CINA: NONOSTANTE I RISCHI, AUMENTA IL NUMERO DEGLI ATTIVISTI PER I DIRITTI UMANI



CINA: NONOSTANTE I RISCHI, AUMENTA IL NUMERO DEGLI ATTIVISTI PER I DIRITTI
UMANI

In occasione dell'incontro tra Unione europea (Ue) e Cina, in programma
questa settimana all'Aja, Amnesty International ha diffuso un rapporto sul
crescente numero di attivisti impegnati nella lotta per i diritti umani in
Cina e sui grandi rischi cui vanno incontro.

'Il numero dei gruppi e delle singole persone che si impegnano nella
protezione dei diritti umani e' sempre maggiore' ? ha dichiarato Francesco
Visioli, coordinatore Cina della Sezione Italiana di Amnesty International
? 'nonostante il costante clima di sfiducia e ostilita' e il rischio di
arresti e detenzioni'.

Negli ultimi 18 mesi, almeno cinque attivisti sono stati imprigionati con
vaghe accuse concernenti 'segreti di Stato', per aver raccolto e diffuso
all'estero informazioni sulla situazione dei diritti umani. Tre di essi
sono:
- Abdulghani Memetemin, 40 anni, giornalista e insegnante, che ha
segnalato violazioni dei diritti umani ai danni della minoranza etnica
uigura nella regione autonoma del Xinjiang;
- Liu Fenggang, 45 anni, autore di alcuni rapporti sulla distruzione delle
chiese protestanti e sul brutale trattamento subito dagli aderenti a
gruppi religiosi clandestini;
- Zheng Enchong, 54 anni, avvocato, rappresentante di un gruppo di
famiglie che erano state sfrattate con la forza dalle loro abitazioni di
Shanghai, accusato di aver trasmesso documenti via fax a un'organizzazione
per i diritti umani di New York.

'Questi tre uomini costituiscono l'esempio di un crescente numero di
persone che in Cina sfidano le leggi repressive per difendere i
fondamentali diritti umani' ? ha sottolineato Visioli. 'Chiediamo al
governo di Pechino di rilasciarli, insieme a tutte le altre persone
imprigionate a causa delle loro pacifiche attivita' in difesa dei diritti
umani'.

Le leggi cinesi contengono vaghe formulazioni di reati, quali
'sovversione' e 'sottrazione di segreto di Stato', che possono essere
usate per arrestare e imprigionare chiunque per il semplice fatto di
essere impegnato in legittime azioni in favore dei diritti umani. Gli
attivisti, inoltre, vanno frequentemente incontro a detenzioni arbitrarie,
minacce e intimidazioni.

Quest'anno, a marzo, un emendamento alla Costituzione cinese ha inserito
la frase 'lo Stato rispetta e protegge i diritti umani'. La piu' evidente
dimostrazione di tale impegno sarebbe la fine degli arresti, delle
detenzioni arbitrarie e delle intimidazioni nei confronti degli attivisti
per i diritti umani.

La Costituzione, inoltre, garantisce ai cittadini il diritto di presentare
reclami alle autorita'. Ma proprio un'istituzione statale, l'Accademia
delle scienze sociali, ha dichiarato recentemente che sempre piu' persone
ritengono che i canali ufficiali non siano piu' sufficienti a gestire le
denunce sui casi di corruzione e di abusi. L'Accademia ha ammesso che
alcuni governi locali hanno fatto ricorso alla violenza per impedire alle
persone che protestavano di inoltrare le proprie denunce al governo
centrale, una pratica descritta come 'vergognosa e agghiacciante'.

Gli attivisti operano in numerosi settori, dai cristiani che difendono il
proprio diritto a professare una fede religiosa, al gruppo delle 'Madri di
Tiananmen' che chiedono giustizia per i loro figli uccisi nella
repressione del 1989. Ma il tema dell'attivismo in Cina riguarda tutti i
diritti: economici, sociali, culturali, civili e politici.

'Le autorita' cinesi devono riconoscere che queste persone stanno agendo
per proteggere i diritti umani dei propri concittadini' ? ha aggiunto
Visioli. 'Devono garantire che tutti gli attivisti siano in grado di
lavorare senza timore di minacce, arresti arbitrari e ogni altra forma di
abuso dei loro diritti'.

Amnesty International chiede alla comunita' internazionale, compresa
l'Unione europea, di sollecitare la Cina a rilasciare tutte le persone
attualmente in carcere per aver svolto pacifiche attivita' in favore dei
diritti umani e a riformare le leggi utilizzate per imprigionarli.

Il rapporto reso pubblico oggi contiene appelli in favore dei seguenti
prigionieri e gruppi di prigionieri:
- Li Dan, 26 anni, che difende il diritto alla salute delle persone che
hanno contratto il virus dell'Hiv/Aids;
- Yao Fuxin, 54 anni, e Xiao Yunliang, 58 anni, imprigionati per aver
difeso pacificamente i diritti dei lavoratori;
- Zhang Shengqi, 30 anni, e Xu Yonghai, 44 anni, appartenenti alla chiesa
protestante (non riconosciuta) e impegnati a proteggere il diritto alla
liberta' di religione dei propri confratelli cristiani;
- le Madri di Tiananmen, un gruppo di parenti che chiede giustizia per
coloro che vennero uccisi nel corso della repressione di Pechino del 1989.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 6 dicembre 2004

Il rapporto Cina: difensori dei diritti umani a rischio e' disponibile
presso l'indirizzo Internet
http://www.amnesty.org e l'Ufficio stampa di
Amnesty International Italia.