RAGIONANDO INTORNO AL "CASO BRINDISI"



RAGIONANDO INTORNO AL "CASO BRINDISI"Intervistato dal "Corriere del
Mezzogiorno" nei giorni scorsi il giornalista e storico Ernesto Galli della
Loggia si   lasciato andare anche in alcune considerazioni sul "caso
Brindisi".

Gli amici del Forum Ambiente-Salute e Sviluppo hanno utilizzato l'occasione
per rispondere e polemizzare con l'interlocutore milanese ma anche per
offrire un ragionamento "alternativo" sulle vicende politico-giudiziarie.

Lo metto in rete per coloro che vogliono farsi una idea ma anche per chi -
partiti e movimenti del centro sinistra per esempio - che si preparano a
costruire le prossime amministrative senza una profonda autocritica del
passato.

Trasmetto per chiunque lo volesse utilizzare e ulteriormente diffondere e
pubblicare

Giancarlo CANUTO - A SINISTRA - Brindisi



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RAGIONANDO INTORNO AL "CASO BRINDISI"

Dopo aver detto che nel nostro Paese non è cresciuta "la politica, intesa
come competizione tra èlites intorno a soluzioni diverse dei problemi tra
cui l'elettorato è chiamato a scegliere", lo storico Ernesto Galli Della
Loggia, in alcune recenti dichiarazioni sulla "questione meridionale"
riferendosi agli arresti per corruzione operati a Brindisi, si è così
espresso: "Cosa facevano i brindisini? Come mai a Brindisi è accaduta una
cosa del genere? Cos'è la borghesia di Brindisi? Cosa fanno i medici, gli
avvocati di Brindisi.. che votano nel modo in cui hanno votato".
Affermazioni queste che sorprendono e dispiacciono per la disinformazione
sulla quale si fondano e per la apoditticità dei giudizi espressi col
ricorso peraltro a semplicistici luoghi comuni.

Ma proviamo a rispondere ad alcune domande-censure di Galli Della Loggia
rilevando innanzitutto che a Brindisi è potuto accadere ciò che è accaduto
perché il ceto politico locale, sostanzialmente lo stesso da anni pur  nel
mutare dei colori e delle casacche, ha dimostrato nella prevalenza delle
sue componenti di concepire la politica in modo non dissimile da come
sembra intenderla l'illustre studioso. Una competizione cioè fra
espressioni, solo in apparenza distinte o contrapposte, di un omogeneo ed
onnivoro ceto politico quale inevitabile prodotto di una politica gestita e
controllata da un ristretto gruppo di persone (le èlites, appunto),
incapace di favorire ed anzi rivolto a bloccare la "partecipazione" di
tutti i cittadini, chiamati invece, dalla Costituzione a determinare con
metodo democratico la politica nazionale (e locale) attraverso
l'indispensabile strumento dei partiti.

E sì, perchè una competizione elitaria riconosce all'elettorato solo il
ruolo di "scegliere" le "soluzioni" come predisposte dal ceto politico e
non anche la funzione di costruirle dal basso con la conseguenza che queste
soluzioni rischiano, proprio come è avvenuto a Brindisi sul versante della
politica economica ed energetica, di diventare espressione non
dell'interesse generale della comunità ma di interessi particolari di
cordate, conventicole e poteri forti. E rischiano anche di somigliarsi
sempre di più fino a  risultare sovrapponibili e ad apparire come la sola
via percorribile. E' il malinconico  destino della politica elitaria che
soppianta e cancella la democrazia partecipativa come fatto di popolo.

Il noto studioso si chiede poi cosa facevano i brindisini quando accadeva
ciò che è accaduto. Glielo diciamo subito: molti di essi, singoli ed
associati, insieme ad alcuni  coraggiosi settori del giornalismo critico,
denunciavano, protestavano, affermavano che Brindisi stava diventando una
delle peggiori pattumiere d'Italia, chiedevano insomma  un serio
cambiamento di rotta.

Molti brindisini - e noi del Forum fra questi - si sono per anni  battuti
contro la gestione verticistica e consociativa del potere locale  e contro
la politica delle megacentrali, degli insediamenti industriali selvaggi che
non creano stabile occupazione e spesso alimentano oscuri affari, dei
ricatti occupazionali, dei colpevoli silenzi sugli attacchi alla salubrità
ambientale e alla salute. Ed hanno insistentemente reclamato un nuovo modo
di fare  politica per promuovere la rinascita della città perorando un
nuovo modello di sviluppo senza omettere di indicarne percorsi ed
obiettivi. Non sono stati ascoltati e nessuno, fra quelli che contano, ha
dato loro una mano.

Questo hanno chiesto tanti cittadini di Brindisi e non è dato comprendere
cos'altro avrebbero dovuto fare messi, come lo sono stati, di fronte a due
schieramenti non diversi per le scelte politiche in concreto praticate,
schieramenti che avevano entrambi puntato per vincere  le elezioni sullo
stesso personaggio, l'uno prima e l'altro dopo un incredibile ribaltone.
Avrebbero dovuto fare ricorso all'astenzionismo o avrebbero dovuto dar vita
a liste locali prive di spessore politico, qualunquisticamente schierate
contro tutti i partiti e destinate a sicuro insuccesso? Cosa avrebbe fatto
in tale situazione il Galli Della Loggia? E cosa egli ha fatto in concreto
a  Milano, città che certamente ben conosce, alcuni anni addietro quando,
come a Brindisi ma in dimensioni enormemente maggiori, maturavano quei
processi degenerativi messi poi in luce dalle inchieste di "Mani Pulite"?

Si coglie infine nelle dichiarazioni dello storico un'altra conferma della
sua inclinazione per quella visione elitaria della politica che traspare
dal suo discorso: quel  rivolgersi essenzialmente alla borghesia, ai medici
e agli avvocati senza   menzionare altri ben più consistenti settori
sociali che costituiscono la maggioranza dei cittadini. Noi invece crediamo
proprio che questa maggioranza  debba dare segni di riscossa per una
rigenerazione della politica che non può che passare attraverso la
rigenerazione dei partiti. Un radicale rinnovamento che reclamiamo
sensibilizzando l'opinione pubblica e  chiamando in causa anche le
direzioni nazionali dei partiti che non possono far finta di ignorare  la
gravità della situazione messa in luce dalle inchieste giudiziarie in
corso. E facciamo questo confidando anche nell'aiuto di autorevoli penne
come quella di Galli Della Loggia.

Brindisi, 28/10/2003



Carlo De Carlo - Michele Di Schiena - Teodoro Marinazzo
del Forum Ambiente, Salute e Sviluppo - BRINDISI