Re: diritto di parola e di critica






se mi fosse permessa una osservazione, direi che se si desidera un minimo di coerenza con se stessi, ognuno di noi dovrebbe rinunciare in tutto e per tutto alle superstizioni, non solo in parte, non solo per quello che non ci piace, reclamando invece qualcos'altro di esse


inoltre e soprattutto direi che le cose vanno finalmente chiamate col loro proprio nome

un conto è il concetto e la parola religione

un altro conto è un complesso strutturato di superstizioni

occorre distinguere le due cose


perché noi umani abbiamo necessità di una religione, autentica, corretta, moderna, coerente con la realtà in ogni sua più minuta ed ampia espressione, di una cultura che ci unisca, che ci faccia capire ed amare reciprocamente, dandoci un nobile e valido scopo di vita in questo immenso caos che è la realtà

ciò che invece non ci abbisogna sono proprio le superstizioni e le istituzioni superstiziose, che confondono le idee e ci annebbiano la mente

ed a questo proposito chiedo cortesemente chiunque impegnato nella lotta contro l'ingerenza superstiziosa a chiarire, approfondire, sviluppare questa differenza


saluto con viva cordialità, ciao, danilo


Il RE è nudo!

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