Notizie Est #307 - Kosovo/Serbia/Montenegro



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NOTIZIE EST #307 - KOSOVO/SERBIA/MONTENEGRO
1 marzo 2000
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KOSOVO: NUMERI & CIFRE

[Seguono alcune brevi da Kosovo, Serbia e 
Montenegro che, in un modo o nell'altro, si 
occupano tutte di "numeri". In fondo, due 
aggiornamenti relativi a "Notizie Est" #305 
(sugli scioperi nelle scuole in Serbia) e a 
"Notizie Est" #306 (sui dissidi tra i partiti 
albanesi di Macedonia e sull'universita' di 
Tetovo - a.f.]


I NUMERI DELLA KFOR IN KOSOVO
("Albanian Daily News", 29 febbraio 2000)

BRUXELLES - La KFOR, la forza multinazionale di 
mantenimento della pace, ha attualmente in 
Kosovo 37.200 soldati, mentre altri 5.600 
forniscono supporto logistico in Macedonia, 
Albania e Grecia.

Secondo le ultime cifre fornite dalla NATO, in 
Kosovo gli Stati Uniti hanno il numero piu' alto 
di soldati dispiegati sul campo, con 5.400 
effettivi, seguiti dall'Italia (4.200), dalla 
Germania (3.900), dalla Francia (3.900), dalla 
Russia (3.150) e dalla Gran Bretagna (3.000).

Nel totale di 36 stati che contribuiscono alla 
missione, gli altri paesi che hanno fornito 
contingenti sostanziosi sono stati l'Olanda 
(1.400), gli Emirati Arabi Uniti (1.300), il 
Canada (1.100), la Grecia (1.100), la Norvegia 
(1.000) e la Spagna (900). I paesi NATO coprono 
circa i quattro quinti degli effettivi totali, 
con circa 30.000 uomini.

I contingenti di supporto si trovano in 
Macedonia, dove ci sono 4.000 militari KFOR, in 
Albania, dove ve ne sono 1.400, e in Grecia, 
dove sono 100.

Il Kosovo e' stato diviso in cinque settori, 
ognuno sotto il comando di una diversa forza 
partecipante: i francesi nel settore nord, gli 
americani in quello est, i tedeschi in quello 
sud, gli italiani in quello ovest e i britanni 
in quello centrale.

La KFOR attualmente e' amministrata dal 
Landcent, le forze di terra NATO nell'Europa 
Centrale, con sede a Heidelberg, in Germania, 
sotto il comando del generale tedesco Klaus 
Reinhardt. Lo stato maggiore della KFOR e' 
composto da circa 1.500 uomini di tutte le 
nazionalita'.

Il Landcent verra' sostituito in aprile dallo 
stato maggiore dell'Eurocorps, formato da 
ufficiali di Belgio, Francia, Germania e Spagna. 
La KFOR sara' a partire da allora comandata dal 
generale spagnolo Juan Ortuno, che e' diventato 
comandante dell'Eurocorps il 26 novembre 1999.


I NUMERI SUI PROFUGHI SERBI DAL KOSOVO
("Danas", 26-27 febbraio 2000)

Nel corso di una conferenza stampa 
"eccezionalmente affollata", tenutasi il 21 
febbraio, l'ambasciatore jugoslavo a Mosca, 
Borislav Milosevic [fratello del piu' noto 
Slobodan - N.d.T.] ha comunicato che "piu' di 
300.000 abitanti non albanesi sono stati 
costretti" ad abbandonare il Kosovo. Tra loro vi 
sono "piu' di 200.000 serbi". Tutto cio', 
secondo le parole di Milosevic, e' successo 
durante la presenza della missione 
internazionale nella provincia. "Alla colonna di 
250.000 serbi fuggiti quest'anno dal Kosovo si 
sono uniti 30.000 albanesi leali nei confronti 
dello stato serbo", ha dichiarato il 18 febbraio 
Faik Jashari, membro del Consiglio esecutivo 
temporaneo del Kosovo e Metohija. Un giorno 
prima, al IV congresso del Partito Socialista 
Serbo (SPS), Zivorad Igic ha illustrato ai 
delegati la situazione in Kosovo: "In otto mesi 
sono stati espulsi 350.000 cittadini, di cui 
260.000 serbi e montenegrini". Igic parlava a 
nome dei "70.000 membri del SPS nel Kosovo e 
Metohija". Nel giro di cinque giorni, tre 
statistiche diverse sui profughi, e la 
differenza nei numeri citati arriva fino a 
60.000. La cifra piu' drammatica e' quella 
lanciata durante i dibattiti congressuali, nei 
quali non sono mancate le lodi per i successi 
conseguiti dalla Serbia nel corso dei quattro 
anni intercorsi dal precedente congresso. 
Secondo il comunicato congiunto rilasciato da 
UNHCR e OSCE in Kosovo sono rimasti poco piu' di 
100.000 serbi, circa 30.000 rom, 35.000 
musulmani, 12.000 gorani e 500 croati. Secondo 
il censimento ufficiale jugoslavo, in Kosovo 
vivevano 45.745 rom, 66.189 musulmani, 8.062 
croati. Secondo i dati riportati dalle 
organizzazioni internazionali, dal Kosovo sono 
espatriati meta' dei serbi, meta' dei musulmani, 
un terzo dei rom e quasi tutti i croati. Secondo 
i dati definitivi dell'ultimo censimento della 
popolazione, svoltosi nel 1991, redatti da 
dall'Istituto federale per la statistica, in 
Kosovo vivevano 194.190 serbi. Dati simili si 
possono trovare anche sul sito web del governo 
jugoslavo sul Kosovo. In breve, secondo i dati 
diffusi la settimana scorsa, dal Kosovo sono 
fuggiti piu' montenegrini e serbi di quanti ve 
ne vivessero. Il paradosso di Igic e' il piu' 
rilevante. In Kosovo nel 1991 vivevano 20.365 
montenegrini. I montenegrini e i serbi erano 
quindi insieme nel 1991, in Kosovo, 214.546. E 
il sito del governo federale parla infatti di 
214.555 serbi e montenegrini in Kosovo.


ECONOMIA JUGOSLAVA: I NUMERI SUGLI INVESTIMENTI 
E SUGLI SCAMBI COMMERCIALI
("Danas", 29 febbraio 2000)

Belgrado - Il trend in discesa del commercio 
estero jugoslavo, che ha avuto inizio lo scorso 
anno, e' proseguito anche nel corso del mese di 
gennaio 2000, durante il quale sono stati 
realizzati scambi commerciali per un volume 
complessivo di 541 milioni di dollari, il 37,9 
in meno rispetto allo stesso mese dell'anno 
scorso. La diminuzione delle importazioni (34,2 
per cento) e' decisamente inferiore rispetto a 
quella delle esportazioni, che e' del 46 per 
cento, ma il deficit degli scambi esteri, pari a 
150 milioni di dollari, e' uguale alla media del 
1999, e' stato comunicato ieri dall'Istituto per 
il commercio estero. Secondo Radovan Kovacevic, 
direttore dell'Istituto, rimane in particolare 
la domanda se vi sono o meno mezzi per il 
finanziamento del deficit, oltre agli accordi 
con la Cina [che nei mesi scorsi ha concesso un 
credito di 300 miliardi al governo federale 
jugoslavo - N.d.T.]. Grazie a tale ultimo 
accordo le riserve valutarie del paese sono 
migliorate, ma non bisogna dimenticare che esso 
prevede comunque degli impegni. Vi e' interesse 
alla collaborazione anche da parte di partner 
della Germania e dell'Italia, ma per ora sono 
molto prudenti e non rendono possibile alcun 
accordo di credito. [...] I principali partner 
commerciali continuano a rimanere la Germania, 
l'Italia, la Russia, la Macedonia e la Bosnia, 
ma vi e' un surplus solo con gli ultimi due. 
Dall'elenco, nel frattempo, sono spariti gli USA 
e la Gran Bretagna, mentre la Romania e' salita 
al sesto posto. [...]


MONTENEGRO: SOLDATI, POLIZIOTTI E ALTRI
(SRNA, 29 febbraio 2000)

L'agenzia serbo-bosniaca SRNA ha diffuso ieri il 
riassunto di un articolo pubblicato dal 
quotidiano tedesco "Welt" sulle voci che parlano 
di una messa in allerta delle unita' 
dell'esercito jugoslavo in Montenegro. Secondo 
tale fonte, 120 ex ufficiali del Corpo di armata 
del Kosovo e 130 di altre unita' della Serbia 
meridionale dovrebbero essere presto trasferiti 
in Montenegro. Sempre secondo "Welt", solo meta' 
del Secondo corpo d'armata di stanza in 
Montenegro e' formato da montenegrini e negli 
ultimi mesi circa il 10 per cento dei 1.000 
ufficiali ha dato le dimissioni ed e' passato 
alla polizia [che, al contrario dell'esercito 
federale, e' schierata con il presidente 
Djukanovic - N.d.T.]. Il Secondo corpo d'armata, 
prosegue il giornale tedesco, ha in Montenegro 
8.000 soldati attivi e piu' di 1.000 ufficiali e 
in caso di mobilitazione il numero dei soldati 
dovrebbe teoricamente aumentare a 17.000, ma 
potrebbe realisticamente contare solo su 
12.000/15.000, se si tiene conto della scarsa 
motivazione di molti riservisti. "La polizia 
montenegrina dispone di 15.000 uomini, che nei 
fatti rappresentano un esercito. Oltre a cio' vi 
e' la polizia speciale, che dispone anche di 
armi pesanti, ed e' formata da 1.500 uomini e 
[...] l'organizzazione illegale 'Montenegro-
Organizzazione di liberazione' [?] che 
disporrebbe di 1.500 uomini".


AGGIORNAMENTI (1): SERBIA - SCIOPERO DEI 
LAVORATORI DELLA SCUOLA 

Il quotidiano serbo "Danas" (1 marzo 2000) 
scrive che ieri il Consiglio dell'Unione dei 
Sindacati della Serbia (SSS) [i cosiddetti 
"sindacati statali" - N.d.T.] ha chiesto ai 
lavoratori delle scuole di cessare lo sciopero e 
di accettare l'offerta del governo di un aumento 
delle retribuzioni del 10 per cento. Il Comitato 
serbo dei sindacati della scuola ha rifiutato 
tale invito. Oggi a Belgrado vi sara' una 
riunione durante la quale decidere se passare 
dalla diminuzione dell'orario scolastico allo 
sciopero completo e presto i sindacati 
dovrebbero discuterne anche a livello 
dell'intera repubblica. Nelle scuole di molte 
citta' lo sciopero e' gia' totale, come a 
Kragujevac, dove gli studenti sono scesi in 
piazza in solidarieta' con i loro insegnanti, 
chiedendo tuttavia anche che quest'anno gli 
esami di maturita' si tengano in ogni modo. Nel 
Primo liceo tecnico della citta' il direttore ha 
sostituito i professori in sciopero con 
professori di altre scuole e addirittura con 
ingegneri dell'azienda "Elektrosumadija".


AGGIORNAMENTO (2): MACEDONIA - MAX VAN DER STOEL 
E L'UNIVERSITA' DI TETOVO

Il 27 febbraio e' giunto a Skopje, per una 
visita di alcuni giorni, il commissario OSCE per 
le minoranze nazionali, Max Van der Stoel che, 
insieme a tre esperti europei per l'educazione 
universitaria, cerchera' di trovare, in 
collaborazione con le autorita' macedoni, una 
soluzione per l'istruzione universitaria degli 
albanesi. Secondo quanto riferisce il quotidiano 
"Dnevnik", Stoel e gli esperti finora si sono 
incontrati con il ministro dell'educazione Galev 
e i rappresentanti dei due partiti degli 
albanesi, il DPA e il PDP e, a quanto pare, e' 
stato gia' raggiunto un consenso politico sulla 
proposta di Stoel di dare vita a un college 
trilingue (inglese, macedone e albanese), 
finanziato dalla comunita' internazionale (per 
almeno cinque anni), con corsi di studio mirati 
esclusivamente alla formazione di quadri per 
l'amministrazione pubblica. Insieme a queste 
misure, si provvederebbe anche a un ampliamento 
della Facolta' di Pedagogia dell'Universita' di 
Skopje con un nuovo gruppo di studio per gli 
albanesi. In tal modo sarebbe possibile 
provvedere a una riforma senza rivedere la 
costituzione. Arben Xhaferri, del DPA, si e' 
detto favorevole a una soluzione che non preveda 
la revisione della costituzione e implichi solo 
una revisione della legge sull'educazione. Il 
rappresentante del PDP, Ismet Ramadani, ha 
invece dichiarato che il suo partito rimane 
fermo nella sua opinione che l'universita' di 
Tetovo debba essere legalizzata come universita' 
statale e che tutte le altre soluzioni ibride 
sono inaccettabili (da MILS, 29 febbraio 2000).


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