Torino. Via i razzisti da Borgo Po. Ore 17,30 alla Gran MadreTorino. Via i razzisti da Borgo Po. Ore 17,30 alla Gran Madre



Torino. Via i razzisti da Borgo Po. Ore 17,30 alla Gran Madre

 

Lunedì 6 luglio ritrovo antirazzista

davanti alla Gran Madre alle 17,30.

Volantini e un giro informativo a Borgo Po.

 

Un appuntamento scaturito dalla volontà di un gruppetto di antirazzisti di manifestare per un quartiere solidale nel giorno che alcuni razzisti si ritrovano per costituire l’ennesimo comitato xenofobo. Nel mirino i profughi del corno d’Africa che il prefetto Padoin vuole sgomberare da corso Peschiera e “trasferire” all’ex caserma di via Asti.

 

Ricordiamo brevemente la vicenda.

 

I profughi non sono chic

I profughi a Borgo Po? “Gli si cerchi un posto fuori Torino, in campagna, dove possono lavorare la terra…” parola di Giuliana Gabri, ex consigliera comunale di AN, oggi in forza al Carroccio.

I profughi e rifugiati di cui parla Gabri sono i duecento africani del Corno D’Africa che, dallo scorso ottobre, occupano i locali dell’ex clinica S. Paolo, in corso Peschiera, la “casa bianca”. Prima vivevano in strada, nel limbo legale in cui è sospeso chi approda nel nostro paese, fuggendo guerre, persecuzioni, dittature feroci. Il 27 gennaio gli assessori Borgogno e Borgione, durante un incontro in Comune con una delegazione dei profughi che manifestavano in piazza Conte Verde, proposero uno sgombero “soft”, un corso di “formazione” diurno all’Arci, qualche branda, orari da collegio infantile per un’ottantina di uomini alla Croce Rossa di Settimo. Per gli altri, donne e bambini compresi, ovviamente nulla. I profughi respinsero al mittente una proposta allettante solo per le associazioni che si sarebbero spartite la torta dei 200mila euro dell’emergenza freddo. Due ore dopo vennero duramente caricati di fronte alla prefettura, dove si erano trasferiti dopo il presidio al Comune.

In questi mesi una martellante campagna stampa ha costantemente criminalizzato gli africani di corso Peschiera. All’inizio di luglio il prefetto Paolo Padoin, cui spetta la gestione di questo genere di questioni, ha annunciato lo sgombero della “casa bianca” e il trasferimento dei profughi nell’ex caserma di via Asti, dove gli africani sarebbero sottoposti a controlli e ad un censimento.

Via Asti è un nome che a Torino, ancora pochi anni indietro, faceva rabbrividire tanti. Lì, dal ’43 al ’45, torturavano partigiani e oppositori politici. Una struttura imponente, tutta grate di ferro e muri: una prigione più che una casa. D’altro canto l’assessore Borgione si è affrettato e dichiarare che la caserma verrà presidiata in modo permanente dalle forze di polizia che controlleranno l'ingresso “per non disturbare il vicinato”. Viene il dubbio che il posto potrebbe diventare una sorta di centro di detenzione informale per somali, eritrei, sudanesi.

L’annuncio del “trasferimento” dei profughi in via Asti ha scatenato la solita canea razzista, con alcuni residenti che si schierano contro i profughi, perché temono le “malattie e la delinquenza” o “la perdita di valore” delle case. E qui, a Borgo Po, precollina, “il quartiere più chic di Torino” non si vuole che l’odore di povertà si insinui tra le villette. Così, al presidio “spontaneo” del 4 luglio in via Asti, tra i 40 manifestanti che si oppongono all’arrivo dei profughi troviamo noti esponenti leghisti, come Giuliana Gabri, ma anche uno come Enzo Ciaiolo, delle Lega Coop e sponsor di Chiamparino, Alberto Nigra, ex deputato DS. Certo ognuno sfuma a modo suo. I leghisti l’hanno con Chiamparino, i sinistri se la prendono con Maroni. In ogni caso sono tutti d’accordo sul fatto che lì, proprio lì, nel loro quartiere, così chic, quei negri proprio non ce li vogliono.

E già si preparano a fare l’ennesimo comitato “spontaneo”.

Intanto qualcuno ha pensato bene di dire la propria alla signora Laura Bianchi, titolare di un’autocarrozzeria in via Asti, che aveva dichiarato “Sono disperata, i rifugiati hanno già distrutto Borgo San Paolo e non si capisce perché da noi non dovrebbero fare la stessa cosa. Qui ci muoviamo come in un piccolo paese, i bambini vanno in giro da soli. Ho una figlia di 17 anni e uno di 11, ora dovranno essere accompagnati”. Nella notte tra il 3 e il 4 luglio una scritta era ben visibile sui muri della sua carrozzeria “Laura Bianchi, razzista di merda” seguita dalla sigla FAI. Il giorno dopo la scritta era stata accuratamente cancellata. Quella che non si può coprire è la ferocia razzista della gente come lei.

Ma i latrati xenofobi non sono l’unica voce che si alza. C’è anche chi parla di solidarietà ed accoglienza. C’è chi sa che questi uomini, queste donne, questi bambini hanno negli occhi, nella carne viva, nella memoria la guerra, la violenza dei mercanti d’uomini, il deserto, le prigioni libiche.

Tutta roba lontana, lontanissima da Borgo Po. Chi chiude gli occhi per non vedere, chi guarda con quelli della paura, del disprezzo, del razzismo, perde, giorno dopo giorno, quel poco di umanità che gli resta.

 

Per info e contatti:

Federazione Anarchica Torinese – FAI

Corso Palermo 46 la sede è aperta ogni giovedì dalle 21 in poi

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