Insegnanti di inglese: unitevi!



			Insegnanti di inglese: unitevi!


Imparare l'inglese, insegnarlo, farne uno strumento di informazione e
liberazione degli uomini. Questo "inglese per i poveri" non da' successo e
non procura denaro, ma libera Paolino e avvia la globalizzazione dei senza
voce...

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Nel cuore dell'Africa esiste ancora la schiavitu'. Uomini venduti al
mercato, usati come attrezzi da lavoro, comprati e incatenati: loro non
brinderanno al Duemila. Ci riferiamo al Sudan. In quella nazione domina un
regime oppressivo, forte dei buoni rapporti di cooperazione con la Francia.
La popolazione del sud del Sudan indipendente e ribelle a questa dittatura,
e' da anni accerchiata dalle forze armate del regime e subisce uno
strangolamento lento e feroce nell'indifferenza della comunita'
internazionale. Questo popolo ha un nome: Nuba.

Un coraggioso missionario, padre Kizito, da' voce alle speranze di questo
popolo che vuole liberarsi dall'oppressione. 

Fra i Nuba sono parlati oltre cinquanta dialetti e questo crea un notevole
problema di comunicazione con il resto del mondo. A volte e' capitato che
per comunicare padre Kizito abbia usato "catene di traduttori" fatte anche
di sei-sette persone. 

Per aiutare i Nuba a comunicare con il mondo e' partito un progetto di
educazione all'inglese. A Nairobi, nella comunita' di padre Kizito
denominata Kivuli, sono state ospitate quindici donne Nuba con sei bambini
che per quattro mesi hanno studiato l'inglese. Gli insegnanti del British
Council sono andati tutti i giorni a fare lezione. Il progetto e' stato
finanziato da un'organizzazione olandese che vuole aiutare i Nuba a uscire
dall'isolamento, anche linguistico, in cui sono confinati nel cuore del
Sudan, cosi' che possano comunicare con le pur poche persone che riescono a
raggiungere le loro montagne. Le donne sono le persone ideali perche'
trasmettono la lingua ai loro figli e a tutti i bambini del villaggio.

A Kivuli e' arrivato anche Paolino.

Vi raccontiamo la storia di Paolino attraverso le parole di padre Kizito:
"Avevo conosciuto Paolino quando aveva nove anni, a Teberi, nell'agosto del
'95, durante il mio primo viaggio fra i Nuba. Lo avevo poi rivisto diverse
volte e ne avevo notato l'intelligenza, la vivacita' e il grande senso di
responsabilita'. Paolino ha perso il papa' quando aveva cinque anni; oltre
alla mamma ha due fratellini piu' piccoli. Quando quando sono andato tra i
Nuba lo scorso maggio, Paolino ha fatto quasi novanta chilometri a piedi,
attraverso un territorio impervio e pericoloso, per incontrarmi. Mi ha
trovato sul grande spiazzo, dove era in corso un grande spettacolo di
cultura Nuba, mi ha tirato da parte e mi ha detto: "Sono venuto a vederti,
perche' voglio chiederti di portarmi a Nairobi a studiare. Voglio imparare
per tornare a insegnare ai miei amici". Serissimo e determinato. Quando
sono tornato a Nairobi ne ho parlato con Mike e Jane, della comunita' di
Koinonia, e la loro reazione immediata e' stata: "Fallo venire, lo terremo
con noi come un figlio". E cosi' e' stato. Paolino adesso sta scoprendo un
altro mondo. Tutto e' nuovo per lui. Sgrana gli occhi di fronte alle cose
che non conosce, la radio, il computer, l'asciugacapelli, ma anche una
semplice mela o un ananas. Non smette di raccontare delle case "cosi' alte"
che ha visto in citta', e non gli sembra vero di potermi parlare a distanza
grazie al telefono. Attraverso lui stiamo riscoprendo molte cose che davamo
per scontate; attraverso i suoi occhi spalancati, molte cose tornano a
essere nuove anche per noi".

Questa storia non e' solo commuovente e esemplare per tutti i giovani del
mondo. E anche un insegnamento per noi. Paolino ci pone infatti di fonte di
fronte a scelte urgenti e impegnative di "globalizzazione dal basso".
Unendo computer e inglese, avviando una grande campagna di alfabetizzazione
telematica e linguistica, possiamo infatti diventare "redattori sociali"
della societa' globale. Oggi possiamo superare le frontiere non solo con le
merci ma anche con le informazioni. Ma manca ancora la consapevolezza del
potenziale rivoluzionario costituito dall'inglese. "Insegnanti di inglese
unitevi!", sarebbe il caso di dire. 
Cosi' come abbiamo organizzato la telematica per la pace (comprendendo che
non era un semplice apprendimento di tecniche neutre) dobbiamo organizzare
l'inglese per la pace, che non e' solo un'infarinatura grammaticale e
scolastica ma e' una nuova prospettiva di comunicazione globale, su cui
vanno costruiti pacchetti linguistici mirati, selezionando una microlingua
e un frasario estremamente finalizzati e congruenti allo scopo.
Una rivoluzione pacifica puo' nascere all'insegna dell'inglese usato per
difendere i diritti umani e lanciare il grido mondiale dei senza voce
tramite Internet.
Occorre pero' attrezzarsi perche' un apprendimento di massa dell'inglese,
mirato verso obiettivi di liberazione e di globalizzazione dal basso,
richiede esperti di inglese consapevoli del risultato da conseguire. Tutti
i militanti per la pace e la giustizia, dopo aver fatto capolino su
Internet, si preparino al nuovo passo: organizzare in ogni citta' scuole di
inglese per obiettivi di pace e di giustizia. Forse don Milani, se fosse in
vita, oggi ci chiederebbe proprio questo. 

Alessandro Marescotti

Per aiutare i bambini come Paolino si puo' versare a Natale un contributo
sul ccp 37799202 intestato all'associazione presieduta da padre Kizito,
denominata Amani, via Gonin 8, 20147 Milano. Le offerte sono deducibili
dalla dichiarazione dei redditi.



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Alessandro Marescotti
c/o PeaceLink, c.p.2009, 74100 Taranto (Italy)
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Ipertesto per una cultura della pace:
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