l'altro lavoro creato dagli altri consumi



da greenport
18/06/2008
 
Vivere con cura di M.Correggia

 L´altro lavoro creato dagli altri consumi di Marinella Correggia
 
ROMA. “Lavoro per tutti in una società della decrescita” titola un paragrafo dell’ultimo libro scritto dall’economista francese Serge Latouche, il quale ha coniato il nome di decrescita alle idee di cambiamento globale che non sono certo una novità ma si rivelano sempre più urgenti.

Già: a chi dice che un elevato livello di consumi è necessario per mantenere alti i livelli di occupazione, chi obietta alla crescita in quanto insostenibile e ingiusta, risponde che occorrerà una riduzione drastica del tempo di lavoro salariato, per assicurare a tutti un’occupazione e al tempo stesso ridurre il consumo di risorse di almeno due terzi (è il minimo indispensabile, considerando da dove partiamo in occidente).

Con l’eliminazione dei bisogni inutili si potrebbero ridimensionare le esigenze di reddito e quindi le ore necessarie a procurarlo.

Del resto, in un’economia ecologica e durevole certo sparirebbero poco per volta molti lavori collegati a produzioni inutili o peggio disutili, ma se ne creerebbero altri in settori verdi e in quelle produzioni che adesso ono realizzate con lo sfruttamento del Sud del mondo.

Occorre una riformulazione generale della produzione e dei consumi di beni e servizi, e una maggiore giustizia nella remunerazione delle ore di lavoro. Ma già da oggi, e come cittadini e consumatori, possiamo contribuire a spingere certe occupazioni più decenti e sostenibili. Cambiare i consumi anche “piccoli” può favorire lavoratori alternativi, locali e non sfruttati, prima ancora che si rivoluzioni l’economia.

Dipende non solo da cosa compriamo ma anche dove e da chi. Intanto se non voglio che continuino a riprodursi i centri commerciali, funghi maledetti come provocano colate di cemento, devo toglier loro il mio carburante.

Scegliendo di comprare attraverso un gruppo d’acquisto (www.retegas.org; ce ne sono ormai centinaia in Italia) mi relaziono direttamente con un produttore agricolo o di detersivi anziché attingere a un bacino di cui mi è ignoto tutto, anche il sistema di lavoro.

Se compro caffé, tè, cacao del commercio equo, evito di alimentare lo sfruttamento dell’ambiente e del lavoro realizzato dalla coltivazione dei cosiddetti “coloniali”.

Se compro una brocca artigianale o un asciugamano o un giocattolo fatto a mano, italiani o del commercio equo, spenderò di più ma mi durerà di più e creerò più lavoro in rapporto alle materie prime utilizzate.

Se compro i pannolini lavabili sostengo il lavoro in piccole unità locali anziché in grosse realtà multinazionali: infatti è facile tagliare e cucire ciripà di cotone, mentre occorrono grandi investimenti e grandi dimensioni per sfornare gli usa e getta tanto reclamizzati.

Se uso colori naturali per la casa sostengo realtà produttive in cui i lavoratori non sono ammorbati da sostanze petrolchimiche e in cui per unità di merce prodotta c’è più lavoro rispetto ai colossi delle vernici e tinture di sintesi.

Se non compro prodotti animali industriali evito non solo di mangiare o vestirmi di cadaveri ma anche di alimentare i lavori sacrificanti della catena zootecnica, lavori che non a caso gli italiani non vogliono più fare…