'uomo, che la dignita' dell'uomo sia
inviolabile, che i suoi diritti siano inalienabili: questa veramente mi
sembra una utopia. Mi crea una tristezza, mi crea una grande tristezza...
che menzogna, veramente!".
A Ponte Galeria era stato portato il 20 giugno 2009. A fine agosto si
aspettava di tornare in liberta', alla scadenza dei due mesi di
trattenimento. Quando gli comunicarono che avrebbe dovuto fare altri quattro
mesi, non riusci' a farsene una ragione. Bevette della candeggina e ingoio'
due pile. Sperando con quel gesto di accendere i riflettori sulla sua
storia, sui suoi sogni infranti e sulle contraddizioni di un'Italia che "si
e' spogliata della sua onesta' per vestirsi col potere". Dopo otto giorni
all'ospedale Grassi di Ostia, Miguel e' stato riportato al centro di
identificazione e espulsione. Con ancora una pila nello stomaco. Di notte
soffriva di gastrite. Ma in base alla legge non soffriva abbastanza per
ottenere un rilascio per motivi di salute. Mercoledi' scorso, prima di
salutarmi, mi ha citato Carlo Azeglio Ciampi, confessandomi di essere un suo
grande ammiratore: "Non c'e' democrazia senza pluralismo". E poi ha concluso
con un tono amareggiato: "E' come con i bambini. Gli si racconta la favola
di un mostro che non esiste, per poterli manipolare con la paura. Lo stesso
sta succedendo in questo paese. Hanno ammazzato i giudici Falcone e
Borsellino, ma continuate ad avere paura degli immigrati".
*
Floriana, in Italia da quando aveva 13 anni, oggi rischia l'espulsione
Classe 1982, Floriana abita in Italia dal 1995, da quando aveva 13 anni. Qui
vive meta' della sua famiglia. Un fratello maggiore e una sorella, anche lei
piu' grande, sposata con un militare italiano, di stanza presso la base di
Cesano. In Albania sono rimaste soltanto la madre, una sorella e un
fratello. La storia di Floriana e' segnata da un errore commesso da
adolescente. Un errore che chi e' immigrato non si puo' permettere di fare,
pena l'impossibilita' di vedersi rilasciare un permesso di soggiorno.
All'eta' di 14 anni infatti Floriana fu arrestata per furto a Massa Carrara.
All'epoca frequentava delle cattive compagnie, una banda di albanesi che la
mandavano a rubare negli appartamenti. Venne arrestata e condannata a due
anni e tre mesi. Nonostante fosse minorenne, non capendo una parola di
italiano, e non avendo avuto un adeguato servizio di interpretariato, non
disse mai di essere minorenne e venne reclusa in una casa circondariale per
adulti. La rilasciarono dopo tre mesi e 25 giorni, con l'obbligo di firma
per altri due anni. Di nuovo, non avendo la piu' pallida idea delle
conseguenze cui sarebbe andata incontro, Floriana scappo' dalla comunita'
che la ospitava e ando' a Roma.
All'eta' di 18 anni si sposo' con un ragazzo italiano, a Roma. Quando ando'
in Questura per fornire le sue generalita' per ottenere il permesso di
soggiorno, uscirono fuori i suoi precedenti penali e la condanna non ancora
scontata. Ufficialmente risultava latitante. Pertanto, a distanza di quattro
anni dai fatti, venne arrestata di nuovo e portata al carcere di Rebibbia,
dove stavolta sconto' per intero i due anni che le rimanevano. Il periodo di
detenzione le fece perdere anche il permesso di soggiorno per il matrimonio,
perche' quando si recarono a casa sua per verificare se risiedeva con il
marito, lei si trovava in carcere. In definitiva, da quando vive in Italia
non ha mai avuto un permesso di soggiorno regolare. E non potra' averlo
neanche con una sanatoria, avendo un precedente penale. Eppure ha passato
piu' anni in Italia che in Albania. Un particolare di cui pero' non tiene
conto la legge. Ne' chi la applica. Cosi', quando la fermarono a un banale
posto di blocco a San Giovanni, a Roma, due mesi fa, la polizia la porto'
direttamente al centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria, a
Roma, da dove ora rischia di essere presto rimpatriata.
Quel giorno era in auto con la sorella e il cognato. La stavano portando in
ospedale per un intervento alle tonsille. Sono passati 71 giorni. Con se' ha
il passaporto albanese, che le ha rilasciato l'ambasciata albanese a Roma,
dove quindi e' di fatto gia' identificata. Floriana ha paura di tornare in
Albania. Dice che al paese della madre, in campagna, l'accusano di aver
disonorato la famiglia, certi zii e parenti l'hanno minacciata
telefonicamente di morte per aver macchiato il nome della famiglia. Ha paura
anche soltanto di tornare a Tirana. L'Albania e' un paese molto piccolo,
dice, basta un incontro fortuito, perche' si sparga la voce in giro. Per
questo ha chiesto asilo politico. La commissione per il riconoscimento per
lo status del rifugiato l'ha ascoltata giovedi' 24 settembre. Ma la risposta
e' stata negativa.
Ma c'e' un'altra ragione per cui non vuole tornare: il suo posto e' qui. "Io
la' nun conosco nessuno - dice in un ottimo italiano e con una accentuata
cadenza romanesca -. Io e' la' che me sento straniera, capisci? Non qui. Qui
c'ho tutti l'amici. Qui c'ho mi marito. Questa e' casa mia".
*
Festa di compleanno al Cie di Roma. Ma la ragazza ha 16 anni!
I suoi genitori sono croati, ma lei e' nata a Venezia. Nel 1993. Ha sedici
anni. Li ha compiuti lo scorso 12 settembre con una festicciola a sorpresa
improvvisata dalle detenute piu' grandi, nel centro di identificazione e
espulsione di Ponte Galeria, a Roma. La legge proibisce la detenzione di
minori nei centri di espulsione. Ma Elvira, cosi' chiameremo la ragazza
senza rivelare il suo vero nome per motivi di privacy, non ha documenti che
provino la sua minore eta'. E la radiografia del polso - obbligatoria in
questi casi - ha dato un responso negativo. Secondo la medicina Elvira ha 25
anni. Elvira parla perfettamente l'italiano, perche' e' cresciuta nel nostro
paese. I suoi genitori erano scappati dalla guerra scoppiata in Croazia nel
1991. Ed erano tornati soltanto alcuni anni dopo la fine del conflitto.
Elvira non ricorda le date, ma dice che era ancora bambina. A casa sua pero'
hanno sempre guardato la tv italiana e i suoi genitori hanno insegnato
l'italiano a lei e a suo fratello maggiore. E' stato con il fratello di 26
anni che Elvira era partita per la sua vacanza estiva in Italia, tre mesi
fa. Sono entrati regolarmente, con un timbro sul passaporto alla dogana. Il
problema e' sorto a Messina.
Li' Elvira e' stata fermata dalla polizia con l'accusa di tentato furto, e
le hanno sequestrato il passaporto per verificarne la validita'. Quel
passaporto sarebbe bastato a farla uscire, ma non si riesce a recuperare. Il
fratello, che e' ancora a Roma, ospite dagli zii, ha avvisato la madre, in
Croazia, che pochi giorni fa e' riuscita a spedire i certificati di nascita
rilasciati dal comune di residenza. Il pacco e' arrivato a Ponte Galeria
alla fine della settimana scorsa. E finalmente Elvira e' tornata libera.
L'hanno trasferita in una comunita' per minori, da dove e' scappata due
giorni dopo per raggiungere il fratello e gli zii a Roma e per tornare a
casa. Una volta tanto la storia e' a lieto fine. Ma quei 47 giorni passati
dietro le gabbie di Ponte Galeria a 16 anni, non li dimentichera'
facilmente.
*
In Italia da 29 anni, a Roma ha moglie e figlio. E ora rischia il rimpatrio
Quando gli azzurri di Bearzot vinsero i mondiali di calcio del 1982 in
Spagna, Z. Jacob viveva in Italia gia' da due anni. Era arrivato all'eta' di
19 anni, nel 1980, dal Camerun. Negli ultimi tempi a Roma lavorava al locale
Jogodo, in via di Torre spaccata 127. Tutto in nero perche' non aveva il
permesso di soggiorno. Gli era scaduto durante la lunga convalescenza
seguita a un grave incidente stradale di cui porta ancora le cicatrici sul
cranio. A Roma aveva anche un magazzino di strumenti musicali. Li affittava
per serate e concerti per guadagnarsi la vita. E aveva addirittura una
associazione culturale, registrata a nome della moglie, l'associazione
"Black and White". La moglie, gia'. Perche' dopo 29 anni in Italia uno ha
tutta la vita nel nostro paese. Jacob oltre alla moglie ha un figlio. Un
bambino di 10 anni, a cui ancora la madre non ha spiegato dove sia finito il
papa' da quando lo ha fermato la polizia, lo scorso 31 agosto, per un banale
controllo dei documenti. Rinchiuso da 29 giorni al centro di identificazione
e espulsione di Ponte Galeria, a Roma, Jacob adesso teme il rimpatrio.
Soprattutto per la sorte della sua famiglia e del figlio.
C'e' un altro particolare tragicomico. Il 18 aprile del 2009, quattro mesi
prima di essere fermato dalla polizia e portato al Cie per essere espulso,
il signor Jacob aveva partecipato a Frascati a una giornata di studi sui
diritti umani, intitolata "Dai prigionieri di guerra ai nuovi privati della
liberta'". Mi mostra l'attestato di partecipazione. C'e' scritto il suo
nome. Indovinate chi organizzava l'evento? La Croce rossa italiana. Gli
stessi che ora gestiscono la sua privazione della liberta', all'interno del
Centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria, dove ha gia'
passato 33 giorni e da dove rischia di essere rimpatriato quanto prima.
*
L'immigrato "regolare". La storia di J. Mohamed, che entro' coi flussi e
oggi e' al Cie
Tutti vogliono gli immigrati "regolari". Quelli che viaggiano con il
passaporto, che hanno i documenti in regola e che lavorano. Nessuno pero'
ricorda il concetto di fondo. Che l'immigrato "regolare" e' come i piatti di
plastica. Usa e getta. Prendete la storia di J. Mohamed, un ragazzo
marocchino poco piu' che venticinquenne. Anche lui si trova detenuto al
centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria, a Roma, in attesa
del rimpatrio. Eppure in Italia ci e' arrivato con un contratto di lavoro e
tutti i documenti in regola. E' l'emblema dell'immigrazione regolare. E
della sua precarieta'. Era il 2005, quando lo zio, che ha una ditta edile a
Albenga, in provincia di Savona, gli mando' un contratto di assunzione, con
il quale, attraverso il decreto flussi, riusci' a ottenere un regolare visto
d'ingresso presso l'Ambasciata italiana in Marocco e quindi un permesso di
soggiorno per motivi di lavoro una volta arrivato nel nostro paese. Peccato
che in cambio di quel "favore" lo zio lo abbia fatto lavorare senza pagarlo,
per un anno e mezzo. E che alla fine, stanco delle sue lamentele, lo abbia
obbligato a firmare una lettera di dimissioni. Cosi', quando nel marzo del
2007 il permesso di soggiorno e' scaduto, anziche' rinnovarglielo lo
Questura glielo ha ritirato e gli ha consegnato un foglio di via. Dopo
averlo cacciato, infatti, lo zio aveva cambiato casa senza avvisarlo e cosi'
lui aveva perso la residenza, che e' uno dei requisiti per il rinnovo del
documento.
Da allora Mohamed si e' barcamenato tra mille lavori e lavoretti in nero.
D'inverno sui cantieri in Liguria. E d'estate al mare a vendere asciugamani.
E proprio quest'estate lo hanno fermato. E' successo a inizio agosto. Non al
mare pero', a Prato. Era andato da un fornitore cinese per comprare i teli
da vendere sulle spiagge ai turisti. Quando gli hanno chiesto i documenti ha
mostrato la carta d'identita' rilasciata dal Comune di Albenga, che tiene
ancora con se' nel portafogli. Ma e' bastato un controllo delle impronte
digitali per vedere che aveva gia' avuto un foglio di via. E cosi', per un
banale controllo di identita' in nome della sicurezza degli italiani,
Mohamed ha perso tutte le sue ambizioni. E noi italiani, siamo davvero
sicuri che saremo piu' sicuri quando avremo espulso i tanti J. Mohamed dal
nostro paese?
*
Massaggiatrici da spiaggia e madri di famiglia nei Cie. L'Italia ora e' piu'
sicura?
Su un piazzale di cemento sono piantate le sbarre di ferro alte quattro
metri che delimitano i moduli della sezione femminile del Centro di
identificazione e espulsione di Ponte Galeria, a Roma. I posti a
disposizione sono 172, sei per ogni camerata. Di notte i cancelli di ogni
modulo si chiudono. Nella prima sezione ci sono le ragazze nigeriane, molte
sono vittime del racket della prostituzione. Piu' avanti si trova la sezione
delle cinesi. Massaggiatrici da spiaggia e madri di famiglia detenute in
nome della sicurezza degli italiani. H. e' una di loro. E' dentro da 45
giorni. Ma nella sua stanza ci sono quattro donne che sono qui da piu' di 60
giorni e chiedono che cosa sara' di loro con questa nuova legge. "Dopo tle
mesi fai come passo" dice nel poco italiano che conosce. Accanto a lei, si
alza dal letto, dove era seduta sulle lenzuola di carta stropicciate,
Sunchi. Lei vive a Roma da sei anni. E' una dottoressa di medicina
tradizionale cinese. A Roma si guadagnava da vivere con l'agopuntura e i
massaggi, in un appartamento a Piazza Vittorio. Ha 53 anni. La polizia l'ha
fermata due mesi fa a Fregene, sulla spiaggia, mentre faceva massaggi ai
bagnanti. In Cina ha un figlio di 25 anni, che si sta per laureare a
Pechino. Tra sette giorni scadono i primi due mesi del trattenimento. Ancora
non ha ricevuto la notifica della proroga del trattenimento, che potrebbe
durare fino a sei mesi secondo le nuove disposizioni. Tuttavia e' quasi
sicura che non sara' rimpatriata. E come lei le altre donne. Un ispettore di
polizia del Cie conferma. L'ambasciata cinese non collabora con le
identificazioni. Insomma, sei mesi di detenzione e poi tutto ricomincia come
prima. Sunchi lo sa. E per questo - tramite amici che ha fuori - sta
continuando a pagare l'affitto del suo posto letto in un appartamento sulla
Casilina.
C. segue la nostra conversazione. Non vuole che scriva il suo nome, ma ci
tiene a far sapere la sua storia. Perche' e' una di quelle storie che non
possono essere taciute. Questa donna di 42 anni vive in Italia dal 1999. E
non e' da sola. A Forli' la aspettano il marito e i due figli, di 18 e 19
anni. Il suo permesso di soggiorno e' scaduto tre anni fa, perche' non aveva
un contratto di lavoro al momento del rinnovo. Ha provato anche a metterci
un avvocato, ma sono stati soldi sprecati. L'hanno fermata a Forli' durante
un banale controllo dei documenti, lo scorso 13 agosto. Da allora sente i
suoi figli soltanto al telefono. Soltanto tra quattro mesi potra'
riabbracciarli e tornare al lavoro, nella fabbrica dove era impiegata in
nero.

5. UNA SOLA UMANITA'. ELISABETTA ZAMPARUTTI: PONTE GALERIA
[Dal sito www.italiarazzismo.it riprendiamo il seguente articolo del 30
settembre 2009 dal titolo "Espulsioni. Il limbo dei clandestini per molti e'
gia' inferno"]

Il Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria e' una via di
mezzo tra un carcere di tipo americano e un giardino zoologico. Alti
cancelli di ferro fanno accedere a dei bracci lungo i quali si affacciano
delle "gabbie" allineate ai lati di un ampio e lungo cortile. Ogni "gabbia"
e' formata da un cortile di asfalto, spesso attraversato da fili su cui sono
appesi dei panni ad asciugare. Si entra in un'anticamera che ha lungo il
lato destro panche di ferro colorate di giallo, un tavolo e, in alto, un
televisore attaccato al muro; sull'altro lato ci sono i bagni con lavello in
acciaio, gabinetto alla turca e doccia. Lo spazio per dormire e' di circa
sei metri per sette, in tutto otto letti, anche questi di ferro dipinto di
giallo con i soliti materassi in gommapiuma. Sulla porta del camerone dove
si dorme c'e' un condizionatore d'aria dal quale spuntano bottiglie di
plastica piene d'acqua. "Lo usano come frigorifero", ci spiega il direttore,
un medico umanamente attento a quanto accade all'interno della struttura che
ospita 128 donne e 144 maschi assistiti dalla Croce Rossa e sorvegliati
dalle forze dell'ordine. Quello che colpisce a Ponte Galeria non e' il
sovraffollamento, ma la promiscuita' di situazioni. Ci sono pregiudicati e
incensurati: quelli che provengono dal carcere, quelli che hanno chiesto
asilo politico e dovrebbero stare da un'altra parte, quelli che sono stati
fermati e trovati con il permesso di soggiorno scaduto, quelli che il
permesso non lo hanno mai avuto, quelli in regola divenuti da un giorno
all'altro fuorilegge per via della nuova legge e quelli assolutamente in
regola. Come Ben Hassoun Abdessamad, un ragazzo di origine marocchina che e'
giunto in Italia nel 2001, ha trovato subito lavoro e si e' sposato
nell'aprile scorso. Aveva un regolare permesso di soggiorno, ma gli e' stato
ritirato dopo una querela ricevuta dalla suocera italiana. Cosi',
improvvisamente, e' diventato un "clandestino". Vado a visitare il Centro
insieme a Massimiliano Jervolino, delegato della Provincia di Roma per i
diritti umani, perche' e' in corso una protesta. Una cinquantina di reclusi
ha ammucchiato i materassi contro le gabbie per impedire ai crocerossini di
sistemare un nuovo arrivato di origini rumene con la gamba in cancrena.
Inoltre, e' appena entrato in vigore il nuovo pacchetto sicurezza che
innalza da 60 a 180 giorni i limiti di permanenza. La notizia e' arrivata
nel Centro come una mazzata e la disperazione giunge fino
all'autolesionismo.
*
Gli ultimi casi
Un uomo e una donna si sono feriti a una coscia e a un piede davanti alle
telecamere di sorveglianza. Un altro uomo si e' inferto lesioni in diverse
parti del corpo prima di essere bloccato dal personale di polizia. Un
tunisino si e' bevuto due bottiglie di shampoo e ha ingoiato una lametta da
rasoio dopo aver ricevuto la notifica di una proroga di altri 60 giorni del
trattenimento per l'identificazione e l'espulsione. Al centro di Ponte
Galeria ha gia' passato due mesi, proveniente da Venezia, dove ha scontato
una pena di sei mesi di carcere per non aver ottemperato all'ordine di
allontanamento dal territorio italiano.
*
Dignita' degradata
Dopo aver superato gli uffici del personale, si entra nella zona della
reclusione. Le "gabbie" sono aperte dalle 8 alle 24 e appena entriamo i
trattenuti si avvicinano e ci chiedono chi siamo. Poi, corrono nelle stanze
a prendere le carte che li riguardano e le storie si affollano. Said Marouen
e' un marocchino che dice di essere venuto in Italia per sposarsi con una
ragazza con la quale non riesce neppure a fare i colloqui. Un altro
marocchino, Said El Harrama, ha lavorato come stagionale per nove mesi ma
poi gli e' scaduto il permesso ed e' stato portato a Ponte Galeria. Eugeni
Siromenco, un russo con precedenti penali, non riesce a vedere i bambini che
vivono in Italia. Cador Haivsemu e' arrivato a giugno dalla Siria per
chiedere asilo e, quindi, non dovrebbe stare in un Cie, come pure Davide
Maharashvili, in fuga dall'Ossezia, che non si capacita del fatto che la sua
domanda e' bloccata perche' non trovano piu' la documentazione. Toujani
Mayhem ha venticinque anni, e' arrivato in Italia dalla Libia nove mesi fa
ed e' al terzo tentativo di "identificazione ed espulsione" qui a Ponte
Galeria, dopo quelli di Lampedusa e di Crotone. Zoppica e quelli intorno gli
alzano la maglietta per farmi vedere i lividi sui fianchi. La versione
ufficiale e' che stava tentando un'evasione. I suoi compagni dicono che e'
vero che e' uno che si arrampica, ma questa volta secondo loro e' stato
pestato dalle guardie. Salha Ben Mahmud racconta di aver lavorato per tre
mesi come giardiniere nel carcere di Verona e di non aver ancora ricevuto il
compenso dovuto. Djamel Bansaada ha una certa eta' e non vede l'ora di
tornare in Algeria, il suo Paese natale che, pero', tarda a riconoscerlo
come suo cittadino. Casi come questo non sono pochi. Cosi', se il
prolungamento dei tempi di reclusione contribuisce a degradare la dignita'
umana dei trattenuti, non sembra aver per nulla risolto il problema della
identificazione, precondizione all'espulsione, che dipende dalla
collaborazione delle rappresentanze dei Paesi di provenienza. Con il
risultato che, trascorsi i sei mesi in questi centri che stanno diventando
delle vere e proprie carceri ma senza le garanzie e le possibilita' positive
che pure esistono per i detenuti, la persona trattenuta viene rimessa in
liberta', se cosi' si puo' definire quella sorta di limbo che e' la
condizione di clandestino a vita, di apolide senza diritti e senza tutele.

=====================
LEGALITA' E' UMANITA'
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 59 del 5 ottobre 2009
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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