Coi piedi per terra. 111



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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 111 del 7 luglio 2008

In questo numero:
1. Anche il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani contro il
devastante mega-aeroporto di Viterbo
2. Peppe Sini: Un anno dopo
3. Alcuni estratti da "Il supermarket di Prometeo" di Marcello Cini (parte
quarta)
4. Per contattare il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo

1. DOCUMENTAZIONE. ANCHE IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CGIL GUGLIELMO EPIFANI
CONTRO IL DEVASTANTE MEGA-AEROPORTO DI VITERBO
[Riportiamo il seguente comunicato del 4 luglio 2008 del comitato, gia'
apparso nelle "Notizie minime della nonviolenza in cammino"]

Partecipando a un convegno a Viterbo il primo luglio 2008, il segretario
generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha espresso una netta posizione
contraria alla realizzazione a Viterbo del devastante mega-aeroporto per i
voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma.
Il segretario generale della Cgil ha anche evidenziato che l'Alto Lazio ha
invece urgente bisogno del potenziamento del trasporto ferroviario.
Quello del dirigente del maggior sindacato dei lavoratori italiano e' un
pronunciamento importante, che si aggiunge ad innumerevoli altri.
Infatti sono numerosissimi gli autorevoli rappresentanti delle istituzioni,
gli scienziati, le personalita' della cultura e della vita civile, che si
sono espressi contro la realizzazione della nociva e distruttiva opera.
*
E' ormai definitivamente smascherata la mistificante e cialtrona propaganda
della lobby politico-affaristica che sperava di lucrare pingui profitti
dalla realizzazione del mega-aeroporto ai danni dell'intera collettivita'
come del pubblico erario.
Una propaganda menzognera e truffaldina che ha lungamente ingannato una
parte della cittadinanza promettendo posti di lavoro a bizzeffe, mirabolanti
opportunita' di sviluppo, ricchezza a profusione per tutti; mentre la
verita' e' che la realizzazione del devastante mega-aeroporto produrrebbe
ricchezza per pochissimi irresponsabili speculatori, e danni enormi per
l'ambiente e l'economia viterbese, danni enormi per la salute e la sicurezza
dei viterbesi, saccheggio del pubblico erario e rapina dei diritti dei
cittadini.
*
La verita', evidente a chiunque, e' che quel devastante mega-aeroporto:
- distrugge irreversibilmente beni e risorse fondamentali: l'area termale
del Bulicame ed i beni naturalistici, storici, scientifici, terapeutici,
sociali, agricoli ed economici in essa e nelle immediate vicinanze situati,
beni per Viterbo decisivi ed irrinunciabili;
- e' nocivissimo per la salute e la sicurezza dei cittadini di Viterbo e
dell'Alto Lazio, poiche' provochera' un inquinamento chimico ed acustico
violentissimo;
- e' palesemente fuorilegge, poiche' non ha i requisiti per superare le
procedure di controllo e di garanzia previste dalla legislazione italiana ed
europea vigente in materia di Valutazione d'impatto ambientale (Via),
Valutazione ambientale strategica (Vas), Valutazione d'impatto sulla salute
(Vis).
- costituisce uno sperpero immane di soldi pubblici ed e' di danno per la
comunita' viterbese sotto ogni punto di vista;
- reca profitti solo a una ristrettissima lobby politico-affaristica,
procurando ingenti perdite (di salute, di sicurezza, di beni comuni,
economici e sociali) all'intera comunita' locale.
*
La verita', evidente a chiunque, e' che occorre invece:
- potenziare le ferrovie;
- difendere e valorizzare i beni ambientali e culturali e le vocazioni
produttive del territorio;
- rispettare la legalita' e i diritti dei cittadini;
- ridurre subito e consistentemente i voli su Ciampino, abolendoli e non
trasferendoli altrove;
- ridurre il trasporto aereo, responsabile di una ingente quota delle
emissioni che stanno provocando il surriscaldamento globale del clima, la
crisi ecologica planetaria.

2. MEMORIA. PEPPE SINI: UN ANNO DOPO
[Riportiamo la seguente lettera diffusa ai mezzi d'informazione il 3 luglio
2008.
Peppe Sini, gia' consigliere comunale e provinciale, e' stato dagli anni '70
uno dei principali animatori del movimento che si opponeva alle servitu'
energetiche e militari nell'Alto Lazio, e il principale animatore del
movimento che si oppose al devastante progetto autostradale della cosiddetta
"Supercassia"; nel 1979 ha fondato il Comitato democratico contro
l'emarginazione che ha condotto rilevanti campagne di solidarieta'; ha
promosso e presieduto il primo convegno nazionale di studi sulla figura e
l'opera di Primo Levi; nel 1987 ha coordinato per l'Italia la campagna di
solidarieta' con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime
razzista sudafricano; nel 1999 ha ideato, promosso e realizzato l'esperienza
delle "mongolfiere della pace" con cui ostacolare i decolli dei bombardieri
che dalla base di Aviano recavano strage in Jugoslavia; nel 2001 e' stato
l'animatore dell'iniziativa che - dopo la tragedia di Genova - ha portato
alla presentazione in parlamento di una proposta di legge per la formazione
delle forze dell'ordine alla nonviolenza; e' stato dagli anni '80 il
principale animatore dell'attivita' di denuncia e opposizione alla
penetrazione dei poteri criminali nell'Alto Lazio - e negli anni '90 ha
presieduto la Commissione d'inchiesta ad hoc istituita dal Consiglio
Provinciale di Viterbo -; dal 2000 e' direttore del notiziario telematico
quotidiano "La nonviolenza e' in cammino". Una sua lettera aperta del 3
luglio 2007 ha dato avvio al movimento che si oppone al devastante progetto
del mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto
aereo]

Il 3 luglio del 2007 diffondevo ad alcuni mezzi d'informazione e ad alcuni
amici una lettera aperta in cui esprimevo la mia contrarieta' alla
realizzazione a Viterbo di un devastante mega-aeroporto. Quella lettera
incontro' e promosse altre riflessioni, ed alcune settimane dopo nacque il
comitato che dalla fine di luglio 2007 ha promosso molte iniziative di
informazione, documentazione, coscientizzazione e mobilitazione, ed ha ormai
reso chiaro a tutti i viterbesi che la realizzazione di quell'opera
dissennata e scellerata costituirebbe per Viterbo un disastro ambientale,
sanitario, sociale, culturale ed economico.
Forse potra' interessare qualcuno rileggere quella lettera, che di seguito
allego.
Allego anche, poiche' credo sia non meno interessante, un elenco delle prime
illustri personalita' delle istituzioni, della cultura e della societa'
civile, che hanno espresso solidarieta' con l'iniziativa del comitato che si
oppone al devastante mega-aeroporto e che s'impegna per la drastica e
immediata riduzione del trasporto aereo.
Grazie per l'attenzione,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 3 luglio 2008
*
Primo allegato: La lettera aperta del 3 luglio 2007
Contro l'aeroporto
Vorrei esprimere la mia contrarieta' al progetto dell'aeroporto a Viterbo.
Occorrerebbe ridurre il trasporto aereo, non incrementarlo.
Occorrerebbe diminuire i voli e rendere piu' sicuri gli aeroporti, non
aumentarli.
L'umanita' ha bisogno di piu' lentezza, non di piu' velocita'; di maggior
sicurezza, non di maggior rischio.
Il pianeta ha bisogno di rispetto e risanamento dell'ambiente, non di
ulteriore inquinamento.
Porre la questione in termini di concorrenza campanilistica tra tre citta'
(naturalmente ho letto l'interessante studio del Comitato per l'aeroporto di
Viterbo, che presuppone la positivita' della scelta di incrementare il
trasporto aereo e si concentra sull'argomentare in favore della
localizzazione del terzo polo aeroportuale laziale a Viterbo rispetto a
Frosinone e Latina) e' un modo per non porre il vero problema: servono
davvero nuovi aeroporti? Non servirebbe invece piu' sicurezza, piu' qualita'
dell'ambiente, un'economia piu' rispettosa della natura e delle persone?
Il territorio viterbese ha bisogno di migliore mobilita' ferroviaria, di
maggiori e migliori servizi sanitari e sociali, di una edilizia non
speculativa e non devastante che garantisca una casa a tutti, della difesa
dell'ambiente e dei beni naturali e culturali, del sostegno alle reali
vocazioni produttive centrate sull'agricoltura, sull'artigianato, sui beni
ambientali e culturali e quindi anche sull'ospitalita' che sono peculiari
dell'Alto Lazio.
Vale per il viterbese quello che vale ovunque: occorre un modello di
sviluppo autocentrato con tecnologie appropriate.
E vale per il mondo intero l'esigenza gia' segnalata da anni sia dagli
studiosi che dalle conferenze istituzionali internazionali e dai protocolli
in quelle sedi elaborati: l'esigenza di passare a un modello di mobilita'
sostenibile, l'esigenza di ridurre le emissioni inquinanti, l'esigenza di
una mobilita' che privilegi la sicurezza degli esseri umani e la difesa
della biosfera. Il trasporto aereo, come quello automobilistico privato, va
drasticamente ridotto, e non incentivato.
Continuo a trovare assai persuasive le analisi di Ivan Illich e di Murray
Bookchin, di Mohandas Gandhi e di Vandana Shiva, di Alexander Langer e di
Guido Viale; ed alcune idee che in forma forse un po' semplificata propone
da anni Serge Latouche (e con lui la scuola di pensiero del Movimento
antiutilitarista nelle scienze sociali e della "teoria della decrescita" -
che su questioni cruciali non e' poi cosi' lontana da alcune intuizioni
formulate alcuni decenni fa anche dagli studi promossi dal Club di Roma di
Aurelio Peccei).
In anni che sembrano assai lontani solo perche' rapidamente dimenticati,
molte persone di questa provincia si opposero a devastanti progetti e a
umilianti servitu'. Di quelle esperienze di cui ebbi l'onore di essere uno
degli animatori e' erede oggi ad esempio la lotta contro le centrali a
carbone e quelle sui rifiuti in difesa del diritto alla salute e della
legalita', quelle per difendere l'acqua come bene comune, ed altre
esperienze ancora di limpido impegno civile.
All'epoca argomentai in un'infinita' di articoli, relazioni, opuscoli,
bibliografie ragionate le ragioni forti dell'opposizione alla devastazione
dell'ambiente e come esse si intrecciassero all'impegno per la legalita' e
contro i poteri criminali, e come esse si fondassero su un'analisi non
campanilistica ma globale e solidale, fondata su quel "principio
responsabilita'" acutamente tematizzato da Hans Jonas.
Last, but not least: da dieci anni non ho piu' incarichi pubblici e ho
concentrato il mio impegno civile sulla questione che mi sembra decisiva nel
tempo presente: l'opposizione alla guerra e la proposizione di una politica
di pace con mezzi di pace, ovvero attraverso la scelta della nonviolenza. Se
oggi torno ad occuparmi di una questione che potrebbe sembrare "locale" e'
perche' in essa invece vedo implicate questioni generali, e mi sembra - ma
posso sbagliarmi, da anni non seguo con adeguata attenzione le vicende
locali - che non si siano levate fin qui altre voci a dichiarare con
chiarezza una decisa opposizione esplicita ed argomentata alla proposta
dell'aeroporto a Viterbo.
Grazie per l'attenzione, cordialmente
Peppe Sini
Viterbo, 3 luglio 2007
*
Secondo allegato: Alcune rilevanti personalita' che hanno espresso
solidarieta' al comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna
per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente,
della democrazia, dei diritti di tutti
Hanno espresso attenzione, apprezzamento e sostegno alla nostra iniziativa
personalita' illustri come il magistrato Ferdinando Imposimato, la
vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini, padre Alex
Zanotelli.
Scienziati come Angelo Baracca, Virginio Bettini, Marcello Cini, Paul
Connett, Giorgio Cortellessa, Giuseppe Nascetti, Giorgio Nebbia, Gianni
Tamino, Federico Valerio.
Altri cattedratici universitari come Rocco Altieri, Anna Bravo, Andrea
Canevaro, Andrea Cozzo, Giovanna Fiume, Nella Ginatempo, Domenico Jervolino,
Fulvio Cesare Manara, Raffaele Mantegazza, Arnaldo Nesti, Luigi Piccioni,
Giuliano Pontara, Lorenzo Porta, Elena Pulcini, Claudio Riolo, Annamaria
Rivera, Antonella Sapio, Giovanni Scotto, Sergio Tanzarella, Silvia Vegetti
Finzi.
Scrittrici e saggiste come Dacia Maraini, Lea Melandri.
Intellettuali come Maria D'Asaro, Franco Barbero, Eleonora Bellini, Valeria
Borgia, Patrizia Caporossi, Augusto Cavadi, Chiara Cavallaro, Giancarla
Codrignani, Bruno Dei, Paola Del Zoppo, Francesco De Notaris, Maria G. Di
Rienzo, Daniele Gallo, Pupa Garribba, Giorgio Giannini, Federica Giardini,
Angela Giuffrida, Fulvio Grimaldi, Letizia Lanza, Elena Liotta, Fiora
Luzzatto, Paola Mancinelli, Attilio Mangano, Enzo Mazzi, Sara Michieletto,
Elena Monguzzi, Daniela Musumeci, Diana Napoli, Nadia Neri, Helene
Paraskeva', Sergio Paronetto, Francesco Pistolato, Rosangela Pesenti, Enrico
Peyretti, Tiziana Plebani, Giovanna Providenti, Elio Rindone, Giovanna
Rossiello, Anna Saleppichi, Brunetto Salvarani, Bruno Segre, Paola Sessa,
Renato Solmi, Giuseppe Tacconi.
Personalita' della vita civile e dell'impegno sociale ed educativo come
Normanna Albertini, Giacomo Alessandroni, Alessandro Ambrosin, Roberto
Barcaroli, Luciano Benini, Norma Bertullacelli, Carla Biavati, Michele
Boato, Liliana Boranga, Franco Borghi, Adriana Bottini, Elena Buccoliero,
Paolo Buffoni, Giuseppe Burgio, Elisabetta Caravati, Tiziano Cardosi,
Giovanni Colombo, Marinella Correggia, Sergio Dalmasso, Leila Lisa D'Angelo,
Riccardo Dello Sbarba, Emilio De Paolis, Gabriele De Veris, Giuliano Falco,
Carlo Ferraris, Gianni Ghirga, Agnese Ginocchio, Dario Giocondi, Carlo
Gubitosa, Pasquale Iannamorelli, Floriana Lipparini, Francesco Lo Cascio,
Daniele Lugli, Luigi Malabarba, Maria Antonietta Malleo, Giovanni Mandorino,
Nello Margiotta, Carla Mariani, Gian Marco Martignoni, Luca Martinelli,
Raffaella Mendolia, Michele Meomartino, Carmine Miccoli, Maddalena Micotti,
Mauro Mocci, Luisa Mondo, Adriano Moratto, Fiamma Negrini, Beppe Pavan,
Paola Pavese, Strato Petrucci, Enzo Piffer, Luciano Polverari, Anna Puglisi,
Piercarlo Racca, Fabio Ragaini, Elio Romano, Carlo Ruta, Silvana Sacchi,
Raffaello Saffioti, Luca Salvi, Antonia Sani, Umberto Santino, Giovanni
Sarubbi, Eugenio Scardaccione, Anna Schgraffer, Silvano Tartarini, Tiziano
Tissino, Amedeo Tosi, Mao Valpiana, Claudio Vedovelli, Marcello Vigli.
Il magistrato Gennaro Francione.
Il sottosegretario (nel 2007) Paolo Cento.
I parlamentari europei Vittorio Agnoletto, Vincenzo Aita, Giovanni
Berlinguer, Giusto Catania, Giulietto Chiesa, Claudio Fava, Monica Frassoni,
Sepp Kusstatscher, la gia' citata Luisa Morgantini, Roberto Musacchio,
Pasqualina Napoletano.
I senatori e deputati al parlamento italiano (nel 2007) Maurizio Acerbo,
Angelo Bonelli, Salvatore Bonadonna, Paolo Cacciari, Salvatore Cannavo',
Giovanna Capelli, Anna Donati, Rina Gagliardi, Haidi Giuliani, Salvatore
Iacomino, Vladimir Luxuria, Francesco Martone, Lidia Menapace, Maria
Cristina Perugia, Paolo Russo, Gianpaolo Silvestri, Massimiliano Smeriglio,
Gino Sperandio, Tiziana Valpiana.
I consiglieri regionali del Lazio Roberto Alagna, Enrico Luciani, Ivano
Peduzzi, Anna Pizzo.
Numerosissime persone del viterbese, tra cui autorevoli figure delle
istituzioni e della vita civile.
Movimenti come il presidio permanente "No Dal Molin" di Vicenza, il
congresso nazionale del Movimento Nonviolento.
Questo elenco e' ovviamente parziale e provvisorio...

3. LIBRI. ALCUNI ESTRATTI DA "IL SUPERMARKET DI PROMETEO" DI MARCELLO CINI
(PARTE QUARTA)
[Dal sito www.tecalibri.it riprendiamo i seguenti estratti dal libro di
Marcello Cini, Il supermarket di Prometeo. La scienza nell'era dell'economia
della conoscenza, Edizione Codice, Torino 2006.
Marcello Cini, nato a Firenze nel 1923, e' docente universitario di fisica,
e autorevole studioso di fama internazionale; ha partecipato attivamente
alle discussioni degli ultimi decenni sulla storia della scienza, i temi
epistemologici, la critica della scienza e della sua pretesa neutralita'. E'
stato ordinario di Fisica Teorica, poi di Teorie Quantistiche e oggi e'
Professore Emerito dell'Universita' "La Sapienza" di Roma. Nella sua
attivita' di ricerca si e' occupato di particelle elementari, di fondamenti
di meccanica quantistica, di processi stocastici ma anche di storia della
scienza e di temi epistemologici, temi su cui e' stato un punto di
riferimento del dibattit internazionale. E' stato vicedirettore della
rivista internazionale "Il Nuovo Cimento"; collabora al quotidiano "Il
manifesto". Oltre a testi di fisica per uso universitario e per la scuola
secondaria, ha pubblicato vari altri libri. Riportiamo la motivazione
dell'attibuzione del Premio Nonino 2004 "A un Maestro Italiano del nostro
tempo": "Fisico illustre, intellettuale tra i piu' 'curiosi' nel panorama
culturale italiano del secondo Novecento. Cresciuto nel culto della verita',
ne ha conservato il 'fuoco' sino ad oggi. Nella Sua fine riflessione
epistemologica critica il feticcio della neutralita' della scienza e
sostiene un sapere consapevole e responsabile verso la societa'. Padre
nobile ed appartato dei movimenti ambientalisti e grande difensore della
diversita'. In un lato del suo pensiero sintetizzato nella parola d'ordine
'la vita non si brevetta' si ritrovano legami strettissimi con l'ideale del
'Principio Responsabilita'' teorizzato da Hans Jonas, messaggio che
desideriamo trasmettere con forza alle generazioni future". Opere di
Marcello Cini: (con G. Ciccotti, M. de Maria, G. Jona-Lasinio), L'ape e
l'architetto. Paradigmi scientifici e materialismo storico, Feltrinelli,
Milano 1976; (con Danielle Mazzonis), Il gioco delle regole. L'evoluzione
delle strutture del sapere scientifico, Feltrinelli, Milano 1981; The
History and Ideology of Dispersion Relations, in: Foundations od Science, I,
1981; Cultural Tradition and Environmental factors in the Development of
Quantum Electrodynamics, in: Foundations od Science, III, 1981; Trentatre'
variazioni su un tema. Soggetti dentro e fuori la scienza, Editori Riuniti,
Roma 1990; (con: J. M. Levy-Leblond, Adam Hilger), Quantum Theory without
Reduction, 1991; Oltre il riduzionismo, 1991; Un paradiso perduto.
Dall'universo delle leggi naturali al mondo dei processi evolutivi,
Feltrinelli, Milano 1994; Caso, necessita', liberta', Cuen, Napoli 1998;
Dialoghi di un cattivo maestro, Bollati Boringhieri, Torino 2001; Il
supermarket di Prometeo. La scienza nell'era dell'economia della conoscenza,
Codice, 2006]

Da pagina 166 e seguenti
L'evoluzione della cultura
Questa storia insegna, dunque, che il "pensiero evolutivo" non deve essere
una trasposizione banale della teoria darwiniana come strumento
interpretativo di tutto cio' che avviene nel mondo. La conoscenza a fondo
delle modalita' e delle caratteristiche dell'evoluzione di tipo darwiniano -
che non si limita a fornire la spiegazione a tutt'oggi piu' valida del
processo di evoluzione della vita sulla Terra ma, come abbiamo visto, viene
invocata anche per interpretare processi evolutivi diversi, come quello del
sistema immunitario o quello dei processi cerebrali - e' necessaria proprio
per poterla distinguere da un lato dal processo della storia in generale o
da forme di evoluzione del vivente basate su meccanismi differenti, come
quella di tipo lamarckiano, e dall'altro dalla dinamica del cambiamento nei
fenomeni della sfera della materia inerte, come quello dell'evoluzione
stellare o del sistema solare.
Bisogna percio' distinguere chiaramente fra la varieta' dei processi
concreti studiati dalle diverse discipline delle scienze della natura e
della societa' - gli esseri umani non si riproducono come i batteri e le
idee non si trasmettono come i genomi - e la trasversalita' del nuovo punto
di vista evolutivo da esse adottato nell'interpretazione di tutto cio' che
accade fuori e dentro di noi. E' ovvio, infatti, che le modalita' effettive
di ogni processo evolutivo cambiano radicalmente a seconda della natura
degli elementi di una "popolazione", delle modalita' della trasmissione
delle modificazioni subite alle generazioni successive e dei fattori che
caratterizzano la natura e la struttura dei vincoli esterni che ne
effettuano la selezione.
Va a questo punto sottolineato che si commettono in genere due errori
speculari nel confrontare i due processi dell'evoluzione della cultura -
intesa come capacita' della nostra specie (anche se essa era gia' presente
in forme piu' elementari nelle specie di ominidi che l'hanno preceduta) di
formare gruppi caratterizzati da usi e costumi materiali e simbolici tali da
garantire la sopravvivenza e la riproduzione individuale e collettiva
attraverso relazioni interpersonali e con la natura definite e stabili - e
dell'evoluzione biologica delle specie. Il primo, il piu' diffuso, e' quello
di liquidare la questione dicendo che la prima e' di tipo lamarckiano,
mentre la seconda e' di tipo darwiniano. Si afferma cioe' che i mutamenti,
intervenuti per effetto delle circostanze storiche esterne, nella cultura di
una comunita' umana - cultura intesa come l'insieme degli strumenti
materiali e delle conoscenze della natura che consentono il soddisfacimento
dei bisogni degli individui che la compongono, delle norme che regolano le
loro azioni individuali e le loro relazioni reciproche e dei criteri
condivisi di valutazione del bene e del male, del brutto e del bello, del
sacro e del profano - vengono appresi pari pari dalla generazione
successiva, che a sua volta trasmettera' a quella seguente le ulteriori
modificazioni, e cosi' via.
Non ci sarebbe dunque, per le culture, un nucleo duro, protetto da una
barriera, trasmesso di generazione in generazione come accade con il genoma.
Questo punto di vista sopravvaluta il momento della dipendenza
dell'evoluzione dall'esterno rispetto a quello della trasmissione ereditaria
dei caratteri identitari di una comunita'. Si accentua in questo modo il
finalismo immediato del mutamento e si sopprime il momento dell'autonoma
creazione di novita'. Il risultato sarebbe una perdita di flessibilita' del
sistema, che lo porterebbe rapidamente all'estinzione.
L'altro errore, quello di Dawkins e dei darwiniani ultraortodossi, consiste
nel postulare l'esistenza di unita' culturali discrete - i "memi" - che al
pari dei geni dovrebbero sopravvivere nella trasmissione, finche' non
muoiono perche' non piu' adatti al mutato ambiente circostante. Anche qui si
arriva a un'altra forma di riduzionismo estremo che porta a una
semplificazione troppo drastica della realta' e si perde quell'intreccio
intimo fra il patrimonio ereditato e l'apprendimento acquisito attraverso
l'interazione con l'ambiente (in senso lato, comprendendo in questo termine,
oltre alla natura, anche le altre comunita' umane) che e' alla base della
continua comparsa di forme nuove nel mondo della vita e della societa'.
In un recente piccolo libro, molto denso e stimolante, Luigi Luca Cavalli
Sforza affronta la questione del rapporto fra evoluzione biologica e
culturale con un'affermazione di principio che condivido, e cioe' che "la
teoria dell'evoluzione biologica puo' essere utilmente estesa per analogia
all'evoluzione culturale". Si affretta tuttavia a precisare che
quest'analogia comporta anche profonde differenze. In primo luogo, infatti,
l'analogo culturale - un'innovazione o un'invenzione - della mutazione
biologica, non solo e' assai piu' condizionata di quest'ultima, che e'
puramente casuale, dal contesto e dalla storia passata, ma viene anche
selezionata attraverso forme diverse di adattamento e si propaga attraverso
modi differenti di trasmissione. Per quanto riguarda queste ultime, ad
esempio, occorre distinguere fra trasmissione culturale verticale, assai
simile a quella genetica tra genitori e figli, e quella orizzontale, simile
alle epidemie di malattie infettive trasmesse per contagio diretto. La prima
tende a conservare e ha tempi lenti (da una generazione all'altra); la
seconda, che a sua volta puo' avere varie forme - da uno a uno, da uno a
molti (insegnamento) e da molti a uno (mode) - e' invece in genere
rapidissima e tende a introdurre idee nuove.
A questo punto, la domanda che nasce spontanea e': in che misura
l'evoluzione dei nostri comportamenti affonda le sue radici nell'evoluzione
biologica della nostra specie? Le risposte ricoprono un arco vastissimo. Da
un lato, ci sono quelle che mettono l'accento sul fattore biologico e
dall'altro quelle che concentrano l'attenzione sulle condizioni ambientali.
Occupiamoci per ora delle prime.
Esse risalgono alla fine degli anni Settanta, quando il celebre biologo di H
arvard Edward O. Wilson propose di fondare una nuova disciplina, la
sociobiologia, il cui obiettivo era quello di spiegare gli aspetti centrali
della psicologia umana e della vita sociale a partire dall'evoluzione
biologica. Essa si proponeva d'individuare i vantaggi adattativi di
determinati comportamenti in modo da spiegarne l'origine e la persistenza
con la selezione naturale, cioe' con il successo riproduttivo differenziale
degli individui che li adottano. Secondo Wilson, questi comportamenti devono
avere una base genetica, perche' la selezione naturale non puo' operare in
assenza di variazione genetica.
La proposta suscito' violente reazioni, in primo luogo da parte di coloro
che sottolineavano come le modalita' dell'evoluzione culturale fossero piu'
complesse e rapide del processo darwiniano di evoluzione biologica. Un
volume collettaneo, pubblicato nel 1980, raccolse i contributi di sette
specialisti di discipline differenti e di diverso orientamento culturale,
chiamati a esprimere una valutazione dell'approccio proposto dalla
sociobiologia. Senza entrare in dettagli, accenno soltanto ad alcune delle
questioni sollevate dall'antropologo Marvin Harris in un dibattito con lo
stesso Wilson, riportato per esteso alla fine del volume. Seguiamone
sommariamente alcune battute.
Il primo scambio riguarda cio' che abbiamo in comune con i primati in
generale. A questa domanda di Harris, Wilson risponde proponendo l'esempio
delle espressioni facciali degli esseri umani che "appaiono davvero
strettamente collegate e in molti casi paragonabili a quelle osservate negli
scimpanze'". Harris risponde: "D'accordo, non v'e' dubbio che, come
conseguenza dell'evoluzione della muscolatura facciale, i primati e gli
umani hanno un inconsueto grado di mobilita' facciale e di abilita'
nell'esprimere emozioni col viso. [...] Ma non e' forse vero che con
pochissimo addestramento sociale gli individui sono capaci - in particolari
tradizioni culturali - di dissimulare del tutto qualunque predisposizione
genetica possa esistere? Non e' forse vero che tante differenti culture
usano le espressioni facciali in modi opposti? [...] Se le cose stanno
cosi', allora la componente genetica sembrerebbe essere, in questo caso,
meno importante di quelle culturali".
Il secondo scambio riguarda il problema dell'altruismo. Wilson afferma: "Qui
tocchiamo una materia riguardo alla quale credo che la sociobiologia
biologica possa offrire un contributo all'antropologia, aiutando a definire
cio' che ho chiamato 'altruismo a oltranza', basato su particolarissimi tipi
di catena genetica tramite l'aiuto ai parenti, e l''altruismo moderato',
basato sulla reciprocita' del contratto sociale, che governa tanta parte del
comportamento sociale. [...] Per essere definito 'altruista', in senso
biologico, e' sufficiente impegnarsi in un comportamento che sacrifica se
stesso a beneficio di altri. Negli animali inferiori, cio' puo' essere una
reazione automatica. [...] Noi esseri umani, in gran parte del nostro
comportamento, siamo consci delle conseguenze e le calcoliamo; tuttavia
prendiamo delle decisioni in base a precetti morali guidati essi stessi in
larga misura dalle nostre reazioni emotive".
La risposta di Harris e' netta e, a mio giudizio, definitiva: "Penso che
quando i principi sociobiologici vengono applicati nel modo corrispondente
al calcolo del gene egoista al fine di spiegare vari aspetti della vita
umana, tali spiegazioni risultino superflue rispetto a spiegazioni molto
piu' semplici a livello socioculturale. Tecnicamente, cio' che abbiamo
appena fatto viene chiamato 'riduzionismo'. Abbiamo ridotto a livello
genetico un fenomeno perfettamente spiegabile a livello culturale. E,
sebbene possa esservi una corrispondenza fra i due, mi pare che uno sia in
grado di spiegare in termini puramente culturali un comportamento quale il
salvare una persona che sta annegando, o aiutare i vecchi, o uno qualunque
dei comportamenti che corrispondono ai nostri codici morali; esso possiede
un sistema molto piu' efficiente per spiegare perche' la gente si comporta
come si comporta, che non questa scomoda riduzione al livello genetico".
Il terzo scambio riguarda il tabu' dell'incesto. Ancora una volta, Wilson lo
spiega come un comportamento vietato da "irresistibili ragioni genetiche per
evitarlo, viste le conseguenze disastrose in termini di difetti genetici che
questa pratica comporterebbe". A questa affermazione, Harris contrappone
l'argomento che, anche se esistesse una protezione genetica
all'apprendimento di regole sociali contrarie all'incesto, questa protezione
sembra "debolissima, visto che deve essere sostenuta dalle durissime
punizioni e sanzioni imposte dalla cultura. [...] Mi e' difficile credere
all'esistenza di un insieme di geni che definiscono i limiti
dell'accoppiamento di esseri umani, dato che abbiamo una cosi' enorme
varieta' di comportamenti sessuali, di attivita' copulatorie e di forme di
matrimonio".
In sostanza, il problema del rapporto fra biologia e cultura si colloca a un
livello diverso da quello ipotizzato dai sociobiologi. Stephen J. Gould ci
spiega bene l'errore epistemologico (di tipizzazione logica, direbbe
Bateson) che sta alla base della sociobiologia: "Credo che i sociobiologi
abbiano fatto un errore fondamentale nelle categorie. Stanno cercando la
base genetica del comportamento umano al livello sbagliato. Stanno cercando
tra i prodotti specifici delle regole generanti - l'omosessualita' di Joe,
la paura di Marta per gli stranieri - mentre sono le regole stesse le
strutture genetiche profonde del comportamento umano. [...] Se ci fissiamo
sugli oggetti e cerchiamo una spiegazione del comportamento di ciascuno nei
suoi propri termini, siamo perduti. La ricerca, tra comportamenti specifici,
della base genetica della natura umana, e' un esempio di determinismo
biologico. La ricerca di sottostanti regole generanti [quei comportamenti]
esprime un concetto di potenzialita' biologica. Il problema non e' la natura
biologica rispetto a quella non biologica. Il determinismo e la
potenzialita' sono entrambe teorie biologiche, ma cercano la base genetica
della natura umana a livelli fondamentalmente diversi".
Il problema dell'apparente discrasia fra la ristrettezza della base
anatomica e la vasta gamma dei comportamenti umani si risolve, anche per
Gould, ammettendo che quest'ultima nasce come conseguenza dell'evoluzione e
dell'organizzazione strutturale del nostro cervello. L'unicita' umana sta
nella flessibilita' di cio' che il nostro cervello puo' fare. "Non c'e'
dubbio - scrive Gould - che la selezione naturale abbia agito nella
costruzione dei nostri sovradimensionati cervelli, e che essi siano
diventati grandi per un adattamento a ruoli definiti. Queste assunzioni non
portano pero' al concetto, spesso abbracciato in modo non critico da
darwiniani stretti, che tutte le principali capacita' del cervello debbano
sorgere come prodotti diretti della selezione naturale".
I nostri antenati non leggevano, non scrivevano e non si chiedevano perche'
la maggior parte delle stelle non cambia le posizioni relative mentre cinque
punti di luce vaganti e due dischi piu' larghi si muovono lungo una via
chiamata "zodiaco". Percio', conclude Gould, "la gran parte dei 'tratti'
comportamentali che i sociobiologi cercano di spiegare puo' non essere mai
stata soggetta a selezione naturale diretta e puo' quindi mostrare una
flessibilita' che proprieta' cruciali per la sopravvivenza non possono mai
mostrare".
Anche Cavalli Sforza, retrospettivamente, dichiara di essere stato un
critico severo della sociobiologia e di esserlo ancora nei confronti della
sua versione piu' moderna, la psicologia evoluzionistica. "La teoria e'
migliorata - scrive -, ma continua a ignorare la potenza dell'eredita'
culturale e la difficolta' di distinguerla da quella biologica. [...] La
psicologia evoluzionista ignora anche il fatto che nell'uomo il
comportamento e' largamente appreso, per insegnamento diretto e per
l'esempio fornito dalla societa' di appartenenza (e anche da altre
societa')".
L'interazione tra evoluzione biologica e culturale puo' addirittura agire,
sottolinea ancora Cavalli Sforza, da quest'ultima sulla prima, cioe' in
senso inverso a quello ipotizzato dai sostenitori della psicologia
evoluzionistica. Due interessanti esempi lo dimostrano. Il primo e' quello
delle conseguenze genetiche del passaggio all'agricoltura indotte dal
mutamento delle abitudini alimentari. In particolare, si tratta della
tolleranza degli adulti al lattosio, lo zucchero del latte: "Fra tutti i
mammiferi, e certamente fra i primi uomini moderni, l'enzima (lattasi) che
utilizza il lattosio e' prodotto nei primi finche' dura l'allattamento
materno. Se la lattasi non serve piu', non la si fabbrica: i geni inutili
possono essere perduti senza danno, e in genere lo sono". Ma la possibilita'
di avere a disposizione mammiferi domestici - come bovini, ovini, equini e
camelidi - ha suggerito a qualche gruppo etnico di consumarne il latte. In
assenza di lattasi, tuttavia, questo consumo produce disturbi intestinali in
eta' adulta. L'evoluzione genetica ha tuttavia fornito la soluzione: una
mutazione che blocca il meccanismo che interrompe la produzione di lattasi
nell'eta' adulta ha permesso agli individui che la posseggono di bere latte
a ogni eta'. La selezione ha fatto il resto. Il numero di individui che
continuano a produrre lattasi per tutta la vita e' aumentato abbastanza
rapidamente e ha raggiunto quasi il 100% in Scandinavia, e anche in certe
tribu' africane. "Il vantaggio selettivo della mutazione che fa perdere
l'inibizione della produzione della lattasi - conclude Cavalli Sforza - e',
in questo caso, una conseguenza inattesa di un'innovazione culturale".
Il secondo esempio di "vantaggio di origine culturale in cui l'uomo ha
dimostrato di saper fare meglio della natura" e' costituito dalla menopausa,
cioe' dell'arresto, nelle femmine della specie umana, della produzione di
cellule uovo, e quindi della sospensione della fertilita' prima della fine
della vita. "Dev'esserci qualche vantaggio evolutivo - si chiede Cavalli
Sforza - nel diventare sterili; ma quale sara'? Questo fenomeno sembra in
contraddizione con i dettami della selezione naturale e certamente la specie
umana e' l'unica a mostrare questa caratteristica". Una risposta plausibile
a questa domanda proviene dalle ricerche dell'antropologo Barry Hewlett sui
pigmei africani. Presso queste popolazioni esiste infatti una regola morale
secondo la quale una donna deve smettere di avere gravidanze quando la prima
figlia ha a sua volta un figlio. La ragione e' evidente: la madre deve
dedicarsi, con la sua esperienza, ad aiutare la figlia ad allevare il
bambino e non essere in concorrenza con lei. "E' molto verosimile - conclude
l'autore - che la menopausa biologica abbia avuto questa motivazione
principale; difficilmente un meccanismo biologico avrebbe potuto avere la
precisione di una regola morale".
(parte quarta - segue)

4. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE ALL'AEROPORTO DI
VITERBO

Per informazioni e contatti: Comitato contro l'aeroporto di Viterbo e per la
riduzione del trasporto aereo: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito:
www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa
Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at libero.it
Per ricevere questo notiziario: nbawac at tin.it

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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 111 del 7 luglio 2008

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