La nonviolenza e' in cammino. 832



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 832 del 6 febbraio 2005

Sommario di questo numero:
1. Benito D'Ippolito: Giuliana
2. Ada Aharoni: La pace e' una donna e una madre
3. Per una bibliografia sulla Shoah (parte dodicesima)
4. Monica Lanfranco: Femministe, dove siete?
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
6. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. BENITO D'IPPOLITO: GIULIANA
[Giuliana Sgrena, intellettuale e militante femminista e pacifista tra le
piu' prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane dei paesi e delle
culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande importanza (tra
cui: a cura di, La schiavitu' del velo, Manifestolibri, Roma; Kahina contro
i califfi, Datanews, Roma; Alla scuola dei taleban, Manifestolibri, Roma);
e' stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe, durante la fase
piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A Baghdad e' stata
rapita il 4 febbraio 2005. Dal sito del quotidiano "Il manifesto"
riprendiamo, con minime modifiche, la seguente scheda: "Nata a Masera, in
provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948, Giuliana ha studiato a
Milano. Nei primi anni '80 lavora a 'Pace e guerra', la rivista diretta da
Michelangelo Notarianni. Al 'Manifesto' dal 1988, ha sempre lavorato nella
redazione esteri: appassionata del mondo arabo, conosce bene il Corno
d'Africa, il Medioriente e il Maghreb. Ha raccontato la guerra in
Afghanistan, e poi le tappe del conflitto in Iraq: era a Baghdad durante i
bombardamenti (per questo e' tra le giornaliste nominate 'cavaliere del
lavoro'), e ci e' tornata piu' volte dopo, cercando prima di tutto di
raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con
professionalita' le violenze causate dall'occupazione di quel paese.
Continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico: e' tra le
fondatrici del movimento per la pace negli anni '80: c'era anche lei a
parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista"]

Salvare la vita di Giuliana Sgrena.
Salvare tutte le vite.
Cessare di uccidere, cessare
di fare le guerre, le armi
spezzare. Riconoscere
che una e' l'umanita'.

2. POESIA E VERITA'. ADA AHARONI: LA PACE E' UNA DONNA E UNA MADRE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione questa poesia di Ada
Aharoni. Scrittrice, poetessa, commediografa, docente, Ada Aharoni e' nata
al Cairo e vive ad Haifa, in Israele. Ha pubblicato sino ad ora 25 libri.
Scrive in ebraico ed inglese, ed i suoi lavori sono stati tradotti in
numerose altre lingue. Il suo sito web e': www.iflac.com/ada]

Come posso saperlo?
Lo so, perche' ieri l'ho vista,
sul mio sentiero volteggiante
verso il nutrimento del mondo.
Il suo viso era di una tale tristezza,
da sembrare un fiore dorato consunto prima del tempo.
Le ho chiesto perche' era cosi' triste.
Mi ha detto che il suo neonato e' stato ucciso ad Auschwitz,
sua figlia a Hiroshima, e i suoi figli in Vietnam,
Irlanda, Israele, Libano, Palestina,
Bosnia, Ruanda, Cecenia e Sudan.
Ed il resto dei suoi bambini, mi disse,
sono sulla lista nera nucleare dei morti,
tutti quanti, fino a che l'intero mondo capira'
che la pace e' una donna.
Un migliaio di candele allora si accesero,
nei suoi occhi stellati, ed io vidi
che la Pace e' davvero una donna incinta.
La Pace e' una madre.

3. MATERIALI. PER UNA BIBLIOGRAFIA SULLA SHOAH (PARTE DODICESIMA)

GIORGIO ISRAEL
Illustre matematico e docente universitario. Opere di Giorgio Israel:
prescindendo dalla sua prestigiosa produzione scientifica e storiografica
nell'ambito della storia della matematica, segnaliamo particolarmente: (con
Pietro Nastasi), Scienza e razza nell'Italia fascista, Il Mulino, Bologna
1998.

EDMOND JABES
Edmond Jabes e' nato al Cairo nel 1912 ed e' morto a Parigi nel 1991; nel
1957 fu costretto a causa della persecuzione antiebraica a lasciare
l'Egitto, paese in cui aveva sempre vissuto. E' autore di testi in versi e
in prosa di straordinaria concentrazione, di profonda capacita' ermeneutica,
un intenso ineludibile interrogare. Opere di Edmond Jabes: Je batis ma
demeure, 1943-1957, 1975; L'eau du puits, 1955; L'absence de lieu, 1956;
Chansons pour le repas de l'ogre, 1943-1945; Le fond de l'eau, 1946; Trois
filles de mon quartier, 1947-1948; La voix d'encre, 1949; La clef de voöte,
1949; Les mots tracent, 1943-1951; L'Ecorce du monde, 1953-1954; Le milieu
d'ombre, 1955; Du blanc des mots et du noir des signes, 1953-1956; Petites
incursions dans le monde des masques et des mots, 1956; Le pacte du
printemps, 1957; Le livre des questions I, 1963; Le livre des questions II,
1964; Le livre des questions III, 1965; El ou le Dernier livre, 1973; Recit,
1980; Le livre des marges, 1987; La memoire et la main, 1974-1989. I. Des
deux mains, 1975; II. Le sang ne lave pas le sang, 1976-1980; Le livre des
ressemblances, 1980; Le livre des questions IV, 1983; Le livre du dialogue,
1984; L'appel, 1985-1988; Le parcours, 1985; Le livre du partage, 1987;
Poesies completes, 1990; Desir d'un commencement, angoisse d'une seule fois,
1991; Le livre de l'hospitalite', 1991; Petites poesies pour les jours de
pluie et de soleil, 1991. Vari suoi libri sono stati tradotti in italiano
negli ultimi decenni da diverse case editrici.

SIGRID JACOBEIT
Nata nel 1940, dal 1992 direttrice del Sito memoriale di Ravensbrueck.

LOUISE JACOBSON
Nata a Parigi nel 1924, fu arrestata con la madre a fine agosto 1942, e
deportata il 13 febbraio 1943 ad Auschwitz dove mori'. Opere di Louise
Jacobson: le sue lettere sono raccolte in Dal liceo ad Auschwitz, L'Unita',
Roma 1996.

FRANZ JAEGERSTAETTER
Franz Jaegerstaetter, contadino cattolico, condannato a morte ed ucciso il 9
agosto 1943 per essersi rifiutato di prestare servizio militare
nell'esercito nazista. Opere su Franz Jaegerstaetter: Gordon Zahn, Il
testimone solitario. Vita e morte di Franz Jaegerstaetter, Gribaudi, Torino
1968, poi: Franz Jaegerstaetter, il testimone solitario, Editoria
Universitaria, Venezia 2002; Erna Putz, Franz Jaegerstaetter. Un contadino
contro Hitler, Berti Piacenza, 2000; segnaliamo anche l'articolo di Enrico
Peyretti riprodotto sul n. 637 di questo notiziario, articolo che segnalava
anche i seguenti materiali: Alfons Riedl, Josef Schwabeneder (Hg), Franz
Jaegerstaetter - Christlicher Glaube und politisches Gewissen [Fede
cristiana e coscienza politica], Verlag Taur, 1997; videocassetta Franz
Jaegerstaetter: un contadino contro Hitler, (27 minuti, in vhs) prodotta
dall'Associazione Franz Jaegerstaetter, via Endrici 27, 38100 Trento (tel.
0461233777, oppure 810441); il capitolo Un nemico dello Stato (pp. 76-86),
in Thomas Merton, Fede e violenza, prefazione di Ernesto Balducci,
Morcelliana, Brescia 1965; una nota di Paolo Giuntella in "Adista", n. 11,
13 febbraio 1993, pp. 9-10.

DANIELE JALLA
Storico, ricercatore; lavora presso la Regione Piemonte, dove si occupa di
storia orale e culture locali. Opere di Daniele Jalla: La vita offesa (con
Anna Bravo), Angeli, Milano 1986; Una misura onesta. Gli scritti di memoria
della deportazione dall'Italia (con Anna Bravo), Milano 1994.

HELENA JANECZEK
Nata a Monaco di Baviera nel 1964, vive in Italia dal 1983, poetessa e
scrittrice; ha esordito in lingua tedesca con i versi di Ins Freie (1989) e
come narratrice in italiano con Lezioni di tenebra (1997, premio Bagutta
opera prima). Opere di Helena Janeczek: Lezioni di tenebra, Mondadori,
Milano 1997.

VLADIMIR JANKELEVITCH
Nato il 31 agosto 1903 a Bourges, deceduto a Parigi il 6 giugno 1985,
Jankelevitch ha preso parte alla Resistenza ed e' stato docente di filosofia
morale alla Sorbona, la sua riflessione e le sue ricerche in ambito
filosofico, morale, musicale, costituiscono grandi contributi alla cultura
contemporanea. Opere di Vladimir Jankelevitch: Henri Bergson, Morcelliana;
L'ironia, Il Melangolo; Trattato delle virtu', Garzanti (traduzione
parziale); Il non-so-che e il quasi-niente, Marietti; L'avventura, la noia,
la serieta', Marietti; Perdonare?, Giuntina; Il paradosso della morale,
Hopefulmonster; La coscienza ebraica, Giuntina; Pensare la morte?, Cortina;
La menzogna e il malinteso, Cortina. Opere su Vladimir Jankelevitch: un buon
punto di partenza e' il fascicolo monografico di "Aut aut", n. 270,
novembre-dicembre 1995, Vladimir Jankelevitch. Pensare al margine, a cura di
Enrica Lisciani-Petrini, con vari contributi ed un'ampia bibliografia.

KARL JASPERS
Nato a Oldenburg nel 1883 e scomparso a Basilea nel 1969, oppositore del
nazismo, filosofo e psichiatra. Opere di Karl Jaspers: segnaliamo
particolarmente Psicopatologia generale, Il Pensiero Scientifico Editore;
Psicologia delle visioni del mondo, Astrolabio; Ragione ed esistenza,
Marietti, poi Fabbri; La filosofia dell'esistenza, Laterza; La questione
della colpa, Cortina; Ragione e antiragione nel nostro tempo, Sansoni; La
bomba atomica e il destino dell'uomo, Il Saggiatore; Il problema della
demitizzazione (discussione con Rudolf Bultmann), Morcelliana; Verita' e
verifica, Morcelliana. Opere su Karl Jaspers: AA. VV., Karl Jaspers:
filosofia - scienza - teologia, Morcelliana, Brescia 1983; AA. VV., Karl
Jaspers e la critica, Morcelliana, Brescia 1985; Giuseppe Cantillo,
Introduzione a Jaspers, Laterza, Roma-Bari 2001.

GIOVANNI JERVIS
Nato a Firenze nel 1933, figlio del martire della Resistenza Guglielmo
Jervis, psichiatra, ha preso parte alla lotta contro le istituzioni totali e
per un'assistenza rispettosa della dignita' umana della persona sofferente,
docente universitario. Opere di Giovanni Jervis: a nostro giudizio
fondamentale resta il suo Manuale critico di psichiatria, Feltrinelli.

MILENA JESENSKA'
Intellettuale praghese, amata ed ammirata da Kafka; impegnata contro il
nazismo, quando la Cecoslovacchia fu invasa si adopero' per salvare i
perseguitati, pubblico' una rivista clandestina, incito' alla resistenza;
arrestata dalla Gestapo, deportata nel lager di Ravensbrueck, vi mori' nel
1944. Opere di Milena Jesenska': Tutto e' vita, Guanda, Parma 1986. Opere su
Milena Jesenska': Franz Kafka, Lettere a Milena, Mondadori, Milano;
Margarete Buber-Neumann, Milena, l'amica di Kafka, Adelphi, Milano 1999.

FURIO JESI
Egittologo, germanista e studioso del mito (Torino 1941 - Genova 1980),
docente di lingua e letteratura tedesca a Palermo e a Genova, ha dato
rilevanti apporti allo studio di fonti e forme di tradizioni culturali
talora confluite nell'humus del nazismo. Opere di Furio Jesi: Germania
segreta, 1967; Mito, 1973; Esoterismo e linguaggio mitologico. Studi su R.
M. Rilke, 1976; Cultura di destra, 1979.

HANS JONAS
Hans Jonas e' nato a Moenchengladbach nel 1903, e' stato allievo di
Heidegger e Bultmann, ed uno dei massimi specialisti dello gnosticismo. Nel
1933 si e' trasferito dapprima in Inghilterra e poi in Palestina, dal 1949
ha insegnato in diverse universita' nordamericane, dedicandosi a studi di
filosofia della natura e di filosofia della tecnica. E' uno dei punti di
riferimento del dibattito bioetico. Al suo "principio responsabilita'" si
ispirano riflessioni e pratiche ecopacifiste, della solidarieta', dell'etica
contemporanea. E' scomparso nel 1993. Opere di Hans Jonas: sono fondamentali
Il principio responsabilita', Einaudi, Torino 1993; la raccolta di saggi
filosofici Dalla fede antica all'uomo tecnologico, Il Mulino, Bologna 1994;
Tecnica, medicina ed etica, Einaudi, Torino 1997; Organismo e liberta',
Einaudi, Torino 1999; una raccolta di tre brevi saggi di autobiografia
intellettuale e' Scienza come esperienza personale, Morcelliana, Brescia
1992. Si vedano anche Il concetto di Dio dopo Auschwitz, Il melangolo,
Genova 1995, e La filosofia alle soglie del Duemila, Il melangolo, Genova
1994; cfr. anche Lo gnosticismo, Sei, Torino 1995. Un utile libro di
interviste e conversazioni e' Sull'orlo dell'abisso, Einaudi, Torino 2000.
Opere su Hans Jonas: si veda la parte su Jonas in AA. VV., Etiche della
mondialita', Cittadella, Assisi 1996, e la bibliografia critica li'
segnalata. Per un profilo sintetico ed una ampia nota bibliografica, cfr.
anche Giovanni Fornero, Jonas: la responsabilita' verso le generazioni
future, nella Storia della filosofia fondata da Nicola Abbagnano, volume
decimo, Tea, Milano 1996.

ROBERT JUNGK
Nato a Berlino nel 1913, abbandona la Germania nel 1933, va in esilio prima
in Francia, poi in Svizzera, poi in America. Successivamente ha vissuto a
Vienna. Giornalista e saggista impegnato nella coscientizzazione e nei
movimenti ecologisti e pacifisti. Opere di Robert Jungk: presso Einaudi sono
stati pubblicati Il futuro e' gia' cominciato, Gli apprendisti stregoni
(storia degli scienziati atomici), Hiroshima il giorno dopo, La grande
macchina, L'uomo del millennio, Lo stato atomico; presso Garzanti L'onda
pacifista.

ANDRZEJ KACORZYK
Nato nel 1963 in Polonia, docente all'Universita' di Opole, e' direttore del
Centro di formazione del Museo statale di Auschwitz-Birkenau.

FRANZ KAFKA
Scrittore praghese di lingua tedesca (1883-1924), forse il piu' grande
scrittore del Novecento. Opere di Franz Kafka: andrebbe letto tutto:
romanzi, racconti, diari, lettere. Opere su Franz Kafka: sono infinite,
segnaliamo almeno alcuni autori che su Kafka hanno scritto
significativamente: Guenther Anders, Hannah Arendt, Walter Benjamin, Maurice
Blanchot, Elias Canetti, Remo Cantoni, Marthe Robert. Per un avvio: Marino
Freschi, Introduzione a Kafka, Laterza, Roma Bari 1993, 2001.

HENRY KAMEN
Henry Kamen insegna storia all'Universita' di Warwick. Opere di Henry Kamen:
La nascita della tolleranza, Il Saggiatore, Milano 1967, 1973;
L'inquisizione spagnola, Milano 1973; Il secolo di ferro. 1550-1660,
Laterza, Bari 1975, 1982.

RYSZARD KAPUSCINSKI
Illustre scrittore e giornalista polacco. Riportiamo la motivazione
dell'attribuzione del Premio Grinzane Cavour per la Lettura 2003 a Ryszard
Kapuscinski: "Grande maestro di giornalismo, Ryszard Kapuscinski, nato a
Pinsk nella Polonia orientale nel 1932, ha lavorato come corrispondente
estero dell'Agenzia di stampa polacca Pap fino all'inizio degli anni '80.
Viaggiatore instancabile, curioso e partecipe testimone dei destini dei
diseredati in Africa e in America Latina, Kapuscinski ha scritto numerosi
libri-reportage che sono diventati veri e propri classici del genere, una
'straordinaria mistura di arte e reportage', come ebbe a dire Salman
Rushdie. La sua penna mette a fuoco con estrema lucidita' fin dagli anni '60
la complessita' del continente africano, registrando fenomeni politici e
culturali, contraddizioni e tragedie umane, in un'epoca in cui l'Occidente
guardava con preoccupazione all'Africa per l'incognita rappresentata da 300
milioni di individui in procinto di entrare nel panorama politico mondiale.
Storia e drammatica quotidianita' si mescolano felicemente nelle sue pagine,
in opere come Il Negus (1982), La prima guerra del football e altre guerre
di poveri (1990) fino al piu' recente Ebano (2000, Premio Viareggio-Repaci),
raccolta di articoli che riassumono quarant'anni di esperienza come inviato
nei paesi africani. La sua e' l' Africa dei dannati della terra, vissuta con
i poveri delle bidonville, i contadini della savana, i camionisti del
Sahara. Kapuscinski esula da ogni forma di colore od esotismo locali: vuole
andare alla radice dei fatti, individuare le leggi, vecchie e nuove che li
governano. E' l'ottica che lo guida anche altrove: ad esempio in un testo di
grande successo come Shah-in-Shah (1982) che narra un momento cruciale della
storia dell' Iran tra la fine della monarchia sanguinaria di Reza Pahlevi e
l'avvento religioso di Khomeini nel 1979. Anche il tramonto e il
dissolvimento dell' Unione sovietica e' diventato con Imperium (1994), un
libro di intensa ed efficace testimonianza. Perche' gli eventi, grandi o
piccoli che siano, rappresentano per Kapuscinski l'occasione per
vivisezionare, con il tratto felice e disinvolto dello scrittore, storia,
politica e societa' di un paese. Cittadino del mondo, portavoce delle
minoranze, Kapuscinski ha saputo conciliare curiosita' e responsabilita'
morale, impegno e vivacita' di scrittura in nome di coloro per i quali e'
data la speranza, perche', come disse una volta Walter Benjamin, non ne
conoscono alcuna". Opere di Ryszard Kapuscinski: in edizione italiana cfr.
La prima guerra del football e altre guerre di poveri, Serra e Riva, poi
Feltrinelli; Shah-in-Shah, Feltrinelli; Il Negus, splendori e miserie di un
autocrate, Feltrinelli; Imperium, Feltrinelli; Lapidarium, Feltrinelli;
Ebano, Feltrinelli. Cfr. anche il libro di interviste e colloqui (a cura di
Maria Nadotti), Il cinico non e' adatto a questo mestiere. Conversazioni sul
buon giornalismo, e/o, Roma 2002.

K. S. KAROL
Intellettuale di origine polacca, ha combattuto contro il nazismo, e' stato
perseguitato anche dallo stalinismo, collabora al "Manifesto"; uno dei
pochissimi veri esperti dei problemi delle societa' dell'est, e' una delle
figure piu' autorevoli - e per questo forse anche piu' isolate - della
sinistra critica a livello internazionale. Opere di K. S. Karol: La Polonia
da Pilsudski a Gomulka, Laterza, Bari 1959; La Cina di Mao. L'altro
comunismo. Milano, Mondadori, 1967; La guerriglia al potere. Itinerario
politico della rivoluzione cubana, Mondadori, Milano 1970; La seconda
rivoluzione cinese, Mondadori, Milano 1974; con Rossana Rossanda, L'autunno
di Praga, Il manifesto, Roma 1978; Solik. Peripezie di un giovane polacco
nella Russia in guerra, Feltrinelli, Milano 1985; con Pietro Ingrao, Rossana
Rossanda, Marco Revelli, Isidoro Mortellaro, Appuntamenti di fine secolo,
Manifestolibri, Roma 1995.

MIRELLA KARPATI
Dottoressa in pedagogia, studiosa della cultura zingara impegnata a fianco
di Sinti e Rom per il riconoscimento dei loro diritti, dal 1965 al 1999
direttrice della prestigiosa rivista scientifica "Lacio Drom" (la ripresa
delle pubblicazioni della quale sarebbe di grandissima necessita' oggi piu'
che mai). Opere di Mirella Karpati: (a cura di), Zingari ieri e oggi, Centro
Studi Zingari, Roma; (con B. Levak), Rom sim. La tradizione dei Rom
kalderasha, Centro studi zingari, Roma; (a cura di, con Ezio Marcolungo),
Chi sono gli zingari?, Edizioni Gruppo Abele, Torino.

ANDRE' KASPI
Storico, americanista e docente universitario francese. E' anche presidente
della Commissione francese degli Archivi ebraici, presidente
dell'"Association des amis de Jules Isaac", direttore della rivista
"Archives Juives", vicepresidente della Commissione per la publicazione dei
documenti diplomatici presso il Ministero degli Affari Esteri francese.

MATHIEU KASSOVITZ
Regista cinematografico francese, figlio di Peter Kassovitz. Opere di
Mathieu Kassovitz: L'odio (che gli valse il premio per la regia a Cannes nel
1995) e' un film di rara bellezza e profondita'.

PETER KASSOVITZ
Regista cinematografico. Opere di Peter Kassovitz: Jakob il bugiardo, Usa
1999.

ROBERT KATZ
Robert Katz, storico e giornalista, e' autore di numerosi saggi sull'Italia,
in particolare sul periodo della Seconda guerra mondiale: Sabato nero,
Rizzoli, Milano 1973; I giorni dell'ira, Adnkronos Libri, Roma 1982; Morte a
Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine, Editori Riuniti, Roma 1967, 1994;
Dossier Priebke: anatomia di un processo, Rizzoli, Milano 1997. E' anche
autore di romanzi e ha sceneggiato diversi film tratti dai suoi libri:
Rappresaglia (1973), Cassandra Crossing (1976), La pelle (1981), Il caso
Moro (1986). Negli Stati Uniti ha collaborato con le reti televisive Abc e
Cbs e, in Italia, con la Rai. Da molti anni vive in Toscana.

YITZHAK KATZENELSON
Nato nel 1886 in Bielorussia, si  trasferi' con la famiglia a Lodz in
Polonia dove apri' una scuola e si dedico' alla letteratura scrivendo sia in
yiddish che in ebraico. Allo scoppio della seconda guerra mondiale si
trasferi' a Varsavia dove assiste' all'agonia del ghetto; nel 1943 la moglie
e i suoi due figli minori furono uccisi; lui, insieme al figlio maggiore, fu
portato a Vittel in Francia, qui scrisse Il canto del popolo ebraico
massacrato; il 29 aprile 1944 fu deportato ad Auschwitz dove fu subito
ucciso. Opere di Yitzhak Katzenelson: Il canto del popolo ebraico
massacrato, Giuntina, Firenze 1995.

KA-TZETNIK 135633
Superstite e testimone di Auschwitz. Opere di Ka-tzetnik 135633: La casa
delle bambole, Mondadori, Milano 1959, 1965; Piepel, Mondadori, Milano 1963,
1972

THOMAS KENEALLY
E' l'autore del libro da cui Spielberg ha tratto il film Schindler's List:
Schindler's Ark, London 1982.

DONALD KENRICK
Storico, direttore dell'Institute of Contemporary Romani Research and
Documentation. Opere di Donald Kenrick: con Grattan Puxon, Il destino degli
zingari, Rizzoli, Milano 1975.

IAN KERSHAW
Ian Kershaw (Oldham, Lancashire, 1943) e' professore di storia contemporanea
all'Universita' di Sheffield. Opere di Ian Kershaw: Hitler. A Profile of
Power, London 1991; con M. Lewin, Stalinism and Nazism. Dictatorships in
Comparison, Cambridge 1997; in traduzioni italiana: Che cos'e' il nazismo?,
Bollati Boringhieri, Torino 1995; Hitler, 2 voll., Bompiani, Milano 1999,
2001; Hitler e l'enigma del consenso, Laterza, Roma-Bari 2000.

KRZYSZSTOF KIESLOWSKI
Regista cinematografico polacco (1941-1996), di profonda sensibilita' umana
e risentito impegno civile. Opere di Krzysztof Kieslowski: segnaliamo
particolarmente il grande film in dieci episodi Decalogo (1989); capolavoro
in relazione al quale si veda anche il volume contenente le sceneggiature
originali degli episodi (poi modificate in fase di realizzazione
dell'opera), scritte in collaborazione con Krzysztof Piesiewicz, edito da
Einaudi. Opere su Krzysztof Kieslowski: Serafino Murri, Krzysztof
Kieslowski, Il Castoro Cinema.

BEATE E SERGE KLARSFELD
Impegnati per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la memoria
delle vittime della Shoah, contro il neonazismo, affinche' i crimini nazisti
non vengano occultati e i criminali nazisti vengano processati; animatori
dell'"Associazione figli e figlie dei deportati ebrei di Francia" (di cui
Serge e' presidente).

ERNST KLEE
Ernst Klee, nato nel 1942, storico, ha studiato teologia e pedagogia
sociale, e' stato docente di pedagogia degli handicappati a Francoforte e
Wiesbaden, e' collaboratore del settimanale "Die Zeit"; ha pubblicato
diversi scritti su problemi riguardanti gli handicappati e sull'"eutanasia"
praticata dai nazisti nei confronti dei malati di mente e degli
handicappati. Opere di Ernest Klee: con Willi Dressen, Volker Riess, "Bei
tempi". Lo sterminio degli ebrei raccontato da chi l'ha eseguito e da chi
stava a guardare, Giuntina, Firenze 1990; Chiesa e nazismo, Einaudi, Torino
1993.

VICTOR KLEMPERER
Victor Klemperer, acutissimo intellettuale, docente presso la Technische
Hochschule di Dresda; i suoi diari dal 1933 al 1945 costituiscono una
testimonianza di grande rilevanza. Opere di Victor Klemperer: Testimoniare
fino all'ultimo, Mondadori, Milano 2000.

LUTZ KLINKHAMMER
Nato a Trier (Treviri) nel 1960, docente universitario di Storia moderna e
contemporanea in varie Universita' italiane. Ha ricevuto il Premio "Acqui
Storia" nel 1995 per il libro L'occupazione tedesca in Italia 1943-1945. Nel
1994 e' stato perito storico del tribunale d'appello di Coblenza al processo
contro W. Lehnigk-Emden per l'eccidio di civili italiani a Caiazzo. E'
membro del comitato scientifico dell'Istituto nazionale per la storia del
movimento di Liberazione in Italia (Milano), del comitato direttivo
dell'Istituto romano per la storia dal fascismo alla Repubblica (Roma), e'
socio corrispondente della Societa' romana di storia patria (Roma). E'
consulente della "Commissione parlamentare di Inchiesta sulle cause
dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti".. Opere di
Lutz Klinkhammer: segnaliamo particolarmente Stragi naziste in Italia,
Donzelli, Roma 1997.

RUTH KLUGER
Testimone della Shoah. Opere di Ruth Kluger: Vivere ancora, Einaudi, Torino
1995.

EUGEN KOGON
Deportato a Buchenwald, poi docente all'Universita' di Monaco, testimone e
studioso. Opere di Eugen Kogon: fondamentale il suo Der SS Staat, Frankfurt,
1946; con Hermann Langbein, Adalbert Rueckerl, Les chambres a' gaz secret d'
Etat, Minuit, Paris 1987.

MAKSYMILIAN KOLBE
Maksymilian Kolbe (1894-1941) sacerdote cattolico, deportato ad Auschwitz,
cerco' di alleviare le sofferenze dei compagni di prigionia; durante una
selezione si offri' di sostituire un condannato alla morte. Opere su
Maksymilian Kolbe: M. Teresa Dainotti Cerutti, Padre Kolbe, Vita e pensiero,
Milano 1965, Edizioni O. R., Milano 1982; Andre' Frossard, Non dimenticate
l'amore, Rizzoli, Milano 1989.

JANUSZ KORCZAK
Nato a Varsavia nel 1878 o 1879, e' stato "uno dei piu' grandi educatori di
tutti i tempi" (Bruno Bettelheim), mori' assassinato dai nazisti nel campo
di sterminio di Treblinka nel 1942 insieme ai duecento bambini ed al
personale della "Casa degli Orfani" che aveva diretto per trent'anni. Opere
di Janusz Korczak: Come amare il bambino, Emme, Milano 1979. Fu anche autore
di molti libri per bambini, tra cui cfr. Re Matteuccio I, Emme, Milano 1978.
Opere su Janusz Korczak: si veda almeno il filo di Wajda a lui dedicato.

KAREL KOSIK
Acuto filosofo, nato a Praga nel 1926, partecipo' alla Resistenza; nel '44
fu internato a Terezín. Fu tra i protagonisti della Primavera di Praga.
Docente universitario, perseguitato dai diversi regimi susseguitisi nel suo
paese. Opere di Karel Kosík: Dialettica del concreto, Milano 1965.

ZOFIA KOSSAK SZCZUCKA
Romanziera polacca, a lungo dichiaratamente ed ostentatamente antisemita, di
fronte al genocidio nazista si impegno' nella denuncia, nella Resistenza e
nella solidarieta' personale e concreta con gli ebrei, e subi' anche la
deportazione ad Auschwitz; deceduta nel 1968, e' ora ricordata nel Giardino
dei Giusti di Yad Vashem. Opere su Zofia Kossak Szczucka: cfr. Gabriele
Nissim, Il tribunale del bene, Mondadori, Milano 2003, 2004, pp. 183-190.

JOEL KOTEK
Docente universitario a Bruxelles, si occupa di storia del Novecento ed in
particolare dell'antisemitismo e della Shoah. Opere di Joel Kotek: (con
Pierre Rigoulot), Il secolo dei campi, Mondadori, Milano 2001, 2002.

SIEGFRIED KRACAUER
Siegfried Kracauer, 1894-1966, intellettuale critico, sociologo, studioso
della cultura di massa. Opere di Siegfried Kracauer: le opere complete di
Kracauer sono state pubblicate dalla Suhrkamp Verlag; in italiano cfr.
almeno: Cinema tedesco, Mondadori, Milano 1954, 1977; Gli impiegati; La
massa come ornamento; Napoli 1982; Il romanzo poliziesco, Editori Riuniti,
Roma 1984; Prima delle cose ultime, Casale Monferato 1985.

PIETRO KUCIUKIAN
Pietro Kuciukian ha dedicato studi e ricerche al ricordo della persecuzione
subita dagli Armeni negli anni 1915-23; ed ha creato il "Giardino dei
Giusti" di Yerevan; e' tra i promotori dell'esperienza del "Comitato per la
Foresta dei Giusti". Opere di Pietro Kuciukian: Terre dimenticate, Editrice
Armena di S. Lazzaro, Venezia, 1991; Nel paese delle pietre urlanti,
Editrice Armena di S. Lazzaro, Venezia, 1991; Le terre di Nairi'. Viaggi in
Armenia, Guerini, Milano, 1994; Viaggio tra i cristiani d'oriente. Comunita'
armene in Siria e in Iran, Guerini, Milano, 1996; Dispersi. Viaggio tra le
comunita' armene nel mondo, Guerini, Milano, 1998; Voci nel deserto. Giusti
e testimoni per gli armeni, Guerini, Milano, 2000;, Giardino di tenebra.
Viaggio in Nagorno Karabagh, Guerini, Milano, 2003.

HANS KUENG
Teologo nato nel 1928 in Svizzera, sacerdote cattolico, nel '62 fu nominato
da Giovanni XXIII consulente teologico del Concilio, docente a Tubinga.
Opere di Hans Kueng: Essere cristiani (1974); 20 tesi sull'essere
cristiani - 16 tesi sulla donna nella Chiesa (1975-'76); Dio esiste? (1978);
Teologia in cammino (1978); (con J. Ching), Cristianesimo e religiosita'
cinese (1988); Conservare la speranza (1990); Progetto per un'etica mondiale
(1990); Ebraismo (1991); (a cura di, con K. J. Kueschel), Per un'etica
mondiale (1993). Opere su Hans Kueng: cfr. il sintetico profilo in AA. VV.,
Etiche della mondialita', Cittadella, Assisi 1996. Si veda anche H. Haering,
K. J. Kueschel (a cura di), Hans Küng: itinerario e opera, Queriniana,
Brescia 1978.

GERTRUD KURZ
Pacifista svizzera (1890-1972), per molti anni presidente del Movimento
Cristiano per la Pace, ospitò nella sua casa rifugiati e si adoperò
incessantemente per la pace.

NICOLA LABANCA
Storico e docente. Opere di Nicola Labanca: segnaliamo particolarmente (a
cura di), Fra sterminio e sfruttamento, Le Lettere, Firenze 1992.

GINA LAGORIO
Gina Lagorio, scrittrice, e' nata a Bra', in Piemonte, da genitori
piemontesi, ma la famiglia si trasferisce presto in Liguria. E' stata
deputato della sinistra indipendente ed ha insegnato per molti anni.
Attualmente risiede a Milano. Opere di Gina Lagorio: Le novelle di
Simonetta, 1960; Il polline, 1966; Fenoglio, 1970; Approssimato per difetto,
1971;La spiaggia del lupo, 1977; Fuori scena, 1979; Sbarbaro, un modo
spoglio di esistere, 1981; Tosca dei gatti, 1983; Penelope senza tela, 1984;
Golfo del paradiso, 1987; Russia oltre l'Urss, 1989; Freddo al cuore, 1989;
Tra le mura stellate, 1991; Il decalogo di Kieslowski, 1992; Il silenzio,
1993; Il bastardo, 1996; Inventario, 1997; L'arcadia americana, 1999.

PAUL LANDSBERG
Filosofo tedesco nato a Bonn nel 1901; allievo di Max Scheler, docente a
Bonn, esule in Spagna e a Parigi da dove fu deportato in campo di sterminio;
mori' a Oranienburg nel 1944. Tra i collaboratori della rivista "Esprit",
tra i principali pensatori della corrente personalista.

FRITZ LANG
Nato a Vienna nel 1890, scomparso a Beverly Hills nel 1976, regista
cinematografico tra i piu' grandi. Opere di Fritz Lang: Tra i suoi film
segnaliamo almeno Il dottor Mabuse, 1922; Metropolis, 1927; M, il mostro di
Duesseldorf, 1931; Furia, 1936. Segnaliamo anche la sua interpretazione, nel
ruolo di se stesso, nel film Il disprezzo di Godard (film da vedere nella
versione francese, quella italiana fu massacrata dalla produzione). Opere su
Fritz Lang: Stefano Socci, Fritz Lang, Il Castori Cinema, Milano.

JOCHEN VON LANG
Opere di Jochen von Lang: Il verbale, Sperling & Kupfer, Milano 1982.

HERMANN LANGBEIN
Resistente, testimone e studioso della Shoah, nato a Vienna nel 1912,
combatte' per la liberta' in Spagna, internato in campi di concentramento
francesi, di li' fu trasferito a Dachau, ad Auschwitz dove rimase due anni,
a Neuengamme. Opere di Hermann Langbein: Uomini ad Auschwitz, Mursia, Milano
1984. Scritti su Hermann Langbein: si veda la prefazione di Primo Levi al
libro citato sopra.

MARIE LANGER
Marie Langer (1910-1987), psichiatra, psicoanalista, intellettuale
democratica, femminista. Nata a Vienna, militante nella sinistra marxista a
Berlino, costretta all'esilio dall'avvento del nazismo; esule in Argentina,
perseguitata dalla dittatura militare, nuovamente in esilio in Messico,
collabora con la rivoluzione sandinista in Nicaragua; tornera' in Argentina
solo per morirvi. E' stata una delle piu' grandi figure della psicoanalisi
in America Latina.

CLAUDE LANZMANN
Studioso della Shoah, ha realizzato un film di testimonianza di grande
valore. Opere di Claude Lanzmann: Shoah, Rizzoli, Milano 1987.

WALTER LAQUEUR
Storico, docente universitario. Opere di Walter Laqueur: Il terribile
segreto, Giuntina, Firenze 1983; (a cura di), Dizionario dell'Olocausto,
Einaudi, Torino 2004.

ELSE LASKER-SCHUELER
Poetessa nata a Elberfeld in Vestfalia nel 1869, insignita nel 1932 del
premio Kleist, l'anno successivo fu costretta all'esilio dall'avvento del
nazismo, e' scomparsa a Gerusalemme nel 1945. Opere di Else Lasker-Schueler:
Ballate ebraiche e altre poesie, Giuntina, Firenze 1985, 1995.

GAETANO LATMIRAL
Sopravvissuto alla deportazione, impegnato nei movimenti nonviolenti,
autorevole testimone di pace e della dignita' umana.

CLAUDE LEFORT
Nato a Parigi nel 1924, allievo di Merleau-Ponty, collaboratore di "Temps
Modernes" fino al 1953, tra i fondatori di "Socialisme ou barbarie". Opere
di Claude Lefort: segnaliamo almeno L'uomo al bando, Vallecchi, Firenze
1980.

CARLO LEVI
Medico, pittore, scrittore, nato a Torino nel 1902. Amico di Piero Gobetti e
dei fratelli Rosselli, impegnato in "Giustizia e Liberta'", arrestato e
mandato al confino, emigra poi in Francia, rientra in Italia ed e' a Firenze
durante la Resistenza. Dirigente del Partito d'Azione, impegnato per i
diritti delle popolazioni del sud, senatore indipendente di sinistra, e'
morto nel 1975 a Roma. Opere di Carlo Levi: in volume cfr. almeno Cristo si
e' fermato a Eboli, 1945; Paura della liberta', 1946; L'orologio, 1950; Le
parole sono pietre, 1955; Il futuro ha un cuore antico, 1956; La doppia
notte dei tigli, 1959; Tutto il miele e' finito, 1964; tutti presso Einaudi.
Opere su Carlo Levi: Giovanni Falaschi, Carlo Levi, La Nuova Italia,
Firenze; Ghislana Sirovich, L'azione politica di Carlo Levi, Il Ventaglio,
Roma.

LIA LEVI
Nata a Pisa, nell'infanzia ha vissuto l'esperienza delle leggi razziste e
della guerra; vive a Roma, giornalista e scrittrice (anche di libri per
ragazzi). Opere di Lia Levi: Una bambina e basta, e/o, Roma 1994; Una valle
piena di stelle, Mondadori, Milano 1997; Da quando sono tornata, Mondadori,
Milano 1998; Che cos'e' l'antisemitismo, Mondadori, Milano 2001.

4. RIFLESSIONE. MONICA LANFRANCO: FEMMINISTE, DOVE SIETE?
[Ringraziamo Monica Lanfranco (per contatti: e-mail: mochena at tn.village.it,
siti: www.marea.it, www.marea.it/lanfranco) per averci messo a disposizione
questo intervento gia' apparso sul quotidiano "Liberazione" del 2 febbraio
2005. Monica Lanfranco, giornalista professionista, nata a Genova il 19
marzo 1959, vive a Genova; collabora con le testate delle donne "DWpress" e
"Il paese delle donne"; ha fondato il trimestrale "Marea"; dirige il
semestrale di formazione e cultura "IT - Interpretazioni tendenziose"; dal
1988 al 1994 ha curato l'Agendaottomarzo, libro/agenda che veniva accluso in
edicola con il quotidiano "l'Unita'"; collabora con il quotidiano
"Liberazione", i mensili "Il Gambero Rosso" e "Cucina e Salute"; e'' socia
fondatrice della societa' di formazione Chance. Nel 1988 ha scritto per
l'editore PromoA Donne di sport; nel 1994 ha scritto per l'editore
Solfanelli Parole per giovani donne - 18 femministe parlano alle ragazze
d'oggi, ristampato in due edizioni. Per Solfanelli cura una collana di
autrici di fantasy e fantascienza. Ha curato dal 1990 al 1996 l'ufficio
stampa per il network europeo di donne "Women in decision making". Nel 1995
ha curato il libro Valvarenna: nonne madri figlie: un matriarcato imperfetto
nelle foto di fine secolo (Microarts). Nel 1996 ha scritto con Silvia
Neonato, Lotte da orbi: 1970 una rivolta (Erga): si tratta del primo testo
di storia sociale e politica scritto anche in braille e disponibile in
floppy disk utilizzabile anche dai non vedenti e rintracciabile anche in
Internet. Nel 1996 ha scritto Storie di nascita: il segreto della
partoriente (La Clessidra). E' stato pubblicato recentemente il suo libro,
scritto insieme a Maria G. Di Rienzo, Donne disarmanti, Intra Moenia, Napoli
2003. Cura e conduce corsi di formazione per gruppi di donne strutturati
(politici, sindacali, scolastici) sulla storia del movimento delle donne e
sulla comunicazione]

Femministe occidentali, dove siete quando si parla di fondamentalismi?
Pochi giorni prima del Forum di Porto Alegre e' arrivato un
documento/appello dirompente, al quale non si puo' non prestare ascolto, che
in sostanza lancia questa domanda a noi tutte: si tratta dell'appello contro
i fondamentalismi stilato dal gruppo Donne Soggette alle Leggi Islamiche
(Wluml in inglese), del quale avrei voluto dar conto su "Liberazione"
trattandone con un articolo a se'. Nel documento si legge: "Cosa succede? Il
fondamentalismo islamico ha aperto un nuovo fronte in Europa e nel Nord
America. Ci sono numerosi segnali di allarme, come la richiesta di leggi
separate presumibilmente basate sulla religione soprattutto per risolvere
questioni familiari all'interno delle 'Comunita' islamiche'. La nostra
esperienza nei nostri paesi dimostra che queste risulteranno profondamente
discriminatorie e anti-donna. Eppure coloro che propongono il
fondamentalismo cercano sostegno tra le forze progressiste, nel nome di
quegli stessi valori che anche noi difendiamo: uguaglianza, antifascismo,
liberta' di pensiero, liberta' di espressione. Le organizzazioni per i
diritti umani, la ainistra e in generale le forze progressiste, e ora
persino le femministe sono sollecitate a sostenere l'ordine del giorno
fondamentalista.
Disturbate dalla discriminazione e dall'esclusione che hanno piu' spesso
colpito le popolazioni migranti in Europa e in Nord America, le forze
progressiste dell'occidente sono interessate a denunciare il razzismo, ed e'
giusto cosi'. Ma di conseguenza esse spesso scelgono di sacrificare
sull'altare dell'antirazzismo, alla dittatura teocratica fondamentalista sia
le donne che le nostre forze interne democratiche di opposizione
progressista. Oppure censurano le loro espressioni di solidarieta' con noi
per paura di essere accusati di razzismo. Colpite dalle invasioni
neocolonialiste e dalle guerre, le forze progressiste sono preparate a
sostenere ogni opposizione alle superpotenze. Abbiamo gia' testimonianze di
illustri intellettuali e attivisti di sinistra che condividono pubblicamente
il parere che non importerebbe loro niente se i regimi fondamentalisti
teocratici salissero al potere in Palestina o in Iraq, a condizione che gli
Usa e Israele fossero messi fuori gioco. Abbiamo testimonianze di
rappresentanti di organizzazioni fondamentaliste e loro ideologi invitati e
acclamati ai Social forum. Abbiamo testimonianze di importanti femministe
che difendono il 'diritto al velo' - e questo ci ricorda con tristezza la
difesa del 'diritto culturale' alla mutilazione genitale femminile di alcuni
decenni fa. A coloro che tentano di giustificare la loro confusione politica
dicendo che il fondamentalismo e' un movimento popolare, ricordiamo che
Hitler fu eletto dal popolo - cioe' con mezzi democratici - ma certamente
non per il meglio della democrazia.
Osiamo dissentire. Dissentiamo come donne, vale a dire come le vittime piu'
visibili delle politiche, e dissentiamo come movimento popolare
progressista, democratico e anti-teocratico. Ad una situazione di esclusione
o di oppressione, possono esserci numerosi tipi di risposte: sia da
sinistra, che da destra e da estrema destra. Possono esserci risposte che
aprono all'universalismo, all'umanita', alla democrazia, ai diritti
fondamentali per tutti; o risposte serrate e contorte su particolarismi,
etnicita' e differenze. Se e' vero che le nostre diversita' devono essere
riconosciute e l'omogeneita' non imposta, non dovremmo mai dimenticare che
la 'differenza' e' stata anche usata e abusata da ogni sorta di forza di
estrema destra, dal nazismo all'apartheid, alla schiavitu' nel sud degli
Stati Uniti, al fondamentalismo islamico, e alle ideologie contro le donne -
solo per fare degli esempi...
Dovremmo camminare su una linea sottile senza cadere nella trappola che i
fondamentalismi stanno aprendo sotto i nostri piedi". Fin qui l'appello.
*
Mi sono resa conto che era proprio da quell'appello che mi veniva voglia di
prendere parola sul dibattito, benemerito e del quale davvero ringrazio il
giornale, iniziato da qualche settimana sulle sorti dei femminismi. Un
dibattito che non mi infiammava, pur essendo un tema fondante nella mia
vita. Per giorni ho scavato per capire cosa non mi coinvolgeva, il perche'
del non riuscire a condividere con le altre voci autorevoli, molte delle
quali amiche, che lo animavano. Sono arrivata a comprendere, dopo la lettura
del documento che mi ha tolto un peso dal cuore, letteralmente, che era la
domanda dalla quale molte partivano che mi suonava estranea: per me
l'interrogativo urgente non e', infatti, dove stiamo andando, ma perche' non
stiamo parlando di una cosa gigantesca, che ci riguarda tutte, che
rappresenta la vera emergenza planetaria per il nostro genere oggi: quella
della ripresa di vigore mortale dei fondamentalismi. Tutti, da quello
nordamericano che fa dire all'unto da Dio presidente degli Usa di avere il
compito di difendere la democrazia a quello islamico che invita ad una
speculare guerra contro gli infedeli e prescrive la lapidazione  delle donne
in piazza. Eppure e' proprio su quest'ultimo fondamentalismo che il silenzio
e' pesante.
*
Ben prima dell'11 settembre, forse era  il 1999, ero tornata molto turbata
da un incontro femminista voluto dal Forum di Rifondazione, nel quale era
stato impossibile discutere serenamente sulla questione del velo islamico e
del ruolo delle donne nell'Islam. Avevo preso la parola in un gruppo di
lavoro sulle migranti: "Quando vedo per strada le donne velate, anche se fa
molto caldo e noi siamo sbracciate e comode, quando camminano con i bambini
e la spesa a tre passi dietro i mariti, (loro si' in abiti occidentali)
provo rabbia", avevo detto. "Perche' non possiamo cominciare a parlarne con
le donne immigrate, che spesso obbligano anche le bambine allo stesso
comportamento?".
Ero stata attaccata con forza da molte donne italiane: il mio ragionamento,
dicevano, non teneva conto della diversita' culturale, il mio atteggiamento
era frutto di una mentalita' colonialista e imperialista; come potevo
criticare le musulmane, se noi disseminavamo le strade e le trasmissioni tv
con immagini di donne seminude? Non offendevano, queste nudita' esposte e
mercificate, la dignita' della donna, molto piu' che il velo? Passano gli
anni. Dopo le due torri, il G8, la guerra e tutto il resto del corredo di
orrori quotidiani che il nuovo millennio ci sta consegnando, pochi mesi fa,
ad un analogo appuntamento di donne, altrettanto carica di tensione e' stata
una discussione sull'attualissimo tema della legge francese. Mentre cercavo
di esprimere la mia titubanza sulla totale negativita' delle legge, e
cercavo di evidenziare la differenza tra il simbolo e l'abito, che solo nel
caso delle donne ha un inequivocabile valore simbolico di sottomissione non
gia' solo a Dio ma alla legge patriarcale, facevo anche riferimento ad
alcune interviste a esponenti dei movimenti delle donne del mondo arabo,
soprattutto iraniane, che salutavano la legge come un esperimento utile (con
molte riserve, non come la panacea di tutti i mali, certo, ma forse uno
strumento utile da verificare, visto che tra l'altro la legge tra due anni
verra' rivista). Di nuovo e' scattato l'anatema: come posso tollerare che lo
stato imponga come si devono vestire le donne? Uno stato che si dice laico e
agisce in questo modo diventa confessionale e integralista in modo speculare
all'integralismo che pretende di combattere, sostenevano. Avrei potuto
ribattere con molte argomentazioni: per esempio che nemmeno una religione
puo' imporre il modo di abbigliarsi, o di comportarsi in generale, cosa che
invece e' accaduta e accade, eccome, ieri nella religione cattolica come
oggi nel fondamentalismo islamico, ma non saremmo andate lontano.
Perche', al di la' della legge francese e della "complicazione" legata
all'ingombro generato dalla presenza dello stato, era cosi' difficile dire
che l'obbligo di coprirsi, dal blando velo fino alla burka che tutto il
corpo cancella , e' inaccettabile per donne che si dicono femministe e di
sinistra?
*
La violenza del patriarcato e' denunciabile solo se sta in casa tua, nella
tua cultura, e non vale per l'intero genere femminile, ovunque ci si trovi?
Il multiculturalismo autorizza che, poco piu' in la', non valgano per le
altre i diritti di scelta che hai conquistato sul tuo territorio sociale e
culturale? Il rispetto per le differenze e' incondizionato sempre e
comunque, tanto da  imporre l'assenza di critica? I diritti umani sono
relativi, a seconda delle tradizioni locali, siano esse tribali, derivanti
da leggi, o dalle parole della fede tramandata?
Siccome siamo contro la guerra, e oggi la guerra viene presentata da piu'
parti nel mondo dalle forze reazionarie come necessaria per non soccombere
all'integralismo musulmano, non possiamo criticare l'Islam integralista e la
segregazione e discriminazione che le donne soffrono in molti paesi nei
quali l'unica legge e' quella religiosa, noi che abbiamo raccolto i frutti
di chi ha separato la fede dalla legge laica?
Dire che nella seconda Intifada le donne hanno peggiorato la loro
condizione, mentre  prima erano tra le piu' libere ed emancipate del mondo
arabo, ci allontana dalla denuncia della violenza dell'esercito di Sharon e
diminuisce il nostro appoggio alla causa palestinese?
Si puo' essere "senza se e senza ma" contro la guerra e sospendere il
giudizio sulla liberta' di scelta delle donne, cavarsela con una alzata di
spalle di fronte al burqa, alle mutilazioni sessuali; con la scusa del
rispetto delle differenze o con l'urgenza maggiore di altri problemi,
glissare o minimizzare sul significato sessuofobico dei precetti relativi
all'occultamento, in parte o in toto, del corpo delle donne
nell'integralismo?
Molte di coloro che oggi sono fermamente e senza appello contrarie alle
legge francese, o sono possibiliste circa la "puntura simbolica" al
clitoride (ricordate il dibattito sulla proposta del ginecologo in
Toscana?), o, ancora, sostengono che non e' il velo comunque il problema
prioritario, ieri erano strenue oppositrici alla presenza del crocifisso
nelle scuole pubbliche italiane, avversarie dell'insegnamento della sola
religione cattolica negli istituti scolastici pubblici, denunciavano (e
denunciano) tra gli attori piu' attivi e perniciosi sulla scena italiana le
gerarchie ecclesiastiche vaticane circa la pessima legge sulla fecondazione
assistita, anticamera della messa in discussione del diritto d'abortire con
grande fatica conquistato in molta parte dell'Occidente dalle donne.
*
L'impressione e' che il monito di una decina di anni fa lanciato dalla
studiosa Moller Okin, che si domandava se e fino a che punto il
multiculturalismo favorisse la causa dell'autodeterminazione femminile, sia
restato inascoltato, cosi' come dagli stessi movimenti per l'alternativa
globale e la costruzione di un  mondo diverso sembra  sottovalutato
l'appello del premio Nobel Amartya Sen, che afferma: "E' particolarmente
importante non confondersi nel ritenere il tradizionalismo, senza
esaminarlo, come parte dell'esercizio della liberta' culturale. E'
necessario chiedersi se i perdenti nella societa', in questo caso le donne
le cui vite possono essere influenzate negativamente da questo genere di
pratiche, hanno avuto la possibilita' di prendere in considerazione delle
alternative, e hanno la liberta' di sapere in che modo vivono le persone nel
resto del mondo". Ovvero prima le persone siano libere, poi analizziamo e
discutiamo la diversita' culturale e le tradizioni.
Negli anni '80 la Lega per i diritti dei popoli, in un convegno a Firenze
voluto dalle donne dell'associazione, aveva pionieristicamente affermato che
"il fiume della tradizione ci bagna e feconda, ma porta con se' anche i
detriti". Parole poetiche, e profetiche di quanto ora stiamo vivendo.
Dirompenti e provvidenziali, arrivano proprio in queste settimane due testi
di autrici che dicono forte e chiaro che si puo', e si deve, obiettare al
fondamentalismo: Giu' i veli, di Djavann C., e Quando abbiamo smesso di
pensare?, di Irsad Manji, sono due potentissimi strumenti di critica e anche
un monito a chi pensa che si possa sorvolare di fronte al problema.
A me pare che oggi i femminismi abbiano un compito enorme: quello di
costituire, come decenni fa nella sinistra, oggi nei movimenti per il
cambiamento, un argine critico contro questa nuova malattia mortale che
mortifica la possibilita' di coesistenza pacifica tra le genti, e i generi:
il fondamentalismo. Dicono le donne del Wluml: "Noi ci appelliamo in
generale al movimento democratico, al movimento anti-globalizzazione riunito
a Porto Alegre, e in particolare ai movimenti delle donne, per dare
visibilita' internazionale e riconoscimento alle forze democratiche
progressiste e ai movimenti interni ad esse di donne che si oppongono al
progetto teocratico fondamentalista. Chiediamo a tutti di smettere di
sostenere il fondamentalismo come se fosse una legittima risposta a
situazioni di oppressione". Compagne e amiche femministe, ascoltiamole.

5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

6. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 832 del 6 febbraio 2005

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