eppure kyoto conviene



da boiler.it di domenica 28 ottobre 2001

 CLIMA
Eppure Kyoto conviene

di Marino Gatto  


 ALCUNI RICERCATORI italiani (Giulio De Leo dell'Università di Parma, Luca
Rizzi e Andrea Caizzi del Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano e
Marino Gatto del Politecnico di Milano) hanno voluto verificare se è vero
che l’adesione al Protocollo di Kyoto comporta un notevole peso economico
per i paesi sviluppati come l’Italia. A questo fine hanno considerato
l’intero settore della produzione elettrica, che è responsabile di circa un
terzo delle emissioni di gas serra, e hanno fatto un bilancio monetario di
tutti i costi: quelli industriali di produzione, ma anche i costi
comportati dai danni alla salute umana, ai manufatti, all’agricoltura e
all’ambiente. Stime relative a questo secondo tipo di costi sono ora
disponibili come risultato di approfonditi studi condotti in Europa e negli
Stati Uniti (da citare specialmente il progetto ExternE dell’Unione
Europea). I costi associati agli impatti su scala locale sono abbastanza
certi, mentre quelli associati al riscaldamento globale sono più incerti.



I risultati delle ricerche dei quattro ricercatori italiani sono comparsi
questa settimana su Nature. È stato trovato che sarebbe economicamente
vantaggioso per l’Italia cambiare le strategie di produzione elettrica per
conformarsi al Protocollo di Kyoto. Infatti questo cambiamento
comporterebbe nel 2010 un riduzione dei gas serra del 17 per cento, un
risparmio di 1800 milioni di euro all'anno in costi ambientali e un aumento
dei costi industriali di 300 milioni di euro. Perciò il risparmio monetario
netto sarebbe di 1500 milioni di euro all'anno in aggiunta ai benefici non
monetizzabili dovuti alle minori emissioni. Questo risultato potrebbe
essere raggiunto producendo la stessa quantità di energia con un'opportuna
miscela di tecnologie. In particolare bisognerebbe impiegare più gas, meno
carbone e petrolio, più sorgenti rinnovabili e fare maggior uso di
cogenerazione (produzione combinata di energia elettrica e termica).



l'analisi è stata condotta anche nel caso in cui il costo associato al
riscaldamento globale venisse considerato nullo. Il risultato interessante
è che sarebbe comunque vantaggioso aderire al Protocollo di Kyoto, perché
la riduzione dell’inquinamento locale e dei relativi costi è una ragione
sufficiente per diminuire l’utilizzo di quei combustibili che sono
responsabili dell’effetto serra. Questo significa che anche se gli
scienziati non concordano su quanto il clima della Terra sarà influenzato
dalle emissioni di gas serra, questa incertezza non va presa come una scusa
per sabotare il Protocollo di Kyoto. In altre parole, qualunque sia
l’opinione dei decisori politici a proposito del riscaldamento globale,
sarebbe opportuno riprogettare le strategie di produzione dell’energia
elettrica e termica anche solo per evitare i costi locali che sono legati,
per esempio, ai danni per la salute umana dovuti all’inquinamento
atmosferico, alla riduzione della produzione agricola causata dalle
precipitazioni acide o alla pulizia e conservazione dei monumenti.

Perciò, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni politici e anche da
alcuni scienziati, non è saggio respingere gli obiettivi fissati dal
Protocollo di Kyoto perché alcune nazioni in via di rapido sviluppo (Cina e
India per esempio) sono state da esso esentate. Anche se questa esenzione è
probabilmente non del tutto giusta e potrà essere ridiscussa in futuro, nel
frattempo i paesi sviluppati non danneggeranno le loro economie riducendo
le emissioni di gas serra, ma anzi produrranno benefici economici per i
loro cittadini. Molto verosimilmente ne beneficeranno anche tutti i
cittadini del mondo!