consumo di carne e impatto ambientale



da cunegonda.org
lunedi 14 giugno 2004

Consumi. Nella carne viva del problema

Molte prove dimostrano come l'alimentazione basata sul consumo di carne sia
negativa per l'ambiente, aggravi il problema della denutrizione nel mondo,
sia crudele con gli animali e danneggi la salute. Come mai allora non c'è un
maggior numero di ambientalisti che diventa vegetariano?

Il numero di gennaio-febbraio 2002 di E/The Environmental Magazine,
autorevole pubblicazione ambientalista americana, affronta un aspetto
controverso di un movimento, che (in tutto il mondo) sembra non vedere come
la produzione di carne e l'allevamento intensivo costituiscono, come
affermato con incisivita' dalle parole del professor Peter Cheeke del
dipartimento di agricoltura dell'Oregon State University, "un attacco
frontale all'ambiente". Se gli ambientalisti non sposano le ragioni dei
gruppi per la difesa dei diritti animali, in quanto le considerano troppo
emotive, se non valutano i fattori di rischio per la salute, ne' le
conseguenze di aggravamento del problema della fame nel mondo, non possono
chiudere gli occhi di fronte alla distruzione dell'ambiente.

In nessun momento, prima di oggi, diventare vegetariani è stato così
semplice e in nessun altra situazione una simile scelta sarebbe più
opportuna (se non obbligatoria) per gli ambientalisti.

Le prove dell'impatto negativo sull'ambiente come risultato del diffondersi
e del persistere di un'alimentazione basata sull'utilizzo di prodotti
animali emergono con forza sempre maggiore, contemporaneamente alle
conseguenze mediche dell'allevamento intensivo, che favorisce la diffusione
di patologie legate al consumo di carne.

Il primo caso di "mucca pazza" in Giappone, rilevato di recente, ha causato
un crollo delle vendite e un cambio di abitudini alimentari da parte di
moltissime persone.

Tutto ciò accade in un periodo in cui il consumo di carne sta raggiungendo
livelli da record: negli ultimi 50 anni è quadruplicato, ci sono 20 miliardi
di capi di bestiame che occupano più del triplo dello spazio della
popolazione umana. Secondo il Worldwatch Institute, il numero di bovini
destinati all'alimentazione e' aumentato del 60 per cento dal 1961, nello
stesso periodo la quantità di polli e tacchini è quadruplicata e, dal 1970,
il consumo di manzo e di maiale e' triplicato negli USA e più che
raddoppiato in Asia.

Produzione e consumo di carne crescono decisamente, anche se ogni aspetto
del "ciclo produttivo" (dalla creazione continua di aree per il pascolo,
all'assurdita' del voler destinare - in un mondo con enormi problemi di
denutrizione - rilevantissime quantita' d'acqua e di cereali ad animali "da
carne", all'inquinamento causato dagli allevamenti intensivi) rappresenta un
disastro ambientale con ampie, e a volte catastrofiche, conseguenze.

Per individuare i contorni della situazione e' sufficiente considerare che:

la sola produzione di carne bovina, negli Stati Uniti, utilizza una
quantita' d'acqua maggiore di quanta ne viene impiegata per coltivare tutta
la frutta e la verdura della nazione
le deiezioni provenienti dagli allevamenti intensivi USA (EPA 1996)
inquinano l'acqua più di tutte le altre fonti industriali raggruppate
piu' di un terzo dei combustibili consumati negli USA, e' utilizzato per
l'industria della carne.
la produzione di una sola hamburger richiede la medesima quantita' di
combustibile che servirebbe a percorrere in automobile circa 50 chilometri
si risparmia piu' acqua rinunciando a mezzo chilo di manzo che a non fare la
doccia per un anno.(John Robbins The Food Revolution)
Alla luce di solo alcune delle conseguenze della produzione e del consumo di
carne, volendo di proposito trascurare il crudele sfruttamento degli animali
e la ricerca di un mondo in cui siano equamente distribuite le ricchezze,
non e' davvero giunto il momento, anche per chi si professa ambientalista,
di diventare vegetariano per tentare di garantire al pianeta un, ahime'
sempre più improbabile, futuro?