Nonviolenza. Femminile plurale. 248



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 248 del 7 maggio 2009

In questo numero:
1. Anna Corsi: Violenza
2. Giusi Brega intervista Luisa Muraro
3. Bruno Gravagnuolo intervista Luisa Muraro
4. Silvia Neonato intervista Luisa Muraro
5. Manuela Cartosio: Porto Tolle
6. Marinella Correggia: Accesso al fuoco

1. DIRITTI UMANI. ANNA CORSI: VIOLENZA
[Attraverso Normanna Albertini (per contatti: normin56 at aliceposta.it)
riceviamo e diffondiamo questo intervento scritto per il notiziario della
Rete Radie' Resch da Anna Corsi, assistente sociale in alcuni comuni del
reggiano]

"Sono nata in una famiglia povera composta da nove fratelli. Quando era
piccola sono sempre stata maltrattata perche' mia madre era instabile
mentalmente e mio padre era un alcolizzato. Spesso lui la picchiava davanti
a noi fratelli. Sono cresciuta da sola perche' nessuna struttura mi ha mai
accolta e perche' non avevo nessuno con cui confidarmi per parlare dei miei
problemi. Mi tenevo tutto dentro: la differenza tra me e le mie amiche mi
faceva vergognare, perche' non potevo andare a scuola, dovevo lavorare la
terra e occuparmi della casa. Poi, un giorno, ho letto un annuncio sul
giornale, e stanca di quella vita ho deciso di venire in Italia. Sono stata
vittima della tratta per anni, fino a quando non ho conosciuto delle persone
che mi hanno aiutato ad uscirne. Ancora oggi i miei genitori non sanno
niente di quello che ho vissuto: preferiscono non sapere quello che mi e'
accaduto, non mi vogliono ascoltare. Sono stata molto male nella mia vita,
ma ora voglio iniziare a stare bene".
M. e' una giovane donna gia' vittima da bambina della violenza in famiglia.
E' proprio qui che ha avvio, come in tante storie di donne maltrattate, la
prima interiorizzazione delle violenza. Quando non c'e' nessuno con cui
parlare, quando la violenza e' continuativa, si protrae nel tempo e diviene
strutturale, il bambino interiorizza e assorbe tali comportamenti che
posssono poi compromettere la formazione dell'identita' e la  relazione con
gli altri nel corso della vita.
A volte la violenza vissuta in famiglia si ripete poi nei rapporti con
l'altro sesso, con i colleghi di lavoro o nei confronti dei figli, con i
quali diviene difficile avere un atteggiamto "curante" e attento.
Ci sono pero' anche bambini che  riescono, fortunatamente, ad avere attorno
a se' anche figure positive nelle situazioni di violenza assistita, come una
nonna o una persona esterna al nucleo, la quale diviene "curante" e
"riparatrice". Alice Miller, nel suo saggio La persecuzione del bambino,
descrive proprio le infanzie di alcuni personaggi divenuti famosi quali
Buster Keaton o Pablo Picasso, i quali hanno subito traumi in giovane eta',
ma hanno avuto dalla loro parte anche figure di riferimento positive.
*
Nel mondo la situazione della violenza sulle donne e' drammatica: basti
pensare alle bambine prostitute, all'altissimo numero di bambine
desaparecide, alla costrizione di matrimoni combinati cui sono sottoposte o
alla sfigurazione della faccia con l'acido da parte di uomini che le
vogliono schiavizzare. Per non parlare del controllo delle nascite, che in
Cina come in altri stati ha sempre visto l'aborto come strumento di
selezione, privilegiando in ogni modo il sesso maschile, anche per quanto
concerne gli aspetti di cura e di nutrimento.
Senza giungere a tali discriminazioni, pare pero' che anche in Italia la
situazione del rapporto tra i sessi non sia cosi' rosea: basti pensare che
da una indagine Istat risulta che  "oltre 14 milioni di donne italiane sono
state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita. La
maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli
stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non e' mai stata
denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza e' stata ad opera di uno
sconosciuto, mentre si abbassa l'eta' media delle vittime: ben un milione e
400.000 (il 6,6% del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni".
Considerati i dati dell'indagine, pare che la paura di denunciare sia ancora
troppo alta, cosi' come la disinformazione nei confronti della legge che
tutela i minori vittime di abusi. Ci vuole ancora un grande impegno da parte
di tutti, a partire dallo Stato, perche' sostenga i centri antiviolenza che
accolgono le donne maltrattate, e favorisca, la' dove l'abuso e' stato
perpetrato, la collaborazione piu' attiva da parte delle forze dell'ordine
in difesa delle donne maltrattate.
*
Il 2 ottobre viene festeggiata la giornata per la nonviolenza: in proposito
ricordo il messaggio di Gandhi il quale sosteneva che la violenza genera
solo altra violenza. Allo stesso modo un bambino trascurato potra' diventare
trascurante e un bambino abusato potra' diventare un uomo abusante. E'
proprio nel fermare il circolo di violenza che rinasce la vita e dunque un
sano rapporto con se stessi e con gli altri, in modo che l'altro non sia
piu' soggiogato ai voleri del piu' forte, ma sia libero di diecidere e di
poter esprime cio' che e'. La persona  dura di cuore manca di capacita' di
compassione e perde la dimensione della vera relazione con gli altri, la
quale presuppone sempre un interscambio pacifico.
In proposito Martin Luther King, ne La forza di amare, scrive: "L'individuo
duro di cuore non vede mai le persone come persone, ma piuttosto come
oggetti o come denti impersonali in una ruota in perenne movimento;
nell'immensa ruota dell'industria egli vede gli uomini come mani; nella
massiccia ruota della vita di una grande citta', vede gli uomini come dita
di una moltitudine; nella ruota mortale della vita di guerra, vede gli
uomini come numeri in reggimento. Egli insomma, spersonalizza la vita...
Gesu' ci ammonisce che la vita buona congiunge in se' la prudenza del
serpente e la semplicita' della colomba".

2. RIFLESSIONE. GIUSI BREGA INTERVISTA LUISA MURARO
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo la seguente intervista apparsa su "Nea", aprile 2009]

- Giusi Brega: Da profonda conoscitrice del femminismo, quali sono state le
vere conquiste del movimento e dove invece questo ha fallito?
- Luisa Muraro: Con il femminismo ci sono stati in effetti molti
cambiamenti, alcuni dei quali costituiscono dei guadagni di civilta' per
tutti, donne e uomini. Al primo posto io metto il senso libero della
differenza sessuale. In passato uomini e donne dovevano conformarsi a dei
modelli imposti, secondo il sesso di appartenenza e il sistema
dell'eterosessualita' obbligatoria. Inutile ricordare che, nel modello
femminile, c'era anche la sottomissione all'uomo. Oggi, i rapporti fra i
sessi sono diventati piu' complicati e fragili, ma perche' piu' liberi, e la
differenza sessuale s'incarna nella singolarita'. Fra le conquiste, metto
anche il miglioramento dei rapporti fra donne, a cominciare da quelli fra
madri e figlie. Le madri hanno smesso di imporre alle figlie la legge del
padre. Piu' in generale, si puo' dire che e' finito il patriarcato. A questi
cambiamenti ne sono seguiti altri, la medicina s'interessa della salute
delle donne, le donne stanno diventando la parte piu' colta e istruita del
corpo sociale e sono entrate alla grande nel mercato del lavoro. (Ci sono
problemi, sia chiaro, ma detesto la politica che fa leva sul lamento e la
recriminazione). Non si puo' ancora chiamare fallimento, ma e' certo che non
siamo (ancora) riuscite a far intendere il vero spirito del femminismo del
XX secolo, che non riguarda il confronto con gli uomini ma la presa di
coscienza e la libera realizzazione di se', nella indipendenza da modelli
esteriori. Abbiamo fallito in pieno nell'introdurre un uso corretto di
maschile/femminile per i nomi di professioni e cariche che in passato erano
solo maschili, come deputato, sindaco, architetto... In Italia (il fenomeno
e' solo italiano) regnano il disordine e la sciatteria. C'e' poi la
questione dell'aborto, che non si osa sollevare per le reazioni dei
politici, poco appropriate. La posizione femminista (da molti confusa con
quella radicale) era di mettere l'aborto fuori dal diritto, depenalizzarlo
cioe', per trovare risposte piu' giuste: non e' stata recepita dal diritto e
ha prevalso la "soluzione" di legalizzarlo, cioe' di sottoporlo alla legge,
come ora si e' fatto per il fine vita. Per me, la sovrapposizione tra quello
che e' giusto/ingiusto, e quello che e' legale/illegale, non ci aiuta ad
operare secondo giustizia. Non so se fallimento sia la parola esatta, ma e'
triste constatare che la prostituzione non e' calata. Piu' difficile
valutare l'andamento di un altro triste fenomeno, quello della violenza
sessista e familiare: per combatterlo, c'e' l'impegno di molte, c'e' un
inizio di presa di coscienza maschile, per cui sono meno pessimista.
*
- Giusi Brega: Oggi ha ancora senso portare avanti battaglie "femministe"?
Se si', quali sono?
- Luisa Muraro: Questo linguaggio, che risale all'Ottocento, mi piace
abbastanza, ma attenzione che il femminismo dei nostri tempi bisogna vederlo
non come una serie di battaglie, ma come un campo di battaglia, dove si
scontrano idee, posizioni e interessi contrastanti che riguardano tutta la
societa', e non soltanto le femministe. Per esempio, certe proposte
linguistiche che vengono da Bruxelles sull'uso di maschile/femminile, sono
avversata da molte femministe e da altri che femministi non sono. Sul campo
di battaglia del femminismo, i cambiamenti possibili sono molti e molte
quindi le battaglie. Una fra le maggiori riguarda la cosiddetta
conciliazione fra lavoro retribuito e maternita'. Che forse, come parola,
non e' adatta, perche' si tratta non di conciliare ma di ripensare il lavoro
e la sua organizzazione, in generale, per farvi entrare, positivamente, le
esigenze e le esperienze della cura della vita. Un discorso simile bisogna
fare anche per la partecipazione delle donne alla vita politica, che esige
meno adattamento femminile e piu' messa in questione maschile.
*
- Giusi Brega: Donne sempre piu' mascoline e uomini che pare abbiano perso i
caratteri distintivi tradizionali dell'autorita' e della forza. La
differenza esiste ancora? Quali sono le cause di questa "confusione"?
- Luisa Muraro: Ottima questione: caduti i ruoli fissi e i compiti
differenziati, si ha l'impressione che stiamo entrando nella confusione o,
peggio, nell'indifferenza sessuale. Non e' un'impressione sbagliata, e' il
risvolto inquietante della liberta'. Il cambiamento in corso mostra tuttavia
di avere una direzione. Gliela da' il sentimento, presente nella maggioranza
delle donne, che l'essere donna e' un titolo di umanita' cui non manca
nulla, neanche l'apertura all'assoluto. Quello che e' stato fino a ieri
causa di discriminazione, "e' una donna", sta diventando un titolo di
eccellenza.
*
- Giusi Brega: C'e' chi sostiene l'importanza di garantire quote rosa per
rompere il "tetto di cristallo" e favorire l'ingresso delle donne ai vertici
economico-politici del Paese; e chi, invece, e' contrario e preferisce
puntare sulla meritocrazia e sul valore individuale. Lei da che parte sta?
- Luisa Muraro: Ne' dall'una ne' dall'altra. Mi sembrano varianti di una
stessa visione progressista e io non sono progressista, ossia non cerco
quello che mi sta a cuore sui percorsi stabiliti da altri con i loro criteri
e i loro tempi. Io dico: se c'e' veramente bisogno di donne nel governo
della cosa pubblica, gli uomini facciano un passo indietro e noi faremo la
nostra parte. Il mio personale impegno e' un altro, consiste nello scoprire
in me, nelle altre, nella realta' storica, la grandezza femminile e
affermarla qui e ora, subito, con i mezzi che abbiamo. Alzando il cielo e
allargando l'orizzonte, si otterranno anche i guadagni dell'emancipazione,
come parita', carriera, ecc., se una li vuole. Ma non riduciamoci a questo!
*
- Giusi Brega: Ha fondato la Libreria delle donne a Milano e la comunita'
filosofica Diotima. Quali sono i tratti essenziali dello stare insieme tra
donne?
- Luisa Muraro: Lo stare tra donne e' come galleggiare su un mare di
emozioni profonde e oscure. Se frequenti le tue simili per scelta, o se ne
fai una scelta, e' un'esperienza che vale la pena di essere vissuta, non ci
si annoia mai, come capita invece con gli uomini, che sono creature
interessanti ma piu' semplici. Ci sono due versanti dello stare tra donne.
C'e' quello della tradizionale complicita' femminile, per cui ci aiutiamo,
ci capiamo, ci intendiamo al volo, dove si incontra solidarieta' e
generosita', qualche volta si ride, qualche volta si piange e si affronta
insieme le difficolta' della vita. L'altro versante e' quello delle
situazioni nuove in cui ci ritroviamo sempre piu' numerose, in un mondo che
e' stato disegnato da uomini e dove la presenza di molte donne non era
prevista. Su questo versante le cose a volte diventano difficili, perche'
non ci sono ancora le necessarie mediazioni, per cui si cade in preda a
emozioni elementari, come l'ansia, la diffidenza o l'invidia, con piu'
frequenza quando si e' tese alla propria autoaffermazione. Naturalmente, se
si condivide un progetto che cambia lo stato delle cose, se si ha pratica di
un agire relazionale, questo aiuta ad affrontare le difficolta' dei rapporti
con altre donne, anzi a viverle come occasioni per irrobustire se stesse e
far nascere societa' femminile (senza la quale, non esiste liberta' per le
donne, come la storia insegna e il femminismo ricorda).
*
- Giusi Brega: Per le donne esistono spazi sufficienti oggi per confrontarsi
e discutere?
- Luisa Muraro: Gli spazi esistono o comunque si trovano occupando quelli
che ci sono. Per un confronto tra donne negli spazi pubblici, vedo semmai il
problema che la societa' femminile e' ancora gracile. Ma quello che ci manca
veramente, e' il tempo. Alle donne scarseggia drammaticamente il tempo per
se'. Per trovarlo, a volte bisogna farsi violenza. Questo dei tanti, troppi,
impegni che hanno oggi le donne e' un problema grave e generale, che prima o
poi dovra' essere affrontato con mezzi efficaci.
*
- Giusi Brega: Lei ha approfondito lo studio delle protagoniste della
mistica cristiana. Cosa l'ha colpita di piu' e cosa la continua ad
affascinare di queste figure?
- Luisa Muraro: A parte loro, mi ha colpito il fatto storico della loro
esistenza non tramandata, non iscritta nella tradizione: ho studiato molti
anni in due universita' cattoliche, Lovanio e Milano, e nessuno ce ne
parlava o ce ne parlava adeguatamente e ancor oggi (dopo il femminismo e i
nostri studi, di esse si parla), si tende a ridurle a figure edificanti
assimilabili o gia' assimilate. Di loro stesse mi ha colpito, detto con
parole di Carla Lonzi, che sono donne meno illuse di altre, meno
compromesse, piu' salde nell'esperienza personale, con un nucleo
indistruttibile nella riconosciuta fragilita'. Infine e soprattutto, mi ha
colpito l'originalita' del loro pensiero, che, pur nelle grandi differenze
tra l'una e l'altra, tra un'epoca e l'altra, si puo' riassumere nella
proposta di una teologia in lingua materna, che vuol dire fare conto sulla
mediazione vivente e non sulle dottrine costruite. I risultati sono
sorprendenti, basta pensare a quanto sono differenti e quanto coincidenti,
nella loro teologia, donne come Giuliana di Norwich, da una parte, e
Margherita Porete, dall'altra.

3. RIFLESSIONE. BRUNO GRAVAGNUOLO INTERVISTA LUISA MURARO
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo la seguente intervista apparsa sul quotidiano "L'Unita'" del 30
marzo 2009 col titolo "Al mercato della felicita'. Intervista a Luisa
Muraro"]

"Non sono un'esperta di politica, ma compro 'l'Unita'' tutti i giorni e
vorrei farvi coraggio per le vostre battaglie... Quel che posso dirvi e' di
perseverare. Nel rompere, se vi riesce, i ghetti della 'rappresentanza'. E
portare li' la voce di chi lotta per cambiare l'ordine simbolico del potere,
da dentro la vita. Prima di tutto la voce delle donne". Intervista
controversa e difficile quella con Luisa Muraro, vicentina, 69 anni, leader
culturale delle femministe italiane, fondatrice della Liberia delle donne.
Difficile, perche' piena di concetti ostici. Fra i quali "l'ordine
simbolico", architrave della filosofia della "differenza" di Luisa Muraro. E
poi: "politica prima" e "politica seconda". Il primo concetto significa:
c'e' un ordine fatto di rappresentazioni mentali e affidato al linguaggio,
che decide della sorte di uomini e donne. E' quell'ordine cristallizzato di
parole che bisogna mutare. Per mutare le cose e le relazioni umane. E lo si
puo' fare, dice Muraro, rifacendo le parole e il loro senso, a partire dal
"desiderio" che in tutti e tutte e' infinito, e che sconvolge il mercato
dato dei valori. In vista di un altro mercato: Il mercato della felicita'
(titolo del suo ultimo volume). E la politica prima e seconda? La risposta
alla fine dell'intervista.
*
- Bruno Gravagnuolo: Muraro, lei ha scritto un libro che e' un inno alla
felicita' possibile e allo slancio del desiderio. Senonche' ci assedia il
contrario: precarieta', intolleranza, solitudine. Missione impossibile?
- Luisa Muraro: C'e' molta gente che, magari in modo in consapevole, va al
mercato della felicita'. Senza dubbio non sappiamo contrattare e rivendicare
con forza quel che davvero vale. Ma la spinta alla felicita' e'
insopprimibile, e si esprime anche nella frustrazione per i mancati consumi,
oggi non piu' alla portata. Dal che poi vengono infelicita' e delusione.
Occorre imparare a cercare quel che ci serve: relazioni, accoglienza,
pienezza di vita. Senza sviamenti.
*
- Bruno Gravagnuolo: Di che cosa e' fatta l'infelicita' attuale?
- Luisa Muraro: In gran parte deriva dal venir meno degli orizzonti ideali.
Dal rimpicciolirsi in molti e molte delle speranze, dopo la sconfitta del
movimento operaio avvenuta a beneficio di una uniformita' di prospettive
coincidente col capitalismo. Personalmente ho scelto di guardare a quella
parte del genere umano - le donne - per cavarne ottimismo e luce. Al fine di
riconquistare un'idea di futuro per tutto il genere umano.
*
- Bruno Gravagnuolo: C'e' un "sapere femminile" distinto da mettere in
gioco, in questa Italia conservatrice e stregata dal mito frustrato del
benessere?
- Luisa Muraro: Prima del sapere c'e' una politica delle donne. Da sempre.
Ovvero il femminismo. E' una ricerca di civilta', portata avanti dalle
donne. Che i saperi dominanti tentano di cancellare. Questa ricerca e' per
me motivo di gioia, e lo e' per tante donne. Insomma, per le donne e' un
tempo di straordinario mutamento. Perche' guadagnano liberta'. Un vero
paradosso: il mondo non sa che farsene della liberta' femminile e la
ricaccia indietro. Ma la tendenza espansiva e' in atto, e procede, tra
spinte propulsive e contraccolpi. Mettiamola cosi': il mondo va peggio, ma
per le donne va meglio. E cio' e' motivo di grande sofferenza nonche' di
grande liberta' per l'universo femminile.
*
- Bruno Gravagnuolo: Anche la destra promuove le donne: Carfagna, Gelmini.
Che idea s'e' fatta di questa promozione - all'ombra del potere - di un
certo femminile gradevole ed efficientista ad un tempo?
- Luisa Muraro: E' la risposta che la destra sta offrendo al venire avanti
del protagonismo femminile. La sua risposta, paternalista e patriarcale.
Semmai lamenterei l'incapacita' della sinistra a dare risposte davvero
alternative, che non siano puramente emancipazioniste. La specificita'
femminile di oggi va oltre, e' un "di piu'". Piu' liberta' e giustizia, piu'
felicita'. A partire dalla differenza femminile. Ecco quel che la sinistra
dovrebbe saper gestire al rialzo. Ovvio che la destra abbia le sue ricette.
Bieche, e venate di disprezzo per il femminile. Ma e' la destra...
*
- Bruno Gravagnuolo: Quale contributo le donne possono dare a un punto di
massima sofferenza per il tessuto sociale italiano, vale a dire l'irruzione
della diversita' migratoria, fonte di xenofobia e disagio?
- Luisa Muraro: Intanto, un dato storico. Gia' nei secoli della caccia alle
streghe le classi dominanti usavano la fobia popolare del demonio per i loro
giochi di potere. Oggi accade qualcosa di simile. Anche la destra al potere
usa la paura popolare dell'immigrato per puntellare il suo ordine simbolico,
generando un grande disordine simbolico. Che cosa mettono in gioco le donne?
Una grande presenza di massa nel volontariato sul territorio. Che e'
presidio e garanzia di accoglienza, fattore di incivilimento. Poi penso alla
scuola materna ed elementare. C'e' uno straordinario esercito di maestre,
oggi penalizzato dal governo, che si fa carico dell'alfabetizzazione dei
bambini, e delle tematiche interculturali. Un lavoro immenso e
disconosciuto, volto all'inclusione, che agisce sulle menti dei bambini e su
quelle dei genitori, spesso gravate da pregiudizi e da obiettive difficolta'
quotidiane. E' un ruolo di mediazione sul territorio di inestimabile valore,
che civilizza e previene le tensioni. Tensioni inevitabili, che danno la
sensazione di una xenofobia che spesso non c'e', e che viceversa e' sintomo
di disagi non governati da amministrazioni ottuse e incapaci di buoni
esempi.
*
- Bruno Gravagnuolo: Lei polemizza sempre contro l'emancipazione. Ma visto
che a parita' di lavoro le donne guadagnano molto meno - lavoro di cura a
parte - la parita' emancipativa non e' un viatico anche per la "differenza"?
- Luisa Muraro: La parola emancipazione e' offensiva, anche per le classi
popolari. Il vero valore e' la differenza femminile, il suo "di piu'". Basta
partire dalla disparita'! Partiamo da questo "di piu'". Nessuno ovviamente
e' contro la parita' e l'eguaglianza, ma non e' questo l'orizzonte giusto.
L'obiettivo e' piu' vasto: cioe' la differenza qualitativa e i cammini
diversi che le donne introducono nella societa'. Per questa via si guadagna
anche la parita', ma si va oltre. Verso un diverso ordine simbolico...
*
- Bruno Gravagnuolo: Significa altre relazioni, altre gerarchie, altri
riconoscimenti tra esseri, e altri tipi di vita e di economia?
- Luisa Muraro: Esattamente, e' questo il punto. Il guadagno di liberta' e
di giustizia che le donne perseguono avviene sulla strada di un ordine
simbolico inteso come liberazione di tutti e di ciascuno, verso una
convivenza liberamente scelta e non imposta. E' questo tipo di mondo, quello
che tentano di aprire alle menti le maestre di cui sopra, dal sud al nord
d'Italia. Ed e' questo tipo di mondo, quello che le leggi del governo contro
la scuola osteggiano.
*
- Bruno Gravagnuolo: Parliamo della sinistra. Ha senso questa parola per il
suo lessico femminista, oppure no? E se si', da dove ricomincia la sinistra?
- Luisa Muraro: Distinguerei prima di tutto tra politica prima e politica
seconda. I partiti, le istituzioni, sono politica seconda. E lo sono
rispetto a un'altra politica, quella piu' vera, radicata nel quotidiano e
nelle relazioni di civilta'. Ecco, si tratta di imparare a gestire in
maniera nuova il tempo e le relazioni, i conflitti, il potere,
l'autorita'...
*
- Bruno Gravagnuolo: E la politica seconda?
- Luisa Muraro: Deve farsi interprete non separata dei sentimenti e degli
interessi della politica prima. Quanto alla sinistra, e' una buona
combinazione di entrambe le politiche, in direzione di una liberazione
universale che non vale soltanto per i subalterni ma per tutti nel mondo,
come promette Obama. La sinistra infatti si qualifica universalmente per la
liberta' e la giustizia, oltre i recinti del palazzo e non solo a vantaggio
dei derelitti.

4. RIFLESSIONE. SILVIA NEONATO INTERVISTA LUISA MURARO
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo la seguente intervista apparsa sul quotidiano "Il Secolo XIX"
del 27 marzo 2009 col titolo "Non rinunciare alla passione del desiderio.
Intervista a Luisa Muraro"]

La parita' tra i sessi la liquida come "insensatezza", superata dal fatto
che, siccome esiste gia', dobbiamo guardare oltre. "Per emanciparsi bisogna
sostenere che le donne non sono inferiori agli uomini e mostrare che non
c'e' differenza tra uomo e donna. Che vuol dire farsi entrare in testa il
pensiero dell'inferiorita' e la volonta' di essere alla pari con lui. Quante
energie consumate per diventare uguali". Cosi' spiega Luisa Muraro, forse la
piu' discussa filosofa femminista italiana, che e' in arrivo a Genova
insieme ad altre quattro studiose del par suo per ragionare di liberta'
femminile e differenza sessuale, di rapporti tra donne, quote rosa,
mutilazioni e violenza sessuali, velo, rappresentanza politica e relazioni
con i maschi.
Il ciclo di incontri "Che genere di donna?" schiera cinque teoriche
appartenenti a filoni diversi del femminismo italiano e si inaugura domani
con, appunto, Luisa Muraro, teorica della differenza sessuale, autrice di
libri molto venduti, docente e fondatrice della comunita' filosofica Diotima
all'universita' di Verona, nonche' animatrice della Libreria delle donne di
Milano. Nessuna filosofa ligure e' invitata (anche se ne abbiamo di notevoli
come Luisella Battaglia e Nicla Vassallo) per fare spazio alle ospiti: dopo
Muraro, Claudia Mancina, Monia Andreani, Antonella Besussi e Anna Elisabetta
Galeotti che faranno incontri in forma di dialogo per rendere piacevole
anche ai non specialisti il ricco dibattito teorico tra donne. Delle ospiti
soltanto Besussi sostiene che esiste la persona e non la donna o l'uomo, per
lei l'appartenenza sessuale non e' rilevante, non incide ne' sul pensiero
ne' sul comportamento.
Di ben altra idea Muraro, che nel suo nuovo volume Al mercato della
felicita' (Mondadori), torna al tema a lei caro del desiderio come motore
per cambiare il mondo e quindi per fare politica. Chiarisce: "C'e' la
politica prima, quella portata avanti da tutti coloro che rendono vivibile
la vita altrui, le maestre in lotta per salvare la funzione della scuola
pubblica, ma anche i medici che non denunciano i clandestini. Poi c'e' la
politica seconda, quella del Parlamento". Ha scritto ne Il Dio delle donne
(Mondadori 2003) che la grandezza umana - pochi lo sanno ma le fiabe lo
insegnano - sta nell'impegnarsi "per ottenere il meglio al massimo delle
proprie forze, sapendo che il risultato non dipendera' dai nostri sforzi ma
ci verra' incontro, sorprendente come un regalo splendido e inatteso". Anche
nel libro Al mercato della felicita' la visionaria autrice parte dal
racconto del mistico persiano islamico Farid al-din Attar, contemporaneo a
San Francesco, per ribadire: senza grandi orizzonti, senza grandi desideri
che vita sarebbe la nostra? Ecco allora la storia narrata da Attar di
un'anziana che, pur sapendo di non aver possibilita' di farcela, va al
mercato per comprarsi l'ebreo Giuseppe venduto dai fratelli gelosi, lo
schiavo piu' bello di tutti, offrendo alcuni gomitoli di lana da lei stessa
filati. Il sensale le fa presente che non ha alcuna possibilita' di
comprarlo e altri la deridono. Ma a lei non interessa, quello che vuole e'
che amici e nemici sappiano che lei ci ha provato ad avere il meglio.
Un delirio di onnipotenza? "Niente affatto, e' solo la consapevolezza che
non si buttano via le aspirazioni piu' alte, non ci si piega al realismo, al
conformismo e alla paura. Detta da una donna, la grande pretesa non suona
come delirio di onnipotenza, significa smetterla con le mezze umilta' verso
la classe maschile. Prendiamo le donne pubbliche: sono ancora troppo grate
agli uomini che le hanno cooptate. Questo e' femminismo di Stato, parla di
rivendicazione di parita'. Io credo invece che noi donne dobbiamo insistere
sulla strada della vita pubblica e del lavoro retribuito senza pero'
abbandonare la gioia della maternita' e di curare una casa". Muraro ha
scritto che la ricetta dell'attuale crisi dei partiti (e del patriarcato che
li ha ispirati) non si risolve con le formule consuete. "Cosi' come non e'
con la parita' che si muovono le donne, anche gli uomini devono cambiare la
loro pratica politica. Martin Luther King ha mobilitato i neri con un grande
sogno, Obama ha preso i voti persino di conservatori e razzisti promettendo
una nuova versione del sogno americano, quello che ha permesso a lui,
ragazzo afro, di diventare presidente. Per rispondere alla crisi economica,
le donne, e non solo loro, non devono asceticamente crearsi altri limiti e
confini con il buon senso che ci si attende da loro: se c'e' la crisi,
dobbiamo cercare altre fonti di gioia, senza farci intimidire. Santa Teresa
del Bambin Gesu' dice: io voglio tutto. Per ottenere di piu' di cio' che
abbiamo, occorre chiedere di piu'. E i sacrifici ce li dobbiamo scegliere
noi donne, non farceli imporre".
L'aspetto inconsueto del pensiero di Muraro e' che lei si ispira ai
pensatori mistici per trovare antidoti alla grigia politica attuale. La
realta', spiega, "non assiste indifferente alla passione del desiderare" per
cui si deve restare tra i compratori, come l'anziana che voleva Giuseppe,
ostinati in una "trattativa instancabile" con il mondo attorno nel cercare
un passaggio "tra il tutto gia' deciso e il non ancora". In poche parole, ce
lo spiega? "Non isoliamo nell'eccezionalita' queste donne e uomini. Fanno
qualcosa di terribilmente semplice, ci sono in prima persona, pensanti, al
posto del gia' pensato e gia' stabilito e giudicato. Senza mai esagerare il
potere del potere, come possiamo fare tutti".

5. CRIMINI. MANUELA CARTOSIO: PORTO TOLLE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del primo maggio 2009 col titolo "Carbone a
Porto Tolle"]

A giorni la ministra Stefania Prestigiacomo firmera' il decreto di
"compatibilita' ambientale" e l'Enel potra' riconvertire a carbone la
centrale elettrica di Porto Tolle, ora alimentata a olio pesante. Mercoledi'
scorso la commissione ministeriale per la Valutazione di impatto ambientale
ha dato parere positivo "con prescrizioni" al progetto di riconversione. Sia
nel progetto dell'Enel che nei comunicati del ministero dell'ambiente la
parola carbone e' sempre seguita dall'aggettivo "pulito". Mercoledi' di
fronte al ministero si sono fronteggiate due manifestazioni. Da una parte,
Greenpeace e Legambiente hanno ribadito che il carbone pulito non esiste.
Dall'altra, i dipendenti della centrale, spalleggiati dai sindacati,
arcisicuri della sua esistenza. Un atto di fede incentivato dalla promessa
dell'Enel che la riconversione di Porto Tolle creera' 3.000 posti di lavoro
(lo diciamo senza iattanza e acrimonia, sapendo che difendere e creare posti
di lavoro e' il mestiere del sindacato).
Tra le fonti energetiche il carbone e' quella piu' inquinante. Grazie alle
nuove tecnologie, che riducono fino all'80% le emissioni degli ossidi di
azoto e di zolfo e delle micropolveri, si e' riusciti a renderlo meno
sporco. Il che non significa che sia diventato pulito. Resta irrisolto il
problema dell'emissione di alcuni metalli pesanti e, soprattutto, di
anidride carbonica. Anche nelle centrali a carbone tecnologicamente piu'
avanzate si arriva al massimo ad abbattere del 20% la CO2. Ad esempio, in
quella di ultima generazione di Civitavecchia non si riesce ad andare al di
sotto dei 770 grammi di CO2 per kWh, quasi il doppio di quanto emette una
moderna centrale a ciclo combinato a gas naturale. Secondo le stime di
Legambiente e Greenpeace la riconversione a carbone di Porto Tolle
"regalera' all'Italia altri 10 milioni di tonnellate di CO2", il che
rendera' ancor piu' difficile rispettare gli obiettivi fissati dalla Unione
Europea per ridurre entro il 2020 le emissioni climalteranti.
L'Enel da qualche mese va dicendo in giro che a Porto Tolle fara' un
impianto per catturare e stoccare sottoterra la CO2. E' il sistema noto come
Ccs: carbon capture and storage, cattura e confinamento della CO2. Della Ccs
si parla molto in tutto il mondo. Iniettare anidride carbonica nel
sottosuolo per aumentare la pressione nei giacimenti di petrolio e' un
metodo usato da anni un po' ovunque. Ma sequestrare la CO2 in una centrale
elettrica, trasportarla in condotte lunghe magari centinaia di chilometri,
trovare i siti geologici sicuri dove stoccarla per sempre non e' un gioco da
ragazzi. Infatti, anche nei paesi che ci stanno lavorando su da un pezzo, la
Ccs e' ancora allo stadio sperimentale. In Italia siamo indietrissimo. Enel
sta realizzando presso la centrale termoelettrica di Brindisi un impianto
pilota per la cattura della CO2 che, forse, sara' pronto entro la fine
dell'anno. A Cortemaggiore l'Eni ha appena avviato un progetto per iniettare
anidride carbonica in un giacimento esaurito della Stogit. Un altisonante
"accordo strategico di cooperazione", sottoscritto qualche mese fa da Enel,
Eni e ministero dell'ambiente, prevede che la CO2 captata a Brindisi finira'
a Cortemaggiore. Le quantita' di questi esperimenti pilota sono modestissime
e i tempi di la' da venire. Dunque, affermare che il carbone di Porto Tolle
sara' pulito grazie alla Ccs e' una presa in giro. A prescindere dai dubbi
degli ambientalisti sui rischi della Ccs, dalla sua fattibilita' e dai suoi
costi.

6. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: ACCESSO AL FUOCO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 5 maggio 2009 col titolo "Accesso al
fuoco"]

Nella parte orientale del Ciad, dove la terra coltivabile e' scarsa, l'acqua
del sottosuolo quasi inaccessibile e gli alberi sempre piu' scarsi,
sopravvivere e' un'impresa. E la pressione sulle magre risorse si e' fatta
schiacciante dal 2003, con l'arrivo di 250.000 persone fuggite dal vicino
Darfur. Difficile dire se sia piu' arduo l'accesso all'acqua o quello al
fuoco.
Riferisce l'agenzia stampa umanitaria "Irin News" che nei tre campi con
60.000 rifugiati nella regione di Iriba - dove la popolazione e' raddoppiata
con gli arrivi dal Sudan - la disponibilita' pro capite giornaliera di acqua
e' di 10 litri. Per i campi di rifugiati gli standard umanitari, che sono
gia' ridotti alla goccia, prevedono almeno 15 o 20 litri.
Quanto al fuoco per cucinare i cibi e sterilizzare l'acqua, la legna da
ardere sembra gia' tutta arsa. Il suo prezzo e' triplicato negli ultimi
anni. E il paese ha perso il 60% dei suoi alberi per il taglio
indiscriminato negli ultimi decenni. La desertificazione viaggia a otto
chilometri all'anno.
L'Alto commissariato Onu per i rifugiati ed i suoi partner locali
distribuiscono legna da ardere (proveniente da decine di chilometri di
distanza) ai rifugiati per evitare alle donne la fatica della raccolta e a
tutti un conflitto per risorse scarsissime. Ma e' una misura di breve
periodo. In realta' la piu' efficiente delle soluzioni sarebbe il ritorno in
Sudan dei rifugiati. Altre soluzioni tentate sono una difficile
riforestazione e il ricorso a metodi di cottura piu' efficienti. Che pero'
non sembrano cosi' efficienti da essere accettati... Ad esempio
l'organizzazione Tchad Solaire da' lavoro a sei donne rifugiate del campo di
Iridimi per produrre con cartone e fogli di alluminio semplici cucine
solari. Ma secondo le donne del campo queste cucine sono lente (un'ora per
bollire un po' d'acqua) e impossibili da utilizzare durante le tempeste di
sabbia. Tchad Solaire sostiene di non avere abbastanza risorse per fornire
ai residenti i materiali di base per quelle rudimentali cucine. Il che ha
dell'incredibile.
Di fronte all'emergenza deforestazione, agli inizi dell'anno il governo e'
intervenuto con una decisione unica al mondo e che potrebbe sembrare
lungimirante: il divieto assoluto, in citta', di bruciare carbone e legna,
imposto dal presidente Idriss Deby. Ma in assenza di energie alternative per
l'uso domestico, il bando governativo ha avuto ripercussioni pesanti: i
costi delle bombole di gas sono raddoppiati, quelli del carbone alla borsa
nera sono saliti alle stelle, e quanto alla riduzione dell'inquinamento
atmosferico urbano provocato dalla carbonella, i fumi provocati dalla
combustione dei rifiuti e del letame non sono meno tossici. Nelle aree
rurali, poi, la produzione e vendita di carbonella alle citta' era uno dei
pochi redditi disponibili.
Niente da fare allora? Non e' cosi'. In un reportage di fine marzo dal Ciad
(www.rinnovabili.it/ciad-contraddizioni-rinnovabili-401402), Andrea
Micangeli, esperto italiano del Cirps-Sapienza di Roma, riferiva anche i
buoni risultati di un progetto realizzato da alcune organizzazioni non
governative e universita' italiane e da associazioni ciadiane e camerunesi
che prevede insieme ad attivita' generatrici di reddito - ad esempio la
produzione di oli e saponi di neem - la fornitura di cucine solari a
parabola. Piu' costose delle scatole di cui si parlava prima, ma adatte ai
bisogni: tanto che la domanda supera l'offerta.
E' la conferma che tecnologie nuove ed efficaci - un diritto umano -
sarebbero ben accettate.

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
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Numero 248 del 7 maggio 2009

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