armi, banche e "berette"



da Adista (www.adista.it) n. 61/02
 
CONTRO LA LOBBY DELLE ARMI. INIZIATIVE A RAFFICA
31497. ROMA-ADISTA. Prosegue a tutti i livelli la campagna per la difesa
della legge 185, che disciplina il commercio delle armi italiane. La legge,
in realtà, è già stata modificata dalla Camera dei deputati alla fine di
giugno (v. Adista nn. 13, 21 e 53/02), ma affinché il nuovo provvedimento
- molto più permissivo del precedente - sia pienamente operativo, si attende
anche il via libera dal Senato, dopo la pausa estiva.
Intanto la commissione Diritti umani di Palazzo Madama ha espresso parere
favorevole all'articolo 3, che modifica la legge 185 proibendo la vendita
di armi unicamente ai Paesi i cui governi si sono resi responsabili di gravi
violazioni dei diritti umani. Un errore, secondo i gruppi e le associazioni
che hanno promosso la campagna (fra gli altri Acli, Amnesty international,
Pax Christi, Rete Lilliput, le riviste missionarie "Nigrizia" e "Missione
oggi", Movimento nonviolento, Peacelink): "Il concetto di 'gravi' introduce
una discrezionalità che di fatto potrebbe bloccare qualunque decisione.
La decisione viene delegata a organi dell'Ue o del Consiglio d'Europa. Paesi
come la Turchia da anni sono accusati di violare ripetutamente i diritti
umani. La Turchia è anche uno degli Stati candidati ad entrare nel prossimo
futuro all'interno dell'Unione Europea, e a fare quindi parte anche del
Consiglio Europeo. Ci si domanda come sarebbe possibile applicare questa
norma nel momento in cui questi Stati dovessero decidere sulle gravi violazioni
dei diritti umani di altre nazioni". E poi, prosegue il comunicato, spesso
le violazioni dei diritti umani vengono compiute da gruppi paramilitari
ufficialmente non sotto il controllo del Governo, mentre "il testo del ddl
prevede che debba essere riconosciuta la diretta responsabilità del Governo
di un Paese perché possa scattare la proibizione della vendita di armamenti".
La nuova legge, quindi, "non dà assolutamente garanzie sufficienti in tema
di difesa dei diritti umani, e per quel poco che afferma, non avrà prevedibilmente
nessun risultato concreto. Per questo, rimanendo in ogni caso contrari all'approvazione
di un decreto legge che di fatto liberalizza il commercio dei sistemi di
arma, sottraendolo al controllo del Parlamento e dell'opinione pubblica,
speriamo almeno che nel corso della discussione al Senato sia ancora possibile
modificare il decreto legge in alcuni suoi punti essenziali per garantire
la trasparenza e la tutela dei più fondamentali diritti dell'uomo".

"Campagna banche armate": attenzione! Questa legge coprirà tutte le transazioni
La Campagna banche armate ha inoltre lanciato l' "Operazione banche trasparenti".
Con le nuove modifiche, infatti, verranno sottratte al controllo del Parlamento
il valore delle coproduzioni, la trasparenza delle transazioni finanziarie
e la notifica delle banche d'appoggio per l'export di armi. La Campagna
chiede "che questi controlli vengano reintrodotti" e propone ad associazioni,
gruppi e cittadini di organizzare iniziative nonviolente (peraltro già sperimentate
durante le manifestazioni contro Exa 2002, la mostra di armi che si è svolta
a Brescia nello scorso mese di aprile, v. Adista n. 31/02) perché le banche
siano davvero trasparenti: travestirsi da addetti delle pulizie - con tute
bianche, spazzoloni, stracci, secchi, cavalletti di 'lavori in corso' -
e simulare la pulizia dei vetri e dei marciapiedi davanti alle banche, distribuendo
ai passanti un volantino informativo sulla Campagna.

Beretta, produttore di armi, ambasciatore italiano negli Usa?
Frattanto, secondo le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano "BresciaOggi"
(19/07), pare che Silvio Berlusconi, in veste di ministro degli Esteri ad
interim, coerentemente con la tanto propagandata riforma della nostra diplomazia
che punterebbe a trasformare i diplomatici in una sorta di agenti di commercio
del made in Italy nel mondo, voglia nominare ambasciatore italiano negli
Stati Uniti Ugo Gussalli Beretta, il presidente dell'omonima industria produttrice
di armi leggere di Gardone Val Trompia, fra le principali fornitrici delle
forze di polizia statunitensi (v. Adista n. 29/02). "Ci sono tutti gli ingredienti
per centrare con un solo colpo tre bersagli - commenta p. Giorgio Beretta,
saveriano di "Missione oggi" e profondo conoscitore dell'industria armiera
bresciana -: i desideri di marketing di Berlusconi, l'esigenza di maquillage
della Beretta e il recupero dell'onore ferito di presidende-difensore degli
Usa di George W. Bush". Anche se, prosegue, "qualche pulviscolo che potrebbe
deviare il colpo c'è: nei tribunali americani Usa, infatti, la Beretta è
conosciuta per le cause processuali che ha aperto nei confronti di varie
amministrazioni cittadine (tra cui New York) responsabili - secondo la Beretta
- di aver violato la clausola costituzionale sul commercio cercando di obbligare
i produttori di armi ad adottare un 'codice di condotta'. Ma sembrano ostacoli
facilmente superabili, anche perché Berlusconi avrebbe un 'debito d'onore'
nei confronti di Gussalli Beretta: secondo 'Il Mondo' (13 luglio 2001) è
stato infatti l'armaiolo bresciano ad aver creato qualche anno fa il contatto
tra i due aspiranti presidenti. Viene anzi da chiedersi se l'ambasciatore
(in pectore) sia Gussalli Beretta o non viceversa. Durante l'ultima sua
visita in Usa, infatti Berlusconi ha regalato a Bush l'ultimo libro sulla
famiglia Beretta, dimostrandosi così ottimo ambasciatore della rinomata
ditta bresciana. Insomma, quella di ambasciatore in Usa si presenta come
una perfetta valigia diplomatica per Gussalli Beretta: un modo legale ed
elegante per bypassare i metal-detector degli aeroporti statunitensi e piazzare
il "made in Italy".
Luca Kocci (lkocci at tiscali.it)


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