[Disarmo] Oggi possiamo solo sognare una grande azione di pace portata avanti con una cultura di pace



er l'intervento completo: http://www.disarmistiesigenti.org/2020/01/05/trump-getta-benzina-sul-medio-oriente/


IL 2020 COMINCIA CON TRUMP CHE GETTA BENZINA SU UN MEDIO ORIENTE GIA' IN FIAMME

L'ala dura pro Israele del Pentagono dietro il via al raid ordinato dal presidente USA per l'uccisione del generale iraniano Soleimani.

L'accordo nucleare con l'Iran può considerarsi sepolto, nell'impotenza della UE, incoerente ed ipocrita.  

Ora si profila una seconda guerra tra Israele e Hezbollah libanese, anticipo di una possibile e rischiosissima guerra generale medio-orientale.

Servirebbe una grande azione "europeista" di pace, ispirata alla cultura della "terrestrità", collegata con i giovani che in Iran ed in Iraq si battono per la libertà e per la democrazia, ma al momento ne mancano i presupposti culturali e politici.

SERVE UNA GRANDE AZIONE PER LA PACE. Attivare concretamente percorsi di pace significa molto di più che lanciare ecumenici e generici appelli contro la violenza, tipico mestiere da Papa quando dimentica la nonviolenza efficace . Dobbiamo lavorare per costruire una grande e unica voce almeno dell'Europa, sfruttando il "dna pacifista" che le viene imputato come limite e che invece, sviluppato coerentemente, potrebbe risultare un'opportunità e un vantaggio. Bisogna avere, come europei, più coraggio e coerenza: ad esempio, non si può contemporaneamente tenere per l'accordo sul nucleare iraniano e appoggiare le sanzioni americane contro l'Iran. Non si può protestare per l'estromissione dalla Libia da parte di russi e turchi e contemporaneamente azzuffarsi tra Francia e Italia per chi sfrutta di più le sue risorse fossili in senso neocoloniale, magari dopo aver anche predicato il rispetto degli accordi di Parigi sul clima. L'azione per la pace può nascere da un autopotenziamento che deriva da una autonoma e radicale scelta europea per la conversione ecologica, da perseguire poi insieme ai partner extraUE, in prima fila i dirimpettai dell'Africa e del Medio Oriente. Solo in questo modo potranno risultare credibili gli inviti alle conferenze di pace basati su diplomazie che non perseguano, ipocritamente, gli obiettivi della guerra con mezzi fintamente di pace, ma lavorino senza contraddizioni per obiettivi di pace attraverso mezzi di pace. Sarebbe quindi opportuno che, nel frattempo, le mobilitazioni pacifiste non siano fiancheggiamenti di schieramenti bellici, non rispondano ai soliti appelli anti-imperialisti dettati da vecchie logiche geopolitiche, dimenticando che lo stesso popolo iraniano è in questi giorni in rivolta contro il regime, rivolta che aprirebbe speranze di democrazia importanti per la convivenza di tutti i popoli del mondo ma che verrà facilmente soffocata dalla spirale bellica dei militaristi dell'uno e dell'altro fronte. E deve avere comunque un ruolo la resistenza, possibilmente con azioni dirette nonviolente, al coinvolgimento del governo di cui siamo elettori, quello italiano, rispetto alle dinamiche di guerra, e quindi l'opposizione a che le operazioni belliche partano dalle basi americane e NATO presenti in Italia.

Se si indicono in questi giorni mobilitazioni "per la pace", vorremmo che gli obiettivi dei raduni non fossero, scontatamente, le sole ambasciate americane, ma le istituzioni della UE a cui chiedere costruttivamente di non seguire gli USA di Trump nell'avventurismo bellicista. Ameremmo inviti a manifestare che contenessero parole di tono armonico adatte a movimenti tipo le "sardine" (ed anche XR o gli FFF) ma con contenuti chiari:

"Chiediamo che il nostro governo e l'Unione Europea si attivino in un ruolo di pace, frenando le spinte belliciste della Casa Bianca ed agendo con gli altri attori internazionali, sotto l'egida dell'ONU, per l'avvio di un dialogo con l'Iran cominciando con la rimessa in discussione delle sanzioni comminate unilateralmente dagli Usa. Queste sanzioni non aiutano le legittime rivendicazioni del popolo iraniano alla libertà e alla democrazia contro il regime teocratico, la cui repressione di fine anno ha lasciato sulla strada centinaia di morti. Chiediamo una iniziativa unitaria dell'Europa mirata ad una grande conferenza internazionale sul Medio Oriente e sul Mediterraneo con l'obiettivo di unire i popoli contro le grandi crisi che effettivamente li minacciano: la disuguaglianza, il collasso ecologico, il potere incontrollato dei complessi militari-industriali-energetici. Chiediamo che i governi europei, a cominciare dal governo italiano, dichiarino l'indisponibilità delle basi militari che si trovano sul loro territorio – in Italia da Aviano, a Camp Darby, a Napoli, a Sigonella - per le operazioni belliche che gli USA stanno conducendo in Medio Oriente.  Per quanto riguarda il nostro Paese, l'articolo 11 della Costituzione ci impone di evitare qualsiasi coinvolgimento dell'Italia in uno scenario di guerra. Esigiamo per questo che si ritirino le truppe inviate in Iraq e si assuma un'iniziativa diplomatica forte, verso tutti i soggetti coinvolti, in una consapevolezza europeista ed in uno spirito di "terrestrità", cioè di cultura di pace e di riconciliazione ".

POST SCRIPTUM. Sotto riportato un articolo di Alberto Negri, apparso sul Manifesto del on-line del 5 gennaio 2020, che denuncia come la spirale bellica stia soffocando le opposizioni sociali interne, le democratiche e in gran parte giovanili "primavera iraqena" e "primavera iraniana".

Questa è l’ora dei falchi, non delle colombe

Iran funesta. Nell’ora dei falchi Trump scoprirà che il suo sconnesso e lungo addio al Medio Oriente riserverà amare sorprese