La nonviolenza e' in cammino. 1070



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1070 del primo ottobre 2005

Sommario di questo numero:
1. Andrea Fiorentino: Si' al referendum per proibire il commercio delle armi
2. Appello dei missionari comboniani del Nordeste del Brasile per il si' al
referendum
3. Angelo Cifatte: Si'
4. Daniele Gallo: Si'
5. "Rete Musibrasil": Si'
6. Giuliana Sgrena presenta "Otto anni e 21 giorni" di Simona Torretta
7. Enrico Peyretti: Perdono
8. Giovanni Sarubbi: Verso la quarta giornata del dialogo cristiano-islamico
9. Un profilo di Giovanni Benzoni
10. Letture: Mariapaola Fimiani, Vanna Gessa Kurotschka, Elena Pulcini (a
cura di), Umano, post-umano
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. ANDREA FIORENTINO: SI' AL REFERENDUM PER PROIBIRE IL
COMMERCIO DELLE ARMI
[Ringraziamo Andrea Fiorentino (per contatti:
brigitte.moretti at tiscalinet.it) per questo intervento. Andrea Fiorentino e
Brigitte Moretti sono da sempre impegnati in iniziative di pace e di
solidarieta', per i diritti umani e dei popoli; sono tra i promotori
dell'esperienza degli incontri di accostamento alla nonviolenza che si
svolgono periodicamente a Narni e ad Amelia]

Ogni occasione di rallentare, se non arrestare, la diffusione delle armi va
colta decisamente con convinzione.
In ogni tempo e in ogni luogo coloro che cercano di diffondere l'uso della
violenza, o che di esso si giovano per i loro commerci, sono riusciti
facilmente a far affermare le proprie strategie, poiche' sono sufficienti
pochi facinorosi per innescare spirali di violenza difficilmente arginabili,
mentre sono sempre necessarie grandi masse per progredire con strategie che
rifiutino l'uso della violenza. A cio' si aggiunga che, analogamente a
quanto avviene per il traffico che si intensifica all'aumentare delle strade
percorribili, la violenza si accresce con la maggiore disponibilita' di
armi.
Purtroppo, chi lucra (economicamente o politicamente) su questa dinamica, fa
di tutto per indurre l'insicurezza e la paura che sono i veri moventi
dell'uso della violenza. Se sono forte, mi sento sicuro ed affronto la vita
con coraggio, che necessita' ho di ricorrere alla violenza? Questa e' anche
la chiave di lettura della strategia di chi induce all'uso della violenza:
chi sente messa in dubbio la propria supremazia (per esempio le leadership
di alcuni paesi ricchi) o teme che l'emergere di economie in forte crescita
possa inficiare il proprio predominio, se non monopolio, economico ha
interesse a mantenere livelli di incertezza e di insicurezza che gli
permettano di "condizionare" la dinamica delle reazioni di intere
popolazioni per finalizzarla al proprio tornaconto.
*
Troppo a lungo abbiamo sottovalutato queste strategie, forse anche
condizionati dalle contrapposizioni dell'epoca della guerra fredda, e troppo
poco ci siamo interrogati su quali siano state, e siano tuttora, le
conseguenze delle nostre azioni quotidiane. Le risorse delle quali
usufruiamo nei paesi "ricchi" sono il frutto di disequilibri economici e
sociali che altri pagano.
Non possiamo pensare di continuare a mantenere il nostro tenore di vita e
contemporaneamente batterci per l'affermazione dei diritti delle popolazioni
dei paesi sfruttati. Le due posizioni sono in contrasto tra loro; e se noi
ce ne rendiamo finalmente conto con grande ritardo, c'e' chi lo ha sempre
ben saputo e ha fatto di tutto perche' continuasse ad essere cosi'. Tra
questi ultimi, chi ha acquisito coscienza della disparita' di condizione
economica e sociale, ha visto in prospettiva le conseguenze di un suo
superamento, che avrebbero messo in discussione la propria condizione
economica dominante e la propria "liberta'" (falsa, perche' si giova della
"non liberta'" di altri). Penso alle affermazioni di alcuni governanti
statunitensi quando hanno detto che il tenore di vita della popolazione del
loro paese non poteva essere messo in discussione; e penso alle
multinazionali che trasferiscono le loro produzioni dove ci sono meno
diritti per i lavoratori perche' e' proprio su tale carenza che speculano
per incrementare i propri profitti.
*
Quindi avremmo tutti il dovere di compiere le nostre scelte quotidiane
tenendo in considerazione quali ne siano  le conseguenze; dovremmo rifiutare
gli acquisti di prodotti a prezzi bassi quando sono il risultato dello
sfruttamento di altri; dovremmo sforzarci di rispettare i diritti di chi ci
sta intorno consapevoli che una parte di cio' che finora abbiamo considerato
diritto e' stata in realta' abuso; dobbiamo rifiutare di accettare la logica
della violenza vincendo le nostre paure e analizzando e confutando la
propaganda di chi cerca di alimentarle.
Si puo' agire tutti i giorni attraverso i propri comportamenti e le proprie
scelte; e si puo' agire in momenti particolari, quando, come ora, si
presenta l'occasione di votare ad un referendum.
E' percio' fondamentale per i brasiliani votare si' al referendum sul
commercio delle armi leggere.

2. DAL BRASILE. APPELLO DEI MISSIONARI COMBONIANI DEL NORDESTE DEL BRASILE
PER IL SI' AL REFERENDUM
[Da padre Ermanno Allegri, direttore dell'agenzia stampa "Adital" (per
contatti: ermanno at adital.com.br) riceviamo e diffondiamo.
L'agenzia "Adital", diffondendo il documento, vi premette la seguente nota
informativa: "Mancando meno di un mese al referendum del 23 ottobre, che
decidera' sulla fine della commercializzazione delle armi da fuoco e delle
munizioni in Brasile, gli appelli in favore del disarmo si moltiplicano. Col
seguente documento manifesta pubblicamente il suo appoggio alla Campagna per
il disarmo il gruppo dei missionari comboniani del Nordeste, la zona piu'
povera del Brasile. Secondo il documento diffuso dai comboniani, insieme a
diverse altre strutture d'intervento sociale, il commercio di armi da fuoco
e di munizioni deve essere proibito nel paese. Del resto e' gia' comprovato
che, in Brasile, le armi da fuoco uccidono piu' che gli incidenti
automobilistici, l'aids o qualsiasi altra malattia o causa esterna. "Tutti
gli anni sono quasi 40.000 le persone uccise con armi da fuoco in Brasile.
E' una vera guerra civile", dice il testo dell'appello. Considerando che la
giustizia e la pace sono parti integranti della pratica evangelizzatrice di
Gesu' Cristo e dell'attivita' missionaria del loro fondatore San Daniele
Comboni, i missionari comboniani del Nordest e le strutture che con loro
collaborano, difendono l'immediato disarmo e la fine della vendita di armi e
munizioni, in quanto credono che queste non garantiscono e non creano
giustizia, sicurezza e prosperita' al Brasile".
Ermanno Allegri e' direttore di "Adital", Agenzia d'informazione "Frei Tito"
per l'America Latina, tel. 8532579804, fax: 8534725434, cellulare:
8599692314, sito: www.adital.com.br ; "sacerdote bolzanino da trent'anni in
Brasile, gia' segretario nazionale della Commissione Pastorale della Terra e
ora direttore di un'agenzia continentale (Adital, sito: www.adital.com.br),
nata come strumento per portare all'attenzone della grande informazione
latinoamericana i temi delle comunita' di base e l'impegno contro la
poverta'. Allegri e' stato chiamato a contribuire al coordinamento delle
azioni di sensibilizzazione in vista del referendum che si terra' in Brasile
alla fine di ottobre che ha come tema la messa al bando del commercio delle
armi da fuoco che in tutta l'America Latina costituisce un rilevante fattore
di violenza (omicidi, rapine, ecc.). E' una battaglia civile e di diritto
importantissima per tutto il Brasile, ma anche per il movimento per la pace
di tutto il mondo. La posta in gioco e' grande ma i poteri che contano (le
multinazionali delle armi) sono gia' all'opera per vincere, mettendo in
campo enormi fondi. Allegri chiede che questo tema venga messo nell'agenda
anche del movimento per la pace italiano e chiede anche un aiuto finanziario
per coordinare da qui a ottobre l'attivita' di sensibilizzazione di Adital"
(Francesco Comina)]

La domanda del referendum e': "Il commercio delle armi da fuoco e delle
munizioni deve essere proibito in Brasile?".
Si'. Il commercio di armi da fuoco e di munizioni deve essere proibito in
Brasile. Subito. Per questo votiamo si' al referendum.
E' dimostrato che in Brasile le armi da fuoco uccidono piu' degli incidenti
automobilistici, l'aids o qualsiasi altra malattia o causa esterna. Tutti
gli anni sono quasi 40.000 le persone uccise con armi da fuoco in Brasile.
E' una vera guerra civile.
Il 23 ottobre avremo l'opportunita' di dire in che tipo di societa' vogliamo
vivere. E' un'opportunita' unica per appoggiare e valorizzare il referendum
come un importante strumento di partecipazione e decisione popolare.
Quindi, i missionari comboniani del Nordest e le strutture che con loro
collaborano, considerando che la giustizia e la pace sono parti integranti
della pratica evangelizzatrice di Gesu' Cristo e dell'attivita' missionaria
del loro fondatore San Daniele Comboni, difendono l'immediato disarmo e la
fine della vendita di armi e munizioni, perche' credono che non sono le armi
che garantiscono e creano giustizia, sicurezza e prosperita' nel nostro
Paese.
Difendendo il disarmo vogliamo collaborare con tutti quelli che vogliono
costruire una nuova cultura di pace, di dialogo e di rispetto
dell'integrita' fisica e morale delle persone in Brasile.
Per la fine della violenza istituzionale, della corruzione e dei sistemi
economici e politici che alimentano le fabbriche della morte, diciamo si'
alla vita e alla pace. Votiamo si' al referendum.
*
Missionari comboniani del Nordeste del Brasile; Associazione "Carlo
Ubbiali"; Centro di sostegno alla famiglia, Caf; Centro dei giovani per la
pace, Cejupaz; Centro per la difesa della vita e dei diritti umani di
Acailandia;  Centro per la difesa della vita e dei diritti umani "Oscar
Romero";  Centro per la difesa della vita e dei diritti umani "Herbert de
Souza"; Centro Pastoral Afro "padre Heitor Frisotti", Cenpah; Centro Afro di
promozione e difesa della vita "padre Ezequiel Ramin", Capdever; Fondazioen
Casa della gioventu' San Daniele Comboni;; Istituto Ekos per l'equita' e la
giustizia; Movimento di salute mentale comunitaria del Bom Jardim; Progetto
Educativo "Maos Dadas".
*
Per contatti: combo.ne at terra.com.br, cejupaz at veloxmail.com.br

3. 23 OTTOBRE. ANGELO CIFATTE. SI'
[Ringraziamo Angelo Cifatte (per contatti: angelocifatte at fastwebnet.it) per
questo intervento. Angelo Cifatte, costruttore di pace, amico della
nonviolenza, fa parte della Tavola della pace ed e' impegnato da sempre in
molte attivita' ed esperienze di pace, di solidarieta', per la giustizia e i
diritti]

Da anni ormai le nostre citta' sono impegnate a promuovere e vivere una
esperienza di "mondialita'" nelle proprie azioni di pace. Genova e' tra
queste, dopo aver vissuto l'esperienza del G8 del luglio 2001, in cui ha
davvero verificato quanto si debba operare localmente e pensare globalmente.
Cio' che fatica ad affermarsi, anche per l'obiettiva crisi economica e per
le colpe dei nostri governanti centrali, e' il passaggio alla quotidianita'
dell'impegno, che consenta e sviluppi iniziative di consolidamento degli
scambi e dei rapporti, anche attraverso una dignitosa cooperazione
internazionale.
*
Il referendum brasiliano rappresenta, per noi tra i produttori di armi, uno
scatto di genialita', un pungolo per la sensibilita' nostra e del mondo, che
non puo' non essere vissuto come un momento di riflessione e di
autocoscienza generale.
*
Speriamo che anche quanto abbiamo diffuso anche in termini di "ordini del
giorno" di solidarieta' presso i nostri enti locali contribuisca a dare un
segnale di attenzione e di gemellaggio con le pratiche democratiche di
liberazione operanti laggiu', in una terra verso cui l'Italia, passando da
Genova, trasferi' migliaia e migliaia di essere umani, certamente sensibili
ad una  vita pacifica e nonviolenta, obiettivo centrale del referendum.

4. 23 OTTOBRE. DANIELE GALLO: SI'
[Ringraziamo Daniele Gallo (per contatti: redazione at viator.it) per questo
intervento. Daniele Gallo e' il direttore della bella rivista "Viator",
mensile cristiano della pace, della solidarieta', del dialogo e dei diritti
umani]

Attorno al tredicesimo secolo l'invenzione della polvere da sparo fu
salutata con entusiasmo ed apprezzata in tutta la sua forza rivoluzionaria.
Infatti, da quel momento, non avrebbe piu' vinto soltanto il piu' forte sul
piano fisico, ma quello piu' ricco, capace di riempire di piu' e meglio
arsenali e santabarbare. Insomma, non siamo messi bene: la supremazia spetta
al piu' forte o al piu' ricco. Comunque la giri chi si afferma cosi' non mi
piace: puzza di violenza, aggressivita', prevaricazione. Piu' di sette
secoli di finto progresso hanno ovviamente complicato le cose, e oggi chi
possiede un'arma, magari con il grossolano equivoco del diritto alla propria
difesa, e' considerato con benevolenza se non addirittura con riguardo.
*
E cosi' siamo arrivati all'abiezione di dover contare nel mondo circa 640
milioni di armi leggere ed un morto ammazzato ogni minuto a causa della
violenza armata. E piu' ci sono armi, piu' ci sono morti.
Chi ha un'arma in casa ha il 57% in piu' di possibilita' di essere
assassinato rispetto a chi non ne ha. E' un'equazione rigida, ovvia,
elementare.
Come quella che vede gli Usa al primo posto per numero di reati commessi,
nonostante in quasi tutti i suoi Stati esista ancora la vergogna della pena
di morte.
Sembrano automatismi di facile comprensione ma sono troppo difficili per gli
intorpiditi cervelli dei decisori ammaliati dalla potenziale forza
corruttiva dei fabbricanti d'armi.
*
Per questo deve essere la gente a trovare la forza di mandare all'aria
questa logica di morte e mostrarne gli evidentissimi danni; e per questo il
referendum sulla proibizione del commercio delle armi da fuoco indetto in
Brasile per il prossimo 23 ottobre, primo esempio nel mondo, deve tracciare
una linea di demarcazione tra un prima e un dopo, costituendo un etico
volano per l'intera umanita'.
E' tempo di mobilitare tutte le persone di buona volonta' perche' la
scintilla brasiliana possa essere accesa in tutti i paesi del globo. Oltre
al risparmio di tante vite umane, si aumenterebbe il livello di non
conflittualita' generale e la possibilita' di ripristinare una migliore
armonia nelle relazioni interpersonali.

5. 23 OTTOBRE. "RETE MUSIBRASIL": SI'
[Ringraziamo la "Rete Musibrasil" (per contatti: Associazione culturale Rete
Musibrasil, via Roosevelt 11, 22100 Como, tel. e fax: 031300394, casella
postale 420, 22100 Como, e-mail: redazione at musibrasil.net, sito:
http://musibrasil.net) per questo intervento]

"Musibrasil" dice si' al disarmo civile. E si schiera per il divieto al
commercio di armi da fuoco e munizioni in vista del referendum su questo
tema che si terra' in Brasile. Chiedendo ai propri iscritti, soci e lettori
di sottoscrivere un appello che il 23 ottobre prossimo, giorno della
consultazione, inviera' ai seguenti soggetti istituzionali:
- Ambasciata del Brasile in Italia,
- Ambasciata italiana in Brasile,
- Presidenza della Repubblica del Brasile;
- Presidenza della Repubblica Italiana;
- Ministero della Giustizia;
- Ministero della Salute;
e ai piu' importanti referenti istituzionali e della societ' civile
brasiliani particolarmente impegnati nella campagna per il disarmo.
*
Qui di seguito il testo dell'appello che vi chiediamo di sottoscrivere
inviando un semplice messaggio a questo indirizzo e-mail:
si_al_disarmo at musibrasil.net
A tutela della vostra privacy vi garantiamo riservatezza sul vostro
indirizzo e-mail: invieremo soltanto nome, cognome e citta', che vi
preghiamo di indicare.
*
Premesso che
- il Brasile e' un paese in cui sono in circolazione piu' di 17 milioni di
armi da fuoco, di cui soltanto il 10% appartengono alle forze armate e alle
forze di polizia, mentre il resto e' nelle mani di civili;
- ogni giorno in Brasile circa cento persone muoiono uccise da armi da
fuoco;
- nel 2003 39.325 persone in Brasile sono morte uccise da armi da fuoco;
- le istituzioni brasiliane hanno promosso una campagna di disarmo
volontario attraverso cui e' stato chiesto ai cittadini in possesso di armi
di consegnarle alle autorita' affinche' venissero distrutte;
- nel 2004, grazie a questa campagna di disarmo, piu' di 450.000 armi da
fuoco sono state tolte dalla circolazione, e per la prima volta in 13 anni
il numero dei morti uccisi da armi da fuoco in Brasile e' diminuito:
rispetto ai dati del 2003 nel 2004 sono state salvate 3.234 vite umane;
- il 23 ottobre 2005 si svolgera' in Brasile il primo referendum nella
storia di quel Paese, referendum in cui ai cittadini sara' posto il quesito:
"Il commercio di armi da fuoco e munizioni deve essere proibito in
Brasile?";
l'associazione culturale "Rete Musibrasil", editrice del portale
"Musibrasil" (www.musibrasil.net) e della omonima lista di discussione
(it.groups.yahoo.com/group/musibrasil.net)
- esprime solidarieta' all'impegno delle istituzioni e della societa' civile
del Brasile per ridurre il numero delle vittime di uccisioni da armi da
fuoco;
- esprime apprezzamento per la scelta di civilta' di chiedere ai cittadini
di disarmarsi volontariamente e di decidere democraticamente ed
umanitariamente di salvare quante piu' vite umane sia possibile;
- sollecita che l'esempio brasiliano si estenda quanto piu' possibile, e che
anche altri paesi ed altre popolazioni scelgano la via del disarmo e del
rispetto per la vita umana;
- auspica che l'intera umanita' abbia un futuro di pace e convivenza, ed a
tal fine si impegna a promuovere la cultura della pace, del dialogo, della
solidarieta', della legalita', del disarmo, della nonviolenza;
- esprime un convinto e coerente "si'" alla difesa della vita di ogni essere
umano, alla pace tra le persone e tra i popoli, alla sicurezza di tutti nel
rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, alla legalita', al
disarmo della societa', alla civile convivenza.
*
Ci auguriamo che molti di voi partecipino a questa importante iniziativa,
che contribuira' a mettere fine a un massacro che in Brasile costa la vita a
quarantamila persone ogni anno.

6. TESTIMONIANZE. GIULIANA SGRENA PRESENTA "OTTO ANNI E 21 GIORNI" DI SIMONA
TORRETTA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 28 settembre 2005.
Giuliana Sgrena, giornalista, intellettuale e militante femminista e
pacifista tra le piu' prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane
dei paesi e delle culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande
importanza, e' stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe,
durante la fase piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A
Baghdad e' stata rapita il 4 febbraio 2005; e' stata liberata il 4 marzo,
sopravvivendo anche alla sparatoria contro l'auto dei servizi italiana in
cui viaggiava ormai liberata, sparatoria in cui e' stato ucciso il suo
liberatore Nicola Calipari. Opere di Giuliana Sgrena: (a cura di), La
schiavitu' del velo, Manifestolibri, Roma 1995, 1999; Kahina contro i
califfi, Datanews, Roma 1997; Alla scuola dei taleban, Manifestolibri, Roma
2002; Il fronte Iraq, Manifestolibri, Roma 2004.
Simona Torretta e Simona Pari sono "le due Simone", volontarie
dell'associazione umanitaria "Un ponte per..." a Baghdad, rapite e poi
liberate nel 2004]

Esattamente un anno fa, il 28 settembre, venivano liberati a Baghdad, dopo
ventuno giorni di prigionia nelle mani dei mujahidin, Simona Torretta,
Simona Pari, Manhaz e Raad. E' difficile uscire dall'incubo della prigionia,
ma anche dal personaggio dell'ostaggio, soprattutto se, come accade, e' una
etichetta che ti resta appiccicata addosso. Dunque, scrivere per ricordare,
ma anche per dimenticare.
Non e' facile superare l'ostacolo del rifiuto di tutto quello che ricorda
questo passato. Ma c'e' anche la curiosita' di sapere come gli altri, o le
altre, hanno superato la tua stessa esperienza, soprattutto se si tratta di
persone conosciute e frequentate, come Simona Torretta e Simona Pari. Ne
avevamo parlato al mio ritorno, anche con Raad e Manhaz - i due ostaggi
iracheni -, ma quando un'esperienza e' raccolta in un libro ti permette di s
crutare piu' a fondo e senza lo scrupolo di sollecitare dolorosi ricordi. E
cosi' nel libro di Simona Torretta - Otto anni e 21 giorni, edito da
Rizzoli, 190 pagine, euro 11 -, ho trovato molte risposte alle mie
curiosita'. Soprattutto ho scoperto che le nostre reazioni alla prigionia
sono state esattamente speculari. Forse perche' diversi erano i
sequestratori o diverse le nostre esperienze.
Il libro di Simona Torretta non e' soltanto un racconto del sequestro:
ventuno giorni di sofferenza, di angoscia, di paura di morire, di preghiera.
Anzi. La maggior parte delle pagine e' invece dedicata agli otto anni del
lavoro come cooperante di "Un ponte per..." in un paese dilaniato dalla
prima guerra del Golfo, dai tredici anni di embargo, fino ad arrivare alla
nuova guerra, all'occupazione e al sequestro.
Simona racconta la sua vita quotidiana tra i lavoratori umanitari, non
soltanto stranieri ma soprattutto iracheni. E da questa quotidianita'
emergono figure che diventano punti di riferimento, indispensabili per
sopravvivere in una situazione cosi' difficile, ai tempi di Saddam - quando
"Un ponte per..." era l'unica organizzazione non governativa italiana
presente in Iraq - soprattutto per i problemi di burocrazia, per i controlli
del regime dittatoriale. E poi, durante la guerra e l'occupazione, per i
problemi di sicurezza. Persone, descritte quasi con intimita', la cui storia
permette di avvicinarsi alla realta' irachena e di scoprire aspetti spesso
ignorati dai visitatori troppo frettolosi.
A colpire e' la semplicita' del racconto, la spontaneita', la mancanza di
tesi precostituite, a parte, ovviamente, la decisa opposizione alla guerra.
Leggendo questo libro mi e' sembrato quasi di entrare dentro la villetta che
ospitava "Un ponte per...", l'Ics e Intersos, nel centro di Baghdad, dove
sono stata tante volte, per avere informazioni o per risolvere i miei
problemi quotidiani oppure soltanto per trovare conforto tra amici. Dove,
purtroppo, ne' io ne' loro potremo tornare, almeno finche' la situazione
resta quella descritta da Simona Torretta nel suo Otto anni e 21 giorni.
Perche' ora non si tratta piu' solo di far fronte ai bombardamenti ma a un
nemico invisibile, che si nasconde ovunque. Un pericolo incalcolabile: ti
puo' colpire un marine per una manovra sbagliata durante un ingorgo o puoi
essere rapita, persino dentro casa.

7. RIFLESSIONE. ENRICO PEYRETTI: PERDONO
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questo
intervento. Enrico Peyretti (1935) e' uno dei principali collaboratori di
questo foglio, ed uno dei maestri piu' nitidi della cultura e dell'impegno
di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha
fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il
foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel
Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian
Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro
Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo
comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione
col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento
Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora
a varie prestigiose riviste. Tra le sue opere: (a cura di), Al di la' del
"non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto
il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la
guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei
Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; e' disponibile nella rete telematica la
sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia
storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente
edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il
principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha
curato la traduzione italiana), e una recente edizione aggiornata e' nei nn.
791-792 di questo notiziario; vari suoi interventi sono anche nei siti:
www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu' ampia
bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731 del 15
novembre 2003 di questo notiziario]

Nell'occasione della morte di Wiesenthal e' ricomparso, per esempio da
Giorgio Bocca ("la Repubblica", 21 settembre 2005), il tema del perdono. Il
discorso sul perdono e' infinito, perche' tocca l'infimo, il nulla
nullificante, e l'Infinito.
Solo una briciola: l'alternativa al perdono e' la condanna inamovibile.
"Fare giustizia non significa punire bensi' risanare", Desmond Tutu (Non
c'e' futuro senza perdono, Feltrinelli, Milano 2001, pp. 119-20).
La condanna non guarisce nulla, aggrava il male. Ogni contrappasso ed
espiazione imposta sono illusione, falsa cura che peggiora il male. E'
legittima la difesa misurata, ma la pena e' vendetta. La vicenda
sudafricana, pur nel suo limite, e' una rivoluzione storico-morale
grandissima, epocale.
La vera espiazione della colpa e' chiedere perdono: la pura poverta' del
chiedere di essere liberato (dalla colpa, assolutamente prima che dalla
pena!) e' la sola che libera dall'aver inflitto violenza ad altri, con atto
di superba signoria.
Questa liberazione puo' venire nello spirito anche se il perdono e' negato.
Ma, per lo piu', se non c'e' perdono resta l'offesa, che e' un seme marcio,
nell'offeso, che si fa offensore, e resta la colpa ribadita, altro seme
marcio, nel primo offensore, che diventa disperato.
Comandando di perdonare infinitamente - settanta volte sette, perche' il
perdono ha a che fare con l'Infinito - l'evangelo da' all'uomo (ad ogni
uomo, non a ministri sacri) la divina possibilita' di perdonare, che e'
bestemmia per chi non crede in Dio ma nel solo potere religioso.
L'idea che non si puo' perdonare per conto di altri che io rappresento
(Giovanni Bachelet che perdona gli assassini di suo padre, e cambia
effettivamente il loro cuore: e' documentato), vicini e legati a me, come
famiglia, come popolo, e' idea meschina. Riduce in termini giuridici e
calcolati l'infinita' del perdono. Restituisce a Dio, con una scusa da poco,
il compito che Dio ci ha dato. Desmond Tutu critica questa idea (anche di
Wiesenthal) dicendo che rappresenta una visione angustamente atomistica
della comunita' e del rapporto passato-presente, atomismo che non facciamo
affatto valere sotto altri aspetti comodi (pp. 203-207).

8. INIZIATIVE. GIOVANNI SARUBBI: VERSO LA QUARTA GIORNATA DEL DIALOGO
CRISTIANO-ISLAMICO
[Da Giovanni Sarubbi (per contatti: e-mail: gsarubb at tin.it, sito:
www.ildialogo.org) riceviamo e volentieri diffondiamo. Giovanni Sarubbi,
amico della nonviolenza, promotore del dialogo interreligioso, giornalista,
saggista, editore, dirige l'eccellente rivista e sito de "Il dialogo"]

Cari amici, care amiche,
vi scrivo per fare con voi il punto sulla quarta giornata del dialogo
cristianoislamico del 28 ottobre prossimo.
Come saprete, il 4 ottobre iniziera' il ramadan. Negli scorsi anni in tale
occasione abbiamo inviato ai musulmani italiani i nostri auguri. Faremo
altrettanto anche quest'anno e gli auguri sono proprio necessari, vista
l'aria che tira.
Voglio fornirvi alcuni riscontri sull'andamento della campagna per darvi la
sensazione di quali potenzialita' ci sono. Nei primi 25 giorni di settembre
la pagina del dialogo cristianoislamico del nostro sito ha avuto all'incirca
mille visite ed e' la piu' visitata del sito. Circa cinqucento persone hanno
scaricato il materiale disponibile per la giornata (locandina, numeri
speciali, comunicati, ecc.). Sono pero' ancora poche le notizie degli
appuntamenti che concretamente verrano realizzati.
Vi chiediamo cosi' di sollecitare i vostri corrispondenti per inviare al
nostro sito gli appuntamenti programmati, perche' questo favorisce il
moltiplicarsi degli annunci anche da parte di altre realta'.
Ci auguriamo che possa esserci una svolta a partire dal prossimo comunicato
stampa che faremo in previsione dell'inizio del ramadan.
Vi invitiamo a volerci fornire al piu' presto le notizie in vostro possesso
per poterle segnalare come stimolo per ulteriori iniziative.
Vi invitiamo anche a rafforzare i contatti con le comunita' islamiche che
attualmente sono tutte chiuse al proprio interno a causa della crescente
islamofobia.
In attesa di un vostro riscontro e ringraziandovi per l'attenzione e per
quanto farete per sollecitare tutti i vostri corrispondenti nello sviluppo
di iniziative, vi porgo cordiali saluti di pace.

9. RITRATTI. UN PROFILO DI GIOVANNI BENZONI
[Ringraziamo Giovanni Benzoni (per contatti: gbenzoni at tin.it) per averci
messo a disposizione questa sua notizia autobiografica, sapida ed a tratti
anche garbatamente autoironica, realizzata come curruculum vitae da
presentare a un'istituzione nel 2004]

Giovanni Battista Benzoni  nasce qualche giorno prima della Liberazione, il
4 aprile del  1945 a Belluno, citta' medaglia d'oro della Resistenza.
Con la famiglia si trasferisce a Venezia nel 1955 dove frequenta la  quinta
elementare e fonda il suo primo giornale "la satura", cui due anni dopo
seguira', in seconda media, "l'amico" ed in quarta ginnasio "la battaglia".
I primi due resteranno numeri unici mentre il terzo uscira' in cinque
numeri. Iscritto all'Azione Cattolica come fiamma bianca, resta  nella Giac
parrocchiale sino a quando si iscrive, nel 1964, alla Fuci. Nello stesso
primo anno di permanenza a Venezia prova un'enorme soddisfazione nel vedere
un suo piccolo dipinto premiato dai Magazzini Standa, le sue ambizioni
pittoriche trovano una decisiva battuta d'arresto quando nel 1960, una sua
grande opera viene respinta al mittente dalla giuria del premio nazionale
per giovani artisti del Centro san Fedele di Milano.
Durante gli anni del ginnasio e del liceo partecipa ai Gruppi studenti medi
di Venezia (movimento cattolico di cui diventa responsabile) e collabora a
"il Filerete minore", rivista studentesca promosso dal movimento; fa per un
certo periodo il foglio  parrocchiale "la voce di san Felice" e collabora
saltuariamente a "la voce di san Marco", settimanale della diocesi di
Venezia. Durante gli anni del liceo organizza la colonia estiva per bambini
bisognosi intitolata salus ed caritas; la celebrazione quotidiana di Lodi
nella chiesa di santa Caterina; promuove manifestazioni in difesa dei valori
della Resistenza (nel '60 e '61); una manifestazione cittadina contro la
bomba atomica; una lettera, sottoscritta dagli studenti veneziani, ai
potenti della terra per fermare il riarmo nucleare. Durante l'estate del
1963, ha una esperienza di lavoro in una fabbrica metallurgica di
Norimberga, perche' fortemente sollecitato dalla lettura di Diario Nero  di
Carlo Chiovato (Locusta editrice). Alla fine della terza liceo, con il
saggio Un posto nella resistenza (la testimonianza di Angelo Coatto) e'
primo classificato al premio nazionale  indetto dal  Centro Puecher di
Milano (il testo che resta dattiloscritto viene ampiamente utilizzato anche
se con modesta citazione da Silvio Tramontin).
Iscritto a lettere e filosofia a Padova dove si laurea nel giugno del '70
conseguendo la lode con una tesi in Storia del Cristianesimo su L'atto di
fede in George Tyrrell.
Dal 1965 al '67 e' presidente diocesano della Fuci, di cui viene nominato
presidente nazionale nel '67. in questo periodo ('67-'70) La Fuci vive
profondamente ed in modo originale la doppia crisi, dell'universita' e della
chiesa, oltre che essere dentro i fermenti piu' vivi dei movimenti di
liberazione e del movimento studentesco, come appare con tutta evidenza
dalle annate di "ricerca", il quindicinale della federazione, di cui e'
direttore responsabile. In tale ruolo collabora intensamente al
quindicinale: numerosi gli articoli, le note e segnalazioni sulla pace; i
dibattiti, gli incontri e i convegni su violenza e pace cui partecipa e/o
promuove sono a getto continuo, tanto che presso l'Ave editrice viene
promossa una piccola collana su bibbia e pace.  Collabora - anche per il
ruolo istituzionale svolto - a tutte le riviste dell'Aci e a "l'avvenire
d'Italia". Di fronte alla scelta di liquidare l'esperienza della direzione
di La Valle e Pratesi cerca in tutti i modi di rendere positivamente
evidente il dissenso della Fuci. Questo periodo di storia della Fuci e'
particolarmente studiato proprio perche' troppo spesso mal sopportato e/o
rimosso dalla tradizione ufficiale: le tesi di laurea sono numerose a
partire da quella di Nicoletta Silvestri discussa nell'anno
accademico.1993-'94 nel corso di laurea in lettere moderne all'universita'
di Firenze (relatore Paul Ginsborg), Dal collateralismo al dissenso:
percorsi culturali e politici della Federazione Universitaria Cattolica
Italiana dal 1950 al 1968.
La riforma dello Statuto dell'Azione Cattolica, logica conseguenza della
scelta religiosa, voluta con determinazione dal Presidente dell'Aci Vittorio
Bachelet, lo vede partecipe ed attivo come e' documentato ne Lo Statuto
della nuova Azione Cattolica, a cura di Mario Casella, Edizione Civitas,
Roma 1990. Una sobria ricostruzioni dei temi di fondo si trova pure nelle
pagine dello scrivente "'Scelta religiosa' e impegno socio-politico", in Aa.
Vv., Fede, cultura, societa'. Vivere la "scelta religiosa", Edizioni
Studium, Roma 1996.
Dal 1970 al 1973 fonda e dirige, a Modena, il Centro studi religiosi della
Fondazione collegio san Carlo; vi promuove numerosissimi cicli di incontro
cui prendono parte i piu' qualificati esponenti della cultura italiana da
Balducci a Fortini, testimoniati da una fortunata serie di fascicoli (oltre
50 titoli in tre anni); avvia la ricerca su Potere e cristianesimo di cui
redige le tesi di impianto teorico.
Dal 1970 gode di uno spezzone di quattro ore nella scuola media statale
Vivarini di Murano e poi, dal 1973, e' all'Istituto tecnico commerciale
statale Paolo Sarpi di Venezia, istituto nel quale conclude il suo lavoro di
insegnante il primo settembre 2004: giorno dell'inizio della vita da
pensionato. E' parte della Segreteria tecnica dei delegati dei corsi e delle
scuole della provincia di Venezia che propugna l'egualitarismo nei corsi
abilitanti speciali e che produce L'Antioscar del corsista con inequivocabil
e riferimento al ministro della Pubblica Istruzione Oscar Luigi Scalfaro.
Dal 1970, rientrato a Venezia, partecipa attivamente alla vita politica e
sindacale cittadina ne "il manifesto" e nella Cgil, in particolare nel
sindacato scuola del cui direttivo per molti anni fa parte sempre per la
componente "condannata ad essere di minoranza" a livello dirigente.
Nel 1974 fonda con Wladimiro Dorigo, Paola Gagliardi, Giandomenico
Romanelli, Guido Rossi, Andrea Grandese e altri la Arsenale cooperativa
editrice di cui e' l'animatore sino alla sua trasformazione in societa'
nell'82. Redige parti consistenti dei primi tre numeri di "Materiali Veneti"
(tra cui una analisi de "il gazzettino" intitolata "la bottega del consenso"
con lo pseudonimo Giovanni Barbaro cui e' particolarmente affezionato). Nel
1977 promuove con Salvatore Scaglione la cooperativa "l'informazione locale"
che raccoglie oltre 300 sottoscrittori e che nei progetti avrebbe dovuto
editare un quotidiano esclusivamente locale: "la citta', quotidiano di
informazione locale": ne esce un solo numero, il 22 aprile 1978. Con
Salvatore Scaglione realizza un numero di "Materiali Veneti" intitolato
Dossier Comune in cui vengono analizzati i cinque anni di governo della
giunta di sinistra di Rigo-Pellicani.
In precedenza ancorche' con la sola cura di Salvatore Scaglione si era
impegnato a fondo nel primo referendum contro la divisione di Venezia Mestre
(cfr. Dossier referendum Venezia Mestre, Arsenale cooperativa Editrice,
Venezia 1979).
Nel 1980 eletto consigliere comunale come indipendente nelle liste del Pci
e' assessore al decentramento cui nel tempo aggiunge anche la delega,
meritata sul campo, alla protezione civile. In questo periodo collabora
saltuariamente a "l'Unita'" e al "manifesto" con interventi dedicati alla
cultura della pace, con particolare attenzione alla obiezione fiscale alle
spese militari, alla questione dei missili, ai movimenti pacifisti. Usa del
ruolo istituzionale per favorire nella citta' di Venezia ogni iniziativa
capace di mobilitare e di far pensare in ordine alla pace. E in tale
prospettiva  grazie ai contatti con l'Issodarco e con gli esponenti italiani
del Sipri (Francesco Calogero e Carlo Schaerf) accarezza l'idea di una
fondazione sulla pace a Venezia ed avvia i primi fattivi contatti con
Provincia e Regione trovando interesse nel consigliere provinciale Mario
Nordio e nel vicepresidente della Regione Veneto Marino Cortese. Ma il
progetto trovera' il primo concreto riferimento di legge solo nell'89 quando
il Consiglio regionale vara la prima legge sulla cultura di pace e solo nel
'96 si avra' l'atto costitutivo della Fondazione denominata appunto Venezia
per la ricerca sulla pace.
Alla fine degli anni '70 partecipa alla rifondazione della sezione veneziana
della Lega per i diritto e la liberazione dei popoli, mentre all'inizio
degli anni '80 fa parte del gruppo promotore del manifesto degli
intellettuali veneti per una cultura di pace, partecipa con don Germano
Pattaro a numerosi incontri e alle fasi iniziali del movimento dei "beati i
costruttori di pace" (cfr. "Beati i costruttori di pace", a cura di Albino
Bizzotto, edizioni messaggero, Padova 1986). Di qui la cura del quaderno n.
4 del Centro di studi teologici Germano Pattaro, Per una bibliografia degli
scritti di don Germano Pattaro. Un primo censimento, Venezia 1989. In tale
contesto opera e scrive secondo le possibilita' e le necessita' su ogni tipo
di foglio, dal bollettino ciclostilato del Meic di Venezia al "Gazzettino"
e" Gente Veneta". Ha un rapporto di collaborazione con "la Nuova" di
Lamberto Sechi. E' da sempre uno dei collaboratori della rivista mestrina
"Esodo" dove per anni ha tenuto alcune rubriche tra cui "Chiese di carta".
Dal 1983 sino al 1989 collabora come opinionista e recensore di libri sulla
pace all'"Alto Adige" di Bolzano diretto da Luciano Ceschia che nell'89 si
dimette per candidarsi alle europee nelle liste del Pci. Ne  cura la
campagna elettorale sulle questioni pace e cattolici, ma Ceschia non diventa
parlamentare europeo.
Nell'87 dirige con Salvatore Scaglione un supplemento mensile su "il
manifesto" intitolato "le citta'" volto a documentare le trasformazioni e i
punti irrisolti di una vita cittadina a misura d'uomo. Fa parte  del
direttivo dell'Istituto Gramsci di cui come editore pubblica una collana in
cui appare Della guerra, Venezia 1982. Per detto Istituto tra l'altro
promuove e cura il convegno tenutosi a Valdagno nel 1988 a 25 anni dalla
Pacem in terris con relazioni tra gli altri di Eduardo Benvenuto e Raniero
La Valle. Fa parte pure del gruppo Idee per Venezia che indica alcuni
pensieri nuovi sul destino di Venezia (cfr. Idee per Venezia, quaderno della
Fondazione Istituto Gramsci Veneto, n. 3-4, Venezia 1988).
Nell'85 e' eletto consigliere di quartiere - sempre come indipendente nelle
liste del Pci -a Cannaregio, mentre e' il secondo dei non eletti per il
Consiglio regionale. Nel '92 e' tra i non eletti per la Rete alla Camera dei
deputati e cosi' pure sara' nel '93 per il consiglio comunale di Venezia
sempre nella Rete, e nel '97 nella lista Verdi - citta' nuova.
Per tutti gli anni '80 e' tra i componenti piu' attivi della sinistra
indipendente e assieme a Elio Veltri in Lombardia e a Angelo Tartaglia e
Adriano Andruetto in Piemonte costituisce una sorta di coordinamento che
produce un piccolo foglio; dal '91 al '94 e' garante regionale della Rete e
successivamente continua ad essere "indipendente".
Nei primi anni '90 anima due comitati che concorrono a significative e
positive scelte rispetto alla insipienza progettuale che sembra avere la
meglio in citta': il Comitato NoExpo  e il Comitato Pera ( per un trasporto
compatibile e contro la  metropolitana a Venezia ed in laguna). Si dedica
pure all'animazione culturale della pastorale universitaria, ed organizza
vari cicli di incontri soprattutto nel collegio universitario  di santa
Fosca. Con il  Gruppo di lettura di "Servitium" realizza presentazioni di
libri e cicli affollati di dibattiti sui principali temi di una
spiritualita' di pace.
Collabora al settimanale "Segnosette". Fa parte dei cento promotori della
libera informazione e partecipa alla fondazione del settimanale
"Avvenimenti" e fonda il club Altritalia di Venezia. E' amministratore della
Libera informazione editrice, societa' ad azionariato popolare proprietaria
della testata "Avvenimenti" e successivamente anche  del quotidiano "Ultime
notizie". Collabora con rubriche ("in bozze" e "osservatorio Nordest");
scrive, con Salvatore Scaglione, centinaia di servizi ed inchieste; sempre
con Salvatore Scaglione cura il dizionario del Medio oriente, cinque
supplementi pubblicati nel '91; l'edizione scolastica del Corso di
giornalismo (Thema editore, Bologna 1993). Tra il '93-'97 in collaborazione
con il Cidi organizza corsi di aggiornamento autorizzati dal ministero della
Pubblica Istruzione per insegnanti sul rapporto giornalismo-scuola, in
particolare a Palermo, Napoli, Venezia.
Nel '93 assieme a Gianfranco Bettin, Paolo Cacciari e Salvatore Scaglione
pubblica Venezia derubata. Idee e fatti di un ventennio 1973-1993
(Avvenimenti, Roma), e nel '94 cura le ricerche d'archivio  per il volume di
Salvatore Scaglione e Mauro Meli, Palermo, Italia. 1980-1994. Fatti,
problemi, persone (Avvenimenti, Roma).
Partecipa alla fondazione di Amicizia mestrina, alla nascita del foglio di
strada "Citta' anche mia" e alla omonima cooperativa di lavoro. E'
responsabile della sezione veneziana dell'Associazione Pace e Diritti
costituita nel 1994 da Raniero La Valle. Nello stesso anno avvia
l'iniziativa del forum di cattolici veneziani .Partecipa a tutte le
iniziative in difesa della costituzione che si riferiscono all'appello
lanciato da Giuseppe Dossetti. E' tra i promotori dei referendum sulla
liberta' di informazione volti a spezzare il monopolio televisivo privato
(e, di conseguenza, pubblico) e risente della sconfitta elettorale. Dal '96
e' tra i promotori ed animatori del "Comitato uniti sotto mille bandiere"
che in citta' promuove azioni simboliche volte ad evidenziare
l'inconsistenza ideale e pratica della predicazione secessionista. Promuove
in sede cittadina il Comitato per l'attuazione dell'art.11 della
Costituzione. Aderisce a Vasti, scuola di critica delle antropologie. E'
chiamato da Carniti a far parte del comitato editoriale de "il bianco e il
rosso" cui collabora con piu' di un pezzo.
E' stato uno dei tre rappresentanti del Comune di Venezia nella prima
assemblea della  Fondazione Venezia per la ricerca sulla pace dove e' stato
eletto a far parte del consiglio di amministrazione. Nel marzo del 2001 non
viene riconfermato dal sindaco Costa a far parte dell'assemblea della
fondazione in in rappresentanza del Comune di Venezia. Tuttavia, malgrado
l'esclusione dall'assemblea, la Fondazione gli conferma la responsabilita'
di realizzare il progetto Iride che per il 2001 prevede la realizzazione del
primo Annuario italiano della pace. 2000-2001. Responsabilita' che gli viene
riconfermata negli anni successivi sino alla data odierna. Come responsabile
del progetto iride ha realizzato i primi quattro saloni dell'editoria di
pace cui dal 2003 si e' affiancato il salone dell'editoria buddista ed
orientale in collaborazione con la Fondazione Maitreya e con la direzione di
Federico Allegri, e i primi quattro volumi dell'Annuario della pace curati
nei primi due anni da Salvatore Scaglione e negli ultimi due da Luca Kocci.
E' presidente dell'Istituzione Comunale Casa dell'Ospitalita' per nomina
sindacale, dal sindaco Cacciari nel 1998, e dal sindaco Costa nel 2001.
Fa parte in qualita' di fondatore dell'Associazione Giuseppe Dossetti di
Marango; collabora con L'Auser-veneto nelle attivita' di Formazione, fa
parte del Comitato per la difesa della democrazia che ha concorso a fondare
il 9 aprile 2001.
Attualmente e' redattore delle riviste "Il tetto" e "Servitium"; dirige i
"Quaderni di sant'Erasmo"; collabora all'agenzia "Adista"; alla rivista"
Esodo", a "Vita monastica" e al settimanale "Gente veneta" in cui viene
pubblicata una rubrica da lui ideata: "Meteomomdo", a cura del Servizio
meteorologico dell'Arcobaleno di cui fa parte.
*
Alcuni scritti che riguardano direttamente ed esplicitamente la pace che non
sono stati indicati sopra:
- Perdono e pace, in "Esodo", n. 12-13/1981
- Bibbia e terrorismo: appunti di una riflessione mancata, in "Esodo", n.
4/1982
- Tra scelta religiosa e rifiuto dell'integralismo, in "il tetto", n.
116/1983
- Lavoro e pace, in "Il progetto", n. 23/1984
- La pace negli scritti di don Germano Pattaro, in "Humanitas", n. 5/1988
- La pace non e' solo una parola, in "Bozze 88", n. 5
- La pace dono e compito sapienziale,  in "Testimonianze", n. .309-310/1988
- (cura ed introduzione), E pace in terra, "Servitium", n. 81/1992
- (cura e introduzione), Coscienza e incoscienza dei diritti umani,
"Servitium", n. 82/1992
- La dimensione del gratuito nell'agire sociale, in "Quaderni della
fondazione Serughetti", n. 61/1993
- Uniti sull'obiettivo divisi sugli strumenti, in "Jesus", settembre 1993
- Vinti senza vincitori, in "il tetto", n. 181/1994
- Dieci aggettivi di un progressista persuaso, in "il tetto" n. 182/1994
- Sotto il faro nel frattempo ordinario, in "Servitium" n. 97/1995
- (cura e introduzione), L'ordine cristiano, "Servitium", n. 99-100/1995
- Abele e Caino. Fratelli per sangue, fratricida per scelta, in "Servitium",
n. 110/1997
- Il cristiano nella storia, fra attesa e vigilanza, in "Presenza
pastorale", n. 11-12/1997
- (cura e introduzione), Spiritualismi e fondamentalismi, "Servitium",  n.
117/1998
- Eucaristia e pane del perdono, in "Vita monastica", n. 210/1999
- (cura e introduzione), Che cosa resta, questioni ed eventi del Novecento,
"Servitium", n. 126-127/2000
- (cura e introduzione), sul dormire, "Servitium", n. 128/2000
- Il viaggio virtuale: un problema di geografia mentale, in "Servitium", n.
129/2000
- Non stare piu' nella propria pelle, in "Servitium", n. 133/2001
- Caro Gino, in "Servitium", n. 135/2001
 - Fremiti di un cattocomunista, in "Esodo", n. 2/2002
- La veracita' non abita qui, in "Servitium", n. 140/2002
- La monaca di Monza, in "Servitium", n. 144/2002
- (Cura ed introduzione, con Angelo Casati), Relazione & relazioni,
"Servitium",  n. 146/2003
- (Cura e introduzione, con Paolo Bettiolo), Mangiare, "Servitium", n.
148/2003
- "Per leggere Turoldo senza diffidenze", in AA. VV., il Dio di Turoldo,
Cittadella, Citta' aperta, 2003
- Fa sempre male la credulita'?, in "Servitium", n. 149/2004
- Il sano disprezzo del riconoscimento del disprezzo, in "Servitium", n.
152/2004
- La via mistica di Benedetto Calati, in "Servitium", n. 155/2004
- Sul filo della memoria, in "il tetto", nn. 239-240
- "Intervento", in AA. VV., Pacem in terris: lo stupore di una generazione,
Servitium edizioni, Troina 2004
- "Nota lunga e bigia", in Chi e' dunque l'uomo?, "Quaderno di sant'Erasmo",
n. 3/2004
- Infine, tra i testi (interviste e altro) che compaino nei primi quattro
Annuari della pace, si segnala  nel quarto numero (Guerra e mondo. Annuario
geopolitica della pace 2004, Altraeconomia - I libri di Terre di  mezzo,
Milano 2004) "Vittime, facciamo il punto".

10. LETTURE. MARIAPAOLA FIMIANI, VANNA GESSA KUROTSCHKA, ELENA PULCINI:
UMANO, POST-UMANO
Mariapaola Fimiani, Vanna Gessa Kurotschka, Elena Pulcini (a cura di),
Umano, post-umano. Potere, sapere, etica nell'eta' globale, Editori Riuniti,
Roma 2004, pp. 352, euro 18. Una raccolta di saggi - alcuni dei quali invero
densissimi e illuminanti - di Elena Pulcini, Denis Duclos, Roberto Esposito,
Rosi Braidotti, Vanna Gessa Kurotschka, Alberto Oliverio, Silvano
Tagliagambe, Hans Peter Krueger, Mariapaola Fimiani, Barbara Cassin, Michel
Meyer, Mario Perniola, Mario Vegetti. Interrogativi inquietanti e terribili,
ma ormai ineludibili, vengono qui posti, con una pluralita' di approcci e
convocando longeve tradizioni e reticolari saperi scientifici e filosofici,
alla ricerca di un'etica, una teoria della conoscenza e una politica
adeguate ai compiti dell'ora: per un sentire, un sapere e un fare capaci di
futuro, un futuro ancora umano.

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1070 del primo ottobre 2005

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