Minime. 705



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 705 del 19 gennaio 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: L'ora della nonviolenza
2. Il 20 gennaio a Ronciglione
3. Gad Lerner: Accecati
4. Francesca Marretta intervista Marc Garlasco
5. Umberto De Giovannangeli intervista Nawal El Saadawi
6. Dacia Maraini: Letteratura messicana
7. Pierluigi Panza presenta "Filosofi italiani contemporanei" a cura di
Dario Antiseri e Silvano Tagliagambe
8. Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta"
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: L'ORA DELLA NONVIOLENZA

Occorre valorizzare il "cessate il fuoco" a Gaza per promuovere subito
un'azione politica per la pace, la giustizia, la convivenza.
Ed occorre valorizzare l'insediamento di Obama alla presidenza deli Stati
Uniti d'America per promuovere subito un'azione politica globale per il
disarmo e il riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri
umani.
Nel conflitto israelo-palestinese ed in quello arabo-israeliano occorre
subito la cessazione delle azioni belliche e terroristiche di ogni genere e
la cessazione di tutte le propagande razziste e genocidarie; oltre a
soccorrere tutte le vittime e ricostruire le strutture civili che sono state
distrutte, occorre subito la proclamazione ed il riconoscimento
internazionale dello stato di Palestina pienamente sovrano, libero e
democratico, al fianco di uno stato di Israele finalmente non piu'
minacciato di distruzione e sterminio; occorre subito un forte impegno
economico internazionale a sostegno dei due popoli e dei due stati.
*
Come movimenti democratici oltre alla pressione sulle istituzioni - dal
livello locale fino a quello sovranazionale - occorrono azioni costruttive
in quattro ambiti.
1. Sostenere in Israele il campo della pace.
La popolazione di Israele (che non e' affatto la stessa cosa del suo governo
stragista, come il popolo palestinese non e' affatto la stessa cosa
dell'organizzazione fascista Hamas, come il popolo italiano non e' la stessa
cosa del governo Berlusconi razzista ed eversivo) ha bisogno di solidarieta'
concreta, di relazioni di fiducia e di cooperazione, di liberazione dalle
minacce genocidarie.
Occorre sostenere le forze di pace in Israele.
2. Sostenere il campo democratico palestinese.
Il popolo palestinese ha bisogno della fine immediata dell'occupazione, di
un proprio stato sovrano e democratico, di solidarieta' concreta, di
relazioni di fiducia e di cooperazione.
Occorre sostenere le forze democratiche palestinesi.
3. Contrastare qui in Europa e in Italia il razzismo e la penetrazione di
ideologie, retoriche e pratiche neonaziste nelle istituzioni e nella
societa' civile.
E questo impegno, qui e adesso, ha un primo banco di prova nell'opposizione
alle pratiche di persecuzione razzista di nomadi e migranti.
4. Riprendere l'impegno per la pace, il disarmo, il riconoscimento di tutti
i diritti umani a tutti gli esseri umani, la nonviolenza.
E questo impegno, qui e adesso, ha un primo banco di prova nell'opposizione
alla guerra afgana, una guerra terrorista e stragista cui l'Italia sta
partecipando in flagrante violazione del dirito internazionale e della
legalita' costituzionale.
*
E' l'ora della nonviolenza.
La nonviolenza e' l'unica proposta politica adeguata ai compiti attuali
dell'umanita'.

2. INCONTRI. IL 20 GENNAIO A RONCIGLIONE
[Nuovamente diffondiamo la seguente notizia dall'Isde di Viterbo (per
contatti: isde.viterbo at libero.it)]

"L'ecosistema del lago di Vico: problematiche generali in relazione alla
potabilita' e salubrita' delle sue acque". Incontro scientifico promosso
dall'Associazione Italiana medici per l'ambiente. Ronciglione (Vt), 20
gennaio 2009
*
L'Associazione Italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society
of Doctors for the Environment - Italia), sezione di Viterbo, promuove per
il giorno martedi' 20 gennaio 2008 alle ore 16,30 a Ronciglione, nella Sala
ex Chiesa del Collegio, sita in corso Umberto I, un incontro scientifico,
aperto al pubblico, sul tema: "L'ecosistema del lago di Vico: problematiche
generali in relazione alla potabilita' e salubrita' delle sue acque".
*
All'incontro interverranno come relatori: la dottoressa Milena Bruno
dell'Istituto Superiore di Sanita'; il professor Giuseppe Capelli e il
professor Roberto Mazza del dipartimento di Scienze Geologiche
dell'Universita' degli Studi "Roma Tre", responsabili dello studio sullo
stato idrogeologico delle acque del lago di Vico (2007); il professor
Giuseppe Nascetti, ordinario di Ecologia, prorettore dell'Universita' della
Tuscia; il dottor Mauro Mocci, del Coordinamento dell'Alto Lazio dell'Isde.
Presiede la dottoressa Antonella Litta, referente per Viterbo dell'Isde.
*
L'incontro, al quale sono invitati i cittadini e i rappresentati delle
istituzioni, vuole essere un  contributo scientifico per una migliore
conoscenza di tutte le problematiche relative allo stato, al monitoraggio e
al risanamento del lago di Vico, le cui acque alimentano anche gli
acquedotti dei comuni di Caprarola e Ronciglione.
*
Per informazioni e comunicazioni: isde.viterbo at libero.it

3. DOCUMENTAZIONE. GAD LERNER: ACCECATI
[Dal quotidiano "La Repubblica" del 30 dicembre 2008 col titolo "Accecati
dal mito della guerra-lampo"]

"Tutto cio' che e' improvviso e' male, il bene arriva piano piano". Cosi'
pensava nella sua saggezza Mendel Singer, l'impareggiabile "Giobbe" di
Joseph Roth. Magari ne serbassero memoria gli israeliani, esasperati da un
assedio senza fine ma tuttora accecati dal mito della guerra-lampo
risolutiva che nel 1967 parve durare sei giorni appena e invece li trascina,
dopo oltre 41 anni, a illudersi nuovamente: bang, un colpo improvviso bene
assestato, e pazienza se il mondo disapprova, l'importante e' che il nemico
torni a piegare le ginocchia. Solo che al posto dei fanti straccioni del
panarabista Nasser ora c'e' l'islamismo di Hamas e Hezbollah. Al posto del
generale Dayan e del capo di stato maggiore Rabin, c'e' il ministro Barak,
pluridecorato ma gia' politicamente logoro. E alla guida provvisoria del
governo c'e' un dimezzato Olmert che non crede fino in fondo in quel che fa,
dopo aver condiviso negli ultimi anni l'autocritica strategica di Sharon.
Il bene arriva piano piano. Tutto cio' che e' improvviso e' male. Non sono
massime buone solo per deboli ebrei diasporici come quel Giobbe di un'Europa
che non c'e' piu'. E' la sapienza antica d'Israele che ci ammonisce - da
Davide e Golia in poi - come la superiorita' militare non basti a dare
sicurezza. Perche' la forza non e' tutto, anzi, puo' trascinare alla
sconfitta le buone ragioni. Tre minuti di bombardamento micidiale preparati
da mesi di lavoro d'intelligence possono schiacciare l'apparato visibile di
Hamas ma non disinnescano il suo potenziale offensivo clandestino. Cosi' i
minuti si prolungano in giorni, mesi, anni. Seminando un odio tale da
rendere sempre meno probabile che tra i palestinesi recuperi legittimita' la
componente moderata dell'Anp, destinata a soccombere dopo Gaza anche in
Cisgiordania.
Il risultato sara' un Israele che riesce a mettersi dalla parte del torto e
del disonore pur avendo ragione nel denunciare la sofferenza delle sue
contrade meridionali bombardate e, di piu', la ferocia del regime imposto
dagli sceicchi fondamentalisti alla popolazione di Gaza che tengono in
ostaggio con la scusa di proteggerla. La competizione elettorale israeliana
del prossimo 10 febbraio non offrira' piu' l'alternativa del 2005: di qua la
coalizione che prospettava la pace in cambio di sacrifici territoriali, di
la' l'oltranzismo di chi considera gli arabi capaci d'intendere solo le
bastonate. Ora tutti i contendenti gareggiano nel mostrarsi inflessibili, a
costo di sacrificare le trattative con l'Anp e la Siria. L'opinione pubblica
si rassegna all'inevitabilita' della guerra, ma non per questo ritrova
fiducia e combattivita'. All'indomani dell'attacco riaffiorano le divisioni.
Gli stessi celebri scrittori, rappresentativi di un'intellighenzia
minoritaria, dapprima hanno confidato che la rappresaglia di Tsahal
rimanesse limitata, ma ora gia' chiedono un cessate il fuoco. Sono i primi
ad avvertire, nel loro profetico distacco dalla politica, come il disonore
possa trascendere nella perdizione d'Israele. Esprimono il malessere di una
comunita' frantumata cui riesce sempre piu' difficile riconoscersi in una
cultura nazionale unitaria.
L'affievolirsi della solidarieta' esterna costringe Israele a guardarsi
dentro, sottoponendo a autoanalisi pure le sofferenze indicibili, come il
trauma della generazione ebraica sterminata. Si misurano i danni dell'ultimo
lascito velenoso di Hitler, cioe' il transfert nelle generazioni successive
dei "sopravvissuti per procura". E' il richiamo terribile con cui scuote
Israele l'ex presidente del suo parlamento, Avraham Burg: non hai un futuro
di nazione come "portavoce dei morti della Shoah"; noi dobbiamo diventare
altro che un'insana, dubbia rappresentanza delle vittime. Il nostro futuro
pensabile e' di compenetrazione con l'Oriente nel quale di nuovo gli ebrei
provenienti da regioni lontane si sono fra loro mescolati; e' di relazione
con le altre vittime di questa terra.
Perfino l'unico obiettivo politico realistico - due popoli, due Stati - come
notava ieri Bernardo Valli, viene rimesso in discussione da un orizzonte
storico in cui si registra il declino parallelo dei due nazionalismi
(sionismo e panarabismo) in lotta da un secolo. Quanto al rimpianto per le
innumerevoli occasioni perdute, la guerra lo confina in un ambito letterario
e cinematografico. Si legga il bel romanzo dell'ebreo irakeno Eli Amir,
immigrato in Israele nel 1951, "Jasmine" (Einaudi). Racconta l'incapacita'
di trarre frutto dalla consuetudine con gli arabi degli ebrei orientali, che
pure sarebbe stata preziosa quando si cercava una soluzione per i territori
occupati nella guerra-lampo. Invano zio Khezkel, reduce da una lunga
detenzione per sionismo nelle prigioni di Bagdad, liberato dopo la vittoria
del 1967, cerca di convincere una platea laburista di Gerusalemme: "Noi
dobbiamo prestare ascolto al loro dolore, non ignorare la Nabka, la loro
tragedia, ricordare che anche loro hanno una dignita'. Dobbiamo ricordare
che il debole odia il forte e chi oggi e' sull'altare domani potrebbe
ritrovarsi nella polvere". La leadership ashkenazita non poteva intendere
l'appello di zio Khezkel, i giovani gli danno del codardo.
Mi ha fatto impressione domenica sera vedere al telegiornale il migliaio di
musulmani convenuti di fronte al Duomo di Milano per pregare Allah dopo il
bombardamento di Gaza. Ho ricordato la notte del 1982 in cui, per protestare
contro la strage di Sabra e Chatila, ci ritrovammo in quella piazza arabi ed
ebrei insieme, laicamente, non certo a genufletterci verso la Mecca. Oggi
pare impossibile, costretti ad appartenenze irriducibili da un
fondamentalismo che inferocisce la guerra nei suoi connotati religiosi.
Hamas all'epoca non esisteva. Nasceva in Israele il movimento "Pace adesso"
che avrebbe spinto al dialogo con i palestinesi. La rivoluzione iraniana
degli ayatollah, nei suoi primi tre anni di vita, non era ancora riuscita a
contagiare d'odio (suicida) l'islam globale.
Oggi viviamo il pericolo di un conflitto che si estende e si assolutizza
dall'una all'altra sponda del Mediterraneo, bersagliando Israele come tumore
da estirpare. Distruggere Hamas, cioe' l'islam fondamentalista penetrato
fino a immedesimarsi nella causa nazionale palestinese, appare obiettivo
difficilissimo da conseguire. Dubito che il governo di Gerusalemme,
dichiarandolo, creda davvero che sia questa, chissa' perche', la volta
buona. Il rischio, al contrario, e' che si consegni all'obbligo di
combattere una guerra senza fine. Solo qualche settimana fa Ehud Olmert, un
leader che non ha piu' niente da perdere e quindi s'e' preso la liberta' di
dire le verita' scomode, raccomandava ben altro futuro agli israeliani.
Dobbiamo ripensare cio' in cui abbiamo creduto per una vita, anche se e'
doloroso. Rinunce territoriali, un lembo di Gerusalemme capitale
palestinese. Olmert ha usato perfino una parola terribile, "pogrom", per
sanzionare le violenze messe in atto dai coloni contro i palestinesi di
Hebron. Era prossimo a raggiungere un accordo con la Siria quando Hamas,
rompendo la tregua e scatenando l'offensiva missilistica, ha trascinato
l'establishment israeliano nella coazione a ripetere di questa guerra dei
cent'anni. Spero di sbagliarmi, ma temo che i piu' entusiasti sostenitori
dell'operazione "Piombo Fuso" saranno i primi a squagliarsi, quando si
avvicineranno le ore fatali d'Israele.

4. DOCUMENTAZIONE. FRANCESCA MARRETTA INTERVISTA MARC GARLASCO
[Dal quotidiano "Liberazione" del 18 gennaio 2009 riportiamo pressoche'
integralmente col titolo "Marc Garlasco analista di Human Rights Whatch:
Armi vietate nella Striscia. Ci vuole un'inchiesta"]

Gerusalemme. Marc Garlasco, analista militare dell'organizzazione
internazionale per i diritti umani con sede in America ed Europa, Human
Rights Whatch (Hrw), si trova in Israele per indagare sulla legalita'
dell'uso delle armi impiegate a Gaza. Ogni giorno si sposta dalla base
dell'organizzazione al settimo piano di un palazzo in via Betzelel a
Gerusalemme Ovest, all'autostrada 232, punto di osservazione al confine con
Gaza dei bombardamenti israeliani.
*
- Francesca Marretta: Conferma che a Gaza sono usate armi al fosforo bianco?
- Marc Garlasco: Siamo assolutamente convinti che Israele le stia usando. Ho
osservato personalmente i bombardamenti a due chilometri dal confine con
Gaza per una settimana. Avevo chiara la visuale su Jabalya e le zone del
nord. E ho visto usare dozzine di bombe al fosforo tirate con l'artiglieria.
Il fosforo bianco ha una firma visiva unica e singolare. Si presenta sotto
forma di una specie di medusa, con una grande testa bianca e tentacoli che
vengono giu'. Mi sono anche consultato con amici nell'esercito americano,
che mi hanno confermato, in base alle mie descrizioni, che non poteva essere
altro che fosforo. A parte tutto da Gaza ci arrivano i numeri di serie delle
parti di artiglieria rimaste sul terreno. Sono tracciabili: Made in Usa,
abbiano anno e luogo di produzione, e abbiamo trovato ulteriori conferme.
*
- Francesca Marretta: L'uso di armi al fosforo in zone densamente popolare
rende Israele responsabile di crimini di guerra?
- Marc Garlasco: L'uso di fosforo bianco in una realta' come quella di Gaza
e' certamente illegale, ma per parlare di crimini di guerra, dal punto di
vista tecnico, deve essere provata l'intenzionalita' di colpire civili.
Possiamo certamente parlare di violazione della Convenzione di Ginevra. Ma
non possiamo fare ricerche sul campo perche' il governo israeliano ci nega
l'ingresso a Gaza. Io sono certo che sia usato il fosforo bianco, ma occorre
produrre una documentazione che dimostri chi, dove, come e quando e' stato
colpito da questo tipo di armi. Che ci dica se il fosforo e' stato usato per
illuminare o per colpire. Questo lo possiamo accertare solo sul campo.
*
- Francesca Marretta: Quali sono le conseguenze dell'uso del fosforo sulle
persone?
- Marc Garlasco: I medici di Gaza ci riferiscono di bruciature provocate da
agenti chimici esattamente compatibili con quelle da fosforo bianco. Non
sono un medico, ma le conseguenze a lungo termine dipendono dall'inalazione
del fumo che provoca danni permanenti ai polmoni.
*
- Francesca Marretta: E quelle per l'ambiente in un posto come Gaza?
- Marc Garlasco: Dipende a che livello il fosforo si impregna nel terreno.
Ma su qualunque superficie impattata si sviluppano incendi che non si
spengono finche' tutto il carburante si consuma. Poi rimane una specie di
plastica rappresa. Per ogni colpo di artiglieria ci sono centosedici
proiettili al fosforo.
*
- Francesca Marretta: Crede possibile che qualcuno finisca sul banco degli
imputati per uso di armi illegali a Gaza?
- Marc Garlasco: Quando si parla di accertamento e pene per le
responsabilita' in guerra, in particolare per i militari, la casistica e'
molto scarsa. In parte perche' esistono scappatoie a livello di diritto
internazionale, ma soprattutto per questioni politiche. Tuttavia alcuni
risultati sono stati raggiunti. Ad esempio nel caso di operazioni militari
condotte a Gaza in passato, come l'"operazione arcobaleno", alcuni dei
comandanti ora hanno paura di andare all'estero per timore di essere
arrestati su mandato di organismi internazionali.
*
- Francesca Marretta: Ma non sono i politici i responsabili, in ultima
istanza?
- Marc Garlasco: Si', ma c'e' anche la responsabilita' di chi si trova in
posizioni di comando negli eserciti. I militari sono responsabili di come
vengono usate le armi.
*
- Francesca Marretta: Possono rifiutarsi di usare certi tipi di armi?
- Marc Garlasco: Certo. Rientra nei loro diritti. Ma nella realta' un
rifiuto del genere gli rovina la carriera. La questione e' stabilire se per
un militare e' piu' importante la carriera o rifiutarsi di commettere atti
illeciti.
*
- Francesca Marretta: Ha parlato con responsabili dell'esercito israeliano
sull'uso di queste armi?
- Marc Garlasco: Abbiamo avanzato numerose richieste al governo israeliano,
ma finora non abbiamo avuto risposta positiva.
*
- Francesca Marretta: E come si giustificano di fronte ad un esperto in
materia?
- Marc Garlasco: Cercano di creare una cortina di fumo. Non negano di usare
il fosforo, sottolineano solo che tutte le armi che utilizzano sono legali.
In ultima istanza incolpano di tutto Hamas. Io rispondo che il fatto che una
parte viola il diritto internazionale non autorizza l'altra a fare
altrettanto.
*
- Francesca Marretta: Sono state usate altre armi illegali oltre quelle al
fosforo a Gaza?
- Marc Garlasco: Certo. Perche' il problema riguarda anche come vengono
usate quelle considerate legali. A Gaza sono state usate armi particolari,
come le Gbu39 impiegate per distruggere i tunnel sotterranei: bombe piccole
che penetrano nel terreno. Inoltre c'e' il problema dell'uso
dell'artiglieria in un'area cosi' densamente popolata come quella di Gaza
City. Si tratta di una flagrante violazione della Convenzione di Ginevra.
Come dimostrano le cifre sui morti e' impossibile evitare di colpire i
civili.
*
- Francesca Marretta: Avete chiesto un'inchiesta internazionale per
accertare responsabilita'.
- Marc Garlasco: Si'. Chiediamo che un organismo internazionale lavori a
Gaza per accertare le violazioni di cui si sono rese responsabili le due
parti in conflitto. Non e' possibile che un'inchiesta sia svolta dagli
israeliani, ne' da Hamas. Stiamo lavorando sulla pressione combinata di Onu,
Hrw e altre organizzazioni internazionali...
*
- Francesca Marretta: Crede che l'insediamento di Obama possa favorire
un'inchiesta di questo tipo?
- Marc Garlasco: Non ho fiducia, ma ho speranza che possa accadere.

5. DOCUMENTAZIONE. UMBERTO DE GIOVANNANGELI INTERVISTA NAWAL EL SAADAWI
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 18 gennaio 2009 col titolo "Intervista a
Nawal El Saadawi: Uccidere Gaza e' un crimine contro l'umanita'" e il
sommario "La scrittrice egiziana: Il mondo deve imporre sanzioni allo Stato
ebraico per il massacro. Le vittime civili non sono danni collaterali"]

"Sono indignata. Sconvolta. Furiosa. Hanno bombardato ospedali, scuole
dell'Onu, colpito centri della Croce Rossa, ambulanze... Le loro bombe hanno
ucciso centinaia di bambini, ferito e terrorizzato altre migliaia. Cosa
altro deve accadere a Gaza perche' il mondo cosiddetto libero, civile,
democratico, si rivolti e agisca per porre fine ai crimini di guerra e
contro l'umanita' che Israele sta perpetrando contro una popolazione gia'
pesantemente provata da mesi di assedio? Quale altro scempio di vite umane
deve realizzarsi perche' si applichino sanzioni contro uno Stato che agisce
al di fuori e contro il diritto umanitario internazionale e la stessa
Convenzione di Ginevra?".
L'indignazione. E' il sentimento che tiene assieme le amare considerazioni
di Nawal El Saadawi, l'autrice egiziana femminista piu' conosciuta e
premiata. I suoi scritti sono tradotti in piu' di trenta lingue in tutto il
mondo. Per le sue battaglie in difesa dei diritti delle donne e per la
democrazia nel mondo arabo, la scrittrice egiziana, 78 anni, compare su una
lista di condannati a morte emanata da alcune organizzazioni integraliste.
"La mia idea di societa' - dice - e' agli antipodi rispetto a quanto
professato da gruppi fondamentalisti come Hamas, ma questo nulla toglie alla
gravita' inaudita di cio' che Israele sta facendo a Gaza. Israele sta
punendo una popolazione per aver votato Hamas. Lo ha fatto prima affamandola
con l'embargo e ora riducendo Gaza ad un ammasso di macerie".
*
- Umberto De Giovannangeli: "Cio' che resta di Gaza". Cosi' "l'Unita'" ha
titolato l'altro ieri la sua prima pagina, mostrando una umanita' sofferente
muoversi come fantasmi tra le macerie.
- Nawal El Saadawi: Cio' che resta di Gaza. Io aggiungerei cio' che resta
della coscienza di quel mondo che si vuole libero, democratico, rispettoso
della dignita' della persona. Cio' che resta di fronte al massacro di civili
ordito da Israele a Gaza. Cio' che resta della credibilita' di una comunita'
internazionale che non ha un sussulto di dignita' imponendo a Israele la
fine delle azioni criminali nella Striscia. Per molto meno in altre
situazioni si sono imposte sanzioni a Stati che avevano violato la legalita'
internazionale. Con Israele no. Israele sembra godere di una sorta di
impunita' permanente. Siamo alla replica di quella odiosa politica dei due
pesi e due misure che ha portato tanta acqua al mulino dei gruppi
fondamentalisti nel mondo arabo. Ho perso ormai il conto delle risoluzioni
Onu che Israele ha violato, senza mai, dico mai, subirne conseguenze.
*
- Umberto De Giovannangeli: Israele rivendica il suo diritto alla difesa.
- Nawal El Saadawi: Un massacro di civili, le centinaia di bambini uccisi, e
altre migliaia feriti o traumatizzati, una citta' ridotta a un cumulo di
macerie, questo scempio di vite umane puo' dirsi esercizio di difesa? Il
solo pensarlo e' aberrante. Quei bambini uccisi, feriti, traumatizzati non
sono un danno collaterale a un legittimo esercizio di difesa. Quei bambini
sono l'essenza della guerra condotta da Israele a Gaza. Agendo in questo
modo, peraltro, Israele accresce l'odio verso di se' nel mondo arabo, e non
solo in esso. I corpi senza vita dei bambini palestinesi sono il manifesto
per il reclutamento di un esercito di "shahid" ("martiri" [sarebbero gli
attentatori suicidi del fondamentalismo sedicente islamico - ndr]) manovrato
da personaggi, come Osama Bin Laden, che hanno sempre disprezzato la causa
palestinese. L'arroganza della forza militare si ritorcera' contro Israele.
*
- Umberto De Giovannangeli: Come giudica l'atteggiamento tenuto dai leader
arabi di fronte a questa drammatica crisi?
- Nawal El Saadawi: Intriso di retorica e ambiguita'. Come sempre. Ognuno
gioca la sua partita sulla pelle dei palestinesi.
*
- Umberto De Giovannangeli: Il presidente eletto degli Usa, Barack Obama, ha
promesso di porre la questione israelo-palestinese al primo punto della sua
agenda internazionale.
- Nawal El Saadawi: Ho fiducia in Obama. Lui parla di muri da abbattere, di
speranze da realizzare. Parta da Gaza per dimostrare che l'America ha
davvero deciso di voltar pagina.

6. LIBRI. DACIA MARAINI: LETTERATURA MESSICANA
[Dal "Corriere della sera" del 2 gennaio 2009 col titolo "Messico,
desaparecido letterario" e il sommario "Altri mondi. Una ricognizione tra
gli autori ispanoamericani di ieri e oggi trascurati dall'Italia. Fuentes,
Paz, i due Taibo: dietro ai grandi, una generazione di scrittori da
scoprire. Da portare in viaggio. I nomi poco noti da noi: Juan Rulfo,
Roberto Gomez Bolanos, Guillermo Arriaga"]

E' gia' stato scritto molto e con competenza sulla Fiera di Guadalajara che
l'anno scorso ha avuto come ospite d'onore l'Italia con i suoi scrittori, i
suoi filosofi, i suoi musicisti. Quello che vorrei aggiungere e' qualcosa
sulla scarsa conoscenza della letteratura messicana da parte degli italiani
e d'altro canto il piccolo sapere dei messicani sui libri che sono
pubblicati, amati e discussi dagli italiani oggi. Colpa dell'invasione del
mercato da parte dell'editoria angloamericana? Forse. Ma non solo. C'e' una
pigrizia di fondo, una mancanza di interesse per tutto quello che riguarda
le letterature minoritarie che ci lascia ignoranti e lontani dai mondi che
pretendiamo di praticare senza conoscere. Che poi bisognerebbe intendersi
sulla parola minoritario. Non si tratta infatti di numeri: i messicani sono
piu' di cento milioni. Ma nell'arena del vasto mercato mondiale del libro,
risulta minoritario. E non si tratta nemmeno di lontananza, perche' anche
paesi europei che producono romanzi bellissimi vengono snobbati come
minoritari. E parlo degli scrittori svedesi e norvegesi, parlo degli
scrittori olandesi, polacchi o ungheresi o albanesi. Se non fosse per alcune
case editrici coraggiose, pronte ad affrontare la sordita' del mercato e la
distrazione dei critici, i romanzieri delle letterature minoritarie
sarebbero sepolti nel silenzio e mai tradotti. Mentre ogni libro anche
mediocre che arriva dagli Stati Uniti viene esaltato, analizzato, discusso e
proposto al pubblico come l'ultimo prodotto di genio di un paese potente e
prolifico. Del Messico qualcuno conosce il saggista Carlos Fuentes, che ha
ricevuto in Italia il prestigioso premio Grinzane Cavour, ma quanti hanno
letto Juan Rulfo, o Roberto Gomez Bolanos, o Guillermo Arriaga, o i due Paco
Ignacio Taibo, I e II, padre e figlio, o Angeles Mastretta o Octavio Paz, o
Fernando Vallejo, o Laura Esquivel? Il Messico ha una meravigliosa
tradizione letteraria che comincia con una monaca: suor Juana Inez de La
Cruz, la cui autobiografia dal convento consiglierei a chiunque abbia amore
per la letteratura. Straordinaria opera in chiarezza, umilta' mista a
orgoglio, intelligenza internazionale, sensualita' linguistica,
consapevolezza letteraria.
Gli italiani stanno diventando un popolo di viaggiatori. Cosa piuttosto
nuova per un paese povero che ha sempre faticato a spostarsi dal Sud al Nord
e viceversa, spinto soprattutto dal bisogno. Per non parlare del mare che
pur circondando per tre quarti il paese, e' sempre stato considerato fonte
di guai e paure, quasi un nemico a cui voltare le spalle. E in effetti, a
parte alcuni grandi navigatori come Cristoforo Colombo, Caboto e Pigafetta
che pero' sono stati finanziati nelle loro imprese da importanti corti
straniere, le citta' e i villaggi italiani hanno di solito preferito
arroccarsi in cima alle montagne guardando con sospetto e paura le
imbarcazioni che si avvicinavano alle loro coste. Di conseguenza non abbiamo
avuto una letteratura del mare e di questo in qualche modo ci sentiamo
orfani. Ora, con il benessere e l'unita', molte cose sono cambiate e gli
italiani, restii a imparare le lingue, restii a viaggiare, stanno scoprendo
il piacere di visitare paesi diversi, di conoscere luoghi lontani e
misteriosi, di familiarizzare con lingue sconosciute. Purtroppo molti si
dedicano con spregiudicatezza al turismo sessuale. Ma a tutti gli altri
consiglierei, quando decidono di visitare un paese, di leggere i suoi
romanzieri. Perche' essi sanno raccontare molto di piu' e piu' in
profondita' di qualsiasi guida, anche la piu' aggiornata e sofisticata.
Per chi va in Messico a visitare le antiche citta' atzeche ma anche le
chiese barocche e le moderne megalopoli, consiglierei di leggere tanto per
cominciare due libri che raccontano da una parte il mondo delle chiese e dei
conventi e dall'altra la corruzione politica moderna. Molto simile alla
nostra d'altronde.
Fuga, ferro e fuoco, scritto da Paco Ignacio Taibo I, il padre di
quell'altro Ignacio Taibo II conosciuto per i suoi libri polizieschi e le
sue bellissime biografie del Che o di Emiliano Zapata, racconta la storia di
un gruppo di suore messicane del '700, abituate a vivere in camere isolate,
a leggere libri, a dedicarsi alla conversazione e al buon cibo. Un giorno
arriva al convento un vescovo spagnolo severo e moralista che, sconvolto dal
lusso e dalla disinvoltura delle suore, decide di moralizzare la loro vita,
buttando giu' le celle singole e costringendole a vivere in una grande
caserma, secondo regole militari. Le suore si ribellano, decidono di
rifiutare da quel momento in poi la confessione e la comunione. Cosa che
suscita un putiferio nella tranquilla citta' di Puebla, abituata ai grandi
sonni e alle buone conversazioni condite da delicate tazze di cioccolata.
Non raccontero' il finale ma si puo' indovinarne la tragicita'. Il libro e'
stato recentemente tradotto e stampato in Italia da Tropea, con la bella
traduzione di Andrea Manenti.
Per quanto riguarda invece la megalopoli moderna consiglierei un libro
stringato e tagliente come quello di Angeles Mastretta, una scrittrice
impegnata che interviene attraverso i giornali sia messicani che spagnoli
sulle realta' dei nostri giorni. Il romanzo si intitola Strappami la vita,
e' edito dalla Giunti e racconta la storia di un uomo ambizioso che
raggiunge le vette del potere con disinvolta amoralita', visto dagli occhi
di una donna che lo ama, lo giudica con occhio critico ma nello stesso tempo
lo segue, lo subisce, anche quando la disinvoltura del marito prende a
somigliare sempre piu' a una subdola e arrogante criminalita' politica.
Basterebbero questi due libri per capire qualcosa del Messico di ieri e di
oggi. Ci aggiungerei una biografia di Fernan Cortes, e la lettura delle sue
Cartas per capire cos'e' stata la conquista del Messico al tempo di
Montezuma, e la politica di genocidio praticata dagli spagnoli.
I romanzi sono i migliori raccontatori di un paese. Ed e' un peccato che il
nuovo popolo di viaggiatori che stiamo diventando conosca cosi' poco dei
paesi che va percorrendo e fotografando.

7. LIBRI. PIERLUIGI PANZA PRESENTA "FILOSOFI ITALIANI CONTEMPORANEI" A CURA
DI DARIO ANTISERI E SILVANO TAGLIAGAMBE
[Dal "Corriere della sera" del 16 gennaio 2009 col titolo "La filosofia
oggi: autobiografia di 59 protagonisti" e il sommario "L'ultimo volume della
'Storia' affronta gli italiani viventi. Si privilegia la specificita'
teoretica a un generale sapere teorico. Spazio a epistemologia e logica,
meno all'estetica. I curatori: Presenti i migliori centri di ricerca"]

Quanti sono i filosofi in Italia? Chi e' oggi un filosofo? Cosa fa oggi un
filosofo in Italia? Dario Antiseri e Silvano Tagliagambe, con la
collaborazione di Vincenzo Cicero, hanno provato a censirli nel XIV, ultimo
e nuovissimo volume della Storia della filosofia di Reale e Antiseri
(Bompiani) in edicola con il "Corriere della sera". Con perizia e coraggio,
dando alle stampe lo strumento piu' completo sull'argomento, anche nel
confronto con altri testi come Filosofi italiani contemporanei di Bruno
Maiorca (Dedalo) o l'analogo volume dell'editrice Cleup curato da Micheli e
Scilironi. I nostri hanno censito ben 59 filosofi, che vengono presentati in
ordine alfabetico e con un profilo redatto, nella quasi totalita' dei casi,
dallo stesso pensatore.
Censire e analizzare la contemporaneita' si presta inevitabilmente a
problemi di metodo, dal quale derivano le scelte di presenti ed esclusi.
Vediamo alcuni di questi aspetti.
Quasi tutti i censiti sono docenti universitari, e cio' suggerisce una
doppia riflessione: il filosofo, oggi, in Italia, per vivere non puo' che
insegnare. Ma anche oggi in Italia viene ritenuto "filosofo" solo chi, per
cooptazione, appartiene a un raggruppamento disciplinare dell'area
filosofica di un'universita'; e cio' e' autoreferenziale. La figura del
"libero pensatore", dell'intellettuale sul modello francese e dell'erudito
colto di stile settecentesco (alla Algarotti) sembrerebbe non appartenere
alla comunita' dei filosofi. Di conseguenza, pur apprezzando l'attenzione
data ai "centri di ricerca nel mondo e alle scuole di piu' ampio e
riconosciuto prestigio" verso la quale si sono orientati i curatori (come
scrivono) e, ovviamente, senza suggerire di includere in un'enciclopedia il
variegato universo dell'opinionismo pret-a'-porter, il censimento compiuto
da' l'idea che la comunita' dei pensatori italiani sia un po' lontana dalla
realta' socio-politica, nonostante l'encomiabile sforzo di includere
esperienze di pensiero nate in ambiti diversi. E questo per due motivi: la
comunita' tende a riconoscere solo a se stessa una patente di filosoficita',
ma d'altro canto l'Italia non e' nemmeno un Paese che favorisca lo sviluppo
di riflessioni teoriche in ambiti diversi dall'accademia...
Detto questo, vale la pena di sollevare ancora due prioritari quesiti di
"specificita'" per un volume di filosofi contemporanei. Il primo e' questo:
in un orizzonte degli studi nel quale la riflessione teorica sulle diverse
discipline che si insegnano trova spazio marginale, e' o non e' il caso di
includere le elaborazioni teoriche sulle singole discipline nell'ambito
filosofico, non riducendo quest'ultimo a una sua "specificita'" escludente,
bensi' estendendolo all'elaborazione teorica sui saperi (il filosofo inteso
come "teorico" come nel Cinque-Sei-Settecento)? In questo secondo caso si
potrebbero includere come filosofi anche i pensatori di teoria della
medicina, genetica, bioetica, i teorici delle arti e delle comunicazioni, i
teorici di antropologia... Questa enciclopedia adotta piu' il primo del
secondo criterio, con qualche eccezione: quelle del linguista Tullio De
Mauro e del politologo Giovanni Sartori, che sono collocabili in una
prospettiva di teorici non dello specifico filosofico.
Il secondo quesito e' questo: l'attivita' di storico delle idee e della
cultura va inclusa (come nel caso di questa enciclopedia, con Cesare Vasoli,
Giovanni Reale, Paolo Rossi, Vittorio Mathieu, Tullio Gregory) nello
specifico filosofico o dovrebbe appartenere all'ambito storiografico e ai
suoi metodi? Cosi' come fare lo storico non vuol dire fare la Storia, al
pari alcuno potrebbe obiettare che ordinare le idee di altri (che sono le
fonti di uno storico del pensiero) non e' fare filosofia. Credo sia un bene
l'inclusione.
Abbandonando questi ineludibili problemi di metodo (altri ce ne sarebbero,
come quello della riducibilita' ad un individuo di una elaborazione nata in
un ambito complessivo come un centro di ricerca), il dato di maggior rilievo
del censimento presentato e' l'attenzione data all'epistemologia, alla
logica e alla filosofia della scienza (da Mauro Ceruti a Giulio Giorello,
sono molti i nomi), filoni di riflessione che, come affermano i curatori,
sono in rapida crescita.
Proprio per la scelta di porre attenzione ai centri di ricerca e agli
esponenti di raggruppamenti disciplinari strettamente filosofici,
l'enciclopedia lascia altri filoni meno in primo piano, come quelli
dell'ermeneutica (fondamentale nel '900 con Gadamer) e dell'estetica. Credo
che Pier Aldo Rovatti e anche Umberto Galimberti (forse sono pesate le
ultime polemiche) avrebbero potuto trovare qui posto e, per l'estetica,
Mario Perniola, Franco Rella e Stefano Zecchi. L'essere, alcuni di questi
pensatori, diventati noti opinionisti - al centro anche di qualche
polemica - non va ritenuto elemento dirimente (cosi' come non lo e' lo
svolgere attivita' politica o istituzionale come nei casi di Marcello Pera e
Massimo Cacciari), perche' non va dimenticato il lavoro filosofico
precedentemente svolto dagli stessi. Il novantottenne Gillo Dorfles resta
cosi', con Sergio Givone, l'estetologo piu' in vista nell'enciclopedia (per
quanto in lui non vi sia, come egli scrive, "alcun impianto speculativo"),
ove non si vogliano includere in questo settore di studi Umberto Eco (che
pero' e' un semiologo strutturalista e uno storico del pensiero medioevale)
e Gianni Vattimo, che pero' e' un teoreta di estrazione ermeneutica.
Di contro, i curatori, accanto a pensatori piu' noti (Emanuele Severino,
Carlo Sini, Salvatore Natoli, Salvatore Veca...) hanno recuperato anche
figure meno conosciute con percorsi particolari, come la husserliana Roberta
De Monticelli e il teologo Giovanni Ferretti o teorici di opposte direzioni
politiche quali Armando Plebe e Mario Tronti. Ampia attenzione e' stata data
agli studiosi del pensiero di Wittgenstein come Aldo Giorgio Gargani e Diego
Marconi e, un po' sorprendentemente, a uno studioso di William James come
Giuseppe Riconda.
Ampio merito va ai curatori per lo sforzo e ai filosofi per la difficolta'
connessa all'autopresentazione. Che solo in alcuni casi ha smarrito un po'
di chiarezza. Vediamone un paio di esempi: "Il progetto teorico di Bodei e'
stato quello di elaborare una struttura logico-interpretativa che consiste
nel pensare i conflitti tra concetti nella forma di una complicita'
antagonistica, di logos intrinsecamente legato (e, insieme, intrinsecamente
estraneo) al polemos", si legge nella scheda di Bodei. Oppure: "Sessuazione
e incarnazione consentono (alla Cavarero) di insistere sulla soggettivita'
incarnata di esistenze uniche e insostituibili, che non solo resistono alla
dissoluzione metafisica nell'Uno, ma contrastano anche le tentazioni
postmoderne della dissoluzione del soggetto nonche' lo scivolamento
nell'impersonalita' del postumano", si legge in quella della Cavarero. Non
e' escluso qualche vezzo minimalista: Massimo Cacciari, che ha il merito di
collegare la sua riflessione anche a una "tradizione italiana" spesso
trascurata (dal Momus di Alberti a Vico e Leopardi), declina se stesso come
MC, Sergio Givone come S.G. mentre Umberto Eco solo come E. Molti presentano
e commentano la propria bibliografia, scelta metodologicamente apprezzabile,
che anzi andava resa obbligatoria. Tanto che diventa sospetta l'assenza, in
altri, dell' elenco dei loro libri.
Ottima anche la dedica agli scomparsi Massimo Baldini e Marco Mondadori.
Forse ci poteva stare anche a Dino Formaggio.

8. STRUMENTI. PER ABBONARSI AD "AZIONE NONVIOLENTA"

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da
Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito
sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 29 euro sul ccp n. 10250363
intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo
an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
Per informazioni e contatti: redazione, direzione, amministrazione, via
Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e
15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 705 del 19 gennaio 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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