NATO/Armi: Il controllo sul commercio di armi dovrebbe essere una priorita'



NATO/Armi: Il controllo sul commercio di armi dovrebbe essere una priorita'
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Secondo una ricerca di HRW, i paesi candidati a far parte della NATO hanno venduto armi convenzionali in paesi coinvolti in conflitti dove le farti in guerra commettono violazioni di diritti umani. La NATO dovrebbe stabilire dei chiari standard sul commercio di armi e aiutare i paesi a rispettarli

Fonte: Human Rights Watch
Traduzione a cura di Fabio Quattrocchi mailto:FABIOCCHI at inwind.it
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25 Marzo 2003 - Secondo Human Rights Watch, la NATO dovrebbe fare della lotta al traffico di armi una priorita' assoluta nell'Europa centro-orientale. Il 26 Marzo, i ministri degli esteri dei sette paesi invitati ad aderire alla NATO parteciperanno alla firma di un protocollo di accesso e Bruxelles.

I sette paesi - Bulgaria, Estonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia - entreranno nella NATO entro il Maggio 2004, dopo la ratifica dei protocolli di accesso da parte dei parlamenti degli attuali stati membri della NATO.

Mentre il mondo e' concentrato sul problema delle armi di distruzione di massa e sull'attuale guerra in Iraq, i pericoli posti dal commercio incontrollato di armi convenzionali non devono essere ignorati, ha detto Human Rights Watch.

Secondo una ricerca di HRW, i paesi candidati a far parte della NATO hanno venduto armi convenzionali in paesi coinvolti in conflitti dove le parti in guerra commettono violazioni di diritti umani. La NATO dovrebbe stabilire dei chiari standard sul commercio di armi e aiutare i paesi a rispettarli. I paesi che non lo fanno, non dovrebbero essere ammessi finche' non hanno risolto la questione.

Il flusso di armi leggere, ma anche di equipaggiamenti militari pesanti, dall'Europa Centrale verso le zone in conflitto in Africa e in altre parti ha minato il rispetto dei diritti umani per i civili nei paesi importatori.
HRW ha documentato che:
-i trafficanti di armi spesso riescono a evitare le deboli legislazioni per vendere armi che finiscono in destinazioni illegali
-i governi continuano a vendere il loro surplus di armi peggiorando le crisi in tutto il mondo
-i governi continuano ad autorizzare le esportazioni di armi in luoghi dove rischiano di alimentare le violazioni dei diritti umani e i conflitti armati

Esistono diversi esempi di paesi dell'Europa centro orientale che sono punti di origine di molti carichi di armi. Nel settembre 2002, ad esempio, i peacekeeper della NATO hanno scoperto che una societa' statale Yugoslava era parte di un contratto illegale per la vendita di componenti di armi verso l'Iraq. In Novembre, le autorita' della Bulgaria hanno scoperto uno schema per esportare illegalmente diversi componenti di armi, ma non prima che un carico falsamente etichettato come "macchinari agricoli" fosse stato esportato in Syria. La Syria e' stata spesso identificata come crocevia per le esportazioni destinate all'Iraq. Una compagnia Statunitense con sede a Washington era implicata nella vicenda. Secondo alcuni rapporti, anche la Rep. Ceca avrebbe venduto armi alla Syria destinate poi all'Iraq, anche se nulla e' stato ancora accertato.

La NATO e gli stati membri hanno aiutato a promuovere importati riforme in diversi paesi candidati, dice HRW, ma servono ulteriori sforzi. I parlamenti dovrebbero sollevare la questione sul commercio di armi quando i protocolli di accesso saranno messi ai voti. HRW sottolinea che anche molti paesi NATO dovrebbero dare il buon esempio migliorando il loro comportamento sulla vendita di armi.

Il segretario generale della NATO, Lord George Robertson, ha sottolineato l'importanza dei controlli sul commercio di armi. In una lettera del Dicembre 2002 a HRW, Robertson ha identificato "un commercio di armi responsabile" come una componente dei valori comuni della NATO e ha detto: "l'appoggio per il controllo sul commercio e' una componente indispensabile per la sicurezza dell'Alleanza."

Per maggiori info sul commercio di armi dall'europa centro orientale:
http://www.hrw.org/arms/cee.php
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