danni da diossina 1200 in tribunale



dal corriere.it

venerdi 16 gennaio 2003

Martedì l'appello della più grande causa civile mai tentata in Italia. Un
anno fa il reato era stato dichiarato prescritto

Danni da diossina, 1200 in tribunale

Le «vittime dell'Icmesa» chiedono un risarcimento di 187 milioni per le
sofferenze fisiche e psicologiche

SEVESO - Sono 1.211. Uomini e donne, giovani e anziani di Seveso, Meda,
Desio e Cesano Maderno, la cui vita è stata segnata dal disastro dell'Icmesa
del 10 luglio '76. I traumi, le sofferenze e i disagi patiti per la diossina
sono contenuti in migliaia di certificati medici, cartelle cliniche, esami
di laboratorio e scontrini di farmaci che hanno raccolto con pazienza e
presentato nel '93 come prova del loro «calvario» nella più grande causa
civile mai tentata in Italia. Chiedevano 187 milioni di euro come
risarcimento per danni fisici, morali, psicologici e ambientali alla
multinazionale svizzera Givaudan, proprietaria della fabbrica chimica di
Meda. Ma, dopo un processo estenuante che è durato più di dieci anni, lo
scorso marzo il Tribunale di Milano ha respinto la loro istanza. Reato
prescritto, recitava la sentenza.
Sconfitte ma non domate, le 1.211 «vittime della diossina» hanno deciso di
riprovarci. Con la pazienza di chi è ormai abituato ai tempi biblici della
giustizia, hanno chiesto ancora una volta all'avvocato Fernando Pepe di
preparare il ricorso in appello. Un malloppo di un centinaio di pagine che
costituirà la «traccia» per il nuovo processo che si apre martedì 20 gennaio
davanti alla Seconda sezione civile d'appello del Tribunale di Milano.
Al giudice toccherà il compito di stabilire se la richiesta d'indennizzo è
davvero caduta in prescrizione. E, se così non fosse, di valutare
attentamente l'imponente documentazione presentata per decidere se abbiano
diritto - e in che misura - al risarcimento di paure, dolori, malattie e
disagi.
«Malgrado la "doccia fredda" della sentenza di primo grado, sono ancora
fiducioso - spiega Massimo Donati, medico di base, presidente
dell'associazione "Chimica per l'uomo" di Seveso e promotore nel '93 della
causa di primo grado contro la Givaudan -. La Prima sezione del Tribunale
civile di Milano ha respinto la nostra richiesta d'indennizzo, sostenendo
che non andava neppure presentata perché erano scaduti i termini. Non
potevano dirlo subito, senza costringerci a un estenuante processo che è
durato dieci anni? La verità è che la prescrizione non era forse così
scontata». La nuova battaglia legale si preannuncia infuocata. Più della
prima.
Dai legali della Givaudan, i 1.211 assistiti dall'avvocato Pepe si aspettano
una difesa ad oltranza della prescrizione dell'istanza di risarcimento. Non
solo. La multinazionale svizzera ha sempre negato in modo categorico che
l'esposizione alla diossina abbia dato luogo a un danno per la salute e
l'integrità fisica e psicologica delle persone colpite. È per questo che un
ruolo importante nel dibattimento l'avranno le migliaia di «pezze
giustificative» mediche e sanitarie che testimoniano delle angosce e dei
traumi di chi con la diossina ha dovuto fare i conti per anni.
«Lo stress, i danni alla vita di coppia, il timore per la nascita di bambini
malformati, gli aborti terapeutici, le famiglie divise per mesi, le
ripercussioni sul lavoro, le conseguenze sulla salute non sono invenzioni -
afferma Donati -. Noi abbiamo documentato tutto quel che i nostri 1.211
assistiti hanno dovuto sopportare dal 10 luglio '76 al '93. E non è finita.
La "ferita" non è ancora rimarginata. Anzi, l'incubo di ammalarsi di tumore
è più forte oggi di allora».
Diego Colombo