28/06 Milano: Ombre nere. Il terrorismo di destra da Piazza Fontana alla bomba del Manifesto



Venerdì 28 giugno, ore 18, Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte 2 a
Milano, presentazione "Ombre nere. Il terrorismo di destra da Piazza
Fontana alla bomba del Manifesto" di Daniele Biacchessi, Mursia Editore.

Oltre all'autore,parteciperanno Walter Bielli (deputato Ds, già
vicepresidente Commissione Stragi), Manlio Milani (presidente Associazione
Familiari vittime Piazza della Loggia a  Brescia),Luigi Mariani (avvocato,
già difensore di Pietro Valpreda), Stefano Paiusco (attore, reciterà brani
del libro), Fabio Mussi (vicepresidente deputati Ds).

Nel libro, Daniele Biacchessi affronta il tema del terrorismo di destra dal
1969 ad oggi, rendendo attuali molte delle inchieste del passato.

Narrato come fosse un romanzo, il libro offre al lettore quattro storie che
si rivolgono, per scelta, alle nuove generazioni. Non é dunque un saggio
per addetti ai lavori.

"Processo alla storia", é il capitolo dedicato al dibattimento sulla strage
di Piazza Fontana terminato il 30 giugno 2001 con la condanna di alcuni
esponenti di Ordine Nuovo. Nel volume viene ricostruita l'intera
istruttoria, confrontati i documenti e gli atti giudiziari, sbobinate le
audizioni testimoniali. Fino alle più recenti motivazioni della sentenza
depositate dai giudici. Vi sono le schede dei personaggi più importanti
legati all'eversione di destra.

"Quel giorno che in cielo volò una bicicletta" é la storia dell'ultima
inchiesta sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974).
Vengono pubblicati i verbali di interrogatorio e analizzate le istruttorie
e i processi precedenti. Si tratta di un capitolo con fatti assolutamente
inediti, relativi ad un processo ancor tutto da celebrare.

"Uno sparo nella notte" riguarda la storia dei Nuclei Armati Rivoluzionari.
Dagli omicidi degli anni Settanta alla strage alla stazione di Bologna del
2 agosto 1980. Il capitolo é aggiornato fino agli ultimi avvenimenti
e inchieste.

"Ritorno al passato" è relativo alla bomba contro la sede romana del
Manifesto del 22 dicembre 2000. Le testimonianze e le inchieste che hanno
portato alla condanna per strage del neofascista Andrea Insabato.

Sono quattro storie scritte in punta di penna,per non dimenticare.

Scrive il giudice Guido Salvini nella sua postfazione al libro di Daniele
Biacchessi:

"Sono state raccolte prove che ci permettono di tradurre in realtà quelle
che prima apparivano soltanto ricostruzioni indiziarie.Qualche esempio.
Franco Freda e Giovanni Ventura, in passato imputati per la strage di
Piazza Fontana e per gli altri attentati precedenti, furono assolti per
insufficienza di prove per il fatto più grave e condannati per gli altri
episodi. Oggi sappiamo con certezza che la struttura di Ordine Nuovo, con
cellule a Milano, Venezia, Padova (a cui appartenevano anche Freda e
Ventura) fu responsabile di tutti quegli attentati. Oggi sappiamo che in
Ordine Nuovo, gruppo di stretta ideologia nazista, alcuni militanti erano
anche agenti stabili delle strutture americane situate nel Nord Est
d'Italia. Quasi in ogni cellula c'era un militante che era anche, al tempo
stesso, un agente americano. La struttura di intelligence americana invece
di attivarsi informando quella analoga italiana per scongiurare il
pericolo, accettava, favoriva e aiutava a organizzare quegli attentati.
Soprattutto Carlo Digilio, Segretario del Poligono di tiro del Lido di
Venezia, un tecnico quindi esperto di armi ed esplosivi di ogni tipo, era
anche agente americano. Fu lui a fornire gli ordigni agli organizzatori
degli attentati dell'agosto '69 e di quello di piazza Fontana, e diede la
consulenza tecnica per i meccanismi di confezionamento e innesco ai
militanti ordinovisti che erano, a quell'epoca, ancora piuttosto inesperti.
Lo stesso Digilio si recò immediatamente alla base Nato di Verona per
riferire sul ruolo avuto dal suo gruppo nell'attentato del 12 dicembre.
Questi attentati, anche se non sono stati ordinati direttamente da forze
straniere e se forse non si attendevano esiti così gravi in termini di
perdita di vite umane, sono stati certamente caldeggiati, permessi da un
mondo che voleva evitare lo spostamento del nostro paese verso scelte
politiche considerate pericolose per il blocco americano".