Milano - Italia (3)



Dopo 14 sedute di consiglio, 140 ore di dibattito e 9  iscritti sul
registro degli indagati  per  "falso indeologico in atto pubblico" presso
la Procura milanese  - tra cui anche sindaco e vicesindaco - è finito  il
mese di marzo 2003, il più crudele dei mesi per la giunta Albertini.
Il bilancio comunale è stato approvato pochi minuti fa, alle 1.05, con 37
voti a favore e 20 contro.
Spente le luci, che cosa resta?
1. La macchina di Albertini ha tutte e quattro le gomme forate. La
trasparenza.... puf! saltano fuori gli emendamenti in bianco. Il bilancio
"blindato"... puf! è costretto ad accogliere un po' dei nostri emendamenti
in nero, non foss'altro per ridurre i tempo del dibattito. Le modifiche
dello statuto...puf! per il momento deve ritirarle. L'autonomia dai
partiti...puf! va a chiedere soccorso ad Arcore  e  telefona al Bossi. Non
basterà al sindaco un veloce cambio delle gomme. E' andato in crisi, in
radice,  il suo modello solitario e autocentrato.
2. Il centrosinistra c'è e ha mostrato energia. L'energia in politica è
altrettanto importante della saggezza:  proietta verso il fututro,
gonfiando le vele della barca e alzando la canzone popolare  ("alzati, che
si sta alzando...").  Abbiamo agito uniti e determinati, tendendo ben
distinto il nostro ruolo da quello della magistratura. Ora, dopo aver
battuto la grancassa, dovremo dimostrare di  saper suonare anche gli altri
strumenti. Solo un'orchestra al completo sarà in grado di offrire una bella
musica alle prossime amministrative.
3. Rimane aperta una questione che per me è assai importante e tocca il dna
della politica. Tutto sarebbe andato in maniera diversa se i responsabili
del pasticciaccio  avessero detto il vero  e chiesto scusa.  Perché in
politica nessuno confessa mai niente?
La confessione è  il coraggio di esporsi,  di  mostrare i propri limiti e
di dichiarare i propri fallimenti, sospinti dalla fiducia in una rinascita.
Invece l'uomo,  in genere, e il politico, in particolare, teme la nudità,
cerca sempre foglie di fico. Deve simulare, agire nell'ombra, parlare con
le parole della propaganda e non lasciarsi scappare nulla su se stesso, su
quello che veramente pensa e fa. Più è potente, più teme la glasnost.
Soprattutto nel momento della crisi, quando sta scivolando dal piedistallo,
raddoppia le finzioni e si mette a negare tutto, anche di avere un padre e
una madre. La confessione, lo so,  non è politicamente corretta.  Ma senza
quest'eresia, rimarremo sempre al punto di partenza. A quel dì in cui Adamo
e Eva si nascosero dietro il cespuglio.
g.
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Giovanni Colombo
Presidente della Rosa Bianca
Consigliere comunale di Milano - indipendente Ds

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