Il male terribile della sinistra italiana secondo Richard Drake: riformismo e revisionismo varianti socialiste del capitalismo



 
Il male terribile della sinistra italiana secondo Richard Drake: riformismo e revisionismo varianti socialiste del capitalismo

di Salvatore Sechi

Nella storia della sinistra italiana ha prevalso la tradizione rivoluzionaria marxista.Da Carlo Cafiero arriva alle Brigate rosse, passando per i Labriola, Mussolini, Bordiga, Gramsci e Togliatti.I tentativi di armonizzare il marximo con la democrazia e il liberalismo sono stati minoritari.Il primato dell’ideologia sulla realtà.

 

Ridurre la vittoria del centro-destra  in Italia ad un episodio elettorale, ripetuto,significa non rendersi conto della grande discontinuità avvenuta nel corpo della società e negli orientamenti ideali  che il voto segnala.

 

Il centro-sinistra continua a banalizzare il successo dell'alleanza creata da Berlusconi con Fini e Bossi e ridurre tutto alla personalizzazione del potere (dimenticando le pagine di Max Weber sul carisma del leader), ad un coagulo di meri interessi personali. In questo modo credo che si  punti a mitigare l'ampiezza politica, culturale e antropologica della propria sconfitta.

 

Ad aiutarci a mettere in prospettiva i mutamenti avvenuti nell’elettorato negli ultimi 15-20 anni  è uno dei maggiori storici dell'Italia contemporanea, Richard Drake (Apostoli e agitatori, Le Lettere, Firenze, Euro 35).

 

Grazie alla distanza che lo separa dalle aule in cui fa lezione e ricerca, dell'università del Montana, nel Nord degli Usa, Drake  ha potuto ravvisare nel rapimento e nell'uccisione di Aldo Moro un episodio altamente sintomatico  del desiderio smisurato di molti italiani,soprattutto degli intellettuali,cioè di disfarsi del capitalismo e, vorrei aggiungere, del liberalismo.

Drake coglie la differenza dell'Italia rispetto agli Stati Uniti e ad altri paesi che hanno

avuto a che fare con sommovimenti come la guerra del Vietnam,il razzismo, il consumismo, la repressione sessuale, nel clima prolungato di violenza politica  che il nostro paese ha dovuto sopportare.

 

Credo che il confronto andasse fatto con altri due paesi cattolici, che hanno,anch’essi, subito una lunga guerra civile, l'Irlanda e la Spagna, ma soprattutto con questultima.

In essa, come in Italia, la guerra civile prese  le sembianze di una guerra di classe, cioè ebbe un carattere anti-capitalista e anti-liberale.

 

A ragione, Drake rileva come esso si sia incarnato nella tradizione del marxismo teorico, cioè  in una cultura rivoluzionaria che la sinistra fece propria e, grazie al contributo dell'elite intellettuale, socializzò ampiamente in ogni ceto sociale :"Il paese si era dato un sistema di valori di estrema sinistra  che diede forma alla rab bia, alla frustrazione e alla delusione delle giovani generazioni"(p.7).

 

In altri paesi, come la Francia, la Germania ecc. l'anti-capitalismo si è affidato al comunismo, ma anche alle ragioni e alle tecniche del riformismo. In Italia esso prima il partito di Filippo Turati e successivamente tanto la socialdemocrazia di Giuseppe Saragat  quanto il Psi di Bettino Craxi sono stati quasi sempre minoritari. O vissero  insidiato  dal massimalismo della sinistra socialista (di Ferri, Serrati ecc.) e dal radicalismo dei “compagni separati”, dopo il 1921, cioè i  comunisti.

 

Drake coglie un elemento importante quando rileva come da nessuna parte come in Italia gli intellettuali ebbero, in seno ai partiti di sinistra, come mediatori politici, un ruolo tanto prezioso. Ciò dipese dal fatto che il destino della storia è sempre oggetto di guerre culturali, in cui si  manifesta il contrasto tra diverse visioni del mondo  che gli intellettuali hanno il compito di elaborare e conservare nel tempo.

 

Drake offre una galleria di questi interpreti e mediatori.A cominciare da Marx, poi Carlo Cafiero, i due Labriola (Antonio ed Arturo), Benito Mussolini, Amedeo Bordiga, Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti.

 

La presenza di Mussolini può lasciare perplessi. Egli, infatti, non essendo un intellettuale non ebbe alcun peso nell’adattare il marxismo teorico alla situazione italiana. Ma come giornalista di rango, popolarizzò le idee  di G. Sorel e dei sindacalisti rivoluzionari sulla necessità della violenza come unico mezzo per  creare una società socialista.

 

Drake è molto coraggioso nel chiudere il naso in presenza dei miasmi del dibattito culturale e storiografico italiano. Sono gli anni Sessanta quando  una  sinistra faziosa e provinciale ha cercato di  rappresentare il fascismo come una rivoluzione (anzi vera e propria reazione) conservatrice.

 

La criminalizzazione delle ricerche storiche di Renzo De Felice su Mussolini e sul consenso al fascismo fu l’autodifesa di una cultura, quella  antifascista, che aveva introiettato l’egemonia del comunismo.Essa  si espresse sempre nel rifiutare l’anti-comunismo come un atteggiamento ed una  cultura non democratica, anzi anti-democratica.

 

L’antifascismo italiano non ha mai saputo fare a meno dell’alleanza con i comunisti. In questo modo ha insegnato a credere che si potesse combattere una dittatura di destra con una dittatura di sinistra.

 

L’Italia è il solo paese dell’Europa occidentale in cui abbia avuto luogo questa forzatura della storia. Infatti, sono stati gli antifascisti a garantire quanto i comunisti non avrebbero potuto riuscire a far credere, cioè che destra e sinistra, Mussolini e Stalin, non si potevano porre sullo stesso piano, cioè che la dittatura comunista era un processo di liberazione il cui sbocco finale era l’ affrancamento e la libertà. Perciò il mito sovietico in Italia è stato così esteso e durevole.

Che il fascismo avesse potuto conquistare il consenso di grandi masse, come sostenne De Felice, significava riconoscere che non esisteva una visione uniforme, ad una dimensione, del regime fascista, e che esso poteva essere “riformato” senza una cura radicale, sostitutiva, come quella prescritta dal comunismo. Fu Churchill a perorare la causa di una fascismo senza Mussolini.

 

L’intervento, sul quotidiano l’Unità, con cui un dirigente comunista come Giorgio Amendola impedì l’ emarginazione e la demonizzazione di De Felice fu il segno che il Pci non aveva bisogno delle paure, dei timori dell’antifascismo. Era in grado di dominarlo quanto bastava per accettare una storia del fascismo come quella di De Felice che non era passata attraverso gli stampi del vecchio antifascismo.

 

Drake  recupera il fascismo come uno dei volti assunti dalla sinistra rivoluzionaria italiana in cui, a differenza che nel comunismo, l’elemento della nazionalità  non è sopraffatto da quello dell’internazionalismo.  E il socialismo “poteva essere anti-marxista e nazionale”, come scrisse sul “Popolo d’Italia” nel dicembre 1917. Era nato il Lenin italiano.

 

Analogamente Gramsci teorizzerà l’idea che la conquista del Palazzo d’Inverno fosse “la rivoluzione contro Il Capitale”, diventato in Italia il vangelo dei borghesi,cioè una dottrina dell’immobilismo, una lectio sacrae paginae conservatrice.

 

Il culto della realtà, il suo primato rispetto alle regole codificate nei testi sacri, porta al vitalismo, all’attivismo, facendo prevalere sulla ragione le emozioni, gli stati d’animo, cioè lo sviluppo della soggettività rispetto alle condizioni oggettive.

 

Fu proprio la presenza di un ceto intellettuale diffuso, come quello studiato da Drake, a impedire che un apostolo (come Massarenti nella tradizione socialista) e un agitatore (quali furono i dirigenti sindacali)  venisse confuso con un rivoluzionario che doveva  essere munito di cultura e di strumenti teorici di analisi della realtà.

 

Il dramma della sinistra italiana è stato nel tipo di intellettuali che ha avuto.Furono non dei sociologi, politologi, economisti ecc., cioè persone muniti di competenze e strumenti di valutazione, ma degli ideologi che, sempre, invece di adattare il marxismo e il leninismo  ai mille, cioè cangianti, volti della realtà (classi, ceti, bisogni, domande ecc.), fecero il contrario.

Le Brigate rosse non sono state sideralmente distanti da questi loro maestri, anche se li hanno rinnegati tacciandoli (basta leggere  le reprimende verso il riformismo e il revisionismo)  di essere sostenitori di varianti socialiste del capitalismo:”Non importava che solo poche persone avessero sostenuto le Brigate rosse nel 2002. Quanti sostenitori aveva avuto Lenin nel 1902? La cosa importante era tenere accesa la fiamma della rivoluzione nella gelida oscurità dell’egemonia capitalista”.

 

Il capitolo, molto bello, su Palmiro Togliatti intitolato “l’impresario culturale della rivoluzione” mostra un uomo indissolubilmente  attaccato a Lenin e a Stalin. E’ un principio di fede incrollabile che Carlo Cafiero, il primo agente italiano della Seconda Internazionale, aveva  consegnato all’agente della Terza.