[Disarmo] OXI - dobbiamo espropriare le oligarchie in beni reali



da parte di Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari (www.osmdpn.it)
 

Due premesse al commento che ho scritto stanotte a botta calda, quando sembrava che Grexit fosse ormai inevitabile.

Seguo Rai News 24 che mi trasmette in sottofondo mentre lavoro al PC. Tusk dichiara, nella conferenza stampa che sta tenendo con Juncker e Dijsselboem: raggiunto accordo unanime sulla Grecia. Non conosco i dettagli ma sarà - immagino - una resa di Tsipras che è stato messo in un vicolo ceco dal "gioco del pollo" mal cucinato dal suo ministro (marxista economicista) Varoufakis.

Questa dinamica, con riferimento esplicito alla guerra atomica, è stata spiegata dal Premio Nobel Thomas Schelling nel suo "La strategia del conflitto".

E' il "gioco" che fu, ad es., messo in atto nei tredici giorni della crisi missilistica di Cuba (il "pollo" risultò Krushev) e che può essere esemplificato da scene a cui ci hanno abituato vari film di Hollywood: due ragazzi lanciano l'una contro l'altra le loro auto a tutta velocità. Chi sterza per primo è il "pollo", sbeffeggiato dal vincitore e dal pubblico che assiste alla sfida (in inglese per tacciare di vigliaccheria qualcuno gli si dà del chicken).

Varoufakis ha deciso di lanciare la sua Fiat 500 contro il TIR della Troika.

Dalla sua aveva la pistola - scarica - del crollo delle Borse (resa impossibile dai nuovi strumenti in mano alla BCE, ad es. QE e OMT); mentre gli puntavano la pistola alla tempia - carica - del fallimento del sistema bancario greco (appeso ai meccanismi dei finanziamenti di emergenza ELA).

Quindi Tsipras è stato costretto a sterzare per primo in una situazione di azzardo persa in partenza, come scrive Ireo Bono sul gruppo di discussione del Comitato NO NATO: non aveva preparato il suo governo ed il Popolo greco ad una scelta alternativa, "non lasciando alcuna via di scampo al ricatto dei poteri finanziari europei".

L'alternativa EFFICACE da avere pronta per giocare il gioco non era però l'uscita dalla NATO, bensì la predisposizione di un SISTEMA BANCARIO PUBBLICO in grado di garantire la liquidità di base per le transazioni economiche nel momento della confrontazione.

Altro punto che andrebbe spiegato ai settori popolari che votano sempre di più in Italia analogamente a come i francesi votano la Le Pen in Francia (con lo stesso spirito "leghista", "prima i francesi", "prima i tedeschi", con i quali in Germania si vota la Merkel): il problema della moneta viene dopo il problema del potere sociale da ribaltare. Il problema dell'1%, della redistribuzione della ricchezza. Le oligarchie che ci stanno espropriando devono pagare il conto delle sofferenze che ci stanno facendo patire, ma non dobbiamo puntare tanto a sequestrare quello che c'è nei loro portafogli, che sia in dollari, in euro o in qualsiasi altra divisa, quanto a riprenderci i beni reali.

I loro Rolex d'oro, i vestiti di Armani che indossano (nella metafora dei camerieri al ristorante che si rivalgono contro i mafiosi, messi in condizione di non nuocere, che si erano arricchiti estorcendo il "pizzo" al locale)...

Dobbiamo, insomma, togliere loro i castelli dorati, con procedure legali e secondo giustizia... E riprenderci le fabbriche, i mezzi di produzione, che dobbiamo convertire secondo esigenze ecologiche perché alla sopravvivenza di tutti noi - a differenza di loro - ci teniamo...

 

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Alfonso Navarra <
alfiononuke at gmail.com>
Date: 13 luglio 2015 02:43
Oggetto: OXI



da parte di Alfonso Navarra

Meglio nessun accordo che un pessimo accordo. Da democratico europeo,
e quindi anche da democratico greco, risponderei "OXI" alla proposta
indecente venuta fuori dall'Eurogruppo. Nell'euro ma con dignità: è la
volontà popolare espressa dal referendum del 5 luglio.
La dignità non viene riconosciuta dagli "usurai" di Berlino, cui viene
lasciato campo libero dai "maggiordomi" socialisti a Parigi e a Roma
(con Obama e Draghi che osservano allibiti perché la linea è "stupida"
anche dal punto di vista della stabilità geopolitica occidentale).
Vogliono decidere loro, i leghisti teutonici, a quale interlocutore
"di fiducia" governativo dare ordini, in cambio di prestiti vincolati
ad austere "medicine" che in realtà sono veleno per i popoli cui
vengono soministrate.
Non ti danno spazio "dentro", quindi bisognerà combattere "da fuori".
Sarà molto dura, sarà drammatica, anzi tragica per i greci, togliamoci
dalla testa che il ritorno alla dracma renda "istantaneamente" felici,
ma non c'è alternartiva alla lotta, a non pagare neanche un centesimo
di debiti illegittimi e odiosi, a una moneta espressione del popolo
sovrano, alla creazione ex novo di un sistema bancario pubblico,
all'appoggiarsi - con cautela - alle sponde offerte da Russia e Cina
(con le quali bisognerà contrattare le inevitabili contropartite).
Noi, dall'Italia, dalla Spagna, dagli altri Paesi europei, pur
ingabbiati, non siamo ancora con la catena al collo, possiamo ancora
giocarcela con una rivolta per liberare l'Europa dalle caste
finanziarie-politico-economiche ad egemonia tedesca.
Guido Viale nell'articolo sul Manifesto di ieri (12 luglio 2015)
sostiene che occorre "Un'altra Ventotene per l'Europa". Diciamo che
occorre un'altra Europa. Quella a trazione tedesca, in cui comanda la
classe dell'1% dell'economia finanziarizzata, non solo non è
auspicabile, è irrealistica: è destinata a saltare più prima che dopo.
Bisognerà forse ricominciare da quattro: dal Sud, dal "fronte dei
porci", da Grecia-Spagna-Francia-Italia. Chiudere con questa UE e
cominciare a pensare a una nuova "Unione euromediterranea"...
E' l'ora delle "rivoluzioni democratiche" (che in Italia non possiamo
delegare al capriccio di ex comici, guru telematici e forconi vari)
con al centro la soluzione islandese delle "assemblee costituenti
nazionali", fino ad una nuova Assemblea Costituente Europea.




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