Torino: domani presidio al CIE



Torino: domani presidio al CIE

Venerdì 7 ottobre
Ore 13,30
Presidio al CIE di corso Brunelleschi

Sabato scorso la polizia ha violentemente caricato gli antirazzisti che
manifestavano davanti al CIE, il Centro di Identificazione ed Espulsione
di Torino. Una carica a freddo. Una carica fatta per spaventare, per
provare a isolare gli immigrati che lottano dietro le gabbie che li
rinchiudono.
Non dobbiamo permetterlo!

Leggi qui la cronaca di quella giornata:
http://senzafrontiere.noblogs.org/

Nel 1998 un governo di centro-sinistra varò la legge che istituiva la
prigioni per stranieri senza documenti. Per chi vi è rinchiuso botte,
insulti, soprusi, psicofarmaci nel cibo sono il duro pane quotidiano.
Le lotte degli immigrati hanno segnato gli ultimi 12 anni: fughe, incendi,
scioperi della fame, labbra cucite, proteste sui tetti, rivolte.
Negli ultimi tre anni il governo ha prolungato la detenzione prima a sei
mesi e infine ad un anno e mezzo. Il moltiplicarsi di sbarchi dalla
Tunisia ha generato nuovi mostri: le tendopoli-lager e le navi prigione.
Queste ultime sono state inventate per rinchiudervi buona parte dei
tunisini che lo scorso 21 settembre hanno incendiato il Centro di
Lampedusa.
Quest’estate il mare ha inghiottito le vite di decine uomini, donne e
bambini che cercavano di bruciare la frontiera che divide i sommersi dai
salvati. Nei Centri per immigrati ci sono state fughe, rivolte, pestaggi,
arresti.
A Torino il 22 settembre vi è stata una fuga di massa: in 22 si sono
ripresi la loro libertà.

La guerra ai poveri in questi mesi si è inasprita. Con il pretesto della
crisi il governo ha fatto una manovra di lacrime e sangue: chi ha già poco
si ritrova con ancora meno.
In questa guerra i più colpiti sono i lavoratori immigrati, costretti
dalle leggi razziste a piegare la testa, pena la perdita del lavoro e
quindi del permesso di rimanere in Italia.
Il lavoro, che ricatta la vita di tutti, è una vera catena per chi rischia
di essere rinchiuso in un CIE, di venire deportato lontano dalla sua vita,
dai suoi cari, dalla speranza di un futuro migliore.
In questi mesi da Piacenza a Nardò si sono moltiplicati gli scioperi, i
picchetti, le lotte dei lavoratori immigrati.

I campi tende per senza carte, il prolungamento ad un anno e mezzo della
detenzione nei CIE, la repressione sempre più dura verso chi lotta contro
il caporalato, il lavoro servile, la reclusione amministrativa sono solo
le punte di un enorme iceberg.

Rompiamo il silenzio!

Chi ci governa e chi ci sfrutta teme la solidarietà e il mutuo appoggio
tra gli sfruttati, teme che i lavoratori italiani e quelli nati altrove si
accorgano che il nemico, quello vero, è lo stesso per gli uni e per gli
altri: il padrone che ti sfrutta senza curarsi di carte, timbri,
passaporti.
Tocca a noi imboccarci le maniche e far sì che la paura cambi di campo.