Ricevuto&Pubblicato TELEFONO ROSA Torino



Telefono Rosa Torino
Elaborazione e Pubblicazione Dati Attività 2003.
Ved. Allegato n. 1

Per informaz. 3482644412



(
Associazione Volontarie del Telefono Rosa
Via Assietta 13/a - 10128 Torino
Telefono 011.530666/5628314 - fax 011.549184
Internet: http://www.mandragola.com/tel_rosa - e.mail: tel_rosa at show.it


COMUNICATO STAMPA
DATI 2003 - ATTIVITA' TELEFONO ROSA DI TORINO


Come ogni anno, il Telefono Rosa di Torino ha terminato l'elaborazione dei
dati relativi agli ascolti e alle accoglienze svolte durante l'anno 2003.
Va subito precisato che mai come nell'anno appena trascorso l'Associazione
ha dovuto entrare in contatto con circostanze di rilievo criminologico:
l'osservatorio ha infatti dovuto registrare un aumento consistente di
violenze sessuali ma anche di comportamenti violenti che hanno causato
danni molto seri a diverse donne accolte.
In tal senso si conferma, purtroppo, ciò che già cinque anni fa il Telefono
Rosa aveva avuto modo di precisare. All'epoca era stato infatti lanciato un
grido d'allarme, più volte ripreso negli anni successivi, per denunciare un
aumento consistente di comportamenti gravemente lesivi della salute e della
integrità delle donne (senza parlare, com'è ovvio, dei riflessi
psicologici).
Purtroppo, come si diceva, il dato è stato drammaticamente confermato. Le
stesse ricerche Eures e l'osservatorio dell'Eurispes non fanno che ribadire
che è in atto una aggressione molto pericolosa nei confronti delle donne,
come è dimostrato anche dal numero sempre crescente di omicidi domestici.

Nel corso del 2003, la diversa articolazione delle modalità di accoglienza
ha consentito di mirare la rilevazione ai casi che poi hanno avuto la
possibilità di essere monitorati nel loro percorso.
Si parla quindi di 758 contatti, avvenuti in misura maggiore il lunedì e il
venerdì, anche considerando l'orario di apertura più ampio che
l'associazione consente in quei giorni.
Hanno chiamato, nel 53,2%, donne coniugate e nell'11,6% donne conviventi.
Confermato il dato relativo alle età: il 35,4% ha da 31 a 40 anni, il 27,4%
da 41 a 50 anni. Importante anche il dato della fascia di età precedente,
che si attesta al 15,5% (21-30 anni).
Nel 70% circa dei casi le donne che hanno contattato il Telefono Rosa hanno
figli. Ciò rende drammatico un altro problema relativo alla violenza: la
violenza assistita, che sovente coinvolge figli di età anche molto tenere.
Nel 54,2% dei casi sono state accolte donne di Torino, nel 31,5% residenti
in provincia, il 4,4% sono donne residenti nella Regione Piemonte e il 6,7%
ri-guarda donne di altre regioni italiane.
Ciò dimostra che il Telefono Rosa di Torino sta ampliando i confini della
propria consulenza, anche grazie ai frequenti contatti via e-mail o
attraverso le opportunità offerte dal sito dell'associazione.
Nell'86,5% dei casi si tratta di donne di nazionalità italiana. Tra le
straniere, vanno annoverate donne di ogni etnia.
Un dato in particolare e' indice di un profondo cambiamento: il 44,3% delle
donne che hanno contattato il Telefono Rosa svolge un lavoro dipendente.
Solo il 13,0% è disoccupato e il 14,4% è casalingo.
Un dato nuovo, indice di una tendenza che vede colpite le donne che
comunque hanno una loro autonomia e che esce dagli stereotipi di violenza
abbinata alle donne in situazioni di precarietà economica.
Ancora una volta, si tratta di contatti che rappresentano nuove situazioni:
nell'83,2% dei casi, infatti, le donne dichiarano che è la prima volta che
entrano in contatto con il Telefono Rosa.
Come sempre rimane fondante la consulenza legale: viene chiesta dal 46,1%
delle donne. Il 25,0% chiede aiuto, il 21,1% ascolto, il 4,7% consulenza
psi-cologica.
Vengono riferiti abusi nel 63,5% dei casi, nel 36,5% si tratta di
circostanze di disagio ma senza un vero e proprio abuso. Sovente, le
circostanze che vengono raccontate non sono state confidate a nessuna altra
persona e/o istituzione.

Drammatiche le circostanze di violenza sessuale: 45 donne, per una
percentuale del 6%, riferisce lo stupro. Il 4,9% parla di molestie
sessuali, l'1,3% racconta casi di incesto (un numero assoluto pari a 10
soggetti), nel 20,6% dei casi si tratta di minacce, nel 34,5%
maltrattamento fisico, il 41,5% riferisce maltrattamento psicologico, il
16,5% trascuratezza, il 6,7% sfruttamento, il 7,9% abbandono, il 14,3%
mancato sostegno economico.

Aumenta la percezione di un abusatore violento: lo riconoscono il 34,3%
delle donne che hanno chiamato. Solo il 5,3% degli abusatori utilizza la
seduzione e l'apparente gentilezza, mentre il 13,3% di loro assume
atteggiamenti ricattatori.

I danni che le donne subiscono sono imponenti. Il 3,4% riporta fratture, il
22,6% contusioni o ematomi, il 5,2% ferite localizzate, il 3,1% emorragie,
nell'11,6% vengono riferiti dolori vari.
Sono insultate il 35,4% delle donne, si sentono umiliate il 39,5% di loro,
ven-gono ricattate il 21,4% delle donne, mentre il 6% è soggetto a
segregazione.

Nel 18,8% dei casi l'abusatore ha dai 31 ai 40 anni, il 17,7% è tra i 41 e
i 50 anni, l'11,9% ha da 51 a 60 anni. Solo nell'1,2% dei casi l'abusatore
risulterà sconosciuto: in tutti gli altri casi si parla di marito o
convivente, di altri parenti, di padre o di fratelli, di ex (mariti,
conviventi o fidanzati).
Nel 25,8% dei casi l'abusatore è dipendente, nell'11,8% dei casi libero
pro-fessionista. Anche qui, scarsa la rappresentanza di uomini in
condizioni di di-sagio economico: solo il 5,9% è disoccupato.
Confermati gli indici di tendenza comportamentale: gli abusatori sono
violenti (fisicamente, verbalmente o psicologicamente) e attuano queste
circostanze in modo abituale nel 47,9% dei casi.
Ma va sottolineato un 31,2% di circostanze che vengono definite emergenti:
è un dato di tendenza che non fa che confermare le legittime preoccupazioni
sulla recrudescenza della violenza contro le donne.

E' del tutto evidente che i crudi numeri appena riportati dimostrano una
enne-sima situazione di emergenza: quella stessa emergenza che rende quanto
mai subdola la violenza.
Ma si tratta anche di un contesto di difficile monitoraggio e di ancora più
difficile opera di prevenzione. I legami che intercorrono tra le donne e i
loro abusatori sono tali da rendere impossibile qualunque forma di
"prevenzione repressiva".
Avvenendo in contesti familiari o amichevoli, diventa difficile operare con
i classici strumenti della prevenzione sul territorio o della repressione
legale.
Sicuramente, le donne hanno percepito il messaggio di allarme legato alla
ne-cessità di tutelarsi nel modo più opportuno possibile. In tal senso va
letto il 31% di segnalazioni che denunciano una violenza emergente.
Certo e' che una tendenza aggressiva e violenta attraversa gli strati meno
di-sagiati del mondo maschile e va a colpire proprio le donne che hanno
appa-rentemente meno condizioni di disagio: in poche parole, l'abusatore
che lavora insidia e maltratta in ambienti familiari o lavorativi donne
allo stesso modo lavorano. (cosa vuol dire?)
Non esistono metodi innovativi per parlare di prevenzione. Non resta che
ri-chiamare ancora una volta la necessità di una politica scolastica legata
all'acquisizione di comportamenti legati al rispetto, di autocoscienza
delle donne che non devono pensare che la violenza sia un fatto isolato o
che un partner violento possa cambiare.
Il presente comunicato stampa vuole anche portare all'attenzione delle
istitu-zioni i dati di nuova emergenza. Le stesse associazioni di genere,
come indicato in premessa, si trovano ad affrontare episodi di rilievo
criminologico, con drammatici effetti per ciò che concerne gli esiti che
questi comportamenti hanno nei confronti delle "vittime".
In definitiva, un ulteriore segnale di allarme. A quanto pare non c'è
limite all'emergenza. E tutto questo accade proprio sotto i nostri occhi,
nelle nostre case, nei luoghi di lavoro o nelle strade che percorriamo
quotidianamente.

LA PRESIDENTE DEL TELEFONO ROSA
(Lella Menzio)