Undici proposte pratiche



Ad alcuni mezzi d'informazione e ad alcuni altri interlocutori (con i quali
ci scusiamo se dovessimo apparire noiosi e invadenti; e' l'inquietudine
grande che ci muove alle carte)

UNDICI PROPOSTE PRATICHE

Vi inviamo il seguente intervento. Vi saremmo grati se voleste discuterlo ed
eventualmente diffonderlo. Grazie comunque per l'attenzione. Un cordiale
saluto ed auguri di buon lavoro,

Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo

Mittente: Centro di ricerca per la pace
strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Viterbo, 12 dicembre 2002

Poscritto: ad uso dei mezzi d'informazione aggiiungiamo in calce una breve
notizia sul firmatario di questo appello.

*

GILGAMESH E ASCHENBACH SULL'ORLO DEL CRATERE
(CON UNDICI PROPOSTE PRATICHE PER IMPEDIRE LA CATASTROFE)

Quando fu scatenata la prima guerra del Golfo scrivemmo che i bombardamenti
cruentissimi su alcune delle piu' antiche citta' del mondo, la', tra il
Tigri e l'Eufrate, su alcuni dei luoghi in cui la civilta' umana mosse i
primi passi, erano anche l'equivalente siimbolico dell'uccidere i
progenitori, del recidere le radici, dell'annichilire la civilta' umana
tutta, ab ovo.
Un'intrapresa la cui follia criminale e' ad ognuno evidente. Dove fu scritto
il codice di Hammurabi, dove per la prima volta Gilgamesh incontro' il
dolore e la morte, nella patria da cui tutti pellegrini proveniamo, il
portare la morte definitiva, la devastazione senza scampo, lo scempio fin
delle tombe, la fine irreversibile.
Lo diciamo in timore e tremore: nell'orrore e nella catastrofe del 1991
fummo comunque, noi genere umano, fortunati: non si scateno' un conflitto
planetario, altre forze distruggitrici oltre quelle cola' agenti (e tra esse
assassina l'italiana aviazione) non si scatenarono.
Ma ora una nuova guerra del Golfo si prepara, ed il suo principale promotore
ha gia' detto che e' nel novero delle possibilita' l'uso delle armi
nucleari, non piu' solo l'uranio impoverito che gia' tanta strage ha
provocato ma le testate atomiche tout court, ovvero lo scatenamento di un
conflitto senza confini e senza regole, in cui l'intera civilta' umana e'
messa in pericolo.
Vi e' qualcosa in questa follia che ricorda non solo il terribile ciclo
tebano, ma anche truci miti nordici: il crepuscolo degli dei; e dolenti
emblemi della fine di una cultura, quella occidentale, come Aschenbach a
Venezia.
*
C'e' una poesia di Primo Levi, io la sentii leggere da Ernesto Balducci a
Viterbo, seduto al suo fianco, un giorno in cui tra le lacrime -
commemoravamo appunto Primo Levi, che da poco ci aveva lasciati orfani - in
molti giurammo a noi stessi che avremmo proseguito la sua lotta, che mai
piu' avremmo permesso che tornasse Auschwitz, che tornasse Hiroshima. In
quella poesia, La bambina di Pompei, il grande testimone della dignita'
umana concludeva: "Potenti della terra padroni di nuovi veleni, / Tristi
custodi segreti del tuono definitivo, / Ci bastano d'assai le afflizioni
donate dal cielo. / Prima di premere il dito, fermatevi e considerate".
Io non so se tra i potenti della terra vi sia qualche persona la cui mente,
non dico la cui anima, non sia del tutto offuscata; qualcuno che si renda
conto a quale distretta siamo giunti, su quale "crinale apocalittico" tutti
ci troviamo. Se vi e', e' il momento di rivelarsi, di agire, di fare quanto
e' in potere di chi governa le relazioni internazionali o comunque su esse
puo' influire per via diplomatica, politica ed economica, affinche' la
guerra non si dia. Domani potrebbe essere troppo tardi.
*
Ma devo essere sincero, non ho mai avuto nessuna fiducia nei potenti. Mai,
nessuna.
E quindi questa incombenza e' nostra: siamo noi, gente semplice, persone
senza potere, che dobbiamo impedire la guerra.
E per impedire la guerra dobbiamo muovere da due convinzioni: che
quand'anche le nostre forze fossero spaventosamente inadeguate, tutte
dobbiamo suscitarle e investirle nel compito dell'ora: impedire la guerra.
E massime noi che godiamo di molti privilegi e che dobbiamo adesso spenderli
senza risparmio per questo compito che l'intera umanita' concerne: impedire
la guerra, che e' questione di vita o di morte per l'umanita' intera.
Noi che viviamo in uno dei paesi il cui orientamento avra' un peso enorme
nel decidere lo scatenamento o meno della guerra; noi che siamo parte di
quella porzione ridottissima dell'umanita' la cui opinione e' "opinione
pubblica", conta; noi che abbiamo strumenti di comunicazione potentissimi
(anche questo computer su cui sto scrivendo, che non e' neppure mio ma che
uso da anni; anche questa posta elettronica che ci consente di parlarci fra
tanti ad un costo risibile); ebbene, noi piu' di altri abbiamo un dovere
grande: impedire la guerra, che e' questione di vita o di morte per
l'umanita' intera.
Se sapremo far vincere in italia il rispetto della legalita' costituzionale
che ripudia la guerra; se sapremo costringere il potere esecutivo e il
potere legislativo e il capo dello stato a riconoscere e quindi proclamare
che il popolo e la legge, la Repubblica insomma, impediscono al'lItalia di
avallare e di aderire alla guerra; allora questo avra' un peso e potra'
indurre altre popolazioni a chiedere ai loro governanti un analogo
pronunciamento.
In Italia e' possibile, oltre che necessario. E' la legge fondamentale del
nostro ordinamento che lo afferma, quella legge che "hanno scritto i pugni
dei morti": la Costituzione figlia della Resistenza; quell'articolo 11 che
la guerra ripudia; impedire la guerra, che e' questione di vita o di morte
per l'umanita' intera.
*
Ma come riuscirci?
No, non sara' facile, e gia' troppi errori abbiamo fatto.
Si tratta di conquistare casa per casa, persona per persona, la maggioranza
del popolo italiano ad un pronunciamento esplicito: impedire la guerra, che
e' questione di vita o di morte per l'umanita' intera.
No, non sara' facile, e di contro vi sara' una propaganda tanto menzognera
quanto abile che cerchera' di convincere ancora una volta che la guerra e'
igiene e belta'.
Si tratta allora di elaborare modalita' di azione adeguate, ma esse
discendono dalla chiarezza e nettezza di posizioni, necessitano della forza
della verita', altrimenti non riusciremo a impedire la guerra, che e'
questione di vita o di morte per l'umanita' intera.
*
E per dirlo una volta di piu', questo a nostro modesto avviso occorre:
I. Sul piano della consapevolezza:
a) ricordare incessantemente a tutti che la guerra consiste sempre di
omicidi di massa, consiste dell'uccisione di tanti esseri umani;
b) ricordare incessantemente a tutti che una guerra come quella che si va
preparando puo' rapidamente evolvere in guerra nucleare e in guerra
mondiale, senza fronti e senza frontiere, mettendo in pericolo l'umanita'
intera;
c) ricordare incessantemente a tutti, e soprattutto ai nostri decisori
politici, che la legge fondamentale dello stato italiano proibisce la
partecipazione italiana a questa guerra ed anzi vincola l'Italia ad opporsi
ad essa.
II. Sul piano delle scelte di principio:
d) ricordare incessantemente a tutti che occorre opporsi al terrorismo, alle
dittature e alle guerre, e che ci si puo' opporre efficacemente ad uno dei
tre elementi solo se ci si oppone anche agli altri due, poiche' terrorismo,
dittature e guerre si alimentano reciprocamente;
e) convocare tutti coloro che vogliono difendere il diritto alla vita di
tutti gli esseri umani, la legalita' costituzionale e il diritto
internazionale, la pace e il futuro dell'umanita', ad un impegno limpido ed
intransigente contro la guerra;
f) ma questo impegno contro la guerra sara' credibile e quindi persuasivo e
quindi efficace solo se sara' davvero limpido ed intransigente, e per essere
tale esso deve consistere nella scelta teorica e pratica dell'accostamento
alla nonviolenza come opposizione la piu' rigorosa alla violenza. Non e'
piu' ammissibile alcune ambiguita' da parte di alcuno, i cialtroni e i
mascalzoni devono essere allontanati dal movimento per la pace con la
massima chiarezza.
III. Sul piano delle cose da fare con la massima urgenza:
g) una campagna immediata e capillare di accostamento, formazione e
addestramento alla nonviolenza per tutte le persone che vogliono impegnarsi
per la pace;
h) la preparazione di azioni dirette nonviolente per cercar di bloccare
operativamente la macchina bellica; azioni dirette nonviolente cui possono
partecipare solo persone adeguatamente preparate, rigorosamente
disciplinate, fedeli fino in fondo alla nonviolenza;
i) la preparazione di una campagna di massa a livello nazionale di
disobbedienza civile che miri a bloccare la catena di comando politica ed
amministrativa di quei poteri golpisti e stragisti che cercassero di
precipitare l'Italia in guerra con cio' infrangendo la Costituzione cui pure
hanno giurato fedelta';
l) la preparazione di uno sciopero generale che si ponga come obiettivo le
dimissioni di quel governo, di quel parlamento e di quel capo dello stato
golpisti e stragisti che decidessero la partecipazione dell'Italia alla
guerra;
m) una campagna di presentazione di denunce penali a carico dei golpisti e
stragisti, da presentare massivamente a  tutte le istanze giudiziarie ed a
tutti gli apparati delle forze dell'ordine, affinche' vengano arrestati,
processati e  puniti secondo la legge quei governanti, quei legislatori e
quel capo dello stato golpisti e stragisti che decidessero di violare la
Costituzione decidendo la partecipazione italiana alla guerra.
*
Il tempo e' poco, molto cio' che occorre fare. E' necessario cominciare
subito.
E per cominciare lanciamo un appello ancora al governo, al parlamento, al
capo dello stato: dicano subito, dicano chiaro, dicano forte, che il nostro
paese e' ancora uno stato di diritto fondato sulla Costituzione dellla
Repubblica Italiana che "ripudia la guerra"; dicano subito, chiaro, forte
all'Unione Europea, all'Onu, al governo americano che l'Italia per sua legge
fondamentale non partecipera' a questa guerra, che l'Italia per sua legge
fondamentale a questa guerra si oppone.
Lo dicano subito, lo dicano chiaro, lo dicano forte. Senza equivoci e senza
sotterfugi. Ancora rivolgiamo loro questo appello.
Ma noi tutti frattanto prepariamoci, nessuna attesa e' piu' ammissibile, un
difficile compito ci attende: difendere la legalita' costituzionale e il
diritto internazionale, la democrazia e la civile convivenza, la pace e la
civilta' umana, impedire la guerra, fare quanto in nostro potere per salvare
innumerevoli vite umane.

Peppe Sini
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

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Allegato: breve notizia sul firmatario di questo appello
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo fin
dalla sua fondazione negli anni '70, e' stato per anni consigliere comunale
e provinciale caratterizzando la sua attivita' amministrativa
particolarmente con l'impegno contro la criminalita' e la corruzione, e per
la difesa dell'ambiente. Ha condotto dagli anni '80 iniziative di inchiesta,
sensibilizzazione e denuncia contro il regime della corruzione e la
penetrazione dei poteri criminali nell'Alto Lazio. Ma l'impegno principale,
fin dagli anni '70, e' quello pacifista, antimilitarista ed antirazzista,
per i diritti umani: e' stato il principale animatore dell'opposizione alle
servitu' militari nel viterbese.
Nel 1987 e' stato coordinatore per l'Italia della campagna internazionale di
solidarieta' con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime
razzista sudafricano.
Per le sue iniziative di opposizione nonviolenta alla guerra e in difesa
della legalita' costituzionale nel '91 e nel '99 ha subito procedimenti
giudiziari risoltisi con esito a lui pienamente favorevole.
Nel 1999 ha ideato e realizzato l'azione diretta nonviolenta delle
"mongolfiere per la pace" con cui bloccare i decolli dei bombardieri dalla
base militare di Aviano ostruendo lo spazio aereo di decollo antistante la
base.
Ha promosso e tenuto corsi di educazione alla pace presso enti locali, enti
di servizio civile e scuole.
Ha promosso la proposta di legge per la formazione alla nonviolenza degli
operatori delle forze dell'ordine.
Dirige il notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino".

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