Re: [Disarmo] Il Manifesto: La «minaccia» di WikiLeaks e la Solidarietà de ''Il Manifesto'' ad Assange




E' arrivato l'avvocato.
Ho già replicato ad Elio, la tua frasuccia insultante non merita tanto.

Il 02/07/19 15:41, rossana (via disarmo Mailing List) ha scritto:

il bello è che di imbarazzante ci sono solo le accuse di chi non è neanche capace di fare il segugio.

Il 02/07/2019 10:51, Elio Pagani (via disarmo Mailing List) ha scritto:
Senza fare polemiche e senza voler difendere Il Manifesto, questo articolo del 12.04.19 si conclude con queste parole: ''Intanto, WikiLeaks e il suo fondatore meritano la solidarietà di tutti coloro i quali ritengono che i cittadini del mondo non debbano essere trattati come bambini e che la maggior parte dei politici nell’orbita statunitense ed europea non siano degni di fiducia e cerchino in tutti i modi di evitare che le loro menzogne, la loro corruzione siano resi noti al mondo.''

Elio Pagani

La «minaccia» di WikiLeaks per i potenti: informare tutti

La trappola. WikiLeaks e il suo fondatore meritano la solidarietà di tutti coloro i quali ritengono che i cittadini del mondo non debbano essere trattati come bambini

Tariq Ali

12.04.2019

11.4.2019, 23:59

12.4.2019, 21:19

L’ho incontrato nuovamente poche settimane fa. Lenin Moreno, il successore di Correa, aveva capitolato a tutti i livelli, davanti all’impero statunitense.
L’ambasciata era diventata un carcere, la salute di Julian si era deteriorata. Non aveva dubbi sul fatto che Moreno avrebbe risposto positivamente alla richiesta di espellerlo dall’ambasciata. La richiesta di estradizione da parte di Washington non era più un segreto.

E IERI L’AMBASCIATA lo ha consegnato alla polizia britannica. Se vivessimo in un mondo dove le leggi sono rispettate, Assange sarebbe processato per violazione delle norme sulla cauzione (un reato non grave), multato o tenuto in carcere per poche settimane e poi rilasciato per permettergli di far ritorno nella sua Australia. Ma sia il Regno unito che l’Australia sono satrapi imperiali, acquiescenti alle richieste degli Stati uniti. Lo Stato segreto (non così segreto) in entrambi i paesi lavora in stretto contatto con i padroni statunitensi, o meglio ai loro ordini.

Perché lo vogliono così tanto? Perché serva da esempio. Vogliono imprigionarlo e isolarlo come monito, così da evitare che altri seguano il cammino di WikiLeaks. Chelsea Manning è stata nuovamente arrestata perché ha rifiutato di testimoniare contro di lui davanti al Grand Jury. Dal momento che i servizi segreti russi e cinesi sono piuttosto al corrente delle mosse degli Usa nella maggior parte del mondo, la minaccia posta da WikiLeaks consisteva nel fare arrivare le informazioni a ogni cittadino in possesso di un computer, in qualunque parte del mondo.

LA POLITICA ESTERA degli Stati uniti e dell’Unione europea e le loro guerre post-11 settembre si sono fondate su menzogne, promosse dalle reti televisive e dai media globali e spesso credute dalla maggioranza dei cittadini nordamericani ed europei. Le informazioni che smascherano queste bugie smontano le scuse – i diritti umani, la democrazia, la libertà… – avanzate per giustificare le guerre. WikiLeaks ha esposto tutto questo, pubblicando documenti classificati in grado di illuminare a giorno le motivazioni reali.

È UN RECORD INCREDIBILE. Allo stato attuale, WikiLeaks ha pubblicato tre milioni di documenti diplomatici e altre registrazioni del Dipartimento di Stato, per un totale di oltre due miliardi di parole. Un corpus incredibile e insuperabile che se fosse stampato arriverebbe a migliaia di volumi, qualcosa di completamente nuovo nel mondo. Ecco dove Internet diventa una forza sovversiva, in grado di sfidare le reti di propaganda dell’ordine esistente. Assange e i suoi colleghi hanno dichiarato apertamente che i loro bersagli principali erano l’impero statunitense e le sue operazioni globali.

La risposta delle istituzioni Usa è stata isterica e comica. La Libreria del Congresso ha bloccato l’accesso Internet a WikiLeaks. Gli Archivi nazionali statunitensi hanno bloccato anche l’accesso al proprio database riguardo alla parola «WikiLeaks». Il tabù è diventato assurdo, come un cane che abbaia insensatamente a qualunque cosa, anche alla propria coda.

COME HA DETTO Julian Assange: «Nel marzo 2012, il Pentagono ha addirittura creato un filtro automatico per bloccare i messaggi di posta elettronica, compresi quelli destinati al Pentagono, che contenessero la parola WikiLeaks». E così, i procuratori del Pentagono che accumulavano le prove contro l’analista di intelligence statunitense Manning, accusata di essere la fonte di WikiLeaks, non riuscivano a ricevere importanti email da parte del giudice o della difesa. Il governo britannico ripete che rispetterà le leggi. Vedremo. Il Dipartimento della giustizia statunitense ha dichiarato che negli Usa Assange potrebbe essere condannato a cinque anni di carcere. Diane Abbot, membro influente del governo ombra di Jeremy Corbyn, ieri ha detto in Parlamento: «Vogliamo sottolineare che la ragione per la quale parliamo di Julian Assange questo pomeriggio – siccome l’unica imputazione che potrebbe essergli mossa in questo paese riguarda la violazione dei termini della cauzione – ha interamente a che vedere con le attività di denuncia di Julian Assange e di WikiLeaks.

Questo lavoro ha smascherato guerre illegali, omicidi di massa, uccisioni di civili e casi di corruzione su grande scala, e ha messo Assange nel mirino dell’amministrazione statunitense.» Abbot ha aggiunto: «Julian Assange non viene perseguito per proteggere la sicurezza nazionale degli Stati uniti, ma perché ha esposto i crimini delle amministrazioni statunitensi e delle relative forze armate»

I PROSSIMI GIORNI e settimane ci diranno. Intanto, WikiLeaks e il suo fondatore meritano la solidarietà di tutti coloro i quali ritengono che i cittadini del mondo non debbano essere trattati come bambini e che la maggior parte dei politici nell’orbita statunitense ed europea non siano degni di fiducia e cerchino in tutti i modi di evitare che le loro menzogne, la loro corruzione siano resi noti al mondo.


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