"Soldato umanitario" italiano spara in Afghanistan e uccide una bambina



"Un contributo alla sicurezza ed allo sviluppo della comunità
internazionale al quale non possiamo venire meno e che anzi, in
prospettiva, è necessario rendere più efficace". Così il Presidente della
Repubblica ha recentemente definito la missione italiana in Afghanistan,
collegandola idealmente al 25 aprile.

Cavoli a merenda.

Ne ho parlato su http://www.peacelink.it/pace/a/29334.html
Ma oggi vi è un motivo in più per dirlo, un tragico motivo. Che ci ricorda
l'uccisione di Nicola Calipari e il ferimento di Giuliana Sgrena. Questa
volta i proiettili sono italiani e la vittima è una bambina
dell'Afghanistan.

Ma del resto che cosa ci aspettiamo dalle scuole militari e dalle
accademie? Il "soldato umanitario"? Fatevi raccontare da chi ci vive che
tipo di istruzione militare c'è ancora oggi. Napolitano farebbe bene a
informarsi sul tipo di istruzione militare trasmesso ragazzi e ragazze.
Rimanere umani nelle scuole militari è un'impresa. Parlo con cognizione di
causa avendoci vissuto lì dentro e sapendo che ancora oggi nulla è
cambiato. Altro che 25 aprile...

Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it


HERAT - Una bambina afgana di 13 anni è morta uccisa dai colpi di
mitragliatore sparati da un blindato italiano di pattuglia nella zona
occidentale dell'Afghanistan. Secondo l'Esercito, la macchina non si è
fermata all'alt dei militari; secondo lo zio della bambina uccisa, al
volante dell'auto, stamane pioveva molto in quella zona e se non si è
fermato è perchè ha "visto le luci quando era troppo tardi".

Viaggiavano per assistere ad un matrimonio. La famiglia di afghani stava
andando ad Herat per assistere ad un matrimonio. Viaggiavano, lo zio, la
bambina ed altre tre persone rimaste ferite, su una Toyota Corolla, una
delle macchine maggiormente segnalate come possibili autobomba, lo stesso
modello di auto sulla quale sedevano Nicola Calipari e la giornalista
Giuliana Sgrena, quando una raffica partita da un blindato americano
uccise il funzionario dei Servizi segreti ad un check point sulla strada
per l'aeroporto di Bagdad, il 4 marzo 2005.

Fonte: Repubblica


HERAT  - Una ragazzina afghana di 13 anni è morta dopo che l'auto su cui
viaggiava, una Toyota Corolla station wagon, "come quelle usate dai
kamikaze", è stata centrata da uno o più colpi d'arma da fuoco sparati da
un militare italiano. E' successo alle porte di Herat, nell'ovest, quando
in Afghanistan erano le 11 (le 8.30 in Italia) ed erano appena atterrati
alcuni parlamentari italiani che di lì a poco avrebbero posato la prima
pietra di una casa d'accoglienza annessa all'ospedale pediatrico: un
assurdo paradosso, nel giorno della tragica morte di una bambina. I suoi
familiari accusano: "Pioveva e la visibilità era pessima", dice lo zio,
Ahmad Wali, 32 anni, che guidava la macchina. "D'un tratto ho visto delle
luci davanti a noi ed è apparso un convoglio di soldati stranieri. Subito
dopo ho visto che metà del volto di mia nipote non c'era più, che sua
madre era ferita al petto e che il mio viso era sanguinante a causa di
frammenti del parabrezza che era esploso". Anche Abdul Raouf Ahmadi,
portavoce della polizia, punta l'indice: "I soldati stranieri hanno aperto
il fuoco su una vettura civile (la Toyota Corolla, come quella in cui
venne colpito mortalmente in Iraq Nicola Calipari, ndr), uccidendo una
bambina e ferendo due persone tra cui una donna", ha detto. Il generale
Rosario Castellano, comandante della Brigata Folgore e del contingente
italiano ad Herat è però molto più cauto. E' lui a dare la notizia alla
delegazione parlamentare. Tre mezzi degli Omlt, quelle squadre che si
occupano dell'addestramento dell'esercito afghano, si stavano dirigendo
lungo la Ring Road all'aeroporto di Herat, dove c'é il quartier generale
del Regional Command West, a guida italiana: "A circa quattro chilometri
di Camp Arena il convoglio ha avvistato una vettura civile che procedeva
in senso opposto a forte velocità. I militari hanno attuato immediatamente
tutte le procedure previste di allertamento: clacson, abbaglianti, anche
un razzetto luminoso.
Fonte: Ansa (Vincenzo Sinapi)