stop a farmaci analgesici contro alzheimer



da le scienze.it


29.12.2004
Stop agli analgesici contro l'Alzheimer
Gli inibitori di cox-2 potrebbero aumentare il rischio di ictus

Uno dopo l'altro, tutti i trial clinici per determinare se gli
antidolorifici potessero curare gravi malattie come il cancro o l'Alzheimer
stanno venendo interrotti. Sembra infatti che una determinata classe di
questi farmaci possa aumentare il rischio di attacco cardiaco o di ictus.
L'ultimo studio ad essere sospeso è stato quello condotto dal National
Institute on Aging dei NIH degli Stati Uniti. I ricercatori speravano di
dimostrare che una dose giornaliera di antidolorifico (celecoxib,
commercializzato dalla Pfizer col nome Celebrex, oppure naxopren, noto come
Aleve) potesse impedire la degenerazione mentale causata dal morbo di
Alzheimer. Lo studio continuerà con l'osservazione dei partecipanti, ma è
improbabile che verranno loro somministrati altri farmaci.
Le dosi sono stati interrotte, in effetti, perché i pazienti erano
preoccupati a proposito di uno dei farmaci che venivano loro somministrati.
Il celecoxib è un "inibitore di cox-2" come il rofecoxib, il farmaco che la
compagnia farmaceutica Merck ha tolto dal mercato in settembre per il timore
che potesse aumentare il rischio di ictus. Dopo il ritiro del rofecoxib,
venduto con il nome di Vioxx, alcuni ricercatori hanno ipotizzato che tutti
i farmaci di questo tipo potessero essere pericolosi, e i partecipanti agli
studi si sono innervositi. "Abbiamo avuto molte difficoltà a somministrare
queste medicine alla gente", commenta John Breitner dell'Università di
Washington, che conduce lo studio.
Inoltre il National Cancer Institute ha appena sospeso un trial sugli
effetti protettivi del celecoxib contro il cancro colorettale. I ricercatori
avevano notato che i partecipanti alla sperimentazione presentavano un
rischio di attacchi cardiaci superiore di 2,5 volte rispetto a quelli che
ricevevano un placebo. "Quando la voce si è sparsa, - aggiunge Breitner -
non abbiamo più avuto alcuna possibilità di continuare il nostro studio,
nonostante i primi dati non mostrassero incrementi del rischio per i nostri
pazienti".

 28.08.2003
Farmaci antidolorifici impediscono la gravidanza
L'uso di NSAID rende più difficile per le donne restare incinte


Quasi il 15 per cento delle gravidanze non giunge a termine, e i medici
sanno ben poco sui fattori che influenzano questo rischio. L'anno scorso,
uno studio aveva suggerito un collegamento fra una classe di antidolorifici,
i farmaci anti-infiammatori non steroidali (NSAID) e le gravidanze mancate.
I NSAID, che includono antidolorifici di uso comune come aspirina e
ibuprofene, riducono il dolore purgando le prostaglandine, necessarie alle
uova fertilizzate per stabilirsi nell'utero.
Per verificare se davvero i NSAID mettessero in pericolo la gravidanza, un
team di ricercatori guidato dall'epidemiologo De-Kun Li del Kaiser
Foundation Research Institute di Oakland, in California, ha intervistato
1055 donne che avevano terminato la gestazione nei precedenti 40 giorni,
indagando sull'uso di antidolorifici nel periodo del concepimento e
immediatamente in seguito.
In un articolo pubblicato sul numero del 16 agosto della rivista "British
Medical Journal", il team afferma che le donne che avevano assunto
regolarmente aspirina o ibuprofene (l'ingrediente attivo di Advil) per più
di una settimana presentavano un rischio di aborto superiore dell'80 per
cento rispetto al solito. L'acetaminofene (l'ingrediente attivo di Tylenol),
invece, non aveva effetti sulla gravidanza. Il rischio aumentava in modo
significativo se le donne avevano assunto i farmaci entro una settimana dal
concepimento: il numero di donne che avevano assunto i due NSAID e che
avevano avuto un aborto è risultato cinque volte superiore a quello delle
donne che non avevano preso niente o soltanto acetaminofene.
Secondo Li, la Federal Drug Administration degli Stati Uniti dovrà valutare
un'eventuale riclassificazione dell'aspirina e dell'ibuprofene. Lo
scienziato sottolinea che nuovi farmaci NSAID, come gli inibitori di COX-2,
per esempio il Celebrex, sono stati sperimentati alla ricerca di effetti sul
sistema riproduttivo e non sono consigliati alle donne incinte.