Appello del MIR per il Congo/Kinshasa



Appello per il Congo/Kinshasa

MIR
Movimento Internazionale della Riconciliazione
Segreteria Nazionale c/o Maria Chiara e Alvise ALBA
loc. Altavilla 85 - 12051 Alba
tel. 0173 440345
e.mail: mir at peacelink.it

Vi inviamo, con preghiera di diffusione, il seguente appello, promosso da:
MIR-IFOR, Pax Christi Germania, International Peace Bureau - Ginevra,
Dialog International, Germania.




Appello internazionale per il Congo

Profondamente costernati dalla guerra che sta diventando eterna nella
Repubblica Democratica del Congo e dalle sue conseguenze disastrose sulle
vite umane e sul patrimonio nazionale, lanciamo un vibrante appello al
Consiglio di Sicurezza e al Segretario Generale dell'ONU, signor Kofi Annan.

Si impone un'azione immediata.

A titolo di misura immediata, chiediamo con insistenza la decisione di un
embargo totale ed effettivo (conformemente alla Carta dell'ONU, VII, 4)
sulle armi verso le parti congolesi impegnate nella guerra in RDC e verso
gli Stati che le sostengono militarmente (Angola, Burundi, Namibia, Ruanda,
Uganda, Zimbabwe).

Chiediamo inoltre alle Nazioni-Unite di contribuire energicamente affinche'
sia applicato l'accordo di pace di Lusaka e si tenga una conferenza
internazionale per la pace e la giustizia in Africa Centrale.

Continuando ad essere ignorata dall'opinione pubblica internazionale, la
tragedia del Congo/Kinshasa prosegue sul terreno.
Mentre le provincie dell'Est restano occupate da truppe armate e da predoni
sostenuti da Ruanda ed Uganda, le riforme democratiche restano irrealizzate
a Kinshasa.

L'eredita' del regno di Mobutu e la strumentalizzazione dell'odio razziale
a fini politici, principalmente tra Tutsi ed Hutu, si stanno appesantendo.
L'economia, l'istruzione e le infrastrutture pubbliche sono in uno stato di
sfacelo senza pari.
I redditi e il prodotto interno lordo diminuiscono in modo drammatico.
La crisi del debito ha condotto lo stato all'insolvibilita'.
La guerra e l'assenza del diritto hanno ridotto il paese in frantumi.
Si moltiplicano notizie di esecuzioni e altre gravi violazioni dei Diritti
Umani.

L'accordo di Lusaka del 10 luglio '99 era finalmente apparso come una
volonta' di pace per spegnere il pericoloso incendio che minaccia l'Africa
Centrale.
A tutt'oggi, l'applicazione di questo Accordo, frutto di un lungo lavoro
sostenuto dalle parti impegnate nel conflitto, si fa ancora attendere, a
causa delle difficolta' incontrate dalla Commissione Militare Mista (CMM) e
dalla missione degli Osservatori dell'ONU, e anche per le complicazione
prodotte dalla ripresa delle ostilita' sui diversi fronti di combattimento.
A tutto cio' si aggiungono notizie di attacchi aerei e di reclutamenti
continui di nuovi combattenti.
Il dialogo nazionale e' bloccato a Kinshasa prima ancora di essere
realmente cominciato.

Le ricchezze naturali del Congo/Kinshasa sono depredate e spedite fuori
delle frontiere del paese, a danno in particolare delle provincie dell'Est,
note per la loro ricchezza in minerali, tra cui quelli rari che svolgono un
ruolo importante nelle industrie di punta (elettronica, aeronautica e
spaziale) o nella medicina nucleare, come sottolinea la Sig.ra C.
Braeckmann in "Le Monde Diplomatique" di ottobre '99.
La perdita di queste ricchezze naturali aggrava ancor piu' l'insieme delle
disgrazie della popolazione congolese.

Attualmente, la RDC e' in realta' divisa in piu' zone di potere.

Per quanto riguarda la valutazione degli elementi di soluzione del
conflitto che infierisce nel Congo/Kinshasa, ci uniamo alla presa di
posizione pubblicata all'inizio dell'incontro dei Vescovi del Ruanda, del
Burundi e della RDC - riuniti nell'Assemblea delle Conferenze Episcopali
dell'Africa Centrale, l'ACEAC:
"Una pace duratura non si puo' raggiungere che attraverso il dialogo tra i
figli di ciascuno dei nostri differenti paesi.
Questo dialogo, la cui finalita' dev'essere una riconciliazione sincera,
deve fondarsi sulla giustizia ed il perdono.
Esso deve, nello stesso tempo, tendere ad un ordine costituzionale basato
sul consenso, nella necessita' di restaurare uno Stato di diritto fondato
su una cultura democratica".
Inoltre i Vescovi sottolineano che il dialogo fra Stati deve aver luogo
sulla base del rispetto della sovranita' e dell'integrita' territoriale di
ciascun paese.
Ci rattrista profondamente il disinteresse manifestato dalla Comunita'
Internazionale verso il conflitto congolese.
Il confronto della "crisi congolese" con la crisi del Kuwait (1990/1991) da
una parte, e con quelle del Kosovo e di Timor Est (1999) dall'altra, rivela
diverse scale di valutazione degli aspetti umani di queste situazioni
conflittuali.
Il Segretario Generale dell'ONU, Kofi Annan, si era a ragione rammaricato
di questo stato di cose, in occasione dell'apertura dell'Assemblea Generale
dell'ONU nello scorso mese di settembre.

Nella RDC una popolazione di piu' di 50.000.000 di abitanti sta soffrendo
di un conflitto che si aggrava senza sosta.
Tenuto conto di questa drammatica situazione, noi facciamo appello alla
Comunita' Internazionale perche' cerchi vie e mezzi per far tornare il piu'
in fretta possibile le parti implicate nel conflitto al dialogo e al
processo di pace aperto con l'Accordo di Lusaka.

Le armi con cui si combatte in Africa Centrale provengono in gran parte,
direttamente o indirettamente, dai paesi industrializzati.
Evidentemente, gli embarghi esistenti (tra cui quello decretato dall'Unione
Europea contro il Congo/Kinshasa il 3.6.1993) non bastano.
Di qui la necessita' di decidere per una moratoria su qualsiasi materiale
di guerra nella regione.
Giacche' le armi continuano, attualmente, ad esservi importate, il mondo si
fa naturalmente delle domande sull'identita' di coloro che finanziano
questo commercio d'armi.

Per tutte queste ragioni, noi chiediamo con urgenza l'adozione di un
embargo globale sulle armi, in particolare sulle armi leggere, contro le
parti implicate nel conflitto nella RDC, come pure contro gli Stati
impegnati nella guerra, ed anche, beninteso, delle necessarie misure di
controllo.

Nello stesso tempo, noi esortiamo l'ONU a contribuire, senza piu' ritardare
e in modo energico, a mettere in atto l'Accordo di Lusaka, e in particolare
a realizzare il dialogo intercongolese, a mantenere l'integrita'
territoriale della RDC esigendo con forza il ritiro delle truppe
d'occupazione ugandesi, ruandesi e burundesi, e a mettere in sicurezza le
frontiere.

Infine, facciamo appello all'ONU perche' si occupi della preparazione e
della convocazione della Conferenza di tutti gli Stati dell'Africa
Centrale, richiesta da molto tempo e in diverse occasioni, per ricercare la
pace e permettere lo sviluppo in tutta la regione.




Su questo appello sono state raccolte le adesioni di:
Konrad Reiser, segretario del Consiglio Mondiale delle Chiese
Cardinale P. E. Arns - Brasile
Cardinale G Danneels, Brussel
Cardinale F. Konig, Vienna
Adolfo Perez Esquivel - Argentina, premio Nobel per la pace
Mairead Corrigan Maguire, N.Irlanda, premio Nobel per la pace
Vescovo L. Bettazzi, Ivrea, gia presidente internazionale di Pax Christi.

Si chiede di far circolare l'appello raccogliendo l'adesione di alte
personalita'.
Le adesioni devono essere comunicate a
Hildegard Goss-Mayr, Presidente Onoraria del MIR internazionale
Neuwaldegger Str. 16/2/1
1170 Vienna Austria




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