Palestina - Niente da vedere, nessuno da incontrare - comunicato stampa dalla Carovana in palestina



Palestina - Niente da vedere, nessuno da incontrare *Martedì 7 aprile 2009*

<http://www.globalproject.info/print-19515.html>
Comunicato in relazione al diniego del Governo Israeliano all’ingresso della
Carovana "Sport sotto l’assedio" nella Striscia di Gaza.

Non c’è niente da vedere, nessuno da incontrare. Con queste parole, Israele
ha sancito il divieto assoluto di entrare a Gaza, dal check-point di Heretz,
a una carovana internazionale composta da piu di duecento persone.
Con un fax, viene confermato per l’ennesima volta l’apartheid in cui si
trovano stritolati migliaia di palestinesi. Il muro che, con tanta solerzia,
Israele ha costruito per isolare e rinchiudere il popolo palestinese deve
essere inviolabile. Perchè nessuno deve vedere ciò che esso contiene -
macerie, dolore, diritti negati -, perchè nessuno deve poter parlare con le
persone che all’ombra di quel muro ogni giorno vivono. Un muro eretto
appositamente, per nascondere al mondo intero i crimini commessi da una
superpotenza mondiale.
Volevamo entrare a Gaza. Volevamo portare una speranza a quella terra
straziata, un abbraccio di solidarietà che ricordasse agli occhi palestinesi
che non sono soli.
Volevamo essere lì con loro, testimoniare nel nostro paese la barbarie
occidentale in Palestina, provare a infrangere l’isolamento, la prigionia in
cui sono costretti. Gaza è un enorme prigione a cielo aperto, un carcere in
cui è rinchiuso un popolo colpevole solamente di esistere, ma soprattutto di
non chinare la testa. Il coraggio del popolo palestinese, il desiderio di
vita nella propria terra è senza paragone, e per questo Israele, con l’aiuto
e la complicità di tutti i governi occidentali, mette in campo forme di
controllo totalitario e di repressione violenta e generalizzata con pochi
precedenti nella storia. Da questo contesto inaccettabile prende forma il
Muro. Cemento che serve a imprimere nei palestinesi la solitudine e
l’isolamento dal resto del mondo, imponendo la sensazione che la vita stessa
finisca a quel muro, bloccando informazioni, aiuti umanitari, circolazione
di corpi, solidarietà. Un altro pezzo di un massacro in atto da troppo
tempo.
Con la carovana di "Sport sotto l’assedio" stiamo portando per i campi
profughi palestinesi una speranza che ha la forma di un pallone. Siamo una
squadra di calcio - maschile e femminile - che, attraverso lo sport, prova a
portare un messaggio solidale di fratellanza. Giochiamo con squadre
palestinesi, con ragazzi e ragazze, perchè il pallone parla la stessa lingua
ovunque, quella antirazzista e contro ogni intolleranza, contro ogni guerra.
Oltre duecento persone dall’Italia sono arrivate con le loro esperienze e le
loro abilità - portando qui laboratori di musica, di teatro, di fotografia e
di informatica - condividendole con le genti di questa terra, perchè il muro
dell’ apartheid si rompe quotidianamente, ovunque.
Volevamo infrangere il simbolo della cortina di silenzio e morte, e ci è
stato impedito. Israele, come sempre, non vuole che i suoi progetti
subiscano rallentamenti.
Denunciamo questa barbarie, denunciamo ai media internazionali, alla società
civile, a chi ha nel cuore questa terra e il suo popolo, l’ennesima
violazione di qualunque diritto, l’ennesimo atto di guerra di una paventata
democrazia che vorrebbe nascondere il sangue, le torture e il massacro di un
popolo.
Non permetteremo che questo avvenga.

Stronger than a wall.
Without your freedom, we’ll never be free.

*Carovana "Sport sotto l’assedio"*
*Palestina, 7 aprile 2009*
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