ingegneria contabile del mercato del lavoro



da la voce.it 22-12-2002   
19-12-2002  
L’ingegneria contrattuale del mercato del lavoro italiano: dai Co.Co.Co
agli As.Pa. 
Pietro Garibaldi 


Se ne sono accorti tutti. Il mercato del lavoro italiano sta cambiando
molto. L’impianto istituzionale delineato nello Statuto dei Lavoratori del
1970 era totalmente incentrato sulla protezione del lavoro dipendente a
tempo indeterminato. Ogni altra forma contrattuale era inammissibile, o
ammissibile soltanto dietro specifiche deroghe legislative o precisi
accordi sindacali. 

Oggi non è più così. Esiste una moltitudine di figure contrattuali
ammissibili, ed è davvero difficile orientarsi. L’Istat ne ha contate
addirittura 38. Il lavoro temporaneo cresce stabilmente dagli anni 80, e
dal settembre 2001 la sua disciplina è stata semplificata e resa molto più
flessibile. Dal 1997 esistono anche i lavoratori interinali, quei soggetti
tecnicamente assunti a termine da apposite agenzie, e dati in affitto alle
imprese utilizzatrici. Il part-time esiste dal 1984, ma la sua disciplina è
stata riorganizzata nel 2000. Oggi, il 6 per cento degli occupati sono a
tempo parziale. Poi ci sono 2 milioni e trecentomila Collaborazioni
Coordinate e Continuative (Co.Co.Co), quella figura contrattuale in cui si
trovano sia lavoratori para-subordinati che illustri professionisti.
Tecnicamente i Co.Co.Co sono lavoratori autonomi, ma molto spesso
forniscono prestazioni analoghe a quelle dei lavoratori dipendenti, ma
senza alcuna protezione del posto di lavoro, e con bassissimi contributi
previdenziali. In sostanza, circa la metà del milione e mezzo di posti di
lavoro creati dal 1995 corrisponde a figure contrattuali diverse da quella
di dipendente a tempo indeterminato. 

E dal gennaio 2003 avremo una nuova infornata di figure contrattuali. Salvo
colpi di scena parlamentari, La Legge Delega sul Mercato del Lavoro
diventerà presto legge dello Stato. La legge introdurrà nell’ordinamento
italiano lo Staff Leasing, la possibilità, da parte di apposite agenzie, di
somministrare manodopera a tempo indeterminato per interi reparti
aziendali. Una specie di interinale senza limiti di tempo. Sarà poi
istituito il lavoro a chiamata, un istituto che permetterà all’impresa di
far svolgere la prestazione in qualsiasi momento, in un arco di tempo
previsto, dietro pagamento di una "indennità di disponibilità" e delle ore
effettivamente lavorate. Sarà anche regolarizzato il job-sharing
(ripartizione del posto di lavoro), una forma di lavoro secondo la quale
una prestazione potrà essere ripartita fra due o più lavoratori secondo
modalità stabilite dagli stessi. Relativamente ai lavoratori Co.Co.Co, la
legge delega dovrebbe finalmente garantire ai lavoratori interessati i
diritti a periodi di maternità, malattia e infortuni. 

L’esplosione di nuove forme contrattuali, e l’opportunità di inserirne
altre, può essere analizzata sotto almeno tre diversi punti di vista. Il
primo è quello dell’efficienza economica, e del ruolo che tali forme
contrattuali hanno avuto e potranno avere per aumentare il tasso di
occupazione. Il secondo è quello dell’equità, e dell’opportunità di avere
un mercato in cui prestazioni lavorative identiche vengono svolte da
lavoratori con protezioni molto diverse tra loro. Il terzo è quello della
complessità delle regole, e dell’opportunità di continuare ad aumentare il
numero di figure contrattuali, con un processo che non sembra avere fine.
Dell’efficienza, e del ruolo che le forme contrattuali hanno giocato nella
recente crescita dell’occupazione si è già parlato sul sito www.lavoce.info. 

Dal punto di vista dell’equità, la situazione del mercato del lavoro è
imbarazzante. La posizione dei Co.Co.Co è la più paradossale. Mansioni di
lavoro identiche vengono spesso effettuate da lavoratori dipendenti a tempo
indeterminato e da parasubordinati, dove l’unica differenza tra i due è il
fatto che questi ultimi sono più giovani, e quindi non assunti come
lavoratori dipendenti. Fortunatamente, anche il legislatore si è accorto di
queste incongruenze, e seppur con un certo ritardo, ha reagito alle
iniquità più ovvie. Nel 1997 è stato istituito un apposito fondo
previdenziale, e da allora i datori di lavoro sono obbligati a versare come
aliquota contributiva il 12 percento del reddito lordo del dipendente.
Successivamente tale aliquota è stata innalzata al 19 per cento. Ma gli
stessi lavoratori rimangono ancora senza diritto di preavviso in caso di
recesso, senza diritto alle ferie, e senza diritto ad un minimo periodo di
maternità. Salvo imprevisti, alcuni diritti minimi verranno inseriti nella
legge delega in via di approvazione.

Come reagirà il mercato a questo irrigidimento dei Co.Co.Co? E’ ovvio, si
inventerà nuove forme contrattuali. Gli attenti osservatori avranno già
notato la nascita di una nuova forma contrattuale. Si tratta degli
Associati in Partecipazione (AsPa), una figura contrattuale che prevede il
pagamento delle tasse ma non quello dei contributi. E’ difficile sapere
quanti sono esattamente gli AsPa, ma secondo il Presidente del Comitato di
Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, sono già centinaia di migliaia. Ciò non
deve sorprendere. L’economia di mercato e l’ingegno umano sono un
eccezionale mezzo per esprimere la creatività di ingegneri, manager,
imprenditori o giuristi, come dimostra la creazione degli AsPa. Non deve
quindi sorprendere che, alla luce dell’irrigidimento previsto, il numero di
Co.Co.Co non sia più in esplosione, mentre cresce all’orizzonte il popolo
degli AsPa, i precari dei prossimi anni. 

Fino a quando il legislatore continuerà a rincorrere il mercato, perderà
sempre. La legislazione sarà sempre in ritardo, ed il mercato del lavoro
sarà sempre in grado di generare nuove forme contrattuali non previste
dall’ordinamento vigente, e quindi non soggette a particolari obblighi. Di
questo passo, non dobbiamo sorprenderci se tra qualche anno, le forme di
contratto di lavoro saranno 380 e non 38, con una complessità istituzionale
con pochi paragoni al mondo. 

C’è solo un modo per uscire da questa giungla. E’ quello di stabilire dei
minimi diritti garantiti a ciascun lavoratore, e lasciare che il mercato e
la contrattazione collettiva creino qualsivoglia figura contrattuale, che
sarà considerata lecita fino a quando i diritti minimi verranno rispettati.
Governo e parti sociali decidano insieme quali sono i minimi standard di
garanzia da dare a un lavoratore: ferie, preavviso di recesso, protezione
per gli infortuni sul lavoro, diritti previdenziali, etc. Questo
permetterebbe di creare uno zoccolo duro minimo per i diritti dei
lavoratori e consentirebbe al sistema capitalistico di fare il suo compito,
che è quello di inventare continuamente nuovi prodotti, e non nuove figure
contrattuali.