del mondo kurdo a2 n5



Del Mondo Kurdoanno 2 - numero 5
Bollettino settimanale a cura dell'Ufficio Informazione del Kurdistan in
Italia (UIKI - Onlus)

Via Quintino Sella 41, int.9, 00187, Roma tel. 06 42013576 fax. 06 42013799

 uiki.onlus at tin.it, www.kurdistan.it/uiki/delmondokurdo

 Che la società civile europea e le sue istituzioni si muovano contro le
repressioni perpetrate sugli studenti kurdi!

Fino ad ora in Turchia in 24 università sono state presentate petizioni
(raccogliendo circa 20mila firme) per l'insegnamento nella lingua madre. La
campagna è stata sostenuta pure dagli studenti delle scuole inferiori.
Anche le famiglie degli studenti dei più piccoli hanno dato il loro
sostegno (per tre giorni i bimbi kurdi hanno parlato nelle scuole solo
nella loro lingua madre). Dove le petizioni non sono state accettate, gli
studenti si sono dovuti confrontare con repressioni morali e fisiche, molti
sono stati intimoriti, arrestati, o condotti di fronte al DGM (Tribunale
per la sicurezza dello stato).

Protestiamo contro questi fatti e chiediamo il sostegno di tutti,
associazioni e organizzazioni della società civile, singoli individui e
rappresentanti politici,  affinché la voce degli studenti, che sono stati
sottoposti a fermo o arrestati, possa essere sentita e vengano rilasciati.
Ci appelliamo al Consiglio d'Europa e al Consiglio dei Ministri e alla
Commissione Europea, affinché gli studenti kurdi possano avanzare il
proprio diritto naturale e legittimo all'istruzione nella lingua madre, di
dimostrare la propria ragionevolezza e sensibilità opponendosi alle
politiche di oppressione della Turchia.

Basta con il terrorismo di stato. KurdishObserver, 12/01/02

                Osman Ocalan, del Consiglio di Presidenza del PKK ha
richiamato l'attenzione sui reclami sollevati affinché il PKK fosse
inserito nella lista delle organizzazioni terroriste dall'UE, chiamando lo
Stato turco a rinunciare di sforzarsi nell'accusare il movimento di
liberazione kurdo d'essere un'organizzazione terrorista. Il leader kurdo ha
detto: "come partito e come popolo condanniamo ogni forma di terrorismo.
Condanniamo il terrorismo di stato e il terrorismo delle organizzazioni o
degli individui. Condanniamo ogni forma di violenza che abbia come
obiettivo la popolazione civile, l'aumento della confusione, l'instabilità
e che non produce soluzioni, qualsiasi ne sia la motivazione. La nostra
posizione è netta. E vorremmo che ognuno la comprendesse". Sottolineando
che i problemi possono essere risolti soltanto con il dialogo pacifico e
politico in un quadro di unione democratica, Ocalan ha detto "chiamiamo la
Turchia ha cambiare la sua posizione e le forze internazionali a far uso
della propria influenza spingendo la Turchia  a porre fine alla repressione
contro il popolo kurdo." Ocalan ha ricordato che la Turchia ha attaccato
l'Unione Europea per non avere accusato il movimento kurdo di essere
terroristico e aver detto "ma quello che la Turchia dovrebbe fare è
smetterla con le politiche che ha portato avanti fin dalla sua costituzione
e fare autocritica."  Il leader kurdo, ha sottolineato che lo Stato turco
ha negato l'esistenza del popolo kurdo fin dalla sua costituzione e ha
svolto ogni tipo di oppressione, aggiungendo "è innegabile che centinaia di
migliaia di kurdi siano stati massacrati. E che ci siano stati arresti,
torture e migrazioni forzate. Quello che hanno fatto con l'ultima rivolta,
combattendo contro il PKK, è evidente. Hanno bruciato più di 4mila villaggi
e campi, gli abitanti sono stati obbligati ad emigrare sottoposti alle più
difficili condizioni, se ne possono contare milioni. Allo stesso modo
centinaia di migliaia di persone sono state torturate e arrestate.
Esecuzioni sommarie sono diventate un massacro e migliaia di intellettuali,
scrittori, abitanti dei villaggi e lavoratori sono stati uccisi. Il numero
degli omicidi senza colpevole è altrettanto alto. Per non contare poi le
centinaia di scomparsi, la cui sorte ci è sconosciuta". Osman Ocalan ha
anche toccato il tema degli arresti degli studenti di Van, dicendo che:
"centinaia di studenti sono stati imprigionati soltanto per aver
sottoscritto petizioni con le quali chiedevano l'istruzione in lingua
kurda. Negli stati democratici le petizioni non sono considerate un
crimine. Ma lo stato mette in prigione gli studenti contravvenendo alle sue
stesse leggi. La Turchia risponde alle richieste di pace, democrazia e
libertà del popolo kurdo con la violenza". Ocalan ha continuato sulla
questione della resistenza che l'Unione Europea ha fatto contro le
imposizioni dello Stato turco, considerandole un progresso positivo e ha
continuato dicendo che "gliene siamo grati. Ma l'UE deve proseguire su
questa strada. Chiediamo che solleciti la Turchia dicendole chiaramente che
nel caso le repressioni contro il popolo kurdo continuassero, la Turchia
sarebbe inclusa nella lista degli stati terroristi. E che non dovrebbe
ritenersi influenzata da uno stato kurdo. Sappiamo che i membri e i
simpatizzanti del PKK nei paesi europei sono sottoposti a investigazioni
giudiziarie, arresti e processi. Crediamo che lo abbiano fatto sotto la
negativa influenza della Turchia. Le imposizioni turche stanno forzando
anche le leggi democratiche europee. L'Europa dovrebbe comprenderlo
chiaramente e porre fine agli arresti, ai processi e alle repressioni nei
confronti dei membri del PKK e del popolo kurdo".

 Intellettuali turchi e kurdi a sostegno della campagna degli studenti
universitari. Kurdish Observer, 10/01/02

Alcuni intellettuali turchi e kurdi compresi Yasar Kemal e Celal Baslangic
hanno sostenuto la campagna per l'istruzione in kurdo promossa dagli
studenti kurdi. Si è tenuta una conferenza stampa presso la sede di
Istanbul dell'Associazione per i diritti umani, alla quale hanno preso
parte anche lo scrittore Cezmi Ersoz, il linguista Feqi Huseyin Sagnic, il
giornalista scrittore Celal Baslangic, l'avvocato Niyazi Bulgan, il
segretario generale del KESK la sig.ra Sevil Erol, l'amministratrice del
MKM (Centro culturale della Mesopotamia) Hatice Coban, Harun Ece a nome
degli studenti e l'editorialista Ragip Zarakolu.

Leggendo la dichiarazione, Eren Keskin segretaria della sede
dell'Associazione per i diritti umani, ha dichiarato che continuano le
repressioni sugli studenti e che un numero di questi è stato imprigionato,
4 studenti sono stati arrestati e mentre si trovavano detenuti hanno subito
tortura. La Sig.ra Keskin ha aggiunto che lo scrittore Yasar Kemal sostiene
la campagna e che non ha potuto prendere parte alla conferenza, così come è
stato per altri scrittori e intellettuali che ugualmente hanno espresso il
loro sostegno.

La dichiarazione richiamava l'attenzione su come la campagna si è diffusa
rapidamente in un gran numero di università e che sono state sottoscritte
petizioni in ben 21 università in tutto il paese. Inoltre è stato
dichiarato che in alcune università le petizioni sono state accolte mentre
in altre respinte, aggiungendo che "in alcune università come la Dicle
Università (di Diyarbakir) gli amministratori dell'istituto hanno
collaborato con la polizia confiscando le raccolte di firme. E che gli
studenti sono stati minacciati". La segretaria Keskin ha detto che non ci
sono ostruzioni legali che possano impedire l'insegnamento in kurdo,
continuando che "i comma 4 e 5 della Convenzione di Losanna sono garanti
per tutti. Infatti il comma 4 prevede che "non ci sono limiti al libero uso
di ogni lingua nelle transazioni private e pubbliche, nella religione e
nelle pubblicazioni". Inoltre, anche altri accordi internazionali
sottoscritti dalla Turchia e i Criteri di Copenaghen in particolare
garantiscono l'insegnamento nella propria lingua madre e il diritto ad
imparare la propria lingua madre."

Lo scrittore e giornalista Celal Baslangic ha detto di sentirsi mortificato
a sapere che nel 2002 ancora esistono divieti e repressioni contro le
lingue. E Ragip Zarakolu ha sottolineato che in questo modo la Turchia non
si adegua ai Trattati internazionali che ha sottoscritto.

 Repressioni contro i detenuti del PKK. Kurdish Observer 9/01/02

I detenuti del PKK in tutta la Turchia hanno dichiarato che le repressioni
nei confronti della loro identità nazionale, politica e culturale sono,
recentemente, aumentate. I detenuti e condannati del PKK chiedono per
questo una maggiore attenzione da parte di tutti. In una dichiarazione
comune di tutti i detenuti del PKK prigionieri in Kurdistan e in Turchia
sottolineano che i trattamenti antidemocratici e arbitrari nei loro
confronti continuano, soprattutto dopo che più di 80 detenuti hanno perso
la vita, con lo sciopero della fame, non c'è stato alcun miglioramento
delle condizioni carcerarie. I detenuti del PKK  hanno proseguito dicendo
che "si fa attentato delle richieste naturali e legittime del nostro popolo
che sono quelle identitarie, linguistiche e culturali. Recentemente una
repressione sistematica sulla nostra identità nazionale, politica e
culturale è aumentata".

La dichiarazione elenca le procedure illegali ordinate all'amministrazione
penitenziaria dal Ministro della giustizia. Si tratta:  del divieto di far
entrare nelle prigioni cassette musicali e nastri di musica kurda, come
dichiarazione di aggressione contro cultura, lingua e musica kurda; lo
stato, che ha costruito prigioni costate milioni di dollari nonostante la
crisi economica, non ha disposto nessun budget di spesa per la cura dei
prigionieri che hanno problemi di salute. In alcune prigioni non ci sono
medici. Coloro che soffrono di patologie croniche non vengono curati. Due
detenuti Yahya Perisan e Sefik Akkol recentemente hanno perso la vita per
mancanza di cure; secondo una circolare dello scorso febbraio i detenuti
sono obbligati a pagare le spese della fornitura di acqua e elettricità; è
in crescita la repressione contro gli avvocati e i visitatori. Gli orari di
visita sono stati limitati ulteriormente, i parenti vengono perquisiti da
capo a piedi e subiscono minacce, in alcuni casi vengono imprigionati. La
circolare suddetta permette di interrompere gli incontri con gli avvocati e
di confiscare i documenti del caso.La dichiarazione si conclude con le
seguenti parole ad effetto: "Chiediamo il nostro popolo, le organizzazioni
democratiche e i difensori internazionali dei diritti umani di essere
attenti a questi atti provocatori, arbitrari e illegali che avvengono nelle
carceri e di agire di conseguenza". Infine, rendiamo noto che Cuma Orhan,
52 anni, condannato in quanto membro del PKK nella prigione di Ceyhan,
malato di cancro non viene curato in quanto non in condizioni di pericolo
di vita. Ogni tentativo della famiglia è caduto nel vuoto. Dopo essere
stato ricoverato nell'ospedale di Adana è stato di nuovo condotto in
prigione dove non viene assistito, nonostante non possa muovere la parte
inferiore del corpo perché paralizzata. Sua moglie dichiara "lo
rilasceranno dopo che sarà già morto?".

 "PKK, la Turchia e il terrorismo" del Dott. Kamal Mirawdeli.Flash
Bulletin, 7/01/02

Kurdish Media : La Turchia è arrabbiata con l'Unione Europea perché il
Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) non è stato incluso nella lista
delle organizzazioni terroriste. Non è strano visto il grado di presunzione
e compiacenza di se stessi che i turchi hanno da sempre avuto negli
approcci con il mondo esterno. Non si comportano da grande malato d'Europa,
come sono realmente economicamente e politicamente, ma come  guastafeste.
Invece, sono stati rovinati dagli Stati Uniti  d'America, i cui policy
makers, sotto l'influenza della lobby israeliana, hanno ridimensionato di
molto il ruolo della Turchia nell'attuale revisione della geografia
politica, sulla scia dell'attacco terroristico dell'11 settembre negli USA.
(...) Non come l'UE, il Dipartimento di Stato americano, seguito ciecamente
dalla Gran Bretagna, ha considerato il PKK un'organizzazione terrorista.
C'è qualche giustificazione per questo? Quali sono le basi di tutto ciò? Ci
si aspetta che gli Stati Uniti, unica superpotenza, e una democrazia come
quella britannica agiscano e prendano le proprie decisioni politiche
secondo i soliti principi certi e definiti validi, legittimi e
ragionevolmente universali. Non volendo definire in questa sede il concetto
di terrorismo, voglio però dichiarare che, qualsiasi definizione di
terrorismo si adotti, nessuno può ritenere che il terrorismo e l'essere
terroristi siano attributi essenziali e permanenti di qualcuno, di partiti
o di gruppi. Come ogni cosa nella vita, il terrorismo è una condizione, una
condizione storica con i suoi fattori determinanti e le sue prospettive
mutevoli. (...) Soprattutto, non sono d'accordo con quelle ipotesi
semplicistiche per cui ogni movimento di liberazione nazionale che si
oppone ad uno stato sia per definizione immune dall'accusa di terrorismo.
(...) ritengo che riconoscere il terrorismo, collocandolo nel suo contesto
storico e politico, sia la via migliore di trattarlo. Il terrorismo non è
un'idea, un'ideologia o un'organizzazione. Il terrorismo è un'azione. Non
c'è terrorismo senza atti terroristici. (...) Ma, per valutare il fenomeno
del terrorismo, è di cruciale importanza determinare se i veri scopi sono
terroristici (in questo caso un'organizzazione può diventare
un'organizzazione terroristica); o che gli scopi siano oggettivi, giusti e
giustificati, anche se i metodi o parti di questi metodi rappresentino
degli atti di terrore. In questo caso è possibile per un'organizzazione
crescere, imparare delle lezioni, maturare e riformare i propri metodi sia
volontariamente che sotto la pressione di eventi e sviluppi esterni o
internazionali. (...) Ci si aspetta che nello stesso modo in cui la Gran
Bretagna ha trattato l'IRA, e gli USA hanno sostenuto quel processo; si
vogliano usare gli stessi criteri per definire la trasformazione di una
qualsiasi organizzazione da terrorista a politicamente orientata alla pace.
Il terrorismo è un atto di terrore. Una volta che un'organizzazione
teoricamente, è una questione di principi e ideologia, e praticamente,
secondo le azioni che si protraggono in un ragionevolmente lungo periodo,
provi di aver cambiato il corso delle sue azioni e mezzi di lotta, allora,
la cosa più naturale e razionale è riconoscere, apprezzare e valutare tale
processo di trasformazione e di arrivare a nuove conclusioni ragionevoli,
che non siano influenzate dai pregiudizi o da interessi politici disumani.
Ma, sfortunatamente, l'approccio degli USA e della Gran Bretagna nei
confronti del PKK non possono essere giustificati da nessun principio di
giustizia o di logica politica. Le loro decisioni di inserire il PKK nella
lista delle organizzazioni terroriste è un compromesso indecente e un atto
ingiusto per appagare la Turchia. Quindi, non possiamo che congratularci
con l'UE per la sua ragionevolezza e buon senso politico, che si è
rifiutata di compromettere i suoi principi  per amore di un regime che da
più di 70 anni è immerso fino al collo in atti di violazione dei diritti
umani e nei peggiori esempi di terrorismo di stato. (...) / il testo
integrale è disponibile in inglese.

 Il Ministro Cem: il modello turco come paradigma di civilizzazione.Flash
Bulletin, 7/01/02

Turkish Daily News :  "Gli sfortunati eventi dell'11 settembre  e gli
sviluppi che ne sono conseguiti hanno confermato e consolidato alcune delle
preferenze fondamentali della politica estera turca.  (...) Per anni la
Turchia ha continuato a spiegare alla comunità internazionale che cosa è il
terrorismo, le conseguenze che esso produce, l'importanza e la necessità
della cooperazione internazionale nel lottare contro di esso, e ha
continuato a fare proposte, in sede degli incontri di dibattito
internazionale, di lotta collettiva contro il terrorismo. L'11 settembre ha
provato come la Turchia fosse nel giusto. Ciò che tutti stiamo cercando di
fare oggi è quanto la Turchia sta cercando di ottenere da anni. (...)  è
giusto che in Turchia non ci si aspettasse di essere accettati a paese
candidato membro dell'UE all'epoca del Vertice di Helsinki, nel dicembre
1999. Ma io ne avevo intuito la possibilità visto che alcune condizioni
erano cambiate, sia all'interno che all'esterno della Turchia, e come
ministro degli esteri ho sempre cercato di spiegarlo all'UE. La Turchia del
1999 ha largamente posto fine alla minaccia del terrorismo che si è
protratta per 15 anni, e con le lezioni del 1999, per la prima volta dopo
molti anni, ha prodotto un governo stabile che gode di una solida
maggioranza parlamentare. Nel periodo aprile - luglio di questo anno si è
proceduto a varare una serie di riforme legislative. (...) Al vertice di
Laeken è stato dichiarato che siamo prossimi alla fase negoziale, che è
quella che prelude l'adesione. Naturalmente Laeken è stato molto importante
e possiamo dire che abbia aperto una nuova pagina nel tentativo di adesione
della Turchia all'UE. Posso dire che per quanto riguarda la fase attuale
del processo, entrambe le parti (Turchia e UE) si sono adeguate alla
maggioranza di quanto ci si aspettava. (...) bisogna percepire bene l'UE e
piazzarla al suo giusto posto nel processo di sviluppo della Turchia.
Un'attitudine che contravvenisse questo sarebbe irrispettosa sia della
Turchia che dell'UE. Dopo il vertice di Helsinki nel 1999, dove ci siamo
assicurati un posto di candidato all'UE, io, come ministro che ha condotto
le trattative con l'Unione dissi "l'UE è una dinamica esterna molto
importante nel processo di sviluppo della Turchia." (...) la Turchia
costituisce un modello del paradigma di modernizzazione. Per noi, si tratta
di un modello di successo universalmente valido. Lo difendiamo e
promuoviamo. Ma il modello turco non è un tipo di modello che possa essere
imposto dall'esterno. Il tipo di modello che vogliono, il tipo di modello
di cui hanno bisogno e il tipo di modello cui sono pronti è questione che
va decisa dallo stesso popolo afgano. (...) l'Iraq è nostro vicino, il
convergere del territorio di un paese vicino con il campo di battaglia urta
i nostri interessi. Nel passato gli interessi turchi furono molto
intaccati.  (...) la Turchia è un paese forte. Nei tempi della sua maggiore
debolezza, gli anni Venti, una schiera di nemici aveva riunito le sue forze
contro di noi, ma il loro potere non è stato sufficiente a dividere la
Turchia. Nel mondo del 2000, la Turchia si trova fra le regioni potenti,
con i suoi 65 milioni di abitanti. È uno dei più moderni eserciti della
NATO, la più grande forza di terra. La Turchia è un paese la cui unità
nazionale e integrità territoriale è abbastanza forte da non venire
intaccata da alcuna formazione politica che si trovi oltre i suoi confini.
La Turchia, secondo i dettami della legge internazionale, fa appello
all'integrità territoriale dell'Iraq, e di tutti i paesi. Si tratta di uno
dei principi fondamentali della politica estera. Essendo l'Iraq un paese
confinante, la tutela della sua integrità territoriale è ancora più
importante. Quando l'integrità territoriale di un paese confinante è
danneggiata, quando si comincia a parlare della costituzione di nuovi stati
nel territorio geografico appartenente ad una nazione, naturalmente
sarebbero i paesi confinanti ad essere colpiti per primi da tali
preoccupazioni. Amari esempi del genere sono stati vissuti nel passato.
Atmosfere di questo tipo gettano le basi per i movimenti separatisti e
terroristi. Nel passato, anche, ne abbiamo fatta esperienza. Quindi, la
Turchia è contraria all'istituzione di qualsiasi nuovo stato sul territorio
di un paese confinante.  (...) La Turchia e gli USA hanno interessi e
preoccupazioni parallele su una vasta area geografica. Ciò che interessa,
ed è importante, è che la maggior parte delle preoccupazioni e degli
interessi degli USA, da un punto di vista di prospettive globali riguardano
l'area storicamente e geograficamente occupata dalla Turchia (...) quindi
le relazioni turco americane sono principalmente delle relazioni di tipo
strategico. (...) infine i prossimi incontri di Washington forniranno
l'opportunità ai due alleati, che hanno relazioni strategiche e che si
trovano a vivere il dopo 11 settembre, per assumere posizioni frontali di
lotta al terrorismo, per fare delle valutazioni comuni e per avanzare le
proprie relazioni." / il testo integrale dell'intervista è disponibile in
inglese