consumo e consunzione della materia



da cunegonda.org
lunedi 14 giugno 2004

CONSUMO E CONSUNZIONE DELLA MATERIA

Il consumo è morto. Viva il consumo!
Attraverso la produzione di oggetti che non sono più pensati per essere
utilizzati fino a un vero e proprio "consumo", ma per essere rimpiazzati a
una velocità sempre più vorticosa in base a meccanismi di desiderio indotto,
la materia vivente e quella non-vivente del pianeta vanno, queste sì,
davvero consumandosi. Il consumo di merci equivale alla consunzione della
materia della quale si compone la Terra. Produzione e consumo di merci sono
come acqua e vento che erodono le rocce di una montagna fino a spianarla.
Unico ostacolo alla pertinenza e alla precisione dell'analogia: i tempi
previsti per la consunzione finale del mondo non sono geologici.
Appartengono al futuro prossimo. La società che va consumando il pianeta è
la più ricca e opulenta che la storia dell'uomo abbia conosciuto. La
ricchezza e l'opulenza vengono pagate dalla maggior parte degli organismi
vivi attualmente sul pianeta.

Secondo Locke (Trattato sul Governo), il limite dell'accumulazione di
ricchezze per un "primitivo" è inscritto nella sua capacità di conoscere e
comprendere il mondo. La comprensione e la conoscenza del mondo è quella
razionale: un "selvaggio" che cerca di accumulare "più ricchezze" di quanto
le sue scarne conoscenze gli consentano di consumare spreca risorse e
finisce per privare altri membri della comunità della "loro parte". La
ricchezza materiale di un selvaggio si deteriora in fretta. Conoscenze di
ordine affettivo, simbolico, mitico, empatico non entrano in questo ordine
discorsivo. La conoscenza razionale determina l'azione, e l'azione tipica
della forma di vita uomo è quella economica. La moneta non si deteriora; è
impossibile "prenderne troppa". Non c'è limite all'accumulazione di
ricchezze per un uomo che viva in una società e in una comunità di beni
fondata sulla ragione: il denaro è incarnazione economica e simbolica della
ragione. Attraverso questa *epifania della razionalità nel mondo
dell'economia* all'uomo è data la possibilità di "mettere in opera" il
mondo.

Il mondo, che è stato dato in usufrutto perpetuo agli "uomini laboriosi e
ragionevoli" (non certo agli Irochesi, o agli Africani) ha valore solo se
viene trasfigurato e razionalizzato dall'attività produttiva degli uomini.
E' un problema di riduzionismo. Il mondo è immaginato come campo d'azione di
un buon borghese. Il mondo è stato creato per essere sfruttato
economicamente.
Tratto antropologico della borghesia è l'incapacità di pensare l'altro. Tale
tratto è amplificato, reso parodistico (e pericoloso) nella potenza che
incarna la visione del mondo elaborata nell'età dei lumi da Locke, Smith e
vari eccetera. Ci avete mai fatto caso? Nei film americani tutto la gente
che è vissuta sul pianeta in tutti i tempi e in tutte le latitudini,
(Antenati, Pronipoti, Antichi Romani, Egizi, Inglesi del Medioevo, Marinai
Persiani, Dèi ed Eroi) persino gli extraterrestri (fino a Star Trek - Deep
Space Nine), tutti si comportano come una famiglia media americana
contemporanea. E' l'universo a essere borghese. Le motivazioni degli
extraterrestri sono potere & profitto.
I Flintstones sono in competizione coi vicini di casa: Barney & Betty hanno
una nuova automobile. Fatta di tronchi e pietra rozzamente lavorata.
Per trovare senso e significato, l'individuo razionale produce e consuma. E'
un'attività fondamentalmente edonistica, dato che la base dell'agire umano
è, per i pensatori del secolo dei lumi, l'interesse personale. Forza motrice
apparentemente inarrestabile e tendenzialmente onnipervasiva, l'intelligenza
sociale della specie messa al servizio dell'ideologia dell'interesse
personale ha compiuto in un lasso di tempo relativamente breve l'impresa di
*produrre* il mondo, di ricostruirlo secondo parametri razionali, di
individuare nell'umano, nell'organico e nel biologico un "rumore di fondo"
indesiderabile e residuale, di slanciarsi verso un dominio dell'essere
tendenzialmente postumano. Nel mondo della produzione e del consumo attuali,
ogni nostro atto e ogni evento è reso sotto la spoglia dell'informazione
pura. La messa in opera finale del mondo è la costruzione della virtualità,
l'illusione abbacinante del tempo reale. Il divenire viene sospinto nella
direzione dell'evanescenza.

Esiste d'altra parte una gerarchia nelle merci ed esiste una gerarchia nei
consumi. L'accesso ai consumi d'èlite determina il ruolo gerarchico del
consumatore. All'interno di ciascun phylum merceologico il vertice è
rappresentato da una ipermerce dalla quale discendono e verso la quale
tendono le merci inscritte in quel settore dell'Essere Tecnico: attraverso
la logica interna nota come obsolescenza programmata l'intero phylum declina
sè stesso in serie di varianti evolutive in cui il vertice della gamma,
l'ipermerce, appare segnata appena meno delle altre dalla transitorietà,
dall'instabilità, dall'impermanenza. Il vertice deve attirare su di sè la
somma e il senso del flusso di desiderio che concretizza e consuma la merce;
per questo rimane entro l'orizzonte della produzione del mondo per un lasso
di tempo relativamente più lungo.

In realtà, nel mondo della produzione e del consumo nulla si "consuma" più
veramente. Non esistono più abiti lisi, non si risuolano più le scarpe. Il
tempo non ha più una presa reale sulla materia degli oggetti la cui panoplia
viene rinnovata in base a logiche di desiderio. Il desiderio indotto per via
di condizionamenti culturali non ha, del resto, una natura ontologicamente
diversa dal desiderio per così dire "naturale".
Attività come la conservazione, la manutenzione, la riparazione sono
ascritte ormai ai settori complessi della metamacchina, quelli che
riguardano funzioni vitali per la collettività: trasporti, reti energetiche,
eccetera. Segnati in misura sempre maggiore dalla complessità e dalla
dispersione entropica, a causa della velocità vorticosa del flusso
energetico che li attraversa tali settori sono gli unici a "consumarsi"
veramente.

[Wu Ming 5]