Minime. 77



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 77 del 2 maggio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. No alla guerra
2. Luce Irigaray: Segolene Royal e le altre. Torna la passione per la
politica
3. Normanna Albertini: Donne che resistono
4. Enzo Collotti: Perche' e' viva la Resistenza
5. Nella Ginatempo: Dal giornale dei paradossi
6. Severino Vardacampi: Nel paese di Barbablu'
7. Tiziana Plebani: L'abitare delle donne e la geografia di genere
8. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
9. Il 3 maggio a Roma
10. Letture: AA. VV., Se vuoi la pace educa alla pace
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. NO ALLA GUERRA

No alla guerra. No alle uccisioni.
Cessi l'illegale criminale partecipazione italiana alla guerra terrorista e
stragista in Afghanistan.
Ci si adoperi per salvare le vite, ci si adoperi per smilitarizzare i
conflitti, ci si adoperi per disarmare tutti.
La guerra e' nemica dell'umanita'. Tutti i diritti umani per tutti gli
esseri umani.

2. RIFLESSIONE. LUCE IRIGARAY: SEGOLENE ROYAL E LE ALTRE. TORNA LA PASSIONE
PER LA POLITICA
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo il seguente articolo apparso sul quotidiano "La Repubblica" del
24 aprile 2007.
Luce Irigaray, nata in Belgio, direttrice di ricerca al Cnrs a Parigi, e'
tra le piu' influenti pensatrici degli ultimi decenni. Tra le opere di Luce
Irigaray: Speculum. L'altra donna, Feltrinelli, Milano 1975; Questo sesso
che non e' un sesso, Feltrinelli, Milano 1978;  Amante marina. Friedrich
Nietzsche, Feltrinelli, Milano 1981; Passioni elementari, Feltrinelli,
Milano 1983; Etica della differenza sessuale, Feltrinelli, Milano 1985;
Sessi e genealogie, La Tartaruga, Milano 1987; Il tempo della differenza,
Editori Riuniti, Roma 1989; Parlare non e' mai neutro, Editori Riuniti, Roma
1991; Io, tu, noi, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Amo a te, Bollati
Boringhieri, Torino 1993; Essere due, Bollati Boringhieri, Torino 1994; La
democrazia comincia a due, Bollati Boringhieri, Torino 1994; L'oblio
dell'aria, Bollati Boringhieri, Torino 1996.
Segolene Royal e' la candidata socialista alla presidenza della repubblica
francese]

La novita' della campagna elettorale francese e' stato l'afflato democratico
che l'ha animata, come ha dimostrato l'alta partecipazione al voto. Da molto
tempo non si era registrata una tale affluenza alle urne. Credo che a
risvegliare l'interesse per la politica sia stata la candidatura di Segolene
Royal. Oltre ad aver incoraggiato molti giovani ad iscriversi nelle liste
elettorali, la Royal ha suscitato una nuova passione per la politica per il
semplice fatto che per la prima volta, come candidata alla presidenza, c'e'
una donna. Non tutte le passioni che ha risvegliato sono a suo favore, ma
hanno avuto il merito di dissipare quell'apatia dei cittadini nei confronti
del voto. I francesi si sono finalmente trovati di fronte a due candidati
che sono molto diversi tra loro.
Bisogna pero' sapere in che cosa consiste questa differenza e come possa
contribuire all'evoluzione del comportamento di chi governa. Una cosa e'
certa: la partecipazione delle donne alla gestione della politica e' un
aspetto decisivo nell'evoluzione della politica. Ma come? E a quale
condizione?
Se la candidata si presenta come donna soltanto a livello corporeo, c'e' il
rischio che il suo intervento come dirigente dello Stato aumenti l'invasione
della societa' dello spettacolo nella scena politica. Nel qual caso,
l'azione del governo diventerebbe una sorta di teatro in cui solo l'immagine
sarebbe realmente al potere.
Inoltre, l'appoggio sociale di cui la vita pubblica ha bisogno potrebbe
venire a mancare. E le passioni che rimangono tuttora abbastanza incolte,
rischiano di uscire dall'ambito familiare e di intervenire in modo
inopportuno nella sfera politica. Lo stesso vale per un'affettivita' che non
rimane al servizio di un progetto politico globale.
La candidata puo' anche essere nata donna ma non essere conscia della sua
differenza e conoscere soltanto una cultura, compresa quella politica,
maschile. In questo caso, la sua presenza al potere puo' rendere questo
potere ancora piu' formale, arbitrario, artificiale di quanto non lo sia
oggi. In effetti, il discorso della donna non sara' fondato sulla propria
realta', esperienza, verita'. Lei si sforzera' di essere all'altezza di un
pensiero maschile e il suo modo di dire e di fare sara' insieme incerto e
dogmatico. Cerchera' di comportarsi come un uomo, e cio' non produrrebbe
grandi risultati, ma soltanto una nuova ideologia. La gestione della
politica correrebbe il rischio di diventare piu' schizofrenica che mai. E i
francesi piu' persi e scoraggiati di quanto non lo siano ora.
Se la differenza uomo-donna ha risvegliato l'interesse per la democrazia, e'
attraverso il suo mantenimento che questa democrazia si puo' sviluppare. Ma
non si puo' paragonare un uomo che ha per secoli gestito la cosa pubblica
con una donna che resta solo una presenza fisica o che tenta di imitare
l'uomo. C'e' bisogno di mettere di fronte due persone differenti tra loro,
sia per quanto concerne il corpo sia la cultura. A questo corrisponde, anche
a loro insaputa, l'attesa dei cittadini che si interessano di un confronto
uomo-donna in questa elezione presidenziale.
Chiedono cosi' alla donna di raggiungere una tappa nella strada del percorso
femminile che poche donne hanno raggiunto, e che la maggior parte di esse
hanno appena intravisto. Il che e' comprensibile visto che la nostra storia
si e' costruita al maschile.
Ma oggi la cosa interessante per la democrazia e' appunto che una storia
elaborata a partire da un solo e unico soggetto si possa allargare per
accogliere i valori di un altro soggetto, e che la differenza possa, quindi,
diventare una fonte di ricchezza culturale e politica.
Di questa nuova tappa abbiamo bisogno per giungere a una convivenza piu'
giusta e piu' felice fra di noi. Ne abbiamo bisogno anche per essere capaci
di rimanere noi stessi senza rifiutarci di affrontare i compiti che sono
ormai i nostri a livello multiculturale e planetario. Ne abbiamo anche
bisogno per superare i discorsi politici astratti, ideologici e demagogici
che i francesi non sopportano piu'. E per sostituire conflitti inutilmente
costosi con possibili alleanze fra queste realta' differenti, che sono
l'uomo e la donna.

3. RIFLESSIONE. NORMANNA ALBERTINI: DONNE CHE RESISTONO
[Ringraziamo Normanna Albertini (per contatti: normin56 at aliceposta.it) per
questo intervento.
Normanna Albertini e' nata a Canossa nel 1956, insegnante nella scuola
elementare, vive e lavora a Castelnovo ne' Monti; e' impegnata nel gruppo di
Felina (Reggio Emilia) della Rete Radie' Resch, e quindi in varie iniziative
di solidarieta', di pace, per i diritti umani e per la nonviolenza; scrive
da anni su "Tuttomontagna", mensile dell'Appennino reggiano. Opere di
Normanna Albertini: Shemal, Chimienti Editore, Taranto-Milano 2004;
Isabella, Chimienti Editore, Taranto-Milano 2006.
Joan Cavanagh, attivista per la pace, e' fondatrice del gruppo "Sorelle
contro il genocidio nucleare"; la poesia sotto citata e' stata pubblicata in
My Country is the Whole World, Women's Peace Collective, Pandora Press,
1984]

Moldova. Sveti si sposa a diciassette anni, un matrimonio "riparatore",
percio' deve lasciare gli studi. Nasce un bambino, lei trova un lavoro come
impiegata, tutto sembra filare liscio ed anche la nascita del secondo
figlio, due anni dopo, viene accolta con gioia. Poi la caduta del comunismo,
la disgregazione dell'Unione Sovietica, i movimenti per l'autonomia moldava
che portano alla nascita del piccolo Stato indipendente e, per Sveti,
l'inizio di un incubo. Perche' gli uomini fanno le rivoluzioni, costruiscono
muri, li abbattono, li ricostruiscono, ma ne amalgamano la calcina col
sudore e le lacrime delle donne. "Come possiamo comprendere un problema che
e' solo vostro, e, quindi, come rispondere alla domanda: in che modo
prevenire la guerra? Non avrebbe senso rispondere, basandoci sulla nostra
esperienza e sulla nostra psicologia: che bisogno c'e' di combattere? E'
chiaro che dal combattimento voi traete un'esaltazione, la soddisfazione di
un bisogno, che a noi sono sempre rimaste estranee..." (cosi' dice Virginia
Woolf, ne Le tre ghinee, 1938).
A Sveti tutto era estraneo: la caduta del comunismo, le battaglie per
l'indipendenza. L'unica cosa che avrebbe desiderato era la stabilita'
economica che aveva "prima" di tutto quel caos, il suo lavoro, la serenita'
familiare. Si chiede se non c'era altro modo, se era proprio indispensabile
trascinare le popolazioni in tanta miseria: chi aveva preso quelle decisioni
e perche'? Avevano la liberta', ora, ma quale liberta'? Quella di vedere nei
negozi tanta merce e di non avere i soldi per comprarla? A questo punto, non
sa dove trovare i quattrini per mandare a scuola i suoi ragazzi, per
mangiare, per vestirsi. Gli stipendi prima si dimezzano, poi, addirittura,
il lavoro non c'e' piu'. Ne parla col marito: uno dei due deve partire. Va
lui, in Grecia. Pochi mesi e gia' convive con un'altra donna: a casa denaro
non ne manda piu'. Sveti si appoggia ai genitori, ambedue insegnanti, una
famiglia "borghese" che, prima della caduta del comunismo, viveva in una
certa agiatezza, ma il padre si ammala e viene a mancare.
Non resta che emigrare, lasciare i figli alla madre e partire, cosi', come
clandestina, perche' non c'e' tempo, non ci sono soldi, non c'e' speranza.
In Italia e' fortunata: trova subito lavoro come badante, ovviamente in
clandestinita', ovviamente con uno stipendio di ottocento euro al mese per
ventiquattro ore al giorno chiusa in casa con una signora anziana in uno
sperduto paesino di montagna. Ha un giorno libero alla settimana piu' due
ore per frequentare il corso di italiano.
Il pensiero dei figli adolescenti, soli con l'anziana nonna, non la lascia
dormire: sono irrequieti, sono maschi, non c'e' un uomo accanto a loro che
possa sostituire per la figura paterna. Il piu' grande, infatti, si mette
presto in una brutta situazione e Sveti decide di farlo venire in Italia: in
qualche modo l'avrebbe sistemato e mandato a scuola, non sa come, ma sa che
deve stargli vicino, che deve trovare, per lui, una strada per un futuro
migliore. Il padre, intanto, latita: che ci pensi lei ai ragazzi, lui non ha
tempo ne' soldi.
Sveti decide di lavorare anche la domenica, cameriera in un agriturismo
dall'alba al tramonto. Accantona i soldi necessari per far venire il figlio
in Italia, glieli spedisce: sono tutti i suoi risparmi, quelli che teneva
per se' dopo aver inviato cinquecento euro al mese in Moldova. Il ragazzo
parte, passa dalla Grecia, incontra il padre; il bravo genitore decide che
il figlio e' in grado di lavorare, che studiare! In Italia, poi! La' c'e'
lavoro, clandestino, si', ma e' pur sempre un lavoro e c'e' uno stipendio.
Cosi' si ferma col padre, il figlio di Sveti, e col resto dei soldi che lei
gli aveva spedito e la' muoiono  le speranze di Sveti per lui: lo studio, la
regolarizzazione in Italia, un domani "normale" e sereno.
*
Di storie come questa e' pieno il quotidiano: donne che resistono, che
lottano per le loro famiglie, che, con le loro rimesse, aiutano a sostenere
le economie vacillanti dei loro paesi d'origine. Qualcuno ha fatto i conti
di tutto il denaro che, ogni giorno, dall'Italia si riversa in Ucraina,
Moldova, Polonia, Russia? Gli uomini fanno le rivoluzioni, decidono di
costruire e abbattere muri; le donne lavorano per rabberciare i muri delle
loro case, per ricucire i legami famigliari, per unire e riunire cio' che le
guerre, le rivolte, la miseria dividono.
Da poco abbiamo festeggiato il 25 aprile; in diverse parti d'Italia le
cerimonie sono state fatte separatamente: una accaparrata dalla sinistra e
una dalla destra, come se la festa ricordasse la vittoria di una parte
sull'altre e non la liberazione dal nazifascismo di tutti gli italiani. No:
si continua a mettere l'accento sulla Resistenza come lotta armata dei
partigiani comunisti o dei partigiani cattolici (o repubblicani e
quant'altro), dimenticando che la Resistenza l'avevano vissuta, in modo
nonviolento, tantissimi civili, soprattutto donne e anziani, che credevano
nel bisogno di liberta', innanzitutto, e di pace, piu' che in un'ideologia
di partito, nei paesi, nelle famiglie, dando supporto e aiuto logistico a
chi combatteva. E rischiando e subendo, spesso, le rappresaglie dei
tedeschi. Accanto alle staffette partigiane, giovanissime ragazze, c'erano
donne che hanno imbracciato le armi, e' vero, ma non e' stata resistenza
quella delle madri e mogli che, con i figli e i mariti via, chissa' su quale
fronte, chissa' se vivi o morti o dispersi o torturati, hanno comunque
tenuto in piedi le famiglie? Rabberciando i muri delle loro case, ricucendo
le trame dei legami famigliari, lavorando giorno e notte, come Sveti, con
gli occhi rivolti al futuro, forti e "pericolose" perche' caparbiamente e
tenacemente legate alla vita.
*
Sono una donna pericolosa
che non porta ne' bombe ne' bimbi
ne' fiori ne' molotov.
Confondo ogni vostra ragione, teoria e realismo
perche' non mi sdraiero' nelle vostre trincee
ne' le scavero' per voi
e non mi arruolero' nella lotta armata
per scavare trincee piu' grandi e piu' belle.
Non marcero' ne' con voi ne' per voi,
non vivro' con voi
ne' moriro' per voi,
ma neanche tentero' di negarvi
il diritto di vivere e morire.
Non dividero' con voi neanche un metro quadro
di questa terra
finche' sarete cosi' assatanati di distruzione,
ma neanche neghero' che apparteniamo
alla stessa terra,
nati dalla stessa Madre.
Non vi permettero'
di legare la mia vita alla vostra,
ma ripetero' che le nostre vite
sono legate insieme
e chiedero' a gran voce
che viviate come se accettaste
questo fatto fondamentale.
Sono una donna pericolosa
perche' saro' io, caro signore,
se la cosa ti interessa o meno,
la virilita' ha fatto di questo mondo un inferno,
una fornace che consuma speranza, amore, fede e giustizia,
una fornace piena di My Lai, Hiroshima, Dachau,
una fornace che brucia i bambini
che ci imponete di partorire.
E' la virilita' che ha inventato la "femminilita'",
che ha reso scuri e fredddi gli occhi delle donne,
che ha mandato i nostri figli - sissignore, i nostri figli -
in guerra,
che ha affamato i bambini,
che ha prostituito le madri,
che ha fatto le bombe, le pallottole, il "cibo per la pace",
e soluzioni finali e gli attacchi risoluti.
La virilita' ha spezzato sulle sue ginocchia
uomini e donne,
ci ha derubato del futuro,
ha reso speranze, timori, pensieri e sani istinti
"irrilevanti nel piu' ampio contesto della lotta"
e ha trasformato la sopravvivenza umana oltre l'anno 2000
in un punto interrogativo.
Sono una donna pericolosa
perche' dico questo
senza mentire ne' a voi ne' con voi,
senza fidarmi di voi ne' disprezzarvi.
Sono pericolosa perche'
non mi arrendo ne' sto zitta
e non accetto la vostra versione della realta'.
Avete complottato per svendere la mia pelle sottocosto
e sono ancor piu' pericolosa
perche' non vi perdono ne' vi dimentico,
ma neanche complotto
a svendere per vendetta la vostra pelle.
(Joan Cavanagh, 1976)

4. RIFLESSIONE. ENZO COLLOTTI: PERCHE' E' VIVA LA RESISTENZA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 25 aprile 2007.
Enzo Collotti e' un illustre storico e docente universitario. Opere di Enzo
Collotti: segnaliamo particolarmente La Germania nazista, Einaudi, Torino
1962; Fascismo, fascismi, Sansoni, Firenze 1989. Tra vari altri suoi
importanti lavori cfr. anche La soluzione finale, Newton Compton, Roma 1995]

Che cosa resta del 25 aprile? Domandarselo e' piu' che legittimo, nel
frastuono e nella confusione della vita politica italiana in cui la fretta
dei politici di cambiare pelle concede poco spazio alla riflessione sulle
modalita' dei cambiamenti e sul loro rapporto con le costanti della nostra
storia che sono le linee guida dalle quali non si puo' derogare senza
smentire le origini stesse della Repubblica.
E' chiaro che a oltre sessant'anni da quel 25 aprile del 1945 non e'
riproducibile l'intensita' con la quale la mia generazione ha vissuto il
giorno della liberazione, dopo la lunga attesa nei giorni dell'occupazione
nazista e dell'oppressione della Repubblica sociale nutrita non solo dalla
Resistenza ma anche dalle aspettative per il futuro. Il ricambio delle
generazioni comporta anche una diversa sensibilita' nello sguardo con il
quale si percepiscono i fatti storici costitutivi del nostro patto civile di
collettivita' e non possiamo impedire che le nuove generazioni rivivano con
la distanza di oltre mezzo secolo, e quindi con un distacco non solo
temporale, i momenti fondativi della Repubblica democratica.
E' altrettanto inevitabile che oggi, salvo rarissime eccezioni, il personale
politico proveniente per esperienza diretta dalla Resistenza sia di fatto
scomparso dalla scena pubblica, mentre anche la maggior parte degli
indicatori ci significano (a cominciare dalla scuola), che la stessa memoria
familiare appartiene ormai a un passato irrevocabilmente superato. Mai come
in un frangente di questa natura si deve avere coscienza che la
sopravvivenza di quelli che chiamiamo i valori della Resistenza e' affidata
alla persistenza e alla continuita' della memoria, che non e' un prodotto
spontaneo della somma delle memorie individuali ma un processo collettivo,
sollecitato da una pluralita' di soggetti, istituzionali e non.
Nel primo cinquantennio repubblicano i partiti politici - nati
dall'esperienza dei Comitati di liberazione - furono tra i soggetti
collettivi naturali strumenti di trasmissione di quella tradizione, insieme
a una pluralita' di enti della vita associativa che concorrevano a
compenetrare la societa' di quei valori e ideali. La lacerazione di quel
tessuto politico e associativo, in questa infinita transizione italiana, ha
disperso un patrimonio politico-culturale che fa fatica a ricostituirsi e
identificare le sedi stesse del suo insediamento sociale.
I partiti politici anche nelle nuove configurazioni, la scuola,
l'associazionismo rimangono le sedi privilegiate per custodire e alimentare
questa memoria, in una prospettiva ormai di lunga durata ma anche come
risvolto di una prassi operativa, nella misura in cui sono valori della
Resistenza i vincoli pratici e le regole che devono governare la nostra
convivenza e ispirano la nostra direzione di marcia. Soltanto se continuiamo
a essere consapevoli di quanto e' stata aspra la lotta per sottrarci alla
dittatura fascista e nazista, per restituirci le liberta' democratiche e
consentirci l'elaborazione della Costituzione, restituiremo alla Resistenza
il significato di un evento storicamente motivato nel suo naturale contesto
temporale e epocale e ridaremo ai valori della Resistenza con la loro
materiale evidenza il senso della loro attualita' e della loro permanente
necessita'.
Il 25 aprile rimane un fatto fortemente simbolico, uno di quei punti fermi
dei quali ogni collettivita' ha bisogno come punto di riferimento, ma non e'
principalmente sui miti e sui riti che si deve alimentare la memoria della
Resistenza. Essa sara' viva se gli indirizzi politici saranno improntati a
quei valori essenziali per i quali in Italia e in Europa migliaia di uomini
e donne hanno sacrificato la loro esistenza per rivendicare la propria
autonoma responsabilita' e il diritto di partecipazione, il rispetto della
dignita' dell'uomo, l'aspirazione alla giustizia sociale e all'eguaglianza,
l'utopia di una Europa pacifica e pacifista. Una tavola di valori che si
trova scritta nelle Lettere dei condannati a morte della Resistenza,
italiana e europea, il libro che vorremmo fosse letto dalle generazioni piu'
giovani.

5. RIFLESSIONE. NELLA GINATEMPO: DAL GIORNALE DEI PARADOSSI
[Ringraziamo Nella Ginatempo (per contatti: nellagin at fastwebnet.it) per
averci messo a disposizione questo intervento.
Nella Ginatempo e' una prestigiosa intellettuale impegnata nei movimenti
delle donne, contro la guerra, per la globalizzazione dei diritti; e'
docente di sociologia urbana e rurale all'universita' di Messina; ha tenuto
per alcuni anni il corso di sociologia del lavoro, svolgendo ricerche sul
tema del lavoro femminile; attualmente svolge ricerche nel campo della
sociologia dell'ambiente e del territorio. Tra le sue pubblicazioni: La casa
in Italia, 1975; La citta' del Sud, 1976; Marginalita' e riproduzione
sociale, 1983; Donne al confine, 1996; Luoghi e non luoghi nell'area dello
Stretto, 1999; Un mondo di pace e' possibile, Edizioni Gruppo Abele, Torino
2004]

Il governo italiano non si e' mai ritirato dall'Iraq. Dopo aver propagandato
per motivi elettorali presso il popolo della pace il ritiro delle truppe
dall'Iraq, ha poi sordamente sostituito il nostro contingente militare
pubblico con truppe militari private, i cosiddetti contractors.
Ufficialmente dovrebbero proteggere i tecnici italiani dell'Eni e di varie
ditte che sono impegnati negli affari della ricostruzione (leggi affari di
guerra - spartizione del bottino di guerra), ma in realta' agiscono come
squadroni della morte, terrorizzano la popolazione civile sparando a
qualunque cosa si muova al loro passaggio.
*
Abbiamo privatizzato la guerra. Anonimi omicidi e anonime stragi di civili
si dispiegano al passaggio dei nostri contractors per le vie di Baghdad e
delle altre citta', totale sganciamento da ogni regola di ingaggio e ogni
minimo controllo dei comandi militari. Sono killer patentati al nostro
servizio, li paghiamo profumatamente coi soldi delle nostre tasse, al posto
dei carabinieri di Nassiriya. Sono comandati da un terrorista e criminale di
guerra, gia' colpevole di altre stragi in Irlanda e in altri continenti,
sempre sciaguratamente impunito. Abbiamo cosi' risolto il problema della
sicurezza e degli affari di guerra in Iraq: ecco il prezzo della conquista
coloniale di quel territorio.
*
Il nostro governo alleato dei boia di Kabul. Un giorno D'Alema sponsorizza a
livello internazionale la moratoria sulla pena di morte, l'indomani
contestiamo l'ingresso della Turchia in Europa perche' viola i diritti
umani, ma il giorno dopo ancora copriamo le infamie del governo Karzai
contro Emergency e la ferocia contro Rahmatullah. Sulla pena di morte che
pende sul capo di Rahmat, liberatore di giornalisti italiani, il governo
italiano tace e giustifica l'operato di "uno Stato sovrano". Nel frattempo
abbiamo dato 50 milioni di dollari per costruire il sistema giudiziario in
Afghanistan e teniamo la' da sei anni duemila soldati nostri, per puntellare
il governo boia di Kabul.
*
Il nostro governo non ritira le truppe di guerra dall'Afghanistan ma fa
ritirare le truppe di pace ovvero tutto il personale di Emergency, costretta
a chiudere i suoi ospedali. Pero' i ministri della Repubblica hanno giurato
sulla Costituzione e sul ripudio della guerra.
*
Abbiamo gia' i cacciabombardieri atomici - si chiamano Eurofighter - ma ne
compriamo di nuovi. Si tratta dei Joint Strike Fighter, per miliardi di euro
di commessa, naturalmente all'apparato bellico Usa. I 131 Eurofighter
depositati a Grosseto, in pieno parco della Maremma, non bastavano a coprire
l'arco delle alleanze e degli affari di guerra. Cosi' al cacciabombardiere
europeo si affianca il cacciabombardiere Usa, e noi lo depositiamo a Novara.
A ciascuno il suo, ad ogni regione il suo carico di morte.
*
Il nostro governo impegnato per la pace nel mondo accoglie in visita a Roma
il suo maggiore alleato, il capo della guerra. Questa volta saranno tutti
con la spilletta arcobaleno sul bavero i nostri ministri e parlamentari ad
accogliere Bush, offrendogli su un piatto d'argento  il nostro riarmo  (piu'
13% le spese militari in finanziaria) e la nuova base di Vicenza. Siamo piu'
fedeli sudditi noi, sinistri del centrosinistra.

6. RIFLESSIONE. SEVERINO VARDACAMPI: NEL PAESE DI BARBABLU'

Nulla che ci appassioni, nulla che ci persuada, vi e' nel tanto concionare
di modelli elettorali da parte dei prominenti del ceto politico e dei loro
gazzettieri. E dire che anch'io ho dedicato i migliori decenni della mia
declinante vita a quella militanza e a quel mestiere di cui fa parte
l'impegno e l'appassionamento alle campagne elettorali, agli elettorali
macchinismi ed alchimie, alle istituzioni ove si delibera cio' che la cosa
pubblica riguarda.
Nel dibattito odierno sulla legge elettorale, dopo tante riforme una piu'
sciagurata e destrorsa dell'altra, mi pare che la proposta piu'
interessante, ed unica convincente, sia proprio quella che viene
sistematicamente elusa dal ceto degli assisi.
La necessita' di una legislazione elettorale che contrasti l'oppressione
maschilista oggi dominante; la necessita' di una legislazione elettorale che
avvii la sperimentale di una democrazia paritaria e duale tale per cui nelle
assemblee pubbliche elettive vi sia hic et nunc una pari presenza di donne e
di uomini. Mi sembra una urgente necessita'. E non perche' io pensi che
questo provvedimento di mera ragionevolezza sia risolutore di alcunche', ma
solo perche' credo che sia una misura d'emergenza non piu' rinviabile se
vogliamo cercare di contrastare la crescente ferocia maschilista, la
crescente barbarie maschilista, che oggi ci si dispiega intorno, tutti
azzannandoci, tutti dimidiandoci, tutti insozzandoci, tutti vulnerandoci.
Per questo mi pare doveroso, anzi: indispensabile, sostenere la proposta di
legge formulata dall'Unione donne in Italia, e la campagna di
sensibilizzazione che la promuove col motto "50 e 50 ovunque si decida".
Per informazioni, documentazione, contatti: www.50e50.it

7. RIFLESSIONE. TIZIANA PLEBANI: L'ABITARE DELLE DONNE E LA GEOGRAFIA DI
GENERE
[Ringraziamo Tiziana Plebani (per contatti: tiplebani at libero.it) per averci
messo a disposizione questa presentazione del lavoro che alcune donne stanno
facendo sull'abitare "che e' ovviamente legato alla pace".
Tiziana Plebani, prestigiosa intelletuale, bibliotecaria e storica, e'
attiva nella Rete di donne per la pace di Mestre e Venezia; tra le sue
opere: Il genere dei libri, Angeli, Milano 2001; Corpi e storia, Viella,
Roma 2002]

Siamo sicure di conoscere il luogo in cui viviamo? Di saper guardare e
osservare cambiamenti, mancanze, bellezze? Abbiamo mai riflettuto sul
rapporto che il nostro corpo, i nostri pensieri intrattengono con lo spazio
del vivere: sull'agio e sul disagio, sulla bellezza dei luoghi o sulla paura
che ora alberga strisciante nella vita di citta'? Quali i nostri riferimenti
quotidiani, i protagonisti e le protagoniste del nostro spazio urbano, le
nostre reti a partire proprio dalla strada in cui e' posta la nostra casa?
Quali i nostri "saperi di cittadinanza", che appartengono all'esperienza del
vivere un luogo, che possono essere sviluppati per una reale partecipazione
e ricchezza dell'abitare?
Siamo partite dalla sensibilita' - che era gia' presente in alcune di noi -
verso gli spazi reali della vita, i diversi luoghi della citta', chiedendoci
come la nostra vita si articolasse davvero nella scena urbana, quali le
risorse, le potenzialita', le ricchezze in gioco; inoltre avevamo maturato
l'idea che la nostra citta' non presentasse una mappa compatta ma che fosse
articolata in luoghi diffusi con vita e dinamiche proprie che bisognava
salvaguardare (dal bar che ospita presentazioni di libri, al centro di
quartiere, alla biblioteca, alla palestra, al centro occupato, ai vari
luoghi della scena pubblica insieme alle nostre case).
Da cio' e' nato il bisogno di fare un passo avanti nella nostra conoscenza
degli spazi della nostra vita.
Abitare - qualcuna ha detto - non e' un appartamento ma e' il modo in cui
siamo al mondo: far emergere un desiderio rispetto a un luogo, perche' esso
ci rappresenti e perche' noi possiamo rispettarlo, comprenderlo, viverlo con
piu' ricchezza, permettere a noi e ad altri di viverlo con pienezza: si
tratta quindi un movimento di cura che pensiamo sia alla base della
convivenza e di una convivenza piu' ricca in una societa' multiculturale.
In questo rivolgerci al luogo dove viviamo abbiamo sentito di dover fare due
movimenti:
- posizionarci nel luogo di vita:  dove siamo? riflettere sul nostro modo di
abitare realmente. Conosciamo davvero la strada, il nostro quartiere, chi vi
abita, i nostri vicini, quali sono i nostri riferimenti?
- l'altro movimento  riguarda la scoperta e valorizzazione del tessuto di
relazioni che rende vive le nostre citta', la rete in cui possiamo pescare
ed essere pescate; per questo ci stiamo incontrando con altre reti, altri
gruppi che stanno lavorando in questa direzione.
*
Abbiamo cosi' deciso di prenderci cura della nostra citta', lavorando per
far emergere il tessuto di associazionismo che anima la nostra citta'. E' il
nostro atto d'amore per la vita reale dei luoghi perche' la ricchezza che
non ha parola o parla poco possa emergere.
Stiamo costruendo per tale ragione una mappa dell'associazionismo in citta',
affinche' anche la cartografia possa restituire con immediatezza la voce
della convivenza e i segni sul territorio del lavoro della vita. "Le citta'
sono vulnerabili come i nostri corpi", ha scritto Donatella Franchi negli
atti del convegno delle Citta' vicine (edito dalla Mag, n. 1, 2007): proprio
per tale ragione dobbiamo prenderci cura di esse, di cio' che produce
l'abitabilita' di un luogo, dobbiamo riconoscere cio' che ci offre e cio'
che noi possiamo offrire, anche facendo emergere un nostro desiderio
rispetto alla citta'.
"Tutte noi abitiamo, dal momento in cui veniamo concepite (l'utero della
nostra mamma) al momento in cui moriamo. Ciascuna di noi e' quindi
un'esperta in materia di 'Abitare'. Mettendo difatti insieme la peculiarita'
dell'essere umano di essere nel mondo, di lasciare tracce e di lasciarsi
attraversare dalle tracce esistenti, con la pratica del 'partire da se'',
ciascuna di noi puo' trasmettere, alle altre e agli altri, grandi-piccole
cose, a partire dalla propria esperienza, sull'abitare il mondo" (dal sito
www.tempiespazi.toscana.it dai documenti dell'Autoinchiesta sull'abitare
delle donne).
*
Rendere autorevoli i nostri saperi di citta', i saperi dell'abitare con
l'elaborazione collettiva del sapere sessuato sulla citta' e' un obiettivo
del nostro gruppo di lavoro che si e' creato all'interno della Consulta
delle Cittadine ma che e' aperto ad altre donne, e che sta praticando un
percorso di riappropriazione e insieme di consapevolezza della citta',
associando momenti di riflessione e conoscenza, a esperienze praticate
insieme con l'esplorazione reale dei luoghi di vita, attraverso anche le
"camminate di quartiere".
Terreno di politica reale che si basa sulla preziosa indicazione di Vandana
Shiva: quell'agire locale e quel pensare globale in grado di mettere a fuoco
i desideri, le necessita', le mancanze, le potenzialita' rispetto ai nostri
spazi di vita e alle alleanze che possiamo instaurare perche' l'abitare sia
davvero convivenza e ricchezza per tutte e tutti.

8. PROPOSTA. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Si puo' destinare la quota del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle
persone fisiche, relativa al periodo di imposta 2006, apponendo la firma
nell'apposito spazio della dichiarazione dei redditi destinato a "sostegno
delle organizzazioni non lucrative di utilita' sociale" e indicando il
codice fiscale del Movimento Nonviolento: 93100500235; coloro che si fanno
compilare la dichiarazione dei redditi dal commercialista, o dal Caf, o da
qualsiasi altro ente preposto - sindacato, patronato, Cud, ecc. - devono
dire esplicitamente che intendono destinare il 5 per mille al Movimento
Nonviolento, e fornirne il codice fiscale, poi il modulo va consegnato in
banca o alla posta.
Per ulteriori informazioni e per contattare direttamente il Movimento
Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212,
e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

9. INCONTRI. IL 3 MAGGIO A ROMA
[Da Maria Palazzesi (per contatti: m.palaz at libero.it) riceviamo e
diffondiamo.
Maria Palazzesi e' responsabile per la cultura della Casa Internazionale
delle donne (www.casainternazionaledelledonne.org).
Simonetta Spinelli. Insegnante, ha lavorato politicamente per piu' di dieci
anni nel movimento femminista romano di via Pompeo Magno; ha collaborato dal
1986 al 1993 alla redazione di "Dwf" e tuttora partecipa alle attivita' del
Centro studi Dwf; negli anni '90 organizza con Liana Borghi "Lavori in
corso", seminario itinerante di studi lesbici; si e' occupata della politica
lesbica con il Gruppo Linguaggio e con il Coordinamento lesbiche romane del
Centro femminista separatista. Tra le opere di Smonetta Spinelli: (con L.
Borghi, G. Corsi, A. De Perini), "Italian Lesbians: Maps and Signs", in
Homosexuality, WhichHomosexuality, Amsterdam 1987; "Monique Wittig: Il corpo
lesbico", in (A. Ribero e F. Vigliani, a cura di), Cento titoli, Guida
ragionata del femminismo degli anni Settanta, Ferrara 1998; "L'espace du
desir: la reception de l'oeuvre de Wittig en Italie", in Parce que les
lesbiennes ne sont pas des femmes... Autour de l'oeuvre politique, theorique
et litteraire de Monique Wittig, Atti del Convegno del 16-17 giugno alla
Columbia University, Editions Gaies et lesbiennes, Paris 2002; "Passioni a
confronto: Mieli e le lesbiche femministe", in Mario Mieli, Elementi di
critica omosessuale, Feltrinelli, Milano 2002; "Le non-donne di Monique
Wittig", in Atti del I Convegno sulla Letteratura lesbica, Casa delle
Letterature, giugno 2002; "Monique Wittig: queer or not queer", in
"Towanda", n. 9, Milano 2003.
Manuela Fraire, autorevole intellettuale, psicoanalista, una delle figure
piu' prestigiose del femminismo, e' autrice di numerosi saggi. Tra le opere
di Manuela Fraire: (a cura di), Lessico politico delle donne: teorie del
femminismo, Fondazione Elvira Badaracco, Franco Angeli, Milano 2002]

La Casa internazionale delle donne ha promosso un ciclo di incontri sul tema
"Singolari differenze. Differenze generi diversita': luoghi e spazi della
molteplicita'. Per un buon uso delle parole".
Un percorso di approfondimento e di studio articolato in piu' moduli
integrati e ispirati alla logica di lavoro di laboratorio, che permetta di
partire dall'esperienza e singolare e plurale per restarle fedele quale
luogo di  molteplicita' in continuo fare/farsi e disfare/disfarsi. Bello,
brutto, eccesso, mostruosita', singolare, plurale trovano nuovi spazi di
dislocazione, che nella politica femminista della differenza sessuale e
nella costruzione di una sessualita' a partire dall'esperienza dei corpi,
innanzitutto il proprio, hanno avuto origine. La distinzione tra corpo
biologico e corpo parlante ed il primato di quest'ultimo sul primo stanno
alla base di una rivoluzione di pensiero e di pratiche gia' rese operative,
disconoscere la quale non puo' che contribuire a produrre arretramenti
culturali e politici del vivere in comune.
*
Giovedi' 3 maggio 2007, ore 18,30, Casa internazionale delle donne, via
della Lungara 19, sala "Simonetta Tosi", Roma, incontro con  Simonetta
Spinelli, "Dalla politica delle identita' ai soggetti in transito".
*
Giovedi' 10 maggio, ore 21: Manuela Fraire, "Oltre la parentalita'"
*
Per informazioni: Casa internazionale delle donne, via della Lungara 19,
Roma, tel. 0668193001 - 3476207940.

10. LETTURE. AA. VV.: SE VUOI LA PACE EDUCA ALLA PACE
AA. VV., Se vuoi la pace educa alla pace, "Quaderni della Fondazione Ernesto
Balducci", nn. 15-16, Firenze 2007, pp. 224. Questo volume dei "Quaderni"
della Fondazione intitolata all'indimenticabile padre Balducci si apre con
un ricordo di Luciano Martini scritto da Andrea Cecconi; reca poi gli atti
del convegno "Se vuoi la pace educa alla pace" svoltosi alla Badia Fiesolana
il 16 giugno 2006 con interventi di Fabio Incatasciato, Massimo Toschi,
Daniela Lastri, Maria Luisa Moretti, Antonio Papisca, Marco Mascia, Giulia
Pagni, Viviana Benci, Lisa Clark, Stefano Marini, Andrea Cecconi, Franca
Bazzanella, Paolo Francini, Carmelina Caparello, Micaela Beatini, Francesca
Cersufi, Alessio Corsini, Francois Pesce, Elena Bendinelli, Emiliano
Piredda, Carmelo Pellicano'; propone poi contributi di Riccardo Maria
Cersosimo, Stefano Pighini, Moreno Biagioni, Tommaso Fattori, Martina
Ridolfi, Alice Concari; recensioni e segnalazioni. Per richieste e
abbonamenti: Fondazione Ernesto Balducci, via Badia dei Roccettini 9, 50016
Fiesole - Localita' S. Domenico (Firenze), tel. 055599147, fax: 055599240,
e-mail: fondazionebalducci at virgilio.it, sito: www.fondazionebalducci.it

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell’uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 77 del 2 maggio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
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