Re: meglio attivi oggi che radioattivi domani



Sondaggi di repubblica: sul ritorno al nucleare ha detto NO il 68% degli intervistati contro il 19% di SI'.
Ci sono due risposte alla domanda: perché si costruiscono 4 centrali.
La prima è che il Goveeno è a caccia di grosse commisioni da cui pescare soldi liberamente in liberi furti di Stato. Ormai la politica è un comitato di affari che si spartisce utili in modi poco ortodossi. Siamo il paese in cui più l'opera pubblica è grande meno ci sono controlli sopra e più crescono i costi relativi nel tempo con incetta di benefici lucrativi da aprte di chi gestisce la cosa politicamente. A questo fine precipuamente sono state indirizzate tutte le opere pubbliche degli ultimi anni fatte nemmeno più secondo criteri d'asta ma nell'arbitrio dei piani obiettivo cioè commisionati ad amici degli amici, piani obiettivo deregolamentati che anche Prodi purtroppo aveva elogiato.
Nel caso poi che nascano contestazioni giudiziarie sui fondi scomparsi, basta ricordare cosa hanno saputo fare, in modo bypartisan, per stoppare le inchieste su 20 miliardi di fondi europei in Calabria (inchiesta de Magistris), avocando inchieste e licenziando magistrati, o dove sono finite le inchieste sulle discariche della Campania o sull'inquimanento di Trapani.
Ma queste libere sottrazioni non sono così convenienti se fatte sul solare o l'eolico  che richiedono piccole opere frammentate sul territorio con minori possibilità di manovra politica.
La seconda causa è che il nucleare è tipico dei regimi dittatoriali forti che se ne fregano dei desideri popolari, che impongono dall'alto queste opere sui loro sudditi poggiandole sulle tasse e che col nucleare si aprono poi la strada delle armi atomiche.
L'energia verde non è solo una scelta ecologica, è una scelta di libertà, una scelta democratica, nella quale sono rivalutate le competenze degli enti locali, delle famiglie, dei Comuni, del territorio, che dunque appartiene a una politica fatta dal basso, non dall'altro in modo dittatoriale
viviana vivarelli
----- Original Message -----
Sent: Thursday, March 05, 2009 1:01 PM
Subject: Re: meglio attivi oggi che radioattivi domani

Come tutti i contributi di Nebbia è straordinariamente chiaro e preciso.
Adesso però mi viene una domanda che credo dobbiamo farci tutti: se le centrali non convengono per produrre energia, sono pericolose, sono dei baracconi, perché si costruiscono? Credo dobbiamo avere chiara la risposta e poterla dire alle persone. La nostra opposizione non credo debba essere solo "ambientale", ma politica a tutto campo.
Provo a darmi un paio di risposte e chiedo a tutti se sono in errore e/o se c'è dell'altro:
  1. Un motivo per avere le centrali è che l'Italia potrebbe avere ambizioni di potenza atomica militare di medio livello (dalle centrali esce materiale per le bombe)
  2. L'altro è che le centrali, come tutte le grandi opere italiane dal TAV al Mose al Ponte, non hanno altra utilità che di dirottare un fiume di risorse economiche dalle casse pubbliche nei CC delle grandi imprese italiane. In questo periodo di crisi dobbiamo anche dire forte che le opere pubbliche all'italiana non sono strumento per un new deal, ma il contrario esatto: prelevamento di ricchezza collettiva, polarizzazione economica e sociale.
Ditemi se sbaglio.
Un saluto
Tiziano Cardosi (Firenze)

ANDREA AGOSTINI ha scritto:
 
Care amiche,
 
non sono "made in Lilliput" ma forse queste poche righe possono interessarvi.
 
Grazie per l'attenzione e cari saluti
Giorgio (nebbia)
 
 

Le centrali nucleari cosiddette “di terza generazione” (EPR) --- il govefrno italiano ne vorrebbe costfruire quettro in Italia --- hanno una potenza di circa 1600 megawatt ciascuna; ne esistono due, una finlandese ad Olkiluoto, a metà del suo cammino costruttivo, una in Francia a Flamanville, che dovrebbe essere completata entro alcuni anni.

Si tratta di centrali che producono elettricità col calore che si libera in seguito alla fissione, mediante urto di neutroni, rallentati per passaggio attraverso acqua, dei nuclei di uranio-235 con formazione di vari sottoprodotti fra cui plutonio e numerosi nuclei più piccoli, tutti radioattivi. Il calore che si libera viene trasferito ad una massa di acqua sotto pressione a circa 150 atmosfere e circa 300 gradi che circola in un circuito “primario” di tubazioni, e viene poi trasferito ad altra acqua (circuito “secondario”) che si trasforma a sua volta in vapore e fa girare le turbine del generatore di elettricità. Un flusso di acqua di raffreddamento (circa 70 metri cubi al secondo) trasforma di nuovo il vapore in uscita dalle turbine in acqua liquida che torna nella caldaia del circuito secondario. In queste centrali l’acqua del circuito primario del reattore, radioattiva, non viene a contatto con l’acqua del circuito secondario.

I reattori di terza generazione scoppiano come quello di Chernobyl ? Quasi certamente no perché sono circondati da un doppio involucro di protezione di cemento armato e sono dotati di speciali accorgimenti di raccolta del fluido del reattore, nel caso si verificasse una frattura nella zona contenente la radioattività.

Dove potrebbero essere messi ? Già le poche cose dette indicano che il reattore, il circuito delle turbine, gli impianti di presa e di circolazione dell’acqua di raffreddamento, sono grosse strutture, del volume di circa un milione di metri cubi, che contengono una massa di cemento, acciaio e materiali vari di circa un milione di tonnellate. La centrale deve essere installata in una zona dove è disponibile molta acqua di raffreddamento (dato lo stato e la portata dei nostri fiumi, l’unica soluzione è data dall’uso dell’acqua di mare), su suolo geologicamente stabile e senza rischi di terremoti: i due reattori in costruzione, quello finlandese e quello francese, sono in due promontori di rocce granitiche in riva al mare.

L’eventuale centrale dovrebbe essere vicino ad un grande porto perché una parte dei macchinari deve essere importato via mare; il contenitore del reattore finlandese è stato costruito in Giappone. Qui comincia il lavoro degli analisti del territorio; si tratta di percorrere le coste italiane e vedere se si trova una zona adatta per una o per “il gruppo” di centrali annunciate. Ci sono naturalmente molti altri vincoli; ai tempi della precedente avventura nucleare italiana, dal 1975 al 1986, sono state fatte numerose indagini territoriali e fu elaborata una “carta dei siti” ritenuti idonei alla localizzazione delle (quattro) centrali nucleari allora previste, che erano più piccole e con minori vincoli di localizzazione. Allora le norme internazionali indicavano la necessità di avere, intorno alle centrali nucleari, una zona di rispetto del raggio di circa 15 chilometri nella quale non dovevano trovarsi città o paesi, strade di grande comunicazione e ferrovie, aeroporti, impianti industriali, depositi di esplosivi, installazioni militari.

La varie località proposte, in Piemonte, a San Benedetto Po in Lombardia, ad Avetrana in Puglia dovettero essere scartate dopo indagini territoriali più accurate, e l’idea di costruire centrali nucleari in Italia fu finalmente abbandonata dopo la catastrofe al reattore di Chernobyl.

Anche se la, o le, localizzazioni delle nuove centrali saranno coperte dal segreto di Stato, ci sarà pure un giorno in cui i cittadini di una qualche zona d’Italia vedranno arrivare sonde e geologi e ruspe e recinzioni e gli amministratori locali dovranno fare i conti con autorizzazioni e espropri. Sarà quello il tempo in cui gli abitanti delle zone interessate vorranno interrogarsi su quello che sta succedendo, sulla propria sicurezza futura, sul destino delle acque sotterranee e delle spiagge e coste.

Non sarà il segreto o il controllo militare a impedire ai cittadini di informarsi, di leggere le carte geologiche e la frequenza dei terremoti, le norme internazionali di sicurezza delle centrali. A parte il fatto che le centrali nucleari non producono energia a costi competitivi e che è irrisolto il problema dello smaltimento delle scorie radioattive, apparirà allora che non c’è neanche nessun posto in cui insediarle, nel rispetto dell’ambiente, in un paese come il nostro geologicamente fragile, esposto a terremoti e frane, con coste già sovraffollate, spiagge erose e mari inquinati.


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