Minime. 49



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 49 del 4 aprile 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Ecolalio Mezzasoma: La nonviolenza presa sul serio (una rozza
perorazione)
2. La mozione conclusiva dell'assemblea nazionale degli obiettori alle spese
militari
3. Paolo Candelari: Un appello ad aderire al Movimento internazionale della
riconciliazione
4. Sharon Johnson e Alison Bowen: Madre Afghanistan
5. Etienne Balibar: Quale Europa
6. Riletture: Emily Bronte, Poesie (traduzione di Ginevra Bompiani)
7. Riletture: Emily Bronte, Poesie (traduzione di Anna Luisa Zazo)
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. ECOLALIO MEZZASOMA: LA NONVIOLENZA PRESA SUL SERIO (UNA ROZZA
PERORAZIONE)

- Ancora hai voglia di chiacchierare?
- Poca o niente, ma visto che siamo qui qualcosa dovremo pur dirci, mentre
ci guardiamo perplessi negli occhi.
-E allora avanti, almeno io e' giocoforza che ti ascolti, per quanto noiose
mi siano oramai queste lugubri e pedestri tue concioni.
*
In un tempo in cui ben tre partiti presenti in parlamento si dichiarano
sostenitori della nonviolenza e insieme votano per fare la guerra, per
commettere stragi, per ammazzare esseri umani. In questo tempo siamo.
In un tempo in cui anche molte, molte persone in passato lucidamente
impegnate contro la guerra hanno di schianto fragorosamente alla guerra
ceduto, fino a farsene casuidici apologeti e protervi propagandisti, fino
all'infamia di sostenere che si possa giustificare il militarismo
imperialista, la guerra onnicida, le stragi razziste, in nome di una
presunta "nonviolenza politica" intendendo con cio' ben accetta alla corte
dei trucidatori (una siffatta "nonviolenza politica" complice e caudataria
degli assassini e' invero la bestemmia piu' sconcia e la piu' scellerata); e
quanto e' triste che questo accada, sia che accada per corruzione esterna
(le cariche, le carriere, i finanziamenti, o anche solo l'ammissione nel
salotto buono in cui si amministra il pane degli angeli mentre al piano di
sotto del medesimo palazzo carne umana si squarta), sia che accada per
intimo obnubilamento morale e intellettuale, per non riuscire piu' a
distinguere il bene dal male, non riuscire piu' a ricordare che uccidere e'
il male. In questo tempo siamo.
In un tempo in cui le lingue si confondono, le menti si ottundono,
l'accumulo di orrori desensibilizza e pietrifica, la ferocia sterminatrice
si dispiega, e poche persone sono rimaste a contrastare. E in questo tempo
siamo.
In questo tempo, in questa tempesta, in questo abisso, il Movimento
Nonviolento fondato da Aldo Capitini ci sembra che sia saldo un punto di
riferimento per chiunque non abbia abdicato all'uso della ragione, per
chiunque non abbia rinunciato alla difesa della dignita' propria e altrui,
per chiunque si oppone ai massacri, per chiunque si batte per la verita' e
la giustizia, per la misericordia e la vita, per l'umanita'.
*
Il Movimento Nonviolento non ha ceduto alla barbara menzogna della "guerra
umanitaria".
Il Movimento Nonviolento non ha ceduto alla sanguinaria fola del fine che
giustifica i mezzi.
Il Movimento Nonviolento non ha ceduto al machiavellismo degli stenterelli e
alla macelleria in abito di gala.
Il Movimento Nonviolento ha tenuto fermo quel principio scritto nella sua
carta programmatica che cosi' recita: "Le fondamentali direttrici d'azione
del movimento nonviolento sono: 1. l'opposizione integrale alla guerra; 2.
la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione (...)".
*
Chi redige questo foglio a chi questo foglio legge una richiesta rivolge qui
e adesso: di sostenere il Movimento Nonviolento.
Di sostenerlo ad esso accostandosi: innanzitutto per conoscerlo, ad esempio
visitandone il sito: www.nonviolenti.org; ad esempio leggendo e sostenendo
la sua rivista mensile "Azione nonviolenta" (redazione, direzione,
amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 - da lunedi' a
venerdi': ore 9-13 e 15-19 -, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org,
sito: www.nonviolenti.org; per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 29
euro sul ccp n. 10250363 intestato ad "Azione nonviolenta", via Spagna 8,
37123 Verona; e' possibile richiedere una copia omaggio inviando una e-mail
all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione
nonviolenta'"; tutti i numeri arretrati degli ultimi anni sono anche
disponibili on line nel sito citato).
Di sostenerlo alle sue iniziative partecipando: e nel sito
www.nonviolenti.org e nella rivista "Azione nonviolenta" (e se le cose
piccole e' lecito affiancare alla grandi, sovente anche su questo volatile
foglio elettronico quotidiano) di varie di esse si trova notizia.
Di sostenerlo ad esso iscrivendosi (per informazioni e contatti: Movimento
Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212,
e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) ed inviando un
contributo sul conto corrente postale n. 10250363 intestato a "Movimento
Nonviolento", via Spagna 8, 37123 Verona, o con bonifico bancario sul conto
corrente n. 18745455 presso BancoPosta, succursale 7, agenzia piazza
Bacanal, Verona, Abi 07601, Cab 11700, intestato a Movimento Nonviolento,
via Spagna 8, 37123 Verona.
Di sostenerlo infine finanziariamente: sia inviando un libero contributo,
una tantum o periodico, nelle modalita' appena sopra descritte; sia
destinando ad esso il 5 per mille della dichiarazione dei redditi (si puo'
destinare la quota del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone
fisiche, relativa al periodo di imposta 2006, apponendo la firma
nell'apposito spazio destinato a "sostegno delle organizzazioni non
lucrative di utilita' sociale" e indicando il codice fiscale del Movimento
Nonviolento: 93100500235; coloro che si fanno compilare la dichiarazione dei
redditi dal commercialista, o dal Caf, o da qualsiasi altro ente preposto -
sindacato, patronato, Cud, ecc. - devono dire esplicitamente che intendono
destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento, e fornirne il codice
fiscale, poi il modulo va consegnato in banca o alla posta).
*
Sapendo che la nonviolenza e' cosa complessa e difficile (come ogni cosa
semplice, e' difficile a farsi), impegno di lunga lena ed esigente, lotta
faticosa e lunga, lungo e faticoso cammino, ne' vi sono scorciatoie (e del
resto e' degno, appassionante cammino).
Ma sapendo altresi' che la scelta della nonviolenza e' necessaria e urgente,
se impedire la catastrofe della civilta' umana vogliamo.
Molte sono le vie per le quali si perviene alla persuasione della necessita'
della scelta della nonviolenza, e molti sono i modi di accostarsi ad essa, e
molti sono i modi di interpretarla, e di metterla in pratica. Ma certo la
nonviolenza questo ti chiede: di opporti alla menzogna e alla violenza, di
lottare contro il male, di difendere la vita e la dignita' di ogni essere
umano e dell'umanita' intera, di difendere l'unico mondo che abbiamo, di
essere tu quel cambiamento che vorresti vedere nel mondo, di fare la cosa
buona e giusta.
Sostenere il Movimento Nonviolento e' un modo di porsi sulla buona via.
Molti altri ve ne sono, certo, ma questo e' uno.
*
- Ma tu, tu che predichi cosi', tu queste cose le fai poi davvero?
- In verita' temo proprio di no, ma io sono solo la voce del volto che dallo
specchio volta a volta sbigottito e affranto, beffardo e intenerito, ti fa
le smorfie e piange le tue lacrime.

2. DOCUMENTI. LA MOZIONE CONCLUSIVA DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEGLI OBIETTORI
ALLE SPESE MILITARI
[Da varie persone amiche riceviamo e diffondiamo la mozione conclusiva
dell'assemblea nazionale degli obiettori alle spese militari per la difesa
popolare nonviolenta svoltasi a Cattolica dal 31 marzo al primo aprile 2007.
Per informazioni e contatti: Centro coordinatore nazionale della Campagna di
obiezione di coscienza alle spese militari per la difesa popolare
nonviolenta, presso la Lega degli obiettori di coscienza (Loc), via M. Pichi
1, 20143 Milano, tel. e fax: 0258101226, e-mail: locosm at tin.it, sito:
www.osmdpn.it]

La XXLI Assemblea nazionale degli obiettori alle spese militari per la
difesa popolare nonviolenta concorda con la dichiarazione di Berlino  (XI
Conferenza internazionale delle campagne per la resistenza alla
contribuzione fiscale alle spese militari e il loro Impiego per la pace)
quando afferma che "e' impossibile costruire la pace attraverso la guerra e
l'uso della violenza. La responsabilita' di ciascuno di noi e' indivisibile;
la guerra conduce alla perdita dell'umanita'. Gli esseri umani sono liberi
di rifiutare la violenza militare. Percio' nessuno sara' costretto a
partecipare alla violenza militare, direttamente o indirettamente. I
partecipanti sperano che grazie ad ogni obiezione di coscienza a servire con
un'arma o pagare le quote d'imposta per il militare, il potenziale militare
totale per la violenza diminuira', e che grazie ad ogni euro speso per
progetti di pace il bilancio militare si ridurra' e vi saranno maggiori
prospettive di giustizia e di pace".
Gli obiettori alle spese militari, con l'adesione alle tesi sopra esposte
del movimento internazionale, riaffermano il valore storico dell'obiezione
di coscienza quale testimonianza pubblica di ripudio del militarismo e della
guerra dalle profonde radici etiche e culturali, distinta dalla
disobbedienza civile, anche se ad essa spesso intrinsecamente e
coerentemente intrecciata. Una pratica oggi ancor piu' attuale e
significativa, dal momento che armi ed eserciti stanno diventando sempre
piu' protagonisti nelle controversie internazionali: i conflitti rischiano
di degenerare tragicamente in uno "scontro di civilta'" con l'olocausto
nucleare dietro l'angolo.
Ribadisce la centralita' sull'obiettivo del raggiungimento di una legge
sulla opzione fiscale per il quale decide di creare un gruppo di lavoro, con
deciso carattere operativo per elaborare un chiaro testo di proposta di
legge.
La campagna degli obiettori alle spese militari considera l'istituzione di
corpi civili di pace uno degli strumenti in vista della costruzione di un
nuovo modello di difesa alternativo, nella prospettiva della difesa popolare
nonviolenta.
Gli obiettori di coscienza alle spese militari esprimono riserve sulla
commistione tra interventi civili e militari, la sperimentazione di forme di
intervento civile nonviolento riteniamo sia auspicabile esclusivamente in
aree di conflitto non oggetto di interventi militari italiani.
Gli obiettori alle spese militari organizzano un convegno, orientativamente
nel 2007, o all'inizio del 2008, preferibilmente a Vicenza, per
approfondire, anche insieme agli altri soggetti del movimento contro la
guerra, la riflessione sul fatto che la diminuzione delle spese militari
passa dalla richiesta di un modello di difesa alternativo all'attuale che da
offensivo e distruttivo deve diventare difensivo, con un peso via via
maggiore della componente non armata e nonviolenta.
L'Osservatorio sulla difesa popolare nonviolenta, oltre ai corpi civili di
pace, segue le lotte territoriali che possono rappresentare esperienza di
difesa popolare nonviolenta di base.
*
Organizzazione:
1. La campagna di obiezione alle spese militari impegna il comitato
coordinatore a dedicare un incontro monotematico al tema della prospettiva
di sviluppo della campagna stessa;
2. da' mandato al centro di coordinamento nazionale, affinche' raccolga le
ipotesi di sviluppo dei movimenti promotori;
3. il comitato coordinatore individuera' una commissione incaricata di
promuovere una scheda di sondaggio esplorativo tra gli aderenti alla
campagna e le realta' pacifiste e nonviolente.
*
Mozione conclusiva approvata all'unanimita' con una astensione.

3. APPELLI. PAOLO CANDELARI: UN APPELLO AD ADERIRE AL MOVIMENTO
INTERNAZIONALE DELLA RICONCILIAZIONE
[Da Paolo Candelari (per contatti: paolocand at gmail.com) riceviamo e
diffondiamo il seguente appello.
Paolo Candelari, presidente del Movimento Internazionale della
Riconciliazione (Mir), e' una delle piu' conosciute e stimate figure della
nonviolenza in Italia]

Carissima amica e carissimo amico della nonviolenza,
nell'ultima assemblea nazionale abbiamo deciso di cercare di rafforzare il
nostro movimento, invitando tutti coloro che sono venuti a contatto in
qualche modo con il Movimento internazionale della riconciliazione [in
sigla: Mir], o perche' sono stati iscritti in passato, o perche' hanno
partecipato ad uno dei campi estivi o a qualche altra iniziativa organizzata
da noi, a dare l'adesione al movimento come segno concreto di sostegno e
impegno per la nonviolenza organizzata.
*
Il Mir e' un piccolo movimento, gli iscritti ogni anno si aggirano tra i 150
e i 200, abbiamo un budget di circa 2.000, 2.500 euro, tutto il lavoro
organizzativo e amministrativo e' affidato a volontari; eppure le cose che
riusciamo a fare sono notevoli, anche se non sempre sufficientemente
conosciute: quelle che vorremmo fare sono poi ancora piu' grandi. Basta
vedere il sunto di quanto abbiamo fatto lo scorso anno:
- Campagna "Decennio 2001-2010 per una cultura di nonviolenza e di pace per
i bambini del mondo": una campagna promossa dall'assemblea generale delle
Nazioni Unite e che qui in Italia il Mir sostiene, in particolare la sede di
Padova. Sono stati realizzati due convegni internazionali, uno appena fatto
l'1-2 dicembre; in quell'occasione e' stato presentato il cdrom "Mattoni di
pace", strumento di ausilio per attivita' scolastiche; si sta cercando di
portare in parlamento una proposta di legge sull'educazione alla pace;
- Partecipazione alla Rete italiana di ricerca ed azione a favore della
costituzione di Corpi Civili di pace (in sigla: Ccp); insieme ad altre
associazioni abbiamo costituito questa rete che si propone lo scopo di
coordinare le azioni di interposizione nonviolenta, ma soprattutto di
spingere affinche' l'esperienza dei Corpi civili di pace costituisca una
vera alternativa agli interventi militari cosiddetti "di pace"; ne promuove
l'istituzionalizzazione prevista dalla stessa Costituzione (in fieri)
europea e da un apposito capitolo del programma di governo della attuale
maggioranza parlamentare italiana. Attualmente e' allo studio un intervento
in Israele-Palestina;
- Sostegno, tramite il coinvolgimento in "Colombia vive!" - Rete italiana di
solidarieta' alle Comunita' di pace colombiane, all'esperienza di difesa
popolare nonviolenta all'interno del conflitto colombiano. Siamo stati tra i
fondatori dell'associazione, insieme a enti pubblici, tra cui il Comune di
Narni che, insieme alla nostra sede di Roma, e' tra i principali promotori
della campagna;
- Partecipazione tra i promotori della costruenda campagna italiana contro
il riarmo atomico: in seguito alle ripetute minacce americane di intervento
militare in Iran, secondo alcune fonti con possibile uso di armi atomiche,
e' tornato d'attualita' il problema delle armi nucleari: in Italia esistono
diverse testate, dislocate in basi americane/Nato; si chiede il rispetto del
trattato di non proliferazione che comporta il ritiro di tutte le armi
atomiche dal nostro paese, ma soprattutto si vuole far prendere coscienza
alla gente del pericolo tutt'altro che remoto di uso di armi nucleari: e'
stato redatto un appello che ha gia' ottenuto piu' di mille firme; ora si
cerca di costruire una campagna per il disarmo nucleare;
- Impegno e dialogo affinche' le chiese e le grandi religioni dichiarino
l'arma atomica peccato contro Dio, l'uomo, la natura: connesso all'appello
di cui sopra, soprattutto da parte di uomini religiosi di diverse
tradizioni, si vuole fare una campagna perche' ogni tradizione religiosa
dichiari l'arma atomica male assoluto: e' una campagna in cui noi siamo
particolarmente coinvolti. Questa potrebbe, anzi dovrebbe avere risvolti
internazionali;
- campi estivi: un'attivita' che il Mir porta avanti da ormai venti anni.
Ogni anno vengono svolti 6-7 campi che coinvolgono circa cento persone in
cui si cerca di vivere concretamente la nonviolenza, unendo teoria e
pratica; ad oggi e' la piu' importante iniziativa di apertura al mondo
esterno, soprattutto giovani, in cui vengono presentati temi inerenti alla
nonviolenza; nel corso del tempo diversi campisti sono diventati a loro
volta coordinatori, e contiamo di rendere piu' stretto il legame tra gruppo
campi e resto del movimento;
- attivita' ecumeniche e dialogo interreligioso;
- contatti e progetti di scambio con la comunita' cristiana in Iraq;
- da tre anni stiamo cercando di approfondire le radici spirituali della
nonviolenza, dedicando a questo tema le ultime assemblee nazionali.
*
Direi che ce ne e' abbastanza per un movimento piccolo come il nostro.
Con un certo orgoglio posso dire che il Mir, con la sua caratteristica di
"movimento nonviolento a base spirituale" e' unico qui in Italia, e' un
elemento il cui contributo ritengo indispensabile nel panorama dell'area
pacifista nonviolenta.
Per poter continuare su questa strada abbiamo pero' bisogno dell'aiuto non
solo degli attuali soci, a cui chiediamo di confermarci l'adesione, ma anche
di nuovi.
Pertanto invito a iscriversi e a dare un contributo all'attivita' del Mir,
sia finanziario (c'e' bisogno anche di quello), sia di idee, sia di
attivita' pratiche. Chi e' vicino ad una delle sedi gia' operanti puo'
contattare quelle, altrimenti ci si puo' mettere in contatto con la
segreteria nazionale tramite gli indirizzi di seguito elencati.
Concludo ricordando che il mondo oggi ha bisogno di nonviolenza, ma questa
marcia sulle gambe dei movimenti e delle associazioni che raccolgono coloro
che ne sono persuasi: il Mir e' una di queste: aiutiamoci gli uni gli altri
ad assolvere insieme questo compito che e' insieme impegnativo e vitale.
Vi saluto con molto affetto
Paolo Candelari, presidente del Movimento internazionale della
riconciliazione
*
Sedi e recapiti in Italia del Movimento internazionale della
riconciliazione:
- Alba: Alvise e Mariachiara Alba, tel. 0173440345, e-mail:
a.alba at areacom.it
- Aosta: Andrea Asiatici, tel. 0165239942, e-mail: and.graz at hotmail.it
- Arezzo: Massimo e Daniela Vadala', tel. 0575295482
- Brescia: Centro per la nonviolenza, via Milano 65, tel. 030317474, e-mail:
mir.brescia at libero.it
- Fano: Luciano Benini, tel. 072182566, e-mail: luciano.benini at libero.it
- Gricigliana - Prato: associazione "Venti di terra", e-mail:
ventiditerra at associazioni.prato.it
- Isola delle Femmine: Francesco Lo Cascio, tel. 3200623668, e-mail:
locascio.francesco at aliceposta.it
- Padova: via Cornaro 1/a, tel. 0498075964, e-mail: mirsezpd at libero.it
- Palermo: Marco Siino e Maria Antonietta Malleo, tel. 091213752 o
091302484, e-mail: mirpa.mc at quipo.it e antoeile at libero.it
- Roma: Ilaria e Paolo Colantonio, tel. 069343715, e-mail:
paoloeilaria at aliceposta.it
- Torino: via Garibaldi 13, tel. 011532824, e-mail: mir-mn at cssr-pas.org
- Torre dei Nolfi - Sulmona: Pasquale Iannamorelli, tel. 086453309, e-mail:
qualevita3 at tele2.it
- segreteria nazionale del Mir: via Garibaldi 13, 10122 Torino, tel:
011532824, fax: 0115158000, e-mail: segreteria at miritalia.org, sito:
www.miritalia.org

4. DIRITTI. SHARON JOHNSON E ALISON BOWEN: MADRE AFGHANISTAN
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo.
Sharon Johnson e Alison Bowen sono giornaliste freelance per "WeNews".
Sedika Mojadidi e' una regista cinematografica impegnata per i diritti
umani]

Sedika Mojadidi osservava con orrore crescente, mentre la giovane donna
incinta tentava disperatamente di continuare a respirare nel reparto
maternita' dell'ospedale "Rabia Balkhi" di Kabul, Afghanistan, nell'agosto
2003. La madre quindicenne e suo marito avevano viaggiato tre giorni a dorso
di cavallo, perche' volevano che il loro primo figlio nascesse nel piu'
grande ospedale per le donne del loro paese martoriato dalla guerra. Ma
l'alta pressione sanguigna della giovane durante la gravidanza e la mancanza
di cure prenatali nel suo villaggio chiesero il loro prezzo: madre e figlio
morirono nonostante gli incessanti sforzi di medici e ostetriche.
Simili scene di disperazione sono comuni in Afghanistan, dove il 16% delle
donne muore mentre e' incinta o durante il parto: una ogni trenta minuti.
L'Afghanistan ha oggi il secondo tasso piu' alto di mortalita' materna, dopo
la Sierra Leone. In alcune aree afgane, si toccano picchi di 6.000 decessi
ogni 100.000 donne.
Dopo l'invasione guidata dagli Usa nel 2001 ed il rovesciamento del regime
talebano, centinaia di reporter corsero in Afghanistan e descrissero
entusiasticamente lo stabilirsi del nuovo governo e i piani per costruire
ospedali e scuole. Ma arrivati al 2003, la maggior parte di essi se ne erano
gia' andati; quello fu invece il momento in cui Sedika Mojadidi, regista
cinematografica, e suo padre, medico, tornarono nella natia Kabul da
Jacksonville in Florida, dove la famiglia era emigrata nel 1973. Il dottor
Qudrat Mojadidi e' un ginecologo ed ostetrico specializzato nelle gravidanze
ad alto rischio, ed era stato ingaggiato dal governo statunitense per
rimettere in sesto l'ospedale "Rabia Balkhi", incluso il reparto maternita'
che lo stesso governo aveva intitolato a Laura Bush. Sedika torno' con suo
padre per filmare "Madreterra Afghanistan", un documentario che si proponeva
di indagare la distruzione e la ricostruzione del sistema sanitario ed il
suo impatto sulle donne.
A differenza degli altri giornalisti, che si concentrano esclusivamente
sulla persistente presenza militare Usa in Afghanistan e sugli attacchi
terroristici, Sedika Mojadidi si e' impegnata a mostrare come la negazione
sistematica dei servizi di base, quali le cure prenatali, minino ogni altro
sforzo di ristabilire una convivenza civile nel paese.
*
"Io spero che il mio film dia al pubblico americano una visione piu'
realistica delle donne afgane", dice Sedika, "Negli ultimi venticinque anni
le donne afgane sono state ignorate dai media, o rappresentate solo come
vittime. Nel mio documentario vedrete che le donne non si considerano
vittime: stanno facendo tutto quel che possono per mantenere in vita se
stesse ed i loro bambini".
Per filmare la vita delle donne afgane sotto il brutale regime talebano, nel
suo primo lungometraggio del 1996 ("Kabul, Kabul"), la regista aveva
nascosto una piccola camera da presa sotto il burqa e viaggiava in
un'ambulanza per non essere fermata dalla polizia. Molti sono i fattori che
influenzano a tutt'oggi gli alti tassi di mortalita' materna, dice.
La maggioranza degli afgani sono terribilmente poveri. Il fondo delle
Nazioni Unite per lo sviluppo stima che il 70% della popolazione viva sotto
il livello di poverta' (meno di due dollari al giorno). Sebbene l'eta'
legale per il matrimonio sia fissata a 18 anni, il 57% delle fanciulle
afgane si sposa prima dei 16. Poche sono le donne che partoriscono in
condizioni di assistenza medica, perche' ci sono 1.100 cliniche e 100
ospedali per 30 milioni di afgani: il risultato e' che meta' dei decessi fra
le donne in eta' fertile sono dovuti a gravidanza e parto.
*
"Ho deciso che il miglior modo per personalizzare la crisi era fare di mio
padre uno dei personaggi principali del film, perche' lui ha dedicato la sua
vita a far nascere bambini e ad istruire medici in Afghanistan", racconta
Sedika, "Nel 2002 fu uno dei nominati per il premio Nobel per la pace, per i
suoi vent'anni di lavoro con le profughe afgane".
Il reparto maternita' "Laura Bush" non era quello che Sedika si aspettava:
"Il Dipartimento Usa per la salute ed i servizi umani lo vanta quale
meraviglia, sul suo sito web e nei comunicati stampa, ma in realta' e' un
disastro. Il controllo igienico non esiste; le partorienti mettono al mondo
i bambini sullo stesso lenzuolo di plastica, una dopo l'altra, e devono
acquistare i medicinali che servono loro da una farmacia nei pressi
dell'ospedale, perche' le attrezzature ed i farmaci che erano stati promessi
non sono mai arrivati". In effetti qualcosa gli americani hanno fatto: hanno
sconsigliato Sedika dal filmare le sale parto e hanno sottoposto lo staff
medico ad interrogatorio.
Il padre di Sedika, il dottor Mojadidi, ha compreso che non poteva fare
nulla per migliorare le condizioni dell'ospedale e dopo parecchi mesi si e'
arreso ed ha rassegnato le dimissioni. Due anni piu' tardi,
un'organizzazione non governativa afgana che dirige ospedali, scuole e
rifugi per le donne lo persuase a tornare per lavorare all'ospedale Shuhada,
una clinica rurale che pone molto l'accento su prevenzione ed informazione.
Sedika resto' li' due mesi, a filmare materiale per "Madreterra
Afghanistan".
"Ogni giorno dovevo lottare con le resistenze di mio padre ad avere intorno
la mia videocamera ma alla fine lui ed il suo staff mi davano il permesso di
filmare, perche' erano d'accordo sul fatto che mostrare in quali deplorevoli
condizioni loro lavoravano era il modo migliore di portare all'esterno la
verita' sui tassi di mortalita' materna ed infantile in Afghanistan", dice
la regista, "Girare il documentario mi ha dato nuove prospettive sulle sfide
che lui affronta nella sua professione, e ci ha fatto diventare piu'
vicini".
Le scene finali del filmato sono quadri di perseveranza e speranza. Dopo
aver aiutato a nascere un bimbo prematuro, il dottor Mojadidi mostra agli
infermieri ed agli altri medici come trattare i problemi respiratori del
piccolo, e li istruisce anche sugli ultimi metodi di curare le fistole
ostetriche e l'incontinenza urinaria che si presentano nelle madri
giovanissime dopo il parto. Il risultato e', ad esempio, che con una
delicata e difficile operazione chirurgica, essi sono stati in grado di
curare una giovane madre che era confinata nella propria casa da quattro
anni dopo aver partorito.
*
Oggi Sedika sta lavorando al progetto di un nuovo film, che si concentra su
un'altra esperienza comune in Afghanistan, ovvero i matrimoni combinati.
"Parecchi che lavorano nell'ambito dei film indipendenti mi hanno detto di
lasciar perdere, che gli americani in questo periodo sono interessati solo a
film sulla guerra in Iraq. Ma io vado avanti".
*
Per maggiori informazioni:
www.pbs.org/independentlens/motherlandafghanistan/

5. RIFLESSIONE. ETIENNE BALIBAR: QUALE EUROPA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 28 marzo 2007 riprendiamo il seguente
articolo tratto dal sito: www.lautrecampagne.org (traduzione di Federica
Giardini e Roberto Ciccarelli).
Etienne Balibar, pensatore francese, nato nel 1942, docente di filosofia
alla Sorbona, collaboratore di Althusser, ha fatto parte del Pcf uscendone
nel 1981 in opposizione alla politica del partito comunista francese iniqua
verso gli immigrati; impegnato contro il razzismo, e' uno degli
intellettuali critici piu' lucidi nella denuncia delle nuove e pervasive
forme di oppressione e sfruttamento. Tra le opere di Etienne Balibar: (con
Louis Althusser et alii), Leggere il Capitale, Feltrinelli, Milano 1971;
Sulla dittatura del proletariato, Feltrinelli, Milano 1978; Per Althusser,
Manifestolibri, Roma 1991, 2001; Le frontiere della democrazia,
Manifestolibri, Roma 1993, 1999; La filosofia di Marx, Manifestolibri, Roma
1994, 2005; Spinoza e la politica, Manifestolibri, Roma 1995; (con Immanuel
Wallerstein), Razza, nazione e classe, Edizioni Associate, Roma 1996; La
paura delle masse. Politica e filosofia prima e dopo Marx, Mimesis, Milano
2001; Spinoza, il transindividuale, Ghibli, 2002; L'Europa, l'America, la
guerra, Manifestolibri, Roma 2003; Noi, cittadini d'Europa? Le frontiere, lo
stato, il popolo, Manifestolibri, 2004; Europa cittadinanza confini.
Dialogando con Etienne Balibar, Pensa Multimedia, 2006]

Oggi piu' che mai, come disse Max Weber, non esiste altra politica che
quella mondiale. Cio' non significa che esiste un'unica politica possibile,
ma anzi che si impone una scelta tra politiche diverse, definite da diversi
obiettivi, mezzi, condizioni, ostacoli, soggetti o volonta', rischi.
L'alternativa e' il campo della politica. Il problema diventa allora: quali
sono le alternative alle forme dominanti? L'Europa puo' essere
"altermondializzatrice"? E come? Parlare di una politica necessariamente
mondiale non significa disinteressarsi alle condizioni e ai problemi delle
persone, la' dove vivono o dove la storia le ha collocate. Significa anzi
affermare che la cittadinanza locale ha per condizione una cittadinanza
mondiale attiva. Ogni scelta che orienta una politica locale in materia
economica, sociale, culturale, istituzionale implica una scelta
cosmopolitica e viceversa.
Oggi nel mondo l'Europa, nonostante alcune velleita' diplomatiche, e' priva
di qualsiasi capacita' di iniziativa. Non mancano esempi: dalla riforma
delle Nazioni Unite alla realizzazione del Protocollo di Kyoto, dalla
regolazione delle migrazioni internazionali alla risoluzione delle crisi in
Medio Oriente. Il fatto che non esista una politica mondiale europea implica
anche che non esiste - o se esiste, e' minima - una politica mondiale e
neanche una politica interna delle nazioni europee che comportino
alternative reali.
*
Rapporti di forza ereditati
Le cause di tale situazione sono da ricercare in un'evoluzione dei rapporti
di forza ereditati dalla storia e rafforzati dalla congiuntura attuale. Ma
questa evoluzione - che conferisce alla costruzione europea una funzione
puramente reattiva e semplicisticamente adattativa - non puo' spiegare
tutto. Bisogna aggiungervi la disastrosa incapacita' collettiva della
maggior parte delle popolazioni europee ad immaginare politiche alternative,
incapacita' indissociabile dall'incertezza sull'identita' politica
dell'Europa. Lo scacco del progetto di Costituzione non e' l'origine, ma uno
dei sintomi di tale incertezza.
La Francia ha una responsabilita' particolare in questa situazione: non
soltanto in qualita' di "paese fondatore", ma perche' non cessa di
alimentare l'illusione di una leadership fondata sul mito del proprio
eccezionalismo ("il paese dei diritti dell'uomo"), sui residui del dominio
coloniale o sul fantasma del gollismo e della sua "politica indipendente".
Di fatto si accontenta dei compromessi tra gli interessi delle potenze
dominanti o emergenti.
La costruzione dell'Europa come una federazione di nuovo tipo comporta, allo
stato attuale, alcune conquiste ma nessun vincolo. Il suo carattere
espansivo non deve creare illusioni. O la costruzione europea trova nuove
basi e nuovi obiettivi, oppure crollera' cancellando per molto tempo
qualsiasi possibilita' di azione politica collettiva in questa parte del
mondo.
Le forze che si oppongono al rilancio della costruzione europea - a destra
come a sinistra - sono allo stesso tempo all'interno di ogni paese (come ha
dimostrato il no franco-olandese al quale avrebbero potuto aggiungersene
molti altri se la campagna delle ratifiche fosse continuata) e all'esterno
dell'Europa (in particolare negli Stati Uniti). Ma il fattore determinante
e' cio' che si puo' definire la contraddizione al cuore del popolo europeo,
in tutte le sue dimensioni sociali e culturali, che va affrontata
energicamente con dibattiti e mobilitazioni che attraversino le frontiere.
Per farlo c'e' bisogno, se non di partiti, almeno di movimenti, di reti, di
iniziative transeuropee. L'identita' europea affronta un doppio problema. Da
una parte, deve superare la divisione interna tra Est e Ovest, che nel tempo
si sposta, si esprime in antagonismi tra regimi e sistemi (non senza
paradossi, come quando l'occidentalismo si sposta a Est sull'onda di
rivoluzioni e controrivoluzioni), ma non scompare. Dall'altra, deve farsi
arbitro tra un'Europa chiusa (quindi ristretta, ma entro quali confini?), e
un'Europa aperta (piu' che una Grande Europa, un'Europa delle frontiere che
riconosca la propria costitutiva interazione con i grandi spazi
euro-atlantico, euro-asiatico, euro-mediterraneo, euro-africano). E' a
questo livello che si pongono le questioni che sono oggi in sospeso: la
questione turca, la questione russa, la questione inglese... L'Europa dovra'
inventarsi la geometria variabile, una forma statuale ed amministrativa
inedita nella storia.
*
Potenza o mediazione?
A fronte del declino dell'egemonia americana nel mondo (relativo ma
irreversibile ed accelerato dal tentativo neoconservatore della sua
restaurazione con la forza), l'Europa deve scegliere tra due strategie che
hanno conseguenze in tutti i campi della vita politica e sociale: costituire
uno dei blocchi di potenza (Grossraum) che entreranno in competizione per
una nuova spartizione del mondo, o costituire una delle mediazioni che
tenteranno di partorire un nuovo ordine economico e politico, piu'
egualitario e decentralizzato, capace di limitare effettivamente i
conflitti, di istituire dei meccanismi di redistribuzione, di tenere in
scacco le pretese egemoniche. La prima via e' votata al fallimento (anche al
prezzo di un'evoluzione totalitaria cui potrebbe spingere il peggioramento
dell'insicurezza, di cui il terrorismo e' un aspetto). La seconda rimane
improbabile a meno di una forte coscienza collettiva e volonta' politica che
costituiscano un'opinione pubblica maggioritaria attraverso il continente.
E' comunque certo che i termini dell'alternativa non possono essere nascosti
dalle retoriche del compromesso tra burocrazie nazionali e comunitarie.
Tra il Nord, al quale essenzialmente appartiene l'Europa, e il Sud (la cui
geografia, economia e grado di integrazione statale si differenziano sempre
piu'), non c'e' solo interdipendenza, ma una vera e propria reciprocita'
nelle possibilita' di sviluppo (o di co-sviluppo). E' necessario
riconoscerlo e farne un progetto politico. Il fatto che l'Europa sia stata
il punto di partenza dell'occidentalizzazione del mondo, in forme piu' o
meno caratterizzate dal dominio ma oggi universalmente messe in discussione,
costituisce un ostacolo e un'occasione: si tratta delle due facce della
"post-colonia". E' cosi' che si potrebbe trovare l'equilibrio tra un'Europa
sicuritaria, che reprime violentemente le migrazioni che essa stessa
provoca, e un'Europa senza frontiere, aperta alle migrazioni "selvagge"
(cioe' determinate integralmente dal mercato degli strumenti umani). Questo
progetto permetterebbe di affrontare i conflitti di interessi e culture tra
europei vecchi e nuovi, "legali" e "illegali", "comunitari" e
"extracomunitari". Si tratta di una priorita' non amministrativa, dunque, ma
esistenziale.
La guerra in Libano, sullo sfondo di una ininterrotta crisi mediorientale
sul punto di trasformarsi in guerra regionale, richiede urgentemente la
creazione di uno spazio politico che includa tutti i paesi del circuito
mediterraneo, il solo in grado di fornire un'alternativa a questo "scontro
di civilta'". Riguardo alla questione israelo-palestinese, che ne
costituisce l'epicentro, non si tratta di ratificare il discorso
dell'estremismo antisionista, ma di bloccare al piu' presto e in maniera
concertata l'espansionismo israeliano e di riconoscere i diritti del popolo
palestinese. Piu' in generale, si tratta di trasformare un focolaio di
guerra e di odio etnico-religioso in un'area di cooperazione e di
negoziazione istituzionalizzata. Per ragioni evidenti, tocca all'Europa
prendere l'iniziativa e la Francia, per la sua storia comune e conflittuale
con il Maghreb, puo' giocare un ruolo particolare.
*
Cantieri decisivi
Alcuni cantieri politico-giuridici sono decisivi per
un'altermondializzazione. La regolazione democratica dei flussi migratori,
cioe' la riforma del diritto di circolazione e di residenza, ancora segnati
da logiche di sovranita' e non di reciprocita'; la sicurezza collettiva e la
responsabilita' penale degli Stati e degli individui di fronte alle istanze
sovranazionali, cioe' la riforma dell'Onu, ancora bloccata dall'eredita'
della seconda guerra mondiale e dalle logiche di potenza; il rafforzamento
delle garanzie della liberta' individuale, dei diritti delle minoranze e del
rispetto della persona, cioe' le condizioni dell'esercizio e della
legittimita' dell'ingerenza umanitaria; la creazione di istanze comuni nella
negoziazione e regolazione economica, nel controllo dell'evasione fiscale, e
riguardanti i diritti sociali, cosi' da promuovere un keynesismo su scala
mondiale; infine la priorita' del rischio ecologico rispetto agli altri
fattori di insicurezza segnalati da Kofi Annan nel discorso del Millennio.
Tali questioni non esauriscono ma mostrano la varieta' e l'interdipendenza
degli elementi e dei contenuti di una politica effettivamente mondiale. Piu'
che soluzioni, si tratta di contraddizioni ineludibili. E' necessario
trovare le chiavi di volta per un dibattito politico serio ed onesto, in
Francia e in Europa, che permetta di integrarle, precisarle e correggerle.

6. RILETTURE. EMILY BRONTE: POESIE (TRADUZIONE DI GINEVRA BOMPIANI)
Emily Bronte, Poesie, Einaudi, Torino 1971, 1982, pp. 138. Una silloge dei
versi di Emily Bronte, con testo a fronte e nella traduzione (stupenda) di
Ginevra Bompiani. Luminose epifanie: "Sera, perche' la tua luce e' cosi'
triste? / l'ultimo raggio di sole cosi' freddo? / Ssst; noi sorridiamo con
la stessa allegria, / ma il tuo cuore sta diventando vecchio".

7. RILETTURE. EMILY BRONTE: POESIE (TRADUZIONE DI ANNA LUISA ZAZO)
Emily Bronte, Poesie. Opera completa, Mondadori, Milano 1997, pp. XLVIII +
512, lire 10.000. Tutte le poesie di Emily Bronte, con testo a fronte, a
cura e nella traduzione (finissima) di Anna Luisa Zazo. Una cosi' soave
voce: "O vieni con me questa era la canzone / la luna splende nel cielo
d'autunno / e tu hai faticato e lavorato a lungo / la testa dolente e lo
sguardo stanco".

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell’uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 49 del 4 aprile 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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