La nonviolenza e' in cammino. 273



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la pace di
Viterbo a tutti gli amici della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. e fax: 0761/353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 273 del 30 ottobre 2001

Sommario di questo numero:
1. Marinella Correggia, sette milioni e mezzo di afghani senza cibo
2. Jean Ziegler, ho creduto...
3. Svoltosi ieri incontro al Senato per la proposta di legge per la
formazione delle forze dell'ordine alla nonviolenza
4. Severino Vardacampi: a proposito dei "Social Forum", tre ambiguita' da
sciogliere
5. Movimento Nonviolento, verbale della riunione di Torino del 22 settembre
6. Letture: Alessandro Dal Lago, Non-persone
7. Letture: Hans Jonas, Dalla fede antica all'uomo tecnologico
8. Letture: Nelson Mandela, Lungo cammino verso la liberta'
9. Riletture: Hannah Arendt, La vita della mente
10. Riletture: Denis Diderot, Il nipote di Rameau
11. Riletture: Giovanni Falcone, Interventi e proposte
12. Riviste del movimento delle donne on line
13. La "Carta" del Movimento Nonviolento
14. Per saperne di piu'

1. INFORMAZIONE. MARINELLA CORREGGIA: SETTE MILIONI E MEZZO DI AFGHANI SENZA
CIBO
[Marinella Correggia e' una giornalista impegnata per i diritti umani.
Questo articolo e' apparso sul quotidiano "Il manifesto" del 28 ottobre]
"La Fao non e' il Consiglio di sicurezza, non puo' chiedere la fine dei
bombardamenti. Ma e' suo compito attirare l'attenzione sulla tragedia in
corso": cosi' giorni fa, durante un incontro con le Ong (le Organizzazioni
Non Governative di cooperazione internazionale), Henri Carsalade,
vicedirettore generale della Fao (Organizzazione Onu per l'alimentazione e
l'agricoltura) preannunciava un nuovo rapporto speciale sull'Afghanistan.
Pubblicato due giorni fa, e' catastrofico e chiaro. La Fao non e' nuova in
questo ruolo "asettico" ma preciso: sono noti i suoi rapporti annuali
sull'Iraq, in cui sottolinea la crisi alimentare provocata da un embargo
della stessa Onu.
Le stime della Fao non tentano il calcolo di quanti siano gia' morti per
fame nel paese a causa della guerra in corso (impossibile dirlo, vista la
dispersione della popolazione in fuga e le difficolta' nelle comunicazioni),
ma contano in almeno 7,5 milioni di afghani (sei nel paese, 1,5 rifugiati)
le persone che non sono in grado di procurarsi il cibo quotidiano.
Oltretutto, "con l'avvicinarsi dell'inverno, l'approvvigionamento degli
aiuti e' destinato a peggiorare: molte persone potranno morire di fame e
malattie collegate alla denutrizione", e in un periodo in cui anche le
disponibilita alimentari dei paesi confinanti sono minime per una lunga
siccita' (Pakistan e Iran, che ospitano 3,5 milioni di profughi, Tajikistan,
Uzbekistan e Turkmenistan sono oggetto di aiuto alimentare).
Come le bombe portino anche direttamente morte per fame in una situazione
che era gia' piu' che critica, lo spiega il Rapporto: "Le operazioni
militari iniziate il 7 ottobre hanno provocato massicci spostamenti di
popolazione aggravando la gia' precaria situazione umanitaria, ma gli aiuti,
per le difficolta' di trasporto e distribuzione, arrivano in quantita'
inferiori" (rispetto all'obiettivo del Programma alimentare di 52.000
tonnellate al mese); particolarmente a rischio sono zone inaccessibili come
gli altipiani centrali e comunita' isolate da precedenti distruzioni
belliche.
Peraltro - il Rapporto non lo dice - il personale interamente afghano delle
organizzazioni umanitarie, rimasto dopo l'evacuazione del personale
straniero, sta svolgendo da solo un eccellente ed eroico lavoro distribuendo
sotto le bombe il poco che arriva: nutrendo e curando. Una lezione per il
futuro della cooperazione?
Il presente tragico non oscura del tutto i timori per il futuro. Assumendo
che il piano di consegna dell'aiuto umanitario sia rispettato - improbabile
se continua la guerra - il deficit totale per il 2001/2002 (fino a
giugno-luglio, al prossimo raccolto) sara' pari a 1,5 o 1,7 milioni di
tonnellate di cereali, poiche' a causa dei tre anni di siccita' il raccolto
di grano nel 2001 e' stato di appena 2 milioni di tonnellate, la meta'
rispetto al 1998.
E' poi cruciale che gli agricoltori afghani riescano a seminare il grano, la
derrata piu' importante per la dieta del paese, composta all'80% di cereali.
Ma "in varie zone importanti dal punto di vista agricolo, la stagione della
semina sta finendo proprio ora; con la popolazione in movimento, la mancanza
di input e gli ostacoli all'attivita' agricola provocati dalle operazioni
militari, il prossimo anno la situazione potrebbe essere ancora piu' grave".
Proiettandosi in chissa' quale futuro, il Rapporto Fao avverte poi che "dopo
la risoluzione del conflitto, occorrera' un massiccio programma di
riabilitazione del settore agricolo: ricostruire il sistema irriguo, fornire
input agli agricoltori, riabilitare il settore forestale" (distrutto dalle
esportazioni selvagge per finanziare la guerra "civile"), per una cifra pari
ad almeno 200 milioni di dollari; per non parlare dello sminamento, perche'
milioni di ordigni rendono incoltivabili i suoli (peraltro, prima di questa
nuova guerra, oltre un milione di afghani erano tornati sulle loro terre
ripulite). Oggi, mentre "l'inedia di massa e la carestia assediano la
popolazione afghana come mai nella storia del paese", gli afghani possono
solo ricordare un passato di agricoltura prospera e non certo basata
sull'oppio (un altro recente rapporto Fao, comunque, spiega che lo
sradicamento della coltura nel 2001 ha danneggiato all'incirca 480mila
braccianti, e le loro famiglie, in media di sei membri). Le statistiche
agricole dei decenni scorsi dicono di produzioni "mediterranee": frumento,
orzo, olive, uva, mandorle, patate, cipolle e altri ortaggi, pistacchi,
sesamo, agrumi, mele, pere, pesche e nettarine, fichi, angurie, meloni. Gli
ulivi erano decine di milioni nell'est del paese; abbandonati da chi fuggiva
dalla guerra, tagliati. Invece, nelle campagne afghane resistono e sono in
uso antiche costruzioni forate per l'essiccazione solare dell'uva. Nei
vecchi rapporti della Fao si legge che a Herat c'era una "foresta di
pistacchi".

2. FRASI COLTE AL VOLO. JEAN ZIEGLER: HO CREDUTO...
[Da Jean Ziegler, La felicita' di essere svizzeri, Mondadori, Milano 1994,
p. 16.
Jean Ziegler, sociologo, docente, parlamentare svizzero, ha denunciato nelle
sue opere i rapporti tra capitale finanziario, governi, poteri criminali,
neocolonialismo, sfruttamento Nord/Sud. Tra le sue opere: Una Svizzera al di
sopra di ogni sospetto; I vivi e la morte; Le mani sull'Africa; Il come e il
perché; La Svizzera lava più bianco; La felicita' di essere svizzeri; La
Svizzera, l'oro e i morti; tutte presso Mondadori. La vittoria dei vinti,
Sonda; Les seigneurs du crime, Seuil; La fame nel mondo spiegata a mio
figlio, Pratiche]
Ho creduto nell'azione collettiva di uomini e donne liberamente associati,
capaci di trasformare in modo graduale - attraverso il confronto delle idee,
la lotta sindacale e il voto - questo mondo d'ineguaglianza e di sangue in
una terra di liberta' e ragione.

3. INIZIATIVE. SVOLTOSI IERI INCONTRO AL SENATO PER LA PROPOSTA DI LEGGE PER
LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL'ORDINE ALLA NONVIOLENZA
Si e' svolto lunedi 29 ottobre 2001 a Roma, presso il Senato della
Repubblica, un incontro tra il senatore Achille Occhetto, primo firmatario
della proposta di legge per la formazione e l'addestramento delle forze
dell'ordine alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle
strategie della nonviolenza, e Peppe Sini, responsabile del "Centro di
ricerca per la pace" di Viterbo (struttura promotrice dell'iniziativa);
all'incontro ha preso parte anche Luigi Daga, consulente giuridico del
senatore Occhetto, che ha notevolmente contribuito alla stesura attuale
della proposta di legge.
* Svolta un'ampia consultazione di studiosi e operatori
E' stata predisposta la stesura pre-definitiva della proposta di legge, che
ora passera' all'esame di tutti i senatori e i deputati che hanno gia'
espresso sostegno ed agli altri che intenderanno aggiungersi ai
sottoscrittori: ovviamente e' ancora possibile apportare modifiche, che
beninteso non stravolgano il testo, testo che e' frutto di un'ampia
consultazione sulla base di una bozza che negli ultimi tre mesi ha
ampiamente circolato ed e' stata ampiamente discussa particolarmente tra
rappresentanti dell'associazionismo sindacale e culturale delle forze
dell'ordine, giuristi, educatori, cattedratici, formatori, operatori
sociali, movimenti pacifisti e nonviolenti (negli scorsi mesi si e' svolta
una consultazione che ha coinvolto molti dei piu' prestigiosi studiosi della
materia, e migliaia di persone e strutture interessate; la proposta
originaria il "Centro di ricerca per la pace" l'aveva formulata oltre un
anno fa).
* Nei prossimi giorni una consultazione con tutti i parlamentari
Nei prossimi giorni si effettuera' la consultazione con tutti i senatori e i
deputati interessati, poi la sottoscrizione da parte di tutti i parlamentari
disponibili all'iniziativa, ed infine la presentazione ufficiale della
proposta di legge, con cui si concludera' questa fase preliminare e si
avviera' quindi il successivo percorso di esame nelle competenti commissioni
parlamentari.
* Rilevanza democratica dell'iniziativa
Il senatore Achille Occhetto ha sottolineato la rilevanza democratica
dell'iniziativa e come essa intenda apportare utili risorse teoriche e
pratiche alla formazione e all'attivita' del personale preposto alla difesa
della sicurezza pubblica, ed intenda contribuire all'affermazione di una
cultura ed una pratica della legalita', dei diritti umani e della pace,
radicata nella Costituzione italiana. Il senatore Occhetto ha altresi'
espresso la sua disponibilita' per ulteriori iniziative in collaborazione
con i movimenti nonviolenti.
* La nonviolenza, una grande risorsa
Il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" ha evidenziato
l'importanza che la nonviolenza sempre piu' entri nella legislazione, e che
la grande risorsa democratica che essa costituisce sia pienamente
valorizzata anche in ambito istituzionale, nell'amministrazione pubblica, ed
in tutte le agenzie formative. In particolare la formazione alla nonviolenza
di tutto il personale delle forze dell'ordine mette a disposizione di chi
svolge una funzione cosi' delicata e decisiva risorse e strumenti
conoscitivi ed operativi di grandissima utilita'.
* Alcune ulteriori informazioni integrative
- Sono molteplici e prestigiose le adesioni a sostegno della proposta di
legge per la formazione e l'addestramento delle forze dell'ordine alla
conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie della
nonviolenza: dalla societa' civile come dalle istituzioni, dalle
organizzazioni professionali, sindacali e associative come dal mondo della
ricerca e degli studi, dagli operatori delle forze dell'ordine come dai
movimenti pacifisti e nonviolenti, da giuristi e sociologi, operatori
sociali ed educatori; molti i contributi alla riflessione, originali e
critici, che sottolineano l'importanza della proposta formulata: mettere le
risorse della nonviolenza a disposizione di chi e' impegnato nella difesa
della legalita', nella protezione dell'incolumita' e dei diritti delle
persone, nella difficile e delicata funzione di garantire la sicurezza
pubblica.
-  Tra i parlamentari che hanno gia' espresso attenzione e adesione ci sono
il vicepresidente del Parlamento Europeo Renzo Imbeni, i senatori Achille
Occhetto (primo firmatario), Natale Ripamonti, Francesco Martone, Anna
Donati, Nedo Canetti (a nome del gruppo senatoriale DS), Nando Dalla Chiesa,
Chiara Acciarini, Loredana De Petris; i deputati Fulvia Bandoli, Marida
Bolognesi, Paolo Cento, Laura Cima, Elettra Deiana, Titti De Simone, Alfiero
Grandi, Franco Grillini, Marcella Lucidi, Giorgio Panattoni, Roberta
Pinotti, Giuliano Pisapia, Aldo Preda, Ermete Realacci, Carlo Rognoni,
Giovanni Russo Spena, Piero Ruzzante, Vincenzo Siniscalchi, Francesco
Tolotti, Tiziana Valpiana, Luciano Violante; i parlamentari europei Giuseppe
Di Lello, Claudio Fava, Luisa Morgantini, Giovanni Pittella (oltre al gia'
citato Renzo Imbeni).
- La presentazione ufficiale della proposta di legge, sottoscritta da vari
senatori e deputati di diverse forze politiche, e' prevista tra pochi
giorni.
- In relazione alla presentazione della proposta di legge si terra' a Roma
anche una conferenza cui parteciperanno i parlamentari presentatori,
illustri personalita' della peace research e della nonviolenza, cattedratici
universitari di prestigio internazionale.
- I materiali preliminari della proposta di legge, cosi' come ulteriori
materiali di documentazione, possono essere richiesti al "Centro di ricerca
per la pace" di Viterbo (e-mail: nbawac at tin.it).
* Per saperne di piu'
A. La nonviolenza nella legislazione e nella storia d'Italia
- La nonviolenza nel corpus legislativo italiano
Nella legislazione italiana il termine, ed il concetto, di "nonviolenza" e'
entrato relativamente tardi: con la legge 8 luglio 1998, n. 230, che
all'art. 8, comma 2, lettera e) attribuisce all'Ufficio nazionale per il
servizio civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il compito
di "predisporre, d'intesa con il Dipartimento per il coordinamento della
protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile
non armata e nonviolenta".
In realta' gia' da molti anni erano stati effettualmente accolti termini ed
esperienze sovente fortemente connessi alla teoria e prassi della
nonviolenza, come ad esempio attesta la legislazione che dal 1972 con la
legge n. 772 riconosceva e recepiva l'obiezione di coscienza al servizio
militare e disponeva il servizio civile alternativo; inoltre gia' nel
dettato costituzionale, come hanno rilevato autorevoli commentatori, vi sono
le fondamenta di un orientamento tendenzialmente nonviolento e comunque una
legittimazione piena di tale prospettiva.
E del resto analogo orientamento e' possibile leggere in autorevoli
documenti internazionali: come la Carta delle Nazioni Unite, e la
Dichiarazione universale dei diritti umani.
- La nonviolenza nella ricerca accademica e nelle agenzie formative
Nella ricerca accademica e nelle agenzie formative ormai da decenni la
nonviolenza e' un tema rilevante. E' cosi' a livello internazionale (a
partire dalle attivita' di peace research promosse dall'ONU), ed e' cosi'
anche in Italia, in cui lo studio della nonviolenza  e la formazione ai
valori, alle tecniche e alle strategie della nonviolenza costituiscono
esperienze consolidate sia in ambito accademico che in ambito piu'
generalmente istituzionale che nell'alveo delle esperienze
dell'associazionismo democratico, delle agenzie formative, delle variegate
formazioni in cui si articola la societa' civile e particolarmente l'impegno
sociale e civile.
- La nonviolenza nella cultura e nella storia d'Italia
Del resto nella cultura e nella storia d'Italia la nonviolenza e' radicata
in esperienze e riflessioni che risalgono ad esempio fino alla proposta di
vita e di pensiero di Francesco d'Assisi.
E nel Novecento un illustre filosofo e pedagogista italiano, Aldo Capitini,
ha dato un contributo di riflessione e di proposta di enorme rilevanza a
livello internazionale; cosi' come Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto (che di
Gandhi fu direttamente discepolo); cosi' come Danilo Dolci: personalita'
italiane che a livello internazionale sono tra le figure piu' note e piu'
luminose della nonviolenza. Ad Aldo Capitini risale altresi' la coniazione
del termine stesso "nonviolenza".
Peraltro in Italia anche la figura di Gandhi fu conosciuta con relativa
tempestivita': anche grazie alla sua visita nel nostro paese nel 1931, ed
alla pubblicazione nello stesso anno dell'edizione italiana della sua
autobiografia con prefazione di Giovanni Gentile; ed alla nonviolenza si
ispirarono alcune delle figure piu' nobili e delle attivita' piu' profonde e
luminose dell'opposizione alla dittatura fascista.
- Per una definizione critica e pluridimensionale della nonviolenza
I. Il termine "nonviolenza", distinto dalla locuzione "non violenza"
La parola "nonviolenza" e' stata coniata dal filosofo ed educatore italiano
Aldo Capitini (1899-1968) e traduce i due termini creati da Mohandas Gandhi
(1869-1948) per definire la sua proposta teorico-pratica: "ahimsa" e
"satyagraha".
La parola "nonviolenza" designa un concetto del tutto distinto dalla
semplice locuzione "non violenza" o "non-violenza"; la locuzione "non
violenza" infatti indica la mera astensione dalla violenza (ed in quanto
tale puo' comprendere anche la passivita', la fuga, la rassegnazione, la
vilta', l'indifferenza, la complicita', l'omissione di soccorso); il
concetto di "nonviolenza" afferma invece l'opposizione alla violenza come
impegno attivo e affermazione di responsabilita'.
Infatti i due termini usati da Gandhi, che il termine capitiniano di
"nonviolenza" unifica e traduce, hanno un campo semantico ampio ma molto
forte e ben caratterizzato: "ahimsa" significa "contrario della violenza",
"negazione assoluta della violenza", quindi "opposizione alla violenza fino
alla radice di essa"; "satyagraha" significa "adesione al vero, contatto con
il bene, forza della verita', vicinanza all'essere, coesione essenziale".
II. La nonviolenza non e' un'ideologia
La "nonviolenza" quindi e' un concetto che indica la scelta e l'mpegno di un
intervento attivo contro la violenza, la sopraffazione, l'ingiustizia (non
solo quella dispiegata e flagrante, ma anche quella cristallizzata e
camuffata, quella acuta e quella cronica, quella immediata e quella
strutturale).
La nonviolenza non e' un'ideologia ne' una fede: ci si puo' accostare alla
nonviolenza a partire da diverse ideologie e da diverse fedi religiose e
naturalmente mantenendo quei convincimenti. Ad esempio nel corso dello
scorso secolo vi sono stati uomini e donne che si sono accostati alla
nonviolenza aderendo a fedi diverse: induista, cristiana, buddhista,
islamica, ebraica, altre ancora, o anche non aderendo ad alcuna fede.
Ugualmente vi sono stati uomini e donne che si sono accostati alla
nonviolenza aderendo a ideologie diverse: liberali, socialiste (nelle varie
articolazioni di questo concetto teorico e movimento storico), patriottiche,
internazionaliste, democratiche in senso lato.
III. La nonviolenza e' una teoria-prassi sperimentale e aperta
La nonviolenza infatti e' una teoria-prassi, ovvero un insieme di
riflessioni ed esperienze, creativa, sperimentale, aperta. Non dogmatica,
non autoritaria, ma che invita alla responsabilita' personale nel riflettere
e nell'agire.
IV. La nonviolenza e' un concetto pluridimensionale
Molti equivoci intorno alla nonviolenza nascono dal fatto che essa e' un
concetto a molte dimensioni, cosicche' talvolta chi si appropria di una sola
di queste dimensioni qualifica la sua collocazione e il suo agire come
"nonviolenti", in realta' commettendo un errore e una mistificazione,
poiche' si da' nonviolenza solo nella compresenza delle varie sue dimensioni
(ovviamente, e' comunque positivo che soggetti diversi conoscano e accolgano
anche soltanto alcuni aspetti della nonviolenza, ma questo non li autorizza
a dichiarare di praticare la nonviolenza).
Proviamo a indicare alcune delle dimensioni fondamentali della nonviolenza:
- la nonviolenza e' un insieme di ragionamenti e valori morali;
- la nonviolenza e' un insieme di tecniche comunicative, relazionali,
deliberative, organizzative e di azione;
- la nonviolenza e' un insieme di strategie di intervento sociale e di
gestione dei conflitti;
- la nonviolenza e' un progetto sociale di convivenza affermatrice della
dignita' di tutti gli esseri umani;
- la nonviolenza e' un insieme di analisi e proposte logiche, psicologiche,
sociologiche, economiche, politiche ed antropologiche.
Come si vede, lo studio della nonviolenza implica la coscienza della
pluridimensionalita' di essa, delle sue articolazioni, delle sue
implicazioni.
Ed anche del fatto che essa implica saldezza sui principi ed insieme un
atteggamento ricettivo, critico, sperimentale, aperto; che non ha soluzioni
preconfezionate ma richiede ogni volta nella situazione concreta un
riflettere e un agire contestuale, critico e creativo.
*
B. Formazione del personale delle forze dell'ordine e ordinamento giuridico
- I percorsi formativi del personale delle forze dell'ordine
Attualmente le forze dell'ordine in Italia sono articolate in diversi corpi,
con statuti specifici ed organizzazioni interne peculiari. Tale situazione
si riflette anche sui percorsi formativi ed addestrativi.
- La Costituzione come fondamento dell'ordinamento giuridico
Ma fondamento unitario di tutti i percorsi formativi e' e deve essere il
riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana su cui si incardina
tutto il sistema legislativo ed istituzionale italiano e si basa il nostro
ordinamento giuridico.
- Ordine pubblico, legalita', democrazia
E quindi in uno stato di diritto, in un paese democratico come l'Italia, la
funzione dello Stato preposta all'ordine pubblico e' vincolata
all'affermazione della legalita', alla difesa della democrazia, alla
promozione della sicurezza, dell'incolumita' e dei diritti delle persone che
nel territorio italiano si trovino.
- Pubblica sicurezza, diritti umani
Sempre piu' la riflessione giuridica contemporanea ha evidenziato il nesso
inscindibile tra sicurezza pubblica e diritti umani, diritti che sono propri
di ogni essere umano e che per essere inverati abbisognano di un impegno
positivo delle funzioni pubbliche.
- Necessita' di una piu' adeguata formazione delle forze dell'ordine
Si evince pertanto la necessita' di una sempre piu' adeguata formazione del
personale delle forze dell'ordine ordinata all'espletamento piu' coerente ed
efficace dei compiti che inverino le finalita' dalla Costituzione enunciate
nell'ambito delle specifiche funzioni, modalita' ed aree di intervento. A
tal fine la formazione alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche
e delle strategie della nonviolenza si dimostra di estrema utilita'.
*
C. Esperienze di riferimento in Italia, in Europa e nel mondo
- Esperienze di formazione alla nonviolenza delle forze dell'ordine gia'
svolte ed in corso in Italia
Anche in Italia da anni in vari luoghi e contesti si sperimentano gia'
percorsi formativi alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e
delle strategie dalla nonviolenza di personale preposto alla sicurezza
pubblica.
- Riflessioni ed esperienze in altri paesi europei
In altri paesi europei la riflessione e le esperienze in tal senso sono
sovente assai rilevanti, come si evince dal dibattito in merito.
- Esperienze internazionali di riferimento
Infine si consideri come a livello internazionale vi siano ormai molteplici
e qualificatissime esperienze storiche, di grande rilievo anche sul piano
giuridico, con particolar riferimento a situazioni di partenza decisamente
assai critiche.
Si pensi ad esempio al caso del Nicaragua in cui dopo la fine della
dittatura somozista si pose il problema di rieducare il personale dei corpi
speciali della dittatura (spesso bambini che erano stati ridotti a feroci
bruti); o al caso straordinario del Sud Africa, in cui la "Commissione
nazionale per la verita' e la riconciliazione", presieduta dal Premio Nobel
Desmond Tutu, ha indicato una via di grande interesse e profonda
originalita' per uscire da una situazione tremenda come quella ereditata dal
regime dell'apartheid.
*
D. Ambiti formativi in cui si fa gia' ampio uso dei valori e delle tecniche
della nonviolenza
Segnaliamo infine, come mera elencazione, alcuni ambiti in cui da molti anni
esiste ormai una lunga ed ampia tradizione di studi e di esperienze
formative e addestrative alla conoscenza e all'uso della nonviolenza.
Questa tradizione ha diverse esplicazioni: in sede di istituzioni
sovranazionali; in sede di istituzioni nazionali; in sede di istituzioni
locali; in sede universitaria; in sede scolastica; in sede di altre agenzie
formative; in sede di enti assistenziali, sociali, sanitari, di protezione
civile; in sede di enti di servizio civile; in sede di associazionismo
democratico; in sede di formazione ed aggiornamento nel management; in sede
di agenzie informative; in sede di intervento psicoterapeutico; in sede di
training sportivo; in sede di facilitazione in consessi deliberativi; in
sede di promozione e coordinamento di campagne sociali.
Gli esempi sono infiniti: si va dalla formazione ad altissima qualificazione
del personale specializzato in interventi di peace-keeping a livello
internazionale (in primo luogo dell'ONU); alle cattedre e ai dipartimenti
universitari di peace-research; fino alla formazione dei giovani in servizio
civile.
Analogamente esempi attuativi e fonti normative e regolamentari di
riferimento gia' esistono a tutti i livelli, sia in campo internazionale che
per quel che concerne specificamente l'Italia.
Esistono anche ricognizioni di istituti di ricerca specializzati in ambito
istituzionale e accademico; una pregevole raccolta di dati e' stata
recentemente pubblicata dal Movimento Internazionale della Riconciliazione
(MIR) di Padova, ed e' disponibile sulla rete telematica pacifista
Peacelink.

4. DIBATTITO. SEVERINO VARDACAMPI: A PROPOSITO DEI "SOCIAL FORUM", TRE
AMBIGUITA' DA SCIOGLIERE
[Severino Vardacampi esprime il punto di vista e le preoccupazioni del
"Centro di ricerca per la pace" di Viterbo]
Ci sembra che la proposta di coordinamento tra soggetti assai eterogenei che
si va realizzando in alcune citta' italiane sotto la sigla di "Social Forum"
(a cui il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo non ha aderito per
quelle esigenze di chiarezza e di rigore intellettuale e morale per cui non
aderi' neppure al Genoa Social Forum che ne e' all'origine), contenga alcune
ambiguita' su cui occorre fare chiarezza, prendere posizione, suscitare una
riflessione.
La prima e' sulla violenza: occorre una parola nitida di ripudio assoluto e
intransigente della violenza, in mancanza di questo non si puo' operare ne'
per la pace ne' per la difesa dei diritti e della dignita' di ogni essere
umano.
La seconda e' sulla legalita': occorre una parola nitida di impegno per la
legalita', in mancanza di questo non si puo' operare ne' per la pace ne' per
la difesa dei diritti e della dignita' di ogni essere umano. Difesa della
legalita' naturalmente significa anche opposizione alle leggi ingiuste, ma
opposizione condotta in modo limpido e coerente, senza sotterfugi, senza
violenza, con la noncollaborazione, e pagando il prezzo di una autentica
disobbedienza civile come assunzione di responsabilita'.
La terza e' sulla verita': occorre una parola nitida di ripudio assoluto e
intransigente della menzogna e delle ambiguita', in mancanza di questo non
si puo' operare ne' per la pace ne' per la difesa dei diritti e della
dignita' di ogni essere umano. L'impegno per la verita' e' una scelta
metodologica ed assiologica indispensabile.
Solo sciogliendo queste ambiguita' i Social Forum potranno uscire dalla
situazione ibrida che attualmente li connota, ed assumere le caratteristiche
che nella loro autorappresentazione vorrebbero avere e che di fatto non
hanno; una caratterizzazione che sia:
- fondata sull'assunzione di responsabilita' (nel senso forte del concetto,
come tematizzato da Emmanuel Levinas e da Hans Jonas), che implica anche la
pratica della condivisione e della rinuncia ai privilegi iniqui;
- consiliare, democratica ed egualitaria; rispettosa delle differenze e
quindi capace delle mediazioni necessarie al dialogo e al convivere;
- antiautoritaria, e quindi antidogmatica ed antitotalitaria (nel movimento
cosiddetto antiglobalizzazione del nord del mondo circolano rappresentazioni
ideologiche ed atteggiamenti empirici nella loro specularita' del tutto
subalterni e mimetici rispetto al "pensiero unico" neoliberista), e quindi
fallibilista (il delirio dell'infallibilita' del cosiddetto movimento e il
culto della personalita' dei suoi leader costituisce una patologia
pericolosissima ed omologa al delirio dei potenti del terrore);
- che porti la scelta della solidarieta', della liberazione, della dignita'
di ogni essere umano, fino alla sua logicamente necessitata conseguenza
teorico-pratica fondante e finale: la scelta della nonviolenza.
Sara' possibile? Non sappiamo. E' necessario? A noi sembra di si'.

5. MOVIMENTO NONVIOLENTO. VERBALE DELLA RIUNIONE DI TORINO DEL 22 SETTEMBRE
[Dal sito del Movimento Nonviolento (www.nonviolenti.org), riportiamo il
verbale dell'incontro del coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento
svoltosi il 22 settembre a Torino]
Presenti: Daniele Lugli, Mao Valpiana, Flavia Rizzi, Angela Dogliotti
Marasso, Luciano Capitini, Paolo Caldari, Pasquale Pugliese, Massimiliano
Pilati, Renato Solmi, Piercarlo Racca, Rocco Pompeo, Enrico Pompeo, Beppe
Marasso, Enrico Peyretti, Elena Buccoliero, Paolo Predieri, Adriano Moratto,
Silvana Sacchi, Nanni Salio, Alfredo Gamba, Sergio Albesano, Francesco Lo
Cascio. Assenti giustificati: Giovanni Mandorino e Sandro Canestrini; non
giustificato Matteo Soccio.
Discussione dell'ordine del giorno
Approvazione del verbale precedente. Il verbale viene approvato senza
obiezioni.
Discussione: I. prospettive del movimento dopo Genova e dopo gli attentati
negli USA; II. la marcia Perugia-Assisi; III. la Rete Lilliput; IV. il
seminario su laicita' e nonviolenza; V. la federazione dei nonviolenti
organizzati; VI. il congresso del Movimento Nonviolento; VII. varie e
indispensabili; VIII. la valutazione dei campi estivi; IX. il testo proposto
da Solmi; X. attivita' delle sedi; XI. la dichiarazione di obiezione del
cittadino; XII. le dimissioni del Presidente Sandro Canestrini.
*
I. Prospettive del movimento
* Il dibattito ha inizio con una relazione di Daniele che ricostruisce la
complessita' della situazione attuale dentro e fuori i movimenti, dagli
eventi di Genova con le reazioni suscitate, agli attentati dell'11
settembre. In sintesi, alcuni dei tratti indicati:
- con gli attentati USA, il precipitare di una situazione non ignota, di
fragilita', la sensazione angosciante di un suo ritorcersi contro chi quella
situazione aveva preparato e nutrito;
- il bisogno di opporsi ad una lettura semplificata che identifica le
ragioni degli attentati nel rapporto poveri/ricchi, per riuscire a vedere
una situazione reale di ingiustizia e di sofferenza, e di persone convinte
di dover sacrificare la loro vita per un ordine superiore.
- La Marcia della Pace del 2000 come una indicazione non rituale della
nonviolenza, "varco attuale della storia", punto di passaggio che si impone
alla collettivita'.
- La sproporzione tra questo e cio' che possono fare i persuasi della
nonviolenza ("che per fortuna non siamo solo noi, o solo il Movimento
Nonviolento"), chiamati a guidare un movimento con chiarezza di intenti.
- Rispetto al movimento che ha trovato a Genova un punto di confluenza, la
necessita' di indicare punti di riferimento e di volgere la critica in senso
positivo e costruttivo.
- L'approfondimento personale e come movimento della propria persuasione,
perche' siamo capaci di essere un elemento al servizio di altri.
- L'impegno a ricercare con gli altri una comunicazione precisa, semplice,
aderente alla verita', utilizzando anche la rivista come luogo di diffusione
di notizie non menzognere sui conflitti in atto.
- Interpretare in questo senso, di contributo specifico, la nostra
partecipazione ad una marcia della pace che sara' probabilmente molto
generica.
- Lavorare, almeno tra Movimento Nonviolento e MIR (Movimento Internazionale
della Riconciliazione), in un clima di fiducia per cui chi e' piu' pronto si
muove anche a nome degli altri, confrontandosi in modo informale, anche
quando per ragioni di tempo non si ha l'approvazione formale dell'altro
coordinamento.
* Tento di riportare il seguito del dibattito distinguendo tra:
- considerazioni generali sulla situazione attuale, in ordine tematico e non
"di apparizione";
- strategie e obiettivi;
- cose che si possono fare.
* Considerazioni generali sulla situazione attuale
Angela Dogliotti: Colpisce come appaia scontato, tra i politici e nel senso
comune, che l'unica risposta possibile degli USA sia la guerra. Su questo
c'e' una responsabilita' anche di chi da anni e' impegnato per la
nonviolenza.
Massimiliano Pilati: Anche molti amici pacifisti hanno abbracciato la
convinzione che di fronte agli atti di terrorismo non ci sia alternativa
alla guerra. Perche' cosi' inorriditi da questo attentato, e cosi'
assuefatti di fronte ad altri grandissimi disastri dell'umanita' che si
ripetono quotidianamente? Si ha la sensazione che esistano morti di serie A
e di serie B.
Enrico Peyretti: Abbiamo il compito di porci come movimento di resistenza
critica alla massificazione che utilizza l'angoscia di molti per sostenere
la necessita' della guerra, alimentando una sorta di "sentimento di lesa
maesta'"; all'opposto, esercitare un'uguale resistenza verso
l'antiamericanismo che sussiste in una parte del movimento "per la pace".
Mao Valpiana: Si corre il rischio di rigurgiti di antiamericanismo vecchio
stile, che appiattirebbero e banalizzerebbero l'analisi di cio' che ci sta
di fronte.
Pasquale Pugliese: Come e' possibile che gli Stati Uniti non abbiano avuto
alcun sentore di quello che stava per avvenire l'11 settembre? Dubito della
totale estraneita' di certi apparati Usa. Data l'importanza strategica della
zona mediorientale per i giacimenti petroliferi che garantiscono
l'approvvigionamento energetico statunitense, la guerra che sta per
scoppiare e' una occasione per insediarsi stabilmente su quei territori e
gestire direttamente le ultime fonti di energia disponibili.
Beppe Marasso: Riconosciamo l'illusorieta' del nostro modello di sviluppo.
Prendiamo l'esempio dell'agricoltura: anche il nostro paese si trova su una
strada di desertificazione progressiva e di fertilita' chimica, non
endogena, che non potremmo realizzare senza un input energetico folle.
Aggressivita' e vulnerabilita' vanno di pari passo.
Adriano Moratto: Solo quando sia seminato il dubbio sull'azione militare,
l'opinione pubblica, impaurita, potra' avvicinarsi a posizioni di
opposizione alla guerra.
Enrico Peyretti: Ci sono diverse alternative alla risposta militare, tocca a
noi far capire che esiste un pensiero, un progetto, una cultura della
nonviolenza, contro quanti credono che nonviolenza significhi nondifesa e,
in ultimo, vigliaccheria. (Simone Weil, la paura di uccidere sia superiore
alla paura di morire).
Rocco Pompeo: Non si possono pretendere ricette dai gruppi nonviolenti
quando non si da' spazio, preparazione, tempo, strumenti, risorse e denaro
per un modello di difesa non armato.
Mao Valpiana: A guerra esplosa non serve agitarsi per fermare questa guerra,
perche' non ne abbiamo le forze. Piuttosto, impegnarsi per un movimento che
non sia di pura protesta, ma di proposta per il "dopo", che non risulti
sterile.
Adriano Moratto: Dopo il G8 di Genova, il movimento ha capito che non puo'
contrastare la forza armata con la propria forza. Sta nascendo una risposta
positiva, di adesione alla nonviolenza, con la quale dialogare.
Luciano Capitini: Abbiamo la difficolta' di farci capire davvero da chi non
condivide la nostra esperienza o formazione. Vanno ripensate le parole, le
frasi, i modi: ed e' difficile, perche' non si vuole deporre un'esperienza
cosi' importante e consolidata, ed e' difficile trasmetterla senza diventare
presuntuosi.
Silvana Sacchi: Cerchiamo un modo per tradurre in operativo questa capacita'
di analisi, per non tenerla per noi. Come coinvolgere e rendere proficuo il
dialogo con chi la pensa diversamente? (ad esempio scuola, giornali,
obiettori di coscienza).
Renato Solmi: Manteniamo viva l'attenzione anche sul fronte di politica
interna. In Italia stiamo assistendo ad un cambiamento di regime, non
soltanto di governo. Il conflitto di interessi in altri paesi riguarda la
violazione del modello ideale di mercato, mentre qui e' una minaccia alla
democrazia.
Dare obiettivi conseguibili al movimento sulla globalizzazione, non "solo"
la guerra ne' solo manifestazioni di piazza.
* Strategie e obiettivi
1. Insinuare il dubbio che la guerra non e' l'unica alternativa
all'inazione, dopo l'attentato negli USA.
2. Lavorare per il disarmo militare ed economico.
3. Mostrare tre livelli di possibile alternativa alla guerra: interventi di
controllo (Polizia Internazionale), di ricostruzione nella giustizia
(Tribunale Internazionale), basati sul dialogo (Verita' e riconciliazione,
conferenze internazionali...).
4. Rendere consapevole l'opinione pubblica che sta per scatenarsi una guerra
dove il nemico non e' precisamente identificato, e non e' uno stato
nazionale.
5. incentivare il dialogo tra noi e gruppi di nonviolenti in paesi in
conflitto, es. Israele, Afghanistan, Iraq..., sostenere le loro lotte e
farle conoscere.
6. Porre all'attenzione tre punti di politica internazionale:
a. chiedere che vengano ripresi i piani di pace tra Israele e Palestina, e
sostenere (noi) le iniziative di questi due paesi;
b. chiedere la fine dell'embargo economico all'Iraq;
c. far affluire aiuti umanitari ai profughi afghani di oggi, valorizzando il
contatto con Emergency.
7. Impegnarsi nella difesa della Costituzione Italiana.
8. Lavorare su temi nazionali (es. la comunicazione mediatica) connessi con
quelli mondiali.
9. porre attenzione alla comunicazione con le altre associazioni e con i
gruppi, soprattutto giovanili (attenzione alla supponenza e, d'altra parte,
soddisfare il bisogno di chiarezza, porsi come riferimento).
* Cose che si possono fare
1. stampare un manifesto nazionale per dire no alla guerra.
2. partecipare in forma ìspecificaî alla Marcia Perugia-Assisi.
3. elaborare e diffondere una obiezione del cittadino (in tempo per la
Marcia?).
4. inviare al Presidente della Repubblica una lettera congiunta a firma
MIR-Movimento Nonviolento.
5. partecipare a dibattiti, incontri pubblici, tcc., dovunque se ne ha
l'occasione.
6. far conoscere su "Azione nonviolenta" il lavoro dei gruppi di nonviolenti
nei paesi in conflitto.
7. impegnarsi nella formazione degli obiettori di coscienza (per il tempo
che rimane).
8. elaborare una azione nonviolenta visibile e capace di coinvolgere altri,
per il caso (probabile) di guerra.
9. impegnarsi nei nodi locali della Rete Lilliput.
*
II. La marcia Perugia-Assisi
* Mao: Dopo le incomprensioni tra il Movimento Nonviolento e la Tavola della
Pace per la Marcia Perugia-Assisi del 2000, il Movimento Nonviolento ha
ricevuto un invito per un incontro con i promotori della prossima marcia,
anche per una necessita' di orientamento dopo i fatti di Genova, e per la
paura che ci sia un tentativo di appropriazione indebita di questa marcia.
Erano presenti all'incontro Flavio Lotti e Gabriele De Veris, Mao, Daniele
ed Elena, Francesco Tullio del Centro studi difesa civile, Lorenzo
Scaramellini dell'Agenzia per la Pace di Sondrio che lungo tutto l'anno ha
sollecitato questo incontro e due rappresentanti del MIR di Arezzo.
L'incontro e' stato positivo, sono stati accolti i chiarimenti del Movimento
Nonviolento e alcune proposte per la prossima marcia (Manifesto Unesco,
presenza del nostro striscione "Mai piu' eserciti e guerre").
E' stato proposto al Movimento Nonviolento di entrare con un proprio
rappresentante nella Tavola della Pace.
* Dibattito. Vengono espressi dubbi sulla Marcia come manifestazione troppo
eterogenea, che verra' probabilmente strumentalizzata e male interpretata
dai media. Ulteriori dubbi, qualora la Tavola della Pace mantenesse una
posizione ambigua sulla guerra che, nel frattempo, potrebbe scoppiare
(Rocco, Luciano, Enrico Peyretti).
D'altronde la marcia e' un segno preciso in questo momento storico,
l'occasione di incontro tra gruppi nonviolenti e chi da' un'adesione
generica ai temi della pace, un passo in avanti per il movimento sulla
globalizzazione che finalmente si muove su proposte proprie al di la' dei
grandi vertici (Pasquale, Angela, Francesco, Paolo, Mao, Daniele), e il MIR
nazionale ha gia' dato la sua adesione (Beppe).
* Decisione. Si stabilisce di partecipare alla marcia con il proprio
striscione e con le proprie specificita', senza dare un'adesione ufficiale.
Dopo la marcia si prendera' una decisione sulla partecipazione alla Tavola
della Pace.
*
III. La Rete Lilliput
* Pasquale: Aggiorna sulla situazione interna alla Rete e sui prossimi
incontri interregionali, i primi dopo Genova. Propone un documento che
indica:
- un'organizzazione interna fondata sulla rappresentanza dei nodi, o su un
tavolo intercampagne allargato a tutte le associazioni nazionali che hanno
successivamente aderito;
- una maggiore specificita' nonviolenta della rete, con la costituzione di
un gruppo di lavoro tematico sulla nonviolenza, l'avvio di percorsi
formativi sulle strategie della nonviolenza e la costituzione di un Gruppo
di Azione Nonviolenta in ogni nodo.
* Dibattito. Ci sono accenti diversi sull'opportunita' o meno che Lilliput
entri nei Social Forum a livello locale e nazionale, e sul ruolo che puo'
essere giocato dal Movimento Nonviolento, spesso accusato di snobismo verso
chi non ha compiuto una scelta netta per la nonviolenza. D'altra parte si ha
esperienza di una richiesta di formazione alla nonviolenza da gruppi molto
diversi dal Movimento Nonviolento (ad esempio il centro sociale di Brescia,
le tute bianche di Bologna) e nel contempo la consapevolezza di un rigore
necessario per non ridurre la nonviolenza all'apprendimento di regole di
alcune comportamento o di manifestazione.
* Decisione. Viene approvato il documento proposto da Pasquale, che
ringraziamo per l'impegno costante che offre a nome del Movimento. Si
riconferma la presenza dei membri del coordinamento nei nodi Lilliput delle
proprie citta', e si decide di inviare una lettera agli iscritti per
invitarli a fare lo stesso.
*
IV. Il seminario su laicita' e nonviolenza
Secondo gli accordi del precedente coordinamento, Rocco Pompeo propone la
struttura del seminario:
- Apertura di Daniele, o di Mao, o di Rocco stesso;
- Interventi:
Nonviolenza e tradizione cristiana, con Enrico Peyretti;
Gandhi e nonviolenza, con Giuliano Pontara;
Laicita' in Capitini, con Ornella Faracovi Pompeo.
A seguire, una discussione su testi specifici proposti dal coordinamento, in
modo da sviluppare il dibattito e trarne orientamenti per il movimento.
Daniele segnala la propria disponibilita' per un intervento sui Centri di
Orientamento Religioso (C. O. R.), di cui sta ricostruendo la storia per
ricerche personali. Apprezza lo schema proposto e suggerisce una lettura
attualizzata (fondamentalismi religiosi).
Mao concorda con l'attualizzazione, al tempo stesso propone un intervento
sulla tradizione francescana e le crociate, o sul rapporto tra Gandhi e i
musulmani.
Per la sede, vengono indicati Maguzzano, Montevaso, Pietrasanta, Camaldoli.
Una decisione verra' presa dopo aver contattato Giuliano Pontara. Il compito
e' affidato a Mao.
*
V. Verso la federazione dei nonviolenti organizzati
* Si analizzano le difficolta' che hanno ostacolato fin qui la federazione
tra MIR e Movimento Nonviolento: pigrizia? Scarse energie? Difficolta' di
comunicazione? Timore di perdere le proprie specificita'?
Non e' mai stato chiarito che cosa significa "federazione": adesione alle
associazioni nazionali? Testate? Riunioni di coordinamento congiunte?
D'altra parte, in Piemonte e in Sicilia, dove il MIR e' piu' presente,
esiste gia' una federazione di fatto.
Si teme che nel MIR ci sia un pregiudizio verso il Movimento Nonviolento
perche' non ha una ispirazione religiosa (l'ateo non e' una persona che non
crede in nulla).
Inoltre, il Movimento Nonviolento nel congresso di Pisa ha preso una
decisione di apertura in questo senso, non cosi' il MIR.
Per cominciare, si puo' rafforzare da subito la collaborazione su campagne e
iniziative comuni.
* Decisioni. Il MIR e' invitato a prendere una decisione nella sua assemblea
di dicembre e a nominare un gruppo che stenda una carta federativa da
presentare al congresso del Movimento Nonviolento, al quale anche gli
iscritti MIR sono invitati. Rocco e Mao seguiranno la carta federativa per
il Movimento Nonviolento.
*
VI. il congresso del Movimento Nonviolento
* Decisioni emerse dal dibattito. Il prossimo congresso del Movimento
Nonviolento si terra' a Ferrara il 12-13-14 aprile, sul tema "La
nonviolenza, varco attuale della storia". Sara' un congresso aperto al quale
verranno invitati il MIR e quanti altri saranno interessati, sia
associazioni che singoli, in modo che il confronto sia il piu' possibile
ampio, in plenaria e nelle commissioni, anche se le decisioni verranno prese
solo dagli aderenti.
Il dibattito precongressuale iniziera' con il prossimo numero di "Azione
nonviolenta" e verra' promosso anche con altri mezzi: "Qualevita", "Vita",
ed altre pubblicazioni e siti della nonviolenza.
Si auspica di poter avere con noi un membro della War Resisters
International (WRI).
Pasquale: Di fronte alla necessita' di momenti di incontro tra i
nonviolenti, il congresso puo' essere un'offerta significativa.
Rocco: Potremmo pensare ad una giornata aperta di preparazione al congresso.
Massimiliano riporta alcune sollecitazioni di Piero Pinna:
- promuovere maggiormente il Movimento Nonviolento anche a livello locale;
- dare un contributo di azione piu' forte (oltre a quello teorico);
- organizzare momenti di crescita interna;
- far si' che ogni membro del coordinamento abbia la collezione completa di
"Azione nonviolenta".
*
VII. varie e indispensabili
a. Riceviamo materiale dalla WRI, che e' sottoutilizzato perche' non c'e'
chi lo traduca e lo faccia girare. D'ora in avanti Flavia curera' i rapporti
del Movimento Nonviolento con la WRI. Il Movimento Nonviolento versera'
prossimamente la quota annuale di adesione, di un milione. Il prossimo
incontro internazionale della WRI sara' l'8-9 settembre 2002, nel sud
dell'India.
b. l'Union Pacifiste (sezione francese WRI) ci ha invitato ad una
manifestazione a Marsiglia, negli stessi giorni della Marcia Perugia-Assisi.
Si mandera' un messaggio (Daniele o Mao).
c. Venezia, 8-9 dicembre, primo salone dell'Editoria italiana di Pace:
parteciperemo con "Azione nonviolenta", andra' Mao con Marco di Verona,
forse Elena riuscira' a dare una mano. C'e' una quota di adesione per lo
stand, di 250.000 lire. Verra' presentato il primo annuario italiano della e
sulla pace.
d. situazione economica del Movimento Nonviolento: e' stata abrogata la
legge della Regione Veneto per una cultura di pace in Italia, che garantiva
al Movimento Nonviolento 10-20 milioni annui. Si propongono alternative per
raccogliere fondi:
- collaborare con sedi locali e con il Centro "Sereno Regis" come service
per la produzione di materiali;
- partecipare a progetti europei;
- aggiungere ai campi estivi i "seminari" (vedi il lavoro di Luciano sulla
mediazione) come occasione per diffondere una cultura della nonviolenza e
per contribuire al bilancio del movimento.
Rispetto all'abrogazione della legge, ci saranno iniziative locali di
denuncia (gruppi di Verona e Padova). Rocco propone una presa di posizione
scritta del Movimento Nonviolento sull'arretramento della Regione, proprio
nel decennio per la cultura della pace e della nonviolenza.
*
VIII. La valutazione dei campi estivi
Viene espressa in modo unanime una valutazione positiva dell'esperienza dei
campi da parte di chi l'ha vissuta, in situazione diversa, come
ospite/formatore o come campista.
Indicazioni:
- Pasquale: chiedere che si preveda un campo per famiglie con bambini;
- Daniele: se si partecipa ad un campo per un contributo specifico sulla
nonviolenza, fermarsi per alcuni giorni o per l'intera settimana;
- Rocco: organizzare un campo a Montevaso;
- Beppe: valorizzare luoghi che sono segni concreti di esperienze di vita
vicine ai valori della nonviolenza;
- Francesco: scegliere organizzatori del MIR e del Movimento Nonviolento;
agganciarsi alle realta' valdesi; non rischiare con i campisti un rapporto
come si avrebbe con degli utenti, ma aprire una vera partecipazione;
- Piercarlo: proporre al gruppo-campi che inviti i campisti di quest'estate
a partecipare alla Marcia.
*
IX. il testo proposto da Solmi
Renato Solmi propone un testo sulla difesa della Costituzione e sulla non
costituzionalita' di Forza Italia come partito in se', e di molte scelte di
questo governo.
Si coglie l'importanza della cosa e si decide di sottoporlo ad amici
giuristi, per discuterlo con loro.
*
X. attivita' delle sedi
* Si sente l'esigenza di dare spinta all'attivita' delle sedi locali, che
del resto e' un mezzo e non e' il fine del Movimento Nonviolento (rischio di
autoreferenzialita'). Vengono portate esperienze di gruppi (ad esempio a
Reggio Emilia, Bologna, Palermo, Ferrara; sospesa a Milano) o di singoli (il
sindaco Fiorello, Piergiorgio Acquistapace).
* Decisioni.
Favorire l'autonomia di gruppi e singoli e, ad un certo punto della
crescita, la costituzione formale in sezione del Movimento Nonviolento,
magari mantenendo il nome originario dell'associazione.
Portare alla Marcia un elenco di persone da contattare, per chi fosse
interessato a confrontarsi con qualcuno del suo territorio.
Dare maggiore visibilita' al Movimento Nonviolento nella Rete Lilliput.
Investire una persona per ogni regione perche' organizzi almeno una riunione
regionale con iscritti e lettori, in vista del congresso nazionale. Mao
inviera' gli indirizzi, regione per regione, dopo aver composto un elenco
delle sezioni (almeno 3 iscritti al Movimento Nonviolento).
*
XI. La dichiarazione di obiezione del cittadino
Angela presenta un testo che viene apprezzato. Si pensa di pubblicarlo su
"Azione nonviolenta" e su "Qualevita", e di proporlo a chi ha aderito alla
marcia della pace dello scorso anno.
Ci si ferma sugli impegni che gli obiettori sottoscriverebbero. Mao propone
di aggiungere "aderire o sostenere i movimenti dei nonviolenti organizzati",
che Daniele vede come aggiunta. Secondo Mao va cancellato il riferimento al
Fondo Nazionale per il Servizio Civile (L. 230/98) dal momento che i fondi
per una formazione specifica alla nonviolenza non vengono spesi, e al 31
dicembre sono riassorbiti dal Governo. Secondo Angela questa modifica
stravolge la proposta, d'altronde e' una modifica comprensibile, alla luce
dei fatti.
Decisione. La perplessita' verra' discussa al MIR e solo successivamente
all'assemblea si procedera' alla diffusione del testo.
*
XII. le dimissioni del Presidente Sandro Canestrini
Mao legge la lettera di dimissioni del presidente Sandro Canestrini. I
membri del Coordinamento esprimono il loro affetto e il loro augurio per la
salute di Canestrini; esprimono anche un sentito ringraziamento per il
lavoro svolto fin qui, e il rammarico per una decisione che non puo' che
essere rispettata. Un riconoscimento non formale e un appuntamento al
prossimo Congresso, nella certezza che non manchera' comunque la
collaborazione, il contributo e la presenza del nostro Presidente.

6. LETTURE. ALESSANDRO DAL LAGO: NON-PERSONE
Alessandro Dal Lago, Non-persone, Feltrinelli, Milano 1999, pp. 272, lire
38.000. Un ottimo libro su "l'esclusione dei migranti in una societa'
globale". Una lettura indispensabile.

7. LETTURE. HANS JONAS: DALLA FEDE ANTICA ALL'UOMO TECNOLOGICO
Hans Jonas, Dalla fede antica all'uomo tecnologico, Il Mulino, Bologna 1991,
1994, pp. 482, lire 54.000. Una raccolta di saggi rappresentativa di tutto
il percorso teorico e tematico di Hans Jonas, il grande pensatore del
"principio responsabilita'".

8. LETTURE. NELSON MANDELA: LUNGO CAMMINO VERSO LA LIBERTA'
Nelson Mandela, Lungo cammino verso la liberta', Feltrinelli, Milano 1995,
pp. 606, lire 45.000 (ma vi dovrebbe essere anche una successiva edizione
economica). L'autobiografia di Nelson Mandela. Da leggere.

9. RILETTURE. HANNAH ARENDT: LA VITA DELLA MENTE
Hannah Arendt, La vita della mente, Il Mulino, Bologna 1987, 1993, pp. 620,
lire 60.000. Il capolavoro postumo della piu' grande pensatrice politica del
XX secolo. Ancorche' sia un'opera incompiuta per la morte dell'autrice, si
affianca degnamente agli altri grandi libri della Arendt.

10. RILETTURE. DENIS DIDEROT: IL NIPOTE DI RAMEAU
Denis Diderot, Il nipote di Rameau, Rizzoli, Milano 1957, pp. 144. Uno dei
capolavori del pensiero e dell'arte, tutto l'estro e tutta la lucidita' di
Diderot. In questa edizione nella traduzione di Lidia Herling Croce.

11. RILETTURE. GIOVANNI FALCONE: INTERVENTI E PROPOSTE
Giovanni Falcone, Interventi e proposte (1982-1992), Sansoni, Milano 1994,
pp. 382, lire 38.000. Una raccolta di interventi (relazioni, conferenze,
contributi ad incontri) scritti da Giovanni Falcone negli ultimi dieci anni
di vita.

12. SITI. RIVISTE DEL MOVIMENTO DELLE DONNE ON LINE
[Questa serie di indirizzi di testate delle donne nella rete telematica
abbiamo ripreso dall'ottimo sito femminista e pacifista "Il paese delle
donne", www.womenews.net]
- Il paese delle donne: www.womenews.net
- Adpc: www.intercom.es/adpc/
- Ameco: www.nodo50.org/ameco/
- Dol's: www.dols.net
- Dwpress: www.mclink.it/n/dwpress/index.html
- Fempress: www.fempress.cl
- Les Penelopes: www.mire.net/penelopes
- Iemanja': www.ecn.org/reds/donne.html
- Marea: www.marea.it
- Medea: www.provincia.venezia.it/medea
- Mediterraneum: www.platonet.it/med
- Mujeres en red: www.nodo50.org/mujeresred/
- Women on work: www.wow-womenonwork.it
- Radio radiosa: www.radiosa.com
- Donne in viaggio: www.donneinviaggio.it
- Femmis: www.femmis.org

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

14. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: http://www.nonviolenti.org ;
per contatti, la e-mail è: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
http://www.peacelink.it/users/mir . Per contatti: lucben at libero.it ;
angelaebeppe at libero.it ; mir at peacelink.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: http://www.peacelink.it . Per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la pace di
Viterbo a tutti gli amici della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. e fax: 0761/353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 273 del 30 ottobre 2001