Minime. 206



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 206 dell'8 settembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Montalto, Vicenza, Viterbo
2. Aldo Capitini, Lanfranco Mencaroni: Per la creazione di una corrente
rivoluzionaria nonviolenta
3. Danilo Dolci: Nuove responsabilita'
4. Maria Luigia Casieri presenta "Giobbe" di Joseph Roth
5. In dieci citta' italiane l'11 settembre
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: MONTALTO, VICENZA, VITERBO

Ero a Pian dei Cangani (il sito designato per la costruzione della centrale
nucleare) nella campagna di Montalto di Castro nel giorno di quella "festa
della primavera" nel 1977 che fu il primo grande incontro del nascente
movimento antinucleare: il governo di allora nel Piano energetico nazionale
prevedeve di costruire decine di centrali nucleari lungo la penisola
assicurando che "il nucleare e' sicuro" (con tanto di patinatissime ricerche
tecniche pretesamente indiscutibili) e che "senza il nucleare si torna alla
candela" (con tanto di patinatissime dimostrazioni tecniche anch'esse
pretesamente indiscutibili); ne iniziarono solo una e non fu mai una
centrale nucleare funzionante: perche' subito li' inizio' la lotta in difesa
dell'unica Terra che abbiamo, del diritto alla salute, del diritto alla
sicurezza, del diritto delle generazioni future a un pianeta vivibile.
Ero ancora davanti ai cancelli del cantiere della centrale nucleare dieci
anni dopo, quando dopo la sciagura di Cernobyl indicemmo e vincemmo il
referendum: e in quella che fu l'ultima delle grandi manifestazioni per
ottenere il rispetto dell'esito del voto referendario ebbi la mia razione
dell'ultima insensata carica dei ragazzini in divisa che - certo sedotti dal
mio barbone all'epoca ancora non incanutito e mentre invano un vicequestore
gridava loro di star fermi che ero un pubblico amministratore - mi fecero a
brandelli la giacchetta mia bella e mi fecero altresi' omaggio di una
comparsa sui telegiornali della sera mentre venivo, diciamo cosi', travolto.
Ma il nucleare venne fermato, e la centrale - monumento all'idiozia che
prepara disastri, allo sperpero dei soldi pubblici, alla corruzione che
tutto devasta, alla criminalita' dei potentati - fu almeno riconvertita.
Davanti ai cancelli di Montalto lungo un decennio si saldarono tante
amicizie (un fossile come me, restio ad andare in qualunque posto non possa
raggiungere con una camminata, fu li' che conobbe persone che venivano da
ogni parte d'Italia; fu li', e con molti ci rincontrammo a Comiso, ma questa
e' un'altra storia) e si prese coscienza che si poteva sconfiggere il Moloch
che si pretendeva invincibile.
*
Ripenso sovente alla vicenda di Montalto quando c'e' da rimboccarsi le
maniche.
E penso che come bloccammo il Piano energetico nazionale che voleva farci
ingoiare decine di centrali nucleari sparse per l'Italia, cosi' oggi
dobbiamo e possiamo vincere a Vicenza - con la forza della nonviolenza -
contro la criminale follia della nuova base di guerra, della guerra che puo'
segnare la fine dell'umanita'.
*
Ed ugualmente penso che oggi possiamo e dobbiamo vincere a Viterbo - con la
forza della nonviolenza - contro l'aeroporto del turismo "mordi e fuggi" che
affaristi sciagurati e prominenti irresponsabili o corrotti intendono
realizzare nel cuore della zona termale devastando l'area del Bulicame che
e' il massimo bene ambientale, storico, culturale ed economico della citta'
(cosi' come Omero e' il primo e il principe dei poeti, teste Leopardi) e
rendendo invivibili col frastuono infernale degli aerei interi quartieri in
cui abitano decine di migliaia di persone, e aggredendo ambiente e salute
con l'inquinamento atmosferico ai voli connesso.
Possiamo e dobbiamo vincere contro l'incremento scellerato e dissennato del
trasporto aereo che contribuisce in misura enorme al surriscaldamento del
clima che e' la massima emergenza planetaria, la piu' grande minaccia per la
biosfera e per la civilta' umana - di cui troppi sembrano non rendersi
conto, quando ormai drammaticamente tutto e' evidente a chiunque non abbia
gli occhi occlusi dalle scaglie dell'ideologia degli onnicidi, dalla cecita'
imposta coi ferri arroventati della narcotica pubblicita' dei barbari al
potere.
*
Dinanzi all'inumano, dinanzi alla catastrofe, ancora e sempre e' l'ora della
resistenza.

2. DOCUMENTI. ALDO CAPITINI, LANFRANCO MENCARONI: PER LA CREAZIONE DI UNA
CORRENTE RIVOLUZIONARIA NONVIOLENTA
[Nuovamente riproponiamo questo testo - la cui stesura originaria risale al
1955 - nella versione pubblicata nel 1963 da Aldo Capitini e Lanfranco
Mencaroni e rivista nel 2001 da Lanfranco Mencaroni, che ringraziamo per
avercela a suo tempo inviata.
Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato,
docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la
nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande
pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini:
la miglior antologia degli scritti e' (a cura di Giovanni Cacioppo e vari
collaboratori), Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che
contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale -
ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca -
bibliografia degli scritti di Capitini); recentemente e' stato ripubblicato
il saggio Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989; una
raccolta di scritti autobiografici, Opposizione e liberazione, Linea
d'ombra, Milano 1991, nuova edizione presso L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2003; e gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996;
segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri,
Edizioni Associate, Roma 1991; e la recentissima antologia degli scritti (a
cura di Mario Martini, benemerito degli studi capitiniani) Le ragioni della
nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004. Presso la redazione di "Azione
nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org)
sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di
Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui i fondamentali Elementi di
un'esperienza religiosa, 1937, e Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90
e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui
apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un
volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione
ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Opere su Aldo
Capitini: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il
messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno:
Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di),
Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988;
Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di
Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini.
Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi
Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova
Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per
una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini,
Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume
monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante,
La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del
Rosone, Foggia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta
2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini,
Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un
profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze
2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze
2005; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi,
Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; per una
bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito
citato; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito
dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it,
altri materiali nel sito www.cosinrete.it; una assai utile mostra e un
altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a
Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni:
l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803,
fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it o anche
redazione@nonviolenti:org, sito: www.nonviolenti.org
Lanfranco Mencaroni (per contatti: l.mencaroni at libero.it), medico, amico e
collaboratore di Aldo Capitini, e' infaticabile prosecutore dell'opera
comune, animatore dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini (per
contatti: e-mail: capitini at tiscalinet.it, sito: www.aldocapitini.it) e
curatore del sito del "Cos in rete" (www.cosinrete.it) che mette a
disposizione anche una ricchissima messe di testi di e su Capitini, ed e' un
fondamentale punto di riferimento per amici e studiosi della nonviolenza. Un
profilo di Lanfranco Mencaroni, scritto da Luciano Capitini, e' apparso nel
n. 156 di queste "Minime"]

1) La situazione politica italiana e mondiale presenta un vuoto
rivoluzionario: i partiti stanno o su posizioni conservatrici o su posizioni
riformistiche, prive di tensione e di forza educatrice e propulsiva nelle
moltitudini.
Cosi' si va perdendo anche l'esatta prospettiva che pone come finalita'
decisiva della lotta politica il superamento del capitalismo,
dell'imperialismo, dell'autoritarismo.
Vi sono tuttavia delle minoranze che vedono chiaro, ma tali minoranze devono
giungere ad un'azione organica nella situazione italiana, per cui, da una
societa' dominata da pochi, si passi ad una societa' aperta a tutti nelle
liberta', nel potere, nella economia, nella cultura.
2) La crisi dei movimenti operai e socialisti nell'attivita' politica e
sindacale e' dovuta principalmente al fatto che non si e' saputo concordare
dinamicamente la triplice finalita' suddetta con la pratica quotidiana nella
attuale democrazia.
3) Sarebbe un errore credere che la politica del neocapitalismo con le
attrattive del benessere e la suggestione degli interventi paternalistici e
provvidenziali riesca a cancellare dalle moltitudini la tendenza a possedere
effettivamente il potere con tutte le sue responsabilita', a controllare
tutte le decisioni pubbliche, a impedire realmente la guerra, a sviluppare
la liberta' e la cultura di tutti nel modo piu' fiorente.
Lo sviluppo della lotta per la pace, la democrazia, la giustizia economica e
sociale, contro la miseria e la fame nel mondo, in difesa dell'ambiente e
della salute, per la diffusione dell'istruzione e la difesa della cultura,
provano che le moltitudini accettano sempre di meno gli equivoci offerti
dalla classe dirigente.
4) Nei problemi posti dalle esperienze di socialismo nel mondo e' facile
osservare che sono stati superati gli schemi dottrinari che attribuivano a
una determinata ideologia, o ad un unico partito la possibilita' di
intervento rivoluzionario.
E' opinione sempre piu' accettata che esiste una connessione stretta tra il
metodo rivoluzionario adottato e il tipo di potere che segue alla
conclusione vittoriosa della rivoluzione.
Anche in questo campo l'insufficienza del metodo leninista, e di altri
metodi similmente imposti da minoranze alla maggioranza, e' rivelata dalla
crisi che ha contrapposto e contrappone in maniera piu' o meno drammatica la
societa' civile al potere rivoluzionario e che e' diventata la causa della
instabilita' e della dissoluzione degli stati cosi' detti socialisti e di
altri stati sorti nel dopoguerra da moti sottoposti all'egemonia di
minoranze.
La medesima crisi tra deficienza di potere civile delle masse e reale potere
politico di gruppi ristretti e' chiaramente visibile anche nelle democrazie
parlamentari, che sono sempre piu' esposte a subire la pressione egemonica
di gruppi di potere economici, politici, religiosi, agenti fuori dagli
istituti civili e capaci di svuotarli della rappresentativita' popolare,
piegandoli ai loro interessi di minoranza.
Inoltre, nel nostro paese, come del resto in tutto l'occidente, la
situazione e' tale che tutti i vecchi metodi dell'opposizione popolare si
rivelano inutilizzabili o insufficienti a mantenere una tensione
rivoluzionaria che si costruisca progressivamente, nel suo sviluppo, gli
adeguati strumenti pratici della sua applicazione.
5) Per queste ragioni siamo convinti che il metodo che deve essere assunto
per la lotta rivoluzionaria e' il metodo della nonviolenza attiva,
nell'articolazione delle sue tecniche, gia' attuate in altri paesi in lotte
di moltitudini.
Riteniamo che questo metodo sia da accettare e da svolgere non soltanto per
la sconvenienza e l'improduttivita' dei metodi violenti e la loro
inaccettabilita' da parte delle nostre moltitudini, ma soprattutto per il
suo contenuto profondamente umano, all'altezza del migliore sviluppo della
societa' civile moderna.
6) Questo metodo, che per essere visibilmente e politicamente efficace deve
essere impugnato da un largo numero di persone, mostra con cio' stesso che
e' in grado di dare le piu' ampie garanzie di democraticita', di espressione
delle forze dal basso, di insostituibile e mai sospendibile liberta' delle
piu' varie opinioni, di decentramento del potere nelle sue varie forme
economiche, politiche, sociali, civili.
7) Con questo metodo e' possibile dare inizio alla formazione di organismi e
istituzioni dal basso che concretino tali garanzie, prefigurando e
preparando la complessa societa' di tutti.
I rivoluzionari violenti con i loro metodi non sono capaci di realizzare
tali organismi e istituzioni, e, o ne rimandano l'attuazione a dopo la
conquista del potere, con atto autoritario che ne infirma la democraticita',
o vi rinunciano, vista l'impossibilita' di usare la violenza, cadendo i
dirigenti nell'inerzia e le moltitudini nello scetticismo.
8) Nell'attuale momento, crediamo che come prima fase un intervento nella
situazione italiana che segua questo orientamento possa prendere la forma di
"corrente" con "gruppi" operanti dentro e fuori le attuali associazioni
politiche, sindacali, culturali, etico-religiose.
Questi gruppi potranno operare coordinatamente secondo piani che saranno
stabiliti dai gruppi stessi nei loro incontri.
9) Possiamo definire cosi' gli obiettivi finali di tutto il lavoro: la
costituzione di una societa' nuova e socialmente aperta la cui
organizzazione economica, politica, civile e culturale sia continuamente
sotto il potere e il controllo di tutti, nella liberta' di informazione, di
associazione e di espressione, manifestazione e promovimento costante di
apertura ad una societa' universale nonviolenta.
10) Obiettivi immediati di transizione a questa finalita' sono:
a) la diffusione delle tecniche della nonviolenza da applicare a tutte le
lotte politiche e sindacali;
b) l'opposizione alla preparazione e alla esecuzione della guerra;
c) la convergenza sul piano rivoluzionario nonviolento di tutti i cittadini
che aspirano ad una nuova societa' e delle loro associazioni di qualsiasi
ideologia;
d) la rapida costituzione di centri di orientamento sociale aperti, in
periodiche riunioni, a tutti e alla discussione di tutti i problemi della
vita pubblica;
e) la formazione di consulte rionali o di villaggio elette da tutti i
cittadini per il controllo e la collaborazione nei riguardi delle
amministrazioni locali;
f) l'organizzazione di comitati dei lavoratori e tecnici, eletti da tutti
indipendentemente dalle organizzazioni politiche e sindacali, con il compito
di seguire i problemi delle singole aziende e di portare tutti al possesso
delle tecniche del controllo sulla produzione e sulla pianificazione
democratica, da utilizzare nella lotta per la societa' di tutti;
g) l'impostazione di una riforma della scuola per cui tutti gli istituti
scolastici a tutti i livelli siano organizzati con spirito comunitario e
controllati da comitati degli studenti e dei professori;
h) la richiesta agli enti pubblici di fondare giornali quotidiani e
settimanali con assoluta obiettivita' di informazione;
i) la costituzione di centri cooperativi culturali dal basso per
l'educazione degli adulti nel campo della divulgazione dei valori artistici,
scientifici, storici, ecc. sottraendoli alle manipolazioni autoritarie o di
parte.
11) Noi pensiamo che una corrente rivoluzionaria nonviolenta debba
richiedere ai suoi aderenti un comportamento manifestamente concorde alla
sua finalita', realizzando tra l'altro il principio che ogni eletto a
qualsiasi carica, sia della corrente sia di ogni altro organismo, possa
essere dispensato dal suo incarico nei periodici incontri con i suoi
elettori; dedicando ad iniziative pubbliche orientate in campo sociale la
massima parte del proprio bilancio privato, non partecipando al possesso di
beni che comportino lo sfruttamento dei cittadini.
12) A coloro che non scorgessero differenza tra la nostra impostazione e
quella democratica parlamentare teniamo a far presente quanto limitata sia
la democraticita' parlamentare, lontana dalla volonta' attiva e quotidiana
di tutti i cittadini, e quanto invece e' complessa e diretta la presenza di
tutti negli organismi da noi propugnati, atti a superare continuamente i
privilegi e il potere dei pochi.
13) A coloro che obiettassero che la pianificazione economica sociale di uno
stato moderno non puo' essere che centralistica e autoritaria, rispondiamo
che la pianificazione puo' e deve essere accompagnata dall'esistenza di
organi democratici che ne rendano possibile dal basso la preparazione, il
controllo della esecuzione e la revisione.
Questi organi sono l'unica garanzia che l'autoritarismo della pianificazione
non si trasferisca nell'autoritarismo di tutto l'apparato statale, come ha
dimostrato l'esperienza sovietica.
Questi organi, infatti, continuando l'azione gia' svolta nella situazione di
economia privatistica, dovranno svilupparsi fino a diventare i protagonisti
del mondo produttivo della nuova societa'.
14) La garanzia che la societa' di tutti e nonviolenta da' alla libera
funzione delle correnti ideologiche e dei partiti deve avere come unica
contropartita la libera espressione, all'interno delle correnti e dei
partiti stessi, dei pareri dei singoli e dei gruppi.
15) Nella politica internazionale attuale la nostra posizione e', oltre che
di lotta per la pace, di pieno appoggio a tutti coloro che lottano con i
metodi nonviolenti contro il capitalismo, l'imperialismo, l'autoritarismo;
di aiuto incondizionato ed immediato a tutti i popoli sottosviluppati da
concretarsi in grandi piani di collaborazione; di sviluppo della
collaborazione internazionale e degli organismi che la garantiscono, a
cominciare dall'Onu, e della diffusione dei nostri metodi nonviolenti per il
raggiungimento dei fini comuni.

3. MAESTRI. DANILO DOLCI: NUOVE RESPONSABILITA'
[Da Danilo Dolci, Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino-Milano 1988,
p. 66.
Danilo Dolci e' nato a Sesana (Trieste) nel 1924, arrestato a Genova nel '43
dai nazifascisti riesce a fuggire; nel '50 partecipa all'esperienza di
Nomadelfia a Fossoli; dal '52 si trasferisce nella Sicilia occidentale
(Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente
contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita'.
Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, e' tra le figure di
massimo rilievo della nonviolenza nel mondo. E' scomparso sul finire del
1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica
scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo "Costruire il cambiamento"
ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e
botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): "Danilo Dolci nasce il
28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver
lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a
Trappeto, a meta' strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre piu'
povere e dimenticate del paese. Il 14 ottobre dello stesso anno da' inizio
al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la
denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorita' si
impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la
costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a
Partinico, che fa conoscere all'opinione pubblica italiana e mondiale le
disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale. Sono anni di lavoro
intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2
febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia", con centinaia di
disoccupati - subito fermati dalla polizia - impegnati a riattivare una
strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958)
si costituisce il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione".
Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare
questo straordinario fronte civile, "continuazione della Resistenza, senza
sparare". Si intensifica, intanto, l'attivita' di studio e di denuncia del
fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle
accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della
vita politica siciliana e nazionale, incluso l'allora ministro Bernardo
Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino
1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli
attestati di stima e solidarieta', in Italia e all'estero (da Norberto
Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a
Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci
e' solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a
processo, incarcerare. Ma quello che e' davvero rivoluzionario e' il suo
metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verita'
preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare. E'
convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento,
dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non
nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi
libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga,
impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere
e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico
sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi
nell'estremo angolo occidentale della Sicilia. E' proprio nel corso di
alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l'idea di
costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro
economico alla zona e per sottrarre un'arma importante alla mafia, che
faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento
di dominio sui cittadini. Ancora una volta, pero', la richiesta di acqua per
tutti, di "acqua democratica", incontrera' ostacoli d'ogni tipo: saranno
necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni,
per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte
successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di
migliaia di persone: una terra prima aridissima e' ora coltivabile;
l'irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e
cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile.
Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce
l'attenzione alla qualita' dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per
valorizzare l'artigianato e l'espressione artistica locali. L'impegno
educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre
connesso all'effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando
di comprenderne appieno le potenzialita'. Col contributo di esperti
internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto,
frequentato da centinaia di bambini. Il lavoro di ricerca, condotto con
numerosi collaboratori, si fa sempre piu' intenso: muovendo dalla
distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci
evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre societa' connessi
al procedere della massificazione, all'emarginazione di ogni area di
effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione
capillare dei mass-media; attento al punto di vista della "scienza della
complessita'" e alle nuove scoperte in campo biologico, propone
"all'educatore che e' in ognuno al mondo" una rifondazione dei rapporti, a
tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul "reciproco
adattamento creativo" (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti piu'
recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra
esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica
e l'evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge
della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997). Quando la mattina del 30
dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo
spegne, Danilo Dolci e' ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel
portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita".
Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento
segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e
di analisi e' Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di
poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di
riflessione piu' recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988;
La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Tra le
opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze
1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988
(sull'opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore,
Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe
Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo
Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro
fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e
la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005. Tra i materiali
audiovisivi su Danilo Dolci cfr. il dvd di Alberto Castiglione, Danilo
Dolci. Memoria e utopia, 2004. Tra i vari siti che contengono molti utili
materiali di e su Danilo Dolci segnaliamo almeno www.danilodolci.it,
danilo1970.interfree.it, www.danilodolci.toscana.it, www.cesie.org,
www.nonviolenti.org]

La creatura e' un individuo concreto ma ancora molto ci sfugge del rapporto
tra le parti e il tutto. Se e' vero che la nozione di creatura e' per gran
parte intuitiva, tanti piu' nessi vengono scoperti e osservati nel loro
intricarsi presente e passato, piu' probabile risulta il presagirla.
Se organismo significa essere vivente composto di organi, cioe' di parti
cooperanti in un corpo, e' evidente che organismo sociale, ecologico
organismo, non esprime un'analogia antropomorfica - o soltanto animale - ma
un insieme di elementi che necessita strutturare opportunamente ai fini
della vita. Il livello dell'unita' ottimale richiede un salto, quasi un volo
del concepire. Mentre individui e specie sviluppano la propria natura,
sovente contraddittoria, provare a concepire una vita che accresca le sue
possibilita' implica la necessita' di inventare nuovi tipi di rapporti,
nuovi processi collaborativi (i fiori e le api ne sanno qualcosa) tra le
diverse nature, le diverse specie, i diversi ambiti: richiede la soluzione
di equazioni che implicano tanto difficili bilanci quanto complesse scelte
nel progettare utopie che valorizzino al meglio le attuali nature.
Nuove conoscenze e nuove problematiche implicano nuove responsabilita'
possibili - oppure, oltre lo spreco, il loro tradimento devastante.

4. LIBRI. MARIA LUIGIA CASIERI PRESENTA "GIOBBE" DI JOSEPH ROTH
[Ringraziamo Maria Luigia Casieri (per contatti: nbawac at tin.it) per questo
articolo.
Maria Luigia Casieri, nata a Portici (Na) nel 1961, dottoressa in scienze
pedagogiche, insegna nella scuola dell'infanzia ed e' una delle principali
animatrici del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo. Ha organizzato a
Viterbo insieme ad altri il "Tribunale per i diritti del malato"; assistente
sociale, ha svolto un'esperienza in Germania nell'ambito dei servizi di
assistenza per gli emigrati italiani; rientrata in Italia si e' impegnata
nel settore educativo; per dieci anni ha prestato servizio di volontariato
in una casa-famiglia per l'assistenza ai minori; dal 1987 e' insegnante di
ruolo nella scuola per l'infanzia; ha preso parte a varie iniziative di
pace, di solidarieta', per i diritti; ha tenuto relazioni a convegni e corsi
di aggiornamento, e contribuito a varie pubblicazioni; ha collaborato con la
cattedra di psicologia dell'educazione presso la Terza Universita' di Roma.
Opere di Maria Luigia Casieri: Il contributo di Emilia Ferreiro alla
comprensione dei processi di apprendimento della lingua scritta, 5 voll.,
Viterbo 2004.
Joseph Roth (Schwabenhof, nei pressi di Brody, in Galizia orientale, 1894 -
Parigi, 1939) e' uno dei piu' grandi scrittori mitteleuropei, non solo
cantore della finis Austriae, non solo testimone della vicenda dell'ebraismo
dell'Europa centrale, non solo nelle sue proprie carni oltre che nelle
pagine testimone e simbolo di una tremenda crisi storica della civilta'
europea e delle sue ripercussioni nelle concrete esistenze di innumerevoli
esseri umani; e' un autore che dalla Radetzkymarsch alla Leggenda del santo
bevitore conosce la voce, le parole, la chiave di accesso al cuore, e ti fa
cadere dagli occhi le scaglie. Tutte le opere di Joseph Roth a noi pare
meritino di essere lette. Su Roth ovviamente un prezioso viatico e' il
saggio di Claudio Magris, Lontano da dove. Joseph Roth e la tradizione
ebraico-orientale, Einaudi, Torino 1971]

Si respira la vita angusta e soffocante di questo piccolo e povero paese
della Russia zarista in cui si svolge la vicenda di un mediocre e devoto
ebreo e della sua famiglia, approdato poi in una ristretta comunita' ebraica
in America, alla vigilia della Grande Guerra.
E' la quotidianita' della vicenda di Giobbe che si ripete immutata nei
secoli e nei millenni, in cui ogni volta la fede dell'uomo nella bonta' di
Dio e' sfidata dall'incomprensibilita' e dalla gratuita' della sofferenza.
Il linguaggio e' secco e asciutto, a rapide pennellate, ricco di metafore ed
efficaci inaspettate iterazioni che scolpiscono immagini e sentimenti e
fanno assaporare valenze ulteriori a cui le parole rimandano come gioco di
specchi.
Caratteristico anche il procedere della narrazione attraverso l'irrompere di
immagini in primo piano, capaci di evocare gli eventi e tutto il loro
significato, quasi in presa diretta, e rinunciando a un discorso
esplicativo, come nell'improvviso apparire dello scialle giallo.
Indimenticabile la dignita' e la maestosita' che la tribolazione conferisce
al vecchio supino e subalterno, incapace di assumersi la responsabilita' del
proprio destino, se non affidandosi totalmente a un dio sempre piu'
incomprensibile, probabilmente ostile.
"Sua maesta' il dolore, penso' il medico, e' entrato nel vecchio ebreo".
Se il dolore non sfigura, nobilita.

5. INCONTRI. IN DIECI CITTA' ITALIANE L'11 SETTEMBRE
[Nuovamente proponiamo questa bella notizia ricevuta da Rocco Altieri (per
contatti: centro at gandhiedizioni.com).
Rocco Altieri e' nato a Monteleone di Puglia, studi di sociologia, lettere
moderne e scienze religiose presso l'Universita' di Napoli, promotore degli
studi sulla pace e la trasformazione nonviolenta dei conflitti  presso
l'Universita' di Pisa, docente di Teoria e prassi della nonviolenza
all'Universita' di Pisa, dirige la rivista "Quaderni satyagraha". Tra le
opere di Rocco Altieri segnaliamo particolarmente La rivoluzione
nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca
Franco Serantini, Pisa 1998]

Dieci citta' italiane ricordano l'11 settembre, il Satyagraha di Gandhi, per
rilanciare in Italia e nel mondo l'azione nonviolenta.
*
L'11 settembre 1906, nel Teatro Imperiale di Johannesburg in Sudafrica, una
grande assemblea di immigrati indiani decideva di intraprendere una campagna
di disobbedienza civile alle leggi discriminatorie del cosiddetto Black Act.
Lo stesso Gandhi riconobbe in quell'evento l'atto di nascita del satyagraha,
cioe' di un modo nuovo di lottare che sostituisce alla forza fisica una
forza piu' grande, generata dalla Verita' e dall'Amore.
Il convegno del 2006 a Pisa per il centenario, promosso dalla rivista
"Quaderni Satyagraha", vide la partecipazione di oltre duecento abbonati e
lettori provenienti da tutta Italia, oltre ai principali studiosi e
personalita' del mondo della nonviolenza.
*
Quest'anno in occasione della pubblicazione del n.12 dei "Quaderni
Satyagraha" ( per riceverlo scrivere all'indirizzo e-mail:
centro at gandhiedizioni.com) che comprende le relazioni piu' importanti del
convegno: L'11 Settembre di Gandhi - la luce sconfigge la tenebra (Firenze,
Libreria Editrice Fiorentina, 16 euro) sono stati organizzati incontri di
riflessione, preghiera e presentazione del volume in dieci citta' italiane.
Di fronte allo smarrimento e al senso di impotenza di molti pacifisti,
all'uso spesso strumentale del termine "nonviolenza" e della stessa immagine
di Gandhi, il quaderno riafferma con forza che la nonviolenza non e'
passivita', rassegnazione al male minore: e' invece attiva obiezione di
coscienza alle strutture di dominio e di guerra, scelta rivoluzionaria di
trasformazione sociale per costruire il potere di tutti (l'omnicrazia di
Aldo Capitini).
Le varie iniziative italiane  sono collegate a quelle che si svolgono in
tutto il mondo in risposta all'appello di Arun Gandhi, nipote diretto del
Mahatma, per trasformare l'11 settembre in giornata della speranza, della
pace, del rilancio della lotta Satyagraha.
*
Ecco il calendario degli appuntamenti italiani:
Bergamo: lunedi' 10 settembre, presso la sede universitaria, nell'aula 1,
alle ore 18, presentazione del n. 12 dei "Quaderni Satyagraha", con Fulvio
C. Manara, coautore del volume.
*
Palmi di Calabria: martedi' 11 settembre alle ore 17 si terra' un incontro
di preghiera ecumenica per la pace sul Monte S. Elia, uno dei luoghi
simbolici della citta', davanti al monumento dedicato a Domenico Antonio
Cardone, filosofo calabrese della pace, amico e collaboratore di Aldo
Capitini, protagonista negli anni '50 della campagna Russell-Einstein per la
messa al bando delle armi nucleari. Sara' rievocato il Satyagraha di Gandhi,
nella compresenza dei due grandi maestri Domenico Antonio Cardone e Danilo
Dolci, che tanto hanno insegnato  alla comunita' di Palmi con la loro
presenza, nel perdurante impegno quotidiano contro la violenza mafiosa, per
il disarmo e l'educazione alla nonviolenza. Animeranno l'incontro Raffaello
Saffioti, Rosellina Scarcella e  tutti gli amici della Casa per la pace "D.
A. Cardone".
*
Palermo: martedi' 11 settembre alle ore 21 presso la Chiesa di San Francesco
Saverio nel quartiere storico dell'Albergheria  incontro di riflessione e di
presentazione del n. 12 dei "Quaderni Satyagraha". Partecipano allíincontro
don Cosimo Scordato, Andrea Cozzo, Enzo Sanfilippo, Augusto Cavadi.
*
San Ferdinando di Puglia: martedi' 11 settembre alle ore 21 presso la Casa
per la nonviolenza incontro di preghiera e riflessioni sul Satyagraha di
Gandhi con Mariella Dipaola e Matteo Della Torre, coautori del n. 12 dei
"Quaderni Satyagraha".
*
Tempio Pausania: martedi' 11 settembre alle ore 17, a cura dell'associazione
Nord Sud, incontro di riflessione e presentazione del n. 12 dei "Quaderni
Satyagraha", con la partecipazione di Maria Erminia Satta, redattrice dei
"Quaderni Satyagraha".
*
Napoli: martedi' 11 settembre, alle ore 17,15, presso l'Istituto Italiano
Studi Filosofici, in via Monte di Dio 14, presentazione del n. 12 dei
"Quaderni Satyagraha". Interverranno Rocco Altieri, Franz Amato, Gianfranco
Borrelli, Adriana Buffardi, Renato Briganti, Isadora D'Aimmo, Corrado
Gabriele, Giuseppe Ferraro, Geppino Fiorenza, Giovanni Laino, Gordon Poole,
Francesco Ruotolo, Donatella Trotta, Alex Zanotelli.
*
Firenze: martedi' 11 settembre alle ore 21 presso la Chiesa di San Martino a
Giogoli di Scandicci incontro di preghiera e presentazione del n. 12 dei
"Quaderni Satyagraha". Sara' presente Pierpaolo Calonaci della redazione dei
"Quaderni Satyagraha".
*
Piacenza: martedi' 11 settembre alle 21 presso il Caffe' letterario
Baciccia, via D. Carli, presentazione del n. 12 dei "Quaderni Satyagraha",
con la partecipazione di Piero P. Giorgi, Daniele Novara, Federico Fioretto.
*
Torino: martedi' 11 settembre alle ore 20,30, presso il Centro Studi "Sereno
Regis", in via Garibaldi 13, presentazione del n. 12 dei "Quaderni
Satyagraha". Saranno presenti Alberto Pellissero, docente di sanscrito
presso l'Universita' di Torino, Enrico Peyretti e Nanni Salio del Centro
Studi "Sereno Regis".
*
Ovada: martedi' 11 settembre presso il Teatro comunale, Corso martiri della
Liberta' 10, alle ore 9 con le scuole e alle ore 21,30 con la cittadinanza
nell'ambito della manifestazione "Testimone di pace" presentazione del n. 12
dei "Quaderni Satyagraha". Presenzieranno Ruben Dario Pardo Santamaria e
Carla Mariani della Rete di solidarieta' "Colombia Vive" e redattori dei
"Quaderni Satyagraha".

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

7. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 206 dell'8 settembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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