FW: notizie sulla carovana della pace 2008







 


ARTICOLO SU CAROVANA DELLA PACE A PALERMO: (NESSUNA ISTITUZIONE SI E' PRESENTATA A DARE UN SALUTO)
REPORT DEI CAROVANIERI;

tutte le notizie della carovana su www.carovanadellapace.it
 
www.giovaniemissione.it
VIDEO: PINO MANIACI INTERVISTA ALEX ZANOTELLI (www.telejato.it - scarica dal web venerdi' 3 ottobre -
VERONA VIETA LE BANDIERE DELLA PACE AL PASSAGGIO DELLA CAROVANA

IN ULTIMO VI RICORDIAMO CHE CONTINUA AD OLTRANZA L'INIZIATIVA SIAMO TUTTI PINO MANIACI www.telejato.it iscriviti )



 

Palermo: padre Alex Zanotelli in città, nessuna istituzione ad ...
ECOMatrix - Roma,Italy
Le istituzioni di Palermo non hanno accolto padre
Alex Zanottelli che gira il mondo con la “Carovana della pace”, iniziativa che porta gruppi di giovani e ...

Noi giovani della Carovana Missionaria della Pace abbiamo concretamente percorso le strade d'Italia al Sud come al Nord. Abbiamo visitato luoghi, incontrato persone, fatto esperienze di 'parole' incatenate in merito alle tematiche dell'acqua, delle migrazioni e della militarizzazione.

Dalla nostra itineranza emerge con forza che nel nostro Paese:
• l'
informazione è imbavagliata, distorta, superficiale e forviante. La responsabilità è della mancanza di onesta intellettuale e professionale dei media, ma anche nella mancanza di senso critico e indifferenza che molte volte hanno gli stessi cittadini.
• vi è una
crisi di democrazia evidente, che si concretizza nella mancanza di ascolto, da parte delle istituzioni, delle istanze e delle urgenze che vengono dalla base e dai territori. Tale rifiuto di dialogo viene messo in atto con imposizioni quali: la presenza ingiustificata dell'esercito sul territorio; il divieto della manifestazione della volontà popolare e l'esautorazione di fatto del ruolo del parlamento, principale detentore del potere legislativo.
• la
legalità è costantemente negata a favore di interessi di gruppi ristretti, mafie e potentati finanziari e politici.

Acqua

Come Carovana missionaria della Pace 2008, nella nostra itineranza, abbiamo incontrato comunità e luoghi in cui si sente forte la necessità di liberare la parola Acqua. Uniamo la nostra voce nel denunciare le conseguenze di morte che nascono dall'utilizzo della acqua come fonte di profitto e la scandalosa negazione dell'accesso all'acqua in alcune zone.
Recuperando la spiritualità dei luoghi del Vajont sentiamo di poter sostenere che il principio da cui partono le nostre proposte è che:
L'acqua è un bene comune, un diritto inalienabile dell'umanità, da tutelare per le generazioni future. Non può essere trattata come una merce, pertanto non deve essere soggetta a privatizzazione.

Per questo chiediamo che:
• venga riconosciuto questo principio da parte delle istituzioni, a partire da quelle locali;
• si ritorni ad una gestione pubblica diretta della rete idrica comunale, poiché gli strumenti legislativi e normativi lo permettono;
• le amministrazioni pubbliche garantiscano l'accesso all'acqua potabile e la trasparenza relativa alla gestione del servizio idrico affinché tutti i cittadini abbiano accesso alle informazioni sull'acqua pubblica e sulle sue analisi (carta d'identità dell'acqua);
• le pubbliche amministrazioni pretendano dalle aziende che imbottigliano l'acqua il pagamento delle concessioni ad un prezzo equo (l'acqua non è di proprietà dell'azienda che la imbottiglia!): anche se crediamo che non si possa barattare l'ambiente con un canone, riteniamo che questo possa essere un primo passo concreto per far prendere posizione alla politica, affinché limiti l'azione di queste industrie che ora agiscono praticamente senza alcun controllo.
• venga avviato l'iter per l'approvazione della legge di iniziativa popolare per la gestione pubblica dell'acqua che è stata presentata al parlamento italiano con più di 400.000 firme;
• tutta la comunità cristiana abbia il coraggio di dire che fare profitto attorno all'acqua è una logica di 'peccato', contraria alla Vita; fare profitto sull'acqua, impossessarsene e mercificarla equivale a rubare.

Ci impegniamo a:
• imparare a conoscere gli strumenti di partecipazione della cittadinanza previsti dalla Costituzione Italiana, e a proporne l'utilizzo per 'democraticizzare' la gestione dell'acqua;
• lavorare per una informazione intellettualmente onesta sul tema dell'acqua; informazione che si fa formazione volta alla riduzione dei consumi e/o a consumi più consapevoli.
• sostenere le campagne 'Mettiamola fuori legge' e 'Imbrocchiamola!', e lanciare anche la proposta-provocazione di inserire sulle bottiglie il messaggio 'Nuoce gravemente all'ambiente';
• laddove, illegalmente, non sia garantito l'accesso pubblico all'acqua, fare pressione innanzitutto affinché questo avvenga;
• fare memoria della storia locale dell'acqua, ascoltandola e raccontandola (da dove viene l'acqua che beviamo? quali sono le risorse oggi e ai tempi dei nostri avi?) perché nei vari territori tutti la conoscano e la prendano a cuore.

Militarizzazione

L'Italia è un paese che nel silenzio si militarizza sempre di più. Denunciamo le molte realtà militarizzate (Vicenza, Aviano, Brescia, Varese, la Sicilia. la Campania ...). Troppo spesso le nostre comunità cristiane sono attente al tema della vita, ma indifferenti a queste strutture pensate per provocare la morte.

Ci impegniamo a:
• coltivare una spiritualità nonviolenta, per disarmare prima la nostra coscienza;
• sfatare il mito della 'sicurezza', in favore di logiche di incontro ed accoglienza;
• a camminare con le nostre comunità per denunciare le realtà militari presenti nei nostri territori e cercandone la conversione anche attraverso la preghiera.

Immigrazione

Percorrendo le strade di Italia, siamo stati accolti dai nostri fratelli immigrati e da tante realtà che tentano di vivere una esperienza di convivialità delle differenze.
Vivendo parte della quotidianità di tanti nostri fratelli vittime di razzismo, si è rafforzata in noi la convinzione che l'incontro personale con l'Altro possa vincere le paure e gli stereotipi in questo momento così diffusi.

Per questo chiediamo alle comunità Missionarie:
• di diffondere una informazione sui temi dell'immigrazione libera da pregiudizi attraverso tutti gli organismi che le hanno dato vita
• di promuovere all'interno della Chiesa, una fede che si incarna nel vivere la quotidianità dell'Altro, per una Chiesa con le porte aperte.
• di interagire con le altre realtà non ecclesiali attive nella promozione della multi-culturalità.

Come carovanieri ci impegniamo a testimoniare e diffondere una cultura in cui l'Altro non è escluso, cercando :
• la partecipazione dei fratelli immigrati nella costruzione di una società che vuole essere civile
• un percorso di collaborazione e crescita reciproca tramite momenti di incontro con gli immigrati
• individuare le realtà che hanno aperto le proprie porte all'altro nei nostri territori, per raccogliere la loro testimonianza come segno concreto di accoglienza.
• il dialogo con quella Chiesa che promuove un vangelo di sicurezza, per scoprire assieme nuovi percorsi di convivenza.

Come comunità Missionarie siamo chiamati alla coerenza e alla responsabilità verso quello che abbiamo vissuto in termini di realtà di oppressione e di speranza.
Sentiamo l'esigenza di creare forti reti di solidarietà e resistenza per 'liberare la parola' e dire sì alla Vita. Come cristiani vogliamo camminare in modo nonviolento cercando l'incontro e la condivisione con chi subisce, con chi resiste e con chi resta ancora indifferente.








From: cittadiniinvisibili at hotmail.it
To: cittadiniinvisibili at hotmail.it
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Date: Tue, 7 Oct 2008 14:27:37 +0200

Divieto per la Carovana che farà tappa in Veneto

Guerra sulla bandiera della pace
Verona ai missionari: è di sinistra

La giunta Tosi vieta di esporla. I comboniani: nostro diritto utilizzarla. Padre Zanotelli: ora ci diano l'Arena

VERONA - Sul balcone di Giulietta non sventola la bandiera arcobaleno. La Carovana della pace domenica passerà per Verona in incognito. Una festicciola privata nel piazzale del Tempio Votivo, quasi a casa propria. «La nostra dignità non ha prezzo» dice don Giuseppe Pizzoli, direttore del Centro diocesano. Gente così, i missionari. Allergici alle imposizioni. Esattamente 100 giorni fa gli organizzatori locali della Carovana missionaria di pace avevano inoltrato richiesta per l'utilizzo di piazza Bra e di palazzo della Gran Guardia. Sembrava una formalità. Con calma, in data 17 settembre la Giunta comunale formalizzava il suo no. L'unico in Italia, visto che arrivava dopo gli scontati via libera di città non bolsceviche come Milano, Brescia, Reggio Calabria, Agrigento. Il dettaglio forse induceva un ripensamento. Peggio la toppa del buco, come dicono anche da queste parti. «A seguito di un riesame della pratica», l'assessore all'Edilizia Vittorio Di Dio era «lieto di comunicare» il parere favorevole alla concessione degli spazi richiesti. Con una postilla. «Quanto sopra, con il vincolo di omettere qualsivoglia riferimento partitico e di esporre unicamente bandiere istituzionali». Dopo una richiesta di chiarimento, l'assessore precisa che tra i riferimenti partitici da celare va compresa anche la bandiera della pace, «trasformata in questi anni nel simbolo dell'estrema sinistra».
I missionari rispondono a stretto giro di posta spiegando a Di Dio che si può tenere le sue piazze. «Noi teniamo molto alla nostra libertà e autonomia». Nella sua lettera, oltre a ricordare che la Caravana è una veneranda iniziativa di natura religiosa, don Pizzoli non dà completamente torto all'assessore. «Il fatto che questo simbolo — scrive — sia stato anche abusivamente assunto da una parte politica con quella che potrebbe essere considerata una appropriazione indebita, ci rammarica, ma non ci toglie il diritto di continuare ad usare la bandiera della pace come espressione propria del nostro movimento ecclesiale in favore della pace, dono di Dio per gli uomini e per tutti i popoli». Fino a qui il carteggio tra i missionari e l'assessore. Ma Verona non è un posto qualunque. È il laboratorio della comunione d'intenti tra i gruppi tradizionalisti cattolici, la Lega Nord e la destra radicale. Un esperimento politico che ha nel sindaco Flavio Tosi il demiurgo che ha sdoganato anche gli skinheads nominando capogruppo della sua lista l'ex cantante dei «Gesta bellica», gruppo di riferimento delle teste rasate. La settimana scorsa Gianluca Iannone, fondatore del centro sociale romano «Casa Pound», ha aperto la prima sede distaccata della sua creatura.
«Non potevamo farlo che qui — ha detto entusiasta —. Verona è la casa della destra». Un paio di assessori, presenti tra il pubblico, l'avrebbero fulminato. C'è un elevato grado di suscettibilità su certi temi, e non riguarda soltanto gli orgogliosi missionari. «Non ci siamo proprio capiti». Vittorio Di Dio ne fa una questione di dimensioni. I religiosi volevano appendere una bandiera arcobaleno di trenta metri sulla facciata della Gran Guardia. «Non abbiamo dato il permesso neanche ai manifesti della mostra sul Mantegna». Il Centro missionario diocesano allega in copia i documenti ufficiali per negare di aver mai chiesto di esporre stendardi oversize. L'assessore di An, tessera risalente al 1972, non rimpiange nulla. «Sono stato soltanto ingenuo. Li ho messi in condizione di fare i duri e puri sfruttando una polemica strumentale. Ma confermo il giudizio: quella bandiera è ridondante. Visto che abbiamo concesso gratuitamente l'uso della piazza, rivendico almeno il diritto di decidere cosa mettere o non mettere. E alle ultime elezioni mi pare di ricordare che la sinistra radicale si chiamava proprio arcobaleno, o no? Forse ho sottovalutato il fatto che noi di Verona siamo sempre sotto esame». Sarà per quello.
L'eccesso di zelo dell'assessore, così lo definiscono fonti vicine a Tosi, ha comunque rimesso l'amministrazione comunale in una luce ambigua. Un assist a porta vuota per l'opposizione. «Nel dicembre 2007 — ricorda Emanuele Ammaini, coordinatore cittadino del Pd — il sindaco e alcuni assessori marciarono alla testa di un corteo con simboli dell'estrema destra, evidentemente ritenuti meno minacciosi della bandiera della pace». Protestano il Pd, protestano gli studenti, protestano tutti. «Vogliono farla sembrare una questione di principio, ma giuro che non è così» si discolpa Di Dio. Tra i gruppi missionari che organizzano la carovana ci sono anche i Comboniani, movimento creato a metà dell'Ottocento dal veronese di adozione san Daniele Comboni. Padre Alex Zanotelli chiede a Tosi un gesto riparatore: «Perché non concedi l'Arena?». Non sarebbe una novità. Il fondatore dei Beati costruttori di pace, don Albino Bizzotto, si scioglie nel ricordo dell'anfiteatro pieno di fedeli. Accadde per sette anni di fila, dal 1986 al 1993. «I nostri appuntamenti all'Arena erano il momento ecumenico più bello, gioioso e condiviso che si poteva immaginare in quel periodo. E Verona, con la sua tradizione missionaria era davvero la cornice ideale». Altri tempi, pare.