(Fwd) Pentagono, il budget fa un boom "duraturo"



Da Il Manifesto, 8 gennaio 2002

Pentagono, il budget fa un boom "duraturo"
Il Congresso Usa pronto ad accettare la richiesta di aumento: nel 
2003 salirà a 363 miliardi di dollari 
MANLIO DINUCCI 

Per il Pentagono il nuovo anno si è aperto con i migliori auspici: è 
praticamente sicuro che il Congresso accetterà la sua richiesta di 
aumentare il bilancio militare di 20 miliardi di dollari o più, 
portandolo dai 329 miliardi del 2002 a 349 nel 2003. A questi si 
aggiungeranno i fondi per altre spese relative alla difesa, che nel 
2002 ammontano a oltre 14 miliardi. Ciò significa che il budget 
militare salirà, nell'anno fiscale 2003, come minimo a 363 miliardi 
di dollari. Ma ci sono fondate speranze che possa andare oltre.
Lo conferma il sostegno "bipartisan" dell'opposizione democratica: 
come ha dichiarato il senatore democratico Kent Conrad, 
presidente della commissione senatoriale per il bilancio, "tutti noi 
comprendiamo che il primo obbligo è la difesa della nazione e 
quindi renderemo sicuramente disponibili le risorse necessarie" 
(The New York Times, 7 gennaio). Di risorse ce ne vorranno: oltre 
al bilancio militare propriamente detto, ci sono le spese per la 
guerra. Quella in Afghanistan è finora costata 2 miliardi di dollari al 
mese, che sono stati tratti non dal bilancio del Pentagono ma da 
bilanci per "situazioni di emergenza".

Nel clima di euforia che regna al Pentagono, il segretario alla difesa 
Rumsfeld ha già annunciato programmi che "trasformeranno" il 
settore militare, dotandolo ancor più di armi ad alta tecnologia, 
come gli aerei senza pilota e i missili e le bombe a guida laser e 
satellitare. Le munizioni a guida di precisione - secondo quanto 
dichiarato dai portavoce del Pentagono - hanno "superato, nella 
guerra in Afghanistan, tutte le aspettive". Ne sono state però usate 
tante che ormai "i depositi sono quasi a secco": secondo dati 
provvisori, forniti alla vigilia di Natale, sono stati lanciati in 
Afghanistan 14mila missili e bombe, di cui il 60% a guida laser e 
satellitare (il cui costo unitario va da 20mila a oltre un milione di 
dollari). Si tratta quindi ora di "ricostituire gli arsenali per i futuri 
conflitti".

In tale quadro sarà accelerato il programma di riconversione dei 
sottomarini da attacco Trident, in modo che possano impiegare, 
oltre ai missili nucleari a testata multipla Trident II D-5 (che si 
continua a costruire al costo di 60 milioni di dollari ciascuno), 
anche missili da crociera Tomahawk a testata convenzionale (non 
nucleare). Si potrà così aumentare il numero delle piattaforme di 
lancio dei Tomahawks e, allo stesso tempo, sperimentare 
l'efficienza dei sottomarini nelle condizioni reali di guerra, così da 
migliorarne le prestazioni quali sistemi d'arma per l'attacco 
nucleare.

Un altro settore che si intende sviluppare è quello delle bombe e 
testate missilistiche penetranti, destinate a distruggere bunker e 
caverne. In Afghanistan, hanno ammesso funzionari del Pentagono, 
tali armi "non sono sempre state efficienti". Bisogna quindi 
accelerare i tempi per migliorarne le prestazioni: si ritiene infatti 
che "la Corea del Nord e l'Iraq abbiano costruito molti bunker per 
centri di comando e depositi di armi chimiche e biologiche". Questi 
e altri programmi indicano la via che gli Usa intendono seguire: 
passare, nel quadro dell'operazione "Libertà duratura", da una 
guerra all'altra e, cammin facendo, accrescere la propria forza 
militare. Il Pentagono, dichiarano alti funzionari, "è fiducioso che la 
guerra al terrorismo ha rafforzato, nel Congresso e nell'opinione 
pubblica, l'appoggio alla ricostruzione delle forze armate". A gonfie 
vele.






francesco iannuzzelli   francesco at href.org
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